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2023-07-12
Da Cinecittà ai bandi sugli asili nido: 10 cambi per la quarta rata del Pnrr
Raffaele Fitto (Imagoeconomica)
Sul Pnrr il governo accelera e mette a punto quelle correzioni al piano originario destinate a rendere più rapida l’erogazione della quarta rata da 16 miliardi di euro da parte della Commissione europea, mentre sull’incasso della terza, da 19 miliardi, c’è ottimismo su uno sblocco imminente. Ieri mattina si è riunita a Palazzo Chigi la cabina di regia sul Pnrr, al termine della quale il ministro agli Affari europei ha illustrato lo stato dell’arte in conferenza stampa. Prima di questo appuntamento, è stato il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, a rilasciare alcune dichiarazioni un po’ sibilline: «Auspico che queste risorse arrivino», ha detto Giorgetti, «se non arrivano diventa un problema, è evidente. Al momento siamo in grado di gestire la situazione. Se la terza rata fosse entrata prima sarebbe stato meglio, ma stiamo gestendo la situazione confidando che quanto prima questa terza rata venga somministrata». Sono 10 su 27 gli obiettivi intermedi della quarta rata modificati ieri dalla cabina di regia, che interessano sei ministeri: Imprese e Made in Italy, Infrastrutture e Trasporti, Ambiente, Istruzione, Cultura e Politiche di coesione. Per il progetto sullo sviluppo dell’industria cinematografica cambia soltanto il nome del soggetto attuatore, da Istituto Luce Studios a Cinecittà.
Ridefiniti poi gli investimenti sulla tecnologia satellitare; corretto un errore del progetto Osservatore della Terra; si chiede più tempo per mettere a punto altri bandi sugli asili nido; per quanto attiene le infrastrutture di ricarica elettrica, a seguito dei bandi per le stazioni di ricarica che prevedevano 4.000 colonnine nei centri urbani e 2.500 nelle aree extraurbane, sono pervenute 4.700 richieste solo per le città: la proposta di modifica mira alla pubblicazione di nuovi bandi; sulla sperimentazione dell’idrogeno per la mobilità ferroviaria, le modifiche sono relative alle gare non andate a buon fine; sull’efficienza energetica si aumenta l’obiettivo dell’Ecobonus e si permette di rendicontare l'installazione di caldaie a condensazione a gas in sostituzione delle caldaie a minore efficienza. La settima modifica consente al governo di indire nuove gare per le colonnine sulle aree extraurbane, essendo andate deserte le prime. L'ottava modifica chiarisce che «nessun gas naturale deve essere utilizzato per la produzione di idrogeno da usare nella riduzione diretta del ferro». La nona rivede le soglie per gli avvisi dei progetti di interventi contro la povertà educativa nel Mezzogiorno a sostegno del Terzo settore. Infine, la decima modifica la descrizione del traguardo dell'investimento «Creazione di imprese femminili».
«Al momento», ha detto Fitto, «solo tre paesi hanno chiesto il pagamento della terza rata, Spagna, Italia e Grecia, e nessuno ha chiesto quello della quarta. Se noi siamo in ritardo, gli altri che situazione hanno? Questo percorso ci consentirà di poter chiedere nei prossimi giorni il pagamento della quarta rata. Il lavoro che il governo ha introdotto è serio e costruttivo, abbiamo fatto un lavoro positivo, è un metodo che punta a risolvere preventivamente elementi di non condivisione. Le garanzie per i tempi per ricevere la quarta rata del Pnrr», ha chiarito Fitto, «non può darle nessuno. Noi abbiamo impostato un lavoro preliminare definendo quali obiettivi andavano corretti per raggiungere il risultato ed evitare di avere una fase di verifica molto lunga». E la terza rata quando arriverà? «È stata sottoposta a lunghe e accurate verifiche da parte della Ue», ha risposto Fitto, «proprio su questo abbiamo approntato il lavoro sulla quarta, per evitare queste lungaggini». Ieri sera un portavoce della Commissione Ue ha confermato all’Ansa di «aver ricevuto la proposta di revisione mirata del piano dell’Italia, relativa a 10 misure nell'ambito della quarta richiesta di pagamento. Come sempre», ha aggiunto, «effettueremo le nostre analisi e riserveremo ogni commento pubblico sulle misure in questione a quando la nostra valutazione sarà completata».
