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2022-12-21
«Effetti avversi, rischi per gli over 65». Ma Schillaci insiste per fare altri vaccini
Orazio Schillaci (Imagoeconomica)
«Vacciniamo i più fragili e mettiamo la mascherina»: le risposte delle istituzioni (nella fattispecie, del ministro Orazio Schillaci, intervistato ieri dal Messaggero, ) alla fine, sono sempre le stesse da due anni. Anche adesso che basta un picco influenzale per far precipitare nuovamente la popolazione nell’ennesima percezione di emergenza. Reale o virtuale?
La situazione in realtà è, come al solito, molto amplificata dai media, che ogni giorno titolano sui «pronto soccorso allo stremo» e ancora non hanno deciso se il Covid sia più o meno grave dell’influenza. Le virostar sul tema si accapigliano: ieri il docente di parassitologia molecolare Andrea Crisanti, oggi senatore del Partito Democratico, si è scagliato duramente contro il presidente Aifa, Giorgio Palù, reo di aver dichiarato che il Covid è meno letale dell’influenza: «Questa è una manifestazione di analfabetismo di sanità pubblica», ha attaccato Crisanti. Anche l’ex consigliere scientifico di Roberto Speranza, l’igienista Walter Ricciardi, ha dichiarato in televisione che «il Covid non è affatto meno letale dell’influenza, dato che fa sempre 80-100 morti al giorno». Ma dimentica che, per fare un esempio, durante la prima settimana del 2019, la mortalità, solo da sindrome influenzale, aveva una media giornaliera di 235 decessi (dati ISS-Epicentro). Ed è Ricciardi stesso ad aver partecipato, nel 2019, a uno studio che certificava che nella stagione invernale 2016-2017 i decessi in eccesso attribuibili alle epidemie influenzali sono stati 24.981: non pochi. Eppure all’epoca nessun medico invocava la vaccinazione antinfluenzale di massa, anche per i bambini, come sta accadendo adesso. Sarà forse per non scontentare nessuno che il ministro della Salute, Orazio Schillaci, dovendo fare il sunto delle mille posizioni dei virologi da salotto, ha dovuto da un lato assicurare che gli ospedali non sono in crisi, dall’altro suggerire sempre il solito protocollo: vaccinazione dei fragili e mascherina.
La raccomandazione delle istituzioni italiane per gli over 65 è di fare la quarta dose (per qualcuno addirittura la quinta) e il vaccino antinfluenzale insieme: doppio shot. Eppure, da oltreoceano, continuano ad arrivare informazioni che suggeriscono maggiore prudenza. Il ministro della salute della Florida Joseph A. Ladapo, ad esempio, ha lamentato «il ritardo di due anni nella pubblicazione dei risultati secondo cui il vaccino anti Covid di Pfizer può aumentare il rischio di coaguli di sangue nei polmoni (emboli polmonari) e attacchi di cuore». Ladapo ha ripubblicato uno studio di Science Direct, in collaborazione con Fda, effettuato su anziani over 65 che segnala una possibile correlazione tra vaccinazione Pfizer ed embolia polmonare, infarto miocardico acuto, coagulazione intravascolare e trombocitopenia.
