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2018-06-27
Finita la pacchia per i taxi del mare. Mostrare i muscoli dà i suoi frutti
ANSA / TWITTER
«E due! Dopo la Ong Aquarius spedita in Spagna, ora tocca alla Ong Lifeline che andrà a Malta, con questa nave fuorilegge che finalmente verrà sequestrata. Per donne e bambini davvero in fuga dalla guerra le porte sono aperte, per tutti gli altri no». I no dell'Italia allo sbarco di carichi di migranti dalle Ong hanno prodotto i primi risultati. Le organizzazioni non governative non spadroneggiano più nel Mediterraneo. «Il clima non è più favorevole alle Ong in Italia», ha lamentato ieri Frédéric Penard, direttore delle operazioni di Sos Mediterranée della nave Aquarius. «Come mi dispiace», scrive su Facebook il ministro dell'Interno Matteo Salvini: «Per loro questa settimana niente scalo al porto di Catania, come facevano sempre, ma andranno diretti al porto di Marsiglia».
E infatti, anche Malta ha l'ha respinta, negando l'accesso alle proprie acque territoriali e al porto di La Valletta per uno scalo tecnico (cambio di equipaggio e rifornimento).
«Ho appena sentito al telefono il presidente Muscat: la nave della Ong Lifeline attraccherà a Malta». Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte annuncia così la fine del braccio di ferro fra gli Stati europei per l'accoglienza dei 234 migranti a bordo della Lifeline, la nave della Ong tedesca bloccata da giovedì scorso al largo di Malta. Una situazione sulla quale fino a ieri il presidente francese Emmanuel Macron ha fatto pressing, perfino durante la sua visita da Papa Francesco in Vaticano.Lo sblocco della situazione sarebbe avvenuto dopo un incontro privato di 90 minuti tra Macron e Conte domenica scorsa, a Roma. Il sì della Valletta, però, come sottolineato dai maltesi poco prima del via libera all'attracco dell'imbarcazione, è vincolato alla condivisione di responsabilità da parte anche di altri Paesi Ue, che si impegneranno ad accogliere i migranti a bordo.
Quattro Stati, Italia, Malta, Francia e Portogallo, infatti, hanno confermato di essere disposti ad accogliere parte dei migranti, mentre Germania, Paesi Bassi e Spagna stanno ancora valutando. Le ultime notizie risalgono a ieri pomeriggio e sono state ricostruite dal quotidiano Times of Malta. «Coerentemente con il principio cardine della nostra proposta sull'immigrazione», ha aggiunto il premier Conte, «secondo cui chi sbarca sulle coste italiane, spagnole, greche o maltesi, sbarca in Europa, l'Italia farà la sua parte e accoglierà una quota dei migranti che sono a bordo della Lifeline, con l'auspicio che anche gli altri Paesi europei facciano lo stesso come in parte già preannunciato».
Al momento dell'attracco, poi, la Lifeline verrà sequestrata e l'equipaggio passato ai raggi X. «Con il presidente maltese», ha annunciato Conte, «abbiamo concordato che l'imbarcazione sarà sottoposta a indagine per accertarne l'effettiva nazionalità e il rispetto del diritto internazionale da parte dell'equipaggio».
Il capitano della Lifeline, secondo il governo di Malta, «ha ignorato le istruzioni date dalle autorità italiane sulla base delle regole internazionali». E per questo è già sotto inchiesta. La richiesta di un molo in Francia era stata presto stoppata dal ministero francese per gli Affari europei Nathalie Loiseau: «Tecnicamente, è all'Italia che spetta ricevere la nave». Ma Salvini non risparmia colpi: «Il ministro francese è ignorante, nel senso che ignora la situazione di questa nave». Che, come ha precisato anche Luigi Di Maio, «non è stata neanche gestita dalle autorità italiane».
E la Francia che si era proposta come risolutrice nella questione Lifeline, per Salvini «ha parlato, ma ha combinato poco». «Quel gentiluomo di Macron», ha detto il vicepremier, «sarà sicuramente in grado di accogliere tutti quelli che scappano». E ancora: «Crolla la fiducia dei francesi in Macron. Ecco perché passa il suo tempo attaccando il governo e i cittadini italiani». Poi, in serata, Bejamin Griveaux, portavoce del governo di Parigi, ha precisato che «la Francia è pronta a inviare una squadra di esperti a Malta per trattare individualmente le richieste di asilo dei migranti». E alla fine anche Macron sembra cambiare registro: «Abbiamo deciso di rafforzare la cooperazione con la Libia e la Guardia costiera libica», ha detto ieri da Roma, «affinché i trafficanti non mettano più le persone su queste barche». Poi fornisce ai giornalisti il suo personale punto di vista: «Se guardiamo alla realtà non possiamo parlare di crisi migratoria ma piuttosto di una crisi politica interna all'Europa sull'immigrazione». E chiude sottolineando che «la Lifeline ha agito contro tutte le regole».
Un atteggiamento decisamente diverso è quello del Portogallo: il ministro dell'Amministrazione interna di Lisbona Eduardo Cabrita ha confermato che accoglierà parte dei migranti. E ha tirato le orecchie all'Europa: «Il Portogallo ha più volte espresso la sua apertura all'accoglienza di migranti e rifugiati». Ma si fermavano tutti in Italia.
E alla fine sono arrivati in Italia (ma perché provenienti da un salvataggio della Guardia costiera italiana e non da Ong) i migranti trasportati dalla nave portacontainer danese Alexander Maersk, ferma da venerdì scorso davanti alle coste ragusane con 108 migranti tirati su con l'aiuto della Guardia costiera italiana e attraccata nella notte scorsa a Pozzallo. Anche nel paese siciliano, dove il sindaco Roberto Ammatuna ha ringraziato Salvini per il supporto, ieri si sono alzati cori per un «sì all'accoglienza, ma con le Ong a casa loro».
Fabio Amendolara
La fake news degli Sos ignorati da Roma
Questa storia del governo «cattivista» che gioca sulla pelle delle persone comincia davvero a stufare. Sulla vicenda degli sbarchi in questi giorni circolano una marea di mistificazioni, bugie e palesi falsità, che sarebbe il caso di smentire una volta per tutte.
Tanto per cominciare, non è affatto vero che l'Italia è disumana e poco accogliente. Al di là degli slogan, dei tweet e dei post su Facebook, fino ad oggi l'esecutivo ha mantenuto una linea di assoluto buon senso, limitando i danni e tenendo in grande considerazione la vita umana, ovvero le condizioni dei migranti a bordo delle navi. La verità è che, se noi siamo cattivi, tutti gli altri simpaticoni europei lo sono il doppio. Da quando il nostro Paese ha cominciato a mostrare i denti e ha smesso di far approdare chiunque, è emerso con estrema chiarezza l'egoismo altrui. Facciamo qualche esempio, partendo dalla nave Aquarius. Ricordate gli insulti piovuti su Matteo Salvini, la belva che aveva deciso di non farla sbarcare qui? Ecco, guardate come si è comportata Malta. Ieri l'equipaggio della nave ha scritto su Twitter: «All'Aquarius è stato negato l'accesso nelle acque territoriali maltesi e nel porto di La Valletta per il semplice cambio equipaggio e il rifornimento. Nessuna spiegazione. Quanto accaduto ci lascia confusi. Ora facciamo rotta a Nord in cerca di una soluzione». Chiaro, no? L'Italia ha assistito, scortato e rifornito l'Aquarius, assicurandosi che il suo carico di persone giungesse sano e salvo in Spagna. I maltesi si rifiutano persino di farla entrare in porto per un rifornimento. Gente generosa, non c'è che dire.
Poi c'è il caso della Lifeline. Ieri Repubblica titolava: «Il dramma in mare della Lifeline. “Noi abbandonati nella tempesta"». Già, i pirati frignano e si lamentano di essere stati abbandonati. Una bella faccia tosta. Hanno raccolto persone che avrebbero dovuto essere soccorse dalla Guardia costiera libica. Hanno disobbedito agli ordini del centro di coordinamento marittimo di Roma. Hanno fatto salire a bordo 234 persone quando potrebbero portarne al massimo una cinquantina, dunque hanno messo a rischio la vita di tutti costoro. Chi è colpevole di disumanità, dunque? L'Italia? Oppure gli attivisti che, in nome dell'ideologia, mettono in pericolo centinaia di vite umane?
Non è finita. La Lifeline, a quanto pare, sarà finalmente accolta da Malta. La quale, tuttavia, ha intenzione di aprire un'indagine sulla nave, all'evidente scopo di bloccarla una volta per tutte. Quanto ai 234 migranti che il vascello trasporta, i maltesi non hanno alcuna intenzione di tenerseli. Hanno accettato di aprire il porto a condizione che gli stranieri siano equamente ripartiti tra i vari Paesi europei «volonterosi». Una parte di questi immigrati saranno accolti dall'Italia, che per l'ennesima volta si dimostra solidale e accogliente (fin troppo). Un'altra parte sarà (forse) accolta dalla Francia, che però si riserva di «esaminare le richieste d'asilo una per una» direttamente sull'isola, come dichiarato dal portavoce del governo francese, Benjamin Griveaux. Molto ospitali anche gli amici d'Oltralpe, non c'è che dire... Fanno il paio con gli spagnoli. I quali si sono presi gli elogi per aver fatto approdare l'Aquarius, ma subito dopo hanno rifiutato l'ingresso alla Lifeline.
