Che ci fossero nell’anno appena iniziato circa 400 miliardi di euro di debito pubblico da rifinanziare era notizia risaputa. E rispetto alla quale l’allarme delle opposizioni era stato lanciato ormai da mesi. Smentite le cassandre, nel senso che i mercati a oggi non hanno fatto una piega sia rispetto alla manovra da poco approvata sia rispetto alla mancato via libera al Mes, restano le buone nuove: la spesa per interessi dovrebbe essere più bassa del previsto, considerando che lo spread tra i Btp italiani e i Bund tedeschi è calato in un anno di oltre 50 punti base. Lo evidenzia un report del centro studi di Unimpresa, secondo il quale l'ammontare del debito in scadenza nel 2024 è in linea con le serie storiche. Stiamo appunto parlando di 383,9 miliardi sul totale di 2.364,6 miliardi di titoli in circolazione: 232,1 miliardi di Btp, 77 miliardi di Bot e 74,7 miliardi di Cct e Ctz. «Un impegno rilevante», commenta il presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara, «in un anno segnato da importanti scadenze elettorali, mi riferisco alle elezioni del Parlamento europeo della prossima primavera. Si tratta comunque di appuntamenti che il governo si appresta ad affrontare con la fiducia dei mercati, considerando che le agenzie di rating hanno confermato i giudizi sul nostro Paese, migliorando, in alcuni casi, le prospettive». Nel 2025, scadono 243,8 miliardi di obbligazioni: 203 miliardi di Btp e 40,7 miliardi di Cct e Ctz. Nel 2026 va rinnovato debito per 253, 8 miliardi: 236,4 miliardi di Btp e 17,4 miliardi di Cct e Ctz. Mentre i 165,2 miliardi che arrivano a fine corsa nel 2027 sono tutti Btp.
Del resto tra le grandi incognite del 2024 c’è il comportamento delle banche centrali e soprattutto della Bce. Data per scontata la fine della politica monetaria restrittiva, resta da capire quando ci sarà il primo taglio dei tassi. Sforbiciate che nel medio lungo periodo daranno una mano anche sugli interessi che dobbiamo pagare per il nostro debito.
Che il 2023 sia stato un anno positivo sui mercati lo conferma l’andamento della nostra Borsa. Piazza Affari infatti ha chiuso l’anno con un rialzo che ha sfiorato il 30% e livelli che non si vedevano da 15 anni. Certo ha navigato in un contesto nel quale quasi tutte le Borse si sono mosse con il segno più, ma il Ftse Mib ha fatto meglio di tutti i panieri di riferimento in Europa. Meglio di Parigi e Francoforte, per esempio, che non sono andate al di là di rialzi intorno al 20%.
Va infine evidenziata la politica del governo che ben consapevole dell’ondata di scadenze in arrivo, si è mosso per tempo con l’obiettivo di spostare una fetta consistente del debito dalle mani dei fondi stranieri a quelle più rassicuranti delle famiglie italiane.
Vanno lette in questa direzione le varie emissioni di Btp Valore e Btp Italia, così come non bisogna dimenticare che la recente legge di Bilancio ha escluso dal calcolo dell’Isee i titoli di Stato e alcuni prodotti finanziari di raccolta del risparmio fino al valore massimo di 50.000 euro.





