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2025-04-22
La Cina minaccia ritorsioni sui partner Usa
Xi Jinping (Ansa)
La guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina è una corsa al rialzo. Dopo la decisione di Washington di nuove tasse (50 dollari per tonnellata netta, con un aumento di 30 dollari all’anno per i prossimi tre anni) a partire dal 14 ottobre, sulle navi costruite e possedute dal Dragone che attraccano nei porti statunitensi, seguita all’aumento dei dazi al 145%, a stretto giro è arrivata la ritorsione di Pechino. Il Dragone ha ordinato alle sue compagnie aeree di rispedire gli aerei Boeing negli Usa e di non accettare altre consegne. Secondo quanto riportato dai media, sabato un 737 max è atterrato a Seattle presso l’hub del gruppo. E ieri mattina è stato rimandato indietro negli Usa un altro jet dello stesso gruppo che era in attesa al centro di Zhoushan per i lavori finali di assemblaggio e la consegna. L’aereo è arrivato al centro di produzione di Seattle ancora con la livrea della compagnia aerea cinese Xiamen airlines a cui era destinato. Secondo Iba, società di consulenza nel settore dell’aviazione, un 737 max, il modello più venduto della Boeing, costa intorno ai 55 milioni di dollari ma ora a causa dei dazi del 125% imposti dalla Cina sulle merci statunitensi il suo costo salirebbe a oltre 100 milioni.
I principali player del settore considerano la Cina sempre più come il maggior mercato per l’aviazione commerciale nel futuro. Boeing vende circa l’80% dei suoi aerei all’estero, di cui una buona parte alla Cina. Storicamente quasi un quarto delle sue consegne sono state destinate al mercato statunitense, anche se negli ultimi anni (tra la pandemia, altre tensioni commerciali e problemi di sicurezza per il modello 737 max) questa percentuale si è ridotta.
Nel 2024, gli Stati Uniti hanno inviato al Dragone quasi 12 miliardi di dollari in aerei, veicoli spaziali e componenti, senza importare praticamente nulla nel comparto.
La rivista statunitense specializzata in aviazione Airways Mag aveva scritto che Boeing avrebbe consegnato alla Cina 130 aerei alla fine di marzo. Per offrire alle sue compagnie aeree un fornitore alternativo e produrre gli equivalenti nazionali degli aerei commerciali di Boeing e dell’europea Airbus, il governo cinese ha investito decine di miliardi di dollari nel gruppo Comac, che ha sede a Shanghai ma al momento il gruppo non sarebbe in grado di sostituire in pieno le forniture provenienti dagli Stati Uniti. I suoi aerei, inoltre, utilizzano tecnologia comprata da imprese statunitensi del settore.
Inserire gli aerei nella guerra commerciale con gli Stati Uniti non fa altro che far emergere la dipendenza cinese dagli Usa nell’aeronautica e mettere il comprato sotto stress con rischi anche per la sicurezza dei veicoli.
Lo stesso presidente Xi Jinping, nel suo tour nel Sud Est asiatico presso Vietnam, Malesia e Cambogia concluso la scorsa settimana, ha utilizzato negli spostamenti un Boeing 747-8, parte della flotta ristretta di Air China al servizio dei voli di Stato.
Ma se il blocco dei jet americani mette in crisi l’industria cinese, non da meno è un brutto colpo per Boeing, considerando il peso che la Cina ha nel commercio internazionale dell’aviazione. Secondo le stime, nei prossimi 20 anni, il Dragone rappresenterà il 20% della domanda globale di aeromobili. A fronte della rapida espansione di Airbus e della comparsa sui collegamenti nazionali e intra asiatici del Comac C919 (il velivolo di fabbricazione cinese che sfida l’A320 e il B737), il colosso statunitense rischia di perdere definitivamente una fascia importante di clienti.
