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2023-07-12
Da Cinecittà ai bandi sugli asili nido: 10 cambi per la quarta rata del Pnrr
Raffaele Fitto (Imagoeconomica)
Sul Pnrr il governo accelera e mette a punto quelle correzioni al piano originario destinate a rendere più rapida l’erogazione della quarta rata da 16 miliardi di euro da parte della Commissione europea, mentre sull’incasso della terza, da 19 miliardi, c’è ottimismo su uno sblocco imminente. Ieri mattina si è riunita a Palazzo Chigi la cabina di regia sul Pnrr, al termine della quale il ministro agli Affari europei ha illustrato lo stato dell’arte in conferenza stampa. Prima di questo appuntamento, è stato il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, a rilasciare alcune dichiarazioni un po’ sibilline: «Auspico che queste risorse arrivino», ha detto Giorgetti, «se non arrivano diventa un problema, è evidente. Al momento siamo in grado di gestire la situazione. Se la terza rata fosse entrata prima sarebbe stato meglio, ma stiamo gestendo la situazione confidando che quanto prima questa terza rata venga somministrata». Sono 10 su 27 gli obiettivi intermedi della quarta rata modificati ieri dalla cabina di regia, che interessano sei ministeri: Imprese e Made in Italy, Infrastrutture e Trasporti, Ambiente, Istruzione, Cultura e Politiche di coesione. Per il progetto sullo sviluppo dell’industria cinematografica cambia soltanto il nome del soggetto attuatore, da Istituto Luce Studios a Cinecittà.
Ridefiniti poi gli investimenti sulla tecnologia satellitare; corretto un errore del progetto Osservatore della Terra; si chiede più tempo per mettere a punto altri bandi sugli asili nido; per quanto attiene le infrastrutture di ricarica elettrica, a seguito dei bandi per le stazioni di ricarica che prevedevano 4.000 colonnine nei centri urbani e 2.500 nelle aree extraurbane, sono pervenute 4.700 richieste solo per le città: la proposta di modifica mira alla pubblicazione di nuovi bandi; sulla sperimentazione dell’idrogeno per la mobilità ferroviaria, le modifiche sono relative alle gare non andate a buon fine; sull’efficienza energetica si aumenta l’obiettivo dell’Ecobonus e si permette di rendicontare l'installazione di caldaie a condensazione a gas in sostituzione delle caldaie a minore efficienza. La settima modifica consente al governo di indire nuove gare per le colonnine sulle aree extraurbane, essendo andate deserte le prime. L'ottava modifica chiarisce che «nessun gas naturale deve essere utilizzato per la produzione di idrogeno da usare nella riduzione diretta del ferro». La nona rivede le soglie per gli avvisi dei progetti di interventi contro la povertà educativa nel Mezzogiorno a sostegno del Terzo settore. Infine, la decima modifica la descrizione del traguardo dell'investimento «Creazione di imprese femminili».
«Al momento», ha detto Fitto, «solo tre paesi hanno chiesto il pagamento della terza rata, Spagna, Italia e Grecia, e nessuno ha chiesto quello della quarta. Se noi siamo in ritardo, gli altri che situazione hanno? Questo percorso ci consentirà di poter chiedere nei prossimi giorni il pagamento della quarta rata. Il lavoro che il governo ha introdotto è serio e costruttivo, abbiamo fatto un lavoro positivo, è un metodo che punta a risolvere preventivamente elementi di non condivisione. Le garanzie per i tempi per ricevere la quarta rata del Pnrr», ha chiarito Fitto, «non può darle nessuno. Noi abbiamo impostato un lavoro preliminare definendo quali obiettivi andavano corretti per raggiungere il risultato ed evitare di avere una fase di verifica molto lunga». E la terza rata quando arriverà? «È stata sottoposta a lunghe e accurate verifiche da parte della Ue», ha risposto Fitto, «proprio su questo abbiamo approntato il lavoro sulla quarta, per evitare queste lungaggini». Ieri sera un portavoce della Commissione Ue ha confermato all’Ansa di «aver ricevuto la proposta di revisione mirata del piano dell’Italia, relativa a 10 misure nell'ambito della quarta richiesta di pagamento. Come sempre», ha aggiunto, «effettueremo le nostre analisi e riserveremo ogni commento pubblico sulle misure in questione a quando la nostra valutazione sarà completata».
