True
2021-06-04
Non abbiamo giocatori neri forti: «Razzisti»
La Nazionale italiana nella foto ufficiale degli Europei (Figc)
Una nazionale del colore sbagliato. Parliamo della compagine italiana che si appresta a disputare gli Europei e il colore in questione non è l'azzurro delle maglie. Per qualcuno, infatti, nella nazionale italiana ci sarebbero troppi... italiani. La polemica è scoppiata in Francia, dove l'account Nazionale Fr, interamente dedicato agli azzurri, ma scritto in lingua francese, ha postato la foto di gruppo dei ragazzi di Roberto Mancini. «La classe à l'italienne», è stato il commento con cui è stata presentata la divisa ufficiale griffata Armani. Un entusiasmo peraltro non condiviso da tutti, dato lo stile «portiere d'albergo» delle giacche disegnate dallo stilista, fatto notare da diversi commentatori e già divenuto virale in Rete come materia per battute. Molti utenti di lingua francese, tuttavia, hanno notato un particolare in più: la nazionale italiana è interamente composta da giocatori bianchi. Capita, del resto, che la nazionale della Nigeria sia interamente composta da giocatori di colore e quella del Giappone abbia in rosa esclusivamente calciatori con gli occhi a mandorla, ma evidentemente, per qualcuno, il medesimo ragionamento non vale per le rappresentative europee. I commenti, comunque, molti dei quali postati da utenti di apparente origine africana, sono feroci. Il portale identitario Fdesouche ne ha raccolto qualcuno. «La diversità all'italiana», ironizza LikePlay. «Fa paura, l'Italia del 1933», osa Mars Eyre. «Peccato che nessuno tiferà per voi, banda razzista», tuona mousjr10. «Oh, la squadra del Ku klux klan», si lamenta Jeff0vinco. «La classe all'italiana o la claque alla razzista», sghignazza Sinj Strauss. «Ecco i giga fasci, Mussolini sarebbe fiero», azzarda Alan. «Simpatico il remake della marcia delle camicie nere su Roma», afferma tacitvrne. «È il ritorno di una certa epoca, lì?», si chiede Ivar. «Questo puzza di Mussolini», secondo Lolo Campeones. «Ahahah, ora osate dirmi che questo Paese non è razzista», si lamenta DayaQuiOui. «Approvato da Benito», assicura Tony Mercury. Trattandosi di utenti che vivono in Francia, o comunque francofoni, molti fanno notare l'assenza di Moise Kean, l'attaccante nato a Vercelli da genitori della Costa d'Avorio e reduce da una stagione con il Paris Saint-Germain iniziata bene ma finita in calando. «Hanno preso Bernardeschi nullo con la Juventus piuttosto che Kean per non rovinare la foto, Paese di merda», dice Kizame. «Apparentemente Kean sarebbe stato un cazzotto in un occhio», ironizza Nelson. In verità, sembra che dietro l'esclusione dell'attaccante che gioca nella Ligue 1 (e che comunque, pur promettente, non è il nuovo Rivera, va detto) vi siano limiti comportamentali, già evidenziati nel corso degli anni e che accomunano Kean all'altro ex azzurro idolo degli antirazzisti, ovvero Mario Balotelli. In una nazionale che punta più sullo spirito di gruppo che sulla presenza di vere star, la convocazione di teste calde avrebbe in effetti stonato. O almeno questo parrebbe essere stato il ragionamento del commissario tecnico Roberto Mancini, che del resto è sempre stato in prima linea nelle battaglie contro il razzismo. Attribuirgli l'intenzione di aver stilato le convocazioni in base alla pigmentazione dei calciatori appare quindi quanto meno discutibile. Alla fine lo stesso account Nazionale Fr ha dovuto postare un commento spazientito: «Quando vedo certi commenti, mi dico che la gente è folle, nel 2021... Gridare al razzismo perché non c'è Kean... uffa». Va detto che, leggendo tutti i commenti, non ne mancano altri di tenore esattamente opposto, anche in contrapposizione alla rappresentativa francese in cui, al contrario, sono i bianchi a scarseggiare. In molti arrivano persino a superare il noto campanilismo che da sempre divide Roma e Parigi per dichiararsi apertamente tifosi della nostra nazionale. «Una squadra nazionale italiana composta maggioritariamente di, attenzione... italiani! Oddio, ma è uno scandalo! In quanto francese e patriota, tiferò per la selezione italiana. Forza Italia», twitta Julien Vivet. Jean Peut Plus ironizza sui francesi di seconda generazione che si indignano: «Venire a vivere in un Paese bianco... e lamentarsi che è troppo bianco». «Da francese, mi riconosco più nella vostra squadra italiana che in quella cosiddetta di Francia. Che bella squadra! Forza Italia!», afferma Valette Thierry. Lyonnais si sbilancia: «Che bella la squadra d'Italia! La classe italiana abituale. Molti francesi, me per primo, saranno con voi, nostri cugini. Viva l'Italia». Per Lili rose si tratta di «una vera squadra a immagine della nostra civiltà. Fa piacere». Nel frattempo, il mondo transalpino che segue il calcio è peraltro alle prese con il caso di Karim Benzema. L'attaccante del Real Madrid, di nuovo in campo con i Bleus dopo 6 anni, si è fatto parare un rigore dal portiere del Galles. Non il rientro che si aspettava, dopo anni di polemiche, legate anche al razzismo. Nel 2016, dopo essere stato escluso dalla nazionale dal ct Didier Deschamps, il giocatore di origine algerina così rispose al quotidiano spagnolo Marca, che gli chiedeva se l'allenatore fosse razzista: «No, non lo penso. Ma ha ceduto alla pressione di una parte razzista della Francia». Insomma, fu colpa di Marine Le Pen. Che, magari, ha anche consigliato a Mancini di escludere Kean.
Continua a leggereRiduci
In Francia puntano il dito contro la selezione di Mancini: «Pare il Ku Klux Klan», «Fascisti», «Mussolini sarebbe contento». Come se fosse obbligatorio convocare atleti di colore o arabi a prescindere dall'abilità in campo (cosa che fanno Oltralpe).Una nazionale del colore sbagliato. Parliamo della compagine italiana che si appresta a disputare gli Europei e il colore in questione non è l'azzurro delle maglie. Per qualcuno, infatti, nella nazionale italiana ci sarebbero troppi... italiani. La polemica è scoppiata in Francia, dove l'account Nazionale Fr, interamente dedicato agli azzurri, ma scritto in lingua francese, ha postato la foto di gruppo dei ragazzi di Roberto Mancini. «La classe à l'italienne», è stato il commento con cui è stata presentata la divisa ufficiale griffata Armani. Un entusiasmo peraltro non condiviso da tutti, dato lo stile «portiere d'albergo» delle giacche disegnate dallo stilista, fatto notare da diversi commentatori e già divenuto virale in Rete come materia per battute. Molti utenti di lingua francese, tuttavia, hanno notato un particolare in più: la nazionale italiana è interamente composta da giocatori bianchi. Capita, del resto, che la nazionale della Nigeria sia interamente composta da giocatori di colore e quella del Giappone abbia in rosa esclusivamente calciatori con gli occhi a mandorla, ma evidentemente, per qualcuno, il medesimo ragionamento non vale per le rappresentative europee. I commenti, comunque, molti dei quali postati da utenti di apparente origine africana, sono feroci. Il portale identitario Fdesouche ne ha raccolto qualcuno. «La diversità all'italiana», ironizza LikePlay. «Fa paura, l'Italia del 1933», osa Mars Eyre. «Peccato che nessuno tiferà per voi, banda razzista», tuona mousjr10. «Oh, la squadra del Ku klux klan», si lamenta Jeff0vinco. «La classe all'italiana o la claque alla razzista», sghignazza Sinj Strauss. «Ecco i giga fasci, Mussolini sarebbe fiero», azzarda Alan. «Simpatico il remake della marcia delle camicie nere su Roma», afferma tacitvrne. «È il ritorno di una certa epoca, lì?», si chiede Ivar. «Questo puzza di Mussolini», secondo Lolo Campeones. «Ahahah, ora osate dirmi che questo Paese non è razzista», si lamenta DayaQuiOui. «Approvato da Benito», assicura Tony Mercury. Trattandosi di utenti che vivono in Francia, o comunque francofoni, molti fanno notare l'assenza di Moise Kean, l'attaccante nato a Vercelli da genitori della Costa d'Avorio e reduce da una stagione con il Paris Saint-Germain iniziata bene ma finita in calando. «Hanno preso Bernardeschi nullo con la Juventus piuttosto che Kean per non rovinare la foto, Paese di merda», dice Kizame. «Apparentemente Kean sarebbe stato un cazzotto in un occhio», ironizza Nelson. In verità, sembra che dietro l'esclusione dell'attaccante che gioca nella Ligue 1 (e che comunque, pur promettente, non è il nuovo Rivera, va detto) vi siano limiti comportamentali, già evidenziati nel corso degli anni e che accomunano Kean all'altro ex azzurro idolo degli antirazzisti, ovvero Mario Balotelli. In una nazionale che punta più sullo spirito di gruppo che sulla presenza di vere star, la convocazione di teste calde avrebbe in effetti stonato. O almeno questo parrebbe essere stato il ragionamento del commissario tecnico Roberto Mancini, che del resto è sempre stato in prima linea nelle battaglie contro il razzismo. Attribuirgli l'intenzione di aver stilato le convocazioni in base alla pigmentazione dei calciatori appare quindi quanto meno discutibile. Alla fine lo stesso account Nazionale Fr ha dovuto postare un commento spazientito: «Quando vedo certi commenti, mi dico che la gente è folle, nel 2021... Gridare al razzismo perché non c'è Kean... uffa». Va detto che, leggendo tutti i commenti, non ne mancano altri di tenore esattamente opposto, anche in contrapposizione alla rappresentativa francese in cui, al contrario, sono i bianchi a scarseggiare. In molti arrivano persino a superare il noto campanilismo che da sempre divide