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2023-07-12
Da Cinecittà ai bandi sugli asili nido: 10 cambi per la quarta rata del Pnrr
Raffaele Fitto (Imagoeconomica)
Sul Pnrr il governo accelera e mette a punto quelle correzioni al piano originario destinate a rendere più rapida l’erogazione della quarta rata da 16 miliardi di euro da parte della Commissione europea, mentre sull’incasso della terza, da 19 miliardi, c’è ottimismo su uno sblocco imminente. Ieri mattina si è riunita a Palazzo Chigi la cabina di regia sul Pnrr, al termine della quale il ministro agli Affari europei ha illustrato lo stato dell’arte in conferenza stampa. Prima di questo appuntamento, è stato il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, a rilasciare alcune dichiarazioni un po’ sibilline: «Auspico che queste risorse arrivino», ha detto Giorgetti, «se non arrivano diventa un problema, è evidente. Al momento siamo in grado di gestire la situazione. Se la terza rata fosse entrata prima sarebbe stato meglio, ma stiamo gestendo la situazione confidando che quanto prima questa terza rata venga somministrata». Sono 10 su 27 gli obiettivi intermedi della quarta rata modificati ieri dalla cabina di regia, che interessano sei ministeri: Imprese e Made in Italy, Infrastrutture e Trasporti, Ambiente, Istruzione, Cultura e Politiche di coesione. Per il progetto sullo sviluppo dell’industria cinematografica cambia soltanto il nome del soggetto attuatore, da Istituto Luce Studios a Cinecittà.
Ridefiniti poi gli investimenti sulla tecnologia satellitare; corretto un errore del progetto Osservatore della Terra; si chiede più tempo per mettere a punto altri bandi sugli asili nido; per quanto attiene le infrastrutture di ricarica elettrica, a seguito dei bandi per le stazioni di ricarica che prevedevano 4.000 colonnine nei centri urbani e 2.500 nelle aree extraurbane, sono pervenute 4.700 richieste solo per le città: la proposta di modifica mira alla pubblicazione di nuovi bandi; sulla sperimentazione dell’idrogeno per la mobilità ferroviaria, le modifiche sono relative alle gare non andate a buon fine; sull’efficienza energetica si aumenta l’obiettivo dell’Ecobonus e si permette di rendicontare l'installazione di caldaie a condensazione a gas in sostituzione delle caldaie a minore efficienza. La settima modifica consente al governo di indire nuove gare per le colonnine sulle aree extraurbane, essendo andate deserte le prime. L'ottava modifica chiarisce che «nessun gas naturale deve essere utilizzato per la produzione di idrogeno da usare nella riduzione diretta del ferro». La nona rivede le soglie per gli avvisi dei progetti di interventi contro la povertà educativa nel Mezzogiorno a sostegno del Terzo settore. Infine, la decima modifica la descrizione del traguardo dell'investimento «Creazione di imprese femminili».
«Al momento», ha detto Fitto, «solo tre paesi hanno chiesto il pagamento della terza rata, Spagna, Italia e Grecia, e nessuno ha chiesto quello della quarta. Se noi siamo in ritardo, gli altri che situazione hanno? Questo percorso ci consentirà di poter chiedere nei prossimi giorni il pagamento della quarta rata. Il lavoro che il governo ha introdotto è serio e costruttivo, abbiamo fatto un lavoro positivo, è un metodo che punta a risolvere preventivamente elementi di non condivisione. Le garanzie per i tempi per ricevere la quarta rata del Pnrr», ha chiarito Fitto, «non può darle nessuno. Noi abbiamo impostato un lavoro preliminare definendo quali obiettivi andavano corretti per raggiungere il risultato ed evitare di avere una fase di verifica molto lunga». E la terza rata quando arriverà? «È stata sottoposta a lunghe e accurate verifiche da parte della Ue», ha risposto Fitto, «proprio su questo abbiamo approntato il lavoro sulla quarta, per evitare queste lungaggini». Ieri sera un portavoce della Commissione Ue ha confermato all’Ansa di «aver ricevuto la proposta di revisione mirata del piano dell’Italia, relativa a 10 misure nell'ambito della quarta richiesta di pagamento. Come sempre», ha aggiunto, «effettueremo le nostre analisi e riserveremo ogni commento pubblico sulle misure in questione a quando la nostra valutazione sarà completata».
