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2025-11-22
Aut aut di Trump, Zelensky abbassa la testa
Donald Trump e Volodymyr Zelensky (Getty)
L’Ucraina si impegna inoltre a tenere elezioni entro 100 giorni, mentre, in caso di nuova invasione russa, sarà prevista «una robusta risposta militare coordinata», nonché il ripristino di «tutte le sanzioni internazionali» contro Mosca. «Gli Usa», recita ancora la bozza, «collaboreranno con l’Ucraina per ripristinare, ampliare, modernizzare e gestire congiuntamente l’infrastruttura del gas del Paese». Washington si impegna inoltre a «riqualificare e modernizzare le città e le aree residenziali» dell’Ucraina, a svilupparne le infrastrutture e a cooperare nell’estrazione di «minerali e risorse naturali». La Russia, a sua volta, sarà reintegrata nell’economia globale, reinvitata nel G8 e le sanzioni a suo danno potrebbero essere man mano alleggerite. «Cento miliardi di dollari dei fondi russi congelati saranno investiti in un’iniziativa guidata dagli Usa per ricostruire e investire in Ucraina», recita ancora il testo. Tra l’altro, Washington e Mosca stipuleranno «un accordo di cooperazione economica a lungo termine», che interesserà vari settori, tra cui energia, intelligenza artificiale e terre rare nell’Artico. La Nato dovrebbe infine impegnarsi a non schierare soldati in territorio ucraino, ma i caccia europei saranno comunque stanziati in Polonia.
«In questo momento l’Ucraina si trova di fronte a una scelta molto difficile: perdere la propria dignità o rischiare di perdere un partner fondamentale. O accettare 28 punti complessi o affrontare un inverno estremamente difficile, il più difficile di sempre, con ulteriori rischi. Una vita senza libertà, dignità e giustizia, e dovremmo credere a chi ci ha già attaccato due volte», ha dichiarato ieri Volodymyr Zelensky, dopo una telefonata con il vicepresidente americano, JD Vance. «Lavoreremo con calma con l’Europa e l’America», ha continuato, per poi aggiungere: «Proporrò delle alternative, ma di certo non daremo al nemico motivi per dire che l’Ucraina non vuole la pace. Siamo senza dubbio forti come l’acciaio, ma anche il metallo più resistente può cedere. Dobbiamo riunirci, riprenderci, smettere di litigare, smettere di giocare con la politica. Lo Stato deve funzionare, il parlamento di un Paese in guerra deve lavorare in modo unito, il governo di un Paese in guerra deve lavorare in modo efficace». Non solo. Zelensky si è anche confrontato con il segretario generale della Nato, Mark Rutte, sulla proposta di pace americana, dicendo di voler lavorare per «garantirne il successo».
Insomma, nonostante l’iniziale freddezza, il presidente ucraino, che dovrebbe parlare con Trump la prossima settimana, sembrerebbe iniziare ad aprire al piano della Casa Bianca. Non è d’altronde un mistero che Washington stia esercitando notevoli pressioni su Kiev, affinché accetti la proposta di pace entro il 27 novembre. Addirittura, ieri Reuters ha rivelato che gli Stati Uniti avrebbero minacciato l’Ucraina d’interrompere la fornitura di armi e la condivisione di informazioni d’intelligence, qualora il governo ucraino rifiutasse il suo sì al piano. Senza trascurare che Washington ha anche fatto leva sull’indebolimento politico di Zelensky dopo il recente scandalo di corruzione che ha interessato le alte sfere di Kiev. Tuttavia attenzione: nonostante un parziale ammorbidimento nei confronti della Casa Bianca, non è ancora detto che il presidente ucraino alla fine darà il suo assenso al progetto statunitense così com’è. I leader europei starebbero infatti approntando una controproposta con termini maggiormente favorevoli a Kiev: è in questo quadro che Zelensky si è sentito con Friedrich Merz, Keir Starmer ed Emmanuel Macron. Totalmente marginalizzato, il Vecchio Continente cerca, insomma, di tornare in pista. Ma è tutto da dimostrare che avrà la forza di inserirsi nella triangolazione tra Washington, Kiev e Mosca.
