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2018-09-29
Ex deputati aggrappati al vitalizio. I ricorsi contro il taglio sono 1.176
Ansa
Se la sono presa parecchio gli ex deputati per il taglio dei loro vitalizi e sono già ben 1176 i ricorsi, numero che peraltro, da qui alla scadenza di presentazione dell'11 ottobre, potrebbe aumentare. «Non ci stiamo a essere processati per quello che abbiamo fatto nella nostra attività politica», ha tuonato il presidente dell'associazione ex parlamentari Antonello Falomi durante conferenza stampa tenutasi ieri a Montecitorio. «Ci hanno definito ladri e parassiti, ma gli ex parlamentari hanno servito il Paese con onestà e dignità».
Una rappresaglia «di massa», come l'ha definita il presidente della Camera Roberto Fico, promotore della delibera che ricalcola i vitalizi secondo il sistema contributivo. Il 10 per cento dei ricorrenti, inoltre, ha anche fatto richiesta urgente di sospensiva della delibera (che ricordiamo entrerà in vigore dal prossimo anno). «Ci sono persone», ha spiegato Falomi, «che si trovano di fronte a danni irrimediabili derivanti dal taglio, persone che hanno un pessimo stato di salute, senza redditi sufficienti e che hanno contratto degli obblighi con degli istituti finanziari. Sono situazioni drammatiche e gravi». Ma Fico replica: «Lo rifarei cento volte!».
Gli ex parlamentari, dal canto loro, sembrano comunque disposti a fare dei sacrifici, «purché siano previsti in una forma ragionevole e costituzionalmente sostenibile», sottolinea il presidente dell'Associazione, che poi avanza la richiesta ufficiale di un incontro con la presidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati. «Secondo quanto emerge dal parere chiesto dal Senato al Consiglio di Stato (a cui quest'ultimo ha risposto con il parare della Commissione speciale il 26 luglio scorso) l'unica misura costituzionale sarebbe un contributo di solidarietà».
Fonti della Verità ci informano che nella fase preparatoria all'approvazione della delibera di sforbiciata ai vitalizi, avvenuta in luglio in Ufficio di presidenza, la Lega insistette per la formula del contributo di solidarietà al posto del vero e proprio taglio: «Noi sapevamo che saremmo andati incontro a un fiume di ricorsi e quindi ci sembrava più prudente, e anche più umano, optare per il contributo di solidarietà, già adottato negli anni passati per ritoccare i vitalizi e pensioni, ma i 5 stelle hanno insistito senza tregua».
Sul fronte giuridico la situazione verrà affrontata dagli organi interni delle Camere, secondo il principio dell'autodichia (potere, assegnato appunto alle Camere, di giudicare in merito ai ricorsi presentati sugli atti amministrativi da loro stessi emanati) a partire dal consiglio giurisdizionale di Montecitorio, che comincerà a esaminare i ricorsi dal prossimo novembre. Ma anche su questo aspetto gli ex deputati hanno promesso battaglia, annunciando che «esiste un grande spazio per non essere soggetti all'autodichia, dalla quale non ci faremo imprigionare».
La strategia, come ha spiegato Peppino Gargani, vicepresidente dell'Associazione ex parlamentari, è quella di rivolgersi alla Cassazione e, come ultima ratio, alla Corte europea dei Diritti umani. Secondo Falomi, infatti, i giudici che saranno indicati dagli organi parlamentari non sono in grado di garantire una valutazione equa: «Esprimiamo grande preoccupazione per le parole che abbiamo ascoltato dal vicepresidente del consiglio Luigi Di Maio, il quale ha sostenuto che l'autodichia verrà usata contro gli ex-parlamentari, perché i giudici avranno la stessa sensibilità di chi ha fatto la delibera. Siamo di fronte a una violazione di legge». Il presidente della Camera Fico, a margine di una commemorazione degli ebrei romani vittime delle leggi razziali fasciste, rivendicato però «la responsabilità piena» del suo operato: «L'ho fatta io ed è una delibera salda che ripara delle ingiustizie. Possono ricorrere perché è loro diritto, ma la delibera è salda, è giusta averla fatta».
