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2018-09-29
Ex deputati aggrappati al vitalizio. I ricorsi contro il taglio sono 1.176
Ansa
Se la sono presa parecchio gli ex deputati per il taglio dei loro vitalizi e sono già ben 1176 i ricorsi, numero che peraltro, da qui alla scadenza di presentazione dell'11 ottobre, potrebbe aumentare. «Non ci stiamo a essere processati per quello che abbiamo fatto nella nostra attività politica», ha tuonato il presidente dell'associazione ex parlamentari Antonello Falomi durante conferenza stampa tenutasi ieri a Montecitorio. «Ci hanno definito ladri e parassiti, ma gli ex parlamentari hanno servito il Paese con onestà e dignità».
Una rappresaglia «di massa», come l'ha definita il presidente della Camera Roberto Fico, promotore della delibera che ricalcola i vitalizi secondo il sistema contributivo. Il 10 per cento dei ricorrenti, inoltre, ha anche fatto richiesta urgente di sospensiva della delibera (che ricordiamo entrerà in vigore dal prossimo anno). «Ci sono persone», ha spiegato Falomi, «che si trovano di fronte a danni irrimediabili derivanti dal taglio, persone che hanno un pessimo stato di salute, senza redditi sufficienti e che hanno contratto degli obblighi con degli istituti finanziari. Sono situazioni drammatiche e gravi». Ma Fico replica: «Lo rifarei cento volte!».
Gli ex parlamentari, dal canto loro, sembrano comunque disposti a fare dei sacrifici, «purché siano previsti in una forma ragionevole e costituzionalmente sostenibile», sottolinea il presidente dell'Associazione, che poi avanza la richiesta ufficiale di un incontro con la presidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati. «Secondo quanto emerge dal parere chiesto dal Senato al Consiglio di Stato (a cui quest'ultimo ha risposto con il parare della Commissione speciale il 26 luglio scorso) l'unica misura costituzionale sarebbe un contributo di solidarietà».
Fonti della Verità ci informano che nella fase preparatoria all'approvazione della delibera di sforbiciata ai vitalizi, avvenuta in luglio in Ufficio di presidenza, la Lega insistette per la formula del contributo di solidarietà al posto del vero e proprio taglio: «Noi sapevamo che saremmo andati incontro a un fiume di ricorsi e quindi ci sembrava più prudente, e anche più umano, optare per il contributo di solidarietà, già adottato negli anni passati per ritoccare i vitalizi e pensioni, ma i 5 stelle hanno insistito senza tregua».
Sul fronte giuridico la situazione verrà affrontata dagli organi interni delle Camere, secondo il principio dell'autodichia (potere, assegnato appunto alle Camere, di giudicare in merito ai ricorsi presentati sugli atti amministrativi da loro stessi emanati) a partire dal consiglio giurisdizionale di Montecitorio, che comincerà a esaminare i ricorsi dal prossimo novembre. Ma anche su questo aspetto gli ex deputati hanno promesso battaglia, annunciando che «esiste un grande spazio per non essere soggetti all'autodichia, dalla quale non ci faremo imprigionare».
La strategia, come ha spiegato Peppino Gargani, vicepresidente dell'Associazione ex parlamentari, è quella di rivolgersi alla Cassazione e, come ultima ratio, alla Corte europea dei Diritti umani. Secondo Falomi, infatti, i giudici che saranno indicati dagli organi parlamentari non sono in grado di garantire una valutazione equa: «Esprimiamo grande preoccupazione per le parole che abbiamo ascoltato dal vicepresidente del consiglio Luigi Di Maio, il quale ha sostenuto che l'autodichia verrà usata contro gli ex-parlamentari, perché i giudici avranno la stessa sensibilità di chi ha fatto la delibera. Siamo di fronte a una violazione di legge». Il presidente della Camera Fico, a margine di una commemorazione degli ebrei romani vittime delle leggi razziali fasciste, rivendicato però «la responsabilità piena» del suo operato: «L'ho fatta io ed è una delibera salda che ripara delle ingiustizie. Possono ricorrere perché è loro diritto, ma la delibera è salda, è giusta averla fatta».