Le opposizioni non si accontentano: «La cruda realtà», commenta la vicepresidente del senato Mariolina Castellone, del M5s, «è che il ministro Fitto, per l’ennesima volta senza la premier Meloni al suo fianco, non è stato in grado di fornire uno straccio di dato o garanzia sui tempi di incasso della terza rata del Pnrr da 19 miliardi per l’Italia e sul percorso per l’ottenimento della quarta rata da 16 miliardi». «Il ministro Fitto», attacca il capogruppo dem in senato, Francesco Boccia, «dice che modifica 10 interventi del Pnrr, e non ci dice quali, ma di fatto sta ammettendo quello che le opposizioni più volte hanno sottolineato: la quarta rata non è più certa, almeno non è certa nel 2023». A Boccia risponde il capogruppo di Fdi alla Camera, Tommaso Foti: «Il collega Boccia», argomenta Foti, «prende fischi per fiaschi: anziché inventare teoremi o dispensare reprimende in ordine a quanto definito sul Pnrr e sulla quarta rata, può rivedere la conferenza stampa di oggi del ministro Fitto oppure leggere il documento con le proposte di modifica distribuito alla stampa. Rispetteremo la scadenza del 31 agosto per la revisione del Pnrr nella sua interezza e per mettere a terra tutte le risorse, con le correzioni necessarie».
Social card: 382 euro per la spesa
Una «carta sociale» o una «carta spesa», ribattezzata «Dedicata a te». È il nuovo strumento di sostegno al potere d’acquisto delle famiglie con reddito più basso che il governo ha individuato e presentato ieri con una conferenza stampa a Largo Chigi. La carta funzionerà con un contributo unico di 382,50 euro (caricato su una carta Postepay) per l’acquisto di generi alimentari di prima necessità e sarà destinata a chi ha un Isee non superiore a 15.000 euro. Sarà distribuita da Poste italiane e sarà disponibile per circa 1,3 milioni di famiglie. Il premier Giorgia Meloni ha tenuto a sottolineare, nel videomessaggio inviato alla presentazione, che «avrà un valore più ampio grazie a tutta la scontistica messa a disposizione dalla grande distribuzione». La misura è stata inserita nella legge di Bilancio 2023, grazie allo stanziamento di un fondo di 500 milioni di euro, per coprire questo aiuto una tantum, che verrà erogato attraverso gli uffici postali.
Dal 18 luglio i Comuni invieranno le comunicazioni ai beneficiari nelle quali ci saranno le indicazioni per il ritiro presso gli uffici postali. Il termine iniziale era il 26 giugno ma poi è slittato per consentire all’Inps un supplemento di verifiche sulla platea dei beneficiari. La carta dovrà essere attivata entro il 15 settembre. «È un segnale di attenzione - ha detto ancora il premier - verso chi è in difficoltà, noi ci siamo e cerchiamo di fare del nostro meglio per dare una mano». I beneficiari del contributo sono stati individuati tra i cittadini appartenenti ai nuclei familiari, residenti nel territorio italiano, in possesso di due requisiti: iscrizione nell’anagrafe della popolazione residente (comunale) e titolarità di una certificazione Isee ordinario, in corso di validità, con indicatore non superiore ai 15.000 euro annui. Una cosa molto importante è che questo strumento sarà cumulabile col reddito di cittadinanza, col reddito di inclusione o con qualsiasi altra misura di inclusione sociale o sostegno alla povertà di cui almeno uno dei componenti sia percettore.
