2022-09-09
Draghi ritrova 6,2 miliardi ma per usarli vuole un altro passaggio in Aula
I soldi raggranellati derivano dall’extra gettito per l’inflazione e dai fondi non spesi. Lo scontro sul dl Aiuti bis indispettisce Palazzo Chigi: l’ok è rinviato al 15 settembre.Nella giornata di ieri il Consiglio dei ministri ha approvato, su proposta del premier uscente, Mario Draghi, e del ministro delle Finanze, Daniele Franco, la relazione al Parlamento che aggiorna gli obiettivi di finanza pubblica sulla base di maggiori entrate, pari a 6,2 miliardi di euro. Detto in parole povere, il cdm di ieri ha definito il perimento delle riserve da destinare al futuro decreto, senza però decretare in dettaglio alcuna nuova misura contro il caro energia. «Ci sono imprese che in queste ore stanno decidendo se chiudere o meno», aveva detto il ministro degli Esteri e leader di Impegno civico, Luigi Di Maio, a Rai Isoradio, prima del cdm. «Oggi faremo un intervento per imprese e famiglie, subito dopo le elezioni, come Impegno civico, proponiamo di fare un decreto taglia bollette e intanto dobbiamo ottenere un tetto massimo al prezzo del gas». Ora il passo successivo, spiegano da Palazzo Chigi, è presentare la relazione alle Camere nella speranza di ottenere l’autorizzazione per utilizzare le risorse previste. Solo successivamente, in un altro cdm (probabilmente la prossima settimana), si discuterà del varo vero e proprio del decreto. Certo è che i 6 miliardi e poco più trovati dal governo rappresentano una cifra irrisoria, inoltre ancora una volta l’esecutivo sembra riproporre il gioco delle tre carte, basandosi in parte su risorse ottenute con l’inflazione al galoppo. È il caso dell’extra Iva incassata dallo Stato nei mesi di luglio e agosto (circa 1,2 miliardi in totale, rispettivamente 500 milioni e 700 milioni). A queste risorse si devono aggiungere i nuovi incassi legati agli extra profitti e al finto tesoretto dei decreti inattuati (393 in totale in arrivo dal governo Draghi, ma anche dal Conte I e II), 7,8 miliardi di risorse già in mano al governo, ma di fatto mai spesi. Soldi già promessi agli italiani che ora, forse li rivedranno sotto altra forma. In pratica, la scelta è quella di non scegliere, un po’ come avviene a Bruxelles. Oggi, durante il Consiglio straordinario dei ministri dell’Energia dell’Ue per contrastare il caro energia, non verrà discusso nulla di concreto. Come anticipato, già da un documento informale diffuso dalla Commissione, oggi si faranno discorsi di massima. Tra questi c’è il tetto al prezzo per il gas importato dalla Russia nell’Ue e una riduzione obbligatoria dei consumi energetici del 5% che gli Stati membri dovranno attuare nei periodi della giornata in cui il prezzo dell’elettricità raggiunge il suo massimo. Inoltre, si parlerà dell’impegno a modificare il quadro delle norme Ue per permettere l’aiuto degli Stati a supporto (con prestiti e garanzie) della liquidità delle imprese energivore in sofferenza a causa della volatilità dei prezzi del gas. Anche in Italia, dove il tempo stringe per il governo italiano uscente, non si riesce a trovare la quadra sul dl Aiuti bis in fase di conversione in Aula. Così, alla fine, il testo è slittato al 15 settembre, dopo vari rinvii. Il motivo ufficiale: la norma si trova ferma al Senato per lo scontro tra 5 stelle e altre forze politiche. In particolare, la norma risulta gravata da 400 emendamenti, due dei quali accendono particolarmente il dibattito. Quella per facilitare la cessione dei crediti del Superbonus, spinta dal Movimento 5 stelle e l’altra sugli «insegnanti esperti». A Palazzo Chigi la situazione non è andata giù. «Così si rischia di bloccare gli aiuti a famiglie e imprese», hanno detto. Ieri il capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia, Francesco Lollobrigida ha fatto notare che «il decreto Aiuti bis va convertito in legge prima dell’approdo in Parlamento della relazione sull’aggiustamento di bilancio utile per il prossimo dl. C’è un tentativo irresponsabile delle forze politiche che hanno approvato l’Aiuti bis di rinviarne la conversazione a dopo le elezioni», ha ribadito, puntando il dito contro i grillini. «Il grande rischio è che una mancata conversione di un provvedimento di cui sono state spese gran parte delle risorse crei delle criticità economiche. Mi pare che le forze politiche che hanno governato insieme non abbiano il senso della realtà». Di certo c’è però la ferrea volontà di Draghi di evitare qualunque scostamento di bilancio. Al di là delle mosse elettorali di Giuseppe Conte, il Mef ha deciso di congelare qualunque emendamento per evitare sorprese da parte dei partiti. È bene dire che quelli della maggioranza uscente avrebbero potuto mettersi d’accordo e infilare nell’Aiuti bis nuovi interventi onerosi. Anche 30 miliardi, a fronte di uno scostamento. La Costituzione lo avrebbe consentito e il governo, essendo già decaduto, non avrebbe potuto mettere la fiducia. A mancare è stato il coraggio o forse la volontà. E ciò esporrà ancora una volta il Paese al rischio del Mes, o di altri interventi vincolanti dell’Ue. A questo punto resta da capire che cosa ci riserverà il decreto Aiuti ter. Le opzioni al vaglio vanno dalla proroga per l’ultimo trimestre dei crediti di imposta agli aiuti per le Pmi in crisi di liquidità per il pagamento delle bollette, dagli sconti fiscali alle quote di energia da rinnovabili riservati ai settori industriali più rilevanti. Si discute anche del rafforzamento del bonus sociale per le famiglie a basso reddito e di prezzi ridotti del gas per le imprese energivore che comprano tramite il Gse. Ma con 6,2 miliardi sarà una lista di noccioline.
