True
2018-06-27
Finita la pacchia per i taxi del mare. Mostrare i muscoli dà i suoi frutti
ANSA / TWITTER
«E due! Dopo la Ong Aquarius spedita in Spagna, ora tocca alla Ong Lifeline che andrà a Malta, con questa nave fuorilegge che finalmente verrà sequestrata. Per donne e bambini davvero in fuga dalla guerra le porte sono aperte, per tutti gli altri no». I no dell'Italia allo sbarco di carichi di migranti dalle Ong hanno prodotto i primi risultati. Le organizzazioni non governative non spadroneggiano più nel Mediterraneo. «Il clima non è più favorevole alle Ong in Italia», ha lamentato ieri Frédéric Penard, direttore delle operazioni di Sos Mediterranée della nave Aquarius. «Come mi dispiace», scrive su Facebook il ministro dell'Interno Matteo Salvini: «Per loro questa settimana niente scalo al porto di Catania, come facevano sempre, ma andranno diretti al porto di Marsiglia».
E infatti, anche Malta ha l'ha respinta, negando l'accesso alle proprie acque territoriali e al porto di La Valletta per uno scalo tecnico (cambio di equipaggio e rifornimento).
«Ho appena sentito al telefono il presidente Muscat: la nave della Ong Lifeline attraccherà a Malta». Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte annuncia così la fine del braccio di ferro fra gli Stati europei per l'accoglienza dei 234 migranti a bordo della Lifeline, la nave della Ong tedesca bloccata da giovedì scorso al largo di Malta. Una situazione sulla quale fino a ieri il presidente francese Emmanuel Macron ha fatto pressing, perfino durante la sua visita da Papa Francesco in Vaticano.Lo sblocco della situazione sarebbe avvenuto dopo un incontro privato di 90 minuti tra Macron e Conte domenica scorsa, a Roma. Il sì della Valletta, però, come sottolineato dai maltesi poco prima del via libera all'attracco dell'imbarcazione, è vincolato alla condivisione di responsabilità da parte anche di altri Paesi Ue, che si impegneranno ad accogliere i migranti a bordo.
Quattro Stati, Italia, Malta, Francia e Portogallo, infatti, hanno confermato di essere disposti ad accogliere parte dei migranti, mentre Germania, Paesi Bassi e Spagna stanno ancora valutando. Le ultime notizie risalgono a ieri pomeriggio e sono state ricostruite dal quotidiano Times of Malta. «Coerentemente con il principio cardine della nostra proposta sull'immigrazione», ha aggiunto il premier Conte, «secondo cui chi sbarca sulle coste italiane, spagnole, greche o maltesi, sbarca in Europa, l'Italia farà la sua parte e accoglierà una quota dei migranti che sono a bordo della Lifeline, con l'auspicio che anche gli altri Paesi europei facciano lo stesso come in parte già preannunciato».
Al momento dell'attracco, poi, la Lifeline verrà sequestrata e l'equipaggio passato ai raggi X. «Con il presidente maltese», ha annunciato Conte, «abbiamo concordato che l'imbarcazione sarà sottoposta a indagine per accertarne l'effettiva nazionalità e il rispetto del diritto internazionale da parte dell'equipaggio».
Il capitano della Lifeline, secondo il governo di Malta, «ha ignorato le istruzioni date dalle autorità italiane sulla base delle regole internazionali». E per questo è già sotto inchiesta. La richiesta di un molo in Francia era stata presto stoppata dal ministero francese per gli Affari europei Nathalie Loiseau: «Tecnicamente, è all'Italia che spetta ricevere la nave». Ma Salvini non risparmia colpi: «Il ministro francese è ignorante, nel senso che ignora la situazione di questa nave». Che, come ha precisato anche Luigi Di Maio, «non è stata neanche gestita dalle autorità italiane».