Le opposizioni non si accontentano: «La cruda realtà», commenta la vicepresidente del senato Mariolina Castellone, del M5s, «è che il ministro Fitto, per l’ennesima volta senza la premier Meloni al suo fianco, non è stato in grado di fornire uno straccio di dato o garanzia sui tempi di incasso della terza rata del Pnrr da 19 miliardi per l’Italia e sul percorso per l’ottenimento della quarta rata da 16 miliardi». «Il ministro Fitto», attacca il capogruppo dem in senato, Francesco Boccia, «dice che modifica 10 interventi del Pnrr, e non ci dice quali, ma di fatto sta ammettendo quello che le opposizioni più volte hanno sottolineato: la quarta rata non è più certa, almeno non è certa nel 2023». A Boccia risponde il capogruppo di Fdi alla Camera, Tommaso Foti: «Il collega Boccia», argomenta Foti, «prende fischi per fiaschi: anziché inventare teoremi o dispensare reprimende in ordine a quanto definito sul Pnrr e sulla quarta rata, può rivedere la conferenza stampa di oggi del ministro Fitto oppure leggere il documento con le proposte di modifica distribuito alla stampa. Rispetteremo la scadenza del 31 agosto per la revisione del Pnrr nella sua interezza e per mettere a terra tutte le risorse, con le correzioni necessarie».
Social card: 382 euro per la spesa
Una «carta sociale» o una «carta spesa», ribattezzata «Dedicata a te». È il nuovo strumento di sostegno al potere d’acquisto delle famiglie con reddito più basso che il governo ha individuato e presentato ieri con una conferenza stampa a Largo Chigi. La carta funzionerà con un contributo unico di 382,50 euro (caricato su una carta Postepay) per l’acquisto di generi alimentari di prima necessità e sarà destinata a chi ha un Isee non superiore a 15.000 euro. Sarà distribuita da Poste italiane e sarà disponibile per circa 1,3 milioni di famiglie. Il premier Giorgia Meloni ha tenuto a sottolineare, nel videomessaggio inviato alla presentazione, che «avrà un valore più ampio grazie a tutta la scontistica messa a disposizione dalla grande distribuzione». La misura è stata inserita nella legge di Bilancio 2023, grazie allo stanziamento di un fondo di 500 milioni di euro, per coprire questo aiuto una tantum, che verrà erogato attraverso gli uffici postali.
Dal 18 luglio i Comuni invieranno le comunicazioni ai beneficiari nelle quali ci saranno le indicazioni per il ritiro presso gli uffici postali. Il termine iniziale era il 26 giugno ma poi è slittato per consentire all’Inps un supplemento di verifiche sulla platea dei beneficiari. La carta dovrà essere attivata entro il 15 settembre. «È un segnale di attenzione - ha detto ancora il premier - verso chi è in difficoltà, noi ci siamo e cerchiamo di fare del nostro meglio per dare una mano». I beneficiari del contributo sono stati individuati tra i cittadini appartenenti ai nuclei familiari, residenti nel territorio italiano, in possesso di due requisiti: iscrizione nell’anagrafe della popolazione residente (comunale) e titolarità di una certificazione Isee ordinario, in corso di validità, con indicatore non superiore ai 15.000 euro annui. Una cosa molto importante è che questo strumento sarà cumulabile col reddito di cittadinanza, col reddito di inclusione o con qualsiasi altra misura di inclusione sociale o sostegno alla povertà di cui almeno uno dei componenti sia percettore.
Cosa altrettanto importante: la mancata effettuazione del primo pagamento entro il 15 settembre 2023 comporterà la disattivazione della carta e la decadenza del beneficio. Non si potranno acquistare bevande alcoliche, e gli acquisti potranno essere effettuati presso tutti gli esercizi commerciali che vendono generi alimentari, aderenti all’iniziativa. Per il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, «le misure che abbiamo escogitato a dicembre potranno anche essere rinnovate, dipende dal successo e dall’andamento dell'inflazione in particolare dei beni. Faremo un bilancio più avanti - ha aggiunto - rispetto a questo tipo di andamento». Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha sottolineato la non cumulabilità col reddito di cittadinanza: «La cassa dello Stato – ha detto - non ha risorse infinite, dobbiamo cercare di dare una mano a tutti coloro che hanno bisogno, predisponendo misure calibrate».
Plaude alla misura Coldiretti: «L’inflazione alimentare più alta da 40 anni - ha sottolineato in una nota - ha costretto le famiglie a ridurre del 4,7% le quantità di cibo acquistate con effetti diretti sulla produzione agroalimentare nazionale». Così come è positivo il giudizio degli esercenti e della distribuzione, come osserva il presidente di Federdistribuzione Carlo Alberto Buttarelli: «L’iniziativa - ha detto - è molto importante e fin da subito abbiamo assicurato la nostra collaborazione». Mastica amaro l’opposizione: Nicola Fratoianni, dell’Alleanza verdi sinistra, ha definito un «insulto» l’entità della somma caricata sulla card, mentre per il suo compagno di schieramento Angelo Bonelli si tratta di un «palliativo».
