La gaffe di Bush sull'Ucraina
George W. Bush torna a parlare della guerra in Ucraina, ma fa una clamorosa gaffe che sta facendo il giro del mondo. "The decision of one man to launch a wholly unjustified and brutal invasion of Iraq", ha detto l'ex presidente americano durante un discorso a Dallas. Ovvero, traducendo: "La decisione di un uomo di lanciare un'invasione dell'Iraq del tutto ingiustificata e brutale".
Peccato che volesse dire l'Ucraina e che ad ordinare l'invasione dell'Iraq, invece, fosse stato proprio lui quando era alla Casa Bianca. Il lapsus ha fatto scoppiare in platea una risata generale. George W. Bush ha cercato di scusarsi, abbozzando una smorfia e scherzando sulla sua età: "Ho 75 anni".
Il governo ha trovato i fondi per le imprese e per i tagli alle accise fino alla fine di aprile
Il governo accelera sugli aiuti a imprese e famiglie. Sono stati ripristinate integralmente le risorse per Transizione 5.0 e aggiunti altri 200 milioni, portando a 1,5 miliardi i fondi destinati alle aziende che hanno investito in digitalizzazione ed efficientamento energetico. Secondo quanto emerso al termine del tavolo al ministero del Made in Italy con le associazioni imprenditoriali, la dote complessiva della misura supera i 4 miliardi di euro, mentre l’intero pacchetto Transizione 5.0, tra credito d’imposta e nuova versione triennale basata sull’iperammortamento, arriva a circa 14 miliardi.
«Abbiamo fatto il massimo sforzo possibile», ha detto il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso sottolineando che, oltre alla conferma integrale degli 1,3 miliardi già previsti per le imprese che hanno investito in digitalizzazione ed efficientamento energetico con Transizione 5.0, sono stati aggiunti ulteriori 200 milioni, per un totale di 1,5 miliardi. Il ministro ha anche ricordato che con il decreto fiscale è stato rimosso il vincolo del «Made in Europe», ampliando così la platea dei prodotti incentivati, e che la nuova Transizione 5.0, di durata triennale viene rafforzata di 1,4 miliardi, da 8,4 a 9,8 miliardi. Nel complesso Transizione 5.0, può contare su una dotazione di circa 14 miliardi. «Gli impegni saranno mantenuti, tutti coloro che hanno presentato domanda riceveranno quanto dovuto» ha precisato Urso.
Soddisfatta Confindustria. Il presidente Emanuele Orsini, ha apprezzato che, in un contesto geopolitico difficile, venga confermato il sostegno alle imprese. «Questa è la via giusta», ha detto, perché «gli imprenditori continuano a fidarsi delle istituzioni». Orsini ha evidenziato che la cifra di 1,5 miliardi consentirà di portare il credito d’imposta «dal 35% del decreto di venerdì al 90% per gli investimenti del piano e al 100% sui pannelli fotovoltaici». Il presidente di Confindustria ha poi rimarcato che si ricompone così quella frizione creata con il varo del decreto: «Questo smina una opacità che si era creata venerdì».
Il decreto sull’iperammortamento dovrebbe diventare operativo entro i primi dieci giorni di maggio. Si va ad aggiungere al decreto Bollette che essere attuativo a stretto giro. Orsini, allargando lo sguardo al contesto internazionale, ha ribadito che se il conflitto in corso dovesse protrarsi «l’Italia non può farcela da sola» e che servirà un intervento europeo, anche attraverso gli Eurobond.
Chiuso questo capitolo, il governo deve affrontare il nodo spinoso dell’aumento di benzina e gasolio, una corsa che sembra inarrestabile. Il 7 aprile prossimo scade il taglio delle accise sui carburanti. In anticipo sui tempi, quindi già nel prossimo Consiglio dei ministri previsto per domani, dovrebbe arrivare il prolungamento dei termini. La conferma di questo orientamento l’ha data il ministro degli Affari europei e del Pnrr Tommaso Foti, che ieri durante alla partecipazione a una trasmissione televisiva ha
Detto che prossimi giorni, «prolungheremo il taglio delle accise». Lo sconto di 25 centesimi, secondo le ipotesi potrebbe essere esteso fino al 30 aprile. Al ministero dell’Economia i tecnici sono al lavoro per trovare le coperture tenendo presente che la sottrazione di gettito impatta su una situazione dei conti pubblici minata dalle stime di crescita inferiori alle previsioni e con un deficit che il governo si è impegnato a far scendere sotto il 3% del Pil per evitare la procedura d’infrazione. Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha avuto diversi colloqui con il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, per fare il punto sugli aspetti tecnici del prolungamento del taglio alle accise. Bisogna lavorare con il cesello per trovare le compensazioni.
