True
2025-03-25
Il doppio standard europeo: in Ucraina tifa per la guerra, a Israele chiede di negoziare
L'Alto rappresentante Ue, Kaja Kallas (Ansa)
«Riprendere i negoziati è l’unico modo fattibile per porre fine alle sofferenze da tutte le parti. La violenza alimenta altra violenza, i nuovi combattimenti stanno causando un’incertezza insopportabile per gli ostaggi e le loro famiglie, e orrore e morte per il popolo palestinese». Lo ha detto ieri l’Alto rappresentante Ue, Kaja Kallas, in conferenza stampa a Gerusalemme con il ministro degli esteri israeliano Gideon Sa’ar. Poi il capo della diplomazia europea ha affermato: «Gli israeliani devono potersi sentire al sicuro nelle loro case. Israele ha il diritto all’autodifesa contro gli attacchi terroristici, che provengano da Hamas, dagli Huthi o da Hezbollah. Tuttavia, le azioni militari devono essere proporzionate». Kallas ha poi spiegato che l’Unione europea è a favore del piano egiziano per la ricostruzione di Gaza e che Bruxelles non prevede alcun ruolo per Hamas nella futura governance della Striscia. Poi a una domanda sugli attacchi israeliani in Siria ha risposto: «Queste cose sono inutili perché la Siria in questo momento non sta attaccando Israele, e questo alimenta una maggiore radicalizzazione, anch’essa contro Israele, che non vogliamo vedere». Ciò che colpisce è che mentre con il conflitto Israele/Hamas l’Unione Europea vuole che si riprendano i negoziati, per quanto riguarda il conflitto russo/ucraino si parla solo di armi, truppe e soldati.
Gideon Sa’ar durante la conferenza stampa ha detto che «Israele non ha ancora deciso se imporre o meno un governo militare a Gaza», poi il ministro ha ribadito che che Israele sta rispettando il diritto internazionale, riferendosi all’articolo 70 del Protocollo di Ginevra del 1949. Sa’ar ha ribadito che i 25.000 camion che Israele ha fatto entrare durante la tregua sono adeguati per le esigenze dei gazawi: «Nessun Paese è obbligato a facilitare una guerra contro se stesso, Israele non deve essere tenuto a uno standard diverso». Il ministro degli Esteri ha inoltre detto che è «naturale» che Israele si aspetti il sostegno dell’Unione Europea nel conflitto in corso contro il terrorismo islamico: «Stiamo combattendo la guerra del mondo libero. Iran, Huthi, Hamas e Hezbollah ci attaccano perché siamo vicini. Ma non fatevi illusioni, la guerra è contro la civiltà occidentale. Contro i suoi valori e i suoi stili di vita». Ieri l’ambasciata di Israele presso la Santa Sede, replicando all’appello del Papa all’Angelus, ha affermato che a Gaza che viene rispettato il diritto internazionale. Il segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, ha risposto: «Speriamo sia così. Siamo molto preoccupati per la violazione ormai sistematica del diritto internazionale, abbiamo parlato con la Croce Rossa e sono molto in difficoltà: bombardamenti sui civili, uccisione degli operatori, sono azioni che vanno contro il diritto umanitario, non c’è più rispetto del diritto umanitario». Sul fronte del possibile negoziato una fonte di Hamas ha dichiarato all’Ap che il gruppo terroristico ha risposto affermativamente alla proposta egiziana di un cessate il fuoco a Gaza. Il notiziario panarabo Al-Araby al-Jadeed ha riferito che l’offerta include la cessazione immediata dei combattimenti a Gaza, che servirà come base per negoziati estesi con l’obiettivo di stabilire un calendario per il rilascio del resto degli ostaggi. Inoltre, la proposta include l’impegno di Hamas a fornire a Israele informazioni dettagliate sulle condizioni di tutti gli ostaggi, sia vivi che morti, insieme a prove fotografiche che dimostrino la veridicità delle informazioni inviate. Ieri Hamas ha diffuso un video di propaganda in cui compaiono Elkana Bohbot e Yosef-Haim Ohana, due ostaggi israeliani rapiti il 7 ottobre durante il festival Nova e tuttora detenuti a Gaza. Il gruppo jihadista ha già pubblicato in passato filmati simili, in quella che Israele definisce una deplorevole strategia di guerra psicologica. Fonti della sicurezza hanno aggiunto che anche gli Stati Uniti avrebbero accettato il piano dell’Egitto, ma un funzionario israeliano ha dichiarato lunedì al Times of Israel: «Non abbiamo sentito parlare di nuove proposte». Infine, sempre a proposito di trattative, l’inviato speciale degli Stati Uniti in Medio Oriente, Steve Witkoff, ha dichiarato in un’intervista che Hamas potrebbe averlo «ingannato» all’inizio di questo mese, poiché inizialmente pensava che il gruppo terroristico avesse accettato la sua proposta ponte per estendere il cessate il fuoco a Gaza, salvo poi tirarsi indietro come accaduto molte altre volte. «Credevo avessimo un accordo accettabile. Pensavo persino che avessimo l’approvazione di Hamas. Forse sono solo io che mi faccio ingannare. Pensavo che fossimo arrivati, ed evidentemente non era così», ha detto Witkoff a Fox News Sunday.
