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2021-12-09
Conte si butta sul proporzionale per non scomparire alle elezioni
Ansa
Giuseppi si butta sul proporzionale: ospite di Atreju, la kermesse organizzata da Fratelli d’Italia, il leader del M5s, Giuseppe Conte, alla domanda su quale legge elettorale ritenga migliore, risponde così: «Sulla legge elettorale la mia opinione è che non esiste una legge ideale. La legge elettorale interpreta il momento storico che si vive, e va confezionata sulla sensibilità di questa fase. Mi permetto di dire che in questa fase storica ci sono tante differenti sensibilità, sia nel centrodestra che nell’area progressista». Aggiunge Conte: «Credo che il modo migliore per affrontare la nuova legislatura sia un proporzionale con una soglia di sbarramento seria, al 5%. Consentirebbe alle forze politiche di poter competere con una relativa autonomia rispetto agli alleati di schieramento. Si può pensare a un patto di legislatura, contro il cambio di alleanze. La formula attuale», ricorda Giuseppi, «non ha consentito ai cittadini di indicare un presidente del Consiglio, io ne sono la testimonianza. La formula attuale non garantirà ai cittadini di eleggere il presidente del Consiglio neanche nella prossima legislatura».
Conte non riesce proprio a tagliare il cordone ombelicale, in termini politici, con il guru del Pd, Goffredo Bettini: «Sulla legge elettorale», aveva detto in mattinata Bettini a Sky Tg24, «dico: proporzionale, proporzionale e ancora proporzionale. Le difficoltà di costituire una realtà dei cosiddetti riformisti per svolgere un ruolo positivo, mentre oggi svolgono soprattutto un ruolo di incursione negativa nei confronti del Pd e degli altri partiti, impone la scelta del proporzionale. Ognuno», aveva aggiunto Bettini, «deve riconquistare un suo profilo e le alleanze si faranno dopo la campagna elettorale, quando ognuno misurerà la sua forza e le sue proposte programmatiche per l’Italia».
Il tuffo di Giuseppi sul proporzionale dimostra il sacro terrore del centrosinistra di perdere le prossime elezioni. In ogni caso, Conte dice la sua anche sulle riforme dicendo no alla proposta del presidenzialismo: «Mi permetto di dire», sottolinea Conte, «che ho avanzato delle proposte: non credo che ora ci sia la prospettiva di dare vita a una fase costituente. Ora serve qualcosa di concreto: firmiamo la sfiducia costruttiva, senza cambiare l’impostazione generale, facciamo come in Germania. Poi potremmo introdurre che si prende la fiducia a Camere congiunte, terzo possiamo ragionare sul premier che abbia la possibilità di revocare il mandato dei ministri. Serve stabilità», aggiunge il leader del M5s, «non possiamo avere un governo che duri un anno».
Conte torna anche, con un certo fastidio, sul rifiuto alla proposta di Enrico Letta (che oggi alle 19 sarà intervistato, sempre ad Atreju, da Maurizio Belpietro e Bruno Vespa) di candidarsi alle suppletive del 16 gennaio, per il seggio alla Camera lasciato vacante da Roberto Gualtieri, eletto sindaco di Roma: «Siamo al terzo giorno di polemiche», evidenzia Conte, «e stiamo ancora parlando di questo seggio. Credo che ai cittadini interessino ben altri problemi. Enrico Letta mi ha fatto in modo molto cortese questa proposta, ne abbiamo parlato, gli ho espresso le mie perplessità e ho declinato. Gli ho spiegato le mie ragioni. Lo stipendio da deputato per vivere? Io da vari mesi non prendo una lira, sono in aspettativa all’università e non esercito la professione. Quando sono stato chiamato a questa grande responsabilità di fare il presidente del Consiglio ho tracciato una linea», argomenta l’ex premier, «ho mandato le fatture ai clienti, ho incassato un po’ e camperò di quello».
In molti hanno interpretato il rifiuto di Conte a candidarsi alla Camera con la sua voglia matta di andare alle elezioni anticipate subito dopo l’elezione del presidente della Repubblica, in modo tale da poter compilare le liste e far eleggere suoi fedelissimi. Una chance che potrebbe sfuggirgli di mano se si votasse tra un anno, considerato che la sua leadership nel M5s è sempre più appannata. Ma quando si andrà al voto? «Gli elettori», risponde sibillino Conte, «devono votare ma una volta usciti da un contesto di emergenza. Le primarie per scegliere il leader del campo progressista? A tempo debito valuteremo il modo e il criterio migliore ma non mi spaventa questa possibilità».
