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2021-10-31
Cuciniamo insieme: le fave dei morti
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Per questa domenica 31 ottobre che è il giorno di Halloween – ne abbiamo già parlato la scorsa settimana – ma che apre anche alle festività più intime dell'anno, quella di Ognissanti domani e della commemorazione di tutti i defunti dopodomani, abbiamo pensato a una ricetta di antichissima tradizione marchigiana – in realtà diffusa in tutto il centro Italia appenninico dove si chiamano brutti e buoni – facilissima da realizzare, buonissima e che vi mette al riparo dello scherzetto visto che potete offrire un ottimo dolcetto: le fave dei morti.
L'origine di questi biscotti si fonda sull'uso di donare ai condolenti durante le esequie dei dolci o dei pezzi di pane come simbolo che la vita comunque continua ed era questa consuetudine la "semplificazione" dei riti funebri tanto etruschi quanto piceni poiché questi popoli a inumazione o raccolta delle ceneri avvenute allestivano nei ressi dell'estrema dimora del defunto un banchetto in suo onore e a consolazione dei superstiti. Ma se questo spiega perché siano i biscotti dei morti resta da indagare perché siano le fave. La ragione è agricola. Si usava piantare le fave che hanno di solito sette frutti in ogni baccello il settimo giorno di novembre, il mese appunto dedicato ai defunti. Se non era il sette per questioni di luna calante (come sapete non si semina ciò che sta fuori terra con luna calante) si procedeva o il 17 o il 27. Ed ecco che questi biscotti di novembre sono diventati le fave dei morti.
Ingredienti - 200 grammi di mandorle sgusciate e pelate, 200 grammi di zucchero, 120 grammi di farina meglio se è la 1, una noce di burro, 2 uova, un limone non trattato.
Procedimento - Tostate bene le mandole in padella (ci vorrà una decina di minuti) avendo cura di girarle continuamente in modo che prendano colore, ma non si brucino. Nella planetaria unite prima le uova e lo zucchero e montateli a bianco, ora aggiungete un po' alla volta la farina e la buccia grattugiata del limone (attenzione a non intaccare la parte bianca che potrebbe dare l'amaro). Fate freddare le mandorle – tenetene qualcuna intera per la guarnizione di parte dei biscotti - poi passatele al mixer per ridurle in granella e aggiungetele all'impasto continuando a far girare la planetaria. Se non l'avete potete fare l'operazione in una capace ciotola aiutandovi con un mestolo. Una volta che l'impasto sia ben amalgamato, ma deve comunque risultare morbido, lasciatelo riposare una decina di minuti. Ora fate delle palline con le mani a mo' di polpetta o delle quenelles aiutandovi con due cucchiai e sistematele su una placca da forno protetta con carta-forno. Schiacciate un po' le palline per allargarle, alcune invece lasciatele tonde e decoratele con le mandorle a mo' di zucchetta. Infornate a forno ventilato a 150 gradi per una quarantina di minuti, se il forno è statico dieci gradi in più. Sfornate i biscotti e lasciateli raffreddare, potete conservarli in un barattolo per diversi giorni.
Come far divertire i bambini - Fate fare a loro le palline d' impasto e la decorazione delle future zucchette. Ne saranno entusiasti. Abbiate cura di far loro indossare dei guantini alimentari, altrimenti s'impasteranno!
Abbinamento - Abbiamo scelto un Recioto della Valpolicella, ma vanno benissimo tutti i passiti sia rossi (da Vernaccia Nera, lo straordinario Sagrantino passito) sia bianchi come il Torcolato di Breganze o il Verdicchio Passito, il Moscato di Pantelleria o la Malvasia delle Lipari. Se volete potete anche darvi al lusso con il Moscato di Scanzo, la Vernaccia di Oristano o un grande Marsala Stravecchio.
