La gaffe di Bush sull'Ucraina
George W. Bush torna a parlare della guerra in Ucraina, ma fa una clamorosa gaffe che sta facendo il giro del mondo. "The decision of one man to launch a wholly unjustified and brutal invasion of Iraq", ha detto l'ex presidente americano durante un discorso a Dallas. Ovvero, traducendo: "La decisione di un uomo di lanciare un'invasione dell'Iraq del tutto ingiustificata e brutale".
Peccato che volesse dire l'Ucraina e che ad ordinare l'invasione dell'Iraq, invece, fosse stato proprio lui quando era alla Casa Bianca. Il lapsus ha fatto scoppiare in platea una risata generale. George W. Bush ha cercato di scusarsi, abbozzando una smorfia e scherzando sulla sua età: "Ho 75 anni".
- Dalla prima esibizione della Sosat al Castello del Buonconsiglio alla nascita del Coro della Sat, il racconto di una tradizione nata come atto di impegno sociale e di resistenza e diventata patrimonio universale. Il 25 maggio il concerto commemorativo.
- Un itinerario che attraversa le epoche, dalla città romana ai sentieri del 1915.
- Una passeggiata fra natura, chiostri, palazzi e avanguardie del Novecento.
Lo speciale contiene tre articoli
En trentin el se lamenta. Di trentini i bega. Tre trentin i fa en coro: un trentino si lamenta. Due trentini litigano. Tre trentini fanno un coro. Si sa: i detti popolari colgono a volte più verità di quanto faccia la storia scritta sui libri. Sono istantanee che non hanno bisogno di essere troppo spiegate.
«Tre trentini fanno un coro»: sì, in Trentino-Alto Adige si canta e non per hobby, ma per costruire identità. «Far sentire la propria voce», da espressione comunemente utilizzata, diventa così intenzione programmatica. Del resto l’arte è il mezzo per eccellenza per veicolare messaggi in modo efficace. Il canto come racconto di un intero territorio: non semplice mezzo di aggregazione, bensì patrimonio vivo, memoria da trasmettere alle nuove generazioni, oralità pura, in contrapposizione con la tecnologia. La coralità alpina è nata circa un secolo fa e, da allora, è espressione dei sentimenti e delle aspirazioni del popolo all’interno del quale è germogliata. A dar vita a questo genere sono stati il coro della Sosat (Sezione operaia società alpinisti tridentini) e quello della Sat (Società degli alpinisti tridentini). Entrambi eseguono elaborazioni di canti popolari, anche di altre regioni italiane. Sono canti di montagna, ruvidi e «maschi».
Il 2026 è l’occasione per celebrare un importante traguardo centenario. Questa espressione musicale nacque infatti nel 1926, cinque anni dopo la fondazione della Sosat a opera di Nino Peterlongo. L’associazione aveva l’obiettivo di far avvicinare le classi operaie alla montagna e alle attività alpinistiche, fino a quel momento appannaggio delle classi più abbienti. Fu sempre Peterlongo a radunare un gruppo di amici accomunati dalla passione per la musica e il canto e a dare vita al primo coro di montagna. Amici che partecipavano alle gite proposte dalla Sezione, diventando presto «quei che canta» (quelli che cantano), uno dei motivi principali per l’iscrizione e la partecipazione di un numero sempre maggiore di persone.
Il Coro della Sosat si esibì per la prima volta nel 1926, all’interno del Castello del Buonconsiglio. Era un coro composto da giovani, molto emozionati per l’accoglienza ricevuta: alla fine il paravento che li separava dal pubblico cadde per mostrarne i volti. A colpire il pubblico e, soprattutto, alcuni tra i maggiori esponenti della musica italiana fu proprio la qualità dei brani, delle voci e delle armonizzazioni prodotte da quello che di primo impatto poteva sembrare un gruppo improvvisato. Dieci anni dopo la sua nascita, in pieno fascismo, la Sosat venne commissariata perché non omologabile alle organizzazioni di massa allora in voga. Nino Peterlongo fu esautorato e molti soci si dimisero; ma non i coristi: loro decisero - forse inconsapevolmente - che il canto era un atto di resistenza mascherato. Il gruppo di amici uscì definitivamente dall’anonimato quando fu invitato a esibirsi a Roma, all’interno di un programma dell’Eiar (Ente italiano per le audizioni radiofoniche), che venne trasmesso in diretta a Trento da due altoparlanti posti in Piazza d’Arogno, dove si radunarono moltissime persone. Quattro anni dopo i primi tre dischi. Nel 1938 il Coro della Sosat dovette cambiare nome per via delle leggi speciali, che imponevano l’eliminazione del termine «operaio». Nacque quindi il Coro della Sat, che andò avanti al di là di tutte le difficoltà istituzionali che si frapponevano tra arte e politica.