Trump vuole chiudere la guerra in Ucraina per incrementare le chances degli Usa di ricucire i rapporti con quel Sud Globale che non ha mai voltato le spalle alla Russia e, soprattutto, per iniziare a sganciare il Cremlino dalla Cina con allettanti promesse di accordi economici. Dal canto suo, Vladimir Putin - secondo cui il piano americano potrebbe «costituire la base per un accordo di pace definitivo» - ha bisogno della sponda della Casa Bianca per recuperare terreno in Medio Oriente: lo zar ha necessità di ristabilire un minimo di influenza sulla Siria e di ritagliarsi il ruolo di mediatore tra Washington e Teheran sul nucleare. Mosca punta inoltre a essere coinvolta nella ricostruzione di Gaza e nel rilancio degli Accordi di Abramo. Non è un caso che il piano di pace per l’Ucraina sia stato in gran parte redatto proprio dall’inviato americano per il Medio Oriente, Steve Witkoff, e dal genero di Trump, Jared Kushner: le due principali figure di raccordo della Casa Bianca con Israele e Arabia Saudita.
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Donald Trump: «Accettate il piano o basta armi». Il leader ucraino, al bivio, apre di malavoglia alla proposta: «Dobbiamo scegliere tra il perdere la dignità o un alleato strategico». Fra le condizioni, anche elezioni entro 100 giorni e niente ingresso nella Nato.Ha ormai preso forma il piano di pace elaborato dalla Casa Bianca per portare a conclusione la guerra in Ucraina. Secondo una bozza pubblicata da Reuters, il progetto, in 28 punti, prevedrebbe varie componenti. L’Ucraina riceverà «solide garanzie di sicurezza», ma dovrà impegnarsi a non aderire alla Nato e a ridurre le sue forze armate. Per quanto riguarda i territori, nel testo si legge che «la Crimea, Luhansk e Donetsk saranno riconosciute di fatto come russe, anche dagli Stati Uniti», mentre «Kherson e Zaporizhzhia saranno congelate sulla linea di contatto». «La Russia rinuncerà agli altri territori concordati sotto il suo controllo al di fuori delle cinque regioni», si legge ancora. Per quanto invece concerne le aree del Donbass da cui si ritireranno le forze di Kiev, esse saranno considerate «una zona cuscinetto demilitarizzata neutrale, riconosciuta a livello internazionale come territorio appartenente alla Federazione russa».L’Ucraina si impegna inoltre a tenere elezioni entro 100 giorni, mentre, in caso di nuova invasione russa, sarà prevista «una robusta risposta militare coordinata», nonché il ripristino di «tutte le sanzioni internazionali» contro Mosca. «Gli Usa», recita ancora la bozza, «collaboreranno con l’Ucraina per ripristinare, ampliare, modernizzare e gestire congiuntamente l’infrastruttura del gas del Paese». Washington si impegna inoltre a «riqualificare e modernizzare le città e le aree residenziali» dell’Ucraina, a svilupparne le infrastrutture e a cooperare nell’estrazione di «minerali e risorse naturali». La Russia, a sua volta, sarà reintegrata nell’economia globale, reinvitata nel G8 e le sanzioni a suo danno potrebbero essere man mano alleggerite. «Cento miliardi di dollari dei fondi russi congelati saranno investiti in un’iniziativa guidata dagli Usa per ricostruire e investire in Ucraina», recita ancora il testo. Tra l’altro, Washington e Mosca stipuleranno «un accordo di cooperazione economica a lungo termine», che interesserà vari settori, tra cui energia, intelligenza artificiale e terre rare nell’Artico. La Nato dovrebbe infine impegnarsi a non schierare soldati in territorio ucraino, ma i caccia europei saranno comunque stanziati in Polonia.