- Tronchetti Provera demolisce la transizione verde a tappe forzate: «Degli ignoranti ideologizzati stanno creando un danno enorme. Non abbiamo né materie prime né batterie». Già in maggio aveva sottolineato: «L’Ue causa problemi all’Europa e aiuta la Cina».
- Uno studio Fim Cisl mostra il crollo delle commesse e l’esplosione dell’uso della Cig. Va peggio per Nord e piccole imprese. Colpa di tutte le scelte sbagliate di Bruxelles.
Lo speciale contiene due articoli.
L’altra sera il vicepresidente esecutivo di Pirelli, Marco Tronchetti Provera, era sul palco del teatro Parenti di Milano per presentare il volume L’officina dello sport, pubblicato da Marsilio arte e curato dalla Fondazione Pirelli. Si tratta di un progetto editoriale che documenta i cantieri, i laboratori, le fabbriche dei prodotti sportivi, il backstage delle competizioni; le voci, gli inni dello sport. A un certo punto gli è stata fatta una domanda sul tema della sostenibilità. Che per Pirelli «è una priorità assoluta, la priorità delle priorità è la nostra gente» ha spiegato Tronchetti riferendosi agli incidenti sul lavoro: «Quando si parla di sostenibilità le persone sono la primissima cosa». Perché «la sostenibilità non è un tema populistico, non deve esserci un percorso ideologico», ha sottolineato Tronchetti.
Che poi ha alzato il tiro, accalorandosi: «Questa è la follia che stiamo affrontando: degli ignoranti ideologizzati stanno creando un danno enorme, perché dobbiamo fare tutto elettrico quando sappiamo benissimo che le materie prime non le abbiamo, le batterie non le abbiamo, l’energia solare non la possiamo raccogliere, se non con i pannelli che vengono non certo dall’Europa, che le turbine delle pale eoliche in Europa non siamo in grado di farle? Di che cosa stiamo parlando? Di idiozie, fesserie». Una critica netta, dura. Che arriva da un imprenditore da oltre 30 anni sulla scena dell’industria italiana. E proprio mentre a Bruxelles si sta decidendo la nuova maggioranza europea che tra i principali nodi da sciogliere avrà sul tavolo l’approccio alla transizione verde dopo i risultati del voto nella Ue.
Non è la prima volta che Tronchetti va all’attacco su questo tema. Lo scorso 17 maggio, intervenendo al summit delle Confindustrie del B7, aveva già avvertito: «Sulla transizione green l’Europa ha obiettivi irrealistici, insostenibili, dobbiamo cambiare direzione, cambiare la nostra rotta. Non ci stiamo muovendo sempre nella direzione giusta. La neutralità tecnologica nell’energia dovrebbe essere il nostro faro», servono «risultati migliori rispetto a quello che è stato fatto fino ad ora». È «una situazione molto difficile: alcune iniziative a livello europeo stanno creando problemi all’Europa e favorendo la Cina» mentre «burocrati e politici non sempre ascoltano il parere dell’industria, e sarebbe importante farlo».
Non basta, infatti, preservare la sostenibilità ambientale, vanno preservate la sostenibilità economica e la sostenibilità sociale. Soprattutto in un settore come quello dell’automotive. Nel primo trimestre del 2024 le immatricolazioni di automobili nell’area dell’euro sono state inferiori di circa il 20% rispetto all’inizio del 2018. I target fissati al 2035 da Bruxelles in termini di utilizzo di auto elettriche non sono raggiungibili. Cosa farà l’Europa? Li aggiornerà allungando i tempi con concretezza? Vedremo, anche alla luce di come e se cambieranno le mosse dell’«azionariato» politico della Commissione quando si sarà conclusa la partita sulle nomine. Di certo, alle parole di Tronchetti fanno da sfondo i numeri. Come quelli contenuti nel report di Goldman Sachs pubblicato a fine maggio: mostrava che il consumo di petrolio raggiungerà il picco entro il 2034 a causa di un potenziale rallentamento nell’adozione di veicoli elettrici (Ev), mantenendo le raffinerie in funzione a tassi superiori alla media fino alla fine di questo decennio. Insomma, il futuro dei veicoli elettrici sta diventando un rompicapo per la Ue. Lo dimostra anche l’allarme lanciato lo scorso 22 aprile quando un audit della Corte dei conti Ue ha sottolineato che ridurre le emissioni delle auto è più facile a dirsi che a farsi perché l’industria europea delle batterie è in ritardo rispetto ai concorrenti mondiali, soprattutto cinesi, e questo rischia dunque di non far raggiungere i target. La raccomandazione dei giudici del Lussemburgo partiva dal fatto che per azzerare le emissioni nette entro il 2050 è necessario diminuire le emissioni di carbonio prodotte dalle auto a motore endotermico, esplorare le opzioni di combustibili alternativi e favorire la diffusione dei veicoli elettrici sul mercato di massa. Il Green deal va però conciliato con la sovranità industriale e con l’accessibilità economica per i consumatori. Ebbene, il primo punto non si è finora concretizzato, il secondo risulta non sostenibile su vasta scala e il terzo rischia di essere costoso sia per l’industria sia per i consumatori della Ue.
Il regolamento europeo prevede una scappatoia nel 2026 con le cosiddette clausole di revisione che, in base agli sviluppi tecnologici e alla necessità di garantire una transizione fattibile e socialmente equa verso le emissioni zero, potrebbero rimettere in discussione lo stop del 2035. Vedremo cosa accadrà nei prossimi mesi, intanto però c’è chi come Tronchetti ha il coraggio di definire «idiozie, fesserie» le politiche verdi avviate sin qui da degli «ignoranti ideologizzati».
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