Cosa altrettanto importante: la mancata effettuazione del primo pagamento entro il 15 settembre 2023 comporterà la disattivazione della carta e la decadenza del beneficio. Non si potranno acquistare bevande alcoliche, e gli acquisti potranno essere effettuati presso tutti gli esercizi commerciali che vendono generi alimentari, aderenti all’iniziativa. Per il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, «le misure che abbiamo escogitato a dicembre potranno anche essere rinnovate, dipende dal successo e dall’andamento dell'inflazione in particolare dei beni. Faremo un bilancio più avanti - ha aggiunto - rispetto a questo tipo di andamento». Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha sottolineato la non cumulabilità col reddito di cittadinanza: «La cassa dello Stato – ha detto - non ha risorse infinite, dobbiamo cercare di dare una mano a tutti coloro che hanno bisogno, predisponendo misure calibrate».
Plaude alla misura Coldiretti: «L’inflazione alimentare più alta da 40 anni - ha sottolineato in una nota - ha costretto le famiglie a ridurre del 4,7% le quantità di cibo acquistate con effetti diretti sulla produzione agroalimentare nazionale». Così come è positivo il giudizio degli esercenti e della distribuzione, come osserva il presidente di Federdistribuzione Carlo Alberto Buttarelli: «L’iniziativa - ha detto - è molto importante e fin da subito abbiamo assicurato la nostra collaborazione». Mastica amaro l’opposizione: Nicola Fratoianni, dell’Alleanza verdi sinistra, ha definito un «insulto» l’entità della somma caricata sulla card, mentre per il suo compagno di schieramento Angelo Bonelli si tratta di un «palliativo».
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Raffaele Fitto ottimista: «Abbiamo definito gli obiettivi da correggere per evitare poi tempi troppo lunghi di verifica». L’Ue: «Ricevute le richieste di revisione». Giancarlo Giorgetti: «Avrei preferito che la terza quota arrivasse prima».Aiuti per 1,3 milioni di famiglie: il contributo sarà caricato su una tessera Postepay e servirà ad acquistare generi alimentari per chi ha un Isee fino a 15.000 euro.Lo speciale contiene due articoli.Sul Pnrr il governo accelera e mette a punto quelle correzioni al piano originario destinate a rendere più rapida l’erogazione della quarta rata da 16 miliardi di euro da parte della Commissione europea, mentre sull’incasso della terza, da 19 miliardi, c’è ottimismo su uno sblocco imminente. Ieri mattina si è riunita a Palazzo Chigi la cabina di regia sul Pnrr, al termine della quale il ministro agli Affari europei ha illustrato lo stato dell’arte in conferenza stampa. Prima di questo appuntamento, è stato il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, a rilasciare alcune dichiarazioni un po’ sibilline: «Auspico che queste risorse arrivino», ha detto Giorgetti, «se non arrivano diventa un problema, è evidente. Al momento siamo in grado di gestire la situazione. Se la terza rata fosse entrata prima sarebbe stato meglio, ma stiamo gestendo la situazione confidando che quanto prima questa terza rata venga somministrata». Sono 10 su 27 gli obiettivi intermedi della quarta rata modificati ieri dalla cabina di regia, che interessano sei ministeri: Imprese e Made in Italy, Infrastrutture e Trasporti, Ambiente, Istruzione, Cultura e Politiche di coesione. Per il progetto sullo sviluppo dell’industria cinematografica cambia soltanto il nome del soggetto attuatore, da Istituto Luce Studios a Cinecittà. Ridefiniti poi gli investimenti sulla tecnologia satellitare; corretto un errore del progetto Osservatore della Terra; si chiede più tempo per mettere a punto altri bandi sugli asili nido; per quanto attiene le infrastrutture di ricarica elettrica, a seguito dei bandi per le stazioni di ricarica che prevedevano 4.000 colonnine nei centri urbani e 2.500 nelle aree extraurbane, sono pervenute 4.700 richieste solo per le città: la proposta di modifica mira alla pubblicazione di nuovi bandi; sulla sperimentazione dell’idrogeno per la mobilità ferroviaria, le modifiche sono relative alle gare non andate a buon fine; sull’efficienza energetica si aumenta l’obiettivo dell’Ecobonus e si permette di rendicontare l'installazione di caldaie a condensazione a gas in sostituzione delle caldaie a minore efficienza. La settima modifica consente al governo di indire nuove gare per le colonnine sulle aree extraurbane, essendo andate deserte le prime. L'ottava modifica chiarisce che «nessun gas naturale deve essere utilizzato per la produzione di idrogeno da usare nella riduzione diretta del ferro». La nona rivede le soglie per gli avvisi dei progetti di interventi contro la povertà educativa nel Mezzogiorno a sostegno del Terzo settore. Infine, la decima modifica la descrizione del traguardo dell'investimento «Creazione di imprese femminili». «Al momento», ha detto Fitto, «solo tre paesi hanno chiesto il pagamento della terza rata, Spagna, Italia e Grecia, e nessuno ha chiesto quello della quarta. Se noi siamo in ritardo, gli altri che situazione hanno? Questo percorso ci consentirà di poter chiedere nei prossimi giorni il pagamento della quarta rata. Il lavoro che il governo ha introdotto è serio e costruttivo, abbiamo fatto un lavoro positivo, è un metodo che punta a risolvere preventivamente elementi di non condivisione. Le garanzie per i tempi per ricevere la quarta rata del Pnrr», ha chiarito Fitto, «non può darle nessuno. Noi abbiamo impostato un lavoro preliminare definendo quali obiettivi andavano corretti per raggiungere il risultato ed evitare di avere una fase di verifica molto lunga». E la terza rata quando arriverà? «È stata sottoposta a lunghe e accurate verifiche da parte della Ue», ha risposto Fitto, «proprio su questo abbiamo approntato il lavoro sulla quarta, per evitare queste lungaggini». Ieri sera un portavoce della Commissione Ue ha confermato all’Ansa di «aver ricevuto la proposta di revisione mirata del piano dell’Italia, relativa a 10 misure nell'ambito della quarta richiesta di pagamento. Come sempre», ha aggiunto, «effettueremo le nostre analisi e riserveremo ogni commento pubblico sulle misure in questione a quando la nostra valutazione sarà completata». Le opposizioni non si accontentano: «La cruda realtà», commenta la vicepresidente del senato Mariolina Castellone, del M5s, «è che il ministro Fitto, per l’ennesima volta senza la premier Meloni al suo fianco, non è stato in grado di fornire uno straccio di dato o garanzia sui tempi di incasso della terza rata del Pnrr da 19 miliardi per l’Italia e sul percorso per l’ottenimento della quarta rata da 16 miliardi». «Il ministro Fitto», attacca il capogruppo dem in senato, Francesco Boccia, «dice che modifica 10 interventi del Pnrr, e non ci dice quali, ma di fatto sta ammettendo quello che le opposizioni più volte hanno sottolineato: la quarta rata non è più certa, almeno non è certa nel 2023». A Boccia risponde il capogruppo di Fdi alla Camera, Tommaso Foti: «Il collega Boccia», argomenta Foti, «prende fischi per fiaschi: anziché inventare teoremi o dispensare reprimende in ordine a quanto definito sul Pnrr e sulla quarta rata, può rivedere la conferenza stampa di oggi del ministro Fitto oppure leggere il documento con le proposte di modifica distribuito alla stampa. Rispetteremo la scadenza del 31 agosto per la revisione del Pnrr nella sua interezza e per mettere a terra tutte le risorse, con le correzioni necessarie».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/cinecitta-bandi-asili-nido-pnrr-2662268411.