A proposito di presidente della Repubblica, a chi pensa Conte? «Non è che possiamo qui a metterci a discutere», risponde Giuseppi, «chi sarà il prossimo presidente della Repubblica. Vogliamo personalità di alto profilo morale? Se vogliamo questo, più la discussione sarà ampia, aperta a tutte le forze politiche, più avremo la garanzia che sarà rappresentante di tutti e che la rappresentanza sarà più elevata a livello morale. Non è scritto da nessuna parte», sottolinea Conte, «che la sua provenienza debba essere solo da una parte politica». Conte si lascia (di nuovo) andare a parole di apprezzamento nei confronti di Silvio Berlusconi: «Berlusconi», sottolinea Conte, «ha avuto un grande consenso, ha interpretato il sentire del Paese, ha interpretato il desiderio del bipolarismo e ha contribuito a spingere i partiti di destra verso una destra moderna e di governo».
Cartabia-Fdi, feeling in vista Colle
Qualche irriducibile del retroscena, ieri pomeriggio ad Atreju, si è illuminato quando il Guardasigilli Marta Cartabia ha usato parole irritualmente benevole nei confronti di Fratelli d’Italia e di Giorgia Meloni, poi immortalate assieme sorridenti sul palco dai fotografi. Quando il ministro della Giustizia - di solito estremamente avara di pubbliche esternazioni - ha motivato la sua presenza alla festa più famosa della destra italiana con il dovere di confrontarsi con l’unico partito di opposizione, i più maliziosi tra i cronisti hanno buttato lì uno scenario in cui, magari tramontata o affossata in aula la candidatura di Silvio Berlusconi per il Quirinale, Fdi possa non ostacolare l’ipotesi Cartabia. Passando dal gioco del toto-Colle ai problemi urgenti del nostro Paese, c’è da dire che il confronto sulla giustizia ha messo molta carne al fuoco, anche per merito del deputato e responsabile Giustizia del partito, Andrea Delmastro, che ha introdotto il dibattito (cui ha partecipato anche l’ex pm Carlo Nordio) incalzando il ministro su questioni cruciali come la riforma del Csm, resa imprescindibile dall’esplosione del caso Palamara, lo stop alle porte girevoli tra magistratura e politica e la certezza della pena, messa in grave difficoltà dal sovraffollamento carcerario, dovuto a sua volta dall’altissima percentuale di detenuti stranieri e dalla tendenza all’indulto delle sinistre.
E il ministro, le cui parole sono state più volte accompagnate dagli applausi dei presenti, non si è sottratto. Anzi, è partito forte annunciando un giro di consultazioni a partire da stamani coi partiti della maggioranza per arrivare finalmente a boccino con la riforma del sistema elettorale e della composizione del Consiglio superiore della magistratura, che i continui scandali non sono riusciti ancora a sottrarre dalla dittatura delle correnti spesso egemonizzate dalla sinistra. Una riforma che la Cartabia - lo ha fatto capire tra le righe - vorrebbe molto più incisiva di quel che verosimilmente sarà, ma per la quale occorrerà una convergenza che vada da M5s a Italia viva, e quindi il concreto rischio di un compromesso fortemente al ribasso.
Nonostante ciò, il mood del ministro sulle storture del sistema si è capito quando si è lasciata andare ad un’anticipazione, citando il caso di Catello Maresca, magistrato ex candidato a sindaco di Napoli e ora contemporaneamente togato e consigliere comunale: «La proposta che farò alle forze di maggioranza», ha detto, «è come un caso come quello non possa mai più ripetersi. Che un giudice possa svolgere contemporaneamente funzioni giudiziarie e politiche non deve accadere».
Quanto alle questioni che riguardano più strettamente la vita quotidiana dei cittadini, come i tempi della giustizia, sia essa penale, civile o tributaria, il Guardasigilli si è mostrata ottimista affermando che «i tempi per la riforma sono propizi» grazie alle risorse previste dal Pnrr per la digitalizzazione e l’assunzione di nuove risorse. Applausi anche quando il ministro ha riconosciuto che il problema del sovraffollamento delle carceri è da attribuire anche alla forte presenza di detenuti stranieri, per i quali via Arenula sta cercando di «potenziare gli accordi per farli tornare nella loro patria a scontare la pena». Inevitabile, a questo punto, un riferimento alla triste vicenda di Chico Forti, che ha inviato lunedì scorso dal suo luogo di detenzione in Usa un messaggio di ringraziamento a Fdi: «Siamo impegnati», ha detto il ministro Cartabia, «per farlo tornare in Italia e fargli scontare la pena restante nel nostro Paese».