E la Francia che si era proposta come risolutrice nella questione Lifeline, per Salvini «ha parlato, ma ha combinato poco». «Quel gentiluomo di Macron», ha detto il vicepremier, «sarà sicuramente in grado di accogliere tutti quelli che scappano». E ancora: «Crolla la fiducia dei francesi in Macron. Ecco perché passa il suo tempo attaccando il governo e i cittadini italiani». Poi, in serata, Bejamin Griveaux, portavoce del governo di Parigi, ha precisato che «la Francia è pronta a inviare una squadra di esperti a Malta per trattare individualmente le richieste di asilo dei migranti». E alla fine anche Macron sembra cambiare registro: «Abbiamo deciso di rafforzare la cooperazione con la Libia e la Guardia costiera libica», ha detto ieri da Roma, «affinché i trafficanti non mettano più le persone su queste barche». Poi fornisce ai giornalisti il suo personale punto di vista: «Se guardiamo alla realtà non possiamo parlare di crisi migratoria ma piuttosto di una crisi politica interna all'Europa sull'immigrazione». E chiude sottolineando che «la Lifeline ha agito contro tutte le regole».
Un atteggiamento decisamente diverso è quello del Portogallo: il ministro dell'Amministrazione interna di Lisbona Eduardo Cabrita ha confermato che accoglierà parte dei migranti. E ha tirato le orecchie all'Europa: «Il Portogallo ha più volte espresso la sua apertura all'accoglienza di migranti e rifugiati». Ma si fermavano tutti in Italia.
E alla fine sono arrivati in Italia (ma perché provenienti da un salvataggio della Guardia costiera italiana e non da Ong) i migranti trasportati dalla nave portacontainer danese Alexander Maersk, ferma da venerdì scorso davanti alle coste ragusane con 108 migranti tirati su con l'aiuto della Guardia costiera italiana e attraccata nella notte scorsa a Pozzallo. Anche nel paese siciliano, dove il sindaco Roberto Ammatuna ha ringraziato Salvini per il supporto, ieri si sono alzati cori per un «sì all'accoglienza, ma con le Ong a casa loro».
Fabio Amendolara
La fake news degli Sos ignorati da Roma
Questa storia del governo «cattivista» che gioca sulla pelle delle persone comincia davvero a stufare. Sulla vicenda degli sbarchi in questi giorni circolano una marea di mistificazioni, bugie e palesi falsità, che sarebbe il caso di smentire una volta per tutte.
Tanto per cominciare, non è affatto vero che l'Italia è disumana e poco accogliente. Al di là degli slogan, dei tweet e dei post su Facebook, fino ad oggi l'esecutivo ha mantenuto una linea di assoluto buon senso, limitando i danni e tenendo in grande considerazione la vita umana, ovvero le condizioni dei migranti a bordo delle navi. La verità è che, se noi siamo cattivi, tutti gli altri simpaticoni europei lo sono il doppio. Da quando il nostro Paese ha cominciato a mostrare i denti e ha smesso di far approdare chiunque, è emerso con estrema chiarezza l'egoismo altrui. Facciamo qualche esempio, partendo dalla nave Aquarius. Ricordate gli insulti piovuti su Matteo Salvini, la belva che aveva deciso di non farla sbarcare qui? Ecco, guardate come si è comportata Malta. Ieri l'equipaggio della nave ha scritto su Twitter: «All'Aquarius è stato negato l'accesso nelle acque territoriali maltesi e nel porto di La Valletta per il semplice cambio equipaggio e il rifornimento. Nessuna spiegazione. Quanto accaduto ci lascia confusi. Ora facciamo rotta a Nord in cerca di una soluzione». Chiaro, no? L'Italia ha assistito, scortato e rifornito l'Aquarius, assicurandosi che il suo carico di persone giungesse sano e salvo in Spagna. I maltesi si rifiutano persino di farla entrare in porto per un rifornimento. Gente generosa, non c'è che dire.
Poi c'è il caso della Lifeline. Ieri Repubblica titolava: «Il dramma in mare della Lifeline. “Noi abbandonati nella tempesta"». Già, i pirati frignano e si lamentano di essere stati abbandonati. Una bella faccia tosta. Hanno raccolto persone che avrebbero dovuto essere soccorse dalla Guardia costiera libica. Hanno disobbedito agli ordini del centro di coordinamento marittimo di Roma. Hanno fatto salire a bordo 234 persone quando potrebbero portarne al massimo una cinquantina, dunque hanno messo a rischio la vita di tutti costoro. Chi è colpevole di disumanità, dunque? L'Italia? Oppure gli attivisti che, in nome dell'ideologia, mettono in pericolo centinaia di vite umane?