Le opposizioni non si accontentano: «La cruda realtà», commenta la vicepresidente del senato Mariolina Castellone, del M5s, «è che il ministro Fitto, per l’ennesima volta senza la premier Meloni al suo fianco, non è stato in grado di fornire uno straccio di dato o garanzia sui tempi di incasso della terza rata del Pnrr da 19 miliardi per l’Italia e sul percorso per l’ottenimento della quarta rata da 16 miliardi». «Il ministro Fitto», attacca il capogruppo dem in senato, Francesco Boccia, «dice che modifica 10 interventi del Pnrr, e non ci dice quali, ma di fatto sta ammettendo quello che le opposizioni più volte hanno sottolineato: la quarta rata non è più certa, almeno non è certa nel 2023». A Boccia risponde il capogruppo di Fdi alla Camera, Tommaso Foti: «Il collega Boccia», argomenta Foti, «prende fischi per fiaschi: anziché inventare teoremi o dispensare reprimende in ordine a quanto definito sul Pnrr e sulla quarta rata, può rivedere la conferenza stampa di oggi del ministro Fitto oppure leggere il documento con le proposte di modifica distribuito alla stampa. Rispetteremo la scadenza del 31 agosto per la revisione del Pnrr nella sua interezza e per mettere a terra tutte le risorse, con le correzioni necessarie».
Social card: 382 euro per la spesa
Una «carta sociale» o una «carta spesa», ribattezzata «Dedicata a te». È il nuovo strumento di sostegno al potere d’acquisto delle famiglie con reddito più basso che il governo ha individuato e presentato ieri con una conferenza stampa a Largo Chigi. La carta funzionerà con un contributo unico di 382,50 euro (caricato su una carta Postepay) per l’acquisto di generi alimentari di prima necessità e sarà destinata a chi ha un Isee non superiore a 15.000 euro. Sarà distribuita da Poste italiane e sarà disponibile per circa 1,3 milioni di famiglie. Il premier Giorgia Meloni ha tenuto a sottolineare, nel videomessaggio inviato alla presentazione, che «avrà un valore più ampio grazie a tutta la scontistica messa a disposizione dalla grande distribuzione». La misura è stata inserita nella legge di Bilancio 2023, grazie allo stanziamento di un fondo di 500 milioni di euro, per coprire questo aiuto una tantum, che verrà erogato attraverso gli uffici postali.
Dal 18 luglio i Comuni invieranno le comunicazioni ai beneficiari nelle quali ci saranno le indicazioni per il ritiro presso gli uffici postali. Il termine iniziale era il 26 giugno ma poi è slittato per consentire all’Inps un supplemento di verifiche sulla platea dei beneficiari. La carta dovrà essere attivata entro il 15 settembre. «È un segnale di attenzione - ha detto ancora il premier - verso chi è in difficoltà, noi ci siamo e cerchiamo di fare del nostro meglio per dare una mano». I beneficiari del contributo sono stati individuati tra i cittadini appartenenti ai nuclei familiari, residenti nel territorio italiano, in possesso di due requisiti: iscrizione nell’anagrafe della popolazione residente (comunale) e titolarità di una certificazione Isee ordinario, in corso di validità, con indicatore non superiore ai 15.000 euro annui. Una cosa molto importante è che questo strumento sarà cumulabile col reddito di cittadinanza, col reddito di inclusione o con qualsiasi altra misura di inclusione sociale o sostegno alla povertà di cui almeno uno dei componenti sia percettore.
Cosa altrettanto importante: la mancata effettuazione del primo pagamento entro il 15 settembre 2023 comporterà la disattivazione della carta e la decadenza del beneficio. Non si potranno acquistare bevande alcoliche, e gli acquisti potranno essere effettuati presso tutti gli esercizi commerciali che vendono generi alimentari, aderenti all’iniziativa. Per il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, «le misure che abbiamo escogitato a dicembre potranno anche essere rinnovate, dipende dal successo e dall’andamento dell'inflazione in particolare dei beni. Faremo un bilancio più avanti - ha aggiunto - rispetto a questo tipo di andamento». Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha sottolineato la non cumulabilità col reddito di cittadinanza: «La cassa dello Stato – ha detto - non ha risorse infinite, dobbiamo cercare di dare una mano a tutti coloro che hanno bisogno, predisponendo misure calibrate».
Plaude alla misura Coldiretti: «L’inflazione alimentare più alta da 40 anni - ha sottolineato in una nota - ha costretto le famiglie a ridurre del 4,7% le quantità di cibo acquistate con effetti diretti sulla produzione agroalimentare nazionale». Così come è positivo il giudizio degli esercenti e della distribuzione, come osserva il presidente di Federdistribuzione Carlo Alberto Buttarelli: «L’iniziativa - ha detto - è molto importante e fin da subito abbiamo assicurato la nostra collaborazione». Mastica amaro l’opposizione: Nicola Fratoianni, dell’Alleanza verdi sinistra, ha definito un «insulto» l’entità della somma caricata sulla card, mentre per il suo compagno di schieramento Angelo Bonelli si tratta di un «palliativo».
