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2026-01-21
Disagio giovanile, l’antidoto di Lewis: «Indicare l’ordine, il giusto e il bello»
Clive Staples Lewis. Nel riquadro, il libro «L’abolizione dell’uomo»
Possiamo solo immaginare come Lewis avrebbe spazzato via tutte queste osservazioni, ma per fortuna ci ha lasciato una preziosa eredità sulla quale si potrebbe edificare un nuovo edificio educativo, se solo lo si volesse. Parliamo di un libretto intitolato L’abolizione dell’uomo, ora meritoriamente rieditato da Adelphi (che ha da poco ripubblicato anche la gloriosa Trilogia cosmica), che riunisce tre conferenze del grande scrittore irlandese, autore fra l’altro delle Cronache di Narnia. Il primo di questi interventi riguarda proprio l’educazione e spiega chiaramente quali siano le storture di quella moderna. Questa produce quelli che Lewis chiama «uomini senza petto». Cioè individui convinti che non vi sia alcun ordine oggettivo del mondo, alcuna Verità, ma solo sentimenti e opinioni.
L’ordine, dice Lewis, esiste eccome, è sempre esistito, tanto che tutte le grandi tradizioni ne sono consapevoli. È a questo ordine che l’essere umano deve accordarsi. Lewis lo chiama il Tao, la Via. Altri lo possono chiamare legge naturale o morale ma la sostanza non cambia.
Il Tao, termine che il cristiano Lewis riprende dalla cultura cinese e rilegge, è «il Cammino, la Via. Esso è la Via su cui l’universo procede, la Via per cui le cose perennemente emergono, silenziose e tranquille, nello spazio e nel tempo. Ed è anche la Via che ogni uomo dovrebbe percorrere in imitazione di quella cosmica e sovra cosmica progressione, conformando ogni sua attività a quel grande modello. “Nel rituale”, è detto negli Analetti, “è l’armonia con la Natura che viene apprezzata”. Allo stesso modo, gli antichi Ebrei lodano la Legge per il suo essere “vera”».
Questo Tao «non è uno tra i tanti possibili sistemi di valori. È la sola e unica fonte di tutti i giudizi di valore. Respingendola, respingeremo ogni valore. Trattenendo ogni valore, la tratterremo. Sforzarsi di confutarla e di porre al suo posto un nuovo sistema di valori equivale ad autocontraddirsi. Non c’è mai stato, e mai ci sarà, un giudizio di valore radicalmente nuovo nella storia del mondo. Quale che sia la pretesa di essere dei nuovi sistemi o (come oggi si chiamano) «ideologie», consistono tutti di frammenti del Tao stesso, arbitrariamente strappati al loro contesto globale e quindi isolatamente esasperati, per quanto debbano sempre al Tao, e a esso soltanto, ogni loro eventuale validità. Se il mio dovere nei riguardi dei miei genitori è una superstizione, allora lo è anche il mio dovere nei riguardi della posterità. Se è una superstizione la giustizia, allora lo è anche il mio dovere nei riguardi del mio Paese o della mia razza. Se la ricerca della conoscenza scientifica è un valore reale, allora lo è anche la fedeltà coniugale. La rivolta delle nuove ideologie contro il Tao è la rivolta dei rami contro l’albero: distruggendolo, i ribelli scoprirebbero di avere distrutto sé stessi».
Compito dell’educatore è dunque quello indicato da Sant’Agostino, il quale «definisce la virtù ordo amoris, l’ordinata distribuzione degli affetti in cui a ogni grado di amore oggetto è tributato quel genere e che gli è appropriato. Aristotele», continua Lewis, «afferma che scopo dell’educazione è inculcare nell’allievo il gusto e l’avversione per ciò che sarebbe giusto che amasse o aborrisse. Pervenuto all’età della riflessione, l’allievo in tal modo assuefatto agli “affetti ordinati” o ai “giusti sentimenti” scoprirà facilmente i primi principi dell’Etica [...]. Prima di lui, Platone aveva detto lo stesso. Il cucciolo umano non avrà dapprincipio le giuste reazioni. Egli dev’essere assuefatto a provare piacere, inclinazione, disgusto e odio per quelle cose che sono in effetti piacevoli, amabili, disgustose e odiose».
