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  • Obiettivo: proteggere lo Stretto di Bab el Mandeb dalle tensioni regionali. Per mantenere la stabilità gli Usa puntano sull’Eritrea.
  • Le missioni europee Aspides e Atalanta, che devono garantire la libera circolazione, rispondono a quartier generali diversi e non condividono i dati. E i Paesi africani continuano a diffidare delle ex potenze coloniali.

Lo speciale contiene due articoli.

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Alla globalizzazione serve un nuovo cuore
iStock
Il mondo ormai interconnesso rende difficile il ritorno agli Stati sovrani, svuotati anche dei valori morali che creano l’identità. Ma siamo alla vigilia di un altro reset che rivoluzionerà la gestione delle fonti energetiche: i governi ritrovino idee e responsabilità.

Temo sia molto complesso e problematico poter tornare agli Stati post globalismo. Ci sarebbero gli uomini-governanti che saprebbero farlo e poi gestirli? Papa Benedetto XVI fece chiaramente intendere, profeticamente, nelle premesse dell’Enciclica sulla Globalizzazione, Caritas in Veritate, che in un mondo impregnato di cultura nichilista il vero grande rischio sta nel fatto che gli strumenti sofisticati creati dal genio umano gli possano sfuggire di mano e prendere autonomia morale.

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Perché Hormuz è tanto importante? C’è modo di aggirarlo? Oltre la metà della produzione globale petrolifera e di altri combustibili si sposta per nave. Il piccolo canale di acqua che separa Oman e Iran è uno degli snodi strategici più importanti per volume di transito.
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Trump ci spinge dentro  
la coalizione per Hormuz
Keir Starmer (Getty Images)
Oggi vertice a Londra fra 35 Paesi per riaprire lo Stretto. Abu Dhabi intenzionata a forzare il blocco al fianco di Donald Trump. L’Iran: «Mai chiesto tregua, gli States mentono».

L’attività diplomatica degli Stati Uniti e dei Paesi europei ruota attorno alla riapertura dello Stretto di Hormuz, ma procede su due binari paralleli. Stando a quanto rivelato da Axios, Washington e Teheran starebbero discutendo la possibilità di un cessate il fuoco in cambio della riapertura del canale marittimo.

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GUERRA A OROLOGERIA
Forze armate americane (Getty)
Le economie di Europa e Paesi del Golfo non possono reggere un conflitto lungo. Usa e Israele spendono 1 miliardo al giorno. Ma i pasdaran resistono e Donald Trump non si può permettere di non vincere: rischio disastro.

E se il conflitto con l’Iran finisse come quello in Afghanistan? Se cioè la macchina da guerra degli Stati Uniti e quella israeliana non riuscissero ad averla vinta sugli ayatollah? Nel passato è già accaduto che la resistenza di forze apparentemente inferiori tenesse testa a quello che è considerato un esercito invincibile. Basta pensare, oltre che a Kabul, a Corea, Vietnam, Iraq e perfino Somalia, dove l’operazione Restore Hope, nata per stabilizzare il Paese e spazzare via i signori della guerra, si concluse con un ritiro umiliante dopo la morte di 19 marines.

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