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Raffaele Fitto ottimista: «Abbiamo definito gli obiettivi da correggere per evitare poi tempi troppo lunghi di verifica». L’Ue: «Ricevute le richieste di revisione». Giancarlo Giorgetti: «Avrei preferito che la terza quota arrivasse prima».Aiuti per 1,3 milioni di famiglie: il contributo sarà caricato su una tessera Postepay e servirà ad acquistare generi alimentari per chi ha un Isee fino a 15.000 euro.Lo speciale contiene due articoli.Sul Pnrr il governo accelera e mette a punto quelle correzioni al piano originario destinate a rendere più rapida l’erogazione della quarta rata da 16 miliardi di euro da parte della Commissione europea, mentre sull’incasso della terza, da 19 miliardi, c’è ottimismo su uno sblocco imminente. Ieri mattina si è riunita a Palazzo Chigi la cabina di regia sul Pnrr, al termine della quale il ministro agli Affari europei ha illustrato lo stato dell’arte in conferenza stampa. Prima di questo appuntamento, è stato il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, a rilasciare alcune dichiarazioni un po’ sibilline: «Auspico che queste risorse arrivino», ha detto Giorgetti, «se non arrivano diventa un problema, è evidente. Al momento siamo in grado di gestire la situazione. Se la terza rata fosse entrata prima sarebbe stato meglio, ma stiamo gestendo la situazione confidando che quanto prima questa terza rata venga somministrata». Sono 10 su 27 gli obiettivi intermedi della quarta rata modificati ieri dalla cabina di regia, che interessano sei ministeri: Imprese e Made in Italy, Infrastrutture e Trasporti, Ambiente, Istruzione, Cultura e Politiche di coesione. Per il progetto sullo sviluppo dell’industria cinematografica cambia soltanto il nome del soggetto attuatore, da Istituto Luce Studios a Cinecittà. Ridefiniti poi gli investimenti sulla tecnologia satellitare; corretto un errore del progetto Osservatore della Terra; si chiede più tempo per mettere a punto altri bandi sugli asili nido; per quanto attiene le infrastrutture di ricarica elettrica, a seguito dei bandi per le stazioni di ricarica che prevedevano 4.000 colonnine nei centri urbani e 2.500 nelle aree extraurbane, sono pervenute 4.700 richieste solo per le città: la proposta di modifica mira alla pubblicazione di nuovi bandi; sulla sperimentazione dell’idrogeno per la mobilità ferroviaria, le modifiche sono relative alle gare non andate a buon fine; sull’efficienza energetica si aumenta l’obiettivo dell’Ecobonus e si permette di rendicontare l'installazione di caldaie a condensazione a gas in sostituzione delle caldaie a minore efficienza. La settima modifica consente al governo di indire nuove gare per le colonnine sulle aree extraurbane, essendo andate deserte le prime. L'ottava modifica chiarisce che «nessun gas naturale deve essere utilizzato per la produzione di idrogeno da usare nella riduzione diretta del ferro». La nona rivede le soglie per gli avvisi dei progetti di interventi contro la povertà educativa nel Mezzogiorno a sostegno del Terzo settore. Infine, la decima modifica la descrizione del traguardo dell'investimento «Creazione di imprese femminili». «Al momento», ha detto Fitto, «solo tre paesi hanno chiesto il pagamento della terza rata, Spagna, Italia e Grecia, e nessuno ha chiesto quello della quarta. Se noi siamo in ritardo, gli altri che situazione hanno? Questo percorso ci consentirà di poter chiedere nei prossimi giorni il pagamento della quarta rata. Il lavoro che il governo ha introdotto è serio e costruttivo, abbiamo fatto un lavoro positivo, è un metodo che punta a risolvere preventivamente elementi di non condivisione. Le garanzie per i tempi per ricevere la quarta rata del Pnrr», ha chiarito Fitto, «non può darle nessuno. Noi abbiamo impostato un lavoro preliminare definendo quali obiettivi andavano corretti per raggiungere il risultato ed evitare di avere una fase di verifica molto lunga». E la terza rata quando arriverà? «È stata sottoposta a lunghe e accurate verifiche da parte della Ue», ha risposto Fitto, «proprio su questo abbiamo approntato il lavoro sulla quarta, per evitare queste lungaggini». Ieri sera un portavoce della Commissione Ue ha confermato all’Ansa di «aver ricevuto la proposta di revisione mirata del piano dell’Italia, relativa a 10 misure nell'ambito della quarta richiesta di pagamento. Come sempre», ha aggiunto, «effettueremo le nostre analisi e riserveremo ogni commento pubblico sulle misure in questione a quando la nostra valutazione sarà completata». Le opposizioni non si accontentano: «La cruda realtà», commenta la vicepresidente del senato Mariolina Castellone, del M5s, «è che il ministro Fitto, per l’ennesima volta senza la premier Meloni al suo fianco, non è stato in grado di fornire uno straccio di dato o garanzia sui tempi di incasso della terza rata del Pnrr da 19 miliardi per l’Italia e sul percorso per