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2024-04-21
Fdi ora si muove e chiede le dimissioni di Emiliano
Michele Emiliano (Ansa)
La parolina magica, «dimissioni», in relazione al presidente della Puglia Michele Emiliano, la pronuncia ieri, in beata solitudine, il senatore di Fratelli d’Italia Ignazio Zullo: «Il quadro che sta emergendo dalle indagini in Puglia», dice Zullo, «si fa ogni giorno più inquietante. L’intreccio di storie che c’è tra la dirigenza Pd pugliese e il candidato a sindaco di Bari del M5s fortemente voluto da Conte, apre degli interrogativi che necessitano una risposta chiara. Quando il ministro Piantedosi aveva inviato gli ispettori al Comune di Bari c’era stata una levata di scudi in difesa di tutto l’apparato, ma non passa giorno che la posizione di Emiliano non peggiori e questo fa ma male sia alla Puglia che alla sua gente. Credo che un passo indietro dell’attuale presidente», aggiunge Zullo, «sia auspicabile, anche per aver modo di difendersi da una situazione che potrebbe vederlo coinvolto in prima persona molto presto».
imbarazzo
Il riferimento finale di Zullo è alla possibilità che la magistratura barese chieda a Emiliano da chi ha appreso dell’imminente svolta nell’inchiesta a carico di Alfonso Pisicchio, ex assessore regionale. Pisicchio ha raccontato ai magistrati di essere stato sollecitato da Emiliano, con toni ultimativi, a rassegnare le dimissioni dalla guida dell’Arti, l’Agenzia regionale per la tecnologia e l’innovazione, nella giornata dello scorso 10 aprile, a causa di una accelerazione dell’inchiesta nei suoi confronti: nella stessa serata, è stato arrestato.
Zullo a parte, nessuno fino a ora ha chiesto le dimissioni di Emiliano, ma il centrodestra domani terrà una conferenza stampa e potrebbe affondare i colpi, come anticipa il candidato a sindaco di Bari Fabio Romito della Lega: «La differenza fra il centrodestra e il centrosinistra», argomenta Romito, «è che noi agiamo insieme, facciamo politica insieme perché per quanto ci riguarda l’unità non è qualcosa di conveniente ma è qualcosa in cui noi crediamo. Lunedì (domani, ndr) daremo tutte le nostre motivazioni rispetto alle iniziative che nella settimana prossima in Consiglio regionale intendiamo intraprendere». Restano invece in silenzio i vertici del Pd , come evidenzia il capogruppo alla Camera di Fdi, Tommaso Foti: «Dopo le ultime notizie di cronaca», sottolinea Foti, «secondo le quali il presidente della Regione Puglia Emiliano avrebbe “soffiato” all’orecchio dell’amico Pisicchio di indagini a suo carico, suggerendogli di dimettersi, chiediamo a Elly Schlein: carissima segretaria come definirebbe chi per governare il proprio territorio va a parlare con esponenti noti della malavita e si serve dei suoi contatti con la magistratura per ottenere notizie riservate da usare a fini politici? Dalla segretaria del partito di “unti dal Signore” che seleziona solo i migliori per intelligenza e finezza culturale e intellettuale», ironizza Foti, «ci aspettiamo una risposta chiara dal significato univoco».
Campa cavallo: la risposta non arriverà, almeno non a breve, e l’imbarazzo di Emiliano è dimostrato anche dalla decisione, presa in conferenza dei capigruppo con la contrarietà del centrodestra, di far slittare il prossimo consiglio regionale, previsto per il 23 aprile, al 7 maggio. «Viste le richieste di rinvio del Consiglio regionale del 23 aprile arrivate da alcuni gruppi politici», spiega il presidente dell’assemblea, Loredana Capone, «così come è sempre accaduto in questi anni davanti a tali istanze, ho convocato la conferenza dei presidenti. Mi dispiace che una parte dell’opposizione non fosse presente. In questa sede il Pd ha ufficialmente chiesto di rinviare per l’assenza di cinque suoi consiglieri. La richiesta, come avvenuto in passato per altre forze politiche, è stata accolta dalla maggioranza dei presenti. Nessuno nega il momento difficile», aggiunge la Capone, «ma serve responsabilità da parte di tutti e non si possono strumentalizzare le situazioni solo perché oggi a chiedere il rinvio è un gruppo politico diverso rispetto al passato».