Nel mirino di Pechino non c’è solo Washington. Il ministero del Commercio cinese ha minacciato di ritorsioni anche i Paesi che si accorderanno con gli Stati Uniti sui dazi. In una nota ha detto con chiarezza che «chi fa accordi con gli Usa con l’obiettivo di evitare o alleggerire i dazi che ci danneggiano avrà contromisure». Poi un avvertimento: «L’appeasement non porterà la pace e gli accordi non saranno rispettati».
I dazi colpiscono anche le spedizioni. Dhl express ha annunciato la sospensione temporanea delle consegne da tutti i Paesi verso gli Stati Uniti dei pacchi per i privati dal valore superiore agli 800 dollari. Per quelli inferiori a tale soglia non ci saranno cambiamenti. Continueranno invece le spedizioni business-to-business, anche se potrebbero subire dei ritardi. Il gruppo ha spiegato che il nodo regime tariffario introdotto da Trump ha moltiplicato la burocrazia doganale. In precedenza, i pacchi del valore fino a 2.500 dollari potevano entrare negli Stati Uniti con poche incombenze, ma l’introduzione di controlli doganali più severi ha aumentato le formalità. Dhl ha precisato che, nonostante gli sforzi per gestire l’aumento dei controlli, le spedizioni superiori agli 800 dollari potrebbero subire ritardi di diversi giorni.
Intanto il presidente Trump torna ad attaccare chi critica la sua strategia. In un post su Truth, se l’è presa con le imprese: «Gli imprenditori che criticano i dazi sono pessimi a fare affari, ma davvero pessimi in politica. Non capiscono e non si rendono conto che io sono il più grande amico che il capitalismo americano abbia mai avuto».
Nuova cannonata di Trump alla Fed: «Powell è un grande perdente»
I dazi continuano a impensierire i mercati. Ieri, Wall Street ha aperto in deciso ribasso, con il sentiment dei mercati offuscato dalle preoccupazioni per i dazi voluti dall’amministrazione Usa di Donald Trump e per le sue critiche al presidente della Fed, Jerome Powell, ritenuto «colpevole» di muoversi troppo lentamente per abbassare i tassi di interesse.
Secondo il New York Times, il presidente Trump sarebbe ben consapevole che un tentativo di rimuovere la guida della Fed potrebbe scuotere i già tesi mercati finanziari globali. All’apertura delle contrattazioni, il Dow Jones ha iniziato il suo percorso in calo dell’1,14% a 38.696,79 punti, lo S&P ha ceduto l’1,35% a 38.696,79 punti e il Nasdaq ha mostrato un calo dell’1,76% a 15.998,27 punti. Dal canto loro, gli investitori sono in attesa dei conti del primo trimestre di Tesla, Alphabet e Boeing, che potranno fornire indicazioni sull’impatto dei dazi sulle principali società: Tesla pubblicherà i risultati oggi, Boeing domani e Alphabet - la holding di Google - giovedì.
Ancora una volta, Trump è stato molto critico verso Jerome Powell, ieri definito «il Signor troppo tardi». «Molti invocano “tagli preventivi” ai tassi. Con i costi energetici in forte calo, i prezzi dei generi alimentari (incluso il disastro delle uova di Biden!) sostanzialmente più bassi e la maggior parte delle altre “cose” in calo, l’inflazione è praticamente nulla!», ha scritto ieri Trump su Truth, «con questi costi in così netto calo, proprio come avevo previsto, non può esserci quasi inflazione, ma può esserci un rallentamento dell’economia a meno che “il Signor troppo tardi”, un grande perdente, non abbassi i tassi di interesse, ora. L’Europa ha già “tagliato” i tassi sette volte. Powell è sempre stato “Troppo Tardi”, tranne nel periodo elettorale quando abbassò i tassi per aiutare il sonnolento Joe Biden, poi Kamala, a essere eletto. Come ha funzionato?».