Un'altra falsità da smentire con decisione riguarda - ancora una volta - Matteo Salvini. A leggere i giornali di ieri, sembrava che il ministro dell'Interno avesse ordinato di far perire tra i flutti migliaia di persone. Titolo di Repubblica in prima pagina: «Salvini shock sui migranti: “Non rispondere più agli Sos"». Titolo del Corriere della Sera: «Salvini: “Non rispondere agli Sos"». Titolo del Messaggero: «Salvini: “Non risponderemo agli Sos"». Una follia.
Le cose, in realtà, sono andate così. Durante una conferenza stampa, una giornalista chiede a Salvini: «Avete dato disposizioni alla Guardia costiera di non rispondere agli Sos?». Risposta di Salvini: «Non dipende da me, chiedetelo al collega Toninelli con cui stiamo lavorando d'amore e d'accordo da settimane. Se così fosse avrebbe il mio totale sostegno». In pratica, Salvini dice che lui non c'entra nulla e si limita ad assicurare supporto a Toninelli. Eppure, alcuni dei principali giornali italiani raccontano il tutto accusando il leghista di voler impedire alla Guardia costiera di aiutare le navi in mare. Evidentemente alla malafede non c'è limite.
Tutta la questione degli Sos nasce da un'ulteriore mistificazione. Sabato vari quotidiani online hanno titolato su una nota della Guardia costiera che invitava le navi presenti nell'area di ricerca e soccorso vicino alla Libia a rivolgersi alle autorità libiche. Poco dopo, l'agenzia Dire, riportando fonti governative, ha precisato che «la nota diramata dalla Guardia costiera italiana alle imbarcazioni in zona Sar libica e alla Guardia costiera libica non è una comunicazione che traduce un input politico del governo, ma un messaggio circolare di routine in circostanze come questa». Semplicemente, la nostra Guardia costiera ha diffuso «un messaggio circolare legato all'attuazione della convenzione di Amburgo, assolutamente di routine. Non riflette una novità politica legata all'atteggiamento del governo».
Insomma, la storia degli Sos da ignorare è una bugia costruita su una falsità. Tra l'altro, l'Italia tutto sta facendo tranne ignorare le richieste di soccorso. Infatti è stato consentito lo sbarco a Pozzallo al cargo danese Alexander Maersk. Vicenda curiosa, questa. La nave in questione, solitamente, parte dalla Libia e si dirige a Malta. Questa volta, dopo aver lasciato Misurata, è capitata nei pressi di alcuni gommoni, e ha intercettato perfino la Lifeline, il cui equipaggio sembra che abbia aiutato a far salire a bordo della Maersk un po' di stranieri. Una singolare serie di coincidenze. In ogni caso, alla nave è stato concesso l'ingresso, anche in virtù delle richieste del Garante nazionale dei diritti dei detenuti, Mauro Palma. Questo perché siamo cattivi.
Riccardo Torrescura
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Malta si arrende: la Lifeline attraccherà e sarà sequestrata. La Francia e altri Paesi accettano di prendersi parte dei migranti. La Valletta, invece, nega i rifornimenti alla Aquarius: pattugliare il mare sarà più dura. L'ultima panzana dei fan dell'accoglienza è sul divieto di Matteo Salvini a rispondere alle richieste di aiuto. In realtà il ministro si è rimesso a Danilo Toninelli, da cui dipende la Guardia costiera. La quale, quando indica alle navi di rivolgersi ai libici, applica le regole di Amburgo.Lo speciale contiene due articoli. «E due! Dopo la Ong Aquarius spedita in Spagna, ora tocca alla Ong Lifeline che andrà a Malta, con questa nave fuorilegge che finalmente verrà sequestrata. Per donne e bambini davvero in fuga dalla guerra le porte sono aperte, per tutti gli altri no». I no dell'Italia allo sbarco di carichi di migranti dalle Ong hanno prodotto i primi risultati. Le organizzazioni non governative non spadroneggiano più nel Mediterraneo. «Il clima non è più favorevole alle Ong in Italia», ha lamentato ieri Frédéric Penard, direttore delle operazioni di Sos Mediterranée della nave Aquarius. «Come mi dispiace», scrive su Facebook il ministro dell'Interno Matteo Salvini: «Per loro questa settimana niente scalo al porto di Catania, come facevano sempre, ma andranno diretti al porto di Marsiglia». E infatti, anche Malta ha l'ha respinta, negando l'accesso alle proprie acque territoriali e al porto di La Valletta per uno scalo tecnico (cambio di equipaggio e rifornimento). «Ho appena sentito al telefono il presidente Muscat: la nave della Ong Lifeline attraccherà a Malta». Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte annuncia così la fine del braccio di ferro fra gli Stati europei per l'accoglienza dei 234 migranti a bordo della Lifeline, la nave della Ong tedesca bloccata da giovedì scorso al largo di Malta. Una situazione sulla quale fino a ieri il presidente francese Emmanuel Macron ha fatto pressing, perfino durante la sua visita da Papa Francesco in Vaticano.Lo sblocco della situazione sarebbe avvenuto dopo un incontro privato di 90 minuti tra Macron e Conte domenica scorsa, a Roma. Il sì della Valletta, però, come sottolineato dai maltesi poco prima del via libera all'attracco dell'imbarcazione, è vincolato alla condivisione di responsabilità da parte anche di altri Paesi Ue, che si impegneranno ad accogliere i migranti a bordo. Quattro Stati, Italia, Malta, Francia e Portogallo, infatti, hanno confermato di essere disposti ad accogliere parte dei migranti, mentre Germania, Paesi Bassi e Spagna stanno ancora valutando. Le ultime notizie risalgono a ieri pomeriggio e sono state ricostruite dal quotidiano Times of Malta. «Coerentemente con il principio cardine della nostra proposta sull'immigrazione», ha aggiunto il premier Conte, «secondo cui chi sbarca sulle coste italiane, spagnole, greche o maltesi, sbarca in Europa, l'Italia farà la sua parte e accoglierà una quota dei migranti che sono a bordo della Lifeline, con l'auspicio che anche gli altri Paesi europei facciano lo stesso come in parte già preannunciato». Al momento dell'attracco, poi, la Lifeline verrà sequestrata e l'equipaggio passato ai raggi X. «Con il presidente maltese», ha annunciato Conte, «abbiamo concordato che l'imbarcazione sarà sottoposta a indagine per accertarne l'effettiva nazionalità e il rispetto del diritto internazionale da parte dell'equipaggio». Il capitano della Lifeline, secondo il governo di Malta, «ha ignorato le istruzioni date dalle autorità italiane sulla base delle regole internazionali». E per questo è già sotto inchiesta. La richiesta di un molo in Francia era stata presto stoppata dal ministero francese per gli Affari europei Nathalie Loiseau: «Tecnicamente, è all'Italia che spetta ricevere la nave». Ma Salvini non risparmia colpi: «Il ministro francese è ignorante, nel senso che ignora la situazione di questa nave». Che, come ha precisato anche Luigi Di Maio, «non è stata neanche gestita dalle autorità italiane». E la Francia che si era proposta come risolutrice nella questione Lifeline, per Salvini «ha parlato, ma ha combinato poco». «Quel gentiluomo di Macron», ha detto il vicepremier, «sarà sicuramente in grado di accogliere tutti quelli che scappano». E ancora: «Crolla la fiducia dei francesi in Macron. Ecco perché passa il suo tempo attaccando il governo e i cittadini italiani». Poi, in serata, Bejamin Griveaux, portavoce del governo di Parigi, ha precisato che «la Francia è pronta a inviare una squadra di esperti a Malta per trattare individualmente le richieste di asilo dei migranti». E alla fine anche Macron sembra cambiare registro: «Abbiamo deciso di rafforzare la cooperazione con la Libia e la Guardia costiera libica», ha detto ieri da Roma, «affinché i trafficanti non mettano più le persone su queste barche». Poi fornisce ai giornalisti il suo personale punto di vista: «Se guardiamo alla realtà non possiamo parlare di crisi migratoria ma piuttosto di una crisi politica interna all'Europa sull'immigrazione». E chiude sottolineando che «la Lifeline ha agito contro tutte le regole». Un atteggiamento decisamente diverso è quello del Portogallo: il ministro dell'Amministrazione interna di Lisbona Eduardo Cabrita ha confermato che accoglierà parte dei migranti. E ha tirato le orecchie all'Europa: «Il Portogallo ha più volte espresso la sua apertura all'accoglienza di migranti e rifugiati». Ma si fermavano tutti in Italia. E alla fine sono arrivati in Italia (ma perché provenienti da un salvataggio della Guardia costiera italiana e non da Ong) i migranti trasportati dalla nave portacontainer danese Alexander Maersk, ferma da venerdì scorso davanti alle coste ragusane con 108 migranti tirati su con l'aiuto della Guardia costiera italiana e attraccata nella notte scorsa a Pozzallo. Anche nel paese siciliano, dove il sindaco Roberto Ammatuna ha ringraziato Salvini per il supporto, ieri si sono alzati cori per un «sì all'accoglienza, ma con le Ong a casa loro». 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Al di là degli slogan, dei tweet e dei post su Facebook, fino ad oggi l'esecutivo ha mantenuto una linea di assoluto buon senso, limitando i danni e tenendo in grande considerazione la vita umana, ovvero le condizioni dei migranti a bordo delle navi. La verità è che, se noi siamo cattivi, tutti gli altri simpaticoni europei lo sono il doppio. Da quando il nostro Paese ha cominciato a mostrare i denti e ha smesso di far approdare chiunque, è emerso con estrema chiarezza l'egoismo altrui. Facciamo qualche esempio, partendo dalla nave Aquarius. Ricordate gli insulti piovuti su Matteo Salvini, la belva che aveva deciso di non farla sbarcare qui? Ecco, guardate come si è comportata