Occorre educare al bene e al bello, non a partire dalla ragione ma dall’emozione. Solo in seguito, una volta acquisita questa familiarità emotiva, quasi fisica, con l’ordine naturale, il singolo scoprirà che anche la ragione si accorda a esso, con grazia. Meglio: ciò avviene se non si è uomini senza petto come quelli che la nostra società ha formato nella modernità. Uomini cioè senza cuore, luogo intermedio fra la mente e le viscere. Non è difficile trovarne tanti anche oggi: individui guidati da una ragione senza emozioni, totalmente artificiale, o dagli istinti più bassi e irragionevoli. Questi ultimi sono brutti, violenti. Gli altri si dicono magari intellettuali eppure «non è l’eccesso di pensiero ma la penuria di fertile e generosa emozione a contraddistinguerli. Non è che la loro testa sia più grande dell’ordinario: è l’atrofia del petto a farla apparire tale». Secondo Lewis, «questa è la tragicommedia della nostra situazione, continuiamo senza sosta a reclamare a gran voce quelle stesse qualità che rendiamo impossibili. [...] Con una sorta di spaventosa semplicità rimuoviamo l’organo e pretendiamo la funzione. Produciamo uomini senza petto e ci aspettiamo da loro virtù e intraprendenza. Ridiamo dell’onore e ci stupiamo di trovare dei traditori in mezzo a noi. Castriamo, e pretendiamo che l’animale sia fecondo». Il tanto discusso disagio giovanile odierno è il disagio di tutti coloro che si collocano «fuori dal Tao», che non riconoscono questo ordine e ne propongono uno artefatto o non ne propongono nessuno, che confondono istinti ed emozioni, che non sanno dire che cosa sia giusto e bello perché hanno il cuore arido. Il dramma attuale è la mancanza di petto, che ogni cultura declina a modo suo, più o meno violentemente.
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Adelphi ripubblica «L’abolizione dell’uomo» dell’autore delle «Cronache di Narnia». La migliore risposta a chi vuol fermare la violenza proponendo corsi sessuo-affettivi: «Irrighiamo i deserti con i giusti sentimenti».«Il compito degli educatori moderni non è di sfrondare le giungle, ma di irrigare i deserti. La giusta difesa contro i falsi sentimenti è di inculcare giusti sentimenti». Possono bastare queste poche frasi di Clive Staples Lewis (1898-1963) per risolvere il contorto dibattito che da giorni si trascina a proposito della violenza e del disagio giovanile. Udiamo grandi e robuste parole come ascolto, integrazione e rispetto. Ci viene detto che se i giovani stranieri si riuniscono in bande e accoltellano è perché non abbiamo saputo accoglierli a dovere. E se fra i giovani italiani dilagano ansia e depressione, ci viene ribadito, è colpa della pressione a cui vengono sottoposti, alle carenze della scuola e alla mancanza di una educazione sessuo-affettiva diffusa.Possiamo solo immaginare come Lewis avrebbe spazzato via tutte queste osservazioni, ma per fortuna ci ha lasciato una preziosa eredità sulla quale si potrebbe edificare un nuovo edificio educativo, se solo lo si volesse. Parliamo di un libretto intitolato L’abolizione dell’uomo, ora meritoriamente rieditato da Adelphi (che ha da poco ripubblicato anche la gloriosa Trilogia cosmica), che riunisce tre conferenze del grande scrittore irlandese, autore fra l’altro delle Cronache di Narnia. Il primo di questi interventi riguarda proprio l’educazione e spiega chiaramente quali siano le storture di quella moderna. Questa produce quelli che Lewis chiama «uomini senza petto». Cioè individui convinti che non vi sia alcun ordine oggettivo del mondo, alcuna Verità, ma solo sentimenti e opinioni. L’ordine, dice Lewis, esiste eccome, è sempre esistito, tanto che