Nel complesso, la combinazione tra rischi legati alle politiche commerciali e instabilità sul fronte della politica monetaria americana mantiene altissima la volatilità dei mercati, mentre gli investitori cercano spunti concreti nelle trimestrali per capire se l’economia statunitense stia davvero rallentando o sia semplicemente in attesa di un’iniezione di fiducia.
Quello che è certo è che una combinazione di fattori pesa sui mercati: l’incertezza generata dalla guerra commerciale avviata dall’amministrazione statunitense nei confronti della Cina, il recente attacco verbale di Donald Trump contro Powell e, sullo sfondo, la ripresa delle ostilità in Ucraina dopo la breve tregua pasquale annunciata da Vladimir Putin. Sul fronte dei singoli titoli presenti alla borsa di New York, Boeing ha aperto ieri in netto calo (-2,4%), sulla scia dell’ordine di Pechino alle compagnie aeree cinesi di rispedire negli Stati Uniti gli aeromobili in flotta e di rifiutare nuove consegne, parte delle misure di ritorsione per l’aumento dei dazi Usa fino al 145%. Intanto, il costruttore comunicherà i risultati trimestrali mercoledì prossimo.
L’ondata di sfiducia si riflette anche sui mercati energetici: il Wti ieri è sceso del 2,52% a 62,44 dollari al barile, mentre il Brent ha ceduto il 2,34% a 66,38. Dopo un breve rimbalzo la scorsa settimana, gli operatori si sono fatti cauti, preoccupati che l’escalation nelle tensioni commerciali - in particolare quelle con la Cina - possa frenare la crescita economica globale e ridurre la domanda di petrolio.
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Annunciate «contromisure» verso chi accetterà accordi sfavorevoli al Dragone per alleggerire i dazi americani. Rimandati indietro due Boeing destinati a compagnie aeree di Pechino. Il tycoon: «Imprenditori anti tariffe pessimi in affari e politica».Il governatore della Fed, Jerome Powell, ribattezzato «il Signor troppo tardi». Wall Street ancora in rosso.Lo speciale contiene due articoliLa guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina è una corsa al rialzo. Dopo la decisione di Washington di nuove tasse (50 dollari per tonnellata netta, con un aumento di 30 dollari all’anno per i prossimi tre anni) a partire dal 14 ottobre, sulle navi costruite e possedute dal Dragone che attraccano nei porti statunitensi, seguita all’aumento dei dazi al 145%, a stretto giro è arrivata la ritorsione di Pechino. Il Dragone ha ordinato alle sue compagnie aeree di rispedire gli aerei Boeing negli Usa e di non accettare altre consegne. Secondo quanto riportato dai media, sabato un 737 max è atterrato a Seattle presso l’hub del gruppo. E ieri mattina è stato rimandato indietro negli Usa un altro jet dello stesso gruppo che era in attesa al centro di Zhoushan per i lavori finali di assemblaggio e la consegna. L’aereo è arrivato al centro di produzione di Seattle ancora con la livrea della compagnia aerea cinese Xiamen airlines a cui era destinato. Secondo Iba, società di consulenza nel settore dell’aviazione, un 737 max, il modello più venduto della Boeing, costa intorno ai 55 milioni di dollari ma ora a causa dei dazi del 125% imposti dalla Cina sulle merci statunitensi il suo costo salirebbe a oltre 100 milioni.I principali player del settore considerano la Cina sempre più come il maggior mercato per l’aviazione commerciale nel futuro. Boeing vende circa l’80% dei suoi aerei all’estero, di cui una buona parte alla Cina. Storicamente quasi un quarto delle sue consegne sono state destinate al mercato statunitense, anche se negli ultimi anni (tra la pandemia, altre tensioni commerciali e problemi di sicurezza per il modello 737 max) questa