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2021-12-14
Propaganda gender in un liceo di Chiavari: sale in cattedra la «transfemminista»
(IStock)
Una mattinata pro gender e senza contraddittorio, a senso unico. È quanto prevede il programma dell’assemblea d’istituto che quest’oggi, dalle 8 alle 12.30, avrà luogo al liceo Marconi Delpino di Chiavari. Ai partecipanti sarà data un’infarinatura su «educazione sessuale», «genere oltre il binarismo», «fluidità di genere», «transizione di genere» e annessi «effetti psicologi e sociali». Menù ricco, non c’è che dire. Ma questo è niente.
Come se non bastasse un tale programma, dal chiaro sapore arcobaleno, ad assicurare al tutto ulteriore neutralità, si fa per dire, ci sono i relatori che interverranno da remoto e a cui è affidata la giornata di formazione. In primis, è previsto sull’identità di genere un focus di Giulia Tracogna, che si qualifica come «psicologa clinica Lgbtqia+, consulente sessuale e transfemminista intersezionale».
Anche Simone Riflesso, che approfondirà il tema «disabilità e inclusione», non sembra essere del tutto super partes. Lo scorso 9 novembre, per dire, si rallegrava della norma pro gender infilata nel dl Infrastrutture - che vieta su strade e veicoli «messaggi lesivi» in tema di «diritti civili» o in ordine «all’identità di genere» -, commentando così le rimostranze di Pro vita & famiglia: «Se il movimento Pro vita è furioso vuol dire che qualcosa di buono sta succedendo. Evviva il gender, qualsiasi cosa sia. Tiè».
Completa la rosa dei relatori, chiamata a toccare il delicato tema dell’educazione sessuale, l’associazione Virgin & martyr. Trattasi di una realtà attiva dal 2017 anch’essa difficile da inquadrare come neutrale; basti pensare a quanto scriveva l’associazione il 27 giugno sul suo profilo Instagram, affermando che «gli esseri umani sono complessi, e pensare di ridurli a due sole categorie, in qualsiasi ambito, sarà sempre limitante».
Ora, con simili premesse non serve particolare fantasia per pensare che oggi, al Marconi Delpino, l’assemblea non avverrà affatto all’insegna del pluralismo. E pensare che occasioni come questa dovrebbero essere anzitutto eventi di «partecipazione democratica», secondo quanto stabilito, all’articolo 13, dal decreto legislativo 16 aprile 1994, numero 297, contenente misure in materia d’istruzione per le scuole di ogni ordine e grado.
Proprio per questo, e per uno sbilanciamento degli incontri che pare evidente, diverse sono le voci critiche che si sono levate; anzitutto da parte di un gruppo di studenti, che non si è sentito rappresentato dal programma previsto, e a seguire da alcune famiglie. Conseguentemente, alcuni esponenti del mondo della politica hanno deciso di farsi portavoce di tali istanze. Così i consiglieri comunali della Lega Albino Armanino e Paolo Smeraldi, di Sestri Levante, che è a pochi chilometri di distanza da Chiavari, dopo aver raccolto numerose segnalazioni di genitori indignati hanno scritto all’ufficio scolastico regionale chiedendo di intervenire.
«A fronte di comprensibili esigenze formative dei ragazzi in materia di educazione sessuale», ha fatto inoltre presente Smeraldi, «sarebbe stato preferibile che la dirigente scolastica coinvolgesse Asl 4 che dispone di personale appositamente formato, anziché un collettivo sconosciuto sul territorio, al quale afferiscono professionalità diverse». Sulla vicenda è intervenuto anche il senatore leghista Simone Pillon: «Basta con il gender imposto a una sola voce. Si dia spazio al contraddittorio, si illustrino le ragioni di tutti, si discutano i vari punti di vista. Solo così si formerà la coscienza critica dei ragazzi». Contattato dalla Verità, il sottosegretario all’Istruzione Rossano Sasso, anch’egli in quota Lega, auspica che l’assemblea odierna possa avere luogo all’insegna dell’equilibrio. «Mi auguro», ha dichiarato, «che tutto avvenga con equilibro e che non si vada oltre quello che è previsto dalla circolare 1972 del 2015 - che vieta espressamente la propaganda gender - e mi auguro che venga garantito il pluralismo su un tema così attuale e così delicato».