Roma e Parigi per dichiararsi apertamente tifosi della nostra nazionale. «Una squadra nazionale italiana composta maggioritariamente di, attenzione... italiani! Oddio, ma è uno scandalo! In quanto francese e patriota, tiferò per la selezione italiana. Forza Italia», twitta Julien Vivet. Jean Peut Plus ironizza sui francesi di seconda generazione che si indignano: «Venire a vivere in un Paese bianco... e lamentarsi che è troppo bianco». «Da francese, mi riconosco più nella vostra squadra italiana che in quella cosiddetta di Francia. Che bella squadra! Forza Italia!», afferma Valette Thierry. Lyonnais si sbilancia: «Che bella la squadra d'Italia! La classe italiana abituale. Molti francesi, me per primo, saranno con voi, nostri cugini. Viva l'Italia». Per Lili rose si tratta di «una vera squadra a immagine della nostra civiltà. Fa piacere». Nel frattempo, il mondo transalpino che segue il calcio è peraltro alle prese con il caso di Karim Benzema. L'attaccante del Real Madrid, di nuovo in campo con i Bleus dopo 6 anni, si è fatto parare un rigore dal portiere del Galles. Non il rientro che si aspettava, dopo anni di polemiche, legate anche al razzismo. Nel 2016, dopo essere stato escluso dalla nazionale dal ct Didier Deschamps, il giocatore di origine algerina così rispose al quotidiano spagnolo Marca, che gli chiedeva se l'allenatore fosse razzista: «No, non lo penso. Ma ha ceduto alla pressione di una parte razzista della Francia». Insomma, fu colpa di Marine Le Pen. Che, magari, ha anche consigliato a Mancini di escludere Kean.
INEOS Grenadier al Grenadier pub
Lo scorso 19 maggio, The Grenadier pub ha ricevuto lo status di World Origin Site: il riconoscimento ufficiale, certificato da un organismo registrato presso il Governo britannico, che fissa per sempre il luogo esatto in cui un’idea ha cambiato le cose. È un registro che non conosce gerarchie tra i propri iscritti: la scoperta della penicillina da parte di Alexander Fleming, la prima proiezione cinematografica dei Fratelli Lumière e il locale del primo concerto dei Beatles condividono lo stesso sigillo verde. Il Grenadier è il primo veicolo nella storia ad entrarvi.
Fu qui, nel 2017, che Sir Jim Ratcliffe — fondatore di INEOS Automotive — decise di costruire un 4x4 senza compromessi in un’epoca in cui l’intera categoria stava cedendo al design urbano. Mentre il mercato inseguiva linee morbide, schermi touch e promesse di elettrificazione, il Grenadier nasceva con telaio separato, trazione integrale permanente e tre differenziali bloccabili: un fuoristrada progettato per fare il fuoristrada, senza mediazioni. Tre anni dopo arrivava il primo prototipo; oggi conta oltre 36.000 unità consegnate nel mondo e una targa verde sul muro del pub dove tutto è cominciato, svelata da Ratcliffe in persona.
Diverse curiosità legano il registro World Origin Site anche all’Italia. Il numero 22 di Frith Street, nel quartiere londinese di Soho, è il luogo in cui John Logie Baird realizzò la prima dimostrazione pubblica della televisione al mondo, il 26 gennaio 1926: lo stesso indirizzo che dal 1949 ospita il Bar Italia. Tra i primissimi siti e prodotti certificati in assoluto figura la stazione radio di Guglielmo Marconi, identificata con la targa WOS0002 e protagonista della prima trasmissione radio senza fili della storia. Tra i luoghi attualmente in fase di certificazione rientrano anche quelli legati all’invenzione del barometro di Torricelli, del pianoforte di Cristofori e della mappa iconografica di Leonardo da Vinci.
Una forte presenza italiana si ritrova anche a bordo del Grenadier: diversi componenti chiave nascono infatti nel nostro Paese. Gli assali rigidi sono prodotti dal Gruppo Carraro a Maniago, i sistemi frenanti portano la firma di Brembo, alcuni elementi di sterzo e sospensioni sono realizzati da Frap di Bruino, nel torinese, mentre le tiranterie dei differenziali provengono da Cofle di Trezzo sull’Adda. Non capita spesso che una grande idea abbia così tanti indirizzi precisi.
Continua a leggereRiduci