percentuale si è ridotta.Nel 2024, gli Stati Uniti hanno inviato al Dragone quasi 12 miliardi di dollari in aerei, veicoli spaziali e componenti, senza importare praticamente nulla nel comparto. La rivista statunitense specializzata in aviazione Airways Mag aveva scritto che Boeing avrebbe consegnato alla Cina 130 aerei alla fine di marzo. Per offrire alle sue compagnie aeree un fornitore alternativo e produrre gli equivalenti nazionali degli aerei commerciali di Boeing e dell’europea Airbus, il governo cinese ha investito decine di miliardi di dollari nel gruppo Comac, che ha sede a Shanghai ma al momento il gruppo non sarebbe in grado di sostituire in pieno le forniture provenienti dagli Stati Uniti. I suoi aerei, inoltre, utilizzano tecnologia comprata da imprese statunitensi del settore.Inserire gli aerei nella guerra commerciale con gli Stati Uniti non fa altro che far emergere la dipendenza cinese dagli Usa nell’aeronautica e mettere il comprato sotto stress con rischi anche per la sicurezza dei veicoli. Lo stesso presidente Xi Jinping, nel suo tour nel Sud Est asiatico presso Vietnam, Malesia e Cambogia concluso la scorsa settimana, ha utilizzato negli spostamenti un Boeing 747-8, parte della flotta ristretta di Air China al servizio dei voli di Stato.Ma se il blocco dei jet americani mette in crisi l’industria cinese, non da meno è un brutto colpo per Boeing, considerando il peso che la Cina ha nel commercio internazionale dell’aviazione. Secondo le stime, nei prossimi 20 anni, il Dragone rappresenterà il 20% della domanda globale di aeromobili. A fronte della rapida espansione di Airbus e della comparsa sui collegamenti nazionali e intra asiatici del Comac C919 (il velivolo di fabbricazione cinese che sfida l’A320 e il B737), il colosso statunitense rischia di perdere definitivamente una fascia importante di clienti.Nel mirino di Pechino non c’è solo Washington. Il ministero del Commercio cinese ha minacciato di ritorsioni anche i Paesi che si accorderanno con gli Stati Uniti sui dazi. In una nota ha detto con chiarezza che «chi fa accordi con gli Usa con l’obiettivo di evitare o alleggerire i dazi che ci danneggiano avrà contromisure». Poi un avvertimento: «L’appeasement non porterà la pace e gli accordi non saranno rispettati».I dazi colpiscono anche le spedizioni. Dhl express ha annunciato la sospensione temporanea delle consegne da tutti i Paesi verso gli Stati Uniti dei pacchi per i privati dal valore superiore agli 800 dollari. Per quelli inferiori a tale soglia non ci saranno cambiamenti. Continueranno invece le spedizioni business-to-business, anche se potrebbero subire dei ritardi. Il gruppo ha spiegato che il nodo regime tariffario introdotto da Trump ha moltiplicato la burocrazia doganale. In precedenza, i pacchi del valore fino a 2.500 dollari potevano entrare negli Stati Uniti con poche incombenze, ma l’introduzione di controlli doganali più severi ha aumentato le formalità. Dhl ha precisato che, nonostante gli sforzi per gestire l’aumento dei controlli, le spedizioni superiori agli 800 dollari potrebbero subire ritardi di diversi giorni.Intanto il presidente Trump torna ad attaccare chi critica la sua strategia. In un post su Truth, se l’è presa con le imprese: «Gli imprenditori che criticano i dazi sono pessimi a fare affari, ma davvero pessimi in politica. 