l’ottenimento della quarta rata da 16 miliardi». «Il ministro Fitto», attacca il capogruppo dem in senato, Francesco Boccia, «dice che modifica 10 interventi del Pnrr, e non ci dice quali, ma di fatto sta ammettendo quello che le opposizioni più volte hanno sottolineato: la quarta rata non è più certa, almeno non è certa nel 2023». A Boccia risponde il capogruppo di Fdi alla Camera, Tommaso Foti: «Il collega Boccia», argomenta Foti, «prende fischi per fiaschi: anziché inventare teoremi o dispensare reprimende in ordine a quanto definito sul Pnrr e sulla quarta rata, può rivedere la conferenza stampa di oggi del ministro Fitto oppure leggere il documento con le proposte di modifica distribuito alla stampa. Rispetteremo la scadenza del 31 agosto per la revisione del Pnrr nella sua interezza e per mettere a terra tutte le risorse, con le correzioni necessarie».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/cinecitta-bandi-asili-nido-pnrr-2662268411.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="social-card-382-euro-per-la-spesa" data-post-id="2662268411" data-published-at="1689175083" data-use-pagination="False"> Social card: 382 euro per la spesa Una «carta sociale» o una «carta spesa», ribattezzata «Dedicata a te». È il nuovo strumento di sostegno al potere d’acquisto delle famiglie con reddito più basso che il governo ha individuato e presentato ieri con una conferenza stampa a Largo Chigi. La carta funzionerà con un contributo unico di 382,50 euro (caricato su una carta Postepay) per l’acquisto di generi alimentari di prima necessità e sarà destinata a chi ha un Isee non superiore a 15.000 euro. Sarà distribuita da Poste italiane e sarà disponibile per circa 1,3 milioni di famiglie. Il premier Giorgia Meloni ha tenuto a sottolineare, nel videomessaggio inviato alla presentazione, che «avrà un valore più ampio grazie a tutta la scontistica messa a disposizione dalla grande distribuzione». La misura è stata inserita nella legge di Bilancio 2023, grazie allo stanziamento di un fondo di 500 milioni di euro, per coprire questo aiuto una tantum, che verrà erogato attraverso gli uffici postali. Dal 18 luglio i Comuni invieranno le comunicazioni ai beneficiari nelle quali ci saranno le indicazioni per il ritiro presso gli uffici postali. Il termine iniziale era il 26 giugno ma poi è slittato per consentire all’Inps un supplemento di verifiche sulla platea dei beneficiari. La carta dovrà essere attivata entro il 15 settembre. «È un segnale di attenzione - ha detto ancora il premier - verso chi è in difficoltà, noi ci siamo e cerchiamo di fare del nostro meglio per dare una mano». I beneficiari del contributo sono stati individuati tra i cittadini appartenenti ai nuclei familiari, residenti nel territorio italiano, in possesso di due requisiti: iscrizione nell’anagrafe della popolazione residente (comunale) e titolarità di una certificazione Isee ordinario, in corso di validità, con indicatore non superiore ai 15.000 euro annui. Una cosa molto importante è che questo strumento sarà cumulabile col reddito di cittadinanza, col reddito di inclusione o con qualsiasi altra misura di inclusione sociale o sostegno alla povertà di cui almeno uno dei componenti sia percettore. Cosa altrettanto importante: la mancata effettuazione del primo pagamento entro il 15 settembre 2023 comporterà la disattivazione della carta e la decadenza del beneficio. Non si potranno acquistare bevande alcoliche, e gli acquisti potranno essere effettuati presso tutti gli esercizi commerciali che vendono generi alimentari, aderenti all’iniziativa. Per il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, «le misure che abbiamo escogitato a dicembre potranno anche essere rinnovate, dipende dal successo e dall’andamento dell'inflazione in particolare dei beni. Faremo un bilancio più avanti - ha aggiunto - rispetto a questo tipo di andamento». Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha sottolineato la non cumulabilità col reddito di cittadinanza: «La cassa dello Stato – ha detto - non ha risorse infinite, dobbiamo cercare di dare una mano a tutti coloro che hanno bisogno, predisponendo misure calibrate». Plaude alla misura Coldiretti: «L’inflazione alimentare più alta da 40 anni - ha sottolineato in una nota - ha costretto le famiglie a ridurre del 4,7% le quantità di cibo acquistate con effetti diretti sulla produzione agroalimentare nazionale». Così come è positivo il giudizio degli esercenti e della distribuzione, come osserva il presidente di Federdistribuzione Carlo Alberto Buttarelli: «L’iniziativa - ha detto - è molto importante e fin da subito abbiamo assicurato la nostra collaborazione». Mastica amaro l’opposizione: Nicola Fratoianni, dell’Alleanza verdi sinistra, ha definito un «insulto» l’entità della somma caricata sulla card, mentre per il suo compagno di schieramento Angelo Bonelli si tratta di un «palliativo».
