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2024-04-21
Fdi ora si muove e chiede le dimissioni di Emiliano
Michele Emiliano (Ansa)
La parolina magica, «dimissioni», in relazione al presidente della Puglia Michele Emiliano, la pronuncia ieri, in beata solitudine, il senatore di Fratelli d’Italia Ignazio Zullo: «Il quadro che sta emergendo dalle indagini in Puglia», dice Zullo, «si fa ogni giorno più inquietante. L’intreccio di storie che c’è tra la dirigenza Pd pugliese e il candidato a sindaco di Bari del M5s fortemente voluto da Conte, apre degli interrogativi che necessitano una risposta chiara. Quando il ministro Piantedosi aveva inviato gli ispettori al Comune di Bari c’era stata una levata di scudi in difesa di tutto l’apparato, ma non passa giorno che la posizione di Emiliano non peggiori e questo fa ma male sia alla Puglia che alla sua gente. Credo che un passo indietro dell’attuale presidente», aggiunge Zullo, «sia auspicabile, anche per aver modo di difendersi da una situazione che potrebbe vederlo coinvolto in prima persona molto presto».
imbarazzo
Il riferimento finale di Zullo è alla possibilità che la magistratura barese chieda a Emiliano da chi ha appreso dell’imminente svolta nell’inchiesta a carico di Alfonso Pisicchio, ex assessore regionale. Pisicchio ha raccontato ai magistrati di essere stato sollecitato da Emiliano, con toni ultimativi, a rassegnare le dimissioni dalla guida dell’Arti, l’Agenzia regionale per la tecnologia e l’innovazione, nella giornata dello scorso 10 aprile, a causa di una accelerazione dell’inchiesta nei suoi confronti: nella stessa serata, è stato arrestato.
Zullo a parte, nessuno fino a ora ha chiesto le dimissioni di Emiliano, ma il centrodestra domani terrà una conferenza stampa e potrebbe affondare i colpi, come anticipa il candidato a sindaco di Bari Fabio Romito della Lega: «La differenza fra il centrodestra e il centrosinistra», argomenta Romito, «è che noi agiamo insieme, facciamo politica insieme perché per quanto ci riguarda l’unità non è qualcosa di conveniente ma è qualcosa in cui noi crediamo. Lunedì (domani, ndr) daremo tutte le nostre motivazioni rispetto alle iniziative che nella settimana prossima in Consiglio regionale intendiamo intraprendere». Restano invece in silenzio i vertici del Pd , come evidenzia il capogruppo alla Camera di Fdi, Tommaso Foti: «Dopo le ultime notizie di cronaca», sottolinea Foti, «secondo le quali il presidente della Regione Puglia Emiliano avrebbe “soffiato” all’orecchio dell’amico Pisicchio di indagini a suo carico, suggerendogli di dimettersi, chiediamo a Elly Schlein: carissima segretaria come definirebbe chi per governare il proprio territorio va a parlare con esponenti noti della malavita e si serve dei suoi contatti con la magistratura per ottenere notizie riservate da usare a fini politici? Dalla segretaria del partito di “unti dal Signore” che seleziona solo i migliori per intelligenza e finezza culturale e intellettuale», ironizza Foti, «ci aspettiamo una risposta chiara dal significato univoco».
Campa cavallo: la risposta non arriverà, almeno non a breve, e l’imbarazzo di Emiliano è dimostrato anche dalla decisione, presa in conferenza dei capigruppo con la contrarietà del centrodestra, di far slittare il prossimo consiglio regionale, previsto per il 23 aprile, al 7 maggio. «Viste le richieste di rinvio del Consiglio regionale del 23 aprile arrivate da alcuni gruppi politici», spiega il presidente dell’assemblea, Loredana Capone, «così come è sempre accaduto in questi anni davanti a tali istanze, ho convocato la conferenza dei presidenti. Mi dispiace che una parte dell’opposizione non fosse presente. In questa sede il Pd ha ufficialmente chiesto di rinviare per l’assenza di cinque suoi consiglieri. La richiesta, come avvenuto in passato per altre forze politiche, è stata accolta dalla maggioranza dei presenti. Nessuno nega il momento difficile», aggiunge la Capone, «ma serve responsabilità da parte di tutti e non si possono strumentalizzare le situazioni solo perché oggi a chiedere il rinvio è un gruppo politico diverso rispetto al passato».