Tace anche il M5s, che si è trovato ad affrontare una tempesta in mare aperto. Giuseppe Conte pensava che l’uscita dei pentastellati dalla maggioranza che sostiene Emiliano, dopo gli scandali giudiziari, sarebbe stata momentanea, che la minicrisi si sarebbe risolta con la firma di un «patto per la legalità», ma da quella decisione non c’è giorno in cui sulla Regione Puglia non si abbatta un’altra bufera, e così ora il M5s si tiene al coperto. Problemi anche in Azione: il partito di Carlo Calenda per continuare a sostenere il governo regionale chiede la rotazione simultanea e immediata di tutti i dirigenti di sezione e servizio di tutti gli assessorati e in carica da più di tre anni, la rotazione simultanea e immediata di tutti i direttori dei dipartimenti e la rotazione simultanea e immediata dei direttori generali delle Asl.
All’attacco anche la senatrice di Italia viva e componente della commissione Antimafia, Raffaella Paita, secondo la quale quanto accaduto rende ancor a più «urgente» una «convocazione del presidente» che era già in programma «in merito alle vicende legate ai rischi di infiltrazioni mafiose nel Comune di Bari» su cui sta indagando anche la commissione di accesso inviata dal Viminale per valutare la necessità di un commissariamento.
Le condizioni politiche in cui si ritrova Emiliano sono difficilissime: per salvarsi, il governatore può contare a questo punto solo sulla proverbiale ritrosia di chi occupa uno scranno istituzionale, di maggioranza o di opposizione, a scollarsi dalla poltrona.
Tajani capolista azzurro alle Europee. Il Pd schiera Bonaccini nel Nord Est
Conto alla rovescia nei partiti in vista del 1° maggio, quando scade il termine per la presentazione delle liste dei candidati alle Europee dell’8 e 9 giugno. Il primo a ufficializzare la sua discesa in campo è stato il segretario azzurro Antonio Tajani. Il vicepremier guiderà le liste di cui fanno parte anche esponenti di Noi moderati e dell’Svp in tutte le circoscrizioni tranne le Isole. «Se un segretario di partito non ha il coraggio di mettersi alla guida di una squadra che gli ha dato fiducia nel congresso non sarebbe un buon segretario di partito. Sono pronto a battermi come se fossi un candidato come gli altri. Non è solo un voto simbolico. Mi batterò senza risparmiarmi», ha detto il leader annunciando la sua candidatura al consiglio nazionale del partito. La capolista nelle Isole sarà invece Caterina Chinnici, eurodeputata uscente, figlia del magistrato vittima della mafia, Rocco. «È giusto dare spazio a rappresentanti del territorio, lì non sarò candidato» ha precisato Tajani, «Ho chiesto a Caterina Chinnici di candidarsi, la sua storia, il nome che porta, sono un messaggio inequivocabile per dire da che parte stiamo, ovvero dalla parte della legge, dei magistrati che si battono per fare bene il loro lavoro, dei cittadini onesti».
Per Fdi il premier Giorgia Meloni dovrebbe sciogliere la riserva sulla sua candidatura come capolista in tutte e cinque le circoscrizioni domenica prossima alla conferenza programmatica a Pescara. Il segretario della Lega, Matteo Salvini, ha sempre escluso la sua candidatura ma sta lavorando sulle liste e soprattutto sulla candidatura del generale Roberto Vannacci. In Sicilia ieri il sottosegretario leghista Claudio Durigon ha annunciato che «il nome nuovo è quello di Ester Bonafede che, frutto dell’accordo fra Udc e Carroccio, è nella lista della Lega, nel collegio Isole» mentre capolista sarà la deputata uscente Annalisa Tardino. Nella circoscrizione Centro invece sono in corsa l’eurodeputata uscente Cinzia Bonfrisco, Mario Abbruzzese, ex presidente del Consiglio della Regione Lazio, Davide Bordoni che lascia il Campidoglio e Laura Cartaginese, consigliere regionale.
