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2023-11-06
Francesco Hayez, pittore Romantico. Una grande mostra alla GAM di Torino
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L'allestimento della mostra Hayez. L'officina del pittore romantico alla GAM di Torino. PH/Perottino
Il Bacio (1859) e il Ritratto di Alessandro Manzoni (1841). Bastano queste due opere - talmente conosciute da diventare iconiche - per identificare l’autore. Che è Francesco Hayez, l’artista che visse a cavallo fra due secoli (nacque a Venezia nel 1791 e morì a Milano nel 1882), in quel momento epocale e rivoluzionario, di profonde innovazioni politiche e sociali, che ha segnato il passaggio tra la cultura neoclassica e quella romantica. Nato a Venezia da genitori di umili origini (il padre, francese di Valenciennes, era un pescatore mentre la madre, Chiara Torcellon, una popolana di Murano) ma milanese d’adozione, Francesco Hayez è l’artista che più di ogni altro ha saputo rappresentare il sentimento romatico, la bellezza e la passione politica: in lui, «protetto» dal Canova, stimato da Mazzini (che lo consacrò ad interprete delle aspirazioni nazionali) e legato a Verdi e a Manzoni da profonda amicizia (oltre che da altrettanta profonda comunione di cultura e ideali), si è riconosciuta tutta l’Italia risorgimentale, nobile, borghese o popolare che fosse.
Pittore del mito e della storia , eccelso ritrattista, Hayez è stato davvero lo specchio e la voce del suo tempo ed è per questo che la sua arte – e il suo modo di fare arte - merita di essere conosciuta «in toto », al di là delle opere simbolo, al di là del già citato Bacio (di cui ne realizzò tre versioni, anche se la più famosa è quella conservata alla Pinacoteca di Brera) o della grandiosa Sete dei Crociati sotto Gerusalemme (1838/50). Ed è proprio questo l’intento della grande mostra allestita alla GAM di Torino, un’esposizione che, seppur «orfana» delle opere simbolo, è ricca di capolavori. Dipinti, ma anche un nutrito gruppo di disegni (molti dei quali provenienti dal suo studio nell’Accademia di Brera, dove Hayez fu professore di pittura per ben quarant’anni), che accompagnano il pubblico all’interno dell’officina dell’artista, per svelarne tecniche e segreti. Dopotutto, il titolo della mostra è Hayez. L’officina del pittore romantico…
La mostra
Suddiviso in 10 sezioni e curato da Fernando Mazzocca ed Elena Lissoni, il percorso espositivo parte dagli anni della formazione (quelli che Hayez trascorse fra la natia Venezia e Roma), copre tutto il periodo milanese e si conclude con le ultime prove della maturità. In un susseguirsi di opere sconosciute e famosissime (come La Meditazione e l’Accusa segreta), a fare l’originalità di questa mostra è l’aver messo a confronto - per la prima volta - disegni e dipinti, ricostruendo così tutto il «processo creativo » di Hayez, quello che avveniva nel suo atelier. E si scopre così che per lui, « pittore del colore » , grande ammiratore di Tiziano e dei maestri veneziani del Quattro e Cinquecento, anche il disegno ha la sua importanza, che è secondario solo in apparenza. Oltre alle sue tele, spesso frutto dell’estro del momento e altrettanto spesso «rimaneggiate in corso d’opera », di Hayez si conoscono infatti anche centinaia di disegni, il più delle volte tracciati con un gesto rapido e immediato, una sorta di appunti visivi da impiegare poi nella creazione delle composizioni, e solo in rarissime occasioni riportati dettagliatamente sulla tela: a dare l’idea di quanto, in Hayez, il disegno fosse già di per sè una vera e propria opera d’arte, basta ammirare lo «schizzo » della già citata tela la Sete dei Crociati, uno fra i più interessanti esposti in questa mostra torinese, un’esposizione che fra le suggestioni dei ritratti (basta pensare ai ritratti femminili, occhi di brace che sembrano bucare la tela… ), la maestosità delle opere storiche e la drammaticità delle sculture, è un omaggio dovuto ad un artista che, per dirla con le parole di Fernando Mazzocca, «è stato protagonista di cambiamenti epocali… e per le sue idee politiche è da considerarsi, insieme a Manzoni e Verdi, tra i grandi Padri della Patria». Davanti a un quadro di Hayez bisogna necessariamente andare «oltre». Perchè dietro la bellezza del soggetto è scritta - cripticamente ammanta dall'antichità e dal mito - la storia del nistro Risorgimento. E dell'Italia (finalmente) unita.
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È la GAM - Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino a ospitare (sino al 1 aprile 2024) una grande mostra dedicata al genio di Francesco Hayez, massimo esponente in Italia della pittura romantica. In un percorso espositivo che si snoda fra arte, storia e politica, disegni e dipinti, esposte oltre 100 opere, dalle meno note alle più popolari: una su tutte, Il Consiglio alla Vendetta, prestigioso prestito proveniente dal Liechtenstein Museum di Vienna.Il Bacio (1859) e il Ritratto di Alessandro Manzoni (1841). Bastano queste due opere - talmente conosciute da diventare iconiche - per identificare l’autore. Che è Francesco Hayez, l’artista che visse a cavallo fra due secoli (nacque a Venezia nel 1791 e morì a Milano nel 1882), in quel momento epocale e rivoluzionario, di profonde innovazioni politiche e sociali, che ha segnato il passaggio tra la cultura neoclassica e quella romantica. Nato a Venezia da genitori di umili origini (il padre, francese di Valenciennes, era un pescatore mentre la madre, Chiara Torcellon, una popolana di Murano) ma milanese d’adozione, Francesco Hayez è l’artista che più di ogni altro ha saputo rappresentare il sentimento romatico, la bellezza e la passione politica: in lui, «protetto» dal Canova, stimato da Mazzini (che lo consacrò ad interprete delle aspirazioni nazionali) e legato a Verdi e a Manzoni da profonda amicizia (oltre che da altrettanta profonda comunione di cultura e ideali), si è riconosciuta tutta l’Italia risorgimentale, nobile, borghese o popolare che fosse. Pittore del mito e della storia , eccelso ritrattista, Hayez è stato davvero lo specchio e la voce del suo tempo ed è per questo che la sua arte – e il suo modo di fare arte - merita di essere conosciuta «in toto », al di là delle opere simbolo, al di là del già citato Bacio (di cui ne realizzò tre versioni, anche se la più famosa è quella conservata alla Pinacoteca di Brera) o della grandiosa Sete dei Crociati sotto Gerusalemme (1838/50). Ed è proprio questo l’intento della grande mostra allestita alla GAM di Torino, un’esposizione che, seppur «orfana» delle opere simbolo, è ricca di capolavori. Dipinti, ma anche un nutrito gruppo di disegni (molti dei quali provenienti dal suo studio nell’Accademia di Brera, dove Hayez fu professore di pittura per ben quarant’anni), che accompagnano il pubblico all’interno dell’officina dell’artista, per svelarne tecniche e segreti. Dopotutto, il titolo della mostra è Hayez. L’officina del pittore romantico…La mostraSuddiviso in 10 sezioni e curato da Fernando Mazzocca ed Elena Lissoni, il percorso espositivo parte dagli anni della formazione (quelli che Hayez trascorse fra la natia Venezia e Roma), copre tutto il periodo milanese e si conclude con le ultime prove della maturità. In un susseguirsi di opere sconosciute e famosissime (come La Meditazione e l’Accusa segreta), a fare l’originalità di questa mostra è l’aver messo a confronto - per la prima volta - disegni e dipinti, ricostruendo così tutto il «processo creativo » di Hayez, quello che avveniva nel suo atelier. E si scopre così che per lui, « pittore del colore » , grande ammiratore di Tiziano e dei maestri veneziani del Quattro e Cinquecento, anche il disegno ha la sua importanza, che è secondario solo in apparenza. Oltre alle sue tele, spesso frutto dell’estro del momento e altrettanto spesso «rimaneggiate in corso d’opera », di Hayez si conoscono infatti anche centinaia di disegni, il più delle volte tracciati con un gesto rapido e immediato, una sorta di appunti visivi da impiegare poi nella creazione delle composizioni, e solo in rarissime occasioni riportati dettagliatamente sulla tela: a dare l’idea di quanto, in Hayez, il disegno fosse già di per sè una vera e propria opera d’arte, basta ammirare lo «schizzo » della già citata tela la Sete dei Crociati, uno fra i più interessanti esposti in questa mostra torinese, un’esposizione che fra le suggestioni dei ritratti (basta pensare ai ritratti femminili, occhi di brace che sembrano bucare la tela… ), la maestosità delle opere storiche e la drammaticità delle sculture, è un omaggio dovuto ad un artista che, per dirla con le parole di Fernando Mazzocca, «è stato protagonista di cambiamenti epocali… e per le sue idee politiche è da considerarsi, insieme a Manzoni e Verdi, tra i grandi Padri della Patria». Davanti a un quadro di Hayez bisogna necessariamente andare «oltre». Perchè dietro la bellezza del soggetto è scritta - cripticamente ammanta dall'antichità e dal mito - la storia del nistro Risorgimento. E dell'Italia (finalmente) unita.
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Stavolta l’allarme è assai più serio di quanto accaduto con la «infection boat», la nave da crociera Hondius arrivata ieri nel porto di Rotterdam e dove a bordo si era sviluppato il focolaio di Hantavirus. L’Oms, come si legge nel bollettino ufficiale, «ha dichiarato, il 17 maggio, un’emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale per l’epidemia di malattia da virus ebola causata dalla variante Bundibugyo nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda».
Il focolaio si è sviluppato nella zona di confine tra Uganda e Sud Sudan, una delle aree più povere e depresse del mondo, ed è già passato in Congo dove questa è la diciassettesima epidemia di un virus insidiosissimo. Il governo congolese ha già preso misure di contenimento. Ma l’interrogativo che più preoccupa è: se si estende il contagio come contrastarlo? Questo ceppo di Ebola, scoperto nel 2007 anche se è lievemente meno letale con un’incidenza del 50% di mortalità rispetto alla variante Zaire che arriva fino al 90% di decessi, non ha nessun vaccino per contrastarlo né alcuna terapia: avvenuto il contagio si possono solo contenere gli effetti e sperare che il sistema immunitario faccia il suo lavoro. Questo però mette in evidenza come l’industria dei vaccini sia più attenta al mercato che alla salute. Anche nel caso dell’Hantavirus si è detto che in nove mesi si poteva arrivare al siero per contrastarlo, adottando come parametro i tempi per la puntura anti Covid. La verità è che l’Hantavirus è stato studiato e l’antidoto c’è, ma non è stato mai ultimato perché non ha mercato.
Il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha ammesso che ci sono «notevoli incertezze sul numero reale di persone infette e sulla diffusione geografica». Le cifre attestano 246 casi sospetti con 80 decessi sospetti e 8 casi confermati, oltre a due decessi in Uganda e a un focolaio di almeno 80 contagi in Sud Sudan. Secondo le autorità congolesi, i morti in realtà sarebbero 95 e i contagiati 400. A queste cifre va aggiunto quanto riferiscono i Cdc americani: sei operatori sanitari statunitensi esposti al contagio. Sempre i Centers for disease control and prevention di Atlanta, sia pure parlando di rischio basso per la popolazione statunitense, hanno attivato le procedure d’emergenza e per il rimpatrio dei sei contagiati hanno predisposto un primo trasferimento in una base militare in Germania. L’ambasciata Usa a Kinshasa ha contestualmente vietato i viaggi nella provincia dell’Ituri, l’epicentro del focolaio. Da quel che si è saputo la paziente zero sarebbe un’infermiera del Congo che ha accusato la malattia dal 24 aprile. Per stessa ammissione dell’Oms, essendo così rara al variante Bundibugyo, la ricerca scientifica ed economica si è concentrata quasi interamente sul ceppo Zaire di Ebola, per il quale ora esistono vaccini e farmaci efficaci, lasciando un vuoto di ricerca per questa specie. Tedros Adhanom Ghebreyesus ha anche precisato che «l’emergenza sanitaria internazionale è comunque uno dei livelli di allerta più alti, secondo solo alla pandemia». Come detto, al momento non ci sono cure. Gli unici provvedimenti terapeutici applicabili una volta che si manifestano i sintomi (febbre alta e forti dolori muscolari, vomito e diarrea, emorragie interne ed esterne) sono reidratazione aggressiva, supporto emodinamico e gestione dei sintomi con farmaci per il dolore, per la febbre e gli antiemetici. Il contagio avviene solo con contatti diretti con infetti, scambio di sangue e fluidi organici.
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