Come per altri segnali, deve essere preso sul serio e studiato più a fondo, dato che negli Stati Uniti, ma anche in Germania e soprattutto in Italia, è mancata completamente una farmacovigilanza adeguata sui vaccini anti Covid. Le evidenze che, giorno dopo giorno, stimolano maggiori approfondimenti sui potenziali danni dei vaccini anti Covid a mRna, si fanno sempre più frequenti: Joseph Ladapo, ad esempio, martedì 13 dicembre ha convocato una riunione sostenendo che la sua decisione di indagare sulle morti improvvise per miocardite da vaccino è stata ispirata da uno studio dalla Germania, pubblicato sul Clinical research in Cardiology. Lo studio ha trovato tracce di miocardite nelle autopsie di 5 persone, su 25, morte improvvisamente dopo la vaccinazione anti Covid. E sempre dalla Germania sono arrivati la scorsa settimana i dati, abbastanza preoccupanti, ricavati dal database di KBV, l’associazione di tutte le assicurazioni malattia a pagamento, che copre circa 72 milioni di tedeschi. In sostanza, i dati resi pubblici dal deputato Martin Sichert rivelano che i casi di «morte improvvisa» nel 2021 si sono più che decuplicati rispetto agli anni precedenti (dai meno di 1.000 negli anni 2016-2020 agli oltre 10.000 del 2021). Non solo: anche il Partito Conservatore britannico ha denunciato in Parlamento che la British Heart Foundation starebbe sopprimendo le prove che i vaccini anti Covid causano danni cardiaci, inviando persino accordi di non divulgazione al suo gruppo di ricerca. Non rassicura neanche la curiosa variazione dei dati sull’eccesso di mortalità osservata su Euromomo, che due giorni fa, il 19 dicembre, registrava 186.083 decessi in più, mentre lo scorso 1 dicembre ne riferiva circa 308.000: risuscitati?
È per questi «segnali», riscontrati ovunque nel mondo, che il governatore repubblicano Ron De Santis ha istituito un «Grand Jury» per indagare sui vaccini a mRNA, sui decessi correlati al cuore legati ai vaccini a mRNA e costituirà un «Comitato per l’integrità della Salute pubblica». Sarebbe opportuno anche qui in Italia. Ma per ora dobbiamo accontentarci delle raccomandazioni del ministro Schillaci su come affrontare le prossime festività: «Con senso di responsabilità e con la vaccinazione dei più fragili». Dal cilindro non esce fuori altro.
Primo arresto nell’inchiesta sui legali vicini a Conte
L’inchiesta di Roma sull’avvocato Luca Di Donna e sul giro di legali legati all’ex premier Giuseppe Conte miete la prima vittima: Federico Tedeschini, pure lui noto civilista della Capitale che, mentre con La Verità scherzava, con un gusto tutto romano per la battuta, sull’inconsistenza del traffico di influenze illecite, avrebbe commesso, secondo il giudice che per lui ha disposto gli arresti domiciliari, un reato più grave, la corruzione. «Per noi avvocati il traffico di influenze che vol di’?», giocherellava mentre i cronisti della Verità gli chiedevano un anno fa se era stato perquisito. Prima di congedarsi fece una previsione: «Con questa accusa nel processo mi assolvono, ma prima mi rompono le scatole». E con la consueta arguzia affermò che li stava aspettando: «Vengano pure, non sono uno che si spaventa». L’altro giorno i carabinieri si sono presentati a casa sua. E del collega Pierfrancesco Sicco (finito pure lui ai domiciliari). Ma sono state notificate anche altre misure cautelari: la sospensione dai pubblici uffici per 12 mesi per il magistrato presidente della Terza sezione del Tar del Lazio, Silvestro Maria Russo, per l’avvocato Giammaria Covino e per il commissario ad acta dell’Ato di Imperia, Gaia Checcucci (ieri inibita dal governatore ligure Giovanni Toti).
L’inchiesta, proprio come aveva ricostruito La Verità, parte da quella su Di Donna, nella quale emerse che nello studio Alpa-Di Donna durante la pandemia si sarebbe consumato un incontro per l’affare mascherine, con un imprenditore in cerca di contatti per ottenere commesse dal commissario per l’emergenza, Domenico Arcuri. E dopo l’articolo della Verità dell’ottobre 2021, i carabinieri, con due informative del febbraio 2022, segnalano alla Procura di Roma alcune «conversazioni [...] costituenti autonome notizie di reato in tema di corruzione». Tedeschini con Di Donna ha condiviso più di una causa civile. Tra queste ne spicca una a difesa del presidente del porto di Trieste Zeno D’Agostino, silurato da una decisione dell’Anac che aveva ritenuto inconferibile l’incarico. I giornali notarono subito il dream team messo in campo da D’Agostino: il professor Guido Alpa, mentore di Conte, e con lui anche Di Donna (l’Autorità portuale lo ha pagato 15.000 euro) e Tedeschini. Il prestigioso collegio difensivo incassò una vittoria davanti al Tribunale amministrativo e D’Agostino tornò in sella.