A rendere la situazione ancor più tesa, arriva l'esposto con denuncia a Luigi Di Maio da parte dell'ex senatore leghista Marco Preioni (1994-2001, poi, fino al 2006, vice capo di gabinetto di Roberto Castelli al ministero della Giustizia) per le dichiarazioni ritenute da quest'ultimo «minacciose» agli ex parlamentari che promettono ricorso contro il taglio dei vitalizi. L'ha presentata alla Procura di Roma e inoltre ha denunciato lo stesso al Consiglio di Giurisdizione, organo giudiziario della Camera, «per avere pubblicamente affermato che gli ex parlamentari che avessero fatto ricorso avrebbero affrontato un giudice che “è lo stesso organo che ha le stesse sensibilità politiche di chi ha tagliato i vitalizi': commettendo un grave atto d'implicita intimidazione verso un corpo giudiziario».
E infine contesta il vice premier per le «minacciose pressioni nei confronti della presidenza del Senato perché disponga anche per il Senato una deliberazione identica a quella della Camera». A sostegno di questa tesi, l'ex senatore cita una frase di Di Maio: «Settecento ex deputati hanno fatto ricorso per riavere i vitalizi che noi abbiamo abolito e continuare a essere mantenuti a vita dallo Stato come fossero dei nababbi. Ma questi ex dis-onorevoli lo sanno cosa è la giustizia sociale? Il Senato abolisca subito i vitalizi». Frase indirizzata alla presidente del Senato Alberti Casellati, «accusata da alcuni esponenti del movimento di temporeggiare nella convocazione del consiglio di presidenza», ha concluso Preioni.
Maria Elena Capitanio
Ordinanza della Casellati mette il bavaglio ai senatori
Basta con queste interrogazioni parlamentari troppo precise, che magari citano perfino i giornali, e soprattutto niente domande su Bankitalia, Consob, AgCom, Antitrust eccetera. Al Senato c'è una circolare del presidente Maria Elisabetta Alberti Casellati che tenta di mettere il bavaglio ai senatori impiccioni. Una circolare del mese scorso, che all'inizio forse non è stata valutata con la dovuta attenzione dai partiti, ma che nella scorsa settimana ha iniziato ad allarmare M5s e ha visto le perplessità del gruppo Misto, specie nella parte che sembra un «salva-authority».
Gli atti di sindacato ispettivo spesso sono un po' ridondanti e magari anche polemici nei toni, ma sono una miniera inesauribile di storie, fatti, ingiustizie grandi e piccine, affari più o meno sporchi, che altrimenti passerebbero sotto silenzio. All'inizio di questa legislatura, probabilmente qualche deputato con poca esperienza ha un po' esagerato: ci sono state interrogazioni e interpellanze di 10 pagine, alcune anche con allegati come fossero delle proposte di legge e non delle domande da porre al ministro competente.
E così la Casellati, da bravo avvocato amante della sintesi, ha pensato bene di darci un taglio, sfornando però una circolare che sembra cucita su misura per gli interessi dei poteri forti. Nella circolare, il presidente del Senato richiama tutti i colleghi al rispetto delle norme vigenti e, in particolare, all'articolo 145 del regolamento, dove l'interrogazione viene definita «la semplice domanda rivolta al ministro competente per avere informazioni o spiegazioni». Casellati ne ricava che sarebbe «evidente come l'articolata descrizione di vicende in premessa o la estesa citazione di articoli giornalistici o di altre fonti appaia estranea allo spirito della norma». Peccato che, specie quando su una notizia di quelle che i lettori della Verità sono abituati a leggere cala una coltre di silenzio totale, l'interrogazione parlamentare sia uno dei pochi modi per provare a forzare il blocco informativo e il mutismo del governo di turno. Il presidente del Senato scrive poi che lo stesso regolamento prevede che il governo debba indicare «quali provvedimenti sono stati adottati o s'intendono adottare» sui fatti oggetto dell'interrogazione. Ebbene, per la Casellati «la disposizione appare inequivoca nel collegare la funzione dell'atto ispettivo alla concreta sfera di competenza dell'esecutivo».
Sarebbero dunque illegittime tutte le domande che vanno a toccare temi che non sono di competenza del governo. E qui la circolare fa una serie di esempi: «Organi costituzionali, attribuzioni di altri poteri dello Stato, autorità indipendenti, organi territoriali o sovranazionali, attività di partiti politici». Interrogazioni su, ad esempio, Csm o Antitrust, rivolte come sempre al ministro della Giustizia o dell'Economia, sarebbero quindi «improponibili». E qui viene in mente il recente caso dell'ex presidente della Consob, Mario Nava, che aveva mantenuto l'impiego a Bruxelles per pagare meno tasse e che alla fine si è dimesso dopo una serie di interrogazioni parlamentari dei 5 stelle.