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Raffaele Fitto ottimista: «Abbiamo definito gli obiettivi da correggere per evitare poi tempi troppo lunghi di verifica». L’Ue: «Ricevute le richieste di revisione». Giancarlo Giorgetti: «Avrei preferito che la terza quota arrivasse prima».Aiuti per 1,3 milioni di famiglie: il contributo sarà caricato su una tessera Postepay e servirà ad acquistare generi alimentari per chi ha un Isee fino a 15.000 euro.Lo speciale contiene due articoli.Sul Pnrr il governo accelera e mette a punto quelle correzioni al piano originario destinate a rendere più rapida l’erogazione della quarta rata da 16 miliardi di euro da parte della Commissione europea, mentre sull’incasso della terza, da 19 miliardi, c’è ottimismo su uno sblocco imminente. Ieri mattina si è riunita a Palazzo Chigi la cabina di regia sul Pnrr, al termine della quale il ministro agli Affari europei ha illustrato lo stato dell’arte in conferenza stampa. Prima di questo appuntamento, è stato il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, a rilasciare alcune dichiarazioni un po’ sibilline: «Auspico che queste risorse arrivino», ha detto Giorgetti, «se non arrivano diventa un problema, è evidente. Al momento siamo in grado di gestire la situazione. Se la terza rata fosse entrata prima sarebbe stato meglio, ma stiamo gestendo la situazione confidando che quanto prima questa terza rata venga somministrata». Sono 10 su 27 gli obiettivi intermedi della quarta rata modificati ieri dalla cabina di regia, che interessano sei ministeri: Imprese e Made in Italy, Infrastrutture e Trasporti, Ambiente, Istruzione, Cultura e Politiche di coesione. Per il progetto sullo sviluppo dell’industria cinematografica cambia soltanto il nome del soggetto attuatore, da Istituto Luce Studios a Cinecittà. Ridefiniti poi gli investimenti sulla tecnologia satellitare; corretto un errore del progetto Osservatore della Terra; si chiede più tempo per mettere a punto altri bandi sugli asili nido; per quanto attiene le infrastrutture di ricarica elettrica, a seguito dei bandi per le stazioni di ricarica che prevedevano 4.000 colonnine nei centri urbani e 2.500 nelle aree extraurbane, sono pervenute 4.700 richieste solo per le città: la proposta di modifica mira alla pubblicazione di nuovi bandi; sulla sperimentazione dell’idrogeno per la mobilità ferroviaria, le modifiche sono relative alle gare non andate a buon fine; sull’efficienza energetica si aumenta l’obiettivo dell’Ecobonus e si permette di rendicontare l'installazione di caldaie a condensazione a gas in sostituzione delle caldaie a minore efficienza. La settima modifica consente al governo di indire nuove gare per le colonnine sulle aree extraurbane, essendo andate deserte le prime. L'ottava modifica chiarisce che «nessun gas naturale deve essere utilizzato per la produzione di idrogeno da usare nella riduzione diretta del ferro». La nona rivede le soglie per gli avvisi dei progetti di interventi contro la povertà educativa nel Mezzogiorno a sostegno del Terzo settore. Infine, la decima modifica la descrizione del traguardo dell'investimento «Creazione di imprese femminili». «Al momento», ha detto Fitto, «solo tre paesi hanno chiesto il pagamento della terza rata, Spagna, Italia e Grecia, e nessuno ha chiesto quello della quarta. Se noi siamo in ritardo, gli altri che situazione hanno? Questo percorso ci consentirà di poter chiedere nei prossimi giorni il pagamento della quarta rata. Il lavoro che il governo ha introdotto è serio e costruttivo, abbiamo fatto un lavoro positivo, è un metodo che punta a risolvere preventivamente elementi di non condivisione. Le garanzie per i tempi per ricevere la quarta rata del Pnrr», ha chiarito Fitto, «non può darle nessuno. Noi abbiamo impostato un lavoro preliminare definendo quali obiettivi andavano corretti per raggiungere il risultato ed evitare di avere una fase di verifica molto lunga». E la terza rata quando arriverà? «È stata sottoposta a lunghe e accurate verifiche da parte della Ue», ha risposto Fitto, «proprio su questo abbiamo approntato il lavoro sulla quarta, per evitare queste lungaggini». Ieri sera un portavoce della Commissione Ue ha confermato all’Ansa di «aver ricevuto la proposta di revisione mirata del piano dell’Italia, relativa a 10 misure nell'ambito della quarta richiesta di pagamento. Come sempre», ha aggiunto, «effettueremo le nostre analisi e riserveremo ogni commento pubblico sulle misure in questione a quando la nostra valutazione sarà completata». Le opposizioni non si accontentano: «La cruda realtà», commenta la vicepresidente del senato Mariolina Castellone, del M5s, «è che il ministro Fitto, per l’ennesima volta senza la premier Meloni al suo fianco, non è stato in grado di fornire uno straccio di dato o garanzia sui tempi di incasso della terza rata del Pnrr da 19 miliardi per l’Italia e sul percorso per