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="social-card-382-euro-per-la-spesa" data-post-id="2662268411" data-published-at="1689175083" data-use-pagination="False"> Social card: 382 euro per la spesa Una «carta sociale» o una «carta spesa», ribattezzata «Dedicata a te». È il nuovo strumento di sostegno al potere d’acquisto delle famiglie con reddito più basso che il governo ha individuato e presentato ieri con una conferenza stampa a Largo Chigi. La carta funzionerà con un contributo unico di 382,50 euro (caricato su una carta Postepay) per l’acquisto di generi alimentari di prima necessità e sarà destinata a chi ha un Isee non superiore a 15.000 euro. Sarà distribuita da Poste italiane e sarà disponibile per circa 1,3 milioni di famiglie. Il premier Giorgia Meloni ha tenuto a sottolineare, nel videomessaggio inviato alla presentazione, che «avrà un valore più ampio grazie a tutta la scontistica messa a disposizione dalla grande distribuzione». La misura è stata inserita nella legge di Bilancio 2023, grazie allo stanziamento di un fondo di 500 milioni di euro, per coprire questo aiuto una tantum, che verrà erogato attraverso gli uffici postali. Dal 18 luglio i Comuni invieranno le comunicazioni ai beneficiari nelle quali ci saranno le indicazioni per il ritiro presso gli uffici postali. Il termine iniziale era il 26 giugno ma poi è slittato per consentire all’Inps un supplemento di verifiche sulla platea dei beneficiari. La carta dovrà essere attivata entro il 15 settembre. «È un segnale di attenzione - ha detto ancora il premier - verso chi è in difficoltà, noi ci siamo e cerchiamo di fare del nostro meglio per dare una mano». I beneficiari del contributo sono stati individuati tra i cittadini appartenenti ai nuclei familiari, residenti nel territorio italiano, in possesso di due requisiti: iscrizione nell’anagrafe della popolazione residente (comunale) e titolarità di una certificazione Isee ordinario, in corso di validità, con indicatore non superiore ai 15.000 euro annui. Una cosa molto importante è che questo strumento sarà cumulabile col reddito di cittadinanza, col reddito di inclusione o con qualsiasi altra misura di inclusione sociale o sostegno alla povertà di cui almeno uno dei componenti sia percettore. Cosa altrettanto importante: la mancata effettuazione del primo pagamento entro il 15 settembre 2023 comporterà la disattivazione della carta e la decadenza del beneficio. Non si potranno acquistare bevande alcoliche, e gli acquisti potranno essere effettuati presso tutti gli esercizi commerciali che vendono generi alimentari, aderenti all’iniziativa. Per il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, «le misure che abbiamo escogitato a dicembre potranno anche essere rinnovate, dipende dal successo e dall’andamento dell'inflazione in particolare dei beni. Faremo un bilancio più avanti - ha aggiunto - rispetto a questo tipo di andamento». Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha sottolineato la non cumulabilità col reddito di cittadinanza: «La cassa dello Stato – ha detto - non ha risorse infinite, dobbiamo cercare di dare una mano a tutti coloro che hanno bisogno, predisponendo misure calibrate». Plaude alla misura Coldiretti: «L’inflazione alimentare più alta da 40 anni - ha sottolineato in una nota - ha costretto le famiglie a ridurre del 4,7% le quantità di cibo acquistate con effetti diretti sulla produzione agroalimentare nazionale». Così come è positivo il giudizio degli esercenti e della distribuzione, come osserva il presidente di Federdistribuzione Carlo Alberto Buttarelli: «L’iniziativa - ha detto - è molto importante e fin da subito abbiamo assicurato la nostra collaborazione». Mastica amaro l’opposizione: Nicola Fratoianni, dell’Alleanza verdi sinistra, ha definito un «insulto» l’entità della somma caricata sulla card, mentre per il suo compagno di schieramento Angelo Bonelli si tratta di un «palliativo».