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Secondo il New York Times, il presidente Trump sarebbe ben consapevole che un tentativo di rimuovere la guida della Fed potrebbe scuotere i già tesi mercati finanziari globali. All’apertura delle contrattazioni, il Dow Jones ha iniziato il suo percorso in calo dell’1,14% a 38.696,79 punti, lo S&P ha ceduto l’1,35% a 38.696,79 punti e il Nasdaq ha mostrato un calo dell’1,76% a 15.998,27 punti. Dal canto loro, gli investitori sono in attesa dei conti del primo trimestre di Tesla, Alphabet e Boeing, che potranno fornire indicazioni sull’impatto dei dazi sulle principali società: Tesla pubblicherà i risultati oggi, Boeing domani e Alphabet - la holding di Google - giovedì. Ancora una volta, Trump è stato molto critico verso Jerome Powell, ieri definito «il Signor troppo tardi». «Molti invocano “tagli preventivi” ai tassi. Con i costi energetici in forte calo, i prezzi dei generi alimentari (incluso il disastro delle uova di Biden!) sostanzialmente più bassi e la maggior parte delle altre “cose” in calo, l’inflazione è praticamente nulla!», ha scritto ieri Trump su Truth, «con questi costi in così netto calo, proprio come avevo previsto, non può esserci quasi inflazione, ma può esserci un rallentamento dell’economia a meno che “il Signor troppo tardi”, un grande perdente, non abbassi i tassi di interesse, ora. L’Europa ha già “tagliato” i tassi sette volte. Powell è sempre stato “Troppo Tardi”, tranne nel periodo elettorale quando abbassò i tassi per aiutare il sonnolento Joe Biden, poi Kamala, a essere eletto. Come ha funzionato?». Nel complesso, la combinazione tra rischi legati alle politiche commerciali e instabilità sul fronte della politica monetaria americana mantiene altissima la volatilità dei mercati, mentre gli investitori cercano spunti concreti nelle trimestrali per capire se l’economia statunitense stia davvero rallentando o sia semplicemente in attesa di un’iniezione di fiducia. Quello che è certo è che una combinazione di fattori pesa sui mercati: l’incertezza generata dalla guerra commerciale avviata dall’amministrazione statunitense nei confronti della Cina, il recente attacco verbale di Donald Trump contro Powell e, sullo sfondo, la ripresa delle ostilità in Ucraina dopo la breve tregua pasquale annunciata da Vladimir Putin. Sul fronte dei singoli titoli presenti alla borsa di New York, Boeing ha aperto ieri in netto calo (-2,4%), sulla scia dell’ordine di Pechino alle compagnie aeree cinesi di rispedire negli Stati Uniti gli aeromobili in flotta e di rifiutare nuove consegne, parte delle misure di ritorsione per l’aumento dei dazi Usa fino al 145%. Intanto, il costruttore comunicherà i risultati trimestrali mercoledì prossimo. L’ondata di sfiducia si riflette anche sui mercati energetici: il Wti ieri è sceso del 2,52% a 62,44 dollari al barile, mentre il Brent ha ceduto il 2,34% a 66,38. Dopo un breve rimbalzo la scorsa settimana, gli operatori si sono fatti cauti, preoccupati che l’escalation nelle tensioni commerciali - in particolare quelle con la Cina - possa frenare la crescita economica globale e ridurre la domanda di petrolio.
Nessuno sia lasciato indietro. Il diritto di Taiwan a cooperare per una salute universale
Dal 18 al 23 maggio 2026, mentre si svolge a Ginevra la 79ª Assemblea Mondiale della Sanità (AMS), una questione di giustizia e sicurezza globale rimane aperta e inaccettabilmente irrisolta. Nonostante il passare degli anni, la partecipazione di Taiwan ai lavori dell'Assemblea continua a essere ostacolata, lasciando un vuoto ingiustificabile nella rete sanitaria internazionale. L’AMS affronta temi cruciali sulla salute, dall'impatto del cambiamento climatico alla preparazione verso nuove pandemie e alla lotta contro la resistenza antimicrobica, eppure si continua a permettere che ragioni politiche prevalgano sul diritto universale alla salute, emarginando un Paese libero e democratico da un dialogo che appartiene a tutti.