Il 1945 fu l’anno della rinascita: Nino Peterlongo, chiamato dal sindaco di Trento Gigino Battisti, tornò per rifondare la Sosat. Da quel momento i cori divennero due: quello della Sezione operaia e quello della Sat, riavviato dai quattro fratelli Mario, Aldo, Enrico e Silvio Pedrotti. Nel tempo si moltiplicarono i grandi nomi della scena musicale, intrecciati a quelli dei coristi, da Franco Sartori ad Arturo Benedetti Michelangeli, da Renato Dionisi ad Andrea Mascagni. Nel 1963 la tradizione si articolò ulteriormente con la nascita della federazione Cori del Trentino, che ad oggi conta oltre 200 cori e più di 6.000 associati.
Alle ore 20.00 del 25 maggio, presso l’Auditorium Santa Chiara di Trento, sarà possibile partecipare al concerto celebrativo dei Cori Sosat e Sat. Il 6 giugno, invece, dalle 18.00 alle 19.30, si terrà in piazza Duomo l’esibizione del Gruppo King’s Singers. Le voci bianche dei bimbi chiuderanno l’evento.
Un itinerario che attraversa le epoche, dalla città romana ai sentieri del 1915

Il mausoleo di Cesare Battisti a Trento
Trento è perfetta per il trekking urbano: qui si possono percorrere itinerari diversi per lunghezza e difficoltà. Si può scegliere tra proposte classiche - che toccano luoghi iconici quali piazza Duomo o il quartiere verde delle Albere - e camminate tematiche, che raccontano una Trento insolita e al di fuori dei soliti circuiti. Si può optare per i tracciati che conducono nei luoghi legati al Concilio di Trento o per i sentieri sterrati sulla Marzola o sul Sorass, dove si trovano trincee risalenti alla Prima guerra mondiale. C’è poi una Trento sotterranea, l’antica Tridentum, che racconta duemila anni di storia attraverso 1.700 metri quadrati di città romana, una zona restituita al pubblico a conclusione degli scavi effettuati tra il 1990 e il 2000. Strade di pietra, resti di mura e di abitazioni rendono lo Spazio archeologico sotterraneo del Sas una zona tanto nascosta quanto sorprendente. Imperdibile la Villa Romana d’Orfeto, residenza signorile risalente al I secolo d.C., resa ancor più prestigiosa dal mosaico policromo della sala di rappresentanza, raffigurante Orfeo nell’atto di suonare la lira e incantare le belve. Un trekking breve e scorrevole è quello che collega il Castello del Buonconsiglio e il Parco naturale Doss Trento, piccola e amata collina sulla riva destra dell’Adige. Una vera e propria passeggiata naturalistica è quella che porta al rifugio Bindesi, che regala una vista mozzafiato sulla Valle dell’Adige. Un luogo scelto anche dagli escursionisti più esperti, che si arrampicano sulla «Palestra dei Bindesi». Gli appassionati di arte possono rifarsi gli occhi nel nuovo spazio espositivo di Trento, che racconta la storia locale dalla Prima guerra mondiale agli anni Settanta. «Oltre il traguardo» è invece la mostra ospitata al Muse - Museo delle Scienze di Trento, che illustra le sfide dello sport da un punto di vista scientifico.
Una passeggiata fra natura, chiostri, palazzi e avanguardie del Novecento

Piazza Rosmini a Rovereto
Conoscere le città a partire dai dettagli, evitando le classiche visite proposte nelle guide di viaggio: da maggio a dicembre sarà possibile farlo sia a Trento che a Rovereto, grazie a una serie di trekking urbani pensati per tutti, da vivere al seguito di una guida o facendo da sé grazie all’ausilio di mappe e app. Percorsi che permettono di entrare nella storia in modo leggero, seguendo fili che vanno oltre la mera conoscenza didattica. Se Rovereto è definita «l’Atene del Trentino», ci sarà più di un motivo: la quantità di musei e di palazzi, la presenza di un castello e la grande Campana dei Caduti rendono infatti la città un luogo di pregio storico-artistico, a maggior ragione perché incastonata tra alcuni dei gruppi montani più belli al mondo.I percorsi di trekking urbano proposti sono sette e coprono una grande varietà di interessi. Ce n’è uno che segue il filo di seta e si snoda tra musei, rogge e filatoi. A organizzarlo è la fondazione Museo civico, che narra la storia di questo prezioso materiale e il suo legame con la città. Rovereto è anche chiostri affrescati, antichi oratori e chiese monumentali: grazie a questo percorso di trekking urbano si entra in una Rovereto sacra, meno conosciuta. Gli amanti della storia a tutto tondo possono optare per «Il kilometro delle meraviglie», un racconto urbano a cielo aperto che parte dal Museo della Città e conduce verso il Museo storico italiano della guerra di Rovereto. Ci troviamo infatti a pochi chilometri dal fronte austro-italiano. Se accanto al portale d’ingresso di Palazzo Todeschi-Micheli una targa ci ricorda che il tredicenne Mozart venne qui ospitato dal barone Todeschi nel 1769, all’imbocco di corso Bettini se ne trova una che racconta il passaggio di Goethe durante il suo viaggio in Italia. Una serie di itinerari panoramici dedicati a Depero racconta ciò che ispirò la sua arte, dai semplici vicoli agli Altipiani Cimbri, dalla Vallagarina alle sponde del Garda. Meritano una visita la sua Casa d’Arte e il negozio affiancato da due cariatidi, disegnate dal maestro del Futurismo italiano.