Del futuro del Medio Oriente ieri hanno parlato sia il presidente americano Donald Trump che il suo vice, JD Vance. Il tycoon ha dichiarato: «Non c’erano problemi in Medio Oriente quando ho lasciato l’incarico nel 2021 e ora ci sono molte sfide da affrontare». Mentre Vance ha detto che «altri Paesi sottoscriveranno gli Accordi di Abramo» per la normalizzazione dei rapporti con Israele. Poi ha attaccato l’amministrazione Biden: «Si pensi agli Accordi di Abramo, una delle grandi conquiste diplomatiche sotto la prima amministrazione Trump. L’Amministrazione Biden non ha fatto assolutamente nulla al riguardo. Non ci ha costruito niente. Non ha aggiunto nessun altro Paese. Solo per dispetto politico».
Spara sulla folla ad Haifa: due morti. Ipotesi maxi assalto di terra a Gaza
I segnali dopo la tregua saltata tra Israele e Hamas allontanano ogni spiraglio di cessate il fuoco: lo Stato ebraico starebbe infatti pianificando una nuova offensiva di terra su vasta scala a Gaza, schierando decine di migliaia di militari. Questo è quanto ha riferito un funzionario israeliano alla Cnn, spiegando che l’attacco su vasta scala sarebbe tra le opzioni sul tavolo di Benjamin Netanyahu. Anche l’ex capo del Consiglio di sicurezza nazionale di Israele, Eyal Hulata ha fatto presente al canale americano: «Se non ci saranno nuovi negoziati per gli ostaggi, l’unica alternativa sarà riprendere i combattimenti. E ci sono piani seri».
Intanto Hamas ha perso un altro dei suoi capi: Israele ha confermato ieri l’uccisione di Ismail Barhoum, membro dell’ufficio politico dell’organizzazione terroristica, nonché successore del premier de facto a Gaza Issam Da’alis, durante l’attacco di domenica notte all’ospedale Nasser nel Khan Younis. L’Idf e lo Shin Bet hanno spiegato il ruolo del terrorista in una dichiarazione congiunta: «Barhoum era una figura chiave nell’ufficio politico di Hamas ed era attivamente coinvolto nel processo decisionale militare». E avrebbe assunto anche la veste di capo delle finanze «incanalando fondi verso l’ala militare di Hamas, finanziando e pianificando l’esecuzione di attacchi terroristici contro lo Stato di Israele».
L’offensiva di Gerusalemme su Gaza è proseguita anche ieri, con un carro armato israeliano che, secondo l’emittente televisiva Aqsa, avrebbe colpito un edificio della Mezzaluna rossa ad Al Mawasi, nel Sud della Striscia di Gaza. Lo stesso Comitato internazionale della croce rossa (Cicr) ha riferito che un proiettile esplosivo ha danneggiato un suo ufficio di Rafah, commentando in una nota: «Fortunatamente, nessun membro dello staff è rimasto ferito in questo incidente, ma ciò ha un impatto diretto sulla capacità del Cicr di operare». E chi invece ha deciso di ridurre la presenza del personale alla luce dei nuovi attacchi israeliani sulla Striscia è l’Onu. Il portavoce dell’organizzazione internazionale, Stephane Dujarric ha affermato: «Il segretario generale Antonio Guterres ha preso la difficile decisione di ridurre la presenza dell’organizzazione a Gaza, nonostante le esigenze umanitarie aumentino e la nostra preoccupazione per la protezione dei civili si intensifichi». Ma i raid di Israele hanno riguardato ieri anche la Siria, dove sarebbe stato colpito un sito militare nel Sud Est siriano, nella zona di Daraa.
E spostando lo sguardo all’interno dei confini israeliani, alle contestazioni politiche si è aggiunto un attentato nel Nord del Paese, ma anche un missile intercettato. Ieri, un uomo di 25 anni arabo-israeliano ha investito a bordo di un’auto un soldato israeliano e una volta sceso dal veicolo ha accoltellato il militare, strappandogli il fucile per poi aprire il fuoco contro un’altra vettura, uccidendo un uomo di 85 anni. Mentre nel centro di Tel Aviv sono suonate le sirene a causa di un missile proveniente dallo Yemen.