Merita di essere sottolineato che l’interpretazione del sottosegretario Sasso è pienamente precisa: la circolare del Ministero dell’Istruzione 1972 del 2015, peraltro emanata sotto un governo di centrosinistra, afferma in modo chiaro, anzi ribadisce che «tra i diritti e i doveri e tra le conoscenze da trasmettere» in ambito scolastico non «rientrano in nessun modo né “ideologie gender” né l’insegnamento di pratiche estranee al mondo educativo». Sono indicazioni chiare. Ma che poi siano attuate, ecco, resta tutto da vedere.
Il padre giusto per i vostri futuri figli non si trova in vendita su un catalogo
Circola l’intervista di una giovane donna che spiega con fierezza di avere scelto su un catalogo il padre di suo figlio. Si tratta, secondo il catalogo, di un medico che ama la musica classica e le filosofie orientali. Bizzarro che una persona del genere arrotondi le entrate vendendo sperma e bizzarro il grande numero di professionisti tra i venditori di sperma che amano la musica classica e le filosofie orientali. In molti casi le dichiarazioni sono false e se anche fossero vere, sarebbero incomplete. Uno può essere medico, amare la musica classica e odiare i bambini, può essere un accolito della pornografia, può aver rifondato il partito nazista.
Nella lista si mettono solo le caratteristiche positive così da apparire perfetti, ma una creatura umana include anche altro, che non viene detto. La donna incapace di accettare la realtà di un uomo reale può continuare a vivere nel suo mondo fantastico dove esistono gli uomini perfetti che vendono lo sperma. Una caratteristica di questi uomini, tutti, è l’irresponsabilità. Un uomo forte non tollererebbe mai di sapere che un figlio nato da lui, col sorriso forse di sua madre, cresce senza di lui, senza che lui possa proteggerlo. Se non sbaglio, era altrettanto trionfale il profilo del «donatore 7042», danese, con una malattia genetica gravissima, che ha fecondato circa 100 bambini (e non 43, com'era stato indicato nel 2012), bambini con la sua stessa neurofibromatosi.
Anche io ho scelto il padre di mio figlio e ho scelto uno che mi era simpatico, uno con cui mi faceva piacere parlare. Ho scelto un uomo che aveva le caratteristiche di forza che avrei voluto in mio figlio, e che mio figlio ha ereditato. E poi ci sono state altre cose che un catalogo non potrà mai dare: il fatto di sapere che lui voleva me e che per me sarebbe stato disposto a rischiare la vita, esattamente come ora sarebbe disposto a rischiarla per nostro figlio. Nostro figlio è stato concepito nella gioia, non nel gelo di un’operazione medica.
Una donna che sceglie un padre su un catalogo - ormai lo fanno più della metà delle donne svedesi - perché non concepisce un figlio con un uomo vero? Perché non ama il corpo degli uomini, e allora non sarà in grado di amare il corpo del figlio, oppure perché preferisce fantasticare di un’inesistente perfezione?
Anche io ho scelto il padre di mio figlio, ma non l’ho scelto su un catalogo, e il risultato è stato che quell’uomo c’era, c’era quando è morto mio padre, quando mi sono laureata (ero già sposata), quando è morta mia madre. Siamo andati ai concerti insieme. Siamo andati sott’acqua insieme. Abbiamo fotografato gli squali. La notte dormiamo uno di fianco all’altro e il freddo non ci fa paura. C’era quando il suo bambino ha imparato a gattonare. C’era quando il suo bambino ha fatto l’esame di quinta elementare. Non c’era quando il ragazzo ha fatto l’esame di terza media, in quei giorni era ricoverato in ospedale, ma in compenso c’è stato per la maturità e la laurea. Ha insegnato a suo figlio l’etica, il coraggio, lo spirito critico, il nome dei pesci e l’uso delle bombole subacquee.
