Si allarga lo scontro mediorientale, con Hezbollah che ha iniziato a fare da sponda alla rappresaglia iraniana. Sbandierando il pretesto di vendicare l’uccisione dell’ayatollah Ali Khamenei, il gruppo terroristico ha infatti preso di mira nella notte il Nord di Israele con razzi e droni.
L’attacco ha scatenato la risposta israeliana: l’Idf ha iniziato a colpire gli obiettivi terroristici nel Libano meridionale e nel quartiere di Dahiyeh a Beirut, entrambe roccaforti di Hezbollah. I target delle diverse ondate dei raid di Gerusalemme sono stati il quartiere generale, le infrastrutture del gruppo, le filiali di un istituto finanziario legato a Hezbollah e i terroristi senior. A essere stato eliminato nella capitale è proprio il capo del quartiere generale dell’intelligence di Hezbollah, Hussein Makled. Però il primo obiettivo di Israele, come annunciato dal ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, resta il leader di Hezbollah, Naim Qassem. Nel frattempo, all’avanzare dei bombardamenti, è cominciata anche la fuga di migliaia di libanesi: lunghe file di auto hanno intasato le strade della capitale e del Sud del Libano, anche perché Israele ha emesso ordini di evacuazione per 55 villaggi e città. Dall’altra parte, il presidente libanese, Joseph Aoun, ha preso esplicitamente le distanze dalle iniziative di Hezbollah: «Continuare a usare il Libano come piattaforma di guerre proxy mette in pericolo il nostro Paese». Il bilancio dopo poche ore contava già 52 morti e 154 feriti secondo il ministero della Salute libanese.
Tra l’altro, secondo i media libanesi, pare che ci sia Hezbollah anche dietro l’attacco alla base britannica di Akrotiri, a Cipro, che ha riportato dei lievi danni. Durante la giornata, l’aeroporto internazionale di Paphos è stato evacuato, mentre due droni sono stati intercettati. A sostegno dell’isola, la Grecia si è impegnata a inviare due fregate e due caccia F-16.
Nel frattempo, la rappresaglia iraniana continua a colpire Israele e i Paesi del Golfo, con i pasdaran che parlano complessivamente di 500 siti colpiti, sganciando più di 700 droni e centinaia di missili. La milizia iraniana ha dichiarato di aver attaccato una petroliera presumibilmente legata agli Stati Uniti nello Stretto di Hormuz. Nello Stato ebraico sono suonate a più riprese le sirene, sia al Sud sia al centro del Paese. La Guardia rivoluzionaria iraniana ha poi annunciato in televisione che «nella decima ondata» ha preso di mira il complesso governativo a Tel Aviv, Gerusalemme Est e i centri militari e di sicurezza a Haifa. Una nuova ondata di raid iraniani ha poi interessato l’area di Beersheba, dove si contano almeno 19 feriti. E dato che è improbabile una de-escalation nel breve periodo, l’esercito ha esteso la chiusura delle scuole e dei luoghi di lavoro fino al 7 marzo.
Nei Paesi del Golfo, le prime esplosioni hanno coinvolto Dubai, Abu Dhabi e Doha. Il Qatar ha individuato alcuni droni attorno all’aeroporto e nel pomeriggio il ministero della Difesa ha reso noto di aver abbattuto due caccia bombardieri di fabbricazione russa provenienti dall’Iran, oltre ad aver intercettato sette missili balistici. Ma non è tutto: QatarEnergy ha infatti deciso di interrompere la produzione di gas naturale liquefatto a causa degli attacchi contro i suoi impianti. Spostandoci in Bahrein, una persona è morta a seguito dei raid e l’ambasciata americana ha invitato i connazionali a evitare gli hotel di Manama. Le tensioni hanno coinvolto di nuovo anche il Kuwait: all’alba sono stati «intercettati dei droni ostili». E sempre nel Paese sono stati abbattuti tre F-15 statunitensi a causa di «un incidente di fuoco amico». Infatti, come ha evidenziato il Centcom americano, «durante il combattimento attivo, che includeva attacchi da parte di aerei iraniani, missili balistici, droni», i caccia americani «sono stati abbattuti per errore dalle difese aeree kuwaitiane». Tutti i membri dell’equipaggio si sono però salvati, gettandosi dagli aerei con il paracadute. In un episodio separato, l’ambasciata americana presente nel Paese è stata avvolta da una colonna di fumo. E come il Qatar, in Arabia Saudita, il colosso petrolifero statale Aramco ha sospeso le attività della raffineria di Ras Tanura dopo l’attacco di un drone.
Dall’altra parte, procede contro l’Iran l’operazione Furia epica. Secondo Yinet, nel giro di 48 ore, Washington e Gerusalemme hanno sganciato 3.800 bombe sul territorio iraniano. E stando a quanto riferito dalla Mezzaluna rossa, dall’inizio dell’operazione sono state uccise almeno 555 persone in Iran. Nella notte, le forze aeree israeliane hanno condotto nuovi attacchi contro il regime, colpendo obiettivi «nel cuore di Teheran». E a fare la stessa fine dell’ayatollah è stata anche sua moglie, Mansoureh Khojasteh. La donna è morta a seguito delle ferite riportate negli attacchi di sabato. Non sono invece chiare le sorti dell’impianto nucleare di Natanz: l’ambasciatore iraniano presso l’Aiea ha puntato il dito contro Israele e gli Usa, accusandoli di aver colpito la struttura, ma l’agenzia Onu non ha rilevato danni.






