
Un interrogatorio investigativo con i pm sul tema più rovente dell’inchiesta: la chat Whatsapp tra il governatore pugliese Michele Emiliano e l’ex assessore Alfonso Pisicchio, in quel momento ancora commissario dell’Agenzia regionale per la tecnologia e l’innovazione, ovvero poche ore prima di finire agli arresti domiciliari, il 10 aprile, in un’inchiesta per corruzione e finanziamento illecito ai partiti. La richiesta è stata avanzata ai magistrati baresi da Vincenzo Pisicchio, fratello di Alfonso (tramite il suo difensore, l’avvocato Vito Mormando). Sul balcone della cucina della sua abitazione gli investigatori della Guardia di finanza hanno trovato, in un sacco della spazzatura, 65.000 euro in contanti. È accusato di corruzione e turbativa d’asta. Stando alle accuse, era l’uomo macchina del sistema che incassava assunzioni e sostegno elettorale (per le liste collegate a Emiliano) dalle aziende aiutate a ottenere appalti. Dopo aver fatto scena muta davanti al gip che l’ha privato della libertà ha deciso di vuotare il sacco con i pm, e non solo su quelle accuse. Potrebbe svelare particolari proprio sul punto più spinoso: l’ipotizzata circolazione di notizie riservate sull’inchiesta a poche ore dal deposito dell’ordinanza di custodia cautelare e dalla sua esecuzione. Subito dopo la telefonata con la quale Alfonso Pisicchio ha avvisato sua moglie dell’aut aut di Emiliano («L’indagine ha ripreso slancio, o ti dimetti o ti caccio»), infatti, avrebbe mandato lo screenshot dello scambio di messaggi avvenuto via chat con il governatore pugliese ad altre quattro persone. Una di queste è suo fratello Enzo. Che ora sembra intenzionato a riferire particolari importanti. «Abbiamo presentato richiesta di interrogatorio investigativo», ha confermato ieri l’avvocato Mormando. Gli arresti quel 10 aprile sono stati eseguiti in tutta fretta, poche ore dopo la delibera regionale (acquisita dagli inquirenti) che sollevava Alfonso dalla carica di commissario dell’Agenzia per l’Innovazione. E i finanzieri, quando hanno bussato alla porta dei fratelli Pisicchio, erano già sulle tracce di chi aveva fatto la soffiata. Sul punto, però, l’avvocato Mormando si smarca: «Questa volta mi avvalgo della facoltà di non rispondere». Basta mettere un po’ di tasselli in fila per comprendere che sulla fuga di notizie chi indaga ha già posto una certa attenzione. Gli inquirenti hanno affidato a un consulente informatico degli accertamenti tecnici sugli smartphone dell’ex assessore (che al momento dell’arresto stava cancellando alcuni messaggi). Tutto ruota attorno alle «fonti romane» alle quali avrebbe fatto riferimento Emiliano, che nel suo cerchio magico si è giustificato dicendo di aver voluto lasciare traccia della conversazione e di essere pronto a riferire in Procura, ma solo se dovesse essere chiamato. In queste ore, inoltre, ha una grossa grana politica da risolvere: il rinnovo della giunta regionale. Elly Schlein ne aveva chiesto l’azzeramento ma ha dovuto prendere atto dei limiti imposti dallo statuto regionale: otto dei dieci assessori devono essere scelti tra i rappresentanti del Consiglio regionale. E per i due nomi esterni l’ex pm ha già incassato più di un «no», proprio tra quelle «altissime personalità» che aveva promesso di inserire nell’esecutivo. Tra le figure corteggiate da Emiliano ci sono due ex magistrati, Anna Maria Tosto, ex procuratore generale della Corte d’Appello di Bari, attualmente presidente del cda di Apulia Film Commission, e l’ex capo della Procura barese Giuseppe Volpe, ma continuano a circolare anche i nomi dell’ex prefetto di Bari Antonella Bellomo e dell’ex generale della Guardia di finanza Salvatore Refolo. Resta da capire chi rimarrà col cerino in mano.






