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Gabbana verso l’addio. C’è troppo debito D&G diventa D&D

Gabbana verso l’addio. C’è troppo debito D&G diventa D&D
Domenico Dolce e Stefano Gabbana (Ansa)
Dopo aver lasciato la presidenza, uno dei due fondatori valuta la vendita del 40%. Trattativa con le banche sul rifinanziamento.

C’eravamo tanto amati e ultimamente anche tanto indebitati. La storia di Dolce & Gabbana - ma forse sarebbe più corretto dire Dolce & Debito, o per gli amici D&D - sembra entrare in quella fase della vita in cui anche le coppie più glamour smettono di litigare per il colore delle tende e iniziano le pratiche di divorzio. Che è sempre un brutto momento.

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«Brutto precedente se l’Australia potrà produrre Prosecco»
Nel riquadro, Sandro Bottega (IStock)
L’imprenditore Sandro Bottega: «L’intesa Ue ci penalizza, invece lo Champagne è tutelato. Servono sgravi per far fronte allo stop delle spedizioni».
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Il governo alza il calice al Vinitaly ma il problema sono i balzelli Ue
La rappresentanza del governo all'apertura di Vinitaly 2026 (Ansa)
  • Aperta la kermesse chiave del settore a Verona. Tajani: puntiamo a 700 miliardi di export. Zoppas: 10 dal vino. Gesmundo (Coldiretti): bisogna però liberarsi da 2.000 pagine tra regolamenti, norme fiscali e disciplinari.
  • Generali Italia è presente alla 58esima edizione della manifestazione, con la sua holding vitivinicola Leone Alato. Il ceo Fancel: «Soluzioni innovative per una crescita sostenibile».

Lo speciale contiene due articoli.

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Edicola Verità | la rassegna stampa del 13 aprile

Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa podcast del 13 aprile con Carlo Cambi

Elezioni Ungheria, vince Magyar. Per l’Ue c’è poco da esultare
Peter Magyar (Getty Images)
Affluenza ai massimi storici, segno che in Ungheria, a differenza di certa narrativa, la democrazia è ancora viva e vegeta. Bruxelles ha fatto pressioni per determinare l’esito del voto e l’opposizione ha saputo accreditarsi bene con la lobby europea.

Di sicuro, a dispetto della montagna di falsità raccontate in questi anni da media e politici, il popolo ungherese non ha perso dimestichezza nei riguardi della democrazia. Nel tardo pomeriggio di ieri, poco prima che le urne chiudessero, l’affluenza si era stabilizzata attorno al 77,8%, percentuale che qui in Italia possiamo solo sognarci e che in terra magiara non era così alta dal 1990, cioè dai primi vagiti democratici dopo la caduta del regime comunista.

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