Intanto il tentativo del premier israeliano Benjamin Netanyahu di rimuovere il capo dello Shin Bet, Ronen Bar e la procuratrice generale Gali Baharav-Miara continua a sollevare critiche. Il leader del partito di Unità nazionale, Benny Gantz, ha avvertito: «La sicurezza di Israele è in pericolo a causa della frattura interna», descrivendo la dinamica attuale come un «6 ottobre sotto steroidi». Anche il deputato Gadi Eisenkot è intervenuto, dichiarando: «Mentre la maggioranza dei cittadini sostiene il ritorno immediato degli ostaggi, insieme a una lotta determinata contro il terrorismo e la sconfitta di Hamas, il governo è concentrato sulla guerra contro le istituzioni e il sistema giudiziario». E ieri Bibi ha spiegato alla Corte suprema, che ha sospeso il licenziamento di Bar, che la rimozione dall’incarico da capo dello Shin Bet: «Non è un caso giudiziario, l’autorità spetta al primo ministro e al governo».
Continua a leggereRiduci
La Kallas ha esortato Gerusalemme a trattare e a rispondere ad Hamas «in modo proporzionato». Lo Stato ebraico smentisce: mai ricevuto un piano di tregua egiziano.Spara sulla folla ad Haifa: due morti. Ucciso l’assalitore. La Cnn: «L’Idf prepara una nuova offensiva con 50.000 soldati a Gaza».Lo speciale contiene due articoli.«Riprendere i negoziati è l’unico modo fattibile per porre fine alle sofferenze da tutte le parti. La violenza alimenta altra violenza, i nuovi combattimenti stanno causando un’incertezza insopportabile per gli ostaggi e le loro famiglie, e orrore e morte per il popolo palestinese». Lo ha detto ieri l’Alto rappresentante Ue, Kaja Kallas, in conferenza stampa a Gerusalemme con il ministro degli esteri israeliano Gideon Sa’ar. Poi il capo della diplomazia europea ha affermato: «Gli israeliani devono potersi sentire al sicuro nelle loro case. Israele ha il diritto all’autodifesa contro gli attacchi terroristici, che provengano da Hamas, dagli Huthi o da Hezbollah. Tuttavia, le azioni militari devono essere proporzionate». Kallas ha poi spiegato che l’Unione europea è a favore del piano egiziano per la ricostruzione di Gaza e che Bruxelles non prevede alcun ruolo per Hamas nella futura governance della Striscia. Poi a una domanda sugli attacchi israeliani in Siria ha risposto: «Queste cose sono inutili perché la Siria in questo momento non sta attaccando Israele, e questo alimenta una maggiore radicalizzazione, anch’essa contro Israele, che non vogliamo vedere». Ciò che colpisce è che mentre con il conflitto Israele/Hamas l’Unione Europea vuole che si riprendano i negoziati, per quanto riguarda il conflitto russo/ucraino si parla solo di armi, truppe e soldati.Gideon Sa’ar durante la conferenza stampa ha detto che «Israele non ha ancora deciso se imporre o meno un governo militare a Gaza», poi il ministro ha ribadito che che Israele sta rispettando il diritto internazionale, riferendosi all’articolo 70 del Protocollo di Ginevra del 1949. Sa’ar ha ribadito che i 25.000 camion che Israele ha fatto entrare durante la tregua sono adeguati per le esigenze dei gazawi: «Nessun Paese è obbligato a facilitare una guerra contro se stesso, Israele non deve essere tenuto a uno standard diverso». Il ministro degli Esteri ha inoltre detto che è «naturale» che Israele si aspetti il sostegno dell’Unione Europea nel conflitto in corso contro il terrorismo islamico: «Stiamo combattendo la guerra del mondo libero. Iran, Huthi, Hamas e Hezbollah ci attaccano perché siamo vicini. Ma non fatevi illusioni, la guerra è contro la civiltà occidentale. Contro i suoi valori e i suoi stili di vita». Ieri l’ambasciata di Israele presso la Santa Sede, replicando all’appello del Papa all’Angelus, ha affermato che a Gaza che viene rispettato il diritto internazionale. Il segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, ha risposto: «Speriamo sia così. Siamo molto preoccupati per la violazione ormai sistematica del diritto internazionale, abbiamo parlato con la Croce Rossa e sono molto in difficoltà: bombardamenti sui civili, uccisione degli operatori, sono azioni che vanno contro il diritto umanitario, non c’è più rispetto del diritto umanitario». Sul fronte del possibile