l’ottenimento della quarta rata da 16 miliardi». «Il ministro Fitto», attacca il capogruppo dem in senato, Francesco Boccia, «dice che modifica 10 interventi del Pnrr, e non ci dice quali, ma di fatto sta ammettendo quello che le opposizioni più volte hanno sottolineato: la quarta rata non è più certa, almeno non è certa nel 2023». A Boccia risponde il capogruppo di Fdi alla Camera, Tommaso Foti: «Il collega Boccia», argomenta Foti, «prende fischi per fiaschi: anziché inventare teoremi o dispensare reprimende in ordine a quanto definito sul Pnrr e sulla quarta rata, può rivedere la conferenza stampa di oggi del ministro Fitto oppure leggere il documento con le proposte di modifica distribuito alla stampa. Rispetteremo la scadenza del 31 agosto per la revisione del Pnrr nella sua interezza e per mettere a terra tutte le risorse, con le correzioni necessarie».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/cinecitta-bandi-asili-nido-pnrr-2662268411.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="social-card-382-euro-per-la-spesa" data-post-id="2662268411" data-published-at="1689175083" data-use-pagination="False"> Social card: 382 euro per la spesa Una «carta sociale» o una «carta spesa», ribattezzata «Dedicata a te». È il nuovo strumento di sostegno al potere d’acquisto delle famiglie con reddito più basso che il governo ha individuato e presentato ieri con una conferenza stampa a Largo Chigi. La carta funzionerà con un contributo unico di 382,50 euro (caricato su una carta Postepay) per l’acquisto di generi alimentari di prima necessità e sarà destinata a chi ha un Isee non superiore a 15.000 euro. Sarà distribuita da Poste italiane e sarà disponibile per circa 1,3 milioni di famiglie. Il premier Giorgia Meloni ha tenuto a sottolineare, nel videomessaggio inviato alla presentazione, che «avrà un valore più ampio grazie a tutta la scontistica messa a disposizione dalla grande distribuzione». La misura è stata inserita nella legge di Bilancio 2023, grazie allo stanziamento di un fondo di 500 milioni di euro, per coprire questo aiuto una tantum, che verrà erogato attraverso gli uffici postali. Dal 18 luglio i Comuni invieranno le comunicazioni ai beneficiari nelle quali ci saranno le indicazioni per il ritiro presso gli uffici postali. Il termine iniziale era il 26 giugno ma poi è slittato per consentire all’Inps un supplemento di verifiche sulla platea dei beneficiari. La carta dovrà essere attivata entro il 15 settembre. «È un segnale di attenzione - ha detto ancora il premier - verso chi è in difficoltà, noi ci siamo e cerchiamo di fare del nostro meglio per dare una mano». I beneficiari del contributo sono stati individuati tra i cittadini appartenenti ai nuclei familiari, residenti nel territorio italiano, in possesso di due requisiti: iscrizione nell’anagrafe della popolazione residente (comunale) e titolarità di una certificazione Isee ordinario, in corso di validità, con indicatore non superiore ai 15.000 euro annui. Una cosa molto importante è che questo strumento sarà cumulabile col reddito di cittadinanza, col reddito di inclusione o con qualsiasi altra misura di inclusione sociale o sostegno alla povertà di cui almeno uno dei componenti sia percettore. Cosa altrettanto importante: la mancata effettuazione del primo pagamento entro il 15 settembre 2023 comporterà la disattivazione della carta e la decadenza del beneficio. Non si potranno acquistare bevande alcoliche, e gli acquisti potranno essere effettuati presso tutti gli esercizi commerciali che vendono generi alimentari, aderenti all’iniziativa. Per il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, «le misure che abbiamo escogitato a dicembre potranno anche essere rinnovate, dipende dal successo e dall’andamento dell'inflazione in particolare dei beni. Faremo un bilancio più avanti - ha aggiunto - rispetto a questo tipo di andamento». Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha sottolineato la non cumulabilità col reddito di cittadinanza: «La cassa dello Stato – ha detto - non ha risorse infinite, dobbiamo cercare di dare una mano a tutti coloro che hanno bisogno, predisponendo misure calibrate». Plaude alla misura Coldiretti: «L’inflazione alimentare più alta da 40 anni - ha sottolineato in una nota - ha costretto le famiglie a ridurre del 4,7% le quantità di cibo acquistate con effetti diretti sulla produzione agroalimentare nazionale». Così come è positivo il giudizio degli esercenti e della distribuzione, come osserva il presidente di Federdistribuzione Carlo Alberto Buttarelli: «L’iniziativa - ha detto - è molto importante e fin da subito abbiamo assicurato la nostra collaborazione». Mastica amaro l’opposizione: Nicola Fratoianni, dell’Alleanza verdi sinistra, ha definito un «insulto» l’entità della somma caricata sulla card, mentre per il suo compagno di schieramento Angelo Bonelli si tratta di un «palliativo».