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Il leader del M5s ad Atreju si accoda al pensiero del guru del Pd, Goffredo Bettini: «L’attuale formula non consente di indicare un presidente del Consiglio, io ne sono la testimonianza. Gli esecutivi non possono durare un anno»Il ministro della Giustizia ha usato parole benevole nei confronti di Giorgia Meloni. Poi ha perorato la riforma del Csm. «Carceri sovraffollate per la presenza di stranieri»Lo speciale contiene due articoliGiuseppi si butta sul proporzionale: ospite di Atreju, la kermesse organizzata da Fratelli d’Italia, il leader del M5s, Giuseppe Conte, alla domanda su quale legge elettorale ritenga migliore, risponde così: «Sulla legge elettorale la mia opinione è che non esiste una legge ideale. La legge elettorale interpreta il momento storico che si vive, e va confezionata sulla sensibilità di questa fase. Mi permetto di dire che in questa fase storica ci sono tante differenti sensibilità, sia nel centrodestra che nell’area progressista». Aggiunge Conte: «Credo che il modo migliore per affrontare la nuova legislatura sia un proporzionale con una soglia di sbarramento seria, al 5%. Consentirebbe alle forze politiche di poter competere con una relativa autonomia rispetto agli alleati di schieramento. Si può pensare a un patto di legislatura, contro il cambio di alleanze. La formula attuale», ricorda Giuseppi, «non ha consentito ai cittadini di indicare un presidente del Consiglio, io ne sono la testimonianza. La formula attuale non garantirà ai cittadini di eleggere il presidente del Consiglio neanche nella prossima legislatura».Conte non riesce proprio a tagliare il cordone ombelicale, in termini politici, con il guru del Pd, Goffredo Bettini: «Sulla legge elettorale», aveva detto in mattinata Bettini a Sky Tg24, «dico: proporzionale, proporzionale e ancora proporzionale. Le difficoltà di costituire una realtà dei cosiddetti riformisti per svolgere un ruolo positivo, mentre oggi svolgono soprattutto un ruolo di incursione negativa nei confronti del Pd e degli altri partiti, impone la scelta del proporzionale. Ognuno», aveva aggiunto Bettini, «deve riconquistare un suo profilo e le alleanze si faranno dopo la campagna elettorale, quando ognuno misurerà la sua forza e le sue proposte programmatiche per l’Italia».Il tuffo di Giuseppi sul proporzionale dimostra il sacro terrore del centrosinistra di perdere le prossime elezioni. In ogni caso, Conte dice la sua anche sulle riforme dicendo no alla proposta del presidenzialismo: «Mi permetto di dire», sottolinea Conte, «che ho avanzato delle proposte: non credo che ora ci sia la prospettiva di dare vita a una fase costituente. Ora serve qualcosa di concreto: firmiamo la sfiducia costruttiva, senza cambiare l’impostazione generale, facciamo come in Germania. Poi potremmo introdurre che si prende la fiducia a Camere congiunte, terzo possiamo ragionare sul premier che abbia la possibilità di revocare il mandato dei ministri. Serve stabilità», aggiunge il leader del M5s, «non possiamo avere un governo che duri un anno».Conte torna anche, con un certo fastidio, sul rifiuto alla proposta di Enrico Letta (che oggi alle 19 sarà intervistato, sempre ad Atreju, da Maurizio Belpietro e Bruno Vespa) di candidarsi alle suppletive del 16 gennaio, per il seggio alla Camera lasciato vacante da Roberto Gualtieri, eletto sindaco di Roma: «Siamo al terzo giorno di polemiche», evidenzia Conte, «e stiamo ancora parlando di questo seggio. Credo che ai cittadini interessino ben altri problemi. Enrico Letta mi ha fatto in modo molto cortese questa proposta, ne abbiamo parlato, gli ho espresso le mie perplessità e ho declinato. Gli ho spiegato le mie ragioni. Lo stipendio da deputato per vivere? Io da vari mesi non prendo una lira, sono in aspettativa all’università e non esercito la professione. Quando sono stato chiamato a questa grande responsabilità di fare il presidente del Consiglio ho tracciato una linea», argomenta l’ex premier, «ho mandato le fatture ai clienti, ho incassato un po’ e camperò di quello».In molti hanno interpretato il rifiuto di Conte a candidarsi alla Camera con la sua voglia matta di andare alle elezioni anticipate subito dopo l’elezione del presidente della Repubblica, in modo tale da poter compilare le liste e far eleggere suoi fedelissimi. Una chance che potrebbe sfuggirgli di mano se si votasse tra un anno, considerato che la sua leadership nel M5s è sempre più appannata. Ma quando si andrà al voto? «Gli elettori», risponde sibillino Conte, «devono votare ma una volta usciti da un contesto di emergenza. Le primarie per scegliere il leader del campo progressista? A tempo debito valuteremo il modo e il criterio migliore ma non mi spaventa questa possibilità».A proposito di presidente della Repubblica, a chi pensa Conte? «Non è che possiamo qui a metterci a discutere», risponde Giuseppi, «chi sarà il prossimo presidente della Repubblica. Vogliamo personalità di alto profilo morale? Se vogliamo questo, più la discussione sarà ampia, aperta a tutte le forze politiche, più avremo la garanzia che sarà rappresentante di tutti e che la rappresentanza sarà più elevata a livello morale. Non è scritto da nessuna parte», sottolinea Conte, «che la sua provenienza debba essere solo da una parte politica». Conte si lascia (di nuovo) andare a parole di apprezzamento nei confronti di Silvio Berlusconi: «Berlusconi», sottolinea Conte, «ha avuto un grande consenso, ha interpretato il sentire del Paese, ha interpretato il desiderio del bipolarismo e ha contribuito a spingere i partiti di destra verso una destra moderna e di governo».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/conte-si-butta-sul-proporzionale-per-non-scomparire-alle-elezioni-2655952075.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="cartabia-fdi-feeling-in-vista-colle" data-post-id="2655952075" data-published-at="1639003343" data-use-pagination="False"> Cartabia-Fdi, feeling in vista Colle Qualche irriducibile del retroscena, ieri pomeriggio ad Atreju, si è illuminato quando il Guardasigilli Marta Cartabia ha usato parole irritualmente benevole nei confronti di Fratelli d’Italia e di Giorgia Meloni, poi immortalate assieme sorridenti sul palco dai fotografi. Quando il ministro della Giustizia - di solito estremamente avara di pubbliche esternazioni - ha motivato la sua presenza alla festa più famosa della destra italiana con il dovere di confrontarsi con l’unico partito di opposizione, i più maliziosi tra i cronisti hanno buttato lì uno scenario in cui, magari tramontata o affossata in aula la candidatura di Silvio Berlusconi per il Quirinale, Fdi possa non ostacolare l’ipotesi Cartabia. Passando dal gioco del toto-Colle ai problemi urgenti del nostro Paese, c’è da dire che il confronto sulla giustizia ha messo molta carne al fuoco, anche per merito del deputato e responsabile Giustizia del partito, Andrea Delmastro, che ha introdotto il dibattito (cui ha partecipato anche l’ex pm Carlo Nordio) incalzando il ministro su questioni cruciali come la riforma del Csm, resa imprescindibile dall’esplosione del caso Palamara, lo stop alle porte girevoli tra magistratura e politica e la certezza della pena, messa in grave difficoltà dal sovraffollamento carcerario, dovuto a sua volta dall’altissima percentuale di detenuti stranieri e dalla tendenza all’indulto delle sinistre. E il ministro, le cui parole sono state più volte accompagnate dagli applausi dei presenti, non si è sottratto. Anzi, è partito forte annunciando un giro di consultazioni a partire da stamani coi partiti della maggioranza per arrivare finalmente a boccino con la riforma del sistema elettorale e della composizione del Consiglio superiore della magistratura, che i continui scandali non sono riusciti ancora a sottrarre dalla dittatura delle correnti spesso egemonizzate dalla sinistra. Una riforma che la Cartabia - lo ha fatto capire tra le righe - vorrebbe molto più incisiva di quel che verosimilmente sarà, ma per la quale occorrerà una convergenza che vada da M5s a Italia viva, e quindi il concreto rischio di un compromesso fortemente al ribasso. Nonostante ciò, il mood del ministro sulle storture del sistema si è capito quando si è lasciata andare ad un’anticipazione, citando il caso di Catello Maresca, magistrato ex candidato a sindaco di Napoli e ora contemporaneamente togato e consigliere comunale: «La proposta che farò alle forze di maggioranza», ha detto, «è come un caso come quello non possa mai più ripetersi. Che un giudice possa svolgere contemporaneamente funzioni giudiziarie e politiche non deve accadere». Quanto alle questioni che riguardano più strettamente la vita quotidiana dei cittadini, come i tempi della giustizia, sia essa penale, civile o tributaria, il Guardasigilli si è mostrata ottimista affermando che «i tempi per la riforma sono propizi» grazie alle risorse previste dal Pnrr per la digitalizzazione e l’assunzione di nuove risorse. Applausi anche quando il ministro ha riconosciuto che il problema del sovraffollamento delle carceri è da attribuire anche alla forte presenza di detenuti stranieri, per i quali via Arenula sta cercando di «potenziare gli accordi per farli tornare nella loro patria a scontare la pena». Inevitabile, a questo punto, un riferimento alla triste vicenda di Chico Forti, che ha inviato lunedì scorso dal suo luogo di detenzione in Usa un messaggio di ringraziamento a Fdi: «Siamo impegnati», ha detto il ministro Cartabia, «per farlo tornare in Italia e fargli scontare la pena restante nel nostro Paese».
Ford Puma Gen-E
Il modello è equipaggiato con una serie avanzata di Adas (Advanced driver assistance systems) abbastanza affidabile: pre-collision assist per intervenire in situazioni critiche; lane keeping system per mantenere la traiettoria; cruise control adattivo con riconoscimento dei segnali stradali; camera a 360°. Il motore promette, secondo la Casa, 523 km di autonomia nel ciclo urbano e 376 km in quello combinato. Dalle prove fatte, se nel ciclo urbano più o meno ci siamo, per quello misto il valore è leggermente inferiore al dichiarato. Onesta la velocità di ricarica: il produttore dichiara dal 10 all’80% in soli 23 minuti, a patto che si utilizzi una stazione di ricarica da 100 kW.
I PRO
Innanzitutto, la linea: la Puma è un’auto che piace agli italiani: lo scorso anno ha venduto, in tutte le sue motorizzazioni, oltre 25.000 esemplari. Non ci sono parti in plastica non verniciata all’esterno e questo, se da un lato rende più filante la linea, dall’altro espone le zone più critiche, come passaruota e fascioni anteriori e posteriori, a rischio di grattata. L’abitacolo è fatto bene: comodi ed esteticamente belli i sedili, gradevole il rivestimento in finta pelle di parte del cruscotto. Molto luminose le luci a led per illuminare l’abitacolo. Sorprende la capacità di carico: tra bagagliaio, profondissimo box immediatamente sotto (basta alzare il pianale per accedervi) e box ricavato nella parte anteriore, si raggiungono oltre 550 litri di spazio. Abbattendo i sedili posteriori (nella configurazione 60-40) si possono superare i 1.300 litri. Comodo e completo il grande quadro strumenti digitale da 12,8 pollici dietro al volante: tutte le informazioni sono al posto giusto e facilmente adocchiabili. Buona l’abitabilità: gli ingegneri Ford hanno saputo realizzare un piccolo capolavoro sfruttando ogni centimetro di spazio per rendere gradevole il soggiorno a bordo. Fanno egregiamente il loro lavoro i fari a led. Comodo il tunnel centrale a due piani, con tanti spazi dove riporre oggetti pure voluminosi e l’ormai immancabile piastra per la ricarica wireless dello smartphone.
I CONTRO
I tasti fisici sono ridotti al lumicino: ce ne sono soltanto quattro, il più utilizzabile è quello delle frecce d’emergenza. Per il resto, ci si deve affidare al grande display touch da 12 pollici centrale che non è immediatamente intuitivo: per trovare i vari comandi, ci si deve distrarre un po’ troppo dalla guida. Scomoda anche la manopola per la gestione delle luci: troppo nascosta dietro al volante e alla leva dei tergicristalli. Se si è un po’ alti, vedere che comando è impostato è un’impresa. Croccanti, come dicono gli esperti di auto, alcune plastiche all’interno. Divertente, ma forse troppo a rischio «deposito di polvere» la grande soundbar integrata sopra il cruscotto del sistema audio firmato da Bang & Olufsen da 575 watt. Altra pecca, l’utilizzo del nero lucido sul tunnel centrale: troppo a rischio graffio.