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Secondo il Rapporto Censis-United, quasi metà dei laureati non avrebbe completato gli studi senza la formazione digitale. La flessibilità, l’autonomia nello studio e la possibilità di conciliare lavoro e università spingono sempre più adulti verso le università telematiche.
In Italia, quasi metà dei laureati delle università telematiche ammette che senza la didattica digitale non avrebbe mai conseguito il titolo: il 45,1% non ce l’avrebbe fatta, mentre un ulteriore 39,4% avrebbe impiegato molto più tempo. È il primo dato che emerge dal Rapporto Censis-United sulla formazione digitale, basato su quasi 4.000 laureati delle sette università telematiche associate United nel periodo 2020-2024.
Il quadro che ne viene fuori racconta di un sistema che non sostituisce gli atenei tradizionali, ma li integra. La principale motivazione degli studenti è la flessibilità: il 73,7% ha scelto l’università telematica per conciliare studio e lavoro, e oltre la metà apprezza la gestione autonoma dei tempi di vita. Anche le agevolazioni economiche giocano un ruolo importante: tra chi ne ha usufruito, l’80,6% le considera determinanti nella scelta del percorso.
Il profilo del laureato digitale è chiaro. Più della metà ha completato una laurea triennale, il 53,7% è donna e quasi il 40% ha 46 anni o più. La maggior parte degli iscritti era già occupata al momento dell’iscrizione (75,3%), e quasi la metà proviene da percorsi tecnici o professionali. Significativa anche la presenza territoriale: il 51,2% dei partecipanti risiede nel Mezzogiorno.
L’esperienza di studio è giudicata complessivamente positiva: il 93,4% dei laureati dichiara di essere soddisfatto del percorso intrapreso. Gli aspetti più apprezzati sono la possibilità di conciliare impegni personali e professionali (82,5%) e l’autonomia nello studio (47,7%). Anche l’uso delle tecnologie è valutato positivamente: oltre il 96% ritiene intuitivi i materiali e le piattaforme online, e il 78,4% segnala come vantaggio l’adozione di strumenti avanzati come intelligenza artificiale, metaverso e laboratori virtuali.
Il Rapporto evidenzia inoltre un effetto concreto sul fronte occupazionale. Tra i laureati che hanno trovato o cambiato lavoro entro un anno, il 79,1% ritiene la laurea utile per ottenere un impiego, soprattutto grazie alle competenze acquisite.
In sintesi, la didattica digitale emerge come uno strumento strategico per ampliare l’accesso all’università, ridurre i divari formativi e rafforzare il capitale umano del Paese, confermandosi più di una semplice alternativa: una risposta strutturale alle esigenze di flessibilità e personalizzazione sempre più richieste dagli studenti.
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Il settore italiano degli imballaggi vale 51,3 miliardi e impiega 12.000 addetti. Alla luce del nuovo regolamento europeo PPWR che punta a ridurre del 15% entro il 2040 i rifiuti da imballaggio, la filiera chiede strumenti stabili e un tavolo con governo e Parlamento per innovare senza penalizzare competitività e lavoro.
L’Italia dell’imballaggio è un settore solido e innovativo, un pezzo importante del Made in Italy che vale complessivamente 51,3 miliardi di euro, tra produttori di materiali e costruttori di macchine per confezionamento, stampa e converting. Con oltre 17 milioni di tonnellate di produzione nel 2024, pari all’1,7% del Pil, la filiera registra una crescita costante e prevede incrementi stabili anche nei prossimi anni.
Ma mentre i numeri confermano la salute del comparto, la sfida principