2025-02-18
Sul fine vita i dem aizzano Bruxelles. Gelo tra Fdi e Bertolaso in Lombardia
Alessandra Moretti e Dario Nardella (Imagoeconomica)
Alessandra Moretti e Dario Nardella provano a sobillare la Commissione Ue affinché costringa l’Italia a seguire l’esempio toscano. Il primo caso di suicidio assistito agita la giunta di Fontana. Fdi: «Non coinvolti dall’assessore».Alla sinistra non pare vero di poter esercitare pressione in tema di morte su richiesta. Gli eurodeputati del Pd Dario Nardella e Alessandra Moretti si sono precipitati a presentare un’interrogazione all’Unione europea, dopo aver appreso che il centrodestra in consiglio regionale della Toscana ha presentato ricorso al collegio di garanzia statutaria perché verifichi la conformità della norma approvata una settimana fa. Gli effetti della legge sul suicidio medicalmente assistito sono sospesi, fino alla decisione che verrà presa in un massimo di 30 giorni. In caso di parere negativo sarebbe tutto da rifare e la sinistra freme. «La Regione Toscana è intervenuta a seguito di una proposta di legge di iniziativa popolare e in un contesto di perdurante vuoto legislativo, peraltro evidenziato dalla Corte costituzionale che, nella sentenza n.242 del 2019, ha riconosciuto tale libertà al paziente stabilendo i requisiti per l’accesso al suicidio assistito», scrivono Nardella e Moretti nell’interrogazione. Proseguono: «Alcuni Paesi europei hanno già regolamentato il fine vita mentre altri non garantiscono il diritto di scelta, generando così un quadro estremamente frammentato a danno dei cittadini e delle cittadine che subiscono pesanti disparità». Dopo la premessa, i dem chiedono: «La Commissione rileva, su questo aspetto, una violazione da parte degli Stati membri dei principi di cui all’articolo 35 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (Protezione della salute)? Intende intervenire per limitare la frammentazione normativa e assicurare l’uniformità giuridica nel riconoscimento e tutela del diritto al fine vita per i cittadini europei?». Il governo non ha ancora deciso se impugnare davanti alla Consulta la legge approvata in Toscana lo scorso 11 febbraio, da più parti si invoca una norma a carattere nazionale ma il Pd mette fretta e scavalca le procedure, interpellando direttamente la Ue. Si aspettano, tifano per un’altra bacchettata al nostro Paese? Nel frattempo, il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, se la prende con il centrodestra che ha presentato ricorso. «Mi sembra che dal loro punto di vista, di avere costantemente posto la questione in termini di strumentalizzazione politica, sia un grande errore, perché questa è una questione che attraversa la coscienza di tanti, tutti i cittadini», ha dichiarato il governatore dem. Ha parlato di volontà di «gettare la questione nella burocratizzazione, nei ricorsi, nei controricorsi», mentre a suo dire «persone impensabili mi hanno espresso apprezzamento per avere dato alla Toscana, con questo, un profilo che è quello di attuare principi della Corte costituzionale senza lasciare la questione nella palude delle discussioni parlamentari. Auspico che proprio in Parlamento il prima possibile vi sia l’approvazione di una legge su questo tema». Le due Camere non hanno legiferato, è vero, ma più che di «palude» della discussione sul suicidio sarebbe doveroso parlare di non priorità del tema. E di sicuro la Corte costituzionale non ha mai parlato di diritto di morire, di avere una prestazione garantita dal Sistema sanitario nazionale, bensì di dovere di tutelare la vita. «Noi basiamo il nostro ricorso prevalentemente sui primi cinque articoli dello statuto regionale. Siamo convinti che il collegio ci darà ragione», ha spiegato Marco Stella (Fi), che assieme a Elena Meini (Lega) e Vittorio Fantozzi (Fdi) è riuscito a bloccare la legge. «Siamo fermamente convinti che sia materia di esclusiva competenza del Parlamento italiano».Se la Toscana va per conto suo, anche la Lombardia ha permesso il primo suicidio assistito di una signora cinquantenne, malata da oltre 30 anni di sclerosi multipla progressiva. «Abbiamo dimostrato che anche senza una decisione di giunta e senza una legge regionale, il rispetto del dettame costituzionale può essere sicuramente eseguito», aveva dichiarato l’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Guido Bertolaso. Fratelli d’Italia contesta all’assessore che la decisione di concedere l’automedicamento letale sia arrivata due mesi dopo che era stata votata la non competenza della Regione sull’argomento. Qualcuno «stava già predisponendo protocolli e comitati», mentre ci vuole «più rispetto per le decisioni del consiglio regionale», protesta Fdi. Oggi Bertolaso dovrà riferire in Aula e si preannunciano scintille. Già ieri ha fatto sapere che «al momento non abbiamo altre richieste» sul suicidio assistito in Lombardia; che la morte della cinquantenne è avvenuta «a casa di questa persona senza l’intervento di un medico del servizio sanitario pubblico, ma di un medico di fiducia». E che se ci saranno altre richieste «le dobbiamo prendere in considerazione come abbiamo fatto in questo caso. Sono un medico, cattolico, osservante e praticante e come me tanti altri colleghi che hanno vissuto questa vicenda. Ma non abbiamo ritenuto opportuno sottrarci al dovere morale che ci veniva chiesto dalla Consulta».A proposito di cattolici, domenica il cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Cei e arcivescovo di Bologna, ha annunciato un comunicato ufficiale sul tema suicidio assistito. «L’abbiamo già detto in tanti modi, ma mercoledì faremo una nota vera e propria. La dignità è sempre curare».