Malta. Ieri l'equipaggio della nave ha scritto su Twitter: «All'Aquarius è stato negato l'accesso nelle acque territoriali maltesi e nel porto di La Valletta per il semplice cambio equipaggio e il rifornimento. Nessuna spiegazione. Quanto accaduto ci lascia confusi. Ora facciamo rotta a Nord in cerca di una soluzione». Chiaro, no? L'Italia ha assistito, scortato e rifornito l'Aquarius, assicurandosi che il suo carico di persone giungesse sano e salvo in Spagna. I maltesi si rifiutano persino di farla entrare in porto per un rifornimento. Gente generosa, non c'è che dire. Poi c'è il caso della Lifeline. Ieri Repubblica titolava: «Il dramma in mare della Lifeline. “Noi abbandonati nella tempesta"». Già, i pirati frignano e si lamentano di essere stati abbandonati. Una bella faccia tosta. Hanno raccolto persone che avrebbero dovuto essere soccorse dalla Guardia costiera libica. Hanno disobbedito agli ordini del centro di coordinamento marittimo di Roma. Hanno fatto salire a bordo 234 persone quando potrebbero portarne al massimo una cinquantina, dunque hanno messo a rischio la vita di tutti costoro. Chi è colpevole di disumanità, dunque? L'Italia? Oppure gli attivisti che, in nome dell'ideologia, mettono in pericolo centinaia di vite umane? Non è finita. La Lifeline, a quanto pare, sarà finalmente accolta da Malta. La quale, tuttavia, ha intenzione di aprire un'indagine sulla nave, all'evidente scopo di bloccarla una volta per tutte. Quanto ai 234 migranti che il vascello trasporta, i maltesi non hanno alcuna intenzione di tenerseli. Hanno accettato di aprire il porto a condizione che gli stranieri siano equamente ripartiti tra i vari Paesi europei «volonterosi». Una parte di questi immigrati saranno accolti dall'Italia, che per l'ennesima volta si dimostra solidale e accogliente (fin troppo). Un'altra parte sarà (forse) accolta dalla Francia, che però si riserva di «esaminare le richieste d'asilo una per una» direttamente sull'isola, come dichiarato dal portavoce del governo francese, Benjamin Griveaux. Molto ospitali anche gli amici d'Oltralpe, non c'è che dire... Fanno il paio con gli spagnoli. I quali si sono presi gli elogi per aver fatto approdare l'Aquarius, ma subito dopo hanno rifiutato l'ingresso alla Lifeline. Un'altra falsità da smentire con decisione riguarda - ancora una volta - Matteo Salvini. A leggere i giornali di ieri, sembrava che il ministro dell'Interno avesse ordinato di far perire tra i flutti migliaia di persone. Titolo di Repubblica in prima pagina: «Salvini shock sui migranti: “Non rispondere più agli Sos"». Titolo del Corriere della Sera: «Salvini: “Non rispondere agli Sos"». Titolo del Messaggero: «Salvini: “Non risponderemo agli Sos"». Una follia. Le cose, in realtà, sono andate così. Durante una conferenza stampa, una giornalista chiede a Salvini: «Avete dato disposizioni alla Guardia costiera di non rispondere agli Sos?». Risposta di Salvini: «Non dipende da me, chiedetelo al collega Toninelli con cui stiamo lavorando d'amore e d'accordo da settimane. Se così fosse avrebbe il mio totale sostegno». In pratica, Salvini dice che lui non c'entra nulla e si limita ad assicurare supporto a Toninelli. Eppure, alcuni dei principali giornali italiani raccontano il tutto accusando il leghista di voler impedire alla Guardia costiera di aiutare le navi in mare. Evidentemente alla malafede non c'è limite. Tutta la questione degli Sos nasce da un'ulteriore mistificazione. Sabato vari quotidiani online hanno titolato su una nota della Guardia costiera che invitava le navi presenti nell'area di ricerca e soccorso vicino alla Libia a rivolgersi alle autorità libiche. Poco dopo, l'agenzia Dire, riportando fonti governative, ha precisato che «la nota diramata dalla Guardia costiera italiana alle imbarcazioni in zona Sar libica e alla Guardia costiera libica non è una comunicazione che traduce un input politico del governo, ma un messaggio circolare di routine in circostanze come questa». Semplicemente, la nostra Guardia costiera ha diffuso «un messaggio circolare legato all'attuazione della convenzione di Amburgo, assolutamente di routine. Non riflette una novità politica legata all'atteggiamento del governo». Insomma, la storia degli Sos da ignorare è una bugia costruita su una falsità. Tra l'altro, l'Italia tutto sta facendo tranne ignorare le richieste di soccorso. Infatti è stato consentito lo sbarco a Pozzallo al cargo danese Alexander Maersk. Vicenda curiosa, questa. La nave in questione, solitamente, parte dalla Libia e si dirige a Malta. Questa volta, dopo aver lasciato Misurata, è capitata nei pressi di alcuni gommoni, e ha intercettato perfino la Lifeline, il cui equipaggio sembra che abbia aiutato a far salire a bordo della Maersk un po' di stranieri. Una singolare serie di coincidenze. In ogni caso, alla nave è stato concesso l'ingresso, anche in virtù delle richieste del Garante nazionale dei diritti dei detenuti, Mauro Palma. Questo perché siamo cattivi. Riccardo Torrescura
