- Mosca, in attesa dell’inviato Usa Witkoff, scarica il falco Medvedev e apre persino a un possibile incontro tra Putin e Zelensky. Intanto, però, archivia la moratoria sui razzi a medio-corto raggio. L’Olanda manda all’Ucraina un pacchetto di armi americane.
- La risposta del Paese invaso: attaccheremo ancora il nemico oltreconfine con i droni.
Lo speciale contiene due articoli.
Dopo gli svariati niet di Mosca su un eventuale faccia a faccia tra il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, e l’omologo russo, Vladimir Putin, il Cremlino ha mostrato ieri un cenno di apertura.
Il suo portavoce, Dmitry Peskov, ha infatti reso noto che, nonostante «tutti i lavori preparatori per l’incontro» non siano «ancora stati completati», lo zar russo «non esclude di tenere un incontro» con il leader di Kiev «dopo che il lavoro necessario sarà stato svolto a livello di esperti e sarà stata colmata la distanza necessaria». Ma per l’Ucraina si tratta di un bluff: «La dichiarazione di Peskov su un possibile incontro sembra l’ennesimo tentativo di guadagnare tempo, perché non contiene alcun dettaglio concreto», ha scritto su Telegram il capo di gabinetto di Zelensky, Andrii Yermak.
Nel frattempo, sul fronte delle relazioni ormai burrascose con la Casa Bianca, la Russia manda segnali contrastanti. Da una parte, mira a disinnescare le tensioni lungo due direttrici: l’accoglienza positiva nei confronti dell’inviato speciale americano, Steve Witkoff, e le rassicurazioni sulla limitata autorità del vicepresidente del Consiglio di Sicurezza russo, Dmitry Medvedev. Ma dall’altra, non ritiene più valida la moratoria sui missili a medio-corto raggio.
Riguardo alla visita domani a Mosca di Witkoff, il portavoce del Cremlino ha infatti riconosciuto che i colloqui con la controparte americana sono «importanti, significativi e molto utili», visto anche che la Russia è «sempre felice di vedere il signor Witkoff a Mosca». Peskov non ha nemmeno escluso, entro questa settimana, una riunione tra l’inviato statunitense e lo stesso Putin. Si percorre quindi ogni strada possibile per trovare un accordo prima della scadenza, venerdì, dell’ultimatum imposto dal presidente americano, Donald Trump. Altrimenti, come ribadito dallo stesso tycoon, sabato potrebbero «scattare le sanzioni» contro Mosca. Tuttavia, Trump è apparso fiducioso sull’esito della visita dell’inviato americano, dato che i russi «sembrano piuttosto bravi a evitare» le sanzioni, essendo «tipi astuti». Il Cremlino ha poi pure chiarito che la linea di politica estera viene scelta dal presidente russo. Ergo: a decidere non è Medvedev. La precisazione è arrivata dopo che quest’ultimo ha lanciato una provocazione «nucleare» al presidente americano, Donald Trump, a cui è seguito, in risposta, il dispiegamento di due sottomarini nucleari americani nelle regioni «più vicine» alla Russia, «nelle zone appropriate». Il portavoce del Cremlino, intervenendo in merito, ha cercato di smorzare i toni in riferimento a Trump e a Medvedev: «Questa situazione non è un’escalation, si stanno discutendo argomenti delicati e alcune persone li percepiscono in modo piuttosto emotivo». E ha anche fatto notare che «Mosca tratta con cautela le dichiarazioni legate alle questioni nucleari e ritiene che tutti debbano essere prudenti su questo tema».
Tuttavia, la Russia ha comunicato, in seguito, di non essere più vincolata a rispettare la moratoria sul dispiegamento dei missili a corto e medio raggio dopo che Washington si è ritirata dal trattato Inf nel 2019. Tra le motivazioni di Mosca rientra «la situazione» che «si sta sviluppando sulla via dell’effettivo schieramento di missili terrestri di produzione americana in Europa e nella regione dell’Asia-Pacifico». Dunque, sarà la leadership russa a valutare «le misure di risposta» sulla base «della portata dello schieramento di missili americani e di altri Paesi occidentali».
Ma la spirale di tensione coinvolge anche il nostro Paese. La Russia «non deve fidarsi affatto degli interlocutori ufficiali italiani» ha detto l’ambasciatore russo in Italia, Alexei Paramonov, in un’intervista rilasciata a Izvestia. Il diplomatico ha infatti spiegato che «due nuovi virus hanno penetrato le élite italiane al posto del Covid: la russofobia e l’ucrofilia, che acquisiscono forme particolarmente aggressive». E sulla questione dell’aumento delle spese militari fino al 5% del Pil, ha pure avvertito che per l’Italia corrisponde a «una vera catastrofe economica». Ma anche il Regno Unito è nel mirino di Mosca: secondo i servizi segreti esterni russi (Svr), Londra starebbe architettando degli attacchi contro la flotta ombra, in modo da creare «una catastrofe ecologica in acque internazionali» al fine di giustificare nuove sanzioni.
Nel frattempo, prosegue l’invio di armi americane a Kiev tramite gli alleati occidentali. L’Olanda ha «assunto un ruolo guida» e ha «finanziato il primo pacchetto di equipaggiamenti militari statunitensi per l’Ucraina nell’ambito dell’iniziativa della Nato» ha annunciato su X il segretario generale della Nato, Mark Rutte. Zelensky ha commentato: «Il pacchetto vale 500 milioni di euro e include armi americane, compresi i missili per i Patriot. Il primo passo del genere tra i Paesi della Nato e in un momento in cui la Russia sta cercando di intensificare i suoi attacchi. Questo contribuirà sicuramente a proteggere la vita del nostro popolo». Tra l’altro, l’Ucraina si prepara anche ad accogliere l’inviato speciale degli Stati Uniti per l’Ucraina, Keith Kellogg. Kiev è infatti al lavoro per preparare la visita, pur non essendoci ancora una data, stando a quanto riportato da Rbc Ukraine. Ma non è l’unico in arrivo: il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, andrà nella capitale ucraina per incontrarsi con Zelensky e firmare la ratifica di un accordo di libero scambio.
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