Tace anche il M5s, che si è trovato ad affrontare una tempesta in mare aperto. Giuseppe Conte pensava che l’uscita dei pentastellati dalla maggioranza che sostiene Emiliano, dopo gli scandali giudiziari, sarebbe stata momentanea, che la minicrisi si sarebbe risolta con la firma di un «patto per la legalità», ma da quella decisione non c’è giorno in cui sulla Regione Puglia non si abbatta un’altra bufera, e così ora il M5s si tiene al coperto. Problemi anche in Azione: il partito di Carlo Calenda per continuare a sostenere il governo regionale chiede la rotazione simultanea e immediata di tutti i dirigenti di sezione e servizio di tutti gli assessorati e in carica da più di tre anni, la rotazione simultanea e immediata di tutti i direttori dei dipartimenti e la rotazione simultanea e immediata dei direttori generali delle Asl.
All’attacco anche la senatrice di Italia viva e componente della commissione Antimafia, Raffaella Paita, secondo la quale quanto accaduto rende ancor a più «urgente» una «convocazione del presidente» che era già in programma «in merito alle vicende legate ai rischi di infiltrazioni mafiose nel Comune di Bari» su cui sta indagando anche la commissione di accesso inviata dal Viminale per valutare la necessità di un commissariamento.
Le condizioni politiche in cui si ritrova Emiliano sono difficilissime: per salvarsi, il governatore può contare a questo punto solo sulla proverbiale ritrosia di chi occupa uno scranno istituzionale, di maggioranza o di opposizione, a scollarsi dalla poltrona.
Tajani capolista azzurro alle Europee. Il Pd schiera Bonaccini nel Nord Est
Conto alla rovescia nei partiti in vista del 1° maggio, quando scade il termine per la presentazione delle liste dei candidati alle Europee dell’8 e 9 giugno. Il primo a ufficializzare la sua discesa in campo è stato il segretario azzurro Antonio Tajani. Il vicepremier guiderà le liste di cui fanno parte anche esponenti di Noi moderati e dell’Svp in tutte le circoscrizioni tranne le Isole. «Se un segretario di partito non ha il coraggio di mettersi alla guida di una squadra che gli ha dato fiducia nel congresso non sarebbe un buon segretario di partito. Sono pronto a battermi come se fossi un candidato come gli altri. Non è solo un voto simbolico. Mi batterò senza risparmiarmi», ha detto il leader annunciando la sua candidatura al consiglio nazionale del partito. La capolista nelle Isole sarà invece Caterina Chinnici, eurodeputata uscente, figlia del magistrato vittima della mafia, Rocco. «È giusto dare spazio a rappresentanti del territorio, lì non sarò candidato» ha precisato Tajani, «Ho chiesto a Caterina Chinnici di candidarsi, la sua storia, il nome che porta, sono un messaggio inequivocabile per dire da che parte stiamo, ovvero dalla parte della legge, dei magistrati che si battono per fare bene il loro lavoro, dei cittadini onesti».