A rendere la situazione ancor più tesa, arriva l'esposto con denuncia a Luigi Di Maio da parte dell'ex senatore leghista Marco Preioni (1994-2001, poi, fino al 2006, vice capo di gabinetto di Roberto Castelli al ministero della Giustizia) per le dichiarazioni ritenute da quest'ultimo «minacciose» agli ex parlamentari che promettono ricorso contro il taglio dei vitalizi. L'ha presentata alla Procura di Roma e inoltre ha denunciato lo stesso al Consiglio di Giurisdizione, organo giudiziario della Camera, «per avere pubblicamente affermato che gli ex parlamentari che avessero fatto ricorso avrebbero affrontato un giudice che “è lo stesso organo che ha le stesse sensibilità politiche di chi ha tagliato i vitalizi': commettendo un grave atto d'implicita intimidazione verso un corpo giudiziario».
E infine contesta il vice premier per le «minacciose pressioni nei confronti della presidenza del Senato perché disponga anche per il Senato una deliberazione identica a quella della Camera». A sostegno di questa tesi, l'ex senatore cita una frase di Di Maio: «Settecento ex deputati hanno fatto ricorso per riavere i vitalizi che noi abbiamo abolito e continuare a essere mantenuti a vita dallo Stato come fossero dei nababbi. Ma questi ex dis-onorevoli lo sanno cosa è la giustizia sociale? Il Senato abolisca subito i vitalizi». Frase indirizzata alla presidente del Senato Alberti Casellati, «accusata da alcuni esponenti del movimento di temporeggiare nella convocazione del consiglio di presidenza», ha concluso Preioni.
Maria Elena Capitanio
Ordinanza della Casellati mette il bavaglio ai senatori
Basta con queste interrogazioni parlamentari troppo precise, che magari citano perfino i giornali, e soprattutto niente domande su Bankitalia, Consob, AgCom, Antitrust eccetera. Al Senato c'è una circolare del presidente Maria Elisabetta Alberti Casellati che tenta di mettere il bavaglio ai senatori impiccioni. Una circolare del mese scorso, che all'inizio forse non è stata valutata con la dovuta attenzione dai partiti, ma che nella scorsa settimana ha iniziato ad allarmare M5s e ha visto le perplessità del gruppo Misto, specie nella parte che sembra un «salva-authority».
Gli atti di sindacato ispettivo spesso sono un po' ridondanti e magari anche polemici nei toni, ma sono una miniera inesauribile di storie, fatti, ingiustizie grandi e piccine, affari più o meno sporchi, che altrimenti passerebbero sotto silenzio. All'inizio di questa legislatura, probabilmente qualche deputato con poca esperienza ha un po' esagerato: ci sono state interrogazioni e interpellanze di 10 pagine, alcune anche con allegati come fossero delle proposte di legge e non delle domande da porre al ministro competente.
E così la Casellati, da bravo avvocato amante della sintesi, ha pensato bene di darci un taglio, sfornando però una circolare che sembra cucita su misura per gli interessi dei poteri forti. Nella circolare, il presidente del Senato richiama tutti i colleghi al rispetto delle norme vigenti e, in particolare, all'articolo 145 del regolamento, dove l'interrogazione viene definita «la semplice domanda rivolta al ministro competente per avere informazioni o spiegazioni». Casellati ne ricava che sarebbe «evidente come l'articolata descrizione di vicende in premessa o la estesa citazione di articoli giornalistici o di altre fonti appaia estranea allo spirito della norma». Peccato che, specie quando su una notizia di quelle che i lettori della Verità sono abituati a leggere cala una coltre di silenzio totale, l'interrogazione parlamentare sia uno dei pochi modi per provare a forzare il blocco informativo e il mutismo del governo di turno. Il presidente del Senato scrive poi che lo stesso regolamento prevede che il governo debba indicare «quali provvedimenti sono stati adottati o s'intendono adottare» sui fatti oggetto dell'interrogazione. Ebbene, per la Casellati «la disposizione appare inequivoca nel collegare la funzione dell'atto ispettivo alla concreta sfera di competenza dell'esecutivo».
Sarebbero dunque illegittime tutte le domande che vanno a toccare temi che non sono di competenza del governo. E qui la circolare fa una serie di esempi: «Organi costituzionali, attribuzioni di altri poteri dello Stato, autorità indipendenti, organi territoriali o sovranazionali, attività di partiti politici». Interrogazioni su, ad esempio, Csm o Antitrust, rivolte come sempre al ministro della Giustizia o dell'Economia, sarebbero quindi «improponibili». E qui viene in mente il recente caso dell'ex presidente della Consob, Mario Nava, che aveva mantenuto l'impiego a Bruxelles per pagare meno tasse e che alla fine si è dimesso dopo una serie di interrogazioni parlamentari dei 5 stelle.
Il senatore pentastellato Elio Lannutti non ha dubbi: «Con queste regole della Casellati sarebbero rimasti nell'ombra un sacco di scandali, sui truffati dalle banche, oltre all'ultimo caso della Consob».
Più articolata la posizione di Loredana De Petris, presidente del gruppo Misto e storico volto della sinistra romana: «Qualche abuso c'è stato e anche il fatto della lunghezza eccessiva in effetti è un problema, ma il passaggio della circolare sulle autorità indipendenti credo che vada assolutamente ripensato».
Francesco Bonazzi
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«Non vogliamo essere processati per aver fatto politica», tuona il presidente degli ex parlamentari Antonello Falomi. Ma il presidente della Camera Roberto Fico, promotore della delibera, non molla: «Lo rifarei altre cento volte».Per il nuovo regolamento, i ministri potranno essere interrogati solo sull'attività del governo. E senza citare articoli di giornale.Lo speciale contiene due articoliSe la sono presa parecchio gli ex deputati per il taglio dei loro vitalizi e sono già ben 1176 i ricorsi, numero che peraltro, da qui alla scadenza di presentazione dell'11 ottobre, potrebbe aumentare. «Non ci stiamo a essere processati per quello che abbiamo fatto nella nostra attività politica», ha tuonato il presidente dell'associazione ex parlamentari Antonello Falomi durante conferenza stampa tenutasi ieri a Montecitorio. «Ci hanno definito ladri e parassiti, ma gli ex parlamentari hanno servito il Paese con onestà e dignità». Una rappresaglia «di massa», come l'ha definita il presidente della Camera Roberto Fico, promotore della delibera che ricalcola i vitalizi secondo il sistema contributivo. Il 10 per cento dei ricorrenti, inoltre, ha anche fatto richiesta urgente di sospensiva della delibera (che ricordiamo entrerà in vigore dal prossimo anno). «Ci sono persone», ha spiegato Falomi, «che si trovano di fronte a danni irrimediabili derivanti dal taglio, persone che hanno un pessimo stato di salute, senza redditi sufficienti e che hanno contratto degli obblighi con degli istituti finanziari. Sono situazioni drammatiche e gravi». Ma Fico replica: «Lo rifarei cento volte!». Gli ex parlamentari, dal canto loro, sembrano comunque disposti a fare dei sacrifici, «purché siano previsti in una forma ragionevole e costituzionalmente sostenibile», sottolinea il presidente dell'Associazione, che poi avanza la richiesta ufficiale di un incontro con la presidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati. «Secondo quanto emerge dal parere chiesto dal Senato al Consiglio di Stato (a cui quest'ultimo ha risposto con il parare della Commissione speciale il 26 luglio scorso) l'unica misura costituzionale sarebbe un contributo di solidarietà». Fonti della Verità ci informano che nella fase preparatoria all'approvazione della delibera di sforbiciata ai vitalizi, avvenuta in luglio in Ufficio di presidenza, la Lega insistette per la formula del contributo di solidarietà al posto del vero e proprio taglio: «Noi sapevamo che saremmo andati incontro a un fiume di ricorsi e quindi ci sembrava più prudente, e anche più umano, optare per il contributo di solidarietà, già adottato negli anni passati per ritoccare i vitalizi e pensioni, ma i 5 stelle hanno insistito senza tregua». Sul fronte giuridico la situazione verrà affrontata dagli organi interni delle Camere, secondo il principio dell'autodichia (potere, assegnato appunto alle Camere, di giudicare in merito ai ricorsi presentati sugli atti amministrativi da loro stessi emanati) a partire dal consiglio giurisdizionale di Montecitorio, che comincerà a esaminare i ricorsi dal prossimo novembre. Ma anche su questo aspetto gli ex deputati hanno promesso battaglia, annunciando che «esiste un grande spazio per non essere soggetti all'autodichia, dalla quale non ci faremo imprigionare». La strategia, come ha spiegato Peppino Gargani, vicepresidente dell'Associazione ex parlamentari, è quella di rivolgersi alla Cassazione e, come ultima ratio, alla Corte europea dei Diritti umani. Secondo Falomi, infatti, i giudici che saranno indicati dagli organi parlamentari non sono in grado di garantire una valutazione equa: «Esprimiamo