Il titolo è top secret. Nei siti dove si può prenotare compare una copertina senza titolo, ma sembra che nel libro si affrontino i «falsi amici» di Papa Bergoglio che tramano nei sacri palazzi insieme con altre questioni inedite.
Il titolo è top secret. Nei siti dove si può prenotare compare una copertina senza titolo, ma sembra che nel libro si affrontino i «falsi amici» di Papa Bergoglio che tramano nei sacri palazzi insieme con altre questioni inedite.Dopo due anni di lavoro, il giornalista Gianluigi Nuzzi torna sui segreti vaticani con un libro che si annuncia sulla scia dei precedenti (tra questi nel 2012 Sua Santità con le carte di Ratzinger pochi mesi prima della sua rinuncia al pontificato e poi nel 2015 «Via Crucis» che provocò arresti in vaticano e il processo nel piccolo Stato, dal quale Nuzzi uscì assolto. Il titolo è il contenuto sono ancora top secret. In effetti nei siti dove si può prenotare compare una copertina senza titolo, ma sembra che nel libro si affrontino i «falsi amici» di Papa Bergoglio che tramano nei sacri palazzi insieme con altre questioni inedite. Secondo indiscrezioni l'autore porterebbe la prima copia all'autorità giudiziaria vaticana per verificare eventuali notizie di reato. Due anni fa, a novembre 2017, Nuzzi aveva fatto la stessa cosa con il suo ultimo saggio «Peccato Originale» nel quale svelava i presunti abusi su danni dei chierichetti del Papa nelle camerate del pre-seminario san Pio X all'interno del Vaticano. Per questa vicenda il promotore di giustizia vaticano ha appena chiesto il rinvio a giudizio di due sacerdoti.
Volodymyr Zelensky e il suo braccio destro, Andriy Yermak (Ansa)
Perquisiti dall’Anticorruzione uffici e abitazione del «Cardinale verde»: parte dei fondi neri sarebbe servita a procurargli una casa di lusso. Lui e l’indagato Rustem Umerov dovevano strappare agli Usa una pace meno dura.
Alì Babà. Nelle mille ore (e mille e una notte) di registrazioni, che hanno permesso alle autorità ucraine di ascoltare i «ladroni» della Tangentopoli di Kiev, era quello il nome in codice di Andriy Yermak, braccio destro di Volodymyr Zelensky. Ieri, dopo un blitz degli agenti, è stato costretto a lasciare il suo incarico di capo dello staff del presidente. La Procura anticorruzione (Sapo) e l’Ufficio anticorruzione (Nabu) hanno condotto perquisizioni nel suo appartamento e nei suoi uffici. Non risulta indagato, ma la svolta pare imminente: la testata Dzerkalo Tyzhnia sostiene che a breve saranno trasmessi i capi d’imputazione.
Sergio Mattarella (Getty Images)
Rotondi: «Il presidente ha detto che non permetterà di cambiare le regole a ridosso del voto». Ma nel 2017 fu proprio Re Sergio a firmare il Rosatellum a 4 mesi dalle urne. Ora si rischia un Parlamento bloccato per impedire di eleggere un successore di destra.
Augusto Minzolini riferisce una voce raccolta da Gianfranco Rotondi. Durante un incontro tenuto con l’associazione che raggruppa gli ex parlamentari, Sergio Mattarella si sarebbe lasciato andare a un giudizio tranchant: «Non permetterò che si faccia una legge elettorale a ridosso del voto. Abbiamo avuto l’esperienza del Mattarellum, che fu approvato poco prima delle elezioni, e diversi partiti arrivarono alle urne impreparati. Bisogna dare il tempo alle forze politiche di organizzarsi e prepararsi alle nuove elezioni». Lasciamo perdere il tono usato dal capo dello Stato («non permetterò…» sembra una frase più adatta a un monarca che al presidente di una Repubblica parlamentare, ma forse l’inquilino del Quirinale si sente proprio un sovrano) e andiamo al sodo.
Francesco Saverio Garofani (Imagoeconomica)
Il consigliere anti Meloni applica il detto siciliano: «Piegati giunco che passa la piena».
La piena è passata e il giunco Francesco Saverio Garofani può tirare un sospiro di sollievo. Da giorni tutto tace e il consigliere di fiducia del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sorveglia rinfrancato gli umori dei palazzi e i tam-tam dei media. Calma piatta, le ostilità si sono placate.
Secondo il procuratore generale di Napoli, Aldo Policastro, il ministro Nordio «realizza il Piano diabolico di Gelli del 1981». Ma paragonare il lavoro di governo e Parlamento a un’organizzazione eversiva è follia.
Facciamo il punto novembrino del confronto referendario: intanto, chi è il frontman della campagna del No?A rigor di logica e per obbligo di mandato correntizio dovrebbe essere il vertice Anm (il presidente Cesare Parodi, ndr), non foss’altro perché rappresenta quel sistema che dal sorteggio risulterebbe più che sconfitto; secondo altri, dovrebbe essere il procuratore di Napoli (Nicola Gratteri, ndr), per la migliore conoscenza dei salotti televisivi; secondo altri ancora dovrebbe essere il presidente del Comitato del No (Enrico Grosso, ndr), un accademico insigne e molto ottimista («Una volta emerso quel sistema opaco con Luca Palamara, è stata fatta pulizia. Lo stesso Csm ha dimostrato che le degenerazioni appartengono al passato», ha dichiarato sulla Repubblica del primo novembre).