Giorgia Meloni e Tetsuo Hara (Ansa)
La frase del premier è peraltro significativa. Due parole risaltano: «crescita» e «immaginario». Nata nel 1977, la Meloni si è sicuramente trovata, da bambina, al centro dello tsunami giapponese che travolse un’intera generazione, la prima che ha vissuto la televisione come una esperienza formativa autonoma, oltre e spesso contro la vigilanza dei genitori. Nel libro Mia figlia, la filosofia, Simone Regazzoni ha dedicato a questo argomento alcune pagine ispirate: «Siamo alla fine degli anni Settanta e anch’io come milioni di altri bambini e bambine prendo parte a un evento inaudito, a un rito collettivo che provoca la reazione allarmata di genitori, intellettuali, uomini politici che portano Goldrake sui giornali e in Parlamento lanciando allarmi contro l’eccesso di violenza della religione delle macchine». Lo sbarco dei tecnomostri nipponici era avvenuto il 4 aprile 1978 quando, su Rai 2, era andata in onda la prima puntata di Goldrake. Grazie a lui, l’Italia scopriva finalmente il mondo eroico del Sol Levante. Da lì in poi sarebbe stato un diluvio di cartoni animati giapponesi, distribuiti per lo più su reti locali, in un’anarchia di traduzioni, censure e salti narrativi a casaccio.
Per i bambini di allora, il salto culturale fuori dall’universo Disney fu abbacinante: di punto in bianco un prodotto per ragazzini (o quanto meno qui percepito come tale) mescolava ironia surreale, parentesi poetiche, ammiccamenti erotici, tensione tragica. Gli adulti non si accorsero subito del fenomeno. E quando lo fecero, fu immediatamente moral panic. Silverio Corvisieri denunciava ad esempio su Repubblica «l’orgia della violenza annientatrice, il culto della delega al grande combattente, la religione delle macchine elettroniche, il rifiuto viscerale del “diverso”». Ken il guerriero, poi, ci mise il carico.
In Giappone, l’anime (e prima ancora il manga) comparve in un contesto contrassegnato da storie sempre più edonistiche ed eroticizzate. Kenshiro rappresentò un brutale richiamo all’ordine, grazie anche alla penna di Buronson, al secolo Yoshiyuki Okamura, lo sceneggiatore del fumetto disegnato per l’appunto da Tetsuo Hara. Buronson proveniva dal mondo militare e si ispirava a Mad Max e Sergio Leone. Nulla a che vedere con i nuovi autori fighetti che si affacciavano sulla scena. Arrivato in Italia nel 1987, l’anime vedeva il protagonista, Kenshiro, erede di una delle più importanti scuole di arti marziali del Giappone, attraversare un mondo post apocalittico popolato di bande di predoni. Nel cartone non c’erano i classici robottoni, ma c’era di peggio: una violenza smisurata. Ken sapeva come far, letteralmente, esplodere i suoi nemici toccando specifici punti di pressione. Di punto in bianco, l’Italia si popolò di bambini che tentavano, con risultati dubbi, di far esplodere fratelli minori e compagni di giochi.
Ma non c’era solo violenza bruta. Come gli eroi omerici, Ken era un eroe capace di alternare stragi di nemici e lacrime sincere. Era poi un eroe che non combatteva più «per l’umanità» o per ideali astratti, come Mazinga e gli altri, bensì per la sua famiglia, per l’amicizia, per legami concreti e solidi. Come educatore di una generazione, ci poteva capitare di peggio.