Per Fdi il premier Giorgia Meloni dovrebbe sciogliere la riserva sulla sua candidatura come capolista in tutte e cinque le circoscrizioni domenica prossima alla conferenza programmatica a Pescara. Il segretario della Lega, Matteo Salvini, ha sempre escluso la sua candidatura ma sta lavorando sulle liste e soprattutto sulla candidatura del generale Roberto Vannacci. In Sicilia ieri il sottosegretario leghista Claudio Durigon ha annunciato che «il nome nuovo è quello di Ester Bonafede che, frutto dell’accordo fra Udc e Carroccio, è nella lista della Lega, nel collegio Isole» mentre capolista sarà la deputata uscente Annalisa Tardino. Nella circoscrizione Centro invece sono in corsa l’eurodeputata uscente Cinzia Bonfrisco, Mario Abbruzzese, ex presidente del Consiglio della Regione Lazio, Davide Bordoni che lascia il Campidoglio e Laura Cartaginese, consigliere regionale.
Sempre ieri sono stati presentati simbolo e capilista di Stati Uniti d’Europa, che mette insieme +Europa, Iv, Radicali, Partito socialista, Lib-dem e Italia c’è. La capolista nel Nord Ovest è Emma Bonino, al Nord Est Graham Watson (Alde), al centro Giandomenico Caiazza (avvocato di Enzo Tortora), al Sud il segretario del Psi Enzo Maraio, nelle Isole Rita Bernardini dei Radicali. «Non c’è nessuno di Iv» ha detto Matteo Renzi, «io sono orgoglioso, perché non siamo a mettere le bandierine, noi siamo qua per dire che al progetto degli Stai uniti d’Europa crediamo».
Scioglierà la riserva oggi in direzione nazionale il segretario del Pd Elly Schlein che potrebbe correre al Centro e nelle Isole e non in testa, ma rispettando l’ordine alfabetico. Intanto ha ufficializzato la candidatura di Stefano Bonaccini capolista al Nord Est: «L’esperienza decennale da presidente dell’Emilia-Romagna e il suo ruolo di presidente del Pd ne fanno una proposta molto forte per la battaglia che dobbiamo condurre e per l’Europa che vogliamo costruire», ha detto. Sempre per il Pd nel Nord Ovest la capolista sarà Cecilia Strada mentre al Sud Lucia Annunziata, seguita dal sindaco uscente di Bari Antonio Decaro. Non sarà in lista Giuseppe Conte ma il M5s ha chiuso il primo turno delle europarlamentarie e il primo capolista individuato per il Sud è l’ex presidente Inps, Pasquale Tridico. Non definite le liste di Alleanza verdi e sinistra, ma sono certe le candidature di Ilaria Salis, Ignazio Marino, Mimmo Lucano, Leoluca Orlando, Cristina Guarda. «Deciderò se candidarmi con la direzione del partito» ha detto ieri il leader di Azione Carlo Calenda prendendo tempo.
A proposito di elezioni, oggi e domani si vota per le regionali in Basilicata. In corsa l’uscente Vito Bardi (centrodestra), Piero Marrese (centrosinistra) ed Eustachio Follia (Volt).
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Il senatore Ignazio Zullo: «Emiliano deve fare un passo indietro». Tommaso Foti attacca: «Come definire chi parla con la malavita e usa i contatti coi giudici per avere notizie riservate?». Dem e M5s muti. Ufficiale: Consiglio regionale rimandato fra le proteste dell’opposizione.Europee: Matteo Renzi ed Emma Bonino alleati. Elly Schlein verso la decisione. Oggi e domani voto in Basilicata.Lo speciale contiene due articoli.La parolina magica, «dimissioni», in relazione al presidente della Puglia Michele Emiliano, la pronuncia ieri, in beata solitudine, il senatore di Fratelli d’Italia Ignazio Zullo: «Il quadro che sta emergendo dalle indagini in Puglia», dice Zullo, «si fa ogni giorno più inquietante. L’intreccio di storie che c’è tra la dirigenza Pd pugliese e il candidato a sindaco di Bari del M5s fortemente voluto da Conte, apre degli interrogativi che necessitano una risposta chiara. Quando il ministro Piantedosi aveva inviato gli ispettori al Comune di Bari c’era stata una levata di scudi in difesa di tutto l’apparato, ma non passa giorno che la posizione di Emiliano non peggiori e questo fa ma male sia alla Puglia