Sempre ieri sono stati presentati simbolo e capilista di Stati Uniti d’Europa, che mette insieme +Europa, Iv, Radicali, Partito socialista, Lib-dem e Italia c’è. La capolista nel Nord Ovest è Emma Bonino, al Nord Est Graham Watson (Alde), al centro Giandomenico Caiazza (avvocato di Enzo Tortora), al Sud il segretario del Psi Enzo Maraio, nelle Isole Rita Bernardini dei Radicali. «Non c’è nessuno di Iv» ha detto Matteo Renzi, «io sono orgoglioso, perché non siamo a mettere le bandierine, noi siamo qua per dire che al progetto degli Stai uniti d’Europa crediamo».
Scioglierà la riserva oggi in direzione nazionale il segretario del Pd Elly Schlein che potrebbe correre al Centro e nelle Isole e non in testa, ma rispettando l’ordine alfabetico. Intanto ha ufficializzato la candidatura di Stefano Bonaccini capolista al Nord Est: «L’esperienza decennale da presidente dell’Emilia-Romagna e il suo ruolo di presidente del Pd ne fanno una proposta molto forte per la battaglia che dobbiamo condurre e per l’Europa che vogliamo costruire», ha detto. Sempre per il Pd nel Nord Ovest la capolista sarà Cecilia Strada mentre al Sud Lucia Annunziata, seguita dal sindaco uscente di Bari Antonio Decaro. Non sarà in lista Giuseppe Conte ma il M5s ha chiuso il primo turno delle europarlamentarie e il primo capolista individuato per il Sud è l’ex presidente Inps, Pasquale Tridico. Non definite le liste di Alleanza verdi e sinistra, ma sono certe le candidature di Ilaria Salis, Ignazio Marino, Mimmo Lucano, Leoluca Orlando, Cristina Guarda. «Deciderò se candidarmi con la direzione del partito» ha detto ieri il leader di Azione Carlo Calenda prendendo tempo.
A proposito di elezioni, oggi e domani si vota per le regionali in Basilicata. In corsa l’uscente Vito Bardi (centrodestra), Piero Marrese (centrosinistra) ed Eustachio Follia (Volt).
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Il senatore Ignazio Zullo: «Emiliano deve fare un passo indietro». Tommaso Foti attacca: «Come definire chi parla con la malavita e usa i contatti coi giudici per avere notizie riservate?». Dem e M5s muti. Ufficiale: Consiglio regionale rimandato fra le proteste dell’opposizione.Europee: Matteo Renzi ed Emma Bonino alleati. Elly Schlein verso la decisione. Oggi e domani voto in Basilicata.Lo speciale contiene due articoli.La parolina magica, «dimissioni», in relazione al presidente della Puglia Michele Emiliano, la pronuncia ieri, in beata solitudine, il senatore di Fratelli d’Italia Ignazio Zullo: «Il quadro che sta emergendo dalle indagini in Puglia», dice Zullo, «si fa ogni giorno più inquietante. L’intreccio di storie che c’è tra la dirigenza Pd pugliese e il candidato a sindaco di Bari del M5s fortemente voluto da Conte, apre degli interrogativi che necessitano una risposta chiara. Quando il ministro Piantedosi aveva inviato gli ispettori al Comune di Bari c’era stata una levata di scudi in difesa di tutto l’apparato, ma non passa giorno che la posizione di Emiliano non peggiori e questo fa ma male sia alla Puglia che alla sua gente. Credo che un passo indietro dell’attuale presidente», aggiunge Zullo, «sia auspicabile, anche per aver modo di difendersi da una situazione che potrebbe vederlo coinvolto in prima persona molto presto». imbarazzoIl riferimento finale di Zullo è alla possibilità che la magistratura barese chieda a Emiliano da chi ha appreso dell’imminente svolta nell’inchiesta a carico di Alfonso Pisicchio, ex assessore regionale. Pisicchio ha raccontato ai magistrati di essere stato sollecitato da Emiliano, con toni ultimativi, a rassegnare le dimissioni dalla guida dell’Arti, l’Agenzia regionale per la tecnologia e l’innovazione, nella giornata dello scorso 10 aprile, a causa di una accelerazione dell’inchiesta nei suoi confronti: nella stessa serata, è stato arrestato. Zullo a parte, nessuno fino a ora ha chiesto le dimissioni di Emiliano, ma il centrodestra domani terrà una conferenza stampa e potrebbe affondare i colpi, come anticipa il candidato a sindaco di Bari Fabio Romito della Lega: «La differenza fra il