tutte le grandi tradizioni ne sono consapevoli. È a questo ordine che l’essere umano deve accordarsi. Lewis lo chiama il Tao, la Via. Altri lo possono chiamare legge naturale o morale ma la sostanza non cambia. Il Tao, termine che il cristiano Lewis riprende dalla cultura cinese e rilegge, è «il Cammino, la Via. Esso è la Via su cui l’universo procede, la Via per cui le cose perennemente emergono, silenziose e tranquille, nello spazio e nel tempo. Ed è anche la Via che ogni uomo dovrebbe percorrere in imitazione di quella cosmica e sovra cosmica progressione, conformando ogni sua attività a quel grande modello. “Nel rituale”, è detto negli Analetti, “è l’armonia con la Natura che viene apprezzata”. Allo stesso modo, gli antichi Ebrei lodano la Legge per il suo essere “vera”». Questo Tao «non è uno tra i tanti possibili sistemi di valori. È la sola e unica fonte di tutti i giudizi di valore. Respingendola, respingeremo ogni valore. Trattenendo ogni valore, la tratterremo. Sforzarsi di confutarla e di porre al suo posto un nuovo sistema di valori equivale ad autocontraddirsi. Non c’è mai stato, e mai ci sarà, un giudizio di valore radicalmente nuovo nella storia del mondo. Quale che sia la pretesa di essere dei nuovi sistemi o (come oggi si chiamano) «ideologie», consistono tutti di frammenti del Tao stesso, arbitrariamente strappati al loro contesto globale e quindi isolatamente esasperati, per quanto debbano sempre al Tao, e a esso soltanto, ogni loro eventuale validità. Se il mio dovere nei riguardi dei miei genitori è una superstizione, allora lo è anche il mio dovere nei riguardi della posterità. Se è una superstizione la giustizia, allora lo è anche il mio dovere nei riguardi del mio Paese o della mia razza. Se la ricerca della conoscenza scientifica è un valore reale, allora lo è anche la fedeltà coniugale. La rivolta delle nuove ideologie contro il Tao è la rivolta dei rami contro l’albero: distruggendolo, i ribelli scoprirebbero di avere distrutto sé stessi». Compito dell’educatore è dunque quello indicato da Sant’Agostino, il quale «definisce la virtù ordo amoris, l’ordinata distribuzione degli affetti in cui a ogni grado di amore oggetto è tributato quel genere e che gli è appropriato. Aristotele», continua Lewis, «afferma che scopo dell’educazione è inculcare nell’allievo il gusto e l’avversione per ciò che sarebbe giusto che amasse o aborrisse. Pervenuto all’età della riflessione, l’allievo in tal modo assuefatto agli “affetti ordinati” o ai “giusti sentimenti” scoprirà facilmente i primi principi dell’Etica [...]. Prima di lui, Platone aveva detto lo stesso. Il cucciolo umano non avrà dapprincipio le giuste reazioni. Egli dev’essere assuefatto a provare piacere, inclinazione, disgusto e odio per quelle cose che sono in effetti piacevoli, amabili, disgustose e odiose». Occorre educare al bene e al bello, non a partire dalla ragione ma dall’emozione. Solo in seguito, una volta acquisita questa familiarità emotiva, quasi fisica, con l’ordine naturale, il singolo scoprirà che anche la ragione si accorda a esso, con grazia. Meglio: ciò avviene se non si è uomini senza petto come quelli che la nostra società ha formato nella modernità. Uomini cioè senza cuore, luogo intermedio fra la mente e le viscere. Non è difficile trovarne tanti anche oggi: individui guidati da una ragione senza emozioni, totalmente artificiale, o dagli istinti più bassi e irragionevoli. Questi ultimi sono brutti, violenti. Gli altri si dicono magari intellettuali eppure «non è l’eccesso di pensiero ma la penuria di fertile e generosa emozione a contraddistinguerli. Non è che la loro testa sia più grande