Non è finita. La Lifeline, a quanto pare, sarà finalmente accolta da Malta. La quale, tuttavia, ha intenzione di aprire un'indagine sulla nave, all'evidente scopo di bloccarla una volta per tutte. Quanto ai 234 migranti che il vascello trasporta, i maltesi non hanno alcuna intenzione di tenerseli. Hanno accettato di aprire il porto a condizione che gli stranieri siano equamente ripartiti tra i vari Paesi europei «volonterosi». Una parte di questi immigrati saranno accolti dall'Italia, che per l'ennesima volta si dimostra solidale e accogliente (fin troppo). Un'altra parte sarà (forse) accolta dalla Francia, che però si riserva di «esaminare le richieste d'asilo una per una» direttamente sull'isola, come dichiarato dal portavoce del governo francese, Benjamin Griveaux. Molto ospitali anche gli amici d'Oltralpe, non c'è che dire... Fanno il paio con gli spagnoli. I quali si sono presi gli elogi per aver fatto approdare l'Aquarius, ma subito dopo hanno rifiutato l'ingresso alla Lifeline.
Un'altra falsità da smentire con decisione riguarda - ancora una volta - Matteo Salvini. A leggere i giornali di ieri, sembrava che il ministro dell'Interno avesse ordinato di far perire tra i flutti migliaia di persone. Titolo di Repubblica in prima pagina: «Salvini shock sui migranti: “Non rispondere più agli Sos"». Titolo del Corriere della Sera: «Salvini: “Non rispondere agli Sos"». Titolo del Messaggero: «Salvini: “Non risponderemo agli Sos"». Una follia.
Le cose, in realtà, sono andate così. Durante una conferenza stampa, una giornalista chiede a Salvini: «Avete dato disposizioni alla Guardia costiera di non rispondere agli Sos?». Risposta di Salvini: «Non dipende da me, chiedetelo al collega Toninelli con cui stiamo lavorando d'amore e d'accordo da settimane. Se così fosse avrebbe il mio totale sostegno». In pratica, Salvini dice che lui non c'entra nulla e si limita ad assicurare supporto a Toninelli. Eppure, alcuni dei principali giornali italiani raccontano il tutto accusando il leghista di voler impedire alla Guardia costiera di aiutare le navi in mare. Evidentemente alla malafede non c'è limite.
Tutta la questione degli Sos nasce da un'ulteriore mistificazione. Sabato vari quotidiani online hanno titolato su una nota della Guardia costiera che invitava le navi presenti nell'area di ricerca e soccorso vicino alla Libia a rivolgersi alle autorità libiche. Poco dopo, l'agenzia Dire, riportando fonti governative, ha precisato che «la nota diramata dalla Guardia costiera italiana alle imbarcazioni in zona Sar libica e alla Guardia costiera libica non è una comunicazione che traduce un input politico del governo, ma un messaggio circolare di routine in circostanze come questa». Semplicemente, la nostra Guardia costiera ha diffuso «un messaggio circolare legato all'attuazione della convenzione di Amburgo, assolutamente di routine. Non riflette una novità politica legata all'atteggiamento del governo».
Insomma, la storia degli Sos da ignorare è una bugia costruita su una falsità. Tra l'altro, l'Italia tutto sta facendo tranne ignorare le richieste di soccorso. Infatti è stato consentito lo sbarco a Pozzallo al cargo danese Alexander Maersk. Vicenda curiosa, questa. La nave in questione, solitamente, parte dalla Libia e si dirige a Malta. Questa volta, dopo aver lasciato Misurata, è capitata nei pressi di alcuni gommoni, e ha intercettato perfino la Lifeline, il cui equipaggio sembra che abbia aiutato a far salire a bordo della Maersk un po' di stranieri. Una singolare serie di coincidenze. In ogni caso, alla nave è stato concesso l'ingresso, anche in virtù delle richieste del Garante nazionale dei diritti dei detenuti, Mauro Palma. Questo perché siamo cattivi.