che alla sua gente. Credo che un passo indietro dell’attuale presidente», aggiunge Zullo, «sia auspicabile, anche per aver modo di difendersi da una situazione che potrebbe vederlo coinvolto in prima persona molto presto». imbarazzoIl riferimento finale di Zullo è alla possibilità che la magistratura barese chieda a Emiliano da chi ha appreso dell’imminente svolta nell’inchiesta a carico di Alfonso Pisicchio, ex assessore regionale. Pisicchio ha raccontato ai magistrati di essere stato sollecitato da Emiliano, con toni ultimativi, a rassegnare le dimissioni dalla guida dell’Arti, l’Agenzia regionale per la tecnologia e l’innovazione, nella giornata dello scorso 10 aprile, a causa di una accelerazione dell’inchiesta nei suoi confronti: nella stessa serata, è stato arrestato. Zullo a parte, nessuno fino a ora ha chiesto le dimissioni di Emiliano, ma il centrodestra domani terrà una conferenza stampa e potrebbe affondare i colpi, come anticipa il candidato a sindaco di Bari Fabio Romito della Lega: «La differenza fra il centrodestra e il centrosinistra», argomenta Romito, «è che noi agiamo insieme, facciamo politica insieme perché per quanto ci riguarda l’unità non è qualcosa di conveniente ma è qualcosa in cui noi crediamo. Lunedì (domani, ndr) daremo tutte le nostre motivazioni rispetto alle iniziative che nella settimana prossima in Consiglio regionale intendiamo intraprendere». Restano invece in silenzio i vertici del Pd , come evidenzia il capogruppo alla Camera di Fdi, Tommaso Foti: «Dopo le ultime notizie di cronaca», sottolinea Foti, «secondo le quali il presidente della Regione Puglia Emiliano avrebbe “soffiato” all’orecchio dell’amico Pisicchio di indagini a suo carico, suggerendogli di dimettersi, chiediamo a Elly Schlein: carissima segretaria come definirebbe chi per governare il proprio territorio va a parlare con esponenti noti della malavita e si serve dei suoi contatti con la magistratura per ottenere notizie riservate da usare a fini politici? Dalla segretaria del partito di “unti dal Signore” che seleziona solo i migliori per intelligenza e finezza culturale e intellettuale», ironizza Foti, «ci aspettiamo una risposta chiara dal significato univoco». Campa cavallo: la risposta non arriverà, almeno non a breve, e l’imbarazzo di Emiliano è dimostrato anche dalla decisione, presa in conferenza dei capigruppo con la contrarietà del centrodestra, di far slittare il prossimo consiglio regionale, previsto per il 23 aprile, al 7 maggio. «Viste le richieste di rinvio del Consiglio regionale del 23 aprile arrivate da alcuni gruppi politici», spiega il presidente dell’assemblea, Loredana Capone, «così come è sempre accaduto in questi anni davanti a tali istanze, ho convocato la conferenza dei presidenti. Mi dispiace che una parte dell’opposizione non fosse presente. In questa sede il Pd ha ufficialmente chiesto di rinviare per l’assenza di cinque suoi consiglieri. La richiesta, come avvenuto in passato per altre forze politiche, è stata accolta dalla maggioranza dei presenti. Nessuno nega il momento difficile», aggiunge la Capone, «ma serve responsabilità da parte di tutti e non si possono strumentalizzare le situazioni solo perché oggi a chiedere il rinvio è un gruppo politico diverso rispetto al passato». Tace anche il M5s, che si è trovato ad affrontare una tempesta in mare aperto. Giuseppe Conte pensava che l’uscita dei pentastellati dalla maggioranza che sostiene Emiliano, dopo gli scandali giudiziari, sarebbe stata momentanea, che la minicrisi si sarebbe risolta con la firma di un «patto per la legalità», ma da quella decisione non c’è giorno in cui sulla Regione Puglia non si abbatta un’altra bufera, e così ora il M5s si tiene al coperto. Problemi anche in Azione: il partito di Carlo Calenda per continuare a sostenere il governo regionale chiede la rotazione simultanea e immediata di tutti i dirigenti di sezione e servizio di