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2022-01-13
«Il virus lo diffondono i vaccinati»
Andrea Crisanti (Ansa)
Non so da quanto tempo scrivo che prendersela con chi non si è vaccinato, definendolo un untore, non solo è sbagliato, ma è anche pericoloso, perché il virus non si diffonde solo attraverso chi non ha fatto alcuna iniezione, ma anche tramite chi ha fatto prima, seconda e perfino terza dose.
Probabilmente da quando è entrato in vigore il green pass, cioè dal luglio scorso, lo avrò scritto almeno cento volte, rischiando di annoiare i lettori. Ma ripeterlo mi sembrava importante, soprattutto dopo che il presidente del Consiglio, presentando il certificato verde, aveva detto in conferenza stampa che il pezzo di carta dava la certezza di trovarsi tra persone non contagiate e che non contagiano. In realtà, come già all’epoca grazie ad alcuni studi si iniziava a capire, il lasciapassare per ristoranti e locali al chiuso testimoniava esclusivamente di essere vaccinati e nulla di più, in quanto, nonostante la puntura, si poteva essere contagiosi. Peggio di Mario Draghi, tuttavia, ha fatto Pierpaolo Sileri, che oltre a essere sottosegretario alla Salute è anche medico. In Parlamento l’onorevole grillino disse senza ammettere repliche che i vaccinati non solo non si prendevano il virus, ma neppure lo trasmettevano: «È una bugia, una falsità». Altri, come Fabrizio Pregliasco, in tv si sono dati da fare per sostenere che le persone che si erano sottoposte al ciclo vaccinale erano meno pericolose, perché se positivi potevano infettarne altre ma «debolmente». Inutile citare ricerche israeliane, inglesi o svedesi: esperti e politici, governanti e virologi rimanevano granitici nelle loro certezze. Il vaccino è per sempre e protegge sempre.
Oggi, 2 milioni di infetti dopo e alcune migliaia di morti in più, le certezze vacillano e uno come Bruno Tabacci, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, può andare in trasmissione da Giovanni Floris a sostenere, pur avendo al suo fianco Pierpaolo Sileri, che nessuno aveva mai detto che i vaccini proteggessero al 100% e che dunque i vaccinati non fossero contagiosi. Sì, oggi qualche timida ammissione c’è, anche perché ora che un virologo del calibro e dell’arroganza di Massimo Galli è stato contagiato in maniera grave da un «immunizzato» nonostante la terza dose, non si può più sostenere che i vaccinati contagiano «debolmente». Eh, no: tocca ammettere che anche chi ha ricevuto la puntura può diventare positivo e a sua volta far diventare positive le persone che incontra. Andrea Crisanti, che spesso ha il torto di dire cose non proprio allineate (per essersi permesso di dubitare della necessità di vaccinare i bambini ha rischiato di essere estromesso dal ristretto circolo dei virologi da salotto), ieri in un’intervista a un sito online ha messo in chiaro ciò che si sa ma che nessuno ha il coraggio di dire: «Non sono i no vax a diffondere il virus, ma i vaccinati». O meglio: «Come misura per bloccare la trasmissione dei contagi (le restrizioni a carico di chi non è immunizzato, ndr) hanno un contributo marginale. Perché la maggior parte dei casi, di questi 120.000 o di più, si registra tra i vaccinati. Sono loro che contribuiscono in maniera elevata a diffondere il virus. Per me c’è stato un cortocircuito di comunicazione da parte del governo, che ha sbagliato. È pure vero che i non vaccinati si ammalano e occupano posti in terapia intensiva, ma non sono loro la maggior causa di trasmissione del virus, bensì i vaccinati».
Ovviamente la scienza ufficiale, il governo e la stampa faranno di tutto per far passar sotto silenzio le osservazioni del professore. Magari proveranno anche a fargli rimangiare le dichiarazioni, inducendolo a una retromarcia. Perché se è vero ciò che dice Crisanti, e se sono fondati gli studi stranieri e anche i dati sui contagi fra chi si è vaccinato, va a pallino l’impianto che regge il green pass e il super green pass. Cioè, il Qr code torna quello che è: un quadratino pixellato che dimostra una sola cosa, e cioè di essersi sottoposti alla vaccinazione e niente altro. L’iniezione è una sicurezza per chi l’ha fatta, una tranquillità di avere minori rischi di finire in ospedale, in terapia intensiva o al camposanto. Ma garanzie di non contagiarsi e di non contagiare quel codice non ne dà proprio nessuna. Quando Crisanti parla di comunicazione sbagliata allude proprio a questo. Un governo serio dovrebbe dire le cose come stanno. E cioè che il vaccino aiuta, ma non trasforma chi si è vaccinato in una persona che non si contagia e dunque tutte le precauzioni sono dovute. Altro che dirsi, come fanno tutti grazie a Pierpaolo Sileri, giù la maschera, tanto siamo vaccinati. E altro che, come ha fatto il presidente del Consiglio, dire che i problemi sono tutti colpa di chi non si è immunizzato. I problemi sono dovuti alle false sicurezze e soprattutto a ciò che non si è fatto finora. Ma di questo parleremo domani.