negoziato una fonte di Hamas ha dichiarato all’Ap che il gruppo terroristico ha risposto affermativamente alla proposta egiziana di un cessate il fuoco a Gaza. Il notiziario panarabo Al-Araby al-Jadeed ha riferito che l’offerta include la cessazione immediata dei combattimenti a Gaza, che servirà come base per negoziati estesi con l’obiettivo di stabilire un calendario per il rilascio del resto degli ostaggi. Inoltre, la proposta include l’impegno di Hamas a fornire a Israele informazioni dettagliate sulle condizioni di tutti gli ostaggi, sia vivi che morti, insieme a prove fotografiche che dimostrino la veridicità delle informazioni inviate. Ieri Hamas ha diffuso un video di propaganda in cui compaiono Elkana Bohbot e Yosef-Haim Ohana, due ostaggi israeliani rapiti il 7 ottobre durante il festival Nova e tuttora detenuti a Gaza. Il gruppo jihadista ha già pubblicato in passato filmati simili, in quella che Israele definisce una deplorevole strategia di guerra psicologica. Fonti della sicurezza hanno aggiunto che anche gli Stati Uniti avrebbero accettato il piano dell’Egitto, ma un funzionario israeliano ha dichiarato lunedì al Times of Israel: «Non abbiamo sentito parlare di nuove proposte». Infine, sempre a proposito di trattative, l’inviato speciale degli Stati Uniti in Medio Oriente, Steve Witkoff, ha dichiarato in un’intervista che Hamas potrebbe averlo «ingannato» all’inizio di questo mese, poiché inizialmente pensava che il gruppo terroristico avesse accettato la sua proposta ponte per estendere il cessate il fuoco a Gaza, salvo poi tirarsi indietro come accaduto molte altre volte. «Credevo avessimo un accordo accettabile. Pensavo persino che avessimo l’approvazione di Hamas. Forse sono solo io che mi faccio ingannare. Pensavo che fossimo arrivati, ed evidentemente non era così», ha detto Witkoff a Fox News Sunday. Del futuro del Medio Oriente ieri hanno parlato sia il presidente americano Donald Trump che il suo vice, JD Vance. Il tycoon ha dichiarato: «Non c’erano problemi in Medio Oriente quando ho lasciato l’incarico nel 2021 e ora ci sono molte sfide da affrontare». Mentre Vance ha detto che «altri Paesi sottoscriveranno gli Accordi di Abramo» per la normalizzazione dei rapporti con Israele. Poi ha attaccato l’amministrazione Biden: «Si pensi agli Accordi di Abramo, una delle grandi conquiste diplomatiche sotto la prima amministrazione Trump. L’Amministrazione Biden non ha fatto assolutamente nulla al riguardo. Non ci ha costruito niente. Non ha aggiunto nessun altro Paese. Solo per dispetto politico».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/doppio-standard-europeo-ucraina-israele-2671403914.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="spara-sulla-folla-ad-haifa-due-morti-ipotesi-maxi-assalto-di-terra-a-gaza" data-post-id="2671403914" data-published-at="1742893671" data-use-pagination="False"> Spara sulla folla ad Haifa: due morti. Ipotesi maxi assalto di terra a Gaza I segnali dopo la tregua saltata tra Israele e Hamas allontanano ogni spiraglio di cessate il fuoco: lo Stato ebraico starebbe infatti pianificando una nuova offensiva di terra su vasta scala a Gaza, schierando decine di migliaia di militari. Questo è quanto ha riferito un funzionario israeliano alla Cnn, spiegando che l’attacco su vasta scala sarebbe tra le opzioni sul tavolo di Benjamin Netanyahu. Anche l’ex capo del Consiglio di sicurezza nazionale di Israele, Eyal Hulata ha fatto presente al canale americano: «Se non ci saranno nuovi negoziati per gli ostaggi, l’unica alternativa sarà riprendere i combattimenti. E ci sono piani seri». Intanto Hamas ha perso un altro dei suoi capi: Israele ha confermato ieri l’uccisione di Ismail Barhoum, membro dell’ufficio politico dell’organizzazione terroristica, nonché successore del premier de facto a Gaza Issam Da’alis, durante l’attacco di domenica notte all’ospedale Nasser nel Khan Younis. L’Idf e lo Shin Bet hanno spiegato il ruolo del terrorista in una dichiarazione congiunta: «Barhoum era una figura chiave nell’ufficio politico di Hamas ed era attivamente coinvolto nel processo decisionale militare». E avrebbe assunto anche la veste di capo delle finanze «incanalando fondi verso l’ala militare di Hamas, finanziando e pianificando l’esecuzione di attacchi terroristici contro lo Stato di Israele». L’offensiva di Gerusalemme su Gaza è proseguita anche ieri, con un carro armato israeliano che, secondo l’emittente televisiva Aqsa, avrebbe colpito un edificio della Mezzaluna rossa ad Al Mawasi, nel Sud della Striscia di Gaza. Lo stesso Comitato internazionale della croce rossa (Cicr) ha riferito che un proiettile esplosivo ha danneggiato un suo ufficio di Rafah, commentando in una nota: «Fortunatamente, nessun membro dello staff è rimasto ferito in questo incidente, ma ciò ha un impatto diretto sulla capacità del Cicr di operare». E chi invece ha deciso di ridurre la presenza del personale alla luce dei nuovi attacchi israeliani sulla Striscia è l’Onu. Il portavoce dell’organizzazione internazionale, Stephane Dujarric ha affermato: «Il segretario generale Antonio Guterres ha preso la difficile decisione di ridurre la presenza dell’organizzazione a Gaza, nonostante le esigenze umanitarie aumentino e la nostra preoccupazione per la protezione dei civili si intensifichi». Ma i raid di Israele hanno riguardato ieri anche la Siria, dove sarebbe stato colpito un sito militare nel Sud Est siriano, nella zona di Daraa. E spostando lo sguardo all’interno dei confini israeliani, alle contestazioni politiche si è aggiunto un attentato nel Nord del Paese, ma anche un missile intercettato. Ieri, un uomo di 25 anni arabo-israeliano ha investito a bordo di un’auto un soldato israeliano e una volta sceso dal veicolo ha accoltellato il militare, strappandogli il fucile per poi aprire il fuoco contro un’altra vettura, uccidendo un uomo di 85 anni. Mentre nel centro di Tel Aviv sono suonate le sirene a causa di un missile proveniente dallo Yemen. Intanto il tentativo del premier israeliano Benjamin Netanyahu di rimuovere il capo dello Shin Bet, Ronen Bar e la procuratrice generale Gali Baharav-Miara continua a sollevare critiche. Il leader del partito di Unità nazionale, Benny Gantz, ha avvertito: «La sicurezza di Israele è in pericolo a causa della frattura interna», descrivendo la dinamica attuale come un «6 ottobre sotto steroidi». Anche il deputato Gadi Eisenkot è intervenuto, dichiarando: «Mentre la maggioranza dei cittadini sostiene il ritorno immediato degli ostaggi, insieme a una lotta determinata contro il terrorismo e la sconfitta di Hamas, il governo è concentrato sulla guerra contro le istituzioni e il sistema giudiziario». E ieri Bibi ha spiegato alla Corte suprema, che ha sospeso il licenziamento di Bar, che la rimozione dall’incarico da capo dello Shin Bet: «Non è un caso giudiziario, l’autorità spetta al primo ministro e al governo».
Il presidente dell'Anm Cesare Parodi (Ansa)
In dialetto romanesco c’è una espressione assai colorata che descrive lo stato delle cose: «Buttarla in caciara». In napoletano è «fare ammuina», così che quelli che stanno a poppa vanno a prua e viceversa senza che la nave si muova mai. Alcuni la chiamerebbero Pulp fiction o strategia del polpo «de noantri», quella che annebbia di nero fascista ogni cosa. Altri, ancora, lo chiamano con l’acronimo Ucas che, nella pubblica amministrazione italiana, connota il famigerato «Ufficio complicanze affari semplici».
Chi ha accumulato tanti lustri e macinato miglia su miglia di viaggio nella giustizia sa bene di cosa stiamo parlando. Alludiamo alla capacità di confondere ogni cosa, anche la più semplice, con pensieri e motivazioni che servono solo a rendere impossibile ogni giusto esito. Complicatori del pane, li ha definiti Samuele Bersani nella sua meravigliosa canzone Giudizi universali. Gente che - per abito mentale, ideologico o per grave malafede - non fa altro che ingigantire il problema in luogo di evidenziare e raggiungere la soluzione. Il genio di Alessandro Manzoni aveva tinteggiato tutto questo, in modo mirabile, nel personaggio del dottor Azzeccagarbugli allorché il povero Renzo comprende la vera natura dell’ingiustizia. «A sapere bene maneggiare le gride, nessuno è reo e nessuno è innocente», perché «all’avvocato bisogna raccontare le cose chiare poi tocca a loro imbrogliarle».