centrodestra e il centrosinistra», argomenta Romito, «è che noi agiamo insieme, facciamo politica insieme perché per quanto ci riguarda l’unità non è qualcosa di conveniente ma è qualcosa in cui noi crediamo. Lunedì (domani, ndr) daremo tutte le nostre motivazioni rispetto alle iniziative che nella settimana prossima in Consiglio regionale intendiamo intraprendere». Restano invece in silenzio i vertici del Pd , come evidenzia il capogruppo alla Camera di Fdi, Tommaso Foti: «Dopo le ultime notizie di cronaca», sottolinea Foti, «secondo le quali il presidente della Regione Puglia Emiliano avrebbe “soffiato” all’orecchio dell’amico Pisicchio di indagini a suo carico, suggerendogli di dimettersi, chiediamo a Elly Schlein: carissima segretaria come definirebbe chi per governare il proprio territorio va a parlare con esponenti noti della malavita e si serve dei suoi contatti con la magistratura per ottenere notizie riservate da usare a fini politici? Dalla segretaria del partito di “unti dal Signore” che seleziona solo i migliori per intelligenza e finezza culturale e intellettuale», ironizza Foti, «ci aspettiamo una risposta chiara dal significato univoco». Campa cavallo: la risposta non arriverà, almeno non a breve, e l’imbarazzo di Emiliano è dimostrato anche dalla decisione, presa in conferenza dei capigruppo con la contrarietà del centrodestra, di far slittare il prossimo consiglio regionale, previsto per il 23 aprile, al 7 maggio. «Viste le richieste di rinvio del Consiglio regionale del 23 aprile arrivate da alcuni gruppi politici», spiega il presidente dell’assemblea, Loredana Capone, «così come è sempre accaduto in questi anni davanti a tali istanze, ho convocato la conferenza dei presidenti. Mi dispiace che una parte dell’opposizione non fosse presente. In questa sede il Pd ha ufficialmente chiesto di rinviare per l’assenza di cinque suoi consiglieri. La richiesta, come avvenuto in passato per altre forze politiche, è stata accolta dalla maggioranza dei presenti. Nessuno nega il momento difficile», aggiunge la Capone, «ma serve responsabilità da parte di tutti e non si possono strumentalizzare le situazioni solo perché oggi a chiedere il rinvio è un gruppo politico diverso rispetto al passato». Tace anche il M5s, che si è trovato ad affrontare una tempesta in mare aperto. Giuseppe Conte pensava che l’uscita dei pentastellati dalla maggioranza che sostiene Emiliano, dopo gli scandali giudiziari, sarebbe stata momentanea, che la minicrisi si sarebbe risolta con la firma di un «patto per la legalità», ma da quella decisione non c’è giorno in cui sulla Regione Puglia non si abbatta un’altra bufera, e così ora il M5s si tiene al coperto. Problemi anche in Azione: il partito di Carlo Calenda per continuare a sostenere il governo regionale chiede la rotazione simultanea e immediata di tutti i dirigenti di sezione e servizio di tutti gli assessorati e in carica da più di tre anni, la rotazione simultanea e immediata di tutti i direttori dei dipartimenti e la rotazione simultanea e immediata dei direttori generali delle Asl.All’attacco anche la senatrice di Italia viva e componente della commissione Antimafia, Raffaella Paita, secondo la quale quanto accaduto rende ancor a più «urgente» una «convocazione del presidente» che era già in programma «in merito alle vicende legate ai rischi di infiltrazioni mafiose nel Comune di Bari» su cui sta indagando anche la commissione di accesso inviata dal Viminale per valutare la necessità di un commissariamento.Le condizioni politiche in cui si ritrova Emiliano sono difficilissime: per salvarsi, il governatore può contare a questo punto solo sulla proverbiale ritrosia di chi occupa uno scranno istituzionale, di maggioranza o di opposizione, a scollarsi dalla poltrona.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/fdi-chiede-dimissioni-emiliano-2667827363.