tutti gli assessorati e in carica da più di tre anni, la rotazione simultanea e immediata di tutti i direttori dei dipartimenti e la rotazione simultanea e immediata dei direttori generali delle Asl.All’attacco anche la senatrice di Italia viva e componente della commissione Antimafia, Raffaella Paita, secondo la quale quanto accaduto rende ancor a più «urgente» una «convocazione del presidente» che era già in programma «in merito alle vicende legate ai rischi di infiltrazioni mafiose nel Comune di Bari» su cui sta indagando anche la commissione di accesso inviata dal Viminale per valutare la necessità di un commissariamento.Le condizioni politiche in cui si ritrova Emiliano sono difficilissime: per salvarsi, il governatore può contare a questo punto solo sulla proverbiale ritrosia di chi occupa uno scranno istituzionale, di maggioranza o di opposizione, a scollarsi dalla poltrona.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/fdi-chiede-dimissioni-emiliano-2667827363.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="tajani-capolista-azzurro-alle-europee-il-pd-schiera-bonaccini-nel-nord-est" data-post-id="2667827363" data-published-at="1713656221" data-use-pagination="False"> Tajani capolista azzurro alle Europee. Il Pd schiera Bonaccini nel Nord Est Conto alla rovescia nei partiti in vista del 1° maggio, quando scade il termine per la presentazione delle liste dei candidati alle Europee dell’8 e 9 giugno. Il primo a ufficializzare la sua discesa in campo è stato il segretario azzurro Antonio Tajani. Il vicepremier guiderà le liste di cui fanno parte anche esponenti di Noi moderati e dell’Svp in tutte le circoscrizioni tranne le Isole. «Se un segretario di partito non ha il coraggio di mettersi alla guida di una squadra che gli ha dato fiducia nel congresso non sarebbe un buon segretario di partito. Sono pronto a battermi come se fossi un candidato come gli altri. Non è solo un voto simbolico. Mi batterò senza risparmiarmi», ha detto il leader annunciando la sua candidatura al consiglio nazionale del partito. La capolista nelle Isole sarà invece Caterina Chinnici, eurodeputata uscente, figlia del magistrato vittima della mafia, Rocco. «È giusto dare spazio a rappresentanti del territorio, lì non sarò candidato» ha precisato Tajani, «Ho chiesto a Caterina Chinnici di candidarsi, la sua storia, il nome che porta, sono un messaggio inequivocabile per dire da che parte stiamo, ovvero dalla parte della legge, dei magistrati che si battono per fare bene il loro lavoro, dei cittadini onesti». Per Fdi il premier Giorgia Meloni dovrebbe sciogliere la riserva sulla sua candidatura come capolista in tutte e cinque le circoscrizioni domenica prossima alla conferenza programmatica a Pescara. Il segretario della Lega, Matteo Salvini, ha sempre escluso la sua candidatura ma sta lavorando sulle liste e soprattutto sulla candidatura del generale Roberto Vannacci. In Sicilia ieri il sottosegretario leghista Claudio Durigon ha annunciato che «il nome nuovo è quello di Ester Bonafede che, frutto dell’accordo fra Udc e Carroccio, è nella lista della Lega, nel collegio Isole» mentre capolista sarà la deputata uscente Annalisa Tardino. Nella circoscrizione Centro invece sono in corsa l’eurodeputata uscente Cinzia Bonfrisco, Mario Abbruzzese, ex presidente del Consiglio della Regione Lazio, Davide Bordoni che lascia il Campidoglio e Laura Cartaginese, consigliere regionale. Sempre ieri sono stati presentati simbolo e capilista di Stati Uniti d’Europa, che mette insieme +Europa, Iv, Radicali, Partito socialista, Lib-dem e Italia c’è. La capolista nel Nord Ovest è Emma Bonino, al Nord Est Graham Watson (Alde), al centro Giandomenico Caiazza (avvocato di Enzo Tortora), al Sud il segretario del Psi Enzo Maraio, nelle Isole Rita Bernardini dei Radicali. «Non c’è nessuno di Iv» ha detto Matteo Renzi, «io sono orgoglioso, perché non siamo a mettere le bandierine, noi