Il senatore pentastellato Elio Lannutti non ha dubbi: «Con queste regole della Casellati sarebbero rimasti nell'ombra un sacco di scandali, sui truffati dalle banche, oltre all'ultimo caso della Consob».
Più articolata la posizione di Loredana De Petris, presidente del gruppo Misto e storico volto della sinistra romana: «Qualche abuso c'è stato e anche il fatto della lunghezza eccessiva in effetti è un problema, ma il passaggio della circolare sulle autorità indipendenti credo che vada assolutamente ripensato».
Francesco Bonazzi
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«Non vogliamo essere processati per aver fatto politica», tuona il presidente degli ex parlamentari Antonello Falomi. Ma il presidente della Camera Roberto Fico, promotore della delibera, non molla: «Lo rifarei altre cento volte».Per il nuovo regolamento, i ministri potranno essere interrogati solo sull'attività del governo. E senza citare articoli di giornale.Lo speciale contiene due articoliSe la sono presa parecchio gli ex deputati per il taglio dei loro vitalizi e sono già ben 1176 i ricorsi, numero che peraltro, da qui alla scadenza di presentazione dell'11 ottobre, potrebbe aumentare. «Non ci stiamo a essere processati per quello che abbiamo fatto nella nostra attività politica», ha tuonato il presidente dell'associazione ex parlamentari Antonello Falomi durante conferenza stampa tenutasi ieri a Montecitorio. «Ci hanno definito ladri e parassiti, ma gli ex parlamentari hanno servito il Paese con onestà e dignità». Una rappresaglia «di massa», come l'ha definita il presidente della Camera Roberto Fico, promotore della delibera che ricalcola i vitalizi secondo il sistema contributivo. Il 10 per cento dei ricorrenti, inoltre, ha anche fatto richiesta urgente di sospensiva della delibera (che ricordiamo entrerà in vigore dal prossimo anno). «Ci sono persone», ha spiegato Falomi, «che si trovano di fronte a danni irrimediabili derivanti dal taglio, persone che hanno un pessimo stato di salute, senza redditi sufficienti e che hanno contratto degli obblighi con degli istituti finanziari. Sono situazioni drammatiche e gravi». Ma Fico replica: «Lo rifarei cento volte!». Gli ex parlamentari, dal canto loro, sembrano comunque disposti a fare dei sacrifici, «purché siano previsti in una forma ragionevole e costituzionalmente sostenibile», sottolinea il presidente dell'Associazione, che poi avanza la richiesta ufficiale di un incontro con la presidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati. «Secondo quanto emerge dal parere chiesto dal Senato al Consiglio di Stato (a cui quest'ultimo ha risposto con il parare della Commissione speciale il 26 luglio scorso) l'unica misura costituzionale sarebbe un contributo di solidarietà». Fonti della Verità ci informano che nella fase preparatoria all'approvazione della delibera di sforbiciata ai vitalizi, avvenuta in luglio in Ufficio di presidenza, la Lega insistette per la formula del contributo di solidarietà al posto del vero e proprio taglio: «Noi sapevamo che saremmo andati incontro a un fiume di ricorsi e quindi ci sembrava più prudente, e anche più umano, optare per il contributo di solidarietà, già adottato negli anni passati per ritoccare i vitalizi e pensioni, ma i 5 stelle hanno insistito senza tregua». Sul fronte giuridico la situazione verrà affrontata dagli organi interni delle Camere, secondo il principio dell'autodichia (potere, assegnato appunto alle Camere, di giudicare in merito ai ricorsi presentati sugli atti amministrativi da loro stessi emanati) a partire dal consiglio giurisdizionale di Montecitorio, che comincerà a esaminare i ricorsi dal prossimo novembre. Ma anche su questo aspetto gli ex deputati hanno promesso battaglia, annunciando che «esiste un grande spazio per non essere soggetti all'autodichia, dalla quale non ci faremo imprigionare». La strategia, come ha spiegato Peppino Gargani, vicepresidente dell'Associazione ex parlamentari, è quella di rivolgersi alla Cassazione e, come ultima ratio, alla Corte europea dei Diritti umani. Secondo Falomi, infatti, i giudici che saranno indicati dagli organi parlamentari non sono in grado di garantire una valutazione equa: «Esprimiamo grande