{{ subpage.title }}

True

Droni russi sui cieli Nato una bufala per portarci in guerra

Droni russi sui cieli Nato una bufala per portarci in guerra
I servizi di emergenza polacchi sul luogo dell'incidente di un drone nel villaggio di Wohyn, nella Polonia orientale, lo scorso 10 settembre (Ansa)

Non passa giorno senza che qualcuno non annunci una prossima invasione dell’Europa da parte dei russi. I carrarmati di Putin sarebbero dietro l’angolo e gli aerei di Mosca pronti al decollo. A sostegno della tesi di un attacco imminente vengono lanciati moniti dai Paesi che un tempo facevano parte della cortina di ferro. Ma anche l’intelligence dei cosiddetti alleati, cioè di americani e inglesi, non si tira indietro.

Senza dimenticare gli appelli dei generaloni di cui abbiamo dato conto qualche giorno fa, con l’invito dei capi di Stato maggiore francese e britannico a prepararsi a perdere in battaglia i propri figli. Se questo è il clima che precede il Natale, e sul quale non sembrano influire le rassicurazioni del Cremlino che si dice disposto a «confermare legalmente di non voler dichiarare guerra alle Ue o alla Nato» (la dichiarazione è di ieri), la notizia che gli allarmi droni sulle basi militari europee sono spesso infondati contribuisce ad allentare la tensione.

Continua a leggereRiduci
I dati parlano chiaro: quando al Viminale siede qualcuno di centrodestra, calano drasticamente arrivi e morti in mare. Prima Salvini e ora Piantedosi confermano il trend. Che disastro con Renzi e Conte-Draghi. Contrastare gli scafisti salva vite umane.

I numeri sono lo specchio dei fatti e i numeri dimostrano che le ricette del governo Meloni, con Matteo Piantedosi ministro dell’Interno, funzionano: diminuzione degli sbarchi, gestione virtuosa dei rimpatri e riduzione delle tragedie in mare. Per questo mi sorprende che quando le cose funzionano non le sanno comunicare; ci torneremo.

Continua a leggereRiduci
Peter Thiel coccola un sogno segreto. Un think tank mondiale per la destra
Peter Thiel (Ansa )
Nuovo libro di Mattia Ferraresi: una mappa aggiornata delle correnti postliberali che muovono il trumpismo. Con un affondo sul capo di Palantir, che sta meditando di finanziare una «centrale» di pensiero conservatore.

Per gentile concessione, pubblichiamo un estratto da «Dentro la testa di Trump», saggio del giornalista Mattia Ferraresi (Mondadori, 240 pagine, 19 euro, in uscita da lunedì). Il testo è una capillare mappa del pensiero conservatore «post-liberale», insieme causa ed effetto del fenomeno trumpiano. Partendo dai tentativi filosofici - a matrice cattolica - di superare la cornice esausta del liberalismo, l’autore indaga le radici dei movimenti nazionalisti di destra e le sporgenze intellettuali del tecno-capitalismo libertario. Il nuovo partito repubblicano poggia, non senza fatica, su questi tre complessi mondi. Il brano proposto riguarda Peter Thiel, e rivela un progetto politico-culturale del capo di Palantir. Ferraresi, esperto osservatore di cose americane, è anche autore del recente scoop mondiale sul burrascoso incontro al Pentagono tra l’allora nunzio a Washington ed Elbridge Colby, sottosegretario alla Difesa Usa.

Continua a leggereRiduci
L’ira di Trump si abbatte su Merz. Via 5.000 marines dalla Germania
Friedrich Merz (Ansa)
Donald Trump castiga il cancelliere per lo scarso aiuto in Iran. La Cdu: «Mossa deplorevole».

Complici le tensioni sulla guerra in Iran, un annuncio da Oltreoceano conferma che i rapporti transatlantici sono in piena evoluzione: l’amministrazione americana ha annunciato che ritirerà 5.000 soldati statunitensi dalla Germania. A comunicarlo è stato il portavoce del Pentagono, Sean Parnell, venerdì: «Il segretario alla Difesa (Pete Hegseth, ndr) ha ordinato il ritiro di circa 5.000 soldati dalla Germania», specificando che «il ritiro sarà completato nei prossimi sei-dodici mesi».

Continua a leggereRiduci
Il nostro Paese ospita circa 13.000 soldati statunitensi che generano un ritorno economico non trascurabile. Se davvero Donald Trump decidesse di abbandonare gli avamposti, rinunciando a centri strategici, verrebbe penalizzato pure un migliaio di aziende tricolori.

Qualora Donald Trump decidesse di ritirare parte delle truppe statunitensi dalle basi presenti sul suolo italiano, dovrebbe anche semplificare e alleggerire gli schieramenti di reparti appartenenti alla Marina (precisamente alla Sesta flotta della Us Navy), all’aviazione (Usaf) e all’esercito (Us Army). Con due problemi non da poco da risolvere.

Continua a leggereRiduci
Le Firme

Scopri La Verità

Registrati per leggere gratuitamente per 30 minuti i nostri contenuti.
Leggi gratis per 30 minuti
Nuove storie
Preferenze Privacy