dell’ordinario: è l’atrofia del petto a farla apparire tale». Secondo Lewis, «questa è la tragicommedia della nostra situazione, continuiamo senza sosta a reclamare a gran voce quelle stesse qualità che rendiamo impossibili. [...] Con una sorta di spaventosa semplicità rimuoviamo l’organo e pretendiamo la funzione. Produciamo uomini senza petto e ci aspettiamo da loro virtù e intraprendenza. Ridiamo dell’onore e ci stupiamo di trovare dei traditori in mezzo a noi. Castriamo, e pretendiamo che l’animale sia fecondo». Il tanto discusso disagio giovanile odierno è il disagio di tutti coloro che si collocano «fuori dal Tao», che non riconoscono questo ordine e ne propongono uno artefatto o non ne propongono nessuno, che confondono istinti ed emozioni, che non sanno dire che cosa sia giusto e bello perché hanno il cuore arido. Il dramma attuale è la mancanza di petto, che ogni cultura declina a modo suo, più o meno violentemente.
(Arma dei Carabinieri)
Il sequestro è avvenuto nel territorio del Comune di Caraffa del Bianco, in provincia di Reggio Calabria, in un’area particolarmente isolata e difficilmente accessibile.
L’ operazione si inserisce in un più ampio dispositivo di prevenzione e contrasto alla criminalità organizzata ed è stata resa possibile grazie all’apporto altamente specialistico dei militari dello Squadrone Eliportato «Cacciatori di Calabria», reparto d’élite dell’Arma dei Carabinieri specializzato nelle attività di ricerca in ambienti difficilmente accessibili. Proprio durante una perlustrazione accurata del territorio, i militari hanno individuato un fusto in plastica nascosto tra le pietre di un muro di contenimento, molto bene mimetizzato per sfuggire a eventuali controlli.
All’interno del contenitore è stato trovato un vero e proprio arsenale: un fucile d’assalto tipo Kalashnikov, completo di caricatore e munizioni calibro 7.62 x 39, un fucile semiautomatico calibro 12 con matricola abrasa, una doppietta dello stesso calibro, tre bombe anticarro di tipo M-60 e altri tre razzi anticarro. Un quantitativo e una tipologia di armi che fanno presumere una destinazione ad attività criminali di elevata pericolosità.
Considerata l’estrema minaccia alla sicurezza rappresentata dall'esplosivo rinvenuto, i Carabinieri hanno immediatamente richiesto l’intervento degli artificieri antisabotaggio del Comando Provinciale di Reggio Calabria. L’area è stata prontamente isolata e messa in sicurezza attraverso un’accurata cinturazione per tutelare l’incolumità degli operatori e prevenire rischi per la popolazione. In seguito, gli ordigni sono stati fatti brillare sul posto secondo le procedure previste. L’intervento degli specialisti è durato diverse ore, a conferma della complessità e delicatezza delle operazioni.
Le attività di controllo non si sono fermate al primo ritrovamento. Nel proseguimento delle perlustrazioni, i militari dell’Arma hanno esteso le ricerche anche a strutture rurali e fabbricati dismessi della zona. All’interno di un casolare abbandonato sono stati così ritrovati altri quattro fucili e una pistola Smith & Wesson, assieme a diverse munizioni di vario calibro poste sotto sequestro con il resto delle armi.
Il consistente sequestro ha consentito di sottrarre alla disponibilità della criminalità un ingente quantitativo di armi e materiale esplodente, che avrebbe potuto essere impiegato per compiere gravi fatti di sangue o azioni intimidatorie.
L’operazione rappresenta un ulteriore segnale della costante presenza dell’Arma dei Carabinieri sul territorio, capace di intervenire con prontezza anche in contesti operativi complessi.
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