Riccardo Torrescura
Continua a leggereRiduci
Malta si arrende: la Lifeline attraccherà e sarà sequestrata. La Francia e altri Paesi accettano di prendersi parte dei migranti. La Valletta, invece, nega i rifornimenti alla Aquarius: pattugliare il mare sarà più dura. L'ultima panzana dei fan dell'accoglienza è sul divieto di Matteo Salvini a rispondere alle richieste di aiuto. In realtà il ministro si è rimesso a Danilo Toninelli, da cui dipende la Guardia costiera. La quale, quando indica alle navi di rivolgersi ai libici, applica le regole di Amburgo.Lo speciale contiene due articoli. «E due! Dopo la Ong Aquarius spedita in Spagna, ora tocca alla Ong Lifeline che andrà a Malta, con questa nave fuorilegge che finalmente verrà sequestrata. Per donne e bambini davvero in fuga dalla guerra le porte sono aperte, per tutti gli altri no». I no dell'Italia allo sbarco di carichi di migranti dalle Ong hanno prodotto i primi risultati. Le organizzazioni non governative non spadroneggiano più nel Mediterraneo. «Il clima non è più favorevole alle Ong in Italia», ha lamentato ieri Frédéric Penard, direttore delle operazioni di Sos Mediterranée della nave Aquarius. «Come mi dispiace», scrive su Facebook il ministro dell'Interno Matteo Salvini: «Per loro questa settimana niente scalo al porto di Catania, come facevano sempre, ma andranno diretti al porto di Marsiglia». E infatti, anche Malta ha l'ha respinta, negando l'accesso alle proprie acque territoriali e al porto di La Valletta per uno scalo tecnico (cambio di equipaggio e rifornimento). «Ho appena sentito al telefono il presidente Muscat: la nave della Ong Lifeline attraccherà a Malta». Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte annuncia così la fine del braccio di ferro fra gli Stati europei per l'accoglienza dei 234 migranti a bordo della Lifeline, la nave della Ong tedesca bloccata da giovedì scorso al largo di Malta. Una situazione sulla quale fino a ieri il presidente francese Emmanuel Macron ha fatto pressing, perfino durante la sua visita da Papa Francesco in Vaticano.Lo sblocco della situazione sarebbe avvenuto dopo un incontro privato di 90 minuti tra Macron e Conte domenica scorsa, a Roma. Il sì della Valletta, però, come sottolineato dai maltesi poco prima del via libera all'attracco dell'imbarcazione, è vincolato alla condivisione di responsabilità da parte anche di altri Paesi Ue, che si impegneranno ad accogliere i migranti a bordo. Quattro Stati, Italia, Malta, Francia e Portogallo, infatti, hanno confermato di essere disposti ad accogliere parte dei migranti, mentre Germania, Paesi Bassi e Spagna stanno ancora valutando. Le ultime notizie risalgono a ieri pomeriggio e sono state ricostruite dal quotidiano Times of Malta. «Coerentemente con il principio cardine della nostra proposta sull'immigrazione», ha aggiunto il premier Conte, «secondo cui chi sbarca sulle coste italiane, spagnole, greche o maltesi, sbarca in Europa, l'Italia farà la sua parte e accoglierà una quota dei migranti che sono a bordo della Lifeline, con l'auspicio che anche gli altri Paesi europei facciano lo stesso come in parte già preannunciato». Al momento dell'attracco, poi, la Lifeline verrà sequestrata e l'equipaggio passato ai raggi X. «Con il presidente maltese», ha annunciato Conte, «abbiamo concordato che l'imbarcazione sarà sottoposta a indagine per accertarne l'effettiva nazionalità e il rispetto del diritto internazionale da parte dell'equipaggio». Il capitano della Lifeline, secondo il governo di Malta, «ha ignorato le istruzioni date dalle autorità italiane sulla base delle regole internazionali». E per questo è già sotto inchiesta. La richiesta di un molo in Francia era stata presto stoppata dal ministero francese per gli Affari europei Nathalie Loiseau: «Tecnicamente, è all'Italia che spetta ricevere la nave». Ma Salvini non risparmia colpi: «Il ministro francese è ignorante, nel senso che ignora la situazione di questa nave». Che, come ha precisato anche Luigi Di Maio, «non è stata neanche gestita dalle autorità italiane». E la Francia che si era proposta come risolutrice nella questione Lifeline, per Salvini «ha parlato, ma ha combinato poco». «Quel gentiluomo di Macron», ha detto il vicepremier, «sarà sicuramente in grado di accogliere tutti quelli che scappano». E ancora: «Crolla la fiducia dei francesi in Macron. Ecco perché passa il suo tempo attaccando il governo e i cittadini italiani». Poi, in serata, Bejamin Griveaux, portavoce del governo di Parigi, ha precisato che «la Francia è pronta a inviare una squadra di esperti a Malta per trattare individualmente le richieste di asilo dei migranti». E alla fine anche Macron sembra cambiare registro: «Abbiamo deciso di rafforzare la cooperazione con la Libia e la Guardia costiera libica», ha detto ieri da Roma, «affinché i trafficanti non mettano più le persone su queste barche». Poi fornisce ai giornalisti il suo personale punto di vista: «Se guardiamo alla realtà non possiamo parlare di crisi migratoria ma piuttosto di una crisi politica interna all'Europa sull'immigrazione». E chiude sottolineando che «la Lifeline ha agito contro tutte le regole». Un atteggiamento decisamente diverso è quello del Portogallo: il ministro dell'Amministrazione interna di Lisbona Eduardo Cabrita ha confermato che accoglierà parte dei migranti. E ha tirato le orecchie all'Europa: «Il Portogallo ha più volte espresso la sua apertura all'accoglienza di migranti e rifugiati». Ma si fermavano tutti in Italia. E alla fine sono arrivati in Italia (ma perché provenienti da un salvataggio della Guardia costiera italiana e non da Ong) i migranti trasportati dalla nave portacontainer danese Alexander Maersk, ferma da venerdì scorso davanti alle coste ragusane con 108 migranti tirati su con l'aiuto della Guardia costiera italiana e attraccata nella notte scorsa a Pozzallo. Anche nel paese siciliano, dove il sindaco Roberto Ammatuna ha ringraziato Salvini per il supporto, ieri si sono alzati cori per un «sì all'accoglienza, ma con le Ong a casa loro». Fabio Amendolara<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/finita-la-pacchia-per-i-taxi-del-mare-mostrare-i-muscoli-da-i-suoi-frutti-2581559118.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="la-fake-news-degli-sos-ignorati-da-roma" data-post-id="2581559118" data-published-at="1767887726" data-use-pagination="False"> La fake news degli Sos ignorati da Roma Questa storia del governo «cattivista» che gioca sulla pelle delle persone comincia davvero a stufare. Sulla vicenda degli sbarchi in questi giorni circolano una marea di mistificazioni, bugie e palesi falsità, che sarebbe il caso di smentire una volta per tutte. Tanto per cominciare, non è affatto vero che l'Italia è disumana e poco accogliente. Al di là degli slogan, dei tweet e dei post su Facebook, fino ad oggi l'esecutivo ha mantenuto una linea di assoluto buon senso, limitando i danni e tenendo in grande considerazione la vita umana, ovvero le condizioni dei migranti a bordo delle navi. La verità è che, se noi siamo cattivi, tutti gli altri simpaticoni europei lo sono il doppio. Da quando il nostro Paese ha cominciato a mostrare i denti e ha smesso di far approdare chiunque, è emerso con estrema chiarezza l'egoismo altrui. Facciamo qualche esempio, partendo dalla nave Aquarius. Ricordate gli insulti piovuti su Matteo Salvini, la belva che aveva deciso di non farla sbarcare qui? Ecco, guardate come si è comportata Malta. Ieri l'equipaggio della nave ha scritto su Twitter: «All'Aquarius è stato negato l'accesso nelle acque territoriali maltesi e nel porto di La Valletta per il semplice cambio equipaggio e il rifornimento. Nessuna spiegazione. Quanto accaduto ci lascia confusi. Ora facciamo rotta a Nord in cerca di una soluzione». Chiaro, no? L'Italia ha assistito, scortato e rifornito l'Aquarius, assicurandosi che il suo carico di persone giungesse sano e salvo in Spagna. I maltesi si rifiutano persino di farla entrare in porto per un