Béatrice Pilloud, Pg del Canton Vallese (Ansa)
Le confesso: per quale motivo il pericolo di fuga le sia apparso come un’Epifania ritardata solo il 9 gennaio, per me resta un mistero. A prima vista, infatti, i due francesi, con noti intrallazzi fuori dalla Svizzera, contatti con corsi e marsigliesi, precedenti penali non irrilevanti (almeno lui), capaci di far girare fiumi di soldi di sospetta provenienza, potevano scappare anche il giorno della strage. Figuriamoci quando sono stati indagati. Paradossalmente, visto che nel frattempo non sono fuggiti, il 9 gennaio il pericolo ci sembrava meno elevato di quanto lo fosse il 2 gennaio. Ma noi siamo scribacchini italiani, mica procuratori svizzeri…
Avvocatessa, nata nell’Alto Vallese, cresciuta a Sion, di lei, cara Pilloud, sappiamo che parla francese e tedesco (più francese, però), che si definisce testarda e soprattutto che ama svegliarsi presto. Non si direbbe. Almeno da come conduce le indagini. Anzi, non conduce perché a quanto pare ha delegato la fase operativa ai suoi sottoposti, prendendo per sé solo il palcoscenico mediatico. «Mi sveglio sempre alle 4.30», ha raccontato al Blick, «ma con mio marito François ho stabilito una regola: non uscire mai di casa prima delle 5». Per fare che, non si sa. Del marito François sappiamo che è attivo nel campo dei vini. Ad un certo punto si era diffusa la notizia che questi vini fossero venduti anche nei locali dei Moretti, ma sono arrivate severe smentite. Comunque è certo che i vini, a casa sua, sono molto importanti. Il che potrebbe spiegare molte cose.
È diventata procuratrice generale del canton Vallese nel gennaio 2024, in quota Plr, partito liberale radicale, con l’appoggio del Ps e dell’Udc. Ebbene sì: in Svizzera i procuratori generali hanno la targa del partito. Più o meno come in Italia, insomma, ma senza ipocrisie. Dettaglio non da poco: il Plr è lo stesso partito del sindaco di Crans-Montana, Nicolas Féraud. Le hanno dato l’incarico di rimettere a posto una Procura in crisi, ma l’esordio non è stato dei migliori: prima le polemiche per aver archiviato un caso di abusi sessuali nella Chiesa cattolica, poi quelle per il suicidio di uno dei suoi procuratori, Rahel Brühwiler, che l’ha accusata di ingerenze. Ora la vicenda di Crans-Montana con i sospetti di inciuci coi poteri locali e i ritardi. Al che ci viene un dubbio: non è che a forza di svegliarsi presto, poi dorme quando è in ufficio?
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Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa podcast del 12 gennaio con Carlo Cambi
Massimiliano Romeo e Lucio Malan (Ansa)
Un’ammissione («Sul fronte della sicurezza abbiamo lavorato moltissimo, ma i risultati non sono soddisfacenti») e una promessa («Questo sarà l’anno della svolta») di Giorgia Meloni s’infrangono sugli scogli della cronaca. L’onda d’urto si ripercuote sulla maggioranza: ieri c’è stata una polemica tra Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega al Senato e il suo omologo di Fratelli d’Italia, Lucio Malan. L’oggetto del contendere sono le «strade sicure», con la presenza dei militari di pattuglia che già ha diviso Matteo Salvini e il ministro della Difesa, Guido Crosetto. Ma è solo un antipasto, in vista di un ulteriore decreto Sicurezza orientato a colpire prima di tutto le cosiddette baby gang e la violenza di strada.
A Termini, la prima stazione d’Italia, sono i giorni dell’odio, di una violenza inspiegabile se non sospettando che sia venata da un razzismo al contrario; le bande dei maranza, degli spacciatori, dei senza dimora aggrediscono a morte un funzionario del ministero del Made in Italy, stimatissimo da tutti i colleghi, con il ministro Adolfo Urso che segue da vicino il delicatissimo decorso ospedaliero di quest’uomo tra la vita e la morte perché ha una sola colpa: è bianco, è occidentale. Un’ora dopo anche un rider, che si guadagna da vivere pedalando nel freddo, è stato bersaglio di una violenza cieca. Lui è tunisino, ma anche lui è agli occhi di criminali senza tetto né legge un occidentale perché lavora per vivere, perché si è integrato. Bisogna cominciare a dire pure questa verità scomoda perché l’attualità vanifica anche la più ferma delle posizioni come quella espressa nella conferenza stampa d’inizio anno dal presidente del Consiglio. E ora rischia di mettere in crisi i rapporti tra le forze di maggioranza finite nel mirino di Pd e 5 stelle che hanno fatto per propaganda una svolta securitaria.
