Draghi a mani vuote sul tetto al prezzo rilancia sull’energia: «Serve un summit»
Il Consiglio europeo parte sotto le critiche del russo Dmitri Medvedev: «Siete politici di basso livello». L’Olanda snobba l’idea di Roma.

La riunione del Consiglio europeo (iniziata ieri alle 15 e destinata a proseguire oggi) è stata preceduta da due eventi, uno previsto e uno decisamente meno. Quello previsto era una riunione tra i leader Ue e i loro colleghi dei Balcani occidentali. Faccenda delicata, visto che l’adesione all’Ue di Macedonia del Nord e Albania risulta ritardata dallo stop imposto dalla Bulgaria. Ora la corsia più veloce teoricamente prospettata per l’Ucraina e la Moldavia fa temere ai Paesi balcanici di essere ulteriormente costretti ad arretrare nella fila per l’ingresso. Morale: occorre offrire a tutti per lo meno una «prospettiva», e contestualmente si tratta di ammorbidire Sofia garantendo che la Macedonia nel Nord preveda in Costituzione tutele per la minoranza bulgara. Sta di fatto che in Bulgaria c’è tuttora un poderoso scontro politico sul tema, il che complica ulteriormente lo scioglimento del nodo.

Su tutto questo, il premier albanese, Edi Rama, è stato comprensibilmente durissimo nei confronti dei leader europei prima del vertice: «È una vergogna che un Paese Nato, la Bulgaria, prenda in ostaggio altri due Paesi Nato, la Nord Macedonia e l’Albania, nel pieno di una guerra nel nostro cortile di casa e che altri 26 Paesi restino fermi e impotenti». E ancora, in un crescendo inarrestabile: «Siete un disastro, ragazzi, siete una disgrazia. È cosa buona dare lo status di candidato all’Ucraina, ma spero che il popolo ucraino non si faccia troppe illusioni». Non meno sarcastico il commento che Rama ha diffuso dopo il vertice, pubblicando la foto di gruppo dei leader: «Bel posto, bella gente, belle foto: immagina quanto tutto potrebbe essere ancora più bello se le buone promesse fossero mantenute…». Lo stesso Alto Rappresentante, Josep Borrell, ha dovuto ammettere l’impasse: «Non siamo dove dovremmo essere sui Balcani e non posso nascondere il dispiacere».

L’evento non previsto è stato invece la sparata su Telegram dell’ex premier ed ex presidente russo Dmitri Medvedev, che ha parlato di un livello dei politici occidentali «caduto in basso». Alcune delle affermazioni del russo sono constatazioni che pure qualunque cittadino europeo potrebbe svolgere: «Non c’è nemmeno traccia di personaggi politici del livello di Helmut Kohl, Jacques Chirac o Margaret Thatcher» e «senza offesa per nessuno, è chiaro a tutti che Mario Draghi non è Silvio Berlusconi, e Olaf Scholz non è Angela Merkel». Secondo Medvedev, i grandi leader del passato, che «non sono mai stati russofobi», sono stati sostituiti da una nuova generazione di «persone deboli» che «convenzionalmente si definiscono tecnocrati. Alcuni di loro sono specialisti abbastanza qualificati, ma niente di più». E qui, con indubbia abilità, Medvedev ha mescolato qualche bugia (la Thatcher fu avversaria tenace e indefettibile del comunismo sovietico e di ogni totalitarismo), elementari verità sullo scadimento del ceto politico e sulla surroga tecnocratica in atto, e un po’ di rimpianto per chi ha creato le condizioni per la dipendenza dell’Ue dal gas russo (la Merkel).

Medvedev ha poi proseguito così sui leader Ue: «Cercano di nascondersi, sviare, parlare delle congiunture, addirittura dei cambiamenti climatici, ma non prendono una decisione. Oppure la prendono con un ritardo catastrofico». Poi l’accusa più consueta, quella di essere succubi degli Usa: «Charles de Gaulle poteva opporsi a qualsiasi presidente americano, mentre ora i leader europei non pensano al futuro».

E così, schiaffeggiati sia da un leader albanese democratico che da un esponente dell’autocrazia russa, i 27 hanno avviato i lavori del Consiglio. Ancora prima di iniziare. però, per Mario Draghi sono iniziati i dolori. «Non siamo contro per una questione di principio ma pensiamo, sulla base delle evidenze, che potrebbe non funzionare», ha dichiarato il premier olandese, Mark Rutte, rispondendo a una domanda sul price cap, proposto proprio da Mr Bce. Il quale, ha poi chiesto al Consiglio europeo di convocare un summit straordinario sull’energia nelle prossime settimane.

Lasciando da parte l’energia, questo vertice Ue ha altre due questioni al centro. La prima è quella della concessione a Ucraina e Moldavia dello status di Paesi candidati all’adesione all’Ue (per la Georgia si parla più vagamente di una «prospettiva» legata alla necessità di alcune «riforme»). Ed è anche quanto ha chiesto ieri l’Europarlamento (529 sì, 45 no). La stessa Ursula von der Leyen si è espressa in questo senso: «La storia della nostra Unione è una storia di democrazie giovani che si fanno più forti unendosi. È la storia della rinascita della Germania dopo la guerra, la storia di Grecia, Spagna e Portogallo che si lasciano alle spalle la dittatura a favore della democrazia».

La seconda questione (oggetto della cena di ieri) è quella della cosiddetta «Europa allargata»: Emmanuel Macron insiste per la creazione di una «comunità» (non coincidente con l’Unione vera e propria dei 27) tale da includere in qualche modo i Paesi che si trovano – geograficamente e geopoliticamente – tra Europa e Russia.

Oggi infine sarà una giornata delicata con l’Eurosummit. Si svolgerà una discussione (prevedibilmente accesa) sulla situazione economica, alla presenza di Paschal Donohoe (presidente dell’Eurogruppo) e di Christine Lagarde (governatrice della Bce): al centro la fiammata inflazionistica, che non accenna a spegnersi.

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