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Di conseguenza, carta e penna per alcuni, ma per fortuna non per tutti, hanno perduto anche il loro fascino. Quanta mistica e quanta epica che hanno sempre contornato lo scrivere a mano, per molti è stata sostituita senza colpo ferire, anzi con gioia, da quella dello scrivere elettronico…
Eppure… Pensate alle firme degli analfabeti, così frequenti nel passato, quando la scuola era un lusso inaccessibile nell’infanzia di tanti che diventavano quegli adulti ai quali veniva riconosciuta la firma in forma di croce, di x, cioè di segno, utile a dire «Tizio ha letto e sottoscritto questa cosa», ma nel solo modo in cui riusciva a sottoscrivere, non sapendo scrivere la sua firma per esteso. Dietro la scrittura a mano c’è un universo, impossibile da rintracciare in quella scrittura digitale che non crea niente di nuovo, ma fagocita e sostituisce ciò che creazione ex novo è stata. Ed è, e resta. Oggi tutto il manuale è traslato sul digitale e questo suscita meraviglia, in molti. Meraviglia che per molti altri è stolta. È lo zoccolo duro del carta e penna, al quale appartiene anche chi scrive queste parole.
Tra le tante attività che si possono compiere scrivendo con carta e penna, ce n’è una particolare: scrivere il diario. In questi giorni si parla del diario di Andrea Sempio, figura il cui nome è recentemente risalito alla ribalta nel delitto di Garlasco. Ma a parte questo caso specifico legato alla cronaca, sono tanti a tenere un diario. Tanti che lo fanno da sempre e tanti che hanno iniziato a farlo da poco, spinti anche dai consigli di wellness e miglioramento personale che si trovano sul web e trovano consigliata la pratica definita journaling, che poi vuol dire scrivere i propri pensieri giornalmente a mano o digitalmente, quindi tenere un diario. E sapete perché sono tanti? Perché fa bene. Ancora più bene scrivendo a penna sulla carta che digitando o dettando sullo smartphone.
Un diario si può tenere per tanti motivi. Innanzitutto, per tenere memoria della propria vita. Così come scattiamo fotografie che ci ricordano i momenti, tappe della nostra personale partita di gioco che è la vita, possiamo trasportare su carta, descrivendole, le nostre giornate, alla fine delle stesse o mentre le viviamo, a maggior ragione se sono state belle. È sempre molto tenero andare a rileggere pagine di diario scritte anni o addirittura decenni addietro, è come guardarsi in uno specchio che ha riflettuto e conservato l’evoluzione della nostra biografia filtrata attraverso la nostra interiorità. Altro aspetto positivo del tenere un diario è che consente di ragionare sulla propria vita mentre la si vive. Uno degli aspetti più insalubri della modernità è che presi dalle cose da fare spesso non si trova tempo per fermarsi a riflettere. Le giornate scorrono veloci e piene come tabelle di marcia, si deve fare questo e quello, non c’è tempo di pensare ad altro, figurarsi a sé stessi, alle propria interiorità. Scrivere un diario, anche poche righe al giorno, rappresenta una pausa utile proprio a riconnettersi con sé stessi. E anche una pausa utile a liberare la propria creatività. Non differentemente da una tela bianca per pittori, la pagina bianca del diario da riempire rappresenta uno spazio a nostra disposizione per esprimerci, volendo, anche in modo creativo. Esprimere le proprie emozioni più intime, usare quindi il diario come strumento per la propria espressione emotiva, è altrettanto positivo. Tenere sempre dentro le emozioni, sia positive, sia negative, non fa bene e metterle nero su bianco è un modo privato, non condiviso con altri, ma efficace di tirarle fuori da sé. Nel caso di emozioni negative che certamente hanno procurato stress e ansia, trascriverle può ridurre quello stress e quell’ansia. Si chiama «scarico emotivo»: spostando i propri pensieri da sé stessi al diario si diminuiscono i pensieri ricorrenti sullo stress e sulle sue cause e si sposta l’attenzione dall’ansia che lo stress può aver creato. Anche in caso di problemi da affrontare, il trasporto sulla carta può essere di aiuto: esporre attraverso la scrittura diaristica il problema a sé stessi e poi i pro e i contro di ogni possibile soluzione, magari insieme con dettagliati appunti su come ci si sente sia in relazione al problema, sia di fronte a ogni possibile soluzione, può aiutare a non sentirsi sovrastati e inermi. Mettere nero su bianco quello a cui si è pensato razionalmente può anche sbloccare i pensieri e far venire in mente ulteriori soluzioni.
Anche nei periodi in cui non si vive alcun problema, si può usare il diario per registrare cose belle avvenute durante la giornata oppure per annotare i propri progressi in una particolare attività che si sta svolgendo, dalla dieta dimagrante all’impegno in palestra, dal superamento di una fobia all’apprendimento di una lingua straniera. Ancora prima dell’annotazione dei progressi, appuntare l’obiettivo e la strategia per perseguirlo su un diario può aumentare la motivazione. Molti viaggiatori portano con sé un diario del viaggio, da compilare durante il viaggio. Se è un viaggio impegnativo o magari in solitaria, avere un diario come sostegno e come compagnia può, ancora, mantenere alta la motivazione. Tenere il diario aiuta a mettere in ordine i pensieri e tenere un diario può migliorare la propria capacità analitica e l’efficacia espositiva non solo scrivendo, ma, poi, anche nella vita reale. Scrivere un diario è una forma di autocoscienza che migliora anche l’autoconsapevolezza: scrivendo con regolarità, anche se non per forza tutti i giorni, ci si può osservare da fuori e si possono riconoscere comportamenti e schemi di pensiero che non piacciono e decidere se li si vuole cambiare. Se si riconoscono abitudini e modi di vedere le cose che, invece, piacciono, si può decidere di incrementarli. In questo modo si impara qualcosa dal proprio vissuto personale, cosa che semplicemente vivendolo può non avvenire.
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Sandy Skoglund, The Green House (1990) .Courtesy Paci Contemporary Gallery (Brescia - Porto Cervo) © 1990, Sandy Skoglund
Un percorso ricco ed emozionante suddiviso in sei sale, che immagine dopo immagine invita il visitatore a una profonda riflessione sul linguaggio e sul significato più recondito della fotografia, che è memoria visiva del genere umano, strumento in grado di raccontare ciò che siamo stati, ciò che siamo e ciò che possiamo diventare. Ogni fotografia racconta «la Storia» e «una storia», il passato e il presente, le cadute e le rinascite, le tragedie e le grandi conquiste dell’umanità. Una foto può immortalare un fatto di cronaca o essere opera d’arte e sperimentazione pura, può essere testimone veritiera o bugiarda, ambigua o chiarissima, ma in ogni caso, ogni immagine porta con sé un momento preciso e una parte del mondo. Da 200 anni a questa parte.
Era infatti il 1826 quando il francese Joseph Nicéphore Niépce, dopo ben 8 ore di esposizione, immortalò la vista dalla finestra di casa sua a Le Gras, rivoluzionando per sempre – e forse inconsapevolmente – il mondo dell’immagine e della comunicazione. Una storia lunga due secoli, che la bella mostra allestita al MUDEC narra con le 100 immagini che più hanno arricchito l’eredità del nostro tempo. Una scelta sicuramente impegnativa e non facile quella fatta da Denis Curti (curatore della mostre e autorevole voce critica della fotografia italiana e internazionale), ma che centra appieno l’obiettivo di regalare al visitatore un viaggio per immagini nella storia. Dell’uomo e della fotografia. O meglio, dell’umanità che si fotografa mentre cambia…
La Mostra
Aperto da un’ affascinante sala introduttiva che fa da spartiacque fra una «società senza immagini e una società con le immagini», il percorso espositivo vero e proprio ha inizio con la sezione dedicata alle sperimentazioni visive, dove trovano spazio i tentativi tecnici di Niépce e Daguerre, i ritratti visionari di Julia Margaret Cameron, le elaborazioni politiche e allegoriche di Hippolyte Bayard e le fotografie di Roger Fenton, tra i primi a tradurre in immagine la devastazione della guerra di Crimea nel 1855: tra le immagini più iconiche della sezione e degli albori della fotografia la notissima Femme a la balle (1887) dell’inglese Eadweard Muybridge, pioniere della fotografia del movimento e di una nuova concezione del tempo e del corpo nell’immagine, innovazioni tecniche che daranno poi un contributo fondamentale anche alla nascita del cinema.