Il simulatore a telaio basculante di Amedeo Herlitzka (nel riquadro)
Gli anni Dieci del secolo XX segnarono un balzo in avanti all’alba della storia del volo. A pochi anni dal primo successo dei fratelli Wright, le macchine volanti erano diventate una sbalorditiva realtà. Erano gli anni dei circuiti aerei, dei raid, ma anche del primissimo utilizzo dell’aviazione in ambito bellico. L’Italia occupò sin da subito un posto di eccellenza nel campo, come dimostrò la guerra Italo-Turca del 1911-12 quando un pilota italiano compì il primo bombardamento aereo della storia in Libia.
Il rapido sviluppo dell’aviazione portò con sé la necessità di una crescente organizzazione, in particolare nella formazione dei piloti sul territorio italiano. Fino ai primi anni Dieci, le scuole di pilotaggio si trovavano soprattutto in Francia, patria dei principali costruttori aeronautici.
A partire dal primo decennio del nuovo secolo, l’industria dell’aviazione prese piede anche in Italia con svariate aziende che spesso costruivano su licenza estera. Torino fu il centro di riferimento anche per quanto riguardò la scuola piloti, che si formavano presso l’aeroporto di Mirafiori.
Soltanto tre anni erano passati dalla guerra Italo-Turca quando l’Italia entrò nel primo conflitto mondiale, la prima guerra tecnologica in cui l’aviazione militare ebbe un ruolo primario. La necessità di una formazione migliore per i piloti divenne pressante, anche per il dato statistico che dimostrava come la maggior parte delle perdite tra gli aviatori fossero determinate più che dal fuoco nemico da incidenti, avarie e scarsa preparazione fisica. Per ridurre i pericoli di quest’ultimo aspetto, intervenne la scienza nel ramo della fisiologia. La svolta la fornì il professore triestino Amedeo Herlitzka, docente all’Università di Torino ed allievo del grande fisiologo Angelo Mosso.
Sua fu l’idea di sviluppare un’apparecchiatura che potesse preparare fisicamente i piloti a terra, simulando le condizioni estreme del volo. Nel 1917 il governo lo incarica di fondare il Centro Psicofisiologico per la selezione attitudinale dei piloti con sede nella città sabauda. Qui nascerà il primo simulatore di volo della storia, successivamente sviluppato in una versione più avanzata. Oltre al simulatore, il fisiologo triestino ideò la campana pneumatica, un apparecchio dotato di una pompa a depressione in grado di riprodurre le condizioni atmosferiche di un volo fino a 6.000 metri di quota.
Per quanto riguardava le capacità di reazione e orientamento del pilota in condizioni estreme, Herlitzka realizzò il simulatore Blériot (dal nome della marca di apparecchi costruita a Torino su licenza francese). L’apparecchio riproduceva la carlinga del monoplano Blériot XI, dove il candidato seduto ai comandi veniva stimolato soprattutto nel centro dell’equilibrio localizzato nell’orecchio interno. Per simulare le condizioni di volo a visibilità zero l’aspirante pilota veniva bendato e sottoposto a beccheggi e imbardate come nel volo reale. All’apparecchio poteva essere applicato un pannello luminoso dove un operatore accendeva lampadine che il candidato doveva indicare nel minor tempo possibile. Il secondo simulatore, detto a telaio basculante, era ancora più realistico in quanto poteva simulare movimenti di rotazione, i più difficili da controllare, ruotando attorno al proprio asse grazie ad uno speciale binario. In seguito alla stimolazione, il pilota doveva colpire un bersaglio puntando una matita su un foglio sottostante, prova che accertava la capacità di resistenza e controllo del futuro aviatore.
I simulatori di Amedeo Herlitzka sono oggi conservati presso il Museo delle Forze Armate 1914-45 di Montecchio Maggiore (Vicenza).
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Lo ha detto il vicepresidente esecutivo della Commissione europea per la Coesione e le Riforme Raffaele Fitto, a margine della conferenza stampa sul Transport Package, riguardo al piano di rinnovamento dei collegamenti ad alta velocità nell'Unione Europea.