Ma i carabinieri si sono concentrati su alcuni contenziosi amministrativi. E le due strade di Di Donna e di Tedeschini si sono divise. Dalle chiacchierate intercettate nello studio Tedeschini, annotano i carabinieri, sarebbe emerso che l’avvocato «non solo avrebbe messo a disposizione dei clienti la sua professionalità, ma soprattutto collaudati rapporti con pubblici ufficiali in posizioni apicali». E, così, intercettazione dopo intercettazione, è stata ricostruita quella che secondo i pm era la volontà di interferire con le centrali del potere romano. Con trucchetti per pilotare provvedimenti amministrativi e strategie per tentare di influenzare le nomine all’interno del Consiglio di Stato (con tanto di «cavallo di Troia» con il compito di informare il presidente Franco Frattini che l’eventuale pubblicazione di notizie in merito avrebbe screditato il Consiglio), ma anche «la nomina ai vertici delle unità di struttura per la realizzazione del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza)».
E non solo. A Tedeschini si rivolgeva chiunque aspirasse a ricoprire incarichi di rilievo per trovare quello che i magistrati definiscono «il giusto canale istituzionale». E lui si faceva forte di un’amicizia col marito del capo di gabinetto di Mara Carfagna al ministero per il Sud e la Coesione Territoriale, Francesca Quadri (che non è indagata). Proprio Checcucci, per esempio, mirava «a essere nominata capo dipartimento della struttura per il Pnrr». Tedeschini, invitando Covino a una cena con la Quadri, torna a ironizzare: «Me l’ha chiesto la Checcucci... è una marchetta... mo’ ci danno il traffico di influenze». Alla fine, invece, è spuntata l’accusa di corruzione.
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Uno studio mostra la possibile correlazione del siero con embolie e infarti tra anziani. Che qui sono invitati all’ennesimo richiamo.Primo arresto nell’inchiesta sui legali vicini a Giuseppe Conte. L’avvocato Federico Tedeschini ai domiciliari per corruzione. Indagini partite dal fascicolo su Luca Di Donna, coinvolto nell’affare mascherine.Lo speciale contiene due articoli.«Vacciniamo i più fragili e mettiamo la mascherina»: le risposte delle istituzioni (nella fattispecie, del ministro Orazio Schillaci, intervistato ieri dal Messaggero, ) alla fine, sono sempre le stesse da due anni. Anche adesso che basta un picco influenzale per far precipitare nuovamente la popolazione nell’ennesima percezione di emergenza. Reale o virtuale? La situazione in realtà è, come al solito, molto amplificata dai media, che ogni giorno titolano sui «pronto soccorso allo stremo» e ancora non hanno deciso se il Covid sia più o meno grave dell’influenza. Le virostar sul tema si accapigliano: ieri il docente di parassitologia molecolare Andrea Crisanti, oggi senatore del Partito Democratico, si è scagliato duramente contro il presidente Aifa, Giorgio Palù, reo di aver dichiarato che il Covid è meno letale dell’influenza: «Questa è una manifestazione di analfabetismo di sanità pubblica», ha attaccato Crisanti. Anche l’ex consigliere scientifico di Roberto Speranza, l’igienista Walter Ricciardi, ha dichiarato in televisione che «il Covid non è affatto meno letale dell’influenza, dato che fa sempre 80-100 morti al giorno». Ma dimentica che, per fare un esempio, durante la prima settimana del 2019, la mortalità, solo da sindrome influenzale, aveva una media giornaliera di 235 decessi (dati ISS-Epicentro). Ed è Ricciardi stesso ad aver partecipato, nel 2019, a uno studio che certificava che nella stagione invernale 2016-2017 i decessi in eccesso attribuibili alle epidemie influenzali sono stati 24.981: non pochi. Eppure all’epoca nessun medico invocava la vaccinazione antinfluenzale di massa, anche per i bambini, come sta accadendo adesso. Sarà forse per non scontentare nessuno che il ministro della Salute, Orazio Schillaci, dovendo