rifornimento. Gente generosa, non c'è che dire. Poi c'è il caso della Lifeline. Ieri Repubblica titolava: «Il dramma in mare della Lifeline. “Noi abbandonati nella tempesta"». Già, i pirati frignano e si lamentano di essere stati abbandonati. Una bella faccia tosta. Hanno raccolto persone che avrebbero dovuto essere soccorse dalla Guardia costiera libica. Hanno disobbedito agli ordini del centro di coordinamento marittimo di Roma. Hanno fatto salire a bordo 234 persone quando potrebbero portarne al massimo una cinquantina, dunque hanno messo a rischio la vita di tutti costoro. Chi è colpevole di disumanità, dunque? L'Italia? Oppure gli attivisti che, in nome dell'ideologia, mettono in pericolo centinaia di vite umane? Non è finita. La Lifeline, a quanto pare, sarà finalmente accolta da Malta. La quale, tuttavia, ha intenzione di aprire un'indagine sulla nave, all'evidente scopo di bloccarla una volta per tutte. Quanto ai 234 migranti che il vascello trasporta, i maltesi non hanno alcuna intenzione di tenerseli. Hanno accettato di aprire il porto a condizione che gli stranieri siano equamente ripartiti tra i vari Paesi europei «volonterosi». Una parte di questi immigrati saranno accolti dall'Italia, che per l'ennesima volta si dimostra solidale e accogliente (fin troppo). Un'altra parte sarà (forse) accolta dalla Francia, che però si riserva di «esaminare le richieste d'asilo una per una» direttamente sull'isola, come dichiarato dal portavoce del governo francese, Benjamin Griveaux. Molto ospitali anche gli amici d'Oltralpe, non c'è che dire... Fanno il paio con gli spagnoli. I quali si sono presi gli elogi per aver fatto approdare l'Aquarius, ma subito dopo hanno rifiutato l'ingresso alla Lifeline. Un'altra falsità da smentire con decisione riguarda - ancora una volta - Matteo Salvini. A leggere i giornali di ieri, sembrava che il ministro dell'Interno avesse ordinato di far perire tra i flutti migliaia di persone. Titolo di Repubblica in prima pagina: «Salvini shock sui migranti: “Non rispondere più agli Sos"». Titolo del Corriere della Sera: «Salvini: “Non rispondere agli Sos"». Titolo del Messaggero: «Salvini: “Non risponderemo agli Sos"». Una follia. Le cose, in realtà, sono andate così. Durante una conferenza stampa, una giornalista chiede a Salvini: «Avete dato disposizioni alla Guardia costiera di non rispondere agli Sos?». Risposta di Salvini: «Non dipende da me, chiedetelo al collega Toninelli con cui stiamo lavorando d'amore e d'accordo da settimane. Se così fosse avrebbe il mio totale sostegno». In pratica, Salvini dice che lui non c'entra nulla e si limita ad assicurare supporto a Toninelli. Eppure, alcuni dei principali giornali italiani raccontano il tutto accusando il leghista di voler impedire alla Guardia costiera di aiutare le navi in mare. Evidentemente alla malafede non c'è limite. Tutta la questione degli Sos nasce da un'ulteriore mistificazione. Sabato vari quotidiani online hanno titolato su una nota della Guardia costiera che invitava le navi presenti nell'area di ricerca e soccorso vicino alla Libia a rivolgersi alle autorità libiche. Poco dopo, l'agenzia Dire, riportando fonti governative, ha precisato che «la nota diramata dalla Guardia costiera italiana alle imbarcazioni in zona Sar libica e alla Guardia costiera libica non è una comunicazione che traduce un input politico del governo, ma un messaggio circolare di routine in circostanze come questa». Semplicemente, la nostra Guardia costiera ha diffuso «un messaggio circolare legato all'attuazione della convenzione di Amburgo, assolutamente di routine. Non riflette una novità politica legata all'atteggiamento del governo». Insomma, la storia degli Sos da ignorare è una bugia costruita su una falsità. Tra l'altro, l'Italia tutto sta facendo tranne ignorare le richieste di soccorso. Infatti è stato consentito lo sbarco a Pozzallo al cargo danese Alexander Maersk. Vicenda curiosa, questa. La nave in questione, solitamente, parte dalla Libia e si dirige a Malta. Questa volta, dopo aver lasciato Misurata, è capitata nei pressi di alcuni gommoni, e ha intercettato perfino la Lifeline, il cui equipaggio sembra che abbia aiutato a far salire a bordo della Maersk un po' di stranieri. Una singolare serie di coincidenze. In ogni caso, alla nave è stato concesso l'ingresso, anche in virtù delle richieste del Garante nazionale dei diritti dei detenuti, Mauro Palma. Questo perché siamo cattivi. Riccardo Torrescura