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Per questa domenica 31 ottobre che è il giorno di Halloween, ma che apre anche alle festività più intime dell'anno, quella di Ognissanti domani e della commemorazione di tutti i defunti dopodomani, abbiamo pensato a una ricetta di antichissima tradizione marchigiana, facilissima da realizzare, buonissima e che vi mette al riparo dello scherzetto visto che potete offrire un ottimo dolcetto: le fave dei morti. Per questa domenica 31 ottobre che è il giorno di Halloween – ne abbiamo già parlato la scorsa settimana – ma che apre anche alle festività più intime dell'anno, quella di Ognissanti domani e della commemorazione di tutti i defunti dopodomani, abbiamo pensato a una ricetta di antichissima tradizione marchigiana – in realtà diffusa in tutto il centro Italia appenninico dove si chiamano brutti e buoni – facilissima da realizzare, buonissima e che vi mette al riparo dello scherzetto visto che potete offrire un ottimo dolcetto: le fave dei morti. L'origine di questi biscotti si fonda sull'uso di donare ai condolenti durante le esequie dei dolci o dei pezzi di pane come simbolo che la vita comunque continua ed era questa consuetudine la "semplificazione" dei riti funebri tanto etruschi quanto piceni poiché questi popoli a inumazione o raccolta delle ceneri avvenute allestivano nei ressi dell'estrema dimora del defunto un banchetto in suo onore e a consolazione dei superstiti. Ma se questo spiega perché siano i biscotti dei morti resta da indagare perché siano le fave. La ragione è agricola. Si usava piantare le fave che hanno di solito sette frutti in ogni baccello il settimo giorno di novembre, il mese appunto dedicato ai defunti. Se non era il sette per questioni di luna calante (come sapete non si semina ciò che sta fuori terra con luna calante) si procedeva o il 17 o il 27. Ed ecco che questi biscotti di novembre sono diventati le fave dei morti. Ingredienti - 200 grammi di mandorle sgusciate e pelate, 200 grammi di zucchero, 120 grammi di farina meglio se è la 1, una noce di burro, 2 uova, un limone non trattato. Procedimento - Tostate bene le mandole in padella (ci vorrà una decina di minuti) avendo cura di girarle continuamente in modo che prendano colore, ma non si brucino. Nella planetaria unite prima le uova e lo zucchero e montateli a bianco, ora aggiungete un po' alla volta la farina e la buccia grattugiata del limone (attenzione a non intaccare la parte bianca che potrebbe dare l'amaro). Fate freddare le mandorle – tenetene qualcuna intera per la guarnizione di parte dei biscotti - poi passatele al mixer per ridurle in granella e aggiungetele all'impasto continuando a far girare la planetaria. Se non l'avete potete fare l'operazione in una capace ciotola aiutandovi con un mestolo. Una volta che l'impasto sia ben amalgamato, ma deve comunque risultare morbido, lasciatelo riposare una decina di minuti. Ora fate delle palline con le mani a mo' di polpetta o delle quenelles aiutandovi con due cucchiai e sistematele su una placca da forno protetta con carta-forno. Schiacciate un po' le palline per allargarle, alcune invece lasciatele tonde e decoratele con le mandorle a mo' di zucchetta. Infornate a forno ventilato a 150 gradi per una quarantina di minuti, se il forno è statico dieci gradi in più. Sfornate i biscotti e lasciateli raffreddare, potete conservarli in un barattolo per diversi giorni. Come far divertire i bambini - Fate fare a loro le palline d' impasto e la decorazione delle future zucchette. Ne saranno entusiasti. Abbiate cura di far loro indossare dei guantini alimentari, altrimenti s'impasteranno! Abbinamento - Abbiamo scelto un Recioto della Valpolicella, ma vanno benissimo tutti i passiti sia rossi (da Vernaccia Nera, lo straordinario Sagrantino passito) sia bianchi come il Torcolato di Breganze o il Verdicchio Passito, il Moscato di Pantelleria o la Malvasia delle Lipari. Se volete potete anche darvi al lusso con il Moscato di Scanzo, la Vernaccia di Oristano o un grande Marsala Stravecchio.
Edizione anni Sessanta del Raid motonautico Pavia-Venezia (© 2026 RAID PAVIA VENEZIA)
Il fiume, al posto dell’asfalto. Il teatro, la Pianura bagnata dal Ticino e dal grande Po, fino alla Laguna veneta. Lungo i 414 chilometri di tragitto sulle acque dal 1929 si corre ancora oggi una delle più appassionanti gare di motonautica, arrivata alla sua 73ma edizione nel 2026. Il Raid Pavia-Venezia è anche la competizione più lunga del mondo in acque interne.