Scegliete con grande attenzione l’uomo che deve essere il padre dei vostri figli, perché il primo grande dono che una madre fa al figlio è un padre di cui essere fiero, un padre che lo protegga a qualsiasi costo dandogli anche, con questa protezione, il senso del suo valore. Questa è la scelta più importante della nostra vita, qualcuno che ci ami, qualcuno che per noi sia disposto a buttare sulla bilancia tutto il suo coraggio.
Il padre deve essere un uomo, con un nome, deve avere una voce, una statura, le braccia per abbracciare. Se non è scelto su un catalogo, il pacchetto base «padre» include anche due nonni, un’altra spettacolare ricchezza nella vita del bambino. Il padre deve essere qualcuno che sia presente per il figlio e gli insegni il coraggio. Noi donne non sempre riusciamo a insegnare il coraggio, spesso siamo troppo protettive. Il rapporto che instauriamo con i nostri figli, rischia di essere simbiotico. Ci vogliono i padri. E se il padre non c’è perché la morte l’ha portato via prima della nascita del suo bambino, ci devono essere il suo nome, le sue foto, il suo sorriso mentre guarda la mamma il giorno del matrimonio, i suoi genitori, i nonni, a ricordare che è stato un uomo e non un fantasma.
Un bambino deve nascere da un uomo e da una donna, due menti e due corpi diversi e complementari, alleati e amanti. Il figlio deve poter sentire l’amore di papà per mamma e quello di mamma per papà. Così sa di essere un principe, nato dal re e dalla regina, come nelle fiabe: non è un caso che gli piacciano tanto.
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Alunni, famiglie e politici protestano contro l’odierna assemblea d’istituto al Marconi Delpino, che viola l’obbligo del pluralismo.Chi dona lo sperma è un irresponsabile, anche se ama la musica classica e la filosofia.Lo speciale contiene due articoli.Una mattinata pro gender e senza contraddittorio, a senso unico. È quanto prevede il programma dell’assemblea d’istituto che quest’oggi, dalle 8 alle 12.30, avrà luogo al liceo Marconi Delpino di Chiavari. Ai partecipanti sarà data un’infarinatura su «educazione sessuale», «genere oltre il binarismo», «fluidità di genere», «transizione di genere» e annessi «effetti psicologi e sociali». Menù ricco, non c’è che dire. Ma questo è niente.Come se non bastasse un tale programma, dal chiaro sapore arcobaleno, ad assicurare al tutto ulteriore neutralità, si fa per dire, ci sono i relatori che interverranno da remoto e a cui è affidata la giornata di formazione. In primis, è previsto sull’identità di genere un focus di Giulia Tracogna, che si qualifica come «psicologa clinica Lgbtqia+, consulente sessuale e transfemminista intersezionale».Anche Simone Riflesso, che approfondirà il tema «disabilità e inclusione», non sembra essere del tutto super partes. Lo scorso 9 novembre, per dire, si rallegrava della norma pro gender infilata nel dl Infrastrutture - che vieta su strade e veicoli «messaggi lesivi» in tema di «diritti civili» o in ordine «all’identità di genere» -, commentando così le rimostranze di Pro vita & famiglia: «Se il movimento Pro vita è furioso vuol dire che qualcosa di buono sta succedendo. Evviva il gender, qualsiasi cosa sia. Tiè». Completa la rosa dei relatori, chiamata a toccare il delicato tema dell’educazione sessuale, l’associazione Virgin & martyr. Trattasi di una realtà attiva dal 2017 anch’essa difficile da inquadrare come neutrale; basti pensare a quanto scriveva l’associazione il 27 giugno sul suo profilo Instagram, affermando che «gli esseri umani sono complessi, e pensare di ridurli a due sole categorie, in qualsiasi ambito, sarà sempre limitante». Ora, con simili premesse non serve particolare fantasia per pensare che oggi, al Marconi Delpino, l’assemblea non avverrà affatto all’insegna del pluralismo. E pensare che occasioni come questa dovrebbero essere anzitutto eventi di «partecipazione