grande preoccupazione per le parole che abbiamo ascoltato dal vicepresidente del consiglio Luigi Di Maio, il quale ha sostenuto che l'autodichia verrà usata contro gli ex-parlamentari, perché i giudici avranno la stessa sensibilità di chi ha fatto la delibera. Siamo di fronte a una violazione di legge». Il presidente della Camera Fico, a margine di una commemorazione degli ebrei romani vittime delle leggi razziali fasciste, rivendicato però «la responsabilità piena» del suo operato: «L'ho fatta io ed è una delibera salda che ripara delle ingiustizie. Possono ricorrere perché è loro diritto, ma la delibera è salda, è giusta averla fatta». A rendere la situazione ancor più tesa, arriva l'esposto con denuncia a Luigi Di Maio da parte dell'ex senatore leghista Marco Preioni (1994-2001, poi, fino al 2006, vice capo di gabinetto di Roberto Castelli al ministero della Giustizia) per le dichiarazioni ritenute da quest'ultimo «minacciose» agli ex parlamentari che promettono ricorso contro il taglio dei vitalizi. L'ha presentata alla Procura di Roma e inoltre ha denunciato lo stesso al Consiglio di Giurisdizione, organo giudiziario della Camera, «per avere pubblicamente affermato che gli ex parlamentari che avessero fatto ricorso avrebbero affrontato un giudice che “è lo stesso organo che ha le stesse sensibilità politiche di chi ha tagliato i vitalizi': commettendo un grave atto d'implicita intimidazione verso un corpo giudiziario». E infine contesta il vice premier per le «minacciose pressioni nei confronti della presidenza del Senato perché disponga anche per il Senato una deliberazione identica a quella della Camera». A sostegno di questa tesi, l'ex senatore cita una frase di Di Maio: «Settecento ex deputati hanno fatto ricorso per riavere i vitalizi che noi abbiamo abolito e continuare a essere mantenuti a vita dallo Stato come fossero dei nababbi. Ma questi ex dis-onorevoli lo sanno cosa è la giustizia sociale? Il Senato abolisca subito i vitalizi». Frase indirizzata alla presidente del Senato Alberti Casellati, «accusata da alcuni esponenti del movimento di temporeggiare nella convocazione del consiglio di presidenza», ha concluso Preioni. Maria Elena Capitanio<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/ex-deputati-aggrappati-al-vitalizio-i-ricorsi-contro-il-taglio-sono-1-176-2608644778.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="ordinanza-della-casellati-mette-il-bavaglio-ai-senatori" data-post-id="2608644778" data-published-at="1767728304" data-use-pagination="False"> Ordinanza della Casellati mette il bavaglio ai senatori Basta con queste interrogazioni parlamentari troppo precise, che magari citano perfino i giornali, e soprattutto niente domande su Bankitalia, Consob, AgCom, Antitrust eccetera. Al Senato c'è una circolare del presidente Maria Elisabetta Alberti Casellati che tenta di mettere il bavaglio ai senatori impiccioni. Una circolare del mese scorso, che all'inizio forse non è stata valutata con la dovuta attenzione dai partiti, ma che nella scorsa settimana ha iniziato ad allarmare M5s e ha visto le perplessità del gruppo Misto, specie nella parte che sembra un «salva-authority». Gli atti di sindacato ispettivo spesso sono un po' ridondanti e magari anche polemici nei toni, ma sono una miniera inesauribile di storie, fatti, ingiustizie grandi e piccine, affari più o meno sporchi, che altrimenti passerebbero sotto silenzio. All'inizio di questa legislatura, probabilmente qualche deputato con poca esperienza ha un po' esagerato: ci sono state interrogazioni e interpellanze di 10 pagine, alcune anche con allegati come fossero delle proposte di legge e non delle domande da porre al ministro competente. E così la Casellati, da bravo avvocato amante della sintesi, ha pensato bene di darci un taglio, sfornando però una circolare che sembra cucita su misura per gli interessi dei poteri forti. Nella circolare, il presidente del Senato richiama tutti i colleghi al rispetto delle norme vigenti e, in particolare, all'articolo 145 del regolamento, dove l'interrogazione viene definita «la semplice domanda rivolta al ministro competente per avere informazioni o spiegazioni». Casellati ne ricava che sarebbe «evidente