fare il sunto delle mille posizioni dei virologi da salotto, ha dovuto da un lato assicurare che gli ospedali non sono in crisi, dall’altro suggerire sempre il solito protocollo: vaccinazione dei fragili e mascherina. La raccomandazione delle istituzioni italiane per gli over 65 è di fare la quarta dose (per qualcuno addirittura la quinta) e il vaccino antinfluenzale insieme: doppio shot. Eppure, da oltreoceano, continuano ad arrivare informazioni che suggeriscono maggiore prudenza. Il ministro della salute della Florida Joseph A. Ladapo, ad esempio, ha lamentato «il ritardo di due anni nella pubblicazione dei risultati secondo cui il vaccino anti Covid di Pfizer può aumentare il rischio di coaguli di sangue nei polmoni (emboli polmonari) e attacchi di cuore». Ladapo ha ripubblicato uno studio di Science Direct, in collaborazione con Fda, effettuato su anziani over 65 che segnala una possibile correlazione tra vaccinazione Pfizer ed embolia polmonare, infarto miocardico acuto, coagulazione intravascolare e trombocitopenia. Come per altri segnali, deve essere preso sul serio e studiato più a fondo, dato che negli Stati Uniti, ma anche in Germania e soprattutto in Italia, è mancata completamente una farmacovigilanza adeguata sui vaccini anti Covid. Le evidenze che, giorno dopo giorno, stimolano maggiori approfondimenti sui potenziali danni dei vaccini anti Covid a mRna, si fanno sempre più frequenti: Joseph Ladapo, ad esempio, martedì 13 dicembre ha convocato una riunione sostenendo che la sua decisione di indagare sulle morti improvvise per miocardite da vaccino è stata ispirata da uno studio dalla Germania, pubblicato sul Clinical research in Cardiology. Lo studio ha trovato tracce di miocardite nelle autopsie di 5 persone, su 25, morte improvvisamente dopo la vaccinazione anti Covid. E sempre dalla Germania sono arrivati la scorsa settimana i dati, abbastanza preoccupanti, ricavati dal database di KBV, l’associazione di tutte le assicurazioni malattia a pagamento, che copre circa 72 milioni di tedeschi. In sostanza, i dati resi pubblici dal deputato Martin Sichert rivelano che i casi di «morte improvvisa» nel 2021 si sono più che decuplicati rispetto agli anni precedenti (dai meno di 1.000 negli anni 2016-2020 agli oltre 10.000 del 2021). Non solo: anche il Partito Conservatore britannico ha denunciato in Parlamento che la British Heart Foundation starebbe sopprimendo le prove che i vaccini anti Covid causano danni cardiaci, inviando persino accordi di non divulgazione al suo gruppo di ricerca. Non rassicura neanche la curiosa variazione dei dati sull’eccesso di mortalità osservata su Euromomo, che due giorni fa, il 19 dicembre, registrava 186.083 decessi in più, mentre lo scorso 1 dicembre ne riferiva circa 308.000: risuscitati? È per questi «segnali», riscontrati ovunque nel mondo, che il governatore repubblicano Ron De Santis ha istituito un «Grand Jury» per indagare sui vaccini a mRNA, sui decessi correlati al cuore legati ai vaccini a mRNA e costituirà un «Comitato per l’integrità della Salute pubblica». Sarebbe opportuno anche qui in Italia. Ma per ora dobbiamo accontentarci delle raccomandazioni del ministro Schillaci su come affrontare le prossime festività: «Con senso di responsabilità e con la vaccinazione dei più fragili». Dal cilindro non esce fuori altro.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/effetti-avversi-rischi-over-65-2658990689.