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="tajani-capolista-azzurro-alle-europee-il-pd-schiera-bonaccini-nel-nord-est" data-post-id="2667827363" data-published-at="1713656221" data-use-pagination="False"> Tajani capolista azzurro alle Europee. Il Pd schiera Bonaccini nel Nord Est Conto alla rovescia nei partiti in vista del 1° maggio, quando scade il termine per la presentazione delle liste dei candidati alle Europee dell’8 e 9 giugno. Il primo a ufficializzare la sua discesa in campo è stato il segretario azzurro Antonio Tajani. Il vicepremier guiderà le liste di cui fanno parte anche esponenti di Noi moderati e dell’Svp in tutte le circoscrizioni tranne le Isole. «Se un segretario di partito non ha il coraggio di mettersi alla guida di una squadra che gli ha dato fiducia nel congresso non sarebbe un buon segretario di partito. Sono pronto a battermi come se fossi un candidato come gli altri. Non è solo un voto simbolico. Mi batterò senza risparmiarmi», ha detto il leader annunciando la sua candidatura al consiglio nazionale del partito. La capolista nelle Isole sarà invece Caterina Chinnici, eurodeputata uscente, figlia del magistrato vittima della mafia, Rocco. «È giusto dare spazio a rappresentanti del territorio, lì non sarò candidato» ha precisato Tajani, «Ho chiesto a Caterina Chinnici di candidarsi, la sua storia, il nome che porta, sono un messaggio inequivocabile per dire da che parte stiamo, ovvero dalla parte della legge, dei magistrati che si battono per fare bene il loro lavoro, dei cittadini onesti». Per Fdi il premier Giorgia Meloni dovrebbe sciogliere la riserva sulla sua candidatura come capolista in tutte e cinque le circoscrizioni domenica prossima alla conferenza programmatica a Pescara. Il segretario della Lega, Matteo Salvini, ha sempre escluso la sua candidatura ma sta lavorando sulle liste e soprattutto sulla candidatura del generale Roberto Vannacci. In Sicilia ieri il sottosegretario leghista Claudio Durigon ha annunciato che «il nome nuovo è quello di Ester Bonafede che, frutto dell’accordo fra Udc e Carroccio, è nella lista della Lega, nel collegio Isole» mentre capolista sarà la deputata uscente Annalisa Tardino. Nella circoscrizione Centro invece sono in corsa l’eurodeputata uscente Cinzia Bonfrisco, Mario Abbruzzese, ex presidente del Consiglio della Regione Lazio, Davide Bordoni che lascia il Campidoglio e Laura Cartaginese, consigliere regionale. Sempre ieri sono stati presentati simbolo e capilista di Stati Uniti d’Europa, che mette insieme +Europa, Iv, Radicali, Partito socialista, Lib-dem e Italia c’è. La capolista nel Nord Ovest è Emma Bonino, al Nord Est Graham Watson (Alde), al centro Giandomenico Caiazza (avvocato di Enzo Tortora), al Sud il segretario del Psi Enzo Maraio, nelle Isole Rita Bernardini dei Radicali. «Non c’è nessuno di Iv» ha detto Matteo Renzi, «io sono orgoglioso, perché non siamo a mettere le bandierine, noi siamo qua per dire che al progetto degli Stai uniti d’Europa crediamo». Scioglierà la riserva oggi in direzione nazionale il segretario del Pd Elly Schlein che potrebbe correre al Centro e nelle Isole e non in testa, ma rispettando l’ordine alfabetico. Intanto ha ufficializzato la candidatura di Stefano Bonaccini capolista al Nord Est: «L’esperienza decennale da presidente dell’Emilia-Romagna e il suo ruolo di presidente del Pd ne fanno una proposta molto forte per la battaglia che dobbiamo condurre e per l’Europa che vogliamo costruire», ha detto. Sempre per il Pd nel Nord Ovest la capolista sarà Cecilia Strada mentre al Sud Lucia Annunziata, seguita dal sindaco uscente di Bari Antonio Decaro. Non sarà in lista Giuseppe Conte ma il M5s ha chiuso il primo turno delle europarlamentarie e il primo capolista individuato per il Sud è l’ex presidente Inps, Pasquale Tridico. Non definite le liste di Alleanza verdi e sinistra, ma sono certe le candidature di Ilaria Salis, Ignazio Marino, Mimmo Lucano, Leoluca Orlando, Cristina Guarda. «Deciderò se candidarmi con la direzione del partito» ha detto ieri il leader di Azione Carlo Calenda prendendo tempo. A proposito di elezioni, oggi e domani si vota per le regionali in Basilicata. In corsa l’uscente Vito Bardi (centrodestra), Piero Marrese (centrosinistra) ed Eustachio Follia (Volt).