democratica», secondo quanto stabilito, all’articolo 13, dal decreto legislativo 16 aprile 1994, numero 297, contenente misure in materia d’istruzione per le scuole di ogni ordine e grado.Proprio per questo, e per uno sbilanciamento degli incontri che pare evidente, diverse sono le voci critiche che si sono levate; anzitutto da parte di un gruppo di studenti, che non si è sentito rappresentato dal programma previsto, e a seguire da alcune famiglie. Conseguentemente, alcuni esponenti del mondo della politica hanno deciso di farsi portavoce di tali istanze. Così i consiglieri comunali della Lega Albino Armanino e Paolo Smeraldi, di Sestri Levante, che è a pochi chilometri di distanza da Chiavari, dopo aver raccolto numerose segnalazioni di genitori indignati hanno scritto all’ufficio scolastico regionale chiedendo di intervenire.«A fronte di comprensibili esigenze formative dei ragazzi in materia di educazione sessuale», ha fatto inoltre presente Smeraldi, «sarebbe stato preferibile che la dirigente scolastica coinvolgesse Asl 4 che dispone di personale appositamente formato, anziché un collettivo sconosciuto sul territorio, al quale afferiscono professionalità diverse». Sulla vicenda è intervenuto anche il senatore leghista Simone Pillon: «Basta con il gender imposto a una sola voce. Si dia spazio al contraddittorio, si illustrino le ragioni di tutti, si discutano i vari punti di vista. Solo così si formerà la coscienza critica dei ragazzi». Contattato dalla Verità, il sottosegretario all’Istruzione Rossano Sasso, anch’egli in quota Lega, auspica che l’assemblea odierna possa avere luogo all’insegna dell’equilibrio. «Mi auguro», ha dichiarato, «che tutto avvenga con equilibro e che non si vada oltre quello che è previsto dalla circolare 1972 del 2015 - che vieta espressamente la propaganda gender - e mi auguro che venga garantito il pluralismo su un tema così attuale e così delicato».Merita di essere sottolineato che l’interpretazione del sottosegretario Sasso è pienamente precisa: la circolare del Ministero dell’Istruzione 1972 del 2015, peraltro emanata sotto un governo di centrosinistra, afferma in modo chiaro, anzi ribadisce che «tra i diritti e i doveri e tra le conoscenze da trasmettere» in ambito scolastico non «rientrano in nessun modo né “ideologie gender” né l’insegnamento di pratiche estranee al mondo educativo». Sono indicazioni chiare. Ma che poi siano attuate, ecco, resta tutto da vedere.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/gender-scuola-italia-2656024483.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="il-padre-giusto-per-i-vostri-futuri-figli-non-si-trova-in-vendita-su-un-catalogo" data-post-id="2656024483" data-published-at="1639481476" data-use-pagination="False"> Il padre giusto per i vostri futuri figli non si trova in vendita su un catalogo Circola l’intervista di una giovane donna che spiega con fierezza di avere scelto su un catalogo il padre di suo figlio. Si tratta, secondo il catalogo, di un medico che ama la musica classica e le filosofie orientali. Bizzarro che una persona del genere arrotondi le entrate vendendo sperma e bizzarro il grande numero di professionisti tra i venditori di sperma che amano la musica classica e le filosofie orientali. In molti casi le dichiarazioni sono false e se anche fossero vere, sarebbero incomplete. Uno può essere medico, amare la musica classica e odiare i bambini, può essere un accolito della pornografia, può aver rifondato il partito nazista. Nella lista si mettono solo le caratteristiche positive così da apparire perfetti, ma una creatura umana include anche altro, che non viene detto. La donna incapace di accettare la realtà di un uomo reale può continuare a vivere nel suo mondo fantastico dove esistono gli uomini perfetti che vendono lo sperma. Una caratteristica di questi uomini, tutti, è l’irresponsabilità. Un uomo forte non tollererebbe