True
2018-12-14
Figuraccia finita: ammazzato il terrorista di Strasburgo
True
ANSA
La caccia all'uomo è finita ieri sera. Cherif Chekatt, come è già capitato con altri attentatori in Francia, non è finito in galera, ma in una bara. L'operazione è scattata poco dopo le 21 di ieri, dopo la segnalazione di una donna che aveva notato un uomo ferito che attraversava rue du Lazaret, la strada principale dell'area, a cinque minuti da casa di Chekatt, nella stessa zona in cui, prima di trasferirsi nella banlieue di Koenigshoffen, aveva frequentato la scuola Schluthfeld.
Una pattuglia di poliziotti lo ha subito intercettato e gli ha chiesto i documenti. Chekatt ha tirato fuori lo stesso revolver usato per la strage e ha sparato (addosso aveva ancora anche un coltello). La risposta è stata precisa e immediata. E Chekatt è caduto con la faccia sull'asfalto.
Poco dopo, l'agenzia di propaganda dello stato islamico Amaq ha rivendicato l'attentato ai mercatini di Natale a Strasburgo, sostenendo che Cherif Chekatt era un «soldato» dello Stato islamico che «ha portato avanti l'operazione per vendicare i civili uccisi dalla coalizione internazionale». I servizi di intelligence francesi stanno verificando in queste ore l'attendibilità del messaggio di rivendicazione dello Stato Islamico. È forte, infatti, il sospetto che Chekatt non sia soltanto un cane sciolto.
E ora è caccia alla rete che lo ha protetto. Sami Chekatt, 34 anni, uno dei fratelli dell'attentatore, è stato arrestato questa mattina in Algeria, inseguito da un mandato internazionale per associazione di stampo terroristico emesso dopo la sparatoria di martedì sera. Il fratello del terrorista ucciso è schedato in Francia come persona pericolosa e a rischio radicalizzazione. E siccome ha lasciato il Paese prima dell'attacco, gli inquirenti vogliono sapere se fosse al corrente del progetto del fratello o se abbia avuto un ruolo logistico nell'attentato.
Ieri era stato fermato anche l'amico di Chekatt che lo aveva ospitato la notte prima dell'attentato e che secondo le accuse ne conosceva le intenzioni. È il sesto fermato dopo il padre, la madre e i tre fratelli dell'attentatore. A Parigi la polizia ha perquisito la casa in cui una delle sorelle abita con il marito, nel centralissimo boulevard Raspail. La Francia cercherà ora di lasciarsi la paura alle spalle. Si riparte dalla riapertura del mercatino di Natale di Strasburgo, il più antico e popolare di Francia. Sul posto è atteso il ministro dell'Interno Christophe Castaner che, ieri sera, poco prima dell'uccisione dell'attentatore aveva annunciato la riapertura con un rafforzato dispositivo di sicurezza. Una decisione, aveva spiegato il ministro, motivata dalla volontà «di non cedere alla paura».
Continua a leggereRiduci
Si era rintanato a due passi dal posto in cui l'aveva lasciato il tassista che aveva rapito sul posto della strage ai mercatini di Natale, nascosto in un capannone abbandonato nella zona industriale di Plaine des Bouchers: e lì Cherif Chekatt è stato stanato e ucciso dai gendarmi della polizia francese. La caccia all'uomo è finita ieri sera. Cherif Chekatt, come è già capitato con altri attentatori in Francia, non è finito in galera, ma in una bara. L'operazione è scattata poco dopo le 21 di ieri, dopo la segnalazione di una donna che aveva notato un uomo ferito che attraversava rue du Lazaret, la strada principale dell'area, a cinque minuti da casa di Chekatt, nella stessa zona in cui, prima di trasferirsi nella banlieue di Koenigshoffen, aveva frequentato la scuola Schluthfeld. Una pattuglia di poliziotti lo ha subito intercettato e gli ha chiesto i documenti. Chekatt ha tirato fuori lo stesso revolver usato per la strage e ha sparato (addosso aveva ancora anche un coltello). La risposta è stata precisa e immediata. E Chekatt è caduto con la faccia sull'asfalto.Poco dopo, l'agenzia di propaganda dello stato islamico Amaq ha rivendicato l'attentato ai mercatini di Natale a Strasburgo, sostenendo che Cherif Chekatt era un «soldato» dello Stato islamico che «ha portato avanti l'operazione per vendicare i civili uccisi dalla coalizione internazionale». I servizi di intelligence francesi stanno verificando in queste ore l'attendibilità del messaggio di rivendicazione dello Stato Islamico. È forte, infatti, il sospetto che Chekatt non sia soltanto un cane sciolto. E ora è caccia alla rete che lo ha protetto. Sami Chekatt, 34 anni, uno dei fratelli dell'attentatore, è stato arrestato questa mattina in Algeria, inseguito da un mandato internazionale per associazione di stampo terroristico emesso dopo la sparatoria di martedì sera. Il fratello del terrorista ucciso è schedato in Francia come persona pericolosa e a rischio radicalizzazione. E siccome ha lasciato il Paese prima dell'attacco, gli inquirenti vogliono sapere se fosse al corrente del progetto del fratello o se abbia avuto un ruolo logistico nell'attentato. Ieri era stato fermato anche l'amico di Chekatt che lo aveva ospitato la notte prima dell'attentato e che secondo le accuse ne conosceva le intenzioni. È il sesto fermato dopo il padre, la madre e i tre fratelli dell'attentatore. A Parigi la polizia ha perquisito la casa in cui una delle sorelle abita con il marito, nel centralissimo boulevard Raspail. La Francia cercherà ora di lasciarsi la paura alle spalle. Si riparte dalla riapertura del mercatino di Natale di Strasburgo, il più antico e popolare di Francia. Sul posto è atteso il ministro dell'Interno Christophe Castaner che, ieri sera, poco prima dell'uccisione dell'attentatore aveva annunciato la riapertura con un rafforzato dispositivo di sicurezza. Una decisione, aveva spiegato il ministro, motivata dalla volontà «di non cedere alla paura».