Getty Images
Dopo la mancata qualificazione ai Mondiali, la Nazionale sperimentale di Silvio Baldini riparte da una vittoria. A Lussemburgo decide un colpo di testa di Pio Esposito. In campo tanti esordienti e qualche segnale incoraggiante per il futuro.
Rialzarsi dopo una caduta non è mai semplice. Specialmente se la ferita è ancora aperta e continua a bruciare. Dopo la terza mancata qualificazione ai Mondiali, l’Italia riparte dal Lussemburgo e lo fa vincendo 1-0 con un gol di Pio Esposito e con una ventata d’aria fresca portata da un gruppo composto quasi esclusivamente da debuttanti. Il ct Silvio Baldini ha scelto di dare fiducia ai «suoi» ragazzi dell’Under 21, puntando su un undici titolare in cui a parte il capitano Donnarumma, Pio Esposito e Pisilli, tutti gli altri erano all’esordio con la maglia della Nazionale maggiore. Una scelta che qualcuno ha definito simbolica e di impatto, ma che lo stesso ct rivendica come necessaria per riportare purezza in un ambiente che negli ultimi anni ha vissuto di forti pressioni.
L'impatto con la partita è stato quello che ci si poteva aspettare da una squadra costruita in pochi giorni e composta quasi interamente da esordienti. L'Italia ha tenuto il pallone fin dalle prime battute, cercando di prendere il controllo del gioco senza però riuscire a trovare subito ritmo e precisione negli ultimi metri. I segnali più incoraggianti sono arrivati dalla corsia sinistra, dove Koleosho si è rivelato il più vivace degli attaccanti azzurri, e da Lipani, ordinato nella gestione del possesso e spesso al centro della manovra. Le occasioni del primo tempo sono nate soprattutto attorno a Pio Esposito. L'attaccante dell'Inter ha prima sfiorato un gol di tacco su assist di Lipani e poi ha provato a sorprendere Moris con una spettacolare rovesciata, senza fortuna. L'Italia ha continuato a spingere, creando anche una buona opportunità con Pisilli e un'altra nel finale ancora con Koleosho, ma senza riuscire a sbloccare il risultato. Dall'altra parte il Lussemburgo si è visto soltanto a sprazzi, senza però impensierire seriamente Donnarumma. La partita si è decisa a inizio ripresa. Al 49' Pisilli ha disegnato dalla bandierina un pallone perfetto sul primo palo e Pio Esposito lo ha trasformato nell'1-0 con un colpo di testa preciso e potente. Un gol meritato per l'attaccante, tra i più propositivi per tutta la serata, e una liberazione per un'Italia che fino a quel momento aveva raccolto meno di quanto prodotto. Pochi minuti dopo gli azzurri hanno avuto l'occasione per chiudere definitivamente il discorso. Pisilli si è trovato davanti alla porta dopo una bella azione corale, ma il suo destro è terminato sul palo. Nel finale Baldini ha continuato a distribuire debutti e minuti ai giovani della sua rosa. Sono entrati Fortini, Fini, Camarda, Dagasso, Mane, Ahanor e Samuele Inacio.
Il risultato finale conta relativamente, anche perché il valore dell'avversario impone prudenza nei giudizi. Tuttavia, dopo settimane segnate da polemiche, processi e delusione per il fallimento della qualificazione mondiale, l'Italia aveva soprattutto bisogno di ripartire, in vista delle elezioni federali del 22 giugno dalle quali dipenderà poi anche il futuro della panchina azzurra e lo ha fatto con una vittoria, con un gruppo di ragazzi che ha mostrato entusiasmo e disponibilità al sacrificio e con qualche indicazione interessante su cui costruire il futuro. Elementi di questi tempi nemmeno così scontati.