Era il 9 giugno 1929 quando lungo le sponde del Ticino di fronte alla Società Canottieri Pavia si riunì una folla di curiosi e appassionati, attratti dall’iniziativa di cimento nautico promossa dall’ingegnere napoletano Vincenzo Balsamo, appassionato di motonautica. Sul pelo dell’acqua, 24 barche a motore di vario tipo e configurazione, entro e fuoribordo. I piloti e i motoristi erano tutti dilettanti appassionati, molti dei quali soci della Lega Navale di Milano. Il via di primo mattino, per evitare il buio nell’ultima parte del tragitto che avrebbe costretto a sospendere la gara fino al giorno successivo. Scomparse alla vista degli spettatori pavesi tra le scie e il fumo dei motori, i natanti fecero tappe cronometrate lungo un percorso che toccava il Ponte della Becca sul Ticino, Piacenza, L’Isola Serafini, Cremona, Zibello, Revere, Pontelagoscuro e nell’ultimo tratto attraverso le conche della Volta Grimana e di Cavanella d’Adige fino alla Laguna e a Venezia. In 10 arrivarono al traguardo, di cui solo alcuni nella serata del 9 giugno. A vincere la prima edizione del Raid Pavia Venezia fu il pavese Ettore Negri, alla guida di un fuoribordo con motore da 644cc fabbricato negli Usa dalla Elto (l’antenata della Evinrude). Con appena 20 cv di potenza, Negri spinse il motoscafo fino a toccare la media di oltre 40 km/h fino a Cavanella Po (abbassata poi a 35 per effetto delle soste forzate alle conche) coprendo i 414 chilometri in appena 11 ore e 38 minuti. Dietro di lui Franco Mazzotti, secondo classificato in 12 ore e 22 minuti alla guida di un «cruiser» entrobordo da 80 cv, giunto quasi un’ora dopo Negri a causa dei numerosi incagliamenti dovute alle secche che penalizzavano gli scafi più grandi. Altri tre concorrenti tagliarono il traguardo prima delle 20, ora di chiusura dei controlli della prima giornata. Gli altri 5 giunsero a Venezia il giorno seguente, dopo aver passato la notte sulle rive del Po. Conclusero la gara il primo giorno anche due adolescenti su fuoribordo «piccolo» con motore Johnson da 350cc, il diciottenne Castiglioni e il sedicenne Meregatti. Poco dopo le 23.00 del secondo giorno, la gara riservò un’ulteriore sorpresa. Nella Laguna illuminata solo dal chiarore della Luna comparve il motoscafo pilotato da una donna, Franci Balboni, pioniera della motonautica al femminile. Sporca e bruciata dal sole, si unì alle celebrazioni a notte inoltrata.
Il successo e l’eco sulla stampa dell’impresa fece sì che questa diventasse un appuntamento annuale, interrotto solamente negli anni della guerra. Nelle edizioni anni Trenta diversi furono i concorrenti illustri, mentre il progresso della tecnica in campo motonautico aggiunse la categoria degli idroscivolanti, veri e propri missili lanciati sul pelo dell’acqua. I tempi di percorrenza tra le due città furono più che dimezzati a poco più di 5 ore. Anche Vito Mussolini, figlio del Duce, partecipò nel 1936 in coppia con il principe Ruspoli. Figura epica di quelle edizioni fu il conte torinese Teofilo «Theo» Rossi di Montelera, figura di gentleman aristocratico campione di bob e di motonautica (suo fu il record di velocità di 113 km/h raggiunto nel 1933 sul lago di Bracciano). La competizione riprese soltanto nel 1952 dopo la lunga parentesi bellica, con edizioni sempre più orientate alla velocità che negli anni 70-80, protagonista il padovano conte Antonio Petrobelli, campione di motonautica che nel 1984 fece registrare l’impressionante media di oltre 187 km/h che nel 1989 egli stesso superò, raggiungendo i 198,868 km/h. Petrobelli perderà la vita nelle stesse acque della Pavia-Venezia, quando durante la prova di uno scafo nel 1994 perse il controllo mentre correva ad oltre 200 km/h nei pressi di Pontelagoscuro. Aperta anche alle moto d’acqua dall’edizione 2001. Nel 2025 il muro dei 200 km/h di media è abbattuto dal campione Guido Cappellini, che vince la gara alla media di 207,260 km/h.
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Maurizio Belpietro analizza l'operato di Giuseppe Conte durante l'emergenza sanitaria e la sua incredibile ascesa politica. Tra le anomalie della gestione Covid, i contratti milionari distribuiti senza motivazione e il silenzio dei grandi media, emerge un quadro preoccupante e di fronte alle richieste di trasparenza richieste dalla Commissione Covid, l’ex Premier risponde con una pioggia di querele per diffamazione.