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Andrea Crisanti smonta le affermazioni di Mario Draghi, Pierpaolo Sileri e virologi tv di complemento e finalmente conferma quel che noi diciamo da mesi: «Il governo sbaglia comunicazione». Intanto Oms ed Ema demoliscono il modello Roberto Speranza: «Non si può andare avanti a richiami».Non so da quanto tempo scrivo che prendersela con chi non si è vaccinato, definendolo un untore, non solo è sbagliato, ma è anche pericoloso, perché il virus non si diffonde solo attraverso chi non ha fatto alcuna iniezione, ma anche tramite chi ha fatto prima, seconda e perfino terza dose.Probabilmente da quando è entrato in vigore il green pass, cioè dal luglio scorso, lo avrò scritto almeno cento volte, rischiando di annoiare i lettori. Ma ripeterlo mi sembrava importante, soprattutto dopo che il presidente del Consiglio, presentando il certificato verde, aveva detto in conferenza stampa che il pezzo di carta dava la certezza di trovarsi tra persone non contagiate e che non contagiano. In realtà, come già all’epoca grazie ad alcuni studi si iniziava a capire, il lasciapassare per ristoranti e locali al chiuso testimoniava esclusivamente di essere vaccinati e nulla di più, in quanto, nonostante la puntura, si poteva essere contagiosi. Peggio di Mario Draghi, tuttavia, ha fatto Pierpaolo Sileri, che oltre a essere sottosegretario alla Salute è anche medico. In Parlamento l’onorevole grillino disse senza ammettere repliche che i vaccinati non solo non si prendevano il virus, ma neppure lo trasmettevano: «È una bugia, una falsità». Altri, come Fabrizio Pregliasco, in tv si sono dati da fare per sostenere che le persone che si erano sottoposte al ciclo vaccinale erano meno pericolose, perché se positivi potevano infettarne altre ma «debolmente». Inutile citare ricerche israeliane, inglesi o svedesi: esperti e politici, governanti e virologi rimanevano granitici nelle loro certezze. Il vaccino è per sempre e protegge sempre.Oggi, 2 milioni di infetti dopo e alcune migliaia di morti in più, le certezze vacillano e uno come Bruno Tabacci, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, può andare in trasmissione da Giovanni Floris a sostenere, pur avendo al suo fianco Pierpaolo Sileri, che nessuno aveva mai detto che i vaccini proteggessero al 100% e che dunque i vaccinati non fossero contagiosi. Sì, oggi qualche timida ammissione c’è, anche perché ora che un virologo del calibro e dell’arroganza di Massimo Galli è stato contagiato in maniera grave da un «immunizzato» nonostante la terza dose, non si può più sostenere che i vaccinati contagiano «debolmente». Eh, no: tocca ammettere che anche chi ha ricevuto la puntura può diventare positivo e a sua volta far diventare positive le persone che incontra. Andrea Crisanti, che spesso ha il torto di dire cose non proprio allineate (per essersi permesso di dubitare della necessità di vaccinare i bambini ha rischiato di essere estromesso dal ristretto circolo dei virologi da salotto), ieri in un’intervista a un sito online ha messo in chiaro ciò che si sa ma che nessuno ha il coraggio di dire: «Non sono i no vax a diffondere il virus, ma i vaccinati». O meglio: «Come misura per bloccare la trasmissione dei contagi (le restrizioni a carico di chi non è immunizzato, ndr) hanno un contributo marginale. Perché la maggior parte dei casi, di questi 120.000 o di più, si registra tra i vaccinati. Sono loro che contribuiscono in maniera elevata a diffondere il virus. Per me c’è stato un cortocircuito di comunicazione da parte del governo, che ha sbagliato. È pure vero che i non vaccinati si ammalano e occupano posti in terapia intensiva, ma non sono loro la maggior causa di trasmissione del virus, bensì i vaccinati». Ovviamente la scienza ufficiale, il governo e la stampa faranno di tutto per far passar sotto silenzio le osservazioni del professore. Magari proveranno anche a fargli rimangiare le dichiarazioni, inducendolo a una retromarcia. Perché se è vero ciò che dice Crisanti, e se sono fondati gli studi stranieri e anche i dati sui contagi fra chi si è vaccinato, va a pallino l’impianto che regge il green pass e il super green pass. Cioè, il Qr code torna quello che è: un quadratino pixellato che dimostra una sola cosa, e cioè di essersi sottoposti alla vaccinazione e niente altro. L’iniezione è una sicurezza per chi l’ha fatta, una tranquillità di avere minori rischi di finire in ospedale, in terapia intensiva o al camposanto. Ma garanzie di non contagiarsi e di non contagiare quel codice non ne dà proprio nessuna. Quando Crisanti parla di comunicazione sbagliata allude proprio a questo. Un governo serio dovrebbe dire le cose come stanno. E cioè che il vaccino aiuta, ma non trasforma chi si è vaccinato in una persona che non si contagia e dunque tutte le precauzioni sono dovute. Altro che dirsi, come fanno tutti grazie a Pierpaolo Sileri, giù la maschera, tanto siamo vaccinati. E altro che, come ha fatto il presidente del Consiglio, dire che i problemi sono tutti colpa di chi non si è immunizzato. I problemi sono dovuti alle false sicurezze e soprattutto a ciò che non si è fatto finora. Ma di questo parleremo domani.
Il fumo si alza dopo gli attacchi aerei sui depositi di petrolio dell'8 marzo a Teheran (Getty Images)
Per la prima volta nella storia recente, gli Emirati Arabi Uniti hanno lanciato un attacco diretto contro l’Iran, prendendo di mira un impianto di desalinizzazione. Il raid segna un’escalation significativa nel conflitto in Medio Oriente, che vede ormai coinvolti Stati Uniti, Israele e diversi Paesi del Golfo. Abu Dhabi ha annunciato di aver intercettato la maggior parte dei missili e dei droni provenienti dall’Iran, pur confermando quattro vittime tra cittadini stranieri e feriti in un bilancio che ha incluso persone di più di una decina di nazionalità.
Il bombardamento degli Emirati arriva in una giornata già segnata da nuove tensioni sul fronte iraniano. L’Assemblea degli Esperti ha raggiunto un accordo sulla scelta del nuovo leader supremo della Repubblica Islamica dopo la morte di Ali Khamenei, aprendo uno scenario di incertezza politica interna che si intreccia con l’emergenza militare. L’ayatollah Mohammad-Mahdi Mirbagheri ha dichiarato che sono stati compiuti «grandi sforzi per determinare la guida» e che è stato concordato «un parere decisivo e unanime». Secondo altri membri dell’Assemblea, il candidato scelto dovrebbe essere «odiato dal nemico», citando addirittura gli Stati Uniti, che avrebbero già fatto il nome del prescelto. Il figlio di Khamenei, Mojtaba, resta tra i favoriti, ma la sua candidatura ha incontrato la ferma opposizione di Washington.
Sul terreno, la guerra si manifesta con numeri impressionanti di vittime e distruzione. Gli attacchi israeliani in Libano hanno provocato almeno 394 morti, tra cui 83 bambini e 42 donne, mentre gli scontri tra Hezbollah e Israele proseguono senza sosta. In Iran, oltre 1.200 persone sono rimaste uccise negli attacchi statunitensi e israeliani, con quasi diecimila edifici civili danneggiati o distrutti, secondo la Mezzaluna Rossa. La città di Teheran è avvolta da fumo e da una pioggia nera, contaminata dal petrolio che le bombe hanno fatto fuoriuscire dai depositi colpiti.
Il conflitto ha ormai travalicato i confini iraniani. Missili e droni iraniani hanno preso di mira Israele, la Giordania, il Kuwait e gli Emirati, causando danni materiali e morti tra civili e operatori di sicurezza. Secondo Abu Dhabi, gli attacchi dell’Iran hanno incluso 16 missili balistici e 117 droni, in gran parte intercettati dalle difese aeree locali. L’Iran, dal canto suo, dichiara di poter sostenere la guerra su vasta scala per almeno sei mesi, forte di un arsenale di missili e droni pronti all’impiego. La crisi ha provocato anche flussi di rifugiati: molti iraniani stanno attraversando il confine con la Turchia per sfuggire al conflitto, ricordando scenari già vissuti durante la guerra siriana. Il rischio di un’escalation regionale è evidente, con Paesi del Golfo vulnerabili e la produzione petrolifera in pericolo, minacciando ripercussioni globali. Il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha ammonito che «se la guerra continua, non ci sarà modo di vendere petrolio, né la capacità di produrlo nella regione».
Anche la diplomazia internazionale accelera. Il presidente francese Emmanuel Macron si recherà a Cipro per riaffermare la solidarietà europea e cercare di contribuire alla de-escalation nel Mediterraneo orientale. La Cina, attraverso il ministro degli Esteri Wang Yi, ha richiamato tutte le potenze a svolgere «un ruolo costruttivo» e a evitare che la forza diventi diritto. In questo contesto, le parole di papa Leone XIV all’Angelus domenicale risuonano come un monito: «Cessi il fragore delle bombe, tacciano le armi» in Iran e in tutto il Medio Oriente, affinché la guerra non trascini nella destabilizzazione anche il Libano e i paesi circostanti.
Il conflitto sembra ormai destinato a protrarsi, con un intreccio di vendette, alleanze e interessi strategici che rende sempre più difficile prevedere il prossimo sviluppo. La prima volta degli Emirati contro Teheran non è soltanto un episodio isolato: potrebbe essere il segnale che la guerra, finora circoscritta, rischia di allargarsi a nuovi fronti.
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Il pianista Maurizio Baglini e la violoncellista Silvia Chiesa, che insieme formano un duo nella musica classica come nella vita, presentano la loro idea per abbattere la barriera tra artisti e pubblico. E ci regalano una meravigliosa pagina di Rachmaninoff.