Nella giornata di ieri il Consiglio dei ministri ha approvato, su proposta del premier uscente, Mario Draghi, e del ministro delle Finanze, Daniele Franco, la relazione al Parlamento che aggiorna gli obiettivi di finanza pubblica sulla base di maggiori entrate, pari a 6,2 miliardi di euro. Detto in parole povere, il cdm di ieri ha definito il perimento delle riserve da destinare al futuro decreto, senza però decretare in dettaglio alcuna nuova misura contro il caro energia.
«Ci sono imprese che in queste ore stanno decidendo se chiudere o meno», aveva detto il ministro degli Esteri e leader di Impegno civico, Luigi Di Maio, a Rai Isoradio, prima del cdm. «Oggi faremo un intervento per imprese e famiglie, subito dopo le elezioni, come Impegno civico, proponiamo di fare un decreto taglia bollette e intanto dobbiamo ottenere un tetto massimo al prezzo del gas».
Ora il passo successivo, spiegano da Palazzo Chigi, è presentare la relazione alle Camere nella speranza di ottenere l’autorizzazione per utilizzare le risorse previste. Solo successivamente, in un altro cdm (probabilmente la prossima settimana), si discuterà del varo vero e proprio del decreto.
Certo è che i 6 miliardi e poco più trovati dal governo rappresentano una cifra irrisoria, inoltre ancora una volta l’esecutivo sembra riproporre il gioco delle tre carte, basandosi in parte su risorse ottenute con l’inflazione al galoppo. È il caso dell’extra Iva incassata dallo Stato nei mesi di luglio e agosto (circa 1,2 miliardi in totale, rispettivamente 500 milioni e 700 milioni). A queste risorse si devono aggiungere i nuovi incassi legati agli extra profitti e al finto tesoretto dei decreti inattuati (393 in totale in arrivo dal governo Draghi, ma anche dal Conte I e II), 7,8 miliardi di risorse già in mano al governo, ma di fatto mai spesi. Soldi già promessi agli italiani che ora, forse li rivedranno sotto altra forma. In pratica, la scelta è quella di non scegliere, un po’ come avviene a Bruxelles. Oggi, durante il Consiglio straordinario dei ministri dell’Energia dell’Ue per contrastare il caro energia, non verrà discusso nulla di concreto. Come anticipato, già da un documento informale diffuso dalla Commissione, oggi si faranno discorsi di massima. Tra questi c’è il tetto al prezzo per il gas importato dalla Russia nell’Ue e una riduzione obbligatoria dei consumi energetici del 5% che gli Stati membri dovranno attuare nei periodi della giornata in cui il prezzo dell’elettricità raggiunge il suo massimo. Inoltre, si parlerà dell’impegno a modificare il quadro delle norme Ue per permettere l’aiuto degli Stati a supporto (con prestiti e garanzie) della liquidità delle imprese energivore in sofferenza a causa della volatilità dei prezzi del gas. Anche in Italia, dove il tempo stringe per il governo italiano uscente, non si riesce a trovare la quadra sul dl Aiuti bis in fase di conversione in Aula.
Così, alla fine, il testo è slittato al 15 settembre, dopo vari rinvii. Il motivo ufficiale: la norma si trova ferma al Senato per lo scontro tra 5 stelle e altre forze politiche. In particolare, la norma risulta gravata da 400 emendamenti, due dei quali accendono particolarmente il dibattito. Quella per facilitare la cessione dei crediti del Superbonus, spinta dal Movimento 5 stelle e l’altra sugli «insegnanti esperti». A Palazzo Chigi la situazione non è andata giù. «Così si rischia di bloccare gli aiuti a famiglie e imprese», hanno detto.
Ieri il capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia, Francesco Lollobrigida ha fatto notare che «il decreto Aiuti bis va convertito in legge prima dell’approdo in Parlamento della relazione sull’aggiustamento di bilancio utile per il prossimo dl. C’è un tentativo irresponsabile delle forze politiche che hanno approvato l’Aiuti bis di rinviarne la conversazione a dopo le elezioni», ha ribadito, puntando il dito contro i grillini. «Il grande rischio è che una mancata conversione di un provvedimento di cui sono state spese gran parte delle risorse crei delle criticità economiche. Mi pare che le forze politiche che hanno governato insieme non abbiano il senso della realtà». Di certo c’è però la ferrea volontà di Draghi di evitare qualunque scostamento di bilancio. Al di là delle mosse elettorali di Giuseppe Conte, il Mef ha deciso di congelare qualunque emendamento per evitare sorprese da parte dei partiti. È bene dire che quelli della maggioranza uscente avrebbero potuto mettersi d’accordo e infilare nell’Aiuti bis nuovi interventi onerosi. Anche 30 miliardi, a fronte di uno scostamento. La Costituzione lo avrebbe consentito e il governo, essendo già decaduto, non avrebbe potuto mettere la fiducia. A mancare è stato il coraggio o forse la volontà. E ciò esporrà ancora una volta il Paese al rischio del Mes, o di altri interventi vincolanti dell’Ue.
A questo punto resta da capire che cosa ci riserverà il decreto Aiuti ter. Le opzioni al vaglio vanno dalla proroga per l’ultimo trimestre dei crediti di imposta agli aiuti per le Pmi in crisi di liquidità per il pagamento delle bollette, dagli sconti fiscali alle quote di energia da rinnovabili riservati ai settori industriali più rilevanti. Si discute anche del rafforzamento del bonus sociale per le famiglie a basso reddito e di prezzi ridotti del gas per le imprese energivore che comprano tramite il Gse. Ma con 6,2 miliardi sarà una lista di noccioline.
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