Siri ormai è un puro pretesto nei litigi Lega-M5s

Sono convinto che a nessuno importi di sapere se Armando Siri sia colpevole o innocente. Per lo meno non a chi sta al governo. Da giorni infatti le accuse contro il sottosegretario ai Trasporti sono sfumate, sparite in una nuvola di polemiche dove il contendere non è se l'onorevole leghista abbia effettivamente intascato 30.000 euro, allo scopo di favorire un imprenditore sospettato di avere rapporti con un mafioso, ma chi all'interno della maggioranza debba avere l'ultima parola. Detto senza perifrasi: che Siri sia colpevole oppure no non frega niente a nessuno. Non a Luigi Di Maio, che meno di un anno fa era disposto a nominarlo ministro dell'Economia. (...)

Daniele Capezzone e Stefano Graziosi discutono di Aukus: cosa cambia per l'Europa. Ora occorre scegliere (anche per l'Italia).

Rémi Brague
L'intervento del grande filosofo Rémi Brague, stasera ospite di un incontro a Milano. Dietro al movimento che abbatte le statue e si propone di sradicare il passato c'è una tentazione tipica della nostra modernità: condannare tutta la realtà come cattiva.
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