mai di sapere che un figlio nato da lui, col sorriso forse di sua madre, cresce senza di lui, senza che lui possa proteggerlo. Se non sbaglio, era altrettanto trionfale il profilo del «donatore 7042», danese, con una malattia genetica gravissima, che ha fecondato circa 100 bambini (e non 43, com'era stato indicato nel 2012), bambini con la sua stessa neurofibromatosi. Anche io ho scelto il padre di mio figlio e ho scelto uno che mi era simpatico, uno con cui mi faceva piacere parlare. Ho scelto un uomo che aveva le caratteristiche di forza che avrei voluto in mio figlio, e che mio figlio ha ereditato. E poi ci sono state altre cose che un catalogo non potrà mai dare: il fatto di sapere che lui voleva me e che per me sarebbe stato disposto a rischiare la vita, esattamente come ora sarebbe disposto a rischiarla per nostro figlio. Nostro figlio è stato concepito nella gioia, non nel gelo di un’operazione medica. Una donna che sceglie un padre su un catalogo - ormai lo fanno più della metà delle donne svedesi - perché non concepisce un figlio con un uomo vero? Perché non ama il corpo degli uomini, e allora non sarà in grado di amare il corpo del figlio, oppure perché preferisce fantasticare di un’inesistente perfezione? Anche io ho scelto il padre di mio figlio, ma non l’ho scelto su un catalogo, e il risultato è stato che quell’uomo c’era, c’era quando è morto mio padre, quando mi sono laureata (ero già sposata), quando è morta mia madre. Siamo andati ai concerti insieme. Siamo andati sott’acqua insieme. Abbiamo fotografato gli squali. La notte dormiamo uno di fianco all’altro e il freddo non ci fa paura. C’era quando il suo bambino ha imparato a gattonare. C’era quando il suo bambino ha fatto l’esame di quinta elementare. Non c’era quando il ragazzo ha fatto l’esame di terza media, in quei giorni era ricoverato in ospedale, ma in compenso c’è stato per la maturità e la laurea. Ha insegnato a suo figlio l’etica, il coraggio, lo spirito critico, il nome dei pesci e l’uso delle bombole subacquee. Scegliete con grande attenzione l’uomo che deve essere il padre dei vostri figli, perché il primo grande dono che una madre fa al figlio è un padre di cui essere fiero, un padre che lo protegga a qualsiasi costo dandogli anche, con questa protezione, il senso del suo valore. Questa è la scelta più importante della nostra vita, qualcuno che ci ami, qualcuno che per noi sia disposto a buttare sulla bilancia tutto il suo coraggio. Il padre deve essere un uomo, con un nome, deve avere una voce, una statura, le braccia per abbracciare. Se non è scelto su un catalogo, il pacchetto base «padre» include anche due nonni, un’altra spettacolare ricchezza nella vita del bambino. Il padre deve essere qualcuno che sia presente per il figlio e gli insegni il coraggio. Noi donne non sempre riusciamo a insegnare il coraggio, spesso siamo troppo protettive. Il rapporto che instauriamo con i nostri figli, rischia di essere simbiotico. Ci vogliono i padri. E se il padre non c’è perché la morte l’ha portato via prima della nascita del suo bambino, ci devono essere il suo nome, le sue foto, il suo sorriso mentre guarda la mamma il giorno del matrimonio, i suoi genitori, i nonni, a ricordare che è stato un uomo e non un fantasma. Un bambino deve nascere da un uomo e da una donna, due menti e due corpi diversi e complementari, alleati e amanti. Il figlio deve poter sentire l’amore di papà per mamma e quello di mamma per papà. Così sa di essere un principe, nato dal re e dalla regina, come nelle fiabe: non è un caso che gli piacciano tanto.
Secondo Messina, l’offerta, sostenuta anche da una componente in cassa, rappresenta un elemento rilevante per scoraggiare eventuali rilanci da parte di altri operatori. Il manager ha inoltre evidenziato il ruolo della partnership con Unipol per affrontare gli aspetti legati all’antitrust e rafforzare i coefficienti patrimoniali.
L’operazione, ha aggiunto, consentirebbe di creare valore per gli azionisti e di «stabilizzare il sistema bancario italiano», mantenendo il controllo del risparmio all’interno di grandi gruppi nazionali.
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Giuseppe Conte e Luca Di Donna (Ansa)
La testimonianza resa ieri dall’imprenditore Marco Spadaccioli, general manager della Adaltis Srl, alimenta nuovi dubbi sull’attività degli avvocati Luca Di Donna (legale vicino a Giuseppe Conte - lavorava nello stesso studio del professor Guido Alpa, come l’ex premier) e Valerio De Luca, sospettati di aver messo in piedi un sistema di «facilitazioni» di finanziamenti pubblici e affari con Invitalia e la struttura commissariale di Domenico Arcuri per l’ottenimento di ricche commesse statali sui dispositivi medici. In virtù di cosa? Le informative dei carabinieri e gli stessi articoli della Verità, che segue la vicenda delle presunte provvigioni sin dal 2021, sono precise. E altrettanto preciso è stato ieri Spadaccioli, che ha raccontato che la Adaltis, nel periodo dell’emergenza pandemica, ha versato a Di Donna e De Luca ben 454.000 euro per la loro «consulenza»: «Un compenso estremamente importante», ha riconosciuto l’imprenditore, non ascoltato dalle opposizioni che sono uscite dall’Aula prima della sua testimonianza.
I fatti: tra giugno e dicembre 2020 la società aveva effettuato due forniture alla struttura commissariale di Domenico Arcuri. Oggetto delle forniture erano i kit molecolari. Un colpo straordinario per la Adaltis, che non aveva mai ricevuto altre commesse dalla struttura commissariale di Arcuri e non aveva neanche mai partecipato a nessuna gara pubblica. Come riuscì ad aggiudicarsi l’appalto? «Avevamo un kit che era stato molto gradito dagli operatori», ha dichiarato l’imprenditore. Prima di presentare le offerte, però, l’azienda si era premurata di blindare l’operazione siglando due accordi di consulenza (uno a maggio e uno a dicembre 2020) con Di Donna e il suo socio, incaricati di «predisporre e presentare tutta la documentazione necessaria per la partecipazione alla gara pubblica indetta dalla protezione civile presso la Presidenza del Consiglio, commissario straordinario dottor Domenico Arcuri». I due contratti stabilivano all’articolo 5 che il compenso dei due avvocati dovesse essere «pari al 10 per cento dell’importo del prezzo effettivamente incassato dalla società Adaltis».
Era un «compenso a successo», o «success free», ha spiegato Spadaccioli: «Noi ci preoccupavamo di incassare quanto dovevamo incassare, loro ci seguivano nell’incasso e sarebbero stati pagati a incasso avvenuto». Fatto sta, però, che nel corso dell’audizione il manager della Adaltis ha ammesso che i due professionisti non si occuparono affatto della predisposizione o del caricamento dei documenti per la prima gara da 800.000 euro, procedure gestite interamente dagli uffici interni di Adaltis. Di Donna e De Luca si sarebbero limitati a verificare la corretta iscrizione sulla piattaforma telematica e la sussistenza dei requisiti richiesti. «Altre cose non ne ricordo. Anche perché i documenti li abbiamo caricati noi, fisicamente». Per questo controllo durato appena tre giorni (dal giorno della stipula, 15 maggio, alla scadenza della gara, 18 maggio 2020) i legali hanno incassato ben 93.288 euro». Per quale attività? «Avranno controllato i documenti che c’erano da predisporre e che le nostre caratteristiche fossero coerenti e condivisibili».
