
C’è una storia dimenticata attorno al 2 giugno del 1946. L’Italia è distrutta dalla guerra. Il Paese è spaccato. Diviso. Non solo perché gli italiani si sono combattuti durante una terribile guerra civile.
Ma anche perché, di lì a poco, avrebbe perso l’Istria e la Dalmazia. La vittoria mutilata della Prima guerra mondiale sta per cedere il passo alla mutilazione della Seconda guerra mondiale. Il 2 giugno del 1946 gli italiani si presentano al voto. Non tutti possono farlo, anche se lo vorrebbero. Non vanno a esprimere la propria preferenza coloro che appartengono all’allora provincia di Bolzano e quelli della circoscrizione elettorale di Trieste, della Venezia Giulia e di Zara. Non perché non gli importi nulla, anzi. Solo che non possono. Un paradosso soprattutto per gli abitanti dell’Istria e della Dalmazia che scelsero, dopo il trattato di Parigi (1947), di restare italiani e che, per farlo, abbandonarono le proprie terre, le proprie case e perfino le proprie memorie per diventare esuli in patria. Italiani due volte, sono stati definiti. Perché lo erano per nascita e per decisione. Eppure, quel 2 giugno del 1946, impossibilitati a votare.
A un anno della guerra non era ancora chiaro che fine avrebbero fatto quei territori. Josip Broz Tito puntava ancora a prendersi Trieste, oltre che alle coste dell’Istria e dalmate. Anche Bolzano era in bilico. Come nota l’onorevole Alessandro Urzì, capogruppo di Fratelli d’Italia in commissione Affari costituzionali della Camera, solamente a settembre «si arrivò a regolare la questione altoatesina attraverso l’accordo De Gasperi-Gruber per la concessione di una autonomia regionale al Trentino Alto Adige. Il d. lgt. 99, 16 marzo 1946 aveva disposto che fosse “per ora impossibile lo svolgimento delle elezioni nella Venezia Giulia, a causa dell’attuale situazione internazionale e nella provincia di Bolzano, nella quale le liste elettorali non si sono potute ultimare non essendo tuttora regolate le questioni di cittadinanza degli optanti per la Germania che hanno perfezionato l’opzione” e infatti il 2 giugno 1946 dei 573 seggi da assegnare e previsti dal d. lgt. 74, 10 marzo 1946, ne furono attribuiti 556 poiché, mancavano i 13 previsti per la Circoscrizione XII (Trieste e Venezia Giulia-Zara), oltre ai 5 della provincia di Bolzano. La convocazione dei comizi elettorali avrebbe dovuto essere disposta con successivi provvedimenti ma non accadde; diversamente i cittadini di Briga e Tenda parteciparono alla consultazione benché, l’anno successivo, la rettifica dei confini trasferì queste porzioni di territorio nazionale alla Francia; in l’Alto Adige oltre alla questione del confine nazionale e di possibili rettifiche territoriali, pesò anche il problema degli optanti per il Reich: gli accordi Hitler-Mussolini del 1939 avevano imposto ai cittadini di lingua tedesca l’alternativa di scegliere se rimanere italiani rinunciando alla propria nazionalità, lingua e cultura tedesca o trasferirsi nella Germania nazista rinunciando alla cittadinanza italiana e con essa ai propri beni immobili. Quelli che partirono (ma anche molti di coloro che erano rimasti pur avendo optato) persero dunque la cittadinanza italiana ma dopo la guerra ebbero l’opportunità di optare nuovamente per la cittadinanza italiana».
Per questo motivo, l’onorevole Urzì ha proposto che oggi, festa della Repubblica, vengano ricordati anche loro: «L’ho richiesto», fa sapere Urzì attraverso una nota, «con la presentazione di una interpellanza al ministero della Cultura per garantire nella proposizione dei futuri momenti di celebrazione, rievocazione storica, riflessione culturale e ricerca storica sul 2 giugno 1946, quale data fondante la Repubblica italiana, l’opportuna considerazione anche delle vicende particolari che segnarono così profondamente gli accadimenti di quelle settimane che esclusero una parte della comunità nazionale e dell’elettorato femminile italiano dal momento democratico più alto di riappropriazione della sovranità popolare, nell’unità nazionale».
Erano italiani due volte. Italiani troppo a lungo dimenticati. A cui ora si fa finalmente giustizia.