L’esclusione di Taiwan dal sistema delle Nazioni Unite e dalle sue agenzie specializzate affonda le radici in una grave e persistente distorsione della Risoluzione 2758. È necessario ribadire con fermezza che tale documento, insieme alla Risoluzione 25.1 dell’AMS, affronta esclusivamente la rappresentanza della Cina all’ONU, ma non menziona Taiwan, non stabilisce che sia parte della Repubblica Popolare Cinese, né le conferisce il diritto di rappresentarla. Solo il governo democraticamente eletto di Taiwan può dare voce ai suoi 23 milioni di abitanti. Subire questa imposizione esterna è un’ingiustizia verso un intero popolo e mina l'integrità della sicurezza sanitaria globale.
Negli ultimi anni, il sostegno internazionale a favore di Taiwan è aumentato. In Italia, la Camera dei deputati ha approvato diverse risoluzioni, in particolare nel marzo 2025 ha approvato il documento finale dell’indagine conoscitiva sull’Indo-Pacifico, riaffermando l’importanza di Taiwan per la stabilità della regione. Nel mese di novembre 2025, l'Aula consiliare della Regione Lombardia ha compiuto un passo storico, approvando all'unanimità la mozione n. 370. L'atto promuove l’inclusione del Paese nelle organizzazioni internazionali, agendo concretamente contro il suo isolamento diplomatico. Un simile orientamento è condiviso anche dal Parlamento Europeo, dai suoi Stati membri e da numerosi altri governi, tra cui quelli di Giappone, Stati Uniti, Canada e Regno Unito, che hanno adottato risoluzioni affini, condannando le provocazioni militari della Cina e l’uso strumentale derivante dalla distorta interpretazione della Risoluzione 2758. Tali iniziative testimoniano la crescente consapevolezza delle democrazie mondiali e la ferma volontà di porre fine a un’emarginazione forzata e non più sostenibile per garantire a Taiwan il pieno riconoscimento nel contesto internazionale.
Taiwan ha dato prova di una competenza straordinaria nella gestione delle crisi e nell’innovazione medica. Nel 2025, ha raggiunto con cinque anni di anticipo i target dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per l'eliminazione dell'epatite C, portando i tassi di diagnosi e trattamento sopra il 90%. La sua esperienza nella prevenzione delle malattie infettive, supportata da un sistema di sorveglianza digitale all'avanguardia, è un bene pubblico che il mondo non può permettersi di sprecare. Oltre alla gestione delle emergenze, sta guidando la transizione verso la "Sanità Intelligente". Attraverso l’implementazione del Programma 888 per il monitoraggio delle patologie croniche e l'integrazione dell'intelligenza artificiale nei protocolli clinici, ha sviluppato modelli di cura predittiva con il potenziale di rivoluzionare l'efficienza dei sistemi sanitari.
In netto contrasto con questi contributi, dal 2017 a oggi la partecipazione di Taiwan ai meccanismi tecnici e informativi dell'OMS è stata drasticamente ridotta a causa dell'ostruzionismo di Pechino. Tale esclusione compromette la capacità di risposta globale, come abbiamo tragicamente appreso durante la pandemia di COVID-19, quando i nostri tempestivi segnali d'allerta rimasero inascoltati. Nell’attuale scenario del 2026, rinnoviamo con urgenza l’appello affinché l'Italia e la comunità internazionale si pongano come contrappeso a queste pressioni arbitrarie e discriminatorie. Sostenere l’ammissione di Taiwan in qualità di osservatore alle Nazioni Unite e alle sue agenzie specializzate non è un gesto politico contro qualcuno, ma un gesto di responsabilità verso tutti.
Taiwan è sempre pronta a mettere a disposizione strategie, tecnologie avanzate e l'eccellenza dei propri professionisti nella convinzione che il diritto alla salute e la sicurezza non debbano conoscere confini. “Insieme è meglio”, solo se nessuno viene lasciato indietro.