Così ho ascoltato tante parole «vuote, ma doppiate» dei ventriloqui dei poteri - palesi o occulti - che hanno devastato il corpo della magistratura in questi decenni. «Imbrogliatori» di professione. Tutti lì a piangere sull’orrendo attentato alla Costituzione repubblicana, alla libertà dei magistrati e, infine, alla giustizia del nostro meraviglioso Paese sfregiata dal referendum. Come se la giustizia, in Italia, non si fosse sfregiata da sola. Come se il presidente della Repubblica non avesse rimosso - con un solo gesto - ben sei (sei!) componenti del Csm in carica per quelle che riteneva plateali malversazioni correntizie. Come se il vero attentato alla Costituzione non fosse stato l’avere consentito la tragica deriva di prestigio e credibilità in cui la magistratura è precipitata.
Dalla eroica troposfera dei Livatino, Alessandrini, Amato, Calvosa, Scopelliti (e le altre decine di martiri leali e coraggiosi civil servants dello Stato), agli inferi del vergognoso mercimonio correntizio sintetizzato nella parola «pacchettone», inventata dal «tonno» Palamara per descrivere la fraudolenta redistribuzione degli incarichi giudiziari. Come se il vero attentato alla Costituzione non fosse stato il silenzio sulle parole disperate del giudice Ciaccio Montalto, contro le correnti, prima che i vigliacchi di Cosa Nostra lo uccidessero. Un silenzio, forse anche complice, durato mezzo secolo e che - strage dopo strage, errore dopo errore - ha portato la magistratura italiana (e con lei la giustizia) alla sua definitiva implosione. Come se il vero attentato alla Costituzione non fossero stati i depistaggi sulle stragi ed i processi farlocchi (leggasi Scarantino), in cui nessuno dei magistrati responsabili ha pagato. Ascoltare le bugie quando si conosce la verità può essere pure divertente, ma oggi il contesto non ammette svaghi. Occorre, adesso, dare voce alla Dea che - sarà pure bendata - ma molti vogliono pure muta in un momento in cui il suo urlo silenzioso è udito dal Paese intero. Quello che gli italiani dovranno fare è assai semplice, perché semplicemente dovranno tenersi lontani da coloro che la «buttano in caciara» e fanno «ammuina».
Seppellire, con una risata, i «complicatori del pane», i prezzolati imbonitori televisivi e gli «imbrogliatori» delle cose chiare. Dovranno comprendere che la giustizia non è qualcosa degli altri, ma è l’acqua che permette di soddisfare la sete di verità di un popolo. Senza la giustizia nulla può esistere e nessun futuro di civiltà e di progresso può essere conseguito. Dovranno andare tutti a votare per non morire tutti di sete e dovranno votare allo stesso modo in cui gustano il pane fresco al mattino. Senza complicarlo, perché nessuno vuole più un pane duro, raffermo e ammuffito. Un pane vecchio e rammollito che nessun nutrimento può più dare. Nel gesto di Gesù che divide il pane fresco e lo distribuisce ai suoi apostoli c’è tanta metafora della giustizia che cerchiamo e che tra poco avremo la possibilità di scegliere. In quel gesto si cela la verità che cerca tutta la nazione e che tutta la nazione cerca…
di Lorenzo Matassa (magistrato)
Continua a leggereRiduci
Che, parlando del referendum sulla giustizia, ha aggiunto: «Io penso che sia molto importante che questa campagna elettorale referendaria rimanga sul merito di quello di cui noi stiamo parlando. Vedo un tentativo di trascinarla in una sorta di lotta nel fango». La riforma della giustizia, ha spiegato, «consente di avere una giustizia più giusta. Tra un anno gli italiani ci giudicheranno, il 22/23 marzo non si vota sul governo ma sulla giustizia».
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio, dal canto suo, è ottimista circa la vittoria del Sì, talmente tanto che ha assicurato: «Il giorno successivo alla vittoria apriremo un tavolo di confronto per le norme attuative, che sono importanti quasi quanto la riforma costituzionale, per poter avere un dialogo con la magistratura, il mondo accademico e l’avvocatura». Anche lui ha ribadito di non volere che diventi un «referendum Meloni sì, Meloni no, governo sì, governo no, come accaduto con Renzi. Tanto non avrebbe nessun effetto sul governo un’eventuale sconfitta, che peraltro noi riteniamo impossibile. Così come la vittoria, che invece noi riteniamo certa, non avrà nessun effetto come tema punitivo nei confronti della magistratura». L’ultimo sondaggio di Tecnè commissionato da Paolo Del Debbio per Dritto e Rovescio dà credito all’ottimismo del Guardasigilli perché vede avanti il Sì in una forbice che va dal 54% al 56%, mentre il No si attesta tra il 44% e il 46% di chi andrebbe a votare oggi. Tuttavia è sull’affluenza che il dato non sembra essere confortante perché se si votasse adesso andrebbe a votare solo il 43% degli aventi diritto al voto.