preoccupazione per le parole che abbiamo ascoltato dal vicepresidente del consiglio Luigi Di Maio, il quale ha sostenuto che l'autodichia verrà usata contro gli ex-parlamentari, perché i giudici avranno la stessa sensibilità di chi ha fatto la delibera. Siamo di fronte a una violazione di legge». Il presidente della Camera Fico, a margine di una commemorazione degli ebrei romani vittime delle leggi razziali fasciste, rivendicato però «la responsabilità piena» del suo operato: «L'ho fatta io ed è una delibera salda che ripara delle ingiustizie. Possono ricorrere perché è loro diritto, ma la delibera è salda, è giusta averla fatta». A rendere la situazione ancor più tesa, arriva l'esposto con denuncia a Luigi Di Maio da parte dell'ex senatore leghista Marco Preioni (1994-2001, poi, fino al 2006, vice capo di gabinetto di Roberto Castelli al ministero della Giustizia) per le dichiarazioni ritenute da quest'ultimo «minacciose» agli ex parlamentari che promettono ricorso contro il taglio dei vitalizi. L'ha presentata alla Procura di Roma e inoltre ha denunciato lo stesso al Consiglio di Giurisdizione, organo giudiziario della Camera, «per avere pubblicamente affermato che gli ex parlamentari che avessero fatto ricorso avrebbero affrontato un giudice che “è lo stesso organo che ha le stesse sensibilità politiche di chi ha tagliato i vitalizi': commettendo un grave atto d'implicita intimidazione verso un corpo giudiziario». E infine contesta il vice premier per le «minacciose pressioni nei confronti della presidenza del Senato perché disponga anche per il Senato una deliberazione identica a quella della Camera». A sostegno di questa tesi, l'ex senatore cita una frase di Di Maio: «Settecento ex deputati hanno fatto ricorso per riavere i vitalizi che noi abbiamo abolito e continuare a essere mantenuti a vita dallo Stato come fossero dei nababbi. Ma questi ex dis-onorevoli lo sanno cosa è la giustizia sociale? Il Senato abolisca subito i vitalizi». Frase indirizzata alla presidente del Senato Alberti Casellati, «accusata da alcuni esponenti del movimento di temporeggiare nella convocazione del consiglio di presidenza», ha concluso Preioni. Maria Elena Capitanio<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/ex-deputati-aggrappati-al-vitalizio-i-ricorsi-contro-il-taglio-sono-1-176-2608644778.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="ordinanza-della-casellati-mette-il-bavaglio-ai-senatori" data-post-id="2608644778" data-published-at="1770164342" data-use-pagination="False"> Ordinanza della Casellati mette il bavaglio ai senatori Basta con queste interrogazioni parlamentari troppo precise, che magari citano perfino i giornali, e soprattutto niente domande su Bankitalia, Consob, AgCom, Antitrust eccetera. Al Senato c'è una circolare del presidente Maria Elisabetta Alberti Casellati che tenta di mettere il bavaglio ai senatori impiccioni. Una circolare del mese scorso, che all'inizio forse non è stata valutata con la dovuta attenzione dai partiti, ma che nella scorsa settimana ha iniziato ad allarmare M5s e ha visto le perplessità del gruppo Misto, specie nella parte che sembra un «salva-authority». Gli atti di sindacato ispettivo spesso sono un po' ridondanti e magari anche polemici nei toni, ma sono una miniera inesauribile di storie, fatti, ingiustizie grandi e piccine, affari più o meno sporchi, che altrimenti passerebbero sotto silenzio. All'inizio di questa legislatura, probabilmente qualche deputato con poca esperienza ha un po' esagerato: ci sono state interrogazioni e interpellanze di 10 pagine, alcune anche con allegati come fossero delle proposte di legge e non delle domande da porre al ministro competente. E così la Casellati, da bravo avvocato amante della sintesi, ha pensato bene di darci un taglio, sfornando però una circolare che sembra cucita su misura per gli interessi dei poteri forti. Nella circolare, il presidente del Senato richiama tutti i colleghi al rispetto delle norme vigenti e, in particolare, all'articolo 145 del regolamento, dove l'interrogazione viene definita «la semplice domanda rivolta al ministro competente per avere informazioni o spiegazioni». Casellati ne ricava che sarebbe «evidente come