Riccardo Tsan Nan Lin
Direttore Generale
Ufficio di Rappresentanza di Taipei in Italia
Ufficio di Milano
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La società IT presenta a Milano una nuova piattaforma gestionale dedicata alle piccole e medie imprese italiane. Automazione, integrazione con l’ecosistema Microsoft e modello «pay per use» al centro del progetto, con focus su produttività e digitalizzazione dei processi aziendali.
Le piccole e medie imprese italiane restano il cuore dell’economia del Paese, ma spesso affrontano la trasformazione digitale con strumenti limitati, costi elevati e processi ancora troppo manuali. È su questo terreno che Cegeka prova a inserirsi con SPACEplus, nuova piattaforma ERP presentata a Milano nella sede di Comin & Partners.
L’obiettivo dichiarato dall’azienda è rendere accessibili anche alle Pmi strumenti normalmente riservati a realtà più strutturate: gestione automatizzata dei processi aziendali, integrazione dell’intelligenza artificiale e un modello di utilizzo «pay per use», che consente alle imprese di attivare solo i moduli realmente necessari.
SPACEplus nasce dall’evoluzione delle precedenti piattaforme sviluppate da Cegeka negli ultimi decenni. Il progetto mantiene alcuni elementi storici della famiglia SPACE - modularità, personalizzazione e semplicità di utilizzo - ma introduce una nuova architettura tecnologica pensata per aumentare prestazioni e scalabilità. La piattaforma è stata sviluppata con un’attenzione particolare alle esigenze delle Pmi italiane, soprattutto nei settori manifatturiero, metallurgico, cosmetico, dell’occhialeria, dell’Oil & Gas, della plastica e dei servizi. Il sistema punta ad accompagnare le aziende nella gestione quotidiana di attività amministrative, produzione, gestione ordini e monitoraggio operativo.
Uno degli aspetti centrali del progetto riguarda l’integrazione dell’intelligenza artificiale all’interno dei processi aziendali. SPACEplus utilizza sistemi di automazione per attività come analisi documentale, inserimento dati, precompilazione e gestione ordini, fino alle analisi avanzate a supporto delle decisioni aziendali. La piattaforma dialoga inoltre con l’ecosistema Microsoft e Office 365, integrando strumenti come Teams, Excel, Outlook e Power BI per trasformare dati e documenti in dashboard e flussi automatizzati.
Secondo Cegeka, i benefici osservati riguardano soprattutto la riduzione dei tempi operativi, una maggiore accuratezza nella gestione dei dati e una diminuzione delle attività manuali ripetitive. «Il mercato degli ERP per le Pmi italiane aveva bisogno di essere ripensato», ha spiegato Lorenzo Greco, amministratore delegato di Cegeka Italia. «SPACEplus mette la sovranità digitale e la velocità decisionale al centro, trasformando uno strumento gestionale in un vero vantaggio competitivo». L’azienda ha inoltre delineato una roadmap di sviluppo che guarda al 2030, con l’obiettivo di evolvere progressivamente la piattaforma verso un’architettura cross-platform basata su .NET10 e di aggiornare in modo continuo le funzionalità legate all’intelligenza artificiale.
Fondata nel 1992 in Belgio da André Knaepen, Cegeka opera oggi in 17 Paesi con oltre 9.000 dipendenti e un fatturato consolidato che nel 2025 ha superato 1,28 miliardi di euro. In Italia il gruppo conta circa 500 professionisti e concentra la propria attività su cloud, cybersecurity, data management, AI e business applications.
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Edifici residenziali fatiscenti e danneggiati costeggiano le strade dell'Avana, a testimonianza di anni di degrado e mancanza di manutenzione, in un contesto di persistente difficoltà economica (Getty Images)
Washington colpisce Gaesa, il colosso statale che controlla oltre il 40% dell’economia cubana, imponendo lo stop ai rapporti con L’Avana entro il 5 giugno. Diaz-Canel denuncia un attacco «genocida», mentre l’isola sprofonda fra blackout e crisi del turismo.
