• Fondi ed Etf garantiscono guadagni limitati, mentre le azioni, molto rischiose, arrivano a +90% in un anno L’appello delle aziende europee contro i dazi all’importazione: «Eliminateli o le piccole imprese spariranno».
  • I vantaggi del metallo leggero però non sono legati soltanto alla salvaguardia dell’ambiente bensì anche alle performance dell’auto.

Lo speciale contiene due articoli

I dazi sull’alluminio grezzo stanno deprimendo il settore e, nonostante l’Europa sia un importatore netto di questo metallo (il Vecchio continente importa circa il 74% dell’alluminio primario), le tariffe per l’importazione vanno dal 3% al 6%. A lanciare questo monito è la Face, la Federazione dei consumatori di alluminio in Europa, che chiede di eliminare i dazi perché la situazione non è più sostenibile.

Come spiega uno studio della Luiss, il mantenimento dei dazi «si è tradotto per il settore dell’alluminio a valle in un costo addizionale che ammonta fino a 18 miliardi di euro». Tale onere aggiuntivo per l’industria dell’alluminio, caratterizzata da bassi margini di profitto e dove l’alluminio grezzo rappresenta più del 50% dei costi di produzione dei semilavorati, spiega la Face, «costituisce una minaccia per la sopravvivenza del settore, composto in gran parte da piccole e medie imprese che devono già contrastare una forte concorrenza internazionale, in particolare dalla Cina».

Il dazio del 6% all’import di metallo grezzo venne introdotto diversi decenni fa per proteggere i produttori di primario dell’Ue, ma lo studio Luiss dimostra che questa misura non ha impedito il declino dell’industria europea, con la progressione continua di disinvestimenti e chiusure da parte dei grandi produttori.

In sostanza, dal 2008 l’Europa ha perso il 30% della sua capacità produttiva di alluminio primario a causa di una mancanza strutturale di competitività. Inoltre, in seguito a ulteriori chiusure recentemente annunciate in Spagna, la produzione in Europa è ormai limitata a circa 2 milioni di tonnellate. Ironia della sorte, la domanda europea di prodotti in alluminio è cresciuta in media del 3% l’anno ma, secondo lo studio della Luiss, oggi l’industria europea dell’alluminio sta operando a livelli di produzione pre 2008.

Non è un caso, dunque, che, anche sotto il profilo degli investimenti finanziari, questo metallo fatichi a correre. «L’alluminio ha attraversato una fase dove le scorte sono rimaste alte, a causa delle incertezze legate ai timori di un prolungato rallentamento della produzione industriale», spiega Stefano Gianti, analista di Swissquote.

Investire nelle aziende che operano nell’alluminio, quindi, può non essere facile. Proprio a causa delle difficoltà del settore, scegliere fondi o Etf può rappresentare una strada sicura ma non certo redditizia. Il fondo passivo iPath bloomberg aluminum subindex total return etn in tre anni ha reso lo 0,84%. Non è andata meglio allo Xme – Spdr S&P metals & mining etf che in 36 mesi ha reso il 3,64%. La soluzione più vantaggiosa, ma anche quella più rischiosa, resta quindi quella di investire direttamente nel comparto azionario. Il titolo della Rio Tinto in tre anni è cresciuto del 90,2%, quello della Alumina ltd del 63,2% e quello della United company rusal del 26,6%.

Attenzione, però: se decidete di avventurarvi in questo settore, il consiglio è sempre quello di rivolgervi a un consulente finanziario.

Da non perdere

I nostri soldi

Si sgonfia l’IA: crollano le Borse Ue

Non bastano i timori legati a Medio Oriente e Ucraina a spiegare la giornata nera dei mercati di ieri. Martedì 23 giugno la pressione è arrivata soprattutto dal comparto tecnologico: una vendita diffusa sui titoli dei semiconduttori e dell’intelligenza artificiale…

Ticket di 50 euro per vedere Venezia
I nostri soldi

Ticket di 50 euro per vedere Venezia

Un superticket che potrebbe arrivare fino a 50 euro. È questa l’idea lanciata dal primo cittadino, che ha annunciato la richiesta al governo di alzare la soglia del biglietto di ingresso per i turisti nella città lagunare dagli attuali 5-10…

Ripagare il Pnrr ci costerà una manovra
I nostri soldi

Ripagare il Pnrr ci costerà una manovra

È ormai da quasi sei anni che sosteniamo che l’accordo politico concluso da Giuseppe Conte all’alba del 21 luglio 2020, che poi ha portato al Pnrr, sarà ricordato come un’enorme e dannosa ipoteca sul futuro degli italiani. Avevamo previsto -…