come l'articolata descrizione di vicende in premessa o la estesa citazione di articoli giornalistici o di altre fonti appaia estranea allo spirito della norma». Peccato che, specie quando su una notizia di quelle che i lettori della Verità sono abituati a leggere cala una coltre di silenzio totale, l'interrogazione parlamentare sia uno dei pochi modi per provare a forzare il blocco informativo e il mutismo del governo di turno. Il presidente del Senato scrive poi che lo stesso regolamento prevede che il governo debba indicare «quali provvedimenti sono stati adottati o s'intendono adottare» sui fatti oggetto dell'interrogazione. Ebbene, per la Casellati «la disposizione appare inequivoca nel collegare la funzione dell'atto ispettivo alla concreta sfera di competenza dell'esecutivo». Sarebbero dunque illegittime tutte le domande che vanno a toccare temi che non sono di competenza del governo. E qui la circolare fa una serie di esempi: «Organi costituzionali, attribuzioni di altri poteri dello Stato, autorità indipendenti, organi territoriali o sovranazionali, attività di partiti politici». Interrogazioni su, ad esempio, Csm o Antitrust, rivolte come sempre al ministro della Giustizia o dell'Economia, sarebbero quindi «improponibili». E qui viene in mente il recente caso dell'ex presidente della Consob, Mario Nava, che aveva mantenuto l'impiego a Bruxelles per pagare meno tasse e che alla fine si è dimesso dopo una serie di interrogazioni parlamentari dei 5 stelle. Il senatore pentastellato Elio Lannutti non ha dubbi: «Con queste regole della Casellati sarebbero rimasti nell'ombra un sacco di scandali, sui truffati dalle banche, oltre all'ultimo caso della Consob». Più articolata la posizione di Loredana De Petris, presidente del gruppo Misto e storico volto della sinistra romana: «Qualche abuso c'è stato e anche il fatto della lunghezza eccessiva in effetti è un problema, ma il passaggio della circolare sulle autorità indipendenti credo che vada assolutamente ripensato». Francesco Bonazzi
Tim Walz (Getty Images)
Secondo tre esponenti del partito a conoscenza delle sue valutazioni, Klobuchar starebbe seriamente considerando una candidatura. La senatrice ha incontrato Walz domenica, hanno confermato fonti istituzionali. «Dopo aver riflettuto a lungo con la mia famiglia e con il mio team durante le festività, sono arrivato alla conclusione di non poter garantire l’impegno totale che una campagna elettorale richiede», ha spiegato Walz in una dichiarazione. «Ogni minuto speso a difendere la mia posizione politica sarebbe un minuto sottratto alla difesa dei cittadini del Minnesota dai criminali che sfruttano la nostra generosità e da chi specula cinicamente sulle nostre divisioni. Per questo ho scelto di fare un passo indietro e di concentrarmi esclusivamente sul lavoro di governo».
Come scrive il Wall Street Journal l’inchiesta sulle frodi, ancora in piena evoluzione e di dimensioni crescenti, ha rappresentato una distrazione costante per Walz e per l’intero Partito democratico del Minnesota, in una fase in cui i dem faticano a ritrovare una leadership nazionale e un peso reale a Washington. Lo scandalo è diventato rapidamente anche uno strumento di attacco per i repubblicani, che lo hanno utilizzato per dipingere il Minnesota e il suo governatore come l’emblema nazionale dello spreco di denaro pubblico e della cattiva amministrazione democratica. Dall’amministrazione Trump sono arrivate critiche quasi quotidiane, accompagnate dalla diffusione sistematica di video e contenuti ostili. Per il presidente Trump, Walz è entrato a pieno titolo nel suo personale «tour di rivincite politiche». Durante i 91 giorni trascorsi sulla scena nazionale come candidato alla vicepresidenza, il governatore aveva assunto il ruolo tradizionale di «cane da guardia», attaccando duramente gli avversari repubblicani e continuando a colpire Trump anche dopo la fine della campagna. Intanto, in Minnesota il clima si è fatto sempre più teso. Sdegno e imbarazzo si sono diffusi ben oltre i confini dello Stato. Influencer conservatori hanno raggiunto il territorio per realizzare video sul caso e mercoledì è prevista un’audizione al Congresso dedicata allo scandalo.