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Pasquale Stanzione (Ansa)
Perché è importante la sua età? Come ci ricorda l’ex ministro per gli Affari regionali nei governi Renzi e Gentiloni, ex vicesegretario di Azione e oggi deputato di Fi, Enrico Costa, Stanzione venne scelto dal Pd, non tanto per le sue competenze, ma proprio per la sua età, che avrebbe permesso di scalzare un altro candidato eccellente, Ignazio La Russa. L’attuale presidente del Senato, infatti, cinque anni fa, quando aveva 73 anni, ambiva a ricoprire proprio il ruolo di Garante per la protezione dei dati. Ma il meccanismo che venne straordinariamente introdotto quella volta, non gli permise di conquistare quel posto. «Perché nel 2020 il Pd ha scelto Stanzione come commissario e poi Garante della privacy? Per competenza, per appartenenza, per le pubblicazioni? Niente di tutto ciò. Venne scelto per anzianità», scrive Costa su X. «I commissari privacy vengono eletti da Camera e Senato. Due eletti dal centrodestra, due dal centrosinistra. Tra di loro si elegge il presidente. A parità di voti vince il più anziano. Siccome La Russa non nascose il desiderio di fare il Garante, il Pd corse ai ripari per impedirglielo. Come? Scorrendo l’elenco dei candidati, non alla voce “cv”, ma alla voce “data di nascita”». Nome dopo nome, l’attenzione dei dem si fermò sulla domanda di “Stanzione Pasquale, nato il 3 luglio 1945”, due anni in più di La Russa. A quel punto Stanzione diventò il candidato anziano del Pd». Peraltro entrambi nati in luglio, ma per La Russa la corsa si interruppe lì. «Ecco la genesi di Stanzione presidente a cura delle menti sopraffine della sinistra», commenta Costa. «Magari era pure bravo ma non era quella la priorità in quel momento. La priorità era non far vincere La Russa. Fu scelto da loro e votato da loro. Il M5s aveva scelto Guido Scorza. La Lega Ginevra Cerrina Feroni. E Fratelli d’Italia Agostino Ghiglia. Ricordo questa storiella a chi parla di asservimento del Garante alla politica, ma dimentica qualche dettaglio. E la ricordo a quei dem che oggi fanno gli indignati. Fanno finta di nulla e fischiettano come i passanti».
Giovedì, infatti, la Procura di Roma ha ordinato la perquisizione della sede romana del Garante della privacy, e delle case a Roma, Torino, Firenze e Salerno dei quattro membri del collegio direttivo, incluso il presidente Stanzione, tutti indagati. Nelle accuse si legge di una gestione «abbastanza disinvolta» delle spese pubbliche e viene riportata una serie di episodi in cui i membri del collegio avrebbero usato in modo improprio fondi a cui avevano accesso. Inoltre, i membri del collegio si sarebbero fatti influenzare nelle loro decisioni in cambio di favori o denaro: i reati ipotizzati sono peculato e corruzione. La Procura dice che, dal 2021 al 2024, le spese per il collegio direttivo sono aumentate del 46 per cento. L’eccedenza sarebbe riconducibile «a rimborsi per viaggi, voli aerei in business, soggiorni in hotel di lusso, cene, servizi di lavanderia, fitness e cura della persona». Tra le accuse a Stanzione c’è anche quella di aver comprato carne per oltre 6.000 euro in una famosa macelleria e di essersi fatto rimborsare le spese dell’affitto della sua casa a Roma per 3.700 euro al mese, quando l’affitto era di 2.900 euro. Ieri, in serata, Scorza, membro del collegio del Garante (accusato di per peculato e corruzione), si è dimesso. Ma il Pd continua a fischiettare.
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Matteo Renzi (Ansa)
È una chiamata alle armi, nel senso di turibolo da sacrestia. È un segnale di fumo a Ernesto Maria Ruffini e al suo «Più Uno», l’ammucchiata cattodem che si sta strutturando. Ma soprattutto è un siluro al Nazareno a trazione Elly Schlein e al campo largo, che Renzi boccia senza pudore dopo aver tentato in tutti i modi di entrarci come stampella morotea. A un anno abbondante dalle elezioni i movimenti politici pseudo-centristi hanno l’urgenza di definire un perimetro che somiglia al lodo Garofani, a quell’uscita natalizia del consigliere per la Difesa del Quirinale nella quale veniva auspicato «un provvidenziale scossone» per sconfiggere il centrodestra, con la chiosa: «Basterebbe una grande lista civica nazionale». Sotto il prestigioso cappello, ça va sans dire, del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, la più margheritosa delle margherite.
È l’obiettivo dell’ex Gabelliere dell’Agenzia delle entrate. È il punto di approdo di «Comunità riformista» e dei ramoscelli sparsi dell’Ulivo prodiano. Adesso anche di Renzi, che sogna di diventarne il leader, o meglio il federatore. Ecco perché aggiunge: «Non vogliamo che questa casa riformista dia le chiavi di casa solo a qualcuno. Ma c’è un punto, chi entra non sta alla finestra e chi viene, viene a dare una mano. Questa è casa riformista, che fa vincere o perdere le elezioni, che decide se al Quirinale ci va una persona normale o no». Per normali, con un accenno di razzismo politico, intende coloro che piacciono a lui.
Francesco Saverio Garofani non può che stappare un’altra bottiglia. Quella che il nostro giornale anticipò e venne definita «un ridicolo sconfinamento» dal Colle, in realtà era una profezia. E il senatore di Scandicci - primo elettore di Mattarella da premier nel 2015 e sponsor del consigliere profeta nella sua avventura piddina - intende avverarla chiamando in causa soprattutto sindaci e riformisti del Pd, i più critici della gestione Schlein appiattita sul M5s e sulla Cgil estremista di Maurizio Landini. Gli fanno comodo. E infatti conclude: «Da soli non bastiamo, allargare le porte è indispensabile. Iv ha questo compito, dare una grande mano perché c’è un governo che sta impoverendo l'Italia. E l’opposizione deve smetterla di piangersi addosso, deve fare opposizione sui contenuti. Anche perché non va sottovalutato l’effetto Vannacci, che a destra porterà via il 3%».
Renzi spera di coalizzare il centrosinistra rosè, quello della «provvidenza» mattarelliana che va da Paolo Gentiloni ad Andrea Riccardi con tutto il Sant’Egidio; dal cardinal Matteo Zuppi ai gesuiti vaticani; da Dario Franceschini (anche se ha da poco varato il Correntone guardando a sinistra) a Graziano Delrio; dagli amici di Base riformista messi in un angolo nel Pd ai possibili esodati dalla segretaria che ha in mano le prossime liste elettorali. Al Nazareno è infatti in atto una guerriglia sotterranea per la deroga al tetto delle tre legislature, come da statuto. Riguarda 37 big. C’è chi la otterrà facilmente (gli ex ministri e gli ex capogruppo), chi con qualche escamotage (la durata temporale dei mandati, compresi i festivi), ma i peones rischiano grosso e la forbice è nelle mani della segretaria.
I riformisti si sentono nel mirino dopo che il presidente del partito, Stefano Bonaccini, li ha definiti «socialdemocratici da salotto». Un mese fa erano tutti alla convention di Siena guidati da ex sindaci che fanno il pieno di voti come Antonio Decaro e Giorgio Gori. Fra loro, numeri uno dell’epoca renziana come Lorenzo Guerini, Simona Malpezzi, Filippo Sensi, Marco Nannicini, oggi defilati. Non per niente ieri ad applaudire l’ex premier c’era il Vanity borgomastro di Milano, Beppe Sala. Quando l’ha visto, Renzi si è lanciato in un’invettiva contro il Pd milanese, che qualche giorno fa (parole del segretario Alessandro Capelli) aveva auspicato una discontinuità per lanciare la candidatura di Pierfrancesco Majorino. «A Milano vinciamo da 15 anni, la discontinuità è se perdiamo», ha tuonato Renzi. «I dem milanesi hanno commesso un errore da dilettanti perché la discontinuità ha un nome e un cognome: Matteo Salvini».
Garofani del Colle, cattodem, riformisti e sindaci: la scacchiera del leader di Iv al servizio del centrosinistra è quasi completa. A lui piacerebbe dare un attico con vista sulla torre di Babele anche a Forza Italia. Blandisce e strizza l’occhio invano. Per ora siamo alla risposta di Piersilvio Berlusconi: «Renzi è privo di credibilità politica». Margherita 4.0, nuova casa riformista. Il Metternich di Rignano si atteggia a gran visir ma su di lui aleggia pur sempre il giudizio del suo ex alleato naturale, Carlo Calenda: «La sua è la meravigliosa politica del ‘ndo cojo cojo».
