Una categoria dello spirito buona solo e soltanto a attaccare la parte più di sinistra dei dem, quella che fa riferimento alla segretaria Elly Schlein, e a vagheggiare scissioni e ribellioni. Ora, pericolosamente, ecco che anche in Forza Italia arrivano i riformisti: evidentemente la parola «liberali» non bastava più per ammantare con un tratto di nobiltà politica coloro i quali, per essere molto chiari, contestato la leadership di Antonio Tajani e condiscono la loro (legittima e sacrosanta) volontà di conquistare spazi e candidature proponendosi come alfieri di quella famosa svolta chiesta da Marina Berlusconi, alla quale naturalmente fanno riferimento pur sapendo che la stessa Marina Berlusconi non vuole essere tirata in ballo, o almeno così sostiene, in beghe di partito, ponendosi come una sorta di entità mistica da venerare ma non trascinare nelle tristi e polverose vicende della politica terrena. Abbiamo letto quindi con una certa apprensione, ieri, le parole affidate al Foglio (se parli col Foglio sei riformista in automatico) da uno degli esponenti dell’area «liberale» di Forza Italia: il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto. Il Foglio aveva assegnato un quattro in pagella in liberalismo a Occhiuto, per aver varato in Calabria un provvedimento che difende i titolari di licenze balneari dalla famigerata direttiva europea Bolkestein, che impone di mettere a gara le concessioni. Lui, in preda a comprensibile disperazione, ha difeso la sua scelta, e poi ha iniziato a concionare sui massimi sistemi: «La mia sensazione», ha detto Occhiuto, «è che molti giovani guardino al centrodestra come a una coalizione ingiallita, conservatrice proprio per quanto riguarda il tema dei diritti civili o questioni che toccano intimamente la libertà delle persone, come il fine vita. Ma un partito fondato da Silvio Berlusconi, grande innovatore, dovrebbe aiutare il centrodestra a rappresentarsi come coalizione capace di discutere davvero questi temi. Mi auguro che la posizione di Fi su questi temi non sia soltanto di testimonianza». E fin qui niente di nuovo: i proclami dei forzisti sulle questioni etiche non si contano, ma quando poi si va al voto tornano tutti allineati (a Fratelli d’Italia e Lega) e coperti (dalla necessità, naturalmente, di tenere unita la coalizione). Ma ecco la doccia fredda: «A me pare», riflette Occhiuto, «ci sia un ritardo di riformismo nel centrosinistra.E Fi, in questo senso, può essere utile al centrodestra, aggregando il voto di tanti riformisti che un tempo votavano a sinistra ma non voterebbero Elly Schlein. Noi siamo convintamente ancorati al centrodestra e puntiamo a rafforzarlo con un profilo più riformista. Rimarranno delusi quelli che, nel centrosinistra, pensano che FI possa essere funzionale a loro». Anche Marina Berlusconi, fa sponda l’intervistatrice, auspica un ritorno del partito nel solco originario liberale. «Sì», conferma Occhiuto, «è importante che il centrodestra torni a essere la coalizione liberale che Berlusconi ha fondato». Non bastavano i guai, per Forza Italia: ora il partito deve avere a che fare pure con una componente «riformista», nella quale, insieme a Occhiuto, si colloca anche la sottosegretaria ai Rapporti col Parlamento Matilde Siracusano, messinese, eletta nel 2022 in Piemonte dopo essere stata battuta nel suo collegio da Luigi Gallo, di Sud chiama Nord, la creatura politica di Cateno De Luca, e compagna di vita di Roberto Occhiuto, e il senatore Mario Occhiuto, fratello di Roberto. Nell’albo d’oro di Roberto Occhiuto non manca un incontro con Marina Berlusconi, adeguatamente pubblicizzato sui mass media. «Beh, diciamo che ho dato io una scossa...», si vantò Roberto Occhiuto mettendo la Z di Zorro sul cambio al vertice dei senatori di Fi, con Maurizio Gasparri sostituito, tra le urla di giubilo dei fautori del rinnovamento, con un volto nuovo della politica italiana, Stefania Craxi.
Di fronte a tali esempi di rinnovamento, registriamo con nostalgia la battaglia di Roberto Giachetti, deputato di Italia viva, che ieri si è ammanettato in Aula, a Montecitorio, annunciando lo sciopero della sete oltre a quello della fame, che portava avanti da 12 giorni per protestare contro lo stallo in Vigilanza Rai. Giorgia Meloni gli ha telefonato preoccupata per la sua salute, i capigruppo di maggioranza in Vigilanza Rai (pare su input della stessa Meloni) hanno dichiarato di essere disponibili a garantire il numero legale nella prossima seduta della Commissione, e così Giachetti ha interrotto la sua protesta pannelliana, annunciando che avrebbe iniziato a rifocillarsi ma restando leggero, un omogeneizzato, magari un brodino (quando se la sentirà di affondare la forchetta, suggeriamo una bella pizza fritta).