Il passo indietro di Walz innesca ora una corsa interna tra i democratici per individuare un nuovo candidato alla guida di uno Stato che tende storicamente a sinistra, ma che presenta una legislatura quasi perfettamente divisa tra i due schieramenti. Tra i possibili contendenti figurano il segretario di Stato Steve Simon e il procuratore generale Keith Ellison. Tuttavia, Klobuchar resta la figura con il profilo più solido: il maggiore consenso personale, una macchina organizzativa collaudata e una rete politica capillare. Sul fronte opposto, nonostante i repubblicani non conquistino una carica statale in Minnesota dal 2006, circa una dozzina di candidati si preparano alle primarie di agosto per contendersi l’accesso alle elezioni generali di novembre. Tra loro figurano il presidente della Camera statale Lisa Demuth, l’amministratore delegato di MyPillow Mike Lindell, l’imprenditore Kendall Qualls, l’avvocato di Minneapolis Chris Madel e l’ex candidato del 2022 Scott Jensen. Il Partito Repubblicano dispone di un ampio arsenale politico grazie agli sviluppi giudiziari: circa 60 persone sono già state condannate e oltre 90 incriminate in quello che viene descritto come il più grande schema di corruzione dell’era Covid negli Stati Uniti.
La maggior parte degli imputati è di origine somala. Le indagini, coordinate dall’ufficio del procuratore federale del Minnesota, rientrano in un più ampio sforzo del Dipartimento di Giustizia per smascherare i furti ai danni dei programmi di assistenza pubblica. Anche se alcune irregolarità risalgano a periodi precedenti al mandato di Walz, le frodi più estese emerse finora riguardano l’organizzazione no-profit Feeding Our Future, accusata di aver sfruttato un programma federale di nutrizione infantile. I primi 47 imputati sono stati incriminati nel 2022, verso la fine del primo mandato di Walz e durante la presidenza di Joe Biden. Secondo i procuratori, parte dei fondi sarebbe stata utilizzata per acquistare auto di lusso, immobili, gioielli e viaggi internazionali. L’ammontare complessivo delle somme sottratte attraverso frodi legate a pasti, alloggi, Medicaid e altri servizi resta oggetto di stime divergenti. Il Minnesota Star Tribune ha documentato, sulla base degli atti giudiziari, oltre 200 milioni di dollari, mentre funzionari federali e lo stesso presidente hanno ipotizzato cifre che potrebbero raggiungere diversi miliardi.
Martedì, l’amministrazione Trump ha annunciato il congelamento dei fondi federali destinati all’assistenza all’infanzia in Minnesota, citando nuove accuse di frode che coinvolgerebbero asili nido e che sono state rilanciate da un video divenuto virale. Le principali testate locali hanno però contestato alcune delle affermazioni contenute nel filmato. Le pressioni su Walz non sono arrivate solo dai repubblicani. In uno Stato che ha sempre rivendicato standard elevati di buon governo, anche voci autorevoli del mondo dell’informazione hanno chiesto un passo indietro. David Nimmer, giornalista di lungo corso e dirigente editoriale in pensione, ha invocato le dimissioni del governatore in una lettera pubblicata dallo Star Tribune. «Governatore, il tempo è scaduto: è il momento di farsi da parte. La burocrazia della sua amministrazione ha fallito in modo grave», ha scritto. «Che si parli di milioni o di miliardi, la frode al welfare resta comunque uno scandalo».
Negli ultimi mesi, Walz ha tentato di reagire nominando un ex giudice con un passato nell’FBI e alla guida della principale agenzia anticrimine statale per rafforzare la prevenzione delle frodi. Ha inoltre chiuso un programma considerato vulnerabile e ordinato una revisione esterna della fatturazione Medicaid. «È un problema che mi riguarda direttamente. Ne sono responsabile», ha dichiarato ai giornalisti. «Ma soprattutto, sarò io a risolverlo». Sessantunenne, Walz ha progressivamente spostato la propria azione di governo su posizioni più progressiste, dopo essere stato eletto nel 2018 come figura moderata. La sua esperienza nella campagna presidenziale del 2024, come candidato vicepresidente accanto a Kamala Harris, ha però messo in luce anche una propensione a imprecisioni ed esagerazioni nel racconto del proprio percorso personale e professionale, elementi che hanno ulteriormente indebolito la sua credibilità politica.