«In questo momento l’Ucraina si trova di fronte a una scelta molto difficile: perdere la propria dignità o rischiare di perdere un partner fondamentale. O accettare 28 punti complessi o affrontare un inverno estremamente difficile, il più difficile di sempre, con ulteriori rischi. Una vita senza libertà, dignità e giustizia, e dovremmo credere a chi ci ha già attaccato due volte», ha dichiarato ieri Volodymyr Zelensky, dopo una telefonata con il vicepresidente americano, JD Vance. «Lavoreremo con calma con l’Europa e l’America», ha continuato, per poi aggiungere: «Proporrò delle alternative, ma di certo non daremo al nemico motivi per dire che l’Ucraina non vuole la pace. Siamo senza dubbio forti come l’acciaio, ma anche il metallo più resistente può cedere. Dobbiamo riunirci, riprenderci, smettere di litigare, smettere di giocare con la politica. Lo Stato deve funzionare, il parlamento di un Paese in guerra deve lavorare in modo unito, il governo di un Paese in guerra deve lavorare in modo efficace». Non solo. Zelensky si è anche confrontato con il segretario generale della Nato, Mark Rutte, sulla proposta di pace americana, dicendo di voler lavorare per «garantirne il successo».Insomma, nonostante l’iniziale freddezza, il presidente ucraino, che dovrebbe parlare con Trump la prossima settimana, sembrerebbe iniziare ad aprire al piano della Casa Bianca. Non è d’altronde un mistero che Washington stia esercitando notevoli pressioni su Kiev, affinché accetti la proposta di pace entro il 27 novembre. Addirittura, ieri Reuters ha rivelato che gli Stati Uniti avrebbero minacciato l’Ucraina d’interrompere la fornitura di armi e la condivisione di informazioni d’intelligence, qualora il governo ucraino rifiutasse il suo sì al piano. Senza trascurare che Washington ha anche fatto leva sull’indebolimento politico di Zelensky dopo il recente scandalo di corruzione che ha interessato le alte sfere di Kiev. Tuttavia attenzione: nonostante un parziale ammorbidimento nei confronti della Casa Bianca, non è ancora detto che il presidente ucraino alla fine darà il suo assenso al progetto statunitense così com’è. I leader europei starebbero infatti approntando una controproposta con termini maggiormente favorevoli a Kiev: è in questo quadro che Zelensky si è sentito con Friedrich Merz, Keir Starmer ed Emmanuel Macron. Totalmente marginalizzato, il Vecchio Continente cerca, insomma, di tornare in pista. Ma è tutto da dimostrare che avrà la forza di inserirsi nella triangolazione tra Washington, Kiev e Mosca.Trump vuole chiudere la guerra in Ucraina per incrementare le chances degli Usa di ricucire i rapporti con quel Sud Globale che non ha mai voltato le spalle alla Russia e, soprattutto, per iniziare a sganciare il Cremlino dalla Cina con allettanti promesse di accordi economici. Dal canto suo, Vladimir Putin - secondo cui il piano americano potrebbe «costituire la base per un accordo di pace definitivo» - ha bisogno della sponda della Casa Bianca per recuperare terreno in Medio Oriente: lo zar ha necessità di ristabilire un minimo di influenza sulla Siria e di ritagliarsi il ruolo di mediatore tra Washington e Teheran sul nucleare. Mosca punta inoltre a essere coinvolta nella ricostruzione di Gaza e nel rilancio degli Accordi di Abramo. Non è un caso che il piano di pace per l’Ucraina sia stato in gran parte redatto proprio dall’inviato americano per il Medio Oriente, Steve Witkoff, e dal genero di Trump, Jared Kushner: le due principali figure di raccordo della Casa Bianca con Israele e Arabia Saudita.
Brigitte Macron (Ansa)
Dei commenti malevoli nei confronti della first lady transalpina circolavano già poco tempo dopo la prima elezione di Emmanuel Macron all’Eliseo, nel 2017. Poi, nel 2021, su Youtube, è stato pubblicato un video che faceva insinuazioni nei confronti di Brigitte Macron. L’autrice del video, della durata di quattro ore, è Delphine J., conosciuta sui social con lo pseudonimo di Amandine Roy. Il video, successivamente cancellato, insinuava che Brigitte Macron non sarebbe mai esistita. Al suo posto ci sarebbe stato invece il fratello, Jean-Michel Trogneux. Sempre secondo queste illazioni, l’uomo avrebbe cambiato sesso e dato vita all’identità della première dame. Come riportato dalla tv pubblica France info, Delphine J. aveva dichiarato in un’udienza precedente che «in quanto donna anatomica» si era sentita «attaccata» dalla presunta identità transgender della moglie del presidente francese. Ieri, dopo la lettura della sentenza, la youtuber non ha rilasciato dichiarazioni ai giornalisti, ma ha preferito lasciar parlare una delle sue sostenitrici che ha dichiarato: «Siamo in un sistema monarchico».