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Keir Starmer (Ansa)
Un rapporto del Parlamento britannico avverte che il Regno Unito entra in un'epoca di «radicale incertezza». Nel mirino Russia, Cina, guerre ibride e terrorismo. Cresce anche il timore di un futuro ridimensionamento del sostegno americano alla Nato.
Il Regno Unito si sta preparando a un cambiamento profondo del contesto internazionale. È questa la conclusione principale contenuta nel rapporto della Commissione mista per la Strategia di Sicurezza Nazionale del Parlamento britannico, che analizza la National Security Strategy 2025 e avverte che il Paese si trova di fronte a un'epoca caratterizzata da «radicale incertezza». Secondo il documento, i tradizionali presupposti che hanno garantito la sicurezza britannica negli ultimi decenni sono ormai in discussione. La crescente competizione tra grandi potenze, l'aumento delle guerre ibride, l'impiego di tecnologie emergenti come l'intelligenza artificiale e il progressivo deterioramento delle relazioni internazionali stanno creando un ambiente strategico molto più pericoloso rispetto al passato. La commissione parlamentare riconosce che il governo ha individuato correttamente le minacce principali, ma sottolinea l'esistenza di un divario significativo tra le ambizioni dichiarate e i meccanismi concreti necessari per realizzarle. In particolare, i parlamentari lamentano l'assenza di un piano dettagliato per sviluppare le cosiddette «capacità sovrane» e denunciano una scarsa chiarezza sulle responsabilità dei diversi ministeri chiamati ad attuare la strategia.
La National Security Strategy si fonda su tre pilastri
Il primo riguarda la sicurezza interna, il secondo il rafforzamento della posizione internazionale del Regno Unito e il terzo lo sviluppo di capacità industriali, tecnologiche e militari autonome. L'obiettivo dichiarato è ridurre le vulnerabilità britanniche in un contesto globale sempre più instabile e competitivo. Tra le minacce individuate emerge con forza la Russia. Mosca viene descritta come la principale fonte di rischio per la sicurezza britannica, non solo per la guerra in Ucraina ma anche per le attività di sabotaggio, interferenza e aggressione ibrida che stanno colpendo numerosi Paesi europei. Il rapporto invita il governo a mantenere alta la pressione sulla Federazione Russa e a continuare a imporre costi economici e politici crescenti finché proseguiranno le operazioni militari contro Kiev e le attività ostili nei confronti dell'Occidente. Grande attenzione viene dedicata anche alla Cina. Pur riconoscendo l'importanza dei rapporti economici con Pechino, la commissione afferma che il governo dovrebbe essere molto più trasparente nel valutare i rischi per la sicurezza nazionale derivanti dalle relazioni con il gigante asiatico. I parlamentari arrivano a chiedere che ogni nuovo accordo economico con la Cina sia accompagnato da una valutazione pubblica dell'impatto sulla sicurezza nazionale britannica. Un altro elemento di preoccupazione riguarda la crescente dipendenza da fornitori esteri per materie prime strategiche, tecnologie avanzate e componenti essenziali per la difesa. Secondo il rapporto, Londra dovrà ridurre progressivamente la propria esposizione sia nei confronti della Cina per quanto riguarda i minerali critici sia nei confronti degli Stati Uniti per alcuni aspetti della sicurezza e della condivisione delle informazioni di intelligence.
Il terrorismo resta una minaccia
Accanto alle minacce rappresentate dagli Stati ostili, il documento dedica attenzione anche al terrorismo, che continua a essere considerato un rischio concreto per la sicurezza nazionale britannica. Tuttavia, rispetto al passato, il fenomeno viene interpretato in modo diverso. Non sono più soltanto le organizzazioni strutturate come Al-Qaeda o lo Stato Islamico a preoccupare Londra, ma soprattutto gli individui radicalizzati online, spesso privi di collegamenti diretti con gruppi terroristici ma capaci di passare rapidamente all'azione. La strategia mette in guardia contro soggetti «ossessionati dalla violenza», influenzati da contenuti estremisti diffusi attraverso social network, piattaforme criptate e forum digitali. Secondo la commissione, il terrorismo moderno non può più essere analizzato separatamente dalle altre minacce. Criminalità organizzata, cybercrime, propaganda online e interferenze ostili da parte di Stati stranieri tendono sempre più a sovrapporsi. L'intelligenza artificiale e le tecnologie emergenti potrebbero inoltre amplificare le capacità di reclutamento, radicalizzazione e diffusione della propaganda estremista, rendendo più complesso il lavoro delle agenzie di sicurezza.