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Brigitte Macron (Ansa)
Dei commenti malevoli nei confronti della first lady transalpina circolavano già poco tempo dopo la prima elezione di Emmanuel Macron all’Eliseo, nel 2017. Poi, nel 2021, su Youtube, è stato pubblicato un video che faceva insinuazioni nei confronti di Brigitte Macron. L’autrice del video, della durata di quattro ore, è Delphine J., conosciuta sui social con lo pseudonimo di Amandine Roy. Il video, successivamente cancellato, insinuava che Brigitte Macron non sarebbe mai esistita. Al suo posto ci sarebbe stato invece il fratello, Jean-Michel Trogneux. Sempre secondo queste illazioni, l’uomo avrebbe cambiato sesso e dato vita all’identità della première dame. Come riportato dalla tv pubblica France info, Delphine J. aveva dichiarato in un’udienza precedente che «in quanto donna anatomica» si era sentita «attaccata» dalla presunta identità transgender della moglie del presidente francese. Ieri, dopo la lettura della sentenza, la youtuber non ha rilasciato dichiarazioni ai giornalisti, ma ha preferito lasciar parlare una delle sue sostenitrici che ha dichiarato: «Siamo in un sistema monarchico».
Bertrand Scholler, presentato come «gallerista» da vari media transalpini, tra i quali Bfm tv e Le Monde, è stato condannato a sei mesi di carcere con la condizionale per un fotomontaggio di Brigitte Macron, realizzato nel 2024. La reazione del condannato non si è fatta attendere. Uscendo dall’aula del tribunale Scholler ha dichiarato che «se ciò che dite non piace» allora «sarete condannati. È un fatto del principe!». E ancora che «in Francia non si ha più il diritto di pensare!»
Delphine J. e Scholler erano i soli imputati presenti ieri in tribunale. Mancava invece Aurélien Poirson-Atlan, noto sui social come Zoé Sagan e ritenuto colpevole per aver pubblicato dei testi su X riguardanti la moglie del presidente francese. Nelle fasi precedenti del processo, ha ricordato ancora il canale pubblico, Poirson-Atlan aveva affermato che esisteva un «segreto di Stato scioccante» che implicava «una pedofilia tollerata dallo Stato».
Come Poirson-Atlan mancavano dall’aula anche tutti gli altri imputati. In primo luogo Jean-Christophe P., condannato a sei mesi di carcere «puri» anche in relazione alla sua assenza all’udienza. Un quasi omonimo, Jean-Christophe D., è stato invece condannato semplicemente a partecipare ad uno stage di sensibilizzazione sui comportamenti da tenere su internet. Quest’ultimo era stato l’unico a presentare delle scuse a Brigitte Macron. Gli altri imputati, che hanno ottenuto la condizionale, erano Christelle L., Philippe D., Jean-Luc M., Jérôme A. e Jérôme C.
Come ricordato da Le Monde, il processo conclusosi con la sentenza di ieri non ha riguardato il giornalista Xavier Poussard, il cui caso è stato separato perché risiede a Milano. Il quotidiano francese ha scritto che Poussard, autore del best seller Becoming Brigitte (che tradotto in italiano significa «diventando Brigitte») è «l’altro grande istigatore della fake news di portata mondiale» contro la première dame. Tra l’altro, alcuni dei condannati di ieri avevano ripreso delle pubblicazioni di Poussard. I media francesi hanno ricordato anche la denuncia presentata da Macron e dalla moglie negli Stati Uniti contro l’influencer americana Candace Owens.
Domenica sera, Brigitte Macron era intervenuta al tg della prima rete privata francese, Tf1, per parlare di un’iniziativa solidale. La conduttrice le ha però posto delle domande sul processo, alle quali la première dame ha risposto: «mi batto costantemente. Voglio aiutare gli adolescenti a battersi contro il bullismo». La moglie del presidente ha anche detto che nessuno «toccherà la mia genealogia» perché «con questo non si scherza».
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Ecco #DimmiLaVerità del 6 gennaio 2026. Il deputato della Lega Giampiero Zinzi commenta la falsa partenza di Fico in Campania tra incompatibilità e conflitti di interesse.
In questa puntata di Segreti si ricostruisce il delitto di Aurora a Milano: un omicidio brutale, preceduto da aggressioni, segnali ignorati e una lunga scia di precedenti. Un’analisi che mette al centro il profilo dell’assassino, le falle del sistema e una domanda che resta aperta: come è stato possibile che un soggetto così pericoloso fosse ancora libero di colpire?