Bertrand Scholler, presentato come «gallerista» da vari media transalpini, tra i quali Bfm tv e Le Monde, è stato condannato a sei mesi di carcere con la condizionale per un fotomontaggio di Brigitte Macron, realizzato nel 2024. La reazione del condannato non si è fatta attendere. Uscendo dall’aula del tribunale Scholler ha dichiarato che «se ciò che dite non piace» allora «sarete condannati. È un fatto del principe!». E ancora che «in Francia non si ha più il diritto di pensare!»
Delphine J. e Scholler erano i soli imputati presenti ieri in tribunale. Mancava invece Aurélien Poirson-Atlan, noto sui social come Zoé Sagan e ritenuto colpevole per aver pubblicato dei testi su X riguardanti la moglie del presidente francese. Nelle fasi precedenti del processo, ha ricordato ancora il canale pubblico, Poirson-Atlan aveva affermato che esisteva un «segreto di Stato scioccante» che implicava «una pedofilia tollerata dallo Stato».
Come Poirson-Atlan mancavano dall’aula anche tutti gli altri imputati. In primo luogo Jean-Christophe P., condannato a sei mesi di carcere «puri» anche in relazione alla sua assenza all’udienza. Un quasi omonimo, Jean-Christophe D., è stato invece condannato semplicemente a partecipare ad uno stage di sensibilizzazione sui comportamenti da tenere su internet. Quest’ultimo era stato l’unico a presentare delle scuse a Brigitte Macron. Gli altri imputati, che hanno ottenuto la condizionale, erano Christelle L., Philippe D., Jean-Luc M., Jérôme A. e Jérôme C.
Come ricordato da Le Monde, il processo conclusosi con la sentenza di ieri non ha riguardato il giornalista Xavier Poussard, il cui caso è stato separato perché risiede a Milano. Il quotidiano francese ha scritto che Poussard, autore del best seller Becoming Brigitte (che tradotto in italiano significa «diventando Brigitte») è «l’altro grande istigatore della fake news di portata mondiale» contro la première dame. Tra l’altro, alcuni dei condannati di ieri avevano ripreso delle pubblicazioni di Poussard. I media francesi hanno ricordato anche la denuncia presentata da Macron e dalla moglie negli Stati Uniti contro l’influencer americana Candace Owens.
Domenica sera, Brigitte Macron era intervenuta al tg della prima rete privata francese, Tf1, per parlare di un’iniziativa solidale. La conduttrice le ha però posto delle domande sul processo, alle quali la première dame ha risposto: «mi batto costantemente. Voglio aiutare gli adolescenti a battersi contro il bullismo». La moglie del presidente ha anche detto che nessuno «toccherà la mia genealogia» perché «con questo non si scherza».
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Ecco #DimmiLaVerità del 6 gennaio 2026. Il deputato della Lega Giampiero Zinzi commenta la falsa partenza di Fico in Campania tra incompatibilità e conflitti di interesse.
In questa puntata di Segreti si ricostruisce il delitto di Aurora a Milano: un omicidio brutale, preceduto da aggressioni, segnali ignorati e una lunga scia di precedenti. Un’analisi che mette al centro il profilo dell’assassino, le falle del sistema e una domanda che resta aperta: come è stato possibile che un soggetto così pericoloso fosse ancora libero di colpire?
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La piccola exclave per decenni ha avuto un’economia particolarmente florida, basata sugli introiti del locale casinò, gestito da una società interamente partecipata dal Comune. Fino al 2018, quando il fallimento della casa da gioco (riaperta nel 2021 dopo l’omologa del concordato) ha trascinato l’ente locale in un dissesto milionario, come detto tuttora gestito da un organismo straordinario di liquidazione che affianca il lavoro dell’attuale primo cittadino, eletto nel 2020 dopo due anni di commissariamento.