Nonostante la tregua in corso tra Israele e il Libano, l’Unifil è stata presa ancora di mira. L’attacco, sferrato nel Sud del Paese dei cedri, ha colpito un contingente della forza di peacekeeping, uccidendo un soldato francese, mentre altri tre risultano feriti.
A renderlo noto è stato il presidente francese, Emmanuel Macron: «Il sergente capo Florian Montorio del 17° reggimento del genio paracadutista di Montauban è caduto questa mattina nel Sud del Libano durante un attacco contro l’Unifil. Tre dei suoi fratelli d’arme sono feriti e sono stati evacuati». Nel pomeriggio, Parigi ha poi rivelato che due caschi blu sono in gravi condizioni. Secondo il capo dell’Eliseo «tutto lascia pensare che la responsabilità di questo attacco ricada su Hezbollah», e per questo «la Francia chiede che le autorità libanesi arrestino immediatamente i responsabili e si assumano le proprie responsabilità».
L’appello è stato accolto dal presidente del Libano, Joseph Aoun: dopo aver parlato al telefono con Macron, ha dato «istruzioni alle autorità competenti di indagare immediatamente su questo incidente e di accertare le responsabilità, sottolineando che il Libano non lesinerà gli sforzi nel perseguire i responsabili». Dall’Italia sono intanto arrivate parole di cordoglio. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, oltre a «condannare l’uccisione» del soldato francese, ha scritto su X: «A nome del governo e mio personale esprimo solidarietà e vicinanza alla Francia, alle sue forze armate e alla famiglia del caduto in missione di pace». Guido Crosetto, invece, al Tg1 ha dichiarato che «fa parte della tattica di Hezbollah non consentire che la tregua si rafforzi», aggiungendo che la missione Unifil «non ha più senso nelle attuali condizioni».
Stando a quanto rivelato dal ministro della Difesa francese, Catherine Vautrin, il casco blu francese «è stato vittima di un’imboscata da parte di un gruppo armato a distanza ravvicinata» nella regione di Deir-Kifa. A rivelare ulteriori dettagli è stata l’Unifil su X: il contingente «stava sgombrando munizioni esplosive lungo una strada nel villaggio di Ghanduriyah per ristabilire i collegamenti con le posizioni isolate» della missione, quando «è stata colpita da fuoco di armi leggere». Come già detto da Macron, anche l’Unifil ha affermato che «la valutazione iniziale indica attori non statali, (presumibilmente Hezbollah)» come responsabili. Dall’altra parte, il gruppo terroristico ha negato il proprio coinvolgimento.
Quello contro la missione Onu non è stato l’unico attacco. Le Idf hanno comunicato di aver eliminato, in due raid, diversi membri di Hezbollah colpevoli di aver «violato gli accordi di cessate il fuoco». Le Forze di difesa israeliane hanno spiegato che «una cellula terroristica ha violato gli accordi di cessate il fuoco e si è avvicinata alle forze in modo da costituire una minaccia immediata, durante le loro attività nel Libano meridionale, a Sud della linea di difesa avanzata». Nell’altro incidente, sempre a Sud della «linea di difesa avanzata», è stato preso di mira un tunnel di Hezbollah dopo che le Idf avrebbero scoperto alcuni terroristi che stavano entrando.
Parallelamente alla situazione di massima tensione sul campo, procedono i preparativi di Beirut per le prime trattative dirette con Tel Aviv. Stando a quanto riferito dall’ufficio presidenziale, Aoun ha condotto insieme al primo ministro, Nawaf Salam, «una valutazione della fase successiva al cessate il fuoco e degli sforzi in corso per consolidarla». Chi boicotta è Hezbollah, secondo cui le trattative sono «un fallimento» e si tratta di «negoziati di sottomissione». Pur sostenendo di essere disponibile a «coordinarsi» con il governo libanese, un alto funzionario della milizia ha puntualizzato: «Non in questo modo che porta alla resa». Quanto a Israele, secondo la Cnn si sta preparando a imporre «la linea gialla»: nell’area sotto il controllo militare israeliano sarà vietato il ritorno dei residenti.
