content.jwplatform.com
Domenico Pianese, segretario del COISP, spiega perché, anche quando pericolosi, gli immigrati irregolare non vengono espulsi dal nostro Paese, partendo dai casi di Aurora Livoli e del capotreno ucciso a Bologna. Tra decreti di espulsione inefficaci, burocrazia, accordi internazionali e decisioni giudiziarie, emerge un sistema che lascia liberi soggetti pericolosi e scarica il peso sulle forze dell’ordine.
John Logie Baird (a destra) durante una dimostrazione del suo apparecchio televisivo (Getty Images)
Baird, nato nel 1888 in Scozia, era un inventore per passione. Estroso sin dall’infanzia pur minato da una salute cagionevole, si specializzò nel campo dell’ingegneria elettrica. Dopo l’interruzione degli studi a causa della Grande Guerra, lavorò per la locale società elettrica «Clyde Valley Electrical Company» prima di diventare piccolo imprenditore nello stesso settore. Il sogno di trasmettere suoni e immagini a distanza per mezzo di cavi elettrici era il sogno di molti ricercatori dell’epoca, che anche Baird perseguì fin da giovanissimo, quando realizzò da solo una linea telefonica per comunicare con le camerette degli amici che abitavano nella sua via. La chiave di volta per l’invenzione del primo televisore arrivò nei primi anni Venti, quando l’inventore scozzese sfruttò a sua volta un dispositivo nato quarant’anni prima. Si trattava dell’apparecchio noto come «disco di Nipkow», dal nome del suo inventore Paul Gottlieb Nipkow che lo brevettò nel 1883. Questo consisteva in un disco rotante ligneo dove erano praticati fori disposti a spirale che, girando rapidamente di fronte ad un’immagine illuminata, la scomponevano in linee come un rudimentale scanner. La rotazione del disco generava un segnale luminoso variabile, che Baird fu in grado di tradurre in una serie di impulsi elettrici differenziati a seconda dell’intensità luminosa generata dall’effetto dei fori. La trasmissione degli impulsi avveniva per mezzo di una cellula fotoelettrica, che traduceva il segnale e lo inviava ad una linea elettrica, al termine della quale stava un apparecchio ricevente del tutto simile a quello trasmittente dove il disco di Nipkow, ricevuto l’impulso, girava allo stesso modo di quello del televisore che aveva catturato l’immagine. L’apparecchio ricevente era dotato di un vetro temperato che, colpito dagli impulsi luminosi del disco rotante, riproduceva l’immagine trasmessa elettricamente con una definizione di 30 linee. John Logie Baird riuscì per la prima volta a riprodurre l’immagine tra due apparecchi nel suo laboratorio nel 1924 utilizzando la maschera di un burattino ventriloquo truccata e fortemente illuminata, condizione necessaria per la trasmissione di un’immagine minimamente leggibile. La prima televisione elettromeccanica a distanza fu presentata da Baird il 26 gennaio 1926 a Londra di fronte ad un comitato di scienziati. Gli apparecchi furono sistemati in due stanze separate e Baird mosse la testa del manichino «Stooky Bill», che comparve simultaneamente sul vetro retroilluminato dell’apparecchio ricevente riproducendo fedelmente i movimenti. Anche se poco definita, quella primissima trasmissione televisiva segnò un punto di svolta. L’esperimento fece molta impressione negli ambienti scientifici inglesi, che nei mesi successivi assistettero ad altre dimostrazioni durante le quali fu usato per la prima volta un uomo in carne ed ossa, il fattorino di Baird William Edward Taynton, che può essere considerato il primo attore televisivo della storia.