Elly Schlein e Giuseppe Conte sanno benissimo che decenni di politiche migratorie improntate al buonismo e sull’allarme autoritario contro la destra quando ha approvato i decreti Sicurezza o spinge per i rimpatri li rendono poco credibili, sono avvertiti che le città amministrate dal «campo largo» sono fuori controllo, come dimostra il silenzio del sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, ma soprattutto temono che sotto referendum sulla giustizia, Giorgia Meloni appaia convincente affermando: «Non vuol dire che non si possa chiedere conto ai magistrati di decisioni che mettono a repentaglio la nostra sicurezza». Per stoppare questa eccessiva discrezionalità il governo pensa a un nuovo decreto modello Caivano (criticatissimo da quella sinistra che ora chiede più sicurezza) e a procedure di espulsione più rapide. Ma ora l’allarme è sulla vigilanza.
In un’intervista a Repubblica, Lucio Malan ha invitato gli alleati a non volersi intestare i provvedimenti e ha affermato che il nuovo decreto è quasi pronto e che non ci sono frizioni anche se ha rivendicato: «I reati calano del 3,5%». Poi, ricordando 39.000 assunzioni nelle forze dell’ordine, ha specificato: «Sono un ex carabiniere. È sempre rassicurante vedere uniformi per strada. Che siano polizia, carabinieri o militari dell’Esercito. Però ha ragione il ministro Crosetto: i soldati devono fare i soldati. È preferibile avere forze di polizia nelle città e nelle stazioni, perché il militare non può procedere ad alcune azioni proprie delle forze dell’ordine». E qui è scattato forte e chiaro il «non ci sto» di Massimiliano Romeo. «I soldati in strada con compiti di sicurezza furono introdotti nel 2008 dal governo Berlusconi, con il ministro della Difesa di allora, Ignazio La Russa», ha ricordato l’esponente leghista, che ha aggiunto: «Fu un governo come il Conte 2 a ridurre progressivamente il contingente, depotenziando una misura che aveva funzionato e che la Lega, alla prima occasione utile, ha reintegrato. Il collega Malan dimentica l’effetto deterrenza dei militari nelle strade, che vale più di mille norme che possiamo scrivere. Stiamo vedendo in questi giorni quanto sia fondamentale garantire in tutta Italia più sicurezza in zone più colpite dalla criminalità, pensiamo alle stazioni. Ci chiediamo perché, oggi, nella maggioranza ci sia chi cambia idea e si comporta come i governi di centrosinistra. Per la Lega la sicurezza è una priorità e restiamo convinti che rafforzare la presenza dei soldati sia uno strumento valido».
All’orizzonte tuttavia si leva anche una possibile polemica tra Lega e Forza Italia che sta dalla parte di Fdi. Luisa Regimenti, segretario di Forza Italia a Roma, si è allineata al nuovo decreto chiedendo più videosorveglianza, daspo urbani e più controlli, ma non ha fatto parola sull’esercito. Duro il commento di Alessio D’Amato (Azione), che accusa: «Se lo Stato non riesce a garantire la sicurezza alla stazione Termini, significa che ha fallito». La strada che intende percorrere Palazzo Chigi è superare i decreti Salvini e il vecchio decreto Sicurezza aggiungendo il divieto di vendita di armi da taglio ai minori e multe ai genitori, oltre a un inasprimento contro la criminalità di strada con il ritiro o la non concessione per chi delinque della patente, del permesso di soggiorno e del passaporto, sempreché non averlo non sia, come nel caso di Valdez Velasco, assassino di Aurora Vanoli, un via libera per continuare a uccidere per strada.
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Nel settore dell'aviazione c'è una lotta infinta tra chi tiene i conti di un progetto e chi esegue i calcoli e le scelte tecniche. Ecco che cosa succede spiegato in modo facile.