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La Meloni e Giorgetti sono sempre meno convinti di ricorrere al programma «Safe», dal quale il nostro Paese aveva prenotato 15 miliardi. Il vantaggio sul pagamento degli interessi è praticamente inesistente. E poi ci sarebbe il costo della burocrazia Ue.

Ai cantori delle virtù salvifiche per l’Italia del debito comune Ue pare essersi rotto il giocattolo tra le mani.

Infatti, per quanto riguarda il finanziamento delle spese per la difesa, è passato senza colpo ferire il termine del 31 maggio (non perentorio) per firmare l’accordo di prestito per lo strumento Safe, per il quale l’Italia aveva opzionato la somma di 14,9 miliardi.

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L’Italia non molla, finalmente
Giorgia Meloni (Imagoeconomica)

La discussione sul Mes rinviata di quattro mesi. L’approvazione diventa arma di trattativa su Patto di stabilità e unione bancaria. Prosegue pure il confronto con Bruxelles sul Pnrr. Questione migranti: passa il principio dei confini comuni e arrivano fondi anche per la Tunisia. Ma Polonia e Ungheria s’oppongono alla ridistribuzione.

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È la conferma che non esiste alcuna pioggia di miliardi e che l’Italia da «percettore netto» tornerà a essere «contributore netto». Senza poter decidere in cosa investire.
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«C’è l’intesa, anzi no». L’Europa in panne sullo stop (farlocco) al petrolio russo
Ansa
Anche la Ursula von der Leyen spegne l’ottimismo di Parigi: manca l’ok all’embargo marittimo. Misure forse rinviate alla fine di giugno.
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Pure il carbone viene da Putin e l’Europa ci lascia in mutande
Ansa
Il paradosso: rimettiamo in funzione le centrali per sostituire il gas russo, ma la materia prima l’acquistiamo sempre a Mosca. Bruxelles intanto nega bond comuni per l’energia: il costo delle sanzioni non sarà distribuito.
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