Tra il 1926 e la fine del decennio l’invenzione di Baird ebbe larga eco, ed il suo sistema fu alla base delle prime trasmissioni della BBC iniziate nel 1929. Il sistema elettromeccanico tuttavia aveva grandi limiti. Il disco di Nipkow impediva la crescita della definizione e la meccanica era rumorosa e fragile. Il sistema Baird fu abbandonato negli anni Trenta con la nascita della televisione elettronica basata sull’utilizzo del tubo catodico.
Continua a leggereRiduci
«Non è un investimento per i deboli di cuore», avverte il fondo Canaima, prevedendo che per districare il pantano politico ed economico serviranno anni. Nel resto dell’America Latina, tra reazioni politiche e minacce tariffarie, i listini continuano a macinare.
«La cattura di Maduro ha una valenza geopolitica ed economica profonda, ma questa “invasione di campo” preoccupa i vicini», spiega Salvatore Gaziano, responsabile delle strategie di investimento di SoldiExpert Scf. «Messico, Colombia e Brasile hanno reagito con durezza, parlando di linee inaccettabili superate. Eppure, nonostante le minacce di Trump e i dazi pesantissimi, i mercati azionari dell’area nell’ultimo anno e anche nelle ultime sedute hanno messo a segno performance positive quasi da record».
D’altronde, «il Messico non è più solo una meta turistica o un fornitore di materie prime, ma è diventato l’hub manifatturiero vitale per l’industria americana», continua Gaziano. «Grazie alla vicinanza geografica e ai vantaggi logistici dell’accordo Usmca, l’85% dell’export messicano resta immune dai dazi. Questo spiega la crescita esplosiva di titoli come Cemex (+83%) o dei gruppi aeroportuali (Gap e Oma): ogni nuova fabbrica costruita per servire il mercato Usa genera un indotto infrastrutturale che la borsa sta premiando con multipli generosi».
Anche il Brasile se la passa bene. Le esportazioni sono ai massimi e il mercato azionario rimane secondo molti analisti attraente: l’indice Msci Brazil è scambiato a circa 10 volte gli utili futuri, con un rendimento da dividendi che sfiora il 6%. E i dazi hanno finora avuto un impatto limitato perché il Paese ha saputo diversificare, esportando record di soia verso la Cina.
Del resto, il ciclo dei tassi di interesse in Brasile sembra aver raggiunto il suo apice al 15%, e questo lascia spazio a un potenziale allentamento monetario che favorirebbe ulteriormente le valutazioni azionarie. Il mercato sembra aver trovato un accordo con Lula, preferendo la stabilità della riforma fiscale alle incertezze di uno scontro frontale con Washington.
Il Sud America nonostante tutto rappresenta per molti analisti un’opportunità tattica tra le più interessanti dei mercati emergenti seppur rischiosa per i rischi politici e geopolitici. La scommessa degli investitori è chiara: la regione è diventata troppo cruciale per le filiere globali. Dal petrolio al cemento passando per l’acciaio, stiamo parlando di mercati interessanti per le economie più sviluppate, sempre più bisognose di materie prime necessarie per supportate la digitalizzazione e, più in generale, lo sviluppo delle nuove infrastrutture tecnologiche.
Continua a leggereRiduci