Nel capoluogo ligure c’è grande fibrillazione visto che la musica dal vivo torna al Ferraris dopo oltre vent’anni di assenza. Il gruppo genovese dei Buio Pesto si esibì nel 2003 e nel 2007 (totalizzando circa 16.000 spettatori complessivi). Qui si parla di 90.000 spettatori per le date del 18, 20 e 21 giugno.
A organizzare l’evento è la Rst events di cui ci stiamo occupando da due giorni, la società con un solo dipendente (assunto nel 2025), capace di conquistare 1,2 milioni di fatturato tra gennaio e ottobre dell’anno scorso e di vincere la gara per l’organizzazione del concerto di Capodanno dei Pinguini tattici nucleari in cambio di 736.000 euro di soldi pubblici.
Nel frattempo tale gara è stata giudicata irregolare dal Tribunale amministrativo regionale della Liguria, che ha ordinato di rifarla. Anche perché il bando prevedeva pure l’organizzazione di eventi analoghi nel triennio 2026-2028. Ma il Comune ha fatto ricorso contro la decisione e ha ottenuto dal Consiglio di Stato la sospensiva della decisione. I supremi giudici amministrativi entreranno nel merito solo a ottobre, ma nella loro ordinanza ci danno già una notizia: l’amministrazione, pur di non rifare subito la gara, ha «espressamente assunto l’impegno di non procedere medio tempore all’affidamento diretto dei servizi analoghi». Di fatto, la giunta si è privata della possibilità di organizzare eventi in modo celere.
Perché ha scelto di fare questo autogol? Voleva far passare la tre giorni di Olly evitando alla Rst di finire sotto esame mentre è impegnata nell’organizzazione dell’evento musicale dell’anno per la città?
E pensare che il vicesindaco Alessandro Terrile, interrogato dai consiglieri dell’opposizione, il 28 aprile scorso, era stato netto: «Né il concerto di Charlotte De Witte, quello che è stato fatto ad aprile, né il concerto di Olly allo stadio, che peraltro non è organizzato dal Comune, risultano organizzati dalla Rst events srl che è la aggiudicataria della procedura di gara del Capodanno 2020».
E, invece, come risulta chiaro dalle locandine di «Tutti a casa» e dalle interviste rilasciate in questi giorni dai politici della maggioranza a organizzare l’evento, patrocinato da Palazzo Tursi, è proprio la Rst amministrata da Alessandro Orlando. Che, come il vicesindaco Terrile e il consigliere comunale delegato agli eventi Lorenzo Garzarelli, non ha risposto alle nostre richieste di chiarimento, in particolare su quanto sia costato a Olly e alla Rst l’affitto stadio.
A tutti abbiamo fatto notare che Genoa e Sampdoria pagherebbero 2,2 milioni annui per la concessione dell’impianto per un costo-partita pari a circa 58.000 euro.
Anche Olly ha pagato 60.000 euro a data? E, se lo ha fatto, i soldi sono andati al Comune o alla Luigi Ferraris srl che gestisce la struttura per le società sportive?
Nessuna risposta. Riserbo assoluto.
Il sospetto è che lo stadio sia stato concesso gratuitamente o quasi in cambio di un robusto ritorno di immagine per l’amministrazione comunale.
Garzarelli, su Repubblica, ha usato il successo del triplo concerto di Olly per fare propaganda all’attività dell’amministrazione che punterebbe a «creare centri e spazi sociali di comunità in ogni quartiere» per «ricreare quel tessuto che è andato polverizzato negli anni». Quindi ha evidenziato come «per la riconquista del Ferraris sono serviti un anno di lavoro, una marea di permessi, tantissimi soldi e lo slancio “quasi incosciente” della squadra che ha allestito l’evento dei prossimi giorni, Magellano, Rst events, il Comune, ovviamente oltre al management dell’artista».
In sostanza se Olly è tornato a casa il merito è anche della giunta.
La sindaca Salis già nel 2025 aveva messo il cappello sull’evento con queste parole: «Riportare dopo 22 anni la grande musica al Ferraris è un sogno che si realizza. E per questo non posso che ringraziare Olly e tutto il suo staff per aver fortemente voluto questo evento, mostrando ancora una volta lo stretto legame che unisce Federico alla sua, alla nostra città».
La prima cittadina, nell’occasione, aveva già evidenziato la centralità della giunta per il raggiungimento dell’obiettivo: «Siamo consapevoli delle difficoltà che ci sono al momento per allestire un grande spettacolo come questo nel nostro stadio ed è il motivo per cui il Comune si è detto subito disponibile ad aiutare la produzione per quanto di sua competenza e possibilità».
L’evento viene promosso persino sul sito istituzionale Visit Genoa, con tanto di riferimento al sito di vendita dei biglietti. Uno spot per l’artista, ma anche per la città e, di conseguenza, per i suoi amministratori: «Olly ha scelto per la prima data, il prossimo 18 giugno 2026, lo stadio Luigi Ferraris di Genova che riapre eccezionalmente le sue porte alla musica proprio per Olly e la sua gente a 22 anni dall’ultimo concerto di Vasco Rossi» si legge sul sito. «L’evento “Tutti a casa”, già dal titolo, racconta del legame stretto di Federico con la sua città e le sue radici, della voglia di condividere con Genova l’energia, la potenza e il senso di condivisione che vengono sprigionate da un suo live».