Nello scontro fra Cuba e Donald Trump si è aperto un nuovo capitolo e l’amministrazione statunitense ha imposto l’ennesimo pacchetto di sanzioni all’isola caraibica. Washington questa volta ha colpito le imprese straniere che lavorano con L'Avana e che entro il 5 giugno dovranno chiudere ogni tipo di transazione con il consorzio Gaesa, Grupo de admnistración empresarial sociedad anónima, l’ente statale cubano che gestisce oltre il 40% dell’economia dell’isola e ha un patrimonio stimato superiore ai 18 miliardi di dollari.
Gaesa è nato a metà degli anni Novanta, dopo il crollo del blocco sovietico, ed è stato fondamentale per mantenere in piedi la sempre traballante economia cubana. Le nuove sanzioni colpiscono anche gli istituti finanziari e bancari e rischiano di essere il colpo di grazia per il regime del presidente e segretario del partito comunista Miguel Diaz-Canel. Se la scadenza del 5 giugno non verrà rispettata tutti i soggetti saranno sottoposti a quelle che tecnicamente si chiamano sanzioni secondarie, che bloccherebbero i loro rapporti con gli Stati Uniti. Il Segretario di Stato Marco Rubio ha voluto inserire Gaesa in questa nuova black list, insieme a Mona Nickel, un’azienda con un’importante partecipazione canadese nell’esportazione del nichel e cobalto, attraverso la Sherrit, che ha subito sospeso tutte le attività a L’Avana.
Il Canada è una delle nazioni con più interessi a Cuba, insieme a Messico e Spagna. Madrid per il momento si è rifiutata di chiudere il canale cubano, ma le pressioni statunitensi stanno crescendo, perché sostengono che queste imprese facciano profitti con asset che il regime comunista ha espropriato a persone ed imprese statunitensi. Il ministro degli Esteri cubano Bruno Rodríguez Parrilla su X ha attaccato Washington accusando Donald Trump di voler punire la popolazione lasciandola senza cibo né medicinali. Il responsabile degli Esteri è arrivato a definire queste nuove sanzioni nate con un intento genocida contro la nazione cubana e che questo rende più difficili le relazioni fra i due stati. «Questo atto statunitense è contro i principi dell’umanità», ha continuato Parrilla Rodriguez, e le dichiarazioni di Marco Rubio sono ciniche, ipocrite e deliranti. «Queste azioni della Casa Bianca vogliono causare il massimo danno possibile alla popolazione e alle famiglie cubane, senza alcuna giustificazione, se non quella di occupare la nostra nazione». Al ministro degli Esteri ha fatto eco Jose Ernesto Diaz-Perez, rappresentante di Cuba presso l’Organizzazione mondiale del commercio, che ha detto che si tratta di una violazione del diritto internazionale e delle norme che reggono il sistema multilaterale del commercio.
Cuba sta attraversando uno dei momenti più bui della sua storia e la sua economia non sembra dare nessun segno di ripresa. Nei primi mesi del 2026 il turismo, settore trainante di Cuba, è crollato del 46%, rispetto al primo semestre del 2025 ed i resort sono sempre più spesso vuoti. Manca energia elettrica quasi ovunque con blackout che arrivano anche a 24 ore consecutive colpendo anche gli edifici pubblici e soprattutto i trasporti. A l’Havana scarseggia da mesi il carburante ed il comparto industriale ha una produzione ridotta a metà delle sue potenzialità. Il governo di Diaz-Canel sta provando a recuperare energia con impianti solari, ma si tratta di piccoli apparecchi che faticano a fornire un minimo di sicurezza energetica. Il primo ministro Manuel Marreno Cruz ha lanciato un appello internazionale dichiarando che «ogni volta che un turista viene a Cuba, aiuta il popolo cubano a sopravvivere a queste ingiuste sanzioni».
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