siamo qua per dire che al progetto degli Stai uniti d’Europa crediamo». Scioglierà la riserva oggi in direzione nazionale il segretario del Pd Elly Schlein che potrebbe correre al Centro e nelle Isole e non in testa, ma rispettando l’ordine alfabetico. Intanto ha ufficializzato la candidatura di Stefano Bonaccini capolista al Nord Est: «L’esperienza decennale da presidente dell’Emilia-Romagna e il suo ruolo di presidente del Pd ne fanno una proposta molto forte per la battaglia che dobbiamo condurre e per l’Europa che vogliamo costruire», ha detto. Sempre per il Pd nel Nord Ovest la capolista sarà Cecilia Strada mentre al Sud Lucia Annunziata, seguita dal sindaco uscente di Bari Antonio Decaro. Non sarà in lista Giuseppe Conte ma il M5s ha chiuso il primo turno delle europarlamentarie e il primo capolista individuato per il Sud è l’ex presidente Inps, Pasquale Tridico. Non definite le liste di Alleanza verdi e sinistra, ma sono certe le candidature di Ilaria Salis, Ignazio Marino, Mimmo Lucano, Leoluca Orlando, Cristina Guarda. «Deciderò se candidarmi con la direzione del partito» ha detto ieri il leader di Azione Carlo Calenda prendendo tempo. A proposito di elezioni, oggi e domani si vota per le regionali in Basilicata. In corsa l’uscente Vito Bardi (centrodestra), Piero Marrese (centrosinistra) ed Eustachio Follia (Volt).
Il ministro dal Consiglio Agrifish della Ue: «L’Italia non ha paura di affrontare fasi di dibattito e di dialogo anche rispetto a regolamenti che si sono dimostrati non capaci di garantire». Ha poi aggiunto: «Ci interessa il modello di informazione puntuale alle persone che acquistano e consumano».
Roberto Vannacci nella sede romana di Futuro Nazionale (Imagoeconomica)
Perché», risponde Vannacci, «non mi risulta sia capo di un partito politico. Oppure stiamo dicendo che Forza Italia è un partito eterodiretto dal potere dei soldi e dell’editoria? Non mi risulta che Marina Berlusconi faccia politica. Quindi perché dovrei rispondere a qualcuno che non fa politica?».
Vannacci è convinto, ed è difficile dargli torto, che il centrodestra, alle prossime politiche, avrà bisogno di lui, e quindi può permettersi di tutto e di più, anche di dettare condizioni: «Per l’alleanza», sottolinea il generale, «ci sono margini, purché si adeguino alle nostre linee rosse che sono quelle della destra, perché oggi probabilmente abbiamo una destra che fa più la sinistra, non alla moda. Questo probabilmente non piace ai cittadini, tant’è vero che in soli tre mesi Futuro nazionale sta riscuotendo successo per questo motivo. La sinistra non è alla moda, non piace. E quindi, che la destra ritorni a fare la destra. La destra ha perso la trebisonda, probabilmente. E quindi arriva Futuro nazionale che è una specie di sestante: fa il punto nave, ristabilisce la rotta giusta e andiamo avanti per la rotta giusta». Per Vannacci, in fin dei conti, la legge elettorale non è un grande problema: se il centrodestra avrà bisogno dei suoi voti e stringerà l’intesa elettorale, o dovrà assegnare a Futuro nazionale una parte di collegi sicuri, come accade per tutti i partiti, oppure, se la legge cambierà, avrà una quota di suoi rappresentanti nel listino bloccato del premio di maggioranza. Tiene però alle preferenze: «Noi ci preoccupiamo poco della legge elettorale», argomenta Vannacci, «perché qualsiasi essa sia noi ci adegueremo. Ci dispiace che le nostre proposte non siano state prese in considerazione e ci dispiace che la futura legge elettorale, se andrà per come è stata disegnata e progettata, continui a togliere la sovranità al popolo. Noi ci vogliamo battere per il ritorno delle preferenze, perché la democrazia è là dove il cittadino sceglie i propri rappresentanti. Oggi non siamo in questa situazione, oggi i rappresentanti vengono scelti dalle segreterie di partito, secondo delle logiche e delle dinamiche totalmente estranee a quelle democratiche».
Intanto, il suo partito continua a crescere sui territori. Ieri due consiglieri regionali lombardi, Luca Ferrazzi del gruppo misto e Pietro Macconi di Fratelli d’Italia, hanno aderito a Futuro nazionale. «Non ho nessuna valutazione da fare», commenta il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, «nel senso che è una scelta che hanno fatto due consiglieri, sono liberissimi di farla. Possono spostarsi dove vogliono. Personalmente ho sempre sostenuto che la Lega non abbia nulla in comune con Vannacci». Stessa scelta l’ha fatta la ex deputata leghista Francesca Martini, già Sottosegretaria alla Salute nel governo Berlusconi dal 2009 al 2011 e, prima ancora, assessore alla Sanità della Regione Veneto. La Martini è stata parlamentare del Carroccio per due legislature, e nel 2017 era stata tra i fondatori di Grande Nord.
L’unico a tenere ancora chiuse le porte del centrodestra a Futuro nazionale è Maurizio Lupi: «Ho un grande rispetto per tutti coloro che si mettono a fare politica», sottolinea il leader di Noi moderati, «che iniziano anche una proposta politica e un percorso. Detto questo, Vannacci nulla ha a che fare con la storia del centrodestra, nulla ha a che fare con la proposta di governo del futuro del nostro Paese». Questa ce la segniamo…
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Olimpia Tarzia (Imagoeconomica)
di Olimpia Tarzia, Responsabile del Dipartimento di bioetica e diritti umani di Forza Italia
Il 27 novembre 2020 il presidente Berlusconi mi nominò responsabile nazionale del Dipartimento di bioetica e diritti umani di Forza Italia. Accolsi la proposta, accettando, per la prima volta - in 20 anni di vita politica e istituzionale vissuta, nelle tre legislature alla Regione Lazio, come indipendente nell’area del centrodestra - di aderire a un partito, proprio a motivo delle sue posizioni sul tema della vita, considerando che, pur nelle variegate sfumature delle singole posizioni sui temi etici presenti in Fi, affidarmi un tale Dipartimento esprimeva una precisa volontà politica del presidente di rafforzare una visione antropologica basata su principi e valori cristiani.
Queste le sue parole nel motivare l’incarico affidatomi: «Un affettuoso benvenuto ad Olimpia Tarzia, che ha scelto di far parte di Forza Italia. La sua decisione ha un grande significato: Olimpia in questi anni è stata ed è una degli esponenti più qualificati e più rappresentativi dell’associazionismo e del volontariato cattolico. Le sue competenze e il suo impegno nel delicatissimo settore della bioetica, l’esperienza del Movimento per la vita di cui è cofondatrice, le tante battaglie per la vita e per la famiglia delle quali è stata protagonista, ne fanno un punto di riferimento per tutti coloro che credono nei valori di un autentico umanesimo cristiano. Sono valori che Forza Italia considera parte integrante della sua visione dell’uomo e della società, e per i quali ci siamo battuti e ci batteremo, pur nel rispetto della libertà di coscienza di ciascuno, in ogni occasione parlamentare e politica. La presenza di Olimpia ci darà più forza in queste battaglie di civiltà. Con lei ci rivolgeremo ai tanti elettori cattolici disorientati e delusi dalla politica e dai politici che li hanno rappresentati in Parlamento».
