Così è cambiata negli anni la propaganda di guerra

Così è cambiata negli anni la propaganda di guerra
(Mikki Ansin/Getty Images)
  • Durante i combattimenti si è sempre fatto ricorso a leggende, foto false o immagini iconiche. Per mobilitare la società . O demonizzare il nemico (anche quello interno).
  • Il nuovo rischio: la censura di Stato. Il Digital services act europeo renderà l’informazione più opaca. Il doppio standard dei media occidentali sulle stragi controverse in Ucraina e in Palestina.
  • «Oggi nei conflitti conta più di un successo militare. I fact checker? Diffidare». Il grande inviato Toni Capuozzo: «Anche chi va sul campo non è impermeabile alle narrazioni di parte. Noi mostriamo il lato migliore dei soldati, gli islamisti riprendono il rivale che trema».

Lo speciale comprende tre articoli.

Borghi vuoti? Zuppi li vuole pieni di stranieri
Monsignor Matteo Maria Zuppi (ANsa)
Cardinali e vescovi pungolano il governo su un tema cruciale: «Non lasciate morire le aree interne e spopolate dell’Italia». Un appello sacrosanto. Peccato che il presidente della Cei proponga poi una soluzione allucinante: metterci gli immigrati.
Ricolfi: «Rimossi perché abbiamo affrontato i tabù»
Luca Ricolfi (Ansa)
Il sociologo riflette sull’immotivata decisione della Rai di chiudere il programma radio «Giù la maschera» dell’ex presidente Foa. «Parlavamo di guerre e Covid senza la pretesa di indicare il punto di vista corretto. Se sei troppo indipendente, nessuno ti difende».
Gaza, Hamas perde il suo megafono. «Morto il portavoce velato Abu Obaida»
Abu Obaida (Ansa)
Israele celebra il raid aereo che avrebbe eliminato un’icona militare della Striscia. Ma l’evacuazione dei civili va a rilento.
Le Firme

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