l'articolata descrizione di vicende in premessa o la estesa citazione di articoli giornalistici o di altre fonti appaia estranea allo spirito della norma». Peccato che, specie quando su una notizia di quelle che i lettori della Verità sono abituati a leggere cala una coltre di silenzio totale, l'interrogazione parlamentare sia uno dei pochi modi per provare a forzare il blocco informativo e il mutismo del governo di turno. Il presidente del Senato scrive poi che lo stesso regolamento prevede che il governo debba indicare «quali provvedimenti sono stati adottati o s'intendono adottare» sui fatti oggetto dell'interrogazione. Ebbene, per la Casellati «la disposizione appare inequivoca nel collegare la funzione dell'atto ispettivo alla concreta sfera di competenza dell'esecutivo». Sarebbero dunque illegittime tutte le domande che vanno a toccare temi che non sono di competenza del governo. E qui la circolare fa una serie di esempi: «Organi costituzionali, attribuzioni di altri poteri dello Stato, autorità indipendenti, organi territoriali o sovranazionali, attività di partiti politici». Interrogazioni su, ad esempio, Csm o Antitrust, rivolte come sempre al ministro della Giustizia o dell'Economia, sarebbero quindi «improponibili». E qui viene in mente il recente caso dell'ex presidente della Consob, Mario Nava, che aveva mantenuto l'impiego a Bruxelles per pagare meno tasse e che alla fine si è dimesso dopo una serie di interrogazioni parlamentari dei 5 stelle. Il senatore pentastellato Elio Lannutti non ha dubbi: «Con queste regole della Casellati sarebbero rimasti nell'ombra un sacco di scandali, sui truffati dalle banche, oltre all'ultimo caso della Consob». Più articolata la posizione di Loredana De Petris, presidente del gruppo Misto e storico volto della sinistra romana: «Qualche abuso c'è stato e anche il fatto della lunghezza eccessiva in effetti è un problema, ma il passaggio della circolare sulle autorità indipendenti credo che vada assolutamente ripensato». Francesco Bonazzi
Carlo Messina (Imagoeconomica)
Il piano arriva dopo un 2025 che l’amministratore delegato definisce senza esitazioni «il migliore di sempre». Utile netto a 9,3 miliardi (+7,6%), dividendi complessivi per 6,5 miliardi – tra acconto e saldo – e un buyback da 2,3 miliardi già autorizzato dalla Bce. L’ad rivendica di aver superato, negli ultimi due piani industriali, tutti gli obiettivi.
La strategia al 2029 poggia su tre pilastri: riduzione dei costi grazie alla tecnologia, crescita dei ricavi trainata dalle commissioni e un costo del rischio ai minimi storici, frutto di una banca senza più crediti incagliati. Ma il vero salto è geografico. Messina guarda oltre i confini italiani e rivendica di essere «parte di una storia completamente diversa rispetto alla saga del risiko bancario del 2025». Tradotto: nessuna corsa alle aggregazioni domestiche, nessun inseguimento a fusioni difensive che comunque troverebbero l’ostacolo dell’Antitrust. Il baricentro si sposta sull’espansione internazionale, in particolare nell’industria del risparmio.
È qui che prende forma Isywealth Europe, il progetto-bandiera del nuovo piano. Un’iniziativa che porta all’estero il modello Intesa nella consulenza finanziaria, facendo leva sul digitale e sulle sinergie di gruppo. Francia, Germania e Spagna sono i primi traguardi individuati. Mercati dove la banca è già presente con proprie filiali e dove punta a servire corporate, retail e private banking attraverso piattaforme tecnologiche integrate. Duecento milioni di investimenti iniziali. Il piano di espansione nelle grandi città europee, con prodotti distribuiti anche tramite Isybank e Fideuram Direct. La crescita avverrà solo con operazioni di cui il gruppo avrà la maggioranza azionaria. Al momento, chiarisce, sul tavolo non c’è nulla. Nessuna fretta, nessuna ansia da shopping. La stessa logica guida la strategia sulle banche estere, chiamate a realizzare sinergie più strette con le altre divisioni del gruppo. Il risultato netto della divisione international banks dovrebbe salire a 1,8 miliardi nel 2029 dagli 1,2 miliardi del 2025. «Nell’eurozona non serve fare acquisizioni», sottolinea, «meglio sfruttare le presenze che già abbiamo».