Lo schema si è ripetuto quasi identico a dicembre dello stesso anno per una seconda commessa da oltre 2,4 milioni di euro, con il paradosso che il nuovo contratto di consulenza con i due avvocati fu firmato addirittura una settimana dopo l’invio dell’offerta di Adaltis, subito dopo un incontro in cui l’imprenditore riceveva ampie rassicurazioni sul buon esito della pratica. «Sono andato allo studio dell’avvocato Di Donna», ha raccontato Spadaccioli, «e mi ha detto: “Sì, potete partecipare tranquillamente, vi aiuteremo, vi supporteremo nel seguire le pratiche di incasso di questa fornitura, state tranquilli”». Dopo le rassicurazioni di Di Donna, la Adaltis si è aggiudicata l’appalto.
A chiudere il cerchio delle tensioni in commissione Covid è stata l’audizione dell’avvocato Nicoletta Spaziani, all’epoca praticante nello studio di Di Donna, che davanti alle domande incalzanti dei commissari ha opposto un muro invalicabile di «non ricordo», liquidando la vicenda come una serie di questioni strettamente personali.
«Durante la pandemia», ha spiegato Alice Buonguerrieri, capogruppo di Fratelli d’Italia in commissione Covid, «sarebbe esistito un sistema di affari che ruotava attorno alle commesse affidate dalla struttura commissariale di Arcuri, nominato da Conte. Oggi abbiamo audito un altro imprenditore che ha pagato 454.000 euro agli avvocati Di Donna e De Luca e ha ottenuto le commesse relative a dispositivi sanitari. Questi fatti sono in correlazione? Se lo fossero, emergerebbe allora che, se gli imprenditori pagavano questi consulenti, ottenevano le commesse con la struttura commissariale di Arcuri, altrimenti restavano con un pugno di mosche in mano. Si trattava quindi di un sistema di affari consolidato che ha coinvolto la struttura commissariale di Arcuri e il governo Conte? Gli italiani devono sapere. Conte venga a riferire in commissione Covid anziché continuare a fuggire».
Non si è fatta attendere la replica del leader del Movimento 5 Stelle. L’ex premier, nel rivendicare la trasparenza del proprio operato, ha cercato di incrinare l’unità della coalizione di governo, elogiando la «maggiore dignità politica» di Forza Italia e il parziale distacco della Lega, accusando invece il partito di Giorgia Meloni di «indagare sul nulla». «Non perdete tempo, perché non troverete mai una mia attività illecita», ha detto Conte.
Uno scontro istituzionale durissimo che, al di là dei risvolti politici parlamentari, attende ora eventuali e definitivi chiarimenti da parte della magistratura.
Tegola sugli obblighi vaccinali Covid
Quattro anni ci sono voluti, per sentirsi dire che non doveva essere sospeso dall’Azienda sanitaria locale nella quale lavorava come amministrativo. Si è conclusa bene, ma con un rilevante costo psicologico e materiale, la tormentata vicenda di un dipendente romagnolo tenuto a casa senza stipendio perché non voleva vaccinarsi contro il Covid. Una sentenza della Cassazione gli ha finalmente dato ragione e ora in molti sperano che altri giudizi di primo grado sfavorevoli vengano rivisti in appello.
Siamo a metà 2026 e ancora ci sono tante persone che scontano scelte fatte durante la pandemia, contro diktat privi di logica. «Otto amministrativi di aziende sanitarie a Reggio Emilia, otto a Brescia solo di miei assistiti si sono visti respingere tutti i ricorsi e aspettano l’appello. I giudici non vogliono sentire ragioni», fa sapere l’avvocato Paola Soragni. Immaginiamoci i numeri in tutta Italia, e quanti avranno rinunciato a procedere in giudizio per non accollarsi altre spese dopo aver perso fino a un anno di retribuzione.
Speriamo che la Cassazione, intervenuta nel caso di Francesco (nome di fantasia), possa segnare un percorso diverso. In servizio presso la Gestione giuridica risorse umane dell’Ausl della Romagna, il lavoratore venne sospeso dal 1° gennaio al 1° novembre 2022 per inosservanza dell’obbligo vaccinale.
