«Denunce archiviate senza accertamenti»
Giuseppe Conte (Getty Images)
Il legale: «Il Tribunale dei ministri accantonò in blocco gli esposti contro Conte &C. mandati dalla Procura».

L’avvocato Vincenzo Perticaro, dopo aver avuto accesso all’archiviazione romana dell’inchiesta sul Covid, ha qualche perplessità in più. «La trasmissione degli atti da parte del pm a luglio 2020 e la decisione di archiviare presa dal tribunale dei ministri un anno dopo sembrano praticamente uguali», dice: «Interi passaggi dei due documenti sono identici». Un nuovo aspetto che si aggiunge alle polemiche dei giorni scorsi. Sulla base delle stesse accuse e delle stesse denunce, a Bergamo sono indagati l’ex presidente del Consiglio, Giuseppe Conte e l’allora ministro Roberto Speranza più 17 persone; Roma invece ha archiviato mezzo governo di allora.

Per di più, nell’immancabile corto circuito dei media, qualche giorno fa ci si è «dimenticati» di precisare che la notizia – l’archiviazione nella Capitale – è roba vecchia. Di due anni fa. E qui sta il rebus, uno dei rebus. Cerchiamo di fissare qualche punto fermo. In pieno dilagare del coronavirus le denunce alla Procura di Roma arrivano da fine marzo a metà-fine maggio 2020. I pm incaricati il 15 luglio 2020 spediscono gli atti al Collegio per i reati ministeriali richiedendo l’archiviazione. La procedura in materia è particolare. Prevede che il procuratore entro 15 giorni trasmetta «rapporti, referti, denunce, omessa ogni indagine». Cioè ai pm è proibito fare indagini preliminari. Che invece spettano al tribunale dei ministri. Il quale, in teoria in 90 giorni, ha due possibilità: archiviare o ri-inviare gli atti al procuratore che li deve girare alla Camera per l’autorizzazione a procedere.

In questo caso l’archiviazione è scattata il 18 maggio 2021 con un provvedimento che sembrerebbe «sovrapponibile» a quello dei pm. E gli accertamenti? «Ecco. Questo è il punto» risponde l’avvocato Vincenzo Perticaro che aveva presentato un esposto per conto del sindacato Asia – Usb: «Nei 17 faldoni del procedimento a una prima occhiata ci sono centinaia di denunce. Alcune decisamente strampalate, ma diverse, compresa la nostra, avrebbero meritato a mio avviso i necessari approfondimenti».

Non è tutto. Ai denuncianti non sarebbe stata data comunicazione sullo stato del procedimento e della archiviazione. «L’articolo 6 della legge costituzionale del 1989 prevede che il procuratore entro 15 giorni invii gli atti al tribunale dei ministri e ne dia “notizia immediata agli interessati”, a mio avviso anche agli autori delle denunce» dice il legale: «Ho chiesto a piazzale Clodio e mi è stato risposto che era stato tutto archiviato e che pensavano lo avessi già appreso dai giornali a suo tempo».

E qui si apre un altro mistero. Sempre la stessa legge prescrive testualmente che «il procuratore della Repubblica dà comunicazione dell’avvenuta archiviazione al presidente della Camera». Perché dal 18 maggio 2021 – presidente di Montecitorio, Roberto Fico dei 5 Stelle – di questa «avvenuta archiviazione» non si è saputo nulla?

La denuncia di Asia Usb puntava il dito contro le contraddizioni e inefficienze dell’Organizzazione mondiale della sanità, che per esempio ancora l’8 aprile 2020, nello tsunami di contagi e morte «sconsigliava» i tamponi rapidi, con gravissime ricadute sulle decisioni prese dal governo Conte.

Scusi avvocato, perché non ritenere che nella propria autonomia e discrezionalità il tribunale dei ministri ha archiviato perché non ha valutato fondate le ipotesi di reato? «Guardi», risponde Vincenzo Perticaro: «A maggio 2020 abbiamo presentato denunce precise con corredo di documentazione medica e scientifica contro le responsabilità dell’Oms, le speculazioni su tamponi, mascherine e igienizzanti, le indicazioni disastrose su tachipirina e vigile attesa. Temo possa aver pesato il preconcetto che in quella situazione drammatica non si dovessero mettere in discussione i provvedimenti contro la pandemia, chiunque criticasse finiva tra i negazionisti e i no vax».

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