Intesa promette una nuova accelerazione sul fronte della riduzione dei costi. Per raggiungere l’obiettivo sono previsti altri 5,1 miliardi di investimenti tecnologici, che si aggiungono ai 6,6 miliardi del piano precedente. In parallelo, un ricambio generazionale senza scosse: 9.750 uscite volontarie in Italia entro il 2030, compensate da circa 6.300 nuove assunzioni di giovani. A regime, i risparmi attesi valgono 570 milioni di euro.
Il capitolo del risiko bancario è liquidato con poche frasi ma con un tono che non lascia spazio a interpretazioni. Le operazioni che animano il dibattito, «non ci preoccupano». Neanche l’asse Unicredit-Generali di cui tanto si parla «Sarebbe come mettere insieme due Bpm. Rimarremmo comunque con tre volte più grandi». Fine della discussione. Per Intesa, insiste l’amministratore delegato, non è un terreno di competizione. Anche perché, osserva, «mettere insieme un asset manager assicurativo con una rete di distribuzione bancaria non ha molto senso».
In controluce, il piano racconta anche un altro punto di vista: quello che osserva con attenzione lo scenario globale. Alla domanda su Kevin Warsh, indicato da Donald Trump come prossimo presidente della Fed, il giudizio è misurato ma positivo: «Una persona di altissima competenza e capacità». Un segnale di equilibrio, mentre le banche centrali restano un fattore chiave di stabilità – o instabilità – dei mercati.
Alla fine, il nuovo piano di Intesa Sanpaolo appare come un manifesto di continuità. Cinquanta miliardi di dividendi come garanzia, una strategia internazionale come orizzonte, il rifiuto del risiko come scelta identitaria.
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Under Salt Marsh (Sky)
La natura, la sua violenza improvvisa, è protagonista al fianco di una comunità tradizionale, scossa da un omicidio quasi perfetto. O, quanto meno, di un omicidio che sarebbe stato perfetto, se non fosse intervenuta la natura.Il mare, in un giorno di tempesta, ha portato sulle rive del Galles un corpo, lo spettro di una morte innaturale. E, pure, la certezza che l'indagine non sarebbe stata semplice. Jackie Eliss l'ha capito fin dal primo momento.
Lo ha sentito sulla propria pelle, lei che aveva cercato di dimenticare il passato, gli sbagli, gli errori. La Eliss era detective a Morfa Halen, cittadina immaginaria, arroccata sui paesaggi del Galles, quando un'altra morte ha messo a soqquadro la sua vita. Allora, c'era la stessa violenza, ma poche certezze. Jackie Eliss non è riuscita a capire chi fosse il responsabile di una tale brutalità, perché, soprattutto. Qualche ipotesi l'ha azzardata, qualcosa lo ha pensato. Ma, a conti fatti, non ha saputo portare dalla sua prove certe e inconfutabili. Così, il paese le ha voltato le spalle e la sua famiglia con lui. La Eliss ha perso il marito, la stima della figlia e il lavoro. Tre anni più tardi, è la stessa donna, ma il mestiere è un altro, le insicurezze aumentate.Jackie Eliss, quando il secondo cadavere piomba a Morfa Halen, non è più una detective, ma un'insegnante, cui l'ostracismo dei suoi concittadini ha provocato una tristezza latente. Sola, senza lo scopo di un mestiere che era vocazione, vorrebbe tenersi alla larga da quell'altro mistero. Ma qualcosa, una sensazione sottile sottopelle, le dice che le morti, pur passati anni, sono connesse. Ed è in nome di questa connessione, della voglia di capire cosa sia successo e redimere con ciò se stessa e i propri errori, che la Eliss decide di tornare a investigare. Senza l'ufficialità del ruolo, senza gli strumenti consoni. Senza aiuti, ma con una determinazione tipica del genere cui Under salt marsh appartiene.
Lo show, in quattro episodi, rincorre la velocità del giallo, del thriller, rincorrendo parimenti quella del cataclisma. Perché c'è altro a rendere il mistero più inquietante: la minaccia incombente di una tempesta senza precedenti, decisa a distruggere ogni prova che possa condurre alla verità.
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Dopo aver chiesto di abolire il carcere e «okkupare» le case, l'eurodeputata Avs palpita per Askatasuna.