CONCLUSIONI
Le conclusioni si traggono sempre guardando il prezzo. La Puma Gen-E parte, con il modello base, da 27.250 euro (prezzo in promozione, il listino schizza a 33.250 euro) con già una buona dotazione di serie (fari proiettori e luci diurne a led, cerchi in lega da 17 pollici, gigabox posteriore, climatizzatore automatico). Per il modello definito «Premium» si spendono 2.000 euro in più. Grazie al cumulo tra incentivo statale (fino a 11.000 euro con rottamazione e Isee basso) e lo sconto Ford, il prezzo d’attacco può scendere sotto i 18.000 euro. Una quota che rende l’acquisto molto, molto interessante.
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Cassa Depositi e Prestiti archivia il 2025 con risultati senza precedenti, consolidando il suo ruolo di pilastro strategico per l’economia italiana. Nel primo anno del Piano Strategico 2025-2027, la Cassa ha raggiunto l’utile netto più alto della sua storia, toccando quota 3,4 miliardi di euro, in crescita del 3% rispetto all’anno precedente.
Un dato che non è solo un record finanziario, ma il motore di una potenza di fuoco che ha permesso di impegnare risorse per circa 29,5 miliardi di euro, attivando investimenti complessivi per oltre 73 miliardi grazie a un effetto leva di 2,5 volte.
«Il primo anno del nuovo Piano si chiude con un risultato storico che conferma l’efficacia della nostra strategia», ha sottolineato l’amministratore delegato Dario Scannapieco, in conferenza stampa durante la presentazione dei dati 2025 a Roma.
«Euphoria» (Sky)
Dopo quattro anni torna Euphoria con otto nuovi episodi su Sky. La terza stagione segue Rue cinque anni dopo, tra dipendenze e tentativi di rinascita, mentre i personaggi affrontano il passaggio all’età adulta e la possibilità di un futuro diverso.
Dopo quattro anni di silenzio, il gran ritorno. Euphoria, venticinque nomination agli Emmy e nove vittorie, è pronta a debuttare su Sky, con otto episodi inediti. La terza stagione dello show, incensato unanimemente per la capacità di esporre la realtà dei giovani, quella scomoda e poco patinata, sarà disponibile a partire dalla prima serata di lunedì 13 aprile. Giorno storico che, per chi abbia seguito lo show fin dal principio, legandosi a personaggi che poco hanno di iperbolico o cinematografico.
Rue Bennett, personaggio che ha eletto Zendaya icona globale, è un'adolescente tossica. Sulla carta, dovrebbe rappresentare un'eccezione, diversa dalla miriade di adolescenti che cerca di imbroccare la strada giusta per il mondo dei grandi. Eppure, nelle sue fragilità, opportunamente romanzate per tener viva la narrazione televisiva, riesce a ricalcare le difficoltà dei ragazzi di oggi: la fatica nel costruire un'identità propria, estranea alle pressioni della società e al bisogno quasi epidermico di sentirsi parte di un tutto, le insicurezze, la scarsa fiducia nel domani. Rue Bennett è una tossicodipendente dei sobborghi californiani, figlia di una madre che non ha granché da offrirle. Ed è, però, quel che tanti, tantissimi adolescenti sono.
Euphoria l'ha trovata così, la sua forza: ricalcando con mano pesante la vita vera, le difficoltà comuni a tanti, quelle che, spesso, vengono derubricate a facezie. Ha individuato i problemi dei giovani e, su questi, ha costruito un impianto narrativo che potesse farli sentire visti, ascoltati, capiti. Dunque, mai soli. Anche in età semi-adulta.La terza stagione dello show, difatti, prosegue oltre l'adolescenza, e Rue la trova in Messico, cinque anni più tardi rispetto ai fatti narrati nelle prime stagioni. Cresciuta, ma non cambiata, ha ancora problemi di droga e dipendenza. Ha debiti e una vita segnata dall'improvvisazione, quella che di romantico ha poco. I suoi amici sono cresciuti. Qualcuno sembra avercela fatta, qualcun altro no. Uno è a un passo dalle nozze, un altro iscritto ad una scuola d'arte. Sono distanti, ma chiamati, tutti, a confrontarsi con la fede: non quella religiosa, ma quella che porta a credere che un domani migliore sia cosa possibile e che le risorse per attuarlo siano intrinseche all'essere umano. Anche a Rue, chiamata a scegliere fra paura e coraggio.
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