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="primo-arresto-nellinchiesta-sui-legali-vicini-a-conte" data-post-id="2658990689" data-published-at="1671604708" data-use-pagination="False"> Primo arresto nell’inchiesta sui legali vicini a Conte L’inchiesta di Roma sull’avvocato Luca Di Donna e sul giro di legali legati all’ex premier Giuseppe Conte miete la prima vittima: Federico Tedeschini, pure lui noto civilista della Capitale che, mentre con La Verità scherzava, con un gusto tutto romano per la battuta, sull’inconsistenza del traffico di influenze illecite, avrebbe commesso, secondo il giudice che per lui ha disposto gli arresti domiciliari, un reato più grave, la corruzione. «Per noi avvocati il traffico di influenze che vol di’?», giocherellava mentre i cronisti della Verità gli chiedevano un anno fa se era stato perquisito. Prima di congedarsi fece una previsione: «Con questa accusa nel processo mi assolvono, ma prima mi rompono le scatole». E con la consueta arguzia affermò che li stava aspettando: «Vengano pure, non sono uno che si spaventa». L’altro giorno i carabinieri si sono presentati a casa sua. E del collega Pierfrancesco Sicco (finito pure lui ai domiciliari). Ma sono state notificate anche altre misure cautelari: la sospensione dai pubblici uffici per 12 mesi per il magistrato presidente della Terza sezione del Tar del Lazio, Silvestro Maria Russo, per l’avvocato Giammaria Covino e per il commissario ad acta dell’Ato di Imperia, Gaia Checcucci (ieri inibita dal governatore ligure Giovanni Toti). L’inchiesta, proprio come aveva ricostruito La Verità, parte da quella su Di Donna, nella quale emerse che nello studio Alpa-Di Donna durante la pandemia si sarebbe consumato un incontro per l’affare mascherine, con un imprenditore in cerca di contatti per ottenere commesse dal commissario per l’emergenza, Domenico Arcuri. E dopo l’articolo della Verità dell’ottobre 2021, i carabinieri, con due informative del febbraio 2022, segnalano alla Procura di Roma alcune «conversazioni [...] costituenti autonome notizie di reato in tema di corruzione». Tedeschini con Di Donna ha condiviso più di una causa civile. Tra queste ne spicca una a difesa del presidente del porto di Trieste Zeno D’Agostino, silurato da una decisione dell’Anac che aveva ritenuto inconferibile l’incarico. I giornali notarono subito il dream team messo in campo da D’Agostino: il professor Guido Alpa, mentore di Conte, e con lui anche Di Donna (l’Autorità portuale lo ha pagato 15.000 euro) e Tedeschini. Il prestigioso collegio difensivo incassò una vittoria davanti al Tribunale amministrativo e D’Agostino tornò in sella. Ma i carabinieri si sono concentrati su alcuni contenziosi amministrativi. E le due strade di Di Donna e di Tedeschini si sono divise. Dalle chiacchierate intercettate nello studio Tedeschini, annotano i carabinieri, sarebbe emerso che l’avvocato «non solo avrebbe messo a disposizione dei clienti la sua professionalità, ma soprattutto collaudati rapporti con pubblici ufficiali in posizioni apicali». E, così, intercettazione dopo intercettazione, è stata ricostruita quella che secondo i pm era la volontà di interferire con le centrali del potere romano. Con trucchetti per pilotare provvedimenti amministrativi e strategie per tentare di influenzare le nomine all’interno del Consiglio di Stato (con tanto di «cavallo di Troia» con il compito di informare il presidente Franco Frattini che l’eventuale pubblicazione di notizie in merito avrebbe screditato il Consiglio), ma anche «la nomina ai vertici delle unità di struttura per la realizzazione del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza)». E non solo. A Tedeschini si rivolgeva chiunque aspirasse a ricoprire incarichi di rilievo per trovare quello che i magistrati definiscono «il giusto canale istituzionale». E lui si faceva forte di un’amicizia col marito del capo di gabinetto di Mara Carfagna al ministero per il Sud e la Coesione Territoriale, Francesca Quadri (che non è indagata). Proprio Checcucci, per esempio, mirava «a essere nominata capo dipartimento della struttura per il Pnrr». Tedeschini, invitando Covino a una cena con la Quadri, torna a ironizzare: «Me l’ha chiesto la Checcucci... è una marchetta... mo’ ci danno il traffico di influenze». Alla fine, invece, è spuntata l’accusa di corruzione.
