A Perugia lo scontro tra procuratori svela l’intreccio fra stampa, Pm e investigatori

La temibile Triade magistrati-investigatori-giornalisti, cotta a puntino nei libri-denuncia sul Sistema di Luca Palamara e Alessandro Sallusti, pare avere avuto un ruolo nelle indagini («parallele» rispetto a quelle di Firenze) della Procura di Perugia sull’ex procuratore aggiunto del capoluogo umbro Antonella Duchini e sull’ex luogotenente del Ros Orazio Gisabella. Entrambi sono stati indagati e poi imputati a Firenze, insieme con numerosi imprenditori, accusati, a vario titolo, di corruzione, rivelazione di segreto e abuso di ufficio, e usciti indenni dal processo, nel settembre 2025, grazie ad assoluzioni e prescrizioni.
La nuova vicenda emerge dall’ennesimo scontro sotterraneo tra l’attuale procuratore di Perugia Raffaele Cantone e il procuratore generale Sergio Sottani, più volte in disaccordo con le iniziative dell’ex presidente dell’Anac, il quale è stato recentemente costretto a spogliarsi, per incompetenza territoriale, dell’indagine monstre sul presunto tenente-spione Pasquale Striano. Questa volta il casus belli è stato offerto da una denuncia dello stesso Gisabella, che mentre era alla sbarra a Firenze, il 6 marzo 2025, ha presentato un esposto che Cantone ha assegnato a sé stesso ritenendolo, evidentemente, di particolare delicatezza.
Ma che cosa aveva segnalato Gisabella? Che il cancelliere Raffaele Guadagno aveva partecipato, senza averne titolo, a una perquisizione disposta ed eseguita il 26 marzo 2018 nei confronti di una giornalista locale, all’epoca firma di punta nel capoluogo umbro e punto di riferimento per i colleghi dei cosiddetti giornaloni. Certamente ai nostri lettori il nome di Guadagno non suonerà nuovo: è il dipendente della Procura costretto, nel 2022, alle dimissioni e a patteggiare una pena di 1 anno e 2 mesi dopo essere stato sorpreso a scaricare dalle banche dati del Tribunale carte riservate, successivamente consegnate, almeno in un’occasione, a dei giornalisti.
Ebbene, nel caso della visita a casa della cronista, ordinata dalla Procura guidata allora da Luigi de Ficchy, Guadagno sarebbe arrivato nell’appartamento da perquisire «con la macchina degli ufficiali di polizia giudiziaria delegati», senza che la sua presenza fosse stata verbalizzata. La perquisizione veniva effettuata in un procedimento ad hoc, trasmesso immediatamente alla Procura di Firenze poiché la giornalista aveva registrato un colloquio, ritenuto d’interesse investigativo, con un imprenditore poi imputato a Firenze con l’accusa di aver consegnato 108.000 euro allo stesso Gisabella. Di tale registrazione, evidentemente «pregiudizievole» per l’ex militare e la Duchini, l’autrice aveva informato Guadagno, che prontamente aveva avvisato i pubblici ministeri di riferimento, i quali avevano «inscenato» la perquisizione che, in realtà, non è stata eseguita in quanto la cronista, anziché far valere le guarentigie previste dalla legge per i giornalisti, ha collaborato prontamente con gli inquirenti consegnando loro il prezioso file audio che è stato immediatamente inviato alla Procura di Firenze che già procedeva, da circa un anno, contro Gisabella e la Duchini.
Sette anni dopo, Cantone, a seguito della denuncia del carabiniere, decide di interrogare la cronista, la quale conferma l’inspiegabile presenza di Guadagno alla perquisizione/consegna del 26 marzo 2018. Per questo il procuratore iscrive immediatamente sul registro degli indagati per il reato di falso ideologico i tre ufficiali di Polizia giudiziaria G. F., L. P. e M. S. che hanno eseguito l’atto senza verbalizzare la presenza del cancelliere. Ma dopo poco, il 2 giugno 2025, il procuratore chiede l’archiviazione con questa motivazione: «Le indagini svolte sembrano confermare il contenuto della denuncia di Gisabella» e, tuttavia, «l’alterazione», consistita nella mancata indicazione della presenza di Guadagno nel verbale, andrebbe ritenuta, sulla base della giurisprudenza vigente, «inoffensiva rispetto alla veridicità dell’atto», scrive Cantone, «a prescindere da qualsivoglia considerazione sulla inopportunità e forse persino illegittimità della presenza all’atto perquisitivo del Guadagno». Detta incertezza sulla «illegittimità» della presenza di Guadagno espressa, nero su bianco, da un magistrato attento come Cantone, deve essere sembrata non tollerabile al procuratore generale che su quel distretto è tenuto a vigilare. Perciò, il 15 dicembre scorso, a seguito dell’opposizione all’archiviazione di Gisabella (assistito dall’avvocato Michele Nannarone), Sottani ha avocato il procedimento, revocando la richiesta di archiviazione. Una decisione che aveva già preso in un altro procedimento contestando la competenza di Perugia in un’inchiesta per diffamazione, una diatriba in cui alla fine ha avuto ragione Sottani. Ma torniamo all’indagine partita dalla denuncia di Gisabella. Dopo l’avocazione da parte di Sottani, il gip Valerio d’Andria, il 17 dicembre 2025, ha preso atto del decreto motivato firmato dal pg e della contestuale revoca della richiesta di archiviazione firmata da Cantone. Lo stesso giorno Sottani ha trasmesso il procedimento alla Procura della Repubblica di Firenze, ritenendo evidentemente che sussistano ipotesi di reato anche a carico di magistrati in servizio a Perugia e non soltanto dei tre ufficiali di polizia giudiziaria nei cui confronti ha proceduto Cantone. Il 12 gennaio Sottani ha inviato sulle rive dell’Arno pure l’istanza di interrogatorio avanzata da Gisabella, definito «persona offesa».