A settembre 2022 Berlusconi rilasciò una lunga intervista ad Avvenire, in cui affermava: «Noi su temi come unioni civili e biotestamento abbiamo sempre votato contro».
Sui temi eticamente sensibili, in questi anni, fino a pochi mesi fa, ho potuto liberamente condurre il Dipartimento su tale strada. Da quando è iniziato il dibattito sul ddl Fine vita, in diverse occasioni, in colloqui singoli all’interno del partito, ma anche pubblicamente, ho manifestato la mia contrarietà a una legge che normasse il suicidio assistito, sottolineando la rilevanza etica e antropologica di una tale disciplina giuridica, nella ferma convinzione che una legge ad hoc non serva e che le direttive della Consulta non necessitino di una legge che le recepisca, in quanto la Consulta ha già di fatto eliminato, alle condizioni indicate, il presidio della sanzione penale all’aiuto al suicidio che è stato posto dall’articolo 580 del Codice penale.
Su questo tema sono intervenuta più volte, fin dal 2021, con significativi risultati di coinvolgimento e sensibilizzazione attraverso molteplici iniziative rivolte particolarmente al mondo cattolico, sia con interventi sui media, sia organizzando convegni e incontri, ribadendo tale linea e sostenendo la necessità di un rafforzamento delle cure palliative in termini di allocazione di fondi e di realizzazione di strutture ad hoc. Come è chiaramente scritto nell’Evangelium vitae (n. 66): «Condividere l’intenzione suicida di un altro e aiutarlo a realizzarla mediante il cosiddetto “suicidio assistito” significa farsi collaboratori, e qualche volta attori in prima persona, di un’ingiustizia che non può mai essere giustificata, neppure quando fosse richiesta».
È per questo motivo che le recenti prese di posizione del partito sul fine vita, che, non tenendo in considerazione le mie forti perplessità, hanno portato alla scelta di portare avanti un disegno di legge sul suicidio assistito, mi costringono a constatare che sono venuti a mancare i presupposti per mantenere, in tale contesto, il mio incarico come responsabile nazionale del Dipartimento di bioetica e diritti umani di Forza Italia.
Nella mia storia di vita personale, associativa e politica, ho sempre considerato la libertà interiore, la coerenza delle scelte e la fedeltà ai principi in cui si crede un punto fermo, anche a costo di sacrifici personali: non intendo ora rendermi corresponsabile di una legge, foriera di inevitabili pericolose implicazioni e conseguenze, che di fatto sancisce, anche se surrettiziamente, il «diritto al suicidio», una legge che vedrebbe lo Stato, anziché garantire e tutelare il diritto alla vita, specialmente dei più vulnerabili, assicurare la morte, mettendo a disposizione risorse economiche e strutture adeguate a rendere fruibile quell’atto, anche magari tramite il Servizio sanitario nazionale.
Con questa mia decisione non ho alcuna intenzione di colpevolizzare chi sta impegnandosi per trovare le migliori soluzioni possibili a una questione estremamente delicata e complessa, ma non posso condividere l’idea di considerare questa proposta di legge come una scelta obbligata al fine di perseguire una «riduzione del danno» perché il «male minore», come ci insegna la dottrina cattolica, si può tollerare, se inevitabilmente costretti (e non è questo il caso), ma non può mai essere una scelta.
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Stefano Zenni, musicologo jazz, ricorda Sonny Rollins, leggendario sassofonista scomparso a 95 anni e a poche ore dal centenario di Miles Davis. La sua inesauribile fantasia, unita a generose dosi di ironia, lo ha reso un colosso assoluto dell’arte dell’improvvisazione.