Marina Calderone (Ansa)
Pochi problemi per le misure a costo zero. Per esempio quella sui rider: nell’ultima bozza è previsto che l’accesso alla piattaforma digitale può avvenire con Spid, Carta di identità elettronica (Cie) e Carta nazionale dei servizi (Cns). «La piattaforma», si legge, «non può rilasciare più di un account per ogni singolo codice fiscale, né commissionare prestazioni temporalmente inconciliabili allo stesso lavoratore. La violazione comporta una sanzione che nella bozza resta da quantificare».
Difficile invece il lavoro di mediazione per trovare la quadra sulle misure «onerose», anche perché ci sono delle agevolazioni in scadenza a fine aprile. Innanzitutto la premessa che dovrebbe accontentare i sindacati più rappresentativi, quindi Cgil, Cisl e Uil e le maggiori associazioni datoriali: «Gli incentivi all’occupazione», si legge nella bozza, «andranno solo alle aziende che applicano il salario giusto, ovvero il trattamento economico complessivo definito dai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale». «Per i settori non coperti da contrattazione collettiva», inoltre, «il trattamento economico complessivo non può essere inferiore a quello previsto dal contratto collettivo nazionale, stipulato dalle organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale». Una definizione che dovrebbe arginare il pericolo della proliferazione di contratti pirata.
Ma veniamo al punto. Di quali incentivi parliamo? C’è per esempio il bonus per le assunzioni dei giovani under 35: il taglio dei contributi che le aziende devono versare ai neoassunti per i contratti a tempo indeterminato. È previsto un tetto per la decontribuzione che è di 500 euro mensili per le assunzioni in tutto il territorio nazionale e di 650 euro nelle regioni della Zes (Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria, Sardegna, Marche e Umbria). Sarà estesa anche l’agevolazione per le donne che però già scade a fine anno e prevede un esonero totale dei contributi previdenziali, con un massimo di 650 euro al mese. L’altra leva è quella che porta alla necessità di ampliare o prorogare gli strumenti individuati per far crescere la retribuzione complessiva.
Da questo punto di vista la vera novità riguarda la previsione che gli incrementi retributivi stabiliti in sede di rinnovo dei contratti collettivi di lavoro scaduti decorreranno dalla data di scadenza naturale del precedente contratto.
Non solo. Perché nella bozza è anche previsto che in caso di mancato rinnovo dei contratti collettivi entro i primi dodici mesi successivi alla naturale scadenza, le retribuzioni siano adeguate, «a titolo di anticipazione forfettaria dell’incremento retributivo previsto dal comma 1, alla variazione dell’Ipca, entro il tetto massimo del 50% annuo della stessa, fatte salve eventuali diverse pattuizioni contrattuali in uso». E ancora: «Nei settori caratterizzati da elevata stagionalità e variabilità dei ricavi», si legge nella bozza, «l’adeguamento di cui al comma 2 non trova applicazione ed è legato a indicatori economici settoriali individuati dalla contrattazione collettiva».
Nel testo poi sono previsti anche incentivi al 31 dicembre per i disoccupati di lungo periodo e per la trasformazione dei contratti a tempo indeterminato.
Mentre in via sperimentale, è stata inserita la copertura assicurativa obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro per le persone che svolgono l’attività di caregiver familiare. Copertura che viene viene finanziata con poco meno di 13 milioni l’anno.
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