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Gerry Cardinale (Getty Images)
Dopo circa 3 anni e mezzo infatti la telenovelas del vendor loan da 489 milioni, il prestito del venditore all’acquirente, per il trasferimento del club dal fondo Elliott a RedBird, ha le ore contate. Da tempo Gerry Cardinale (fondatore di RedBird) è a caccia un soggetto finanziario disposto ripagare il fido che intanto, con gli interessi, è arrivato a quota 566 milioni, e secondo diversi fonti sarebbe prossimo ad arrivare a dama.
Chi ci sia dietro l’operazione al momento non è certo. Il nome più accreditato, per la prima volta è apparso sul sito Calcio e Finanza, è quello di Manulife Comvest, gruppo che fornisce finanziamenti a società private per accompagnarle nei processi di crescita e ristrutturazione. Il suo focus è il mercato nordamericano di fascia media e come rivelato dalla Verità ha già un piede nel Milan avendo preso garanzie su Redbird in virtù di un finanziamento che fa capo alla Ccp Agency (gruppo Manulife Comvest) ed ha come debitori la Rb Fc Holdings Fund IV Intermediate e la scatola che nell’albero di controllo del Milan le sta appena sopra, la RedBird Capital Partners Fund IV GenPar.
L’altro nome che è circolato è ben più noto alle cronache calcistiche e finanziarie. Parliamo di Apollo Sports Capital che ha già la maggioranza dell’Atletico Madrid oltre ad aver chiuso diversi investimenti nel mondo del tennis. In questo caso si tratterebbe di un mero rifinanziamento.
Di certo se l’operazione dovesse andare in porto, a cascata ci saranno ripercussioni anche sull’assetto societario del club. Probabile la convocazione di un cda per informare i consiglieri della nuova situazione finanziaria e del rilascio del pegno che Sheva Investments Limited (la società delle Cayman attraverso la quale Elliott ha prestato i 489 milioni a RedBird) vanta sul Milan.
La gestione ne guadagnerebbe in chiarezza. Non si sono mai dissipati infatti i dubbi su una sorta di doppia regia, spesso in scontro, su tutte le decisioni prese dal board. A questo proposito sta per concludersi l’indagine della Procura di Milano per ostacolo alla vigilanza a seguito della passaggio del Milan tra i due fondi. E ovviamente cambierebbero alcuni nomi.
Molto probabilmente i primi ad uscire sarebbero Dominic Mitchell e Gordon Singer che sono stati indicati direttamente da Elliott e al loro posto subentrerebbero altre figure di riferimento del rifinanziatore.
Così come dei ragionamenti andrebbero fatti rispetto all’attuale amministratore delegato, Giorgio Furlani, e al direttore finanziario, Stefano Cocirio, anche loro provenienti da Elliott. Cocirio si salva grazie ai risultati, non tutti ovviamente ascrivibili all’attuale cfo. Sta di fatto il Milan dopo la gestione turbolenta dell’ultimo periodo Berlusconi e quella dissennata di Yonghong Li, ha inanellato una serie utili (profitti per tre anni di seguito) e ha chiuso l’ultimo bilancio con il record di ricavi, a quota 494,5 milioni. Per Furlani la questione è diversa.
La sua gestione è stata spesso criticata, in primis dai tifosi, e i dissidi con Zlatan Ibrahimović (il consulente diretto di Gerry Cardinale mai entrato formalmente nell’organico del Milan) sono apparsi in alcune occasioni plateali. In passato si era parlato di Damien Comolli, l’ex Tolosa che poi si è accasato alla Juventus, per prendere il suo posto. E adesso il nome caldo è quello di Massimo Calvelli, l’ex ad dell’Atp (Association of Tennis Professionals) che nel giugno del 2025 ha lasciato il ruolo che ricopriva con successo dal 2020 per approdare in casa RedBird.
Il passaggio, a novembre, nel consiglio di amministrazione del Milan è stato quasi naturale, così come potrebbe essere altrettanto naturale la scalata verso la gestione della società. L’ingresso di Calvelli (fiorentino ex tennista e finalista nel 1990 del torneo Avvenire a Milano) rappresenta un passo importante nella strategia di RedBird, orientata a consolidare il legame tra la dimensione sportiva e quella economica del club.
«Con la cessione di San Siro all’orizzonte e la costruzione di nuove sinergie commerciali», si leggeva nel comunicato di presentazione del club, «il Milan punta a rafforzare la propria governance con figure di comprovata esperienza internazionale. L’era RedBird continua a evolversi, e il Milan sembra pronto a scrivere un nuovo capitolo nel suo percorso di crescita, tra tradizione italiana e visione globale». Sapremo a breve se con una nuova figura sulla tolda di comando.
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