Insomma tutta la maggioranza sta provando a sfruttare i tre concerti per avere un dividendo politico.
Questa vicenda poco trasparente ci ha fatto tornare alla mente l’inchiesta aperta dalla Procura di Pesaro sulla giunta dem guidata all’epoca dall’europarlamentare Matteo Ricci. L’indagine è partita investigando su alcune presunte irregolarità negli affidamenti diretti assicurati dal Comune a un paio di associazioni culturali non profit, per una cifra complessiva (600.000 euro) molto inferiore a quella che a Genova è stata stanziata per gli eventi musicali di cui abbiamo parlato in questi giorni. L’accusa per l’ex sindaco è stata inizialmente questa (successivamente si è aggravata): «Otteneva direttamente un’utilità non patrimoniale, attraverso la realizzazione, con modalità illegittime, di opere ed eventi pubblici del Comune di Pesaro di grande richiamo in grado di conferire una immagine di efficienza ed efficacia dell’azione amministrativa e politica del sindaco, così arrecando al medesimo un rilevante beneficio in termini di accresciuta popolarità e consenso».
Per provare ad avere le delucidazioni che la politica non ci ha dato, ieri abbiamo contattato l’amministratore della Rst, Orlando, ma anche lui ha evitato di rispondere alle nostre domande.
«Sono in commissione vigilanza allo stadio Marassi, quindi sono messo malissimo. Sarà una cosa lunga». Gli abbiamo spiegato che saremmo stati rapidi, ma lui ha ribadito: «Domani abbiamo la prima data. Sono molto impegnato sino al 22». Allora gli abbiamo annunciato che gli avremmo inviato le domande per messaggio e lui ci ha ringraziato. Salvo poi sparire.
La domanda più importante era, ovviamente, quella sul prezzo pagato da Olly per la concessione dello stadio.
Poi gli abbiamo chiesto lumi sulla gara di ottobre (quella sub iudice) e sulla struttura quasi fantasma della società di cui è titolare del 49 per cento delle quote.
I quesiti riguardavano quanto abbiamo scoperto spulciando i bilanci: nel 2024 la Rst ha dichiarato un fatturato da 1 milione e nessun dipendente. L’amministratore, Orlando, ha ricevuto un compenso di soli 15.000 euro. Nel 2025 è stato assunto un altro dei tre soci, Nicolò Sasso, detentore del 45 per cento delle quote.
Secondo il bilancio provvisorio del 2025 l’unico dipendente avrebbe un costo complessivo di 15.000 euro lordi per tutto l’anno.
In pratica le società che con la giunta Salis fanno incetta di affidamenti diretti e non, la Rst e la gemella Ops (di cui sono soci sempre Orlando e Sasso) hanno strutture così leggere che sono quasi invisibili.
La sede è condivisa con una ditta di sicurezza, non ci sono dipendenti e, sembra di capire, fanno tutto i due principali soci.
Che sono capaci di realizzare, però, fatturati milionari. Complimenti.
La capogruppo della Lega in Consiglio comunale, Paola Bordilli, dopo la pubblicazione delle nostre inchieste attacca: «Ieri criticavano i grandi eventi di Marco Bucci, oggi ci vanno a fare le sfilate. Ci ricordiamo bene quando l’allora segretario provinciale del Pd e consigliere regionale, Simone D’Angelo, commentava l’inizio del mandato della Salis parlando testualmente di "bilanci scritti dalla destra che investono risorse solo per i grandi eventi”, contrapposti a un fantomatico "bilancio di sinistra che pone priorità diverse.” Oggi gli esponenti del Pd, che un tempo storcevano il naso, presenziano e partecipano in massa ai tanti appuntamenti che la Salis organizza in città in maniera continuativa, spesso a colpi di eventi sotto i 140.000 euro, ossia sottosoglia. Quando fa comodo per un po’ di visibilità, la narrazione della sinistra cambia improvvisamente».
Ilaria Cavo, deputata di Noi moderati e consigliera più votata di Genova, in un comunicato diramato ieri, si concentra, invece, sulla vicenda dei posti «speciali» riservati dal Comune ai soli consiglieri di centrosinistra per il mega concerto organizzato in città da Radio dimensione suono: «Se confermato, il meccanismo di biglietti vip per la maggioranza sarebbe un comportamento inaccettabile su cui fare al più presto chiarezza, in ogni sede. Quello di domenica non era un evento privato della sindaca, nel quale ciascuno è libero di invitare chi desidera, ma una manifestazione realizzata con risorse pubbliche (e ci piacerebbe anche sapere quante). Quando si coinvolgono rappresentanti istituzionali, è doveroso farlo nel rispetto di tutti i cittadini che essi rappresentano, maggioranza e opposizione. Le risorse investite da Palazzo Tursi per organizzare eventi non sono un affare privato, non sono e non possono essere strumenti di promozione personale o di parte. Se questa maggioranza intende utilizzare le manifestazioni pubbliche per promuoversi, lo faccia almeno nel rispetto delle regole e dei ruoli istituzionali e soprattutto dia spiegazioni sulla gestione di quanto accaduto».