Francesco presentò ricorso, ma il 18 ottobre 2022 il Tribunale di Forlì lo respinse. Un anno dopo, il 16 ottobre 2023, la Corte d’Appello di Bologna rigettava il suo ricorso e l’avvocato Giorgio Contratti, che difende l’amministrativo assieme al collega Riccardo Luzi, si rivolse alla Cassazione.
A fine dicembre 2025, gli ermellini hanno ritenuto quella sentenza di secondo grado «non conforme» ai principi di diritto, rimandando gli atti al tribunale di ordine inferiore. Così, la scorsa settimana, praticamente in quarto grado, la sezione Lavoro della Corte d’Appello di Bologna è stata «costretta» a rivedere la sua precedente sentenza e a dichiarare «illegittimo il provvedimento di sospensione adottato» nei confronti dell’amministrativo. Potete immaginare il tempo e i soldi inutilmente spesi?
Interessante è come la sezione Lavoro della suprema Corte di Cassazione, presieduta da Caterina Marotta, bacchetta i giudici di merito per le conclusioni a cui erano giunti nel rigettare i vari ricorsi, «andando contro la legge pur di salvare i provvedimenti delle Ausl», osserva Contratti. L’articolo 4 ter del decreto legge 44 del 2021, dal titolo «Misure urgenti per il contenimento dell’epidemia da Covid-19, in materia di vaccinazioni anti Sars-Cov-2, di giustizia e di concorsi pubblici», non intendeva «estendere l’obbligo vaccinale a tutti i dipendenti delle aziende operanti in campo sanitario e sociosanitario, a prescindere dalla qualifica posseduta e dalla natura dell’attività lavorativa espletata», dichiarano gli ermellini.
L’obbligo era per coloro che lavoravano in strutture quali ospedali, ambulatori, centri riabilitativi dove i servizi venivano svolti «a contatto con persone in situazioni di fragilità», con ciò «escludendo il personale non sanitario per qualifica operante in “luoghi non destinati all’erogazione delle prestazioni sanitarie o socio sanitarie”». Il dipendente sospeso era in una sede dell’Ausl Romagna puramente amministrativa, dove non c’erano pazienti o degenti, eppure gli venne tolto il diritto al lavoro.
Tribunale e appello, poi, rigettarono il suo ricorso, ma per la Cassazione era «fondato» ed è significativa la tirata d’orecchi che gli ermellini fanno ai giudici di Bologna: «La Corte territoriale ha dato un’interpretazione che mortifica il tenore letterale della legge, la quale si riferisce con chiarezza, non all’attività sanitaria o socio sanitaria svolta in generale dal datore di lavoro, bensì alla natura delle prestazioni erogate dalle singole strutture delle quali il soggetto, pubblico o privato operante nel campo sanitario, si avvale».
La sentenza impugnata «non risulta conforme a tale principio di diritto e va pertanto cassata con rinvio alla Corte di Appello di Bologna», scrivono i supremi giudici. La scorsa settimana, i magistrati del capoluogo emiliano presieduti da Susanna Mantovani hanno dovuto mettere la parola fine a questo assurdo iter giudiziario, dichiarando finalmente illegittima la sospensione dell’amministrativo.
La nuova sentenza, diametralmente opposta a quella emessa nel 2023 dalla stessa sezione (ma con giudici diversi), «condanna l’Ausl della Romagna a pagare» la retribuzione che il lavoratore avrebbe percepito negli undici mesi «anche ai fini della tredicesima, delle ferie e della progressione in carriera», oltre a rivalutazione e interessi legali.
Ultima amarezza, o beffa finale. Dei 13.200 euro di spese legali conteggiati dai giudici d’Appello, l’Ausl Romagna dovrà pagare solo il 60%. I rimanenti 5.200 euro sono a carico del lavoratore, oltre a quello che ha dovuto sborsare in questi anni per quattro gradi di giudizio. «Abbiamo dovuto lottare, perché non gli fossero accollate tutte le spese», precisa l’avvocato Contratti. «I giudici di Bologna, infatti, riconoscevano la buona fede dell’Ausl Romagna nell’interpretare la legge, interpretazione confermata da due giudici di merito».
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