Intanto le concessionarie autostradali hanno fatto partire l’iter che porterà prossimi giorni alla riduzione del prezzo di vendita dei carburanti di 5 centesimi il litro per 20 giorni. È stato così accolto l’appello del ministro dei Trasporti, Matteo Salvini al tavolo dello scorso 25 marzo. Salvini convocherà di nuovo compagnie petrolifere per evitare ulteriori speculazioni a danni di cittadini e imprese.
Quando fu deciso il taglio delle accise, i distributori non avevano provveduto subito ad aggiornare i listini, scatenando le rimostranze dei consumatori e l’intervento del governo per monitorare la situazione. Novità in arrivo per il settore agricolo con il credito d’imposta per il gasolio annunciato dal ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida. «È una misura fondamentale per dare ossigeno alle imprese duramente colpite dal balzo dei costi energetici legato al conflitto in Iran», ha detto il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini. Dinanzi ai rincari del gasolio agricolo l’associazione del settore aveva presentato nei giorni scorsi un esposto a Procura e Guardia di Finanza per fare luce su eventuali speculazioni, allo scopo di tutelare gli agricoltori e i consumatori.
Tricarico: «Se gli Stati Uniti si sfilano dalla Nato mancheranno strategie di guerra»
«Se gli Stati Uniti si sfilassero dalla Nato, ci sono due fattori principali che verrebbero a mancare. Il primo e più importante è la capacità di comando e controllo, perché la guerra bisogna saperla fare e l’Europa non la sa fare. Il secondo è l’intelligence, perché non averne una efficace significherebbe avere uno strumento cieco». Così il generale Leonardo Tricarico, ex capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica.
«L’Italia è un partner della Nato da sempre e forse uno dei più capaci, che non si è mai sottratto sia alle chiamate degli Stati Uniti sia a quelle dell’Alleanza. In ogni caso il nostro Paese non sarebbe più esposto — aggiunge —. Il sistema acquisirebbe comunque una fragilità complessiva inaccettabile nei primi tempi, che andrebbe sostituita con un irrobustimento progressivo nel tempo, ma questo non succederà da un giorno all’altro».
«Auspico che gli Stati Uniti non escano dall’Alleanza, ma se dovesse succedere non è la fine del mondo».
Quando Henry Ford invitò per la prima volta i dirigenti della Fiat a visitare la fabbrica di Detroit, Giovanni Agnelli disse ai suoi ingegneri in partenza: «Per favore nessun colpo di genio, copiate e basta». Per chi avrà il compito titanico di rifondare il calcio nazionale disperso nelle lande della Bosnia vale lo stesso principio: non servono né fantasia né italica furbizia, basta mettere in pratica i fondamentali che tutta Europa applica, mutuati da due realtà vincenti, Norvegia e Germania. La prima in ascesa, la seconda in declino controllato fra i veleni del calcio iperglobalizzato, ma ai Mondiali ci va in carrozza.
Al di là delle futili promesse che da 12 anni accompagnano rivoluzioni mai neppure immaginate (basta un rigore non dato domenica prossima per tornare alla misera routine) esistono due precondizioni di buonsenso: che il pallone italiano venga innervato da giovani italiani (finanziamento dei vivai con il 10-15% dei fatturati) e che nel campionato italiano giochino mediani, esterni a tutta fascia, centravanti italiani (almeno 3-4 per squadra dal primo minuto). In caso contrario si tratta di chiacchiere e distintivo alla Gabriele Gravina. Sembrano banalità ma non lo sono: deve infortunarsi il mediocre Pervin Estupinan perché il Milan scopra Davide Bartesaghi, deve marcare visita mezzo Napoli perché Antonio Conte mandi in campo Antonio Vergara, deve fare cilecca per un’intera stagione Markus Thuram perché l’Inter punti con decisione su Pio Esposito.
Stilati i punti fermi ecco i modelli vincenti da copiare. Una ventina d’anni fa in Norvegia hanno deciso di investire non solo nello sci ma anche in quella strana sfera che rotola su un prato. E hanno puntato su tre fattori: 1) i ragazzi fino a 13 anni devono divertirsi, quindi nessuna esasperazione tattica ma solo crescita atletica e tecnica; 2) il rinnovamento di tutti gli impianti di base e di vertice (senza comitati e pm «bellaciao» in circolazione è più facile); 3) le scuole calcio affidate a educatori in grado di trasmettere l’etica dello sport e non solo l’urgenza del risultato a tutti i costi e con tutti i mezzucci. Uno schema vincente, anche se per stracciare gli avversari dalle metodologie meno cool bisogna poi avere in squadra Erling Haaland, Alexander Sorloth e Antonio Nusa.
In Germania hanno costruito un modello più centralista, con 366 scuole calcio regionali più 52 d’eccellenza finanziate dalla federazione e piazzate a macchia di leopardo in tutti i länder. Quindi controllo diretto del territorio, dei vivai e delle filosofie di gioco. Si chiama «Programma talenti», è stato varato dopo la disfatta a Euro 2000 e ha portato il Wunderteam a vincere il mondiale 2014 in Brasile. Ogni club ha l’obbligo di schierare una squadra B (in Italia ci arriviamo adesso) e i giovani calciatori fino ai 14 anni devono imparare tutti i fondamentali, le specializzazioni arrivano dopo. Poiché «è sempre vero anche il contrario», il Barcellona si è accaparrato Lamine Yamal a 7 anni e non ha mai pensato di metterlo in porta.
Tornando al modello tedesco, molta importanza è stata data allo scouting dei giovani talenti, alla necessità di farli giocare e non invecchiare in panchina. E alla formazione professionale dei tecnici, con la realizzazione di una vera e propria università del pallone, con l’esplosione di Jürgen Klopp, Hans Dieter Flick, Thomas Tuchel e del simpaticone Julian Nagelsmann. Pur senza raggiungere mai gli abissi italiani, il sistema tedesco conosce alti e bassi per due motivi: la presenza costante di club come Bayern Monaco e Borussia Dortmund nel supermarket dei talenti stranieri e il gap generazionale. Non tutti gli anni nascono i Kroos, i Neuer, i Kimmich.
Mentre Matteo Renzi minaccia di organizzare «una riunione pubblica di Italia Viva in cui daremo le nostre idee sul futuro del calcio» (detto da un ex premier che non ha un’idea di Paese ma solo un’idea di poltrone fa ridere), copiare diventa un dovere. E se guardare agli altri è un atteggiamento troppo esterofilo o provinciale, basta riprendere in mano il dossier di Roberto Baggio. Una decina di anni fa il Divin Codino era stato incaricato dalla federazione di preparare uno studio con l’obiettivo di ripensare dalle fondamenta il calcio italiano. Ne scaturì un lavoro monstre, 900 pagine stilate con 50 collaboratori che finirono sulle scrivanie del Consiglio federale.
Lì dentro c’era tutto. La nuova formazione degli allenatori con una selezione rigorosa e percorsi di studio. La suddivisione dell’Italia in 100 distretti con gli osservatori federali pronti a scoprire i talenti. La necessità di valorizzare i vivai con un indirizzo preciso: sviluppare la tecnica (era Baggio non Gentile) e non solo la fisicità, crescere giovani con cultura sportiva e non solo con la fregola del 4-4-2 o della ripartenza a elastico. Il dossier finì in qualche cassetto e in qualche camino, Baggio tornò a caccia in Patagonia. E la Nazionale a farsi impallinare in Bosnia.