Un precedente incontro tra il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman e il principe ereditario di Abu Dhabi Mohammed bin Zayed al-Nahyan (Ansa)
Il ritiro di Abu Dhabi dall’Opec non è solo economico: riemergono le tensioni con l’Arabia Saudita tra accuse sulla sicurezza e divergenze regionali. Una frattura che indebolisce Riad, complica i piani di Trump e riapre i giochi nel Golfo.
Alla base dell’addio di Abu Dhabi all’Opec c’è (anche) una ragione di natura geopolitica: il riemergere della tensione tra emiratini e sauditi.
Ufficialmente, il ritiro degli Emirati è legato alla loro volontà di svincolarsi dal sistema di quote di produzione petrolifera. Il che già di per sé rappresenta uno schiaffo a Riad che riveste de facto nell’Opec una posizione di preminenza politica. Un Opec più fragile rende quindi potenzialmente l’Arabia Saudita più debole sotto il profilo geopolitico ed economico.
In secondo luogo, il giorno prima che Abu Dhabi annunciasse l’addio, il consigliere presidenziale emiratino, Anwar Gargash, aveva accusato i Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo di non aver fatto abbastanza per assistere il proprio Paese contro gli attacchi iraniani. «La posizione del Consiglio di cooperazione del Golfo è stata la più debole nella storia, considerando la natura dell'attacco e la minaccia che ha rappresentato per tutti», aveva dichiarato in quella che era una stoccata soprattutto all’Arabia Saudita.
Non dobbiamo del resto dimenticare che, negli ultimi anni, il rapporto tra Abu Dhabi e Riad era diventato teso su vari dossier: dal Sudan al Somaliland, passando per lo Yemen. Tuttavia, la guerra in Iran sembrava aver ricompattato l’asse tra i due vecchi alleati nel nome della loro storica opposizione al regime khomeinista. Un ricompattamento che, a quanto pare, non è durato granché. Lo schiaffo emiratino all’Opec, lo abbiamo visto, sta lì a dimostrarlo. Il punto è adesso capire che cosa succederà.
Donald Trump, com’è noto, ha plaudito all’addio di Abu Dhabi: in passato, l'inquilino della Casa Bianca aveva accusato l’Opec di manipolare i prezzi del petrolio. Inoltre, il presidente americano scommette sul fatto che, in caso di riapertura di Hormuz, la mossa emiratina possa contribuire a far scendere più celermente il costo del greggio. Non è un mistero che Trump tema l’alto prezzo della benzina negli Stati Uniti: un fattore, questo, che indebolisce il Partito repubblicano in vista delle Midterm di novembre.
Dall’altra parte, però, il ritorno della tensione tra emiratini e sauditi potrebbe mettere in crisi quel rilancio degli Accordi di Abramo a cui Trump notoriamente mira. Abu Dhabi ha aderito a quei patti nel 2020, mentre Riad non lo ha ancora fatto. Il presidente americano vorrebbe che Mohammad bin Salman li sottoscrivesse al più presto, ma questa situazione rende la strada decisamente in salita. Mentre infatti l’asse tra Gerusalemme e Abu Dhabi si rafforza, i rapporti tra l’Arabia Saudita e lo Stato ebraico sono attraversati da qualche significativa fibrillazione. Non è inoltre escluso che il principe ereditario saudita possa essersi irritato per il sostegno di Trump al ritiro emiratino dall'Opec.
Continua a leggereRiduci
Il campo largo non ha ancora leader, programmi e idee. Per questo spera che il governo Meloni duri fino al termine della legislatura, infrangendo ogni record. Nonostante le accuse di Renzi, Conte e Schlein.
L’inflazione consiste nell’aumento generalizzato dei prezzi di beni e servizi in un determinato periodo di tempo, con la conseguente riduzione del potere d’acquisto della moneta: con la stessa quantità di denaro si riesce a comprare meno.
In condizioni normali, l’inflazione si sviluppa quando la domanda supera l’offerta: se beni e servizi non bastano a soddisfare i consumatori, i prezzi salgono. Al contrario, quando l’economia rallenta o entra in stagnazione, la domanda tende a diminuire e i prezzi dovrebbero stabilizzarsi o scendere.
La stagflazione rompe questo schema: si verifica quando l’economia cresce poco o si contrae, ma i prezzi continuano comunque a salire.
Questo fenomeno si manifesta spesso in seguito a uno shock di offerta, cioè un evento straordinario che riduce la disponibilità di beni o aumenta i costi di produzione — ad esempio una crisi energetica o un forte aumento del costo delle materie prime — spingendo verso l’alto i prezzi anche in presenza di un’economia debole.
La stagflazione è considerata particolarmente difficile da gestire perché le politiche economiche tradizionali per combattere l’inflazione (come alzare i tassi) possono aggravare la stagnazione, mentre quelle per stimolare la crescita rischiano di alimentare ulteriormente l’aumento dei prezzi.
Continua a leggereRiduci
«Non è solo un insieme di problemi. È un sistema dove ogni crisi alimenta l’altra», ha dichiarato Giorgia Meloni durante il meeting della Comunità Politica Europea a Jerevan.
Il premier ha parlato di policrisi: «Cosa significa policrisi? Non è solo affrontare tante crisi insieme. Il problema è che sono tutte collegate e si alimentano a vicenda».