A onor del vero pure nella richiesta di archiviazione firmata da Cantone Gisabella è considerato soggetto potenzialmente danneggiato e lo stesso procuratore di Perugia, «per ragioni di trasparenza», ha spedito a Firenze un fascicolo «con tutti gli atti del procedimento» (anche se a modello 45, ovvero senza ipotesi di reato, né indagati), «per le eventuali valutazioni e per gli eventuali approfondimenti istruttori da parte di quell’ufficio», forse perché Gisabella ha allegato alla sua denuncia diverse chat intercorse tra Guadagno e i pm del caso Palamara Mario Formisano e Gemma Miliani, comunicazioni svelate nei mesi scorsi da questo giornale.
Tuttavia le comunicazioni segnalate da Gisabella non ci paiono le più utili per inquadrare il gioco di squadra messo in campo da pm, giornalisti, polizia giudiziaria e, in questo caso, il noto cancelliere per fare incastrare una toga condannata dai suoi colleghi ancora prima di essere sottoposta a un processo.
La partecipazione di Guadagno alla perquisizione/consegna del 26 marzo 2018 emerge ampiamente dalle chat sequestrate nei telefoni di Guadagno il 13 luglio 2022 dallo stesso Cantone e da lui non menzionate nella richiesta di archiviazione sottoscritta il 2 giugno 2025. Conversazioni che coinvolgono uno degli ufficiali che ha eseguito l’atto, L. P., e i due pubblici ministeri che hanno disposto la perquisizione a casa della cronista, Paolo Abbritti e Formisano. Da un messaggio datato 23 marzo 2018 emerge come Guadagno si fosse già attivato per farsi consegnare la registrazione. Quel giorno il cancelliere annuncia ai pm: «Domani mattina alle 9.30 io e L.P. andiamo a ritirare il tutto, io ho appena avvisato... parto lunghissimo». Abbritti un minuto dopo replica: «Mi raccomando! Conto su di te!». Deve essere, però, sorto qualche imprevisto perché il 25 marzo, Domenica delle Palme, intorno alle 8 del mattino, Guadagno informa gli inquirenti dell’indisponibilità della giornalista: «Per ora non ho novità... ieri (poi non era a casa) mi ha detto che lavorava fino a tardi, infatti mi ha scritto ieri sera alle 22:20 che era appena rientrata a casa e andava a dormire visto la notte prima non aveva dormito per niente... mi ha dato appuntamento per oggi che va a lavoro alle 16...». Il 26 marzo, prima delle 8, il cancelliere incontra uno dei due pm e poi si reca a casa della cronista.
Come sappiamo dalla denuncia di Gisabella e dalla richiesta di archiviazione di Cantone quello stesso giorno l’acquisizione della registrazione va a buon fine. Passa un giorno e il 27 marzo, alle 6:22 del mattino, Guadagno decide, dopo il suo intervento, di prendere qualche precauzione e per questo invia il seguente messaggio ai sostituti procuratori: «Scusatemi, ma ieri il pg mi ha detto che io (Raffaele) non so assolutamente nulla di quell’appunto... vorrei che fosse chiaro... buona giornata attendo vostre notizie». Il procuratore generale con cui Guadagno era in confidenza e che avrebbe dato il consiglio al cancelliere dovrebbe essere Fausto Cardella, il quale, dunque, sarebbe stato a conoscenza, come i pm, del fatto che Guadagno avesse partecipato all’esecuzione della perquisizione e di come la sua presenza fosse illegittima.
La conferma si trova nelle chat tra Guadagno e L.P.. Anche con l’ufficiale di polizia giudiziaria il cancelliere Guadagno aveva un rapporto d’amicizia e, via chat, i due sembrano ricostruire il lavorio che all’interno della Procura è stato fatto per portare a casa il risultato (la consegna del file audio) in modo rapido e indolore. Il 23 marzo 2018 Guadagno racconta: «Abbiamo fatto bene... ho parlato con Gemma (Miliani, ndr)... a Fausto hanno raccontato una storia diversa... hanno fatto bene... sono stati corretti... lo ha detto anche lui quando ha saputo come sono andate le cose... Gemma è contenta che abbiamo parlato... domani mattina comunque ha detto che lo chiama... a volte basta poco... ma io e te... che abbiamo una visione d’insieme possiamo capire...». L’investigatore commenta: «A volte per delle cazzate o delle posizioni succedono i guai». Nel quadro di tale rapporto Guadagno, domenica 25 marzo, inoltra a L.P. lo stesso messaggio che due minuti dopo avrebbe inoltrato ai pm a proposito della temporanea indisponibilità della giornalista.
Il giorno dopo, all’ora di pranzo, L.P. avverte Guadagno: «Siamo pronti in Procura… avvisami». Passano alcune ore e anche il militare indagato sembra prendere coscienza dei rischi che la missione comporti: «Dopo oggi STOP». Guadagno concorda: «Sì, sì in pieno». La perquisizione/consegna del 26 marzo 2028 e il «coordinamento» con la Procura di Firenze produce, però, effetti immediati perché all’alba del giorno successivo L.P. informa Guadagno che alla Procura di Perugia sono arrivati due magistrati toscani: «Si balla... 4 della polizia giudiziaria di Firenze a piano terra e 2 mag da loro». Guadagno invia una risposta di approvazione: «Va bene». Adesso la Procura del capoluogo toscano dovrà stabilire se tutto questo fosse normale.