Prima del tracollo di otto anni fa, i dipendenti comunali erano circa 120 (poco meno del 10% della popolazione), di cui una quarantina deputati ai controlli all’interno del casinò; adesso, il drastico taglio al budget comunale ha falcidiato il personale, ridotto a 15 unità, di cui due part-time. Ma gli stipendi d’oro, derivanti da una norma risalente agli anni Ottanta, basata sul fatto che la «particolare situazione geografica e il contesto economico svizzero in cui è inserito il Comune di Campione d’Italia ove la valuta corrente è il franco svizzero», stabiliva trattamento un economico dei dipendenti comunali con decorrenza 1° gennaio 1986, prevedendo un assegno ad personam da 4.000 a 5.000 franchi svizzeri, e assegno di exclave da 5.000 a 6.000 franchi per un totale mensile netto a dipendente fra gli 8.000 e i 13.000 franchi. A oggi una cifra che spazia all’incirca tra gli 8.000 e i 13.000 euro netti mensili.
Sulle nuove assunzioni Verda e Marchesini, hanno prodotto un’interrogazione a risposta scritta diretta al sindaco Roberto Canesi: «In un momento dove non si pagano gli arretrati degli ex dipendenti, dei pensionati, dei carabinieri, si cerca solo di favorire figure singole senza a nostro avviso una strategia, basti pensare che la pianta organica dal 1° gennaio 2026 passerà da 15 a 21, con cinque di loro componenti della polizia locale, tra cui addirittura marito e moglie, e la spesa passa da 2 milioni e 700.000 euro a 4 milioni e 700.000».
Secondo quanto risulta a La Verità tra i nuovi assunti ci sarebbe anche una persona che si era licenziata dopo il dissesto e che è stata riassunta direttamente, grazie a una norma che permette di far tornare nel posto di lavoro chi si era dimesso nei cinque anni precedenti. Anche su questo caso i due consiglieri di Campione 2.0 hanno presentato un’interrogazione. Anche perché, in virtù della procedura di dissesto, il Comune di Campione d’Italia, come prevede la normativa, riceve fondi da Roma. «Il contributo dello Stato a Campione d’Italia è di 10 milioni di euro, la metà viene spesa per tutti i dipendenti», spiega a La Verità il consigliere Verda. In passato i maxi stipendi venivano coperti dai proventi che generava il casinò, che riempivano le casse del Comune, con cifre che oscillavano, prima del 2018, tra i 40 e i 50 milioni di euro.
L’ente locale è tuttora l’azionista unico della società partecipata che gestisce la casa da gioco. Ma con l’entrata in vigore del concordato, indispensabile per sanare il debito da circa 132 milioni di euro della casa da gioco, quest’ultima paga al Comune una somma fissa per tutta la durata della procedura. Si parte dai 500.000 euro del 2022, per arrivare ai 2,5 milioni che la casa da gioco verserà nel 2026 e 2027. Detto in parole povere, senza il contributo di Stato, il Comune probabilmente farebbe fatica a pagare gli stipendi. Ma c’è di più. Il dissesto di un Comune impone vincoli che rendono pressoché impossibile assumere nuovo personale. E anche su questo argomento la tensione tra la maggioranza e l’opposizione è alle stelle. Per quest’ultima, infatti, se da un lato è vero che esiste il decreto ministeriale del 24 dicembre 2021 di approvazione dell’ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato 2018-2022, dall’altro c’è stato in seguito l’esito negativo del controllo della Corte dei Conti e la decisione delle Sezioni riunite che porterebbero a escludere che il Comune possa qualificarsi come dotato di un bilancio stabilmente riequilibrato.
Di conseguenza, l’ente sarebbe ancora in dissesto. A rafforzare la teoria degli esponenti di Campione 2.0 anche il fatto che l’Osl sia ancora attivo, tanto che l’ultima delibera firmata dal commissario porta la data del 17 dicembre 2025.
I due consiglieri di opposizione chiedono all’amministrazione chiarezza anche sulle conseguenze delle assunzioni, convinti che, per espressa giurisprudenza contabile, l’ente non possa disporre di un numero di dipendenti superiore al rapporto massimo previsto dalla legge in relazione agli abitanti, che sarebbe di 15 posizioni professionali. Un tetto che, già con la prima assunzione, verrebbe sforato. Secondo quanto risulta a La Verità, Verda e Marchesini, per fare chiarezza sulla vicenda, starebbero anche valutando di presentare una denuncia alla magistratura.
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