Per questo motivo il rapporto sostiene che la risposta al terrorismo non debba limitarsi all'azione delle forze dell'ordine e dei servizi di intelligence. La prevenzione deve coinvolgere l'intera società, dalle scuole alle università, dagli enti locali alle aziende che gestiscono infrastrutture strategiche. Il concetto di resilienza nazionale diventa così centrale nella nuova visione britannica della sicurezza. Un altro timore riguarda la possibilità che gruppi terroristici o estremisti prendano di mira le infrastrutture nazionali critiche. Sistemi energetici, reti digitali, trasporti, ospedali e cavi sottomarini vengono considerati obiettivi vulnerabili che potrebbero essere colpiti sia con attacchi fisici sia attraverso operazioni informatiche. La crescente digitalizzazione della società rende infatti possibile una combinazione di attacchi tradizionali e cyberattacchi con effetti potenzialmente devastanti.
I timori per l’indebolimento della Nato
La commissione invita inoltre il governo a prepararsi a uno scenario fino a pochi anni fa considerato impensabile: una crisi internazionale nella quale l'Europa non possa più contare pienamente sul sostegno militare statunitense. Per questo motivo viene chiesto di rafforzare la leadership europea all'interno della NATO e di sviluppare nuove forme di cooperazione strategica con gli alleati del continente. Sul fronte interno, una delle priorità è rappresentata dalla protezione delle infrastrutture nazionali critiche. Oleodotti, reti energetiche, sistemi di comunicazione, trasporti, infrastrutture digitali e cavi sottomarini sono considerati bersagli privilegiati delle moderne operazioni ibride. I parlamentari chiedono quindi maggiori investimenti nella resilienza e nella sicurezza informatica, oltre a una migliore preparazione della popolazione civile in caso di crisi. Particolarmente interessante è il riferimento alla necessità di sviluppare un approccio che coinvolga «l'intera società». Secondo la commissione, la sicurezza nazionale non può più essere considerata esclusivamente una questione militare o governativa. Aziende private, amministrazioni locali, infrastrutture strategiche e cittadini dovranno essere maggiormente coinvolti nella preparazione alle emergenze e nella costruzione della resilienza nazionale.Il rapporto dedica inoltre ampio spazio al tema del soft power. I parlamentari esprimono preoccupazione per la riduzione degli stanziamenti destinati agli aiuti internazionali e avvertono che il ridimensionamento degli strumenti di influenza britannica potrebbe creare un vuoto destinato a essere colmato da Russia e Cina, soprattutto in Africa e nel cosiddetto Sud globale. Organizzazioni come il BBC World Service e il British Council vengono considerate asset strategici per la sicurezza nazionale al pari di molte capacità militari tradizionali. Tra le novità più rilevanti figura l'impegno assunto dal governo britannico nell'ambito degli accordi NATO a destinare entro il 2035 il 5% del PIL complessivo alla difesa e alla sicurezza. Di questa cifra, l'1,5% dovrebbe essere destinato specificamente alla sicurezza e alla resilienza nazionale. Tuttavia, la commissione osserva che non è ancora chiaro quali progetti e quali capacità verranno concretamente finanziati attraverso questo nuovo obiettivo di spesa. Nel complesso, il documento parlamentare fotografa un Regno Unito che percepisce il proprio ambiente strategico come sempre più ostile e imprevedibile. Russia, Cina, terrorismo, guerre ibride, cybersicurezza, protezione delle infrastrutture critiche e riduzione delle dipendenze strategiche rappresentano le priorità di una strategia che punta a preparare il Paese a un mondo nel quale la sicurezza non può più essere data per scontata. La sfida, secondo la commissione, sarà trasformare queste ambizioni in politiche concrete, dotate di risorse adeguate, responsabilità chiare e una visione di lungo periodo capace di affrontare le minacce del prossimo decennio.
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