Senza seguire un ordine cronologico preciso, dalla nascita della fotografia si passa ad una modernità « più spinta», a quando le immagini si aprono alla sperimentazione, a nuovi linguaggi visivi e a una raffinata ricerca formale: è qui, nella seconda sezione, che si incontrano i capolavori surrealisti di Man Ray, le inquadrature avanguardiste di Aleksandr Rodcenko, la raffinatezza di Horst P. Horst (in mostra la sua celebre Mainbocher Corset, Parigi, 1939), il Maestro Henri Cartier-Bresson e il grande ritrattista Philippe Halsman, rappresentato al MUDEC dal Dali Atomicus, una performance più che una fotografia… Una sezione particolarmente interessante questa ( completata dalle «composizioni» di Mario Giacomelli e dalla fotografia concettuale dello spagnolo Joan Fontcuberta), che raduna artisti di anni, nazioni e scuole diverse, tutti ugualmente importanti nell’aprire la strada ai linguaggi ibridi delle generazioni successive.
Ma per chi, come la sottoscitta, al concettualismo e alla finzione preferisce la verità storica, sarà nella terza sezione (Fotografia come documento) che troverà «La Fotografia » che registra il mondo e gli eventi storici, dallo sbarco dell’uomo sulla luna (documentata dalla celebre - e anche contestata - foto diffusa dalla NASA), a Ground Zero, dalle guerre ai fenomeni migratori. E’ qui, in questa straordinaria sala, che trova spazio l’intenso scatto di Dorothea Lange Migrant Mother (1936), l‘immagine in assoluto più significativa della Grande Depressione; la drammatica foto della caduta del Muro di Berlino, immortalata nel 1989 da Carol Guzy; la tragedia dell’11 settembre catturata dall’obiettivo di Joel Meyerowitz unico fotografo autorizzato a oltrepassare le barriere di sicurezza per mostrare al mondo quel disastro disumano. Immagini di storia contemporanea forti e potenti, che hanno scosso il mondo e contribuito a creare la nostra memoria collettiva.
Scatti di fotoreporter e documentaristi che sono stati e sono «gli occhi del mondo», poli opposti dei «mirror» ( esposti nella quarta sezione della mostra), magistrali indagatori del mondo interiore, del corpo e delle sue nudità, dell’altro rispetto al «sè», dell’ambiguità e di una memoria che va altre il visibile. Le loro opere sono teatrali e trasgressive, a tratti disturbanti, nel caso di Robert Mapplethorpe (in mostra con una sola, significativa immagine, Bob Love del 1979) rasentano la perfezione di forme e proporzioni : solo lui, «il Michelangelo della fotografia», con rara potenza simbolica e formale ha saputo trasformare il corpo in scultura, gesto e icona. Con ironia, e una leggerezza che non è superficialità…
«Occhi del mondo» e « Mirror», agli antipodi sino a qualche decennio fa, nell’ultimo quarto di secolo si sono uniti per dare vita a un linguaggio misto, in cui documentazione e introspezione non sono più in contrapposizione, ma coesistono in una tensione continua. Oggi, in un tempo caratterizzato da una produzione incontrollata di immagini , la fotografia è parte integrante delle nostre vite (ogni momento è buono per un selfie, uno scatto con lo smart, un’instagrammata…), è realtà e finzione, è il mondo com’è e come vorremmo che fosse. Il Novecento, oramai alle spalle, non è sparito, ma vive in una sorta di memoria vibrante, accanto ad un futuro che impone nuovi scenari e orizzonti. Il passato si trasforma in una sorta di «risonanza emotiva» in cui la fotografia non rappresenta più il fatto oggettivo, ma diventa metafora, evocazione e finzione. E’ questo ciò che racconta la quinta sezione, interamente dedicata all’ambiguità del linguaggio visivo fotografico, a immagini che sono metafore, simboli, stratificazioni, opere che reinventano il reale attraverso la finzione: è qui che, fra glia altri , sono esposte le scenografie visionarie di David LaChapelle e l’immaginario surreale di Sandy Skoglund, in mostra con The Green House, stravagante rappresentazione onirica di cani viola adagiati in una stanza completamente verde, arredi compresi… A chiudere il percorso espositivo la sala dedicata all’ «oggi», ai nuovi autori e ai nuovi immaginari del XXI secolo: i temi affrontati sono quelli del nostro tempo ( dai conflitti ai disastri ambientali, dalle migrazioni alle identità di genere) e ad accomiatare i visitatori, i lavori dell’artista visiva Alba Zari ; Hold Me Close, dell’artista ghaneano Carlos Idun-Tawiah, intensissimo e commovente nel rappresentare il legame tra comunità, affetti e storia individuale; la fragilità del rapporto tra essere umano e natura immortalata nella straordinaria immagine Lake Undecided del fotografo iraniano Ebrahim Noroozi.
Il valore di questa mostra
Una mostra di 100 scatti è un azzardo. Potrebbe «lasciartene addosso» nessuno, solo uno o pochi altri. In questo caso non si corre il rischio, perché, al di là delle foto, ciò che in questa mostra fa la differenza è la filosofia che ne sta alla base, quell’invito a fermarsi, rallentare e riflettere con calma sul senso delle immagini e della loro storia. Che è anche la nostra…
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