Insomma dopo tanto parlare di rimonta del No sembra che i risultati di questa campagna così aggressiva non stiano portando i frutti sperati. Le opposizioni però insistono nel volerla politicizzare a tutti i costi. Giuseppe Conte, leader dei 5 stelle, che non deve aver visto gli ultimi sondaggi, commenta così: «È chiaro che loro vogliono depoliticizzare, ma tutti questi attacchi alla magistratura sono in vista di un referendum dopo che hanno visto i sondaggi. Ci stanno mettendo la faccia ma la stanno mettendo in modo sbagliato». Per Nicola Fratoianni di Avs, Meloni «attacca la magistratura in modo volgare molto pesante e, aggiungo, pericoloso, i giudici di questo Paese». «Mi sembra che Meloni abbia ormai fatto una scelta molto chiara» ha detto l’ex ministro della Salute Roberto Speranza, «sta facendo diventare questo referendum un referendum su se stessa. Mi sembra che assuma un atteggiamento durissimo, quotidiano, nei confronti della magistratura. È un governo che vuol mettere i piedi in testa ai magistrati, che nega quindi un principio essenziale che è quello della divisione dei poteri. Io ho molto apprezzato il monito del capo dello Stato e sono sorpreso dal fatto che dopo poche ore Meloni abbia valutato di fare un’uscita così a gamba tesa contro la magistratura». Un commento simile a quello del collega Andrea Orlando, ex ministro della Giustizia, dem anche lui: «Mi sembra che la Meloni abbia scelto di fare la campagna referendaria ignorando sostanzialmente l’appello del capo dello Stato e che la seconda carica dello Stato abbia fatto altrettanto. Nei giorni in cui c’è un appello a non attaccare la magistratura, la presidente del Consiglio pubblica due video contro i pm, contestando l’abnormità delle sentenze, e non credo che sia una casualità».
Sull’intervento del capo dello Stato ieri è intervenuto anche Giovanbattista Fazzolari, intervistato da Bruno Vespa nel suo Cinque minuti su Rai uno. «Il presidente della Repubblica ha giustamente esortato le istituzioni a un reciproco rispetto. È giusto, abbassare i toni sul referendum e cercare di parlare del merito. Ciò non toglie che credo sia legittimo per il governo, per le forze politiche, ma credo un po’ per tutti i cittadini, esprimere un po’ di sorpresa per alcune sentenze recenti della magistratura in ambito di immigrazione», ha precisato, aggiungendo: «Nel giro di pochi giorni abbiamo avuto il caso del ministero dell’Interno condannato a risarcire un immigrato illegale perché era stato ingiustamente portato in un Cpr in Albania per il suo rimpatrio, un immigrato illegale che aveva alle spalle 23 condanne. Il giorno dopo, abbiamo avuto il governo, lo Stato italiano, condannato a risarcire 90.000 euro alla Sea Watch perché in quel famoso caso, quando la nave capitanata da Rackete aveva speronato una motovedetta della Guardia di finanza, è stato reputato che non era legittimo sequestrare quella nave. E poi oggi è arrivata la notizia del dissequestro anche della nave. Quindi sono oggettivamente delle sentenze che lasciano un po' perplessi». Per il presidente di Magistratura democratica, Silvia Albano «preoccupa, che ogni volta che c’è un provvedimento sgradito, non si critichi il provvedimento ma si additi il magistrato che lo ha emesso come magistrato politicizzato». E su questo punto è il presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, Lucio Malan, a sintetizzare: «È davvero inaccettabile questo uso politico delle sentenze fatto da alcuni magistrati ed è per questo che abbiamo fatto la riforma della giustizia».
Continua a leggereRiduci
Il cadavere di una donna è stato scoperto nell'ex area Cnr a Scandicci (Ansa)
Quando si dice la privacy: sospettato per l’omicidio di una povera donna alla quale hanno mozzato la testa con un machete, l’uomo in questione aveva l’obbligo di firma perché è conosciuto come un soggetto pericoloso. Ora è piantonato in ospedale con un trattamento sanitario obbligatorio: fra quando potrebbe aver ucciso e quando l’hanno fermato avrebbe fatto in tempo ad aizzare un cane contro la gente che passava. Eppure al momento di lui non si sa nulla, se non che si tratterebbe di un uomo di origine nordafricana. Il prossimo referendum sulla giustizia lo faremo per stabilire che l’essere straniero in Italia è una scriminante. Se sei italiano la legge diventa inflessibile, se sei un «accolto» allora puoi fare quasi come ti pare. Pare davvero l’ennesima storia di degrado e di ipocrisia; teatro il centro di Scandicci area metropolitana di Firenze.
Siamo neppure a 300 metri dal Comune, attaccati all’Its Russel Newton frequentato da quasi un migliaio di adolescenti che studiano lì e vanno nel parco dell’ex Cnr a passeggiare. Ma ora sono ostaggio dei «canari», gli spacciatori che usano cani inferociti per schermarsi. Con un progetto «politicamente molto corretto» dal Comune fanno sapere che quell’area è destinata a diventare il parco delle biodiversità. Ci sono pronti 2,5 milioni della Regione a la sindaca Claudia Sereni ovviamente del Pd e ortodossa della linea di Elly Schlein ha parlato di «orribile tragedia che ci allarma». Il fatto è che, con la tranvia, Scandicci è la periferia di Firenze. Si viene per lavorare, ma la notte tutti gli emarginati finiscono qui, dove si è creato un forte problema di sicurezza. Il parco è diventato un rifugio di sbandati, tossicodipendenti con spacciatori al seguito che si fanno scudo di cani randagi che loro addestrano ad attaccare chiunque.
C’è in mezzo al parco un casolare abbandonato (hanno murato porte e finestre per evitare che venga occupato) circondato da una rete sfondata. C’è un puzzo insopportabile di deiezioni, un tappeto di siringhe. Sul retro una tendopoli improvvisata dove «campano» gli sbandati. Ecco, lì era riversa con la gola tagliata Silke Saur, 44 anni, tedesca che viveva ai margini della società: senza fissa dimora, senza un euro in tasca. È morta lunedì, dice il medico legale. L’hanno trovata ieri. Dicono che da qualche tempo facesse coppia con il nordafricano, il sospettato dell’assassinio, chiedendo l’elemosina, bevendo e forse drogandosi. Lunedì i due si sarebbero appartati vicino al casolare, sarebbe nata una lite e il sospettato non avrebbe esitato a staccare la testa alla donna con un fendente di un machete che è stato ritrovato accanto al cadavere.
Martedì il nodafricano, rimasto a gironzolare attorno al parco del Cnr, ha anche aggredito una passante (una signora anziana che - spaventata - ha chiesto aiuto), aizzandole contro un pitbull che da qualche tempo porta con sé come «arma impropria». Lo hanno fermato e portato in ospedale a seguito di un trattamento sanitario obbligatorio. Ma già dalla mattina gli agenti del commissariato di Scandicci - che sanno perfettamente chi è e cosa fa l’immigrato, che da quel che si è saputo ha precedenti per violenza, aggressione e spaccio - avevano capito che qualcosa non quadrava: si era presentato alla firma senza indossare la solita felpa.
Ieri quando hanno trovato il cadavere della povera Silke c’era anche la stessa felpa sporca di sangue, e l’extracomunitario che già era in ospedale è diventato un forte sospettato. Il nordafricano è conosciuto dalla Polizia come un tipo violento e pericoloso eppure era libero di girare e, forse, di uccidere. La dottoressa Alessandra Falcone, sostituto procuratore di Firenze, ha aperto il fascicolo per omicidio volontario, ma non ha ancora interrogato il nordafricano, anche se ha visto i filmati delle telecamere di sorveglianza che avrebbero ripreso in parte l’omicidio.
Riavvolgendo il nastro di questo orrore viene in mente Aurora Livoli, 19 anni, ammazzata meno di un mese fa a Milano ammazzata da Emilio Galdez Velazco già condannato per stupro ma che era libero, viene in mente Anna Laura Valsecchi accoltellata in piazza Gae Aulenti sempre a Milano da Vincenzo Lanni che aveva già ammazzato, doveva stare in comunità, ma era libero; viene in mente il tunisino che a Olbia una settimana fa ha seminato il panico perché ha ferito a colpi di forbici i passanti. Tutti già noti, tutti liberi di uccidere. E chissà forse sbarcati con una imbarcazione come la Sea Watch di Carola Rackete e poi rimasti a girare per l’Italia.
Ieri a Scandicci si sono vissuti altri attimi di terrore alla pista di pattinaggio. Un uomo si sarebbe avvicinato a un bambino di cinque anni e lo avrebbe afferrato nel tentativo di rapirlo. La madre del piccolo ha cominciato ad urlare ed è riuscita a sottrarre il bimbo alla presa. L’uomo che ora è ricercato è fuggito prima dell’arrivo dei Carabinieri che stanno visionando anche i video delle telecamere.
Continua a leggereRiduci