Stato di emergenza in Emilia Romagna a causa di un alluvione che ha flagellato la Regione per 48 ore: due morti, un disperso per il crollo di una casa, 13 fiumi, in gran parte affluenti del Reno, in allerta rossa, allagamenti, frane e smottamenti, ordinanze di evacuazione firmate dai sindaci. Almeno 500 persone, perlopiù concentrate verso i confini con l’Imolese, sono state accolte in palazzetti dello sport, palestre e altre strutture, soccorse dai 400 vigili del fuoco muniti di mezzi e gommoni; altre 5.000 sono a rischio evacuazione. È un bilancio tragico quello causato dall’ondata di maltempo che, da martedì, ha colpito quattro Province dell’Emilia Romagna: Bologna, Modena, Ravenna e Forlì-Cesena.
Metà della pioggia prevista in un mese è caduta in due giorni, dopo un lungo periodo di siccità, e ha superato i massimi storici mai registrati, facendo tracimare il fiume Lamone, dove i vigili del fuoco hanno sgomberato diverse abitazioni allagate, senza luce e acqua. Anche il fiume Sillaro, tracimando, ha causato due rotte dell’argine, portandosi dietro fango e detriti.
E mentre altri corsi di acqua vengono costantemente monitorati, osservata speciale resta la zona di Bagnocavallo, che rientra tra le situazioni più critiche. Ieri, oltre ad alcune strade e ponti chiusi nel Ravennate e sull’Appennino, Rfi ha chiuso le tratte ferroviarie minacciate dalle piene sulle linee da Bologna a Rimini, con pesanti conseguenze. Scuole chiuse in molti Comuni. Disagi anche a Bologna: città bloccata, blackout di due ore in aeroporto e stazione in tilt. Ieri mattina un anziano è stato travolto dall’acqua del Senio esondato a Castel Bolognese: secondo le prime ricostruzioni dei carabinieri, l’uomo sarebbe andato in bicicletta in una strada che era stata chiusa per precauzione e sarebbe morto annegato. Un’altra vittima è stata confermata a Fontanelice, nel Bolognese, dove c’è stato il crollo di un’abitazione a causa dello smottamento del terreno fradicio.
«Poco fa ho sentito al telefono il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ringrazio per la vicinanza che ha espresso all’Emilia Romagna e alle comunità colpite. Siamo in contatto costante con il governo e la Protezione civile e siamo già al lavoro per chiedere la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale: faremo tutto ciò che serve per garantire assistenza e sostegno alle persone coinvolte», ha detto ieri pomeriggio il governatore Stefano Bonaccini. Nel frattempo il presidente Meloni aveva fatto sapere di «essere in costante contatto con le autorità, di aver chiamato il ministro Nello Musumeci e il capo della Protezione civile, Fabrizio Curcio». Musumeci, a stretto giro, ha firmato il decreto «per disporre la mobilitazione straordinaria del servizio nazionale di Protezione civile a supporto della Regione», mentre ieri pomeriggio anche il Capo dello Stato, Sergio Mattarella ha chiamato Bonaccini per esprimere «vicinanza alle popolazioni colpite». «Non ci hanno avvertito che si era rotto l’argine del fiume. Per questo le persone sono rimaste intrappolate nelle case. Hanno semplicemente diramato un’allerta generica su Facebook. Così ora abbiamo perso tutto. Bastava avvisare» ha denunciato Wilmer Dalla Vecchia, il titolare di un’impresa di Faenza invasa dall’acqua. Il sindaco di un altro Comune colpito, Massa Lombarda, ha, invece, individuato un altro fattore colpevole di aver indebolito gli argini dei fiumi: gli istrici. «Il pertugio da cui è passata l’acqua negli argini potrebbe essere stato generato dalle tane degli istrici, che sono più ampie e profonde rispetto a quelle scavate da altri animali quali nutrie e volpi», ha detto Daniele Bassi.
Sul fronte climatico, «abbiamo una settimana di allarme siccità e una settimana di allarme alluvioni. È un problema oggettivo quello dei cambiamenti climatici», ha detto il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, a margine del convegno inaugurale del Macfrut a Rimini.
Malgrado qualche polemica sulle previsioni meteo sballate, è stata Arpae, l’Agenzia regionale prevenzione e ambiente, a spiegare che, a mandare in tilt il reticolo idraulico bolognese, ravennate e forlivese, non è stata soltanto la tanta acqua ma anche la sua concentrazione in una specifica fascia del territorio regionale. «Il meteo è in miglioramento ma i quantitativi d’acqua caduti, 140 millimetri pari a circa un quinto di quello che normalmente è la media nazionale, sono ancora presenti sul territorio e vanno monitorati con attenzione: nelle prossime ore, infatti, ci sarà l’abbassamento di questi livelli e, dunque, dovremmo attenderci fenomeni di tipo idrogeologico, come grandi e piccole frane» ha spiegato il capo della Protezione civile Fabrizio Curcio dopo un incontro con le autorità locali.
Perciò, la Protezione civile ha emesso fino alla mezzanotte di oggi l’allerta rossa per rischio idraulico, e non per temporali, in quattro aree: pianura bolognese di Reno e suoi affluenti, collina bolognese, costa romagnola, bassa collina e pianura romagnola. Allerta arancione sempre per rischio idraulico, invece, sulla pianura modenese di Secchia e Panaro, sulla montagna bolognese, sull’alta collina romagnola e sulla montagna romagnola. Allerta arancione, ma per rischio idrogeologico, sulla montagna emiliana centrale, la collina emiliana centrale, la collina bolognese, la montagna bolognese, l’alta collina e la montagna romagnola.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >