La sinistra vuole espropriarci casa ma consente affitti brevi extra lusso

Mentre il vicepresidente del Consiglio comunale spinge per requisire le case sfitte dei fiorentini, nel cuore del centro storico della città che vanta le regole più restrittive sulle locazioni brevi, un fondo può liberamente firmare contratti turistici per trarre il massimo del profitto da oltre cento appartamenti superlusso.
È il paradosso «realizzato» da Sara Funaro. Il sindaco dem del capoluogo toscano ha fatto della lotta agli affitti «mordi e fuggi» un tratto distintivo che adesso gli si sta ritorcendo contro, se è vero che host, cittadini e property manager da tutta Italia sono pronti a mobilitarsi con una manifestazione di protesta prevista proprio nella sua città per il 4 giugno. Ma andiamo con ordine.
Da tempo Firenze guida la corsa dei centri d’arte governati dalle amministrazioni di sinistra a limitare «le locazioni con il lucchetto». Nella culla di Dante, c’è il blocco dei nuovi affitti nel centro storico, ogni singolo appartamento destinato a locazione breve deve essere autorizzato dal Comune e le sanzioni amministrative per chi viola le norme (cucine di almeno 9 metri quadrati, rigidi limiti per evitare l’inquinamento acustico, obbligo di Cin, divieto di posizionare le keybox) arrivano fino a 10.000 euro. Non solo. Perché di recente la giunta ha approvato una delibera che prevede di estendere la normativa anti overtourism ad altre 500 e passa strade della cosiddetta «prima cintura» urbana. E come se non bastasse, Vincenzo Pizzolo, il rappresentante del gruppo consiliare Avs-Ecolò di cui sopra, in una recente riunione della Commissione Sviluppo, ha apertamente dichiarato la disponibilità dei suoi a sostenere forme di requisizione delle case sfitte.
«...Non so se suggerivano una forma di requisizione delle case sfitte», ha replicato a un intervento di alcuni colleghi in aula, «nel caso noi come gruppo consiliare siamo favorevoli, a livello parlamentare abbiamo anche fatto una proposta di legge».
Insomma, quella che poteva essere una battaglia sacrosanta, regolamentare una situazione che nelle città turistiche è oggettivamente complicata, si è trasformato in un conflitto ideologico.
Talmente tanto ideologico che quando il Tar, pochi giorni fa, ha dato il via libera alla possibilità di fare attività di Airbnb in un mega palazzo vicino al Duomo che conta più di 100 alloggi extra lusso, è scoppiata plateale la contraddizione. Ma come, a Firenze si vietano gli affitti brevi ai piccoli proprietari e si concedono le locazioni «mordi e fuggi» ai fondi dell’immobiliare?
Il complesso Bufalini (ex sede della Cassa di Risparmio) sorge infatti a circa 200 metri dal Duomo ed è di proprietà di Namira Sgr (società di gestione del risparmio) che ha acquistato l’intero complesso (circa 18.000 mq) nel 2024 da Tom Barrack e oggi lo gestisce attraverso il fondo Kalon.
Cos’è successo? Di chi è la colpa? I giudici hanno stabilito che le convenzioni urbanistiche stipulate in precedenza prevalgono sul nuovo regolamento comunale e quindi il fondo può fare affari a quattro passi dal Duomo, mentre il fiorentino che ha ereditato una piccola abitazione deve pensare ad altro. Secondo i giudici del tribunale regionale, infatti, il via libera a Namira arriva dal piano urbanistico comunale dello scorso anno (la variante di aprile) che aveva escluso il complesso Bufalini dal blocco previsto per gli Airbnb (in base anche a una convenzione del 2017 che non escludeva la destinazione turistica). E poco importa che a maggio dello scorso l’amministrazione di sinistra abbia approvato un regolamento che vieta nuovi affitti brevi nell’area Unesco.
Certo, la Funaro è pronta a ricorrere al Consiglio di Stato. Ma a prescindere dall’esito, la frittata è fatta. Dal punto di vista dell’immagine, di certo, ma non solo. Perché in molti si stanno chiedendo se ci siano altri casi simili a quello del complesso Bufalini. Altre eccezioni alle rigidissime regole imposte dalla nuova amministrazione che suonerebbero come l’ennesima beffa per i cittadini. Lo evidenziano il consigliere di Sinistra Progetto Comune Dimitrij Palagi e la la consigliera di Firenze Democratica Cecilia Del Re: è possibile che altri proprietari possano rivendicare diritti acquisiti sulla base di precedenti convenzioni urbanistiche.
Mentre il vicepresidente del consiglio comunale, lato Fratelli d’Italia, Alessandro Draghi è molto più diretto: «Il caso dell’ex palazzo della cassa di risparmio in Via Bufalini rischia di diventare il Paradosso di Zenone, tanto il Comune si avvicina per vietare gli affitti brevi, senza raggiungere mai la meta. La vittoria al Tar del gruppo che detiene l’immobile a quattro passi da Duomo rischia di fare scuola: potranno adesso nuove varianti urbanistiche, in area Unesco, essere autorizzate a fare affitti brevi, tipo l’ex ospedale militare di San Gallo, l’ex comunale famoso per il cubo nero oppure la caserma Vittorio in costa San Giorgio?».
Che ci possano essere altri edifici o singole abitazioni nella stessa condizione di Bufalini è una possibilità concreta. E una risposta ai quesiti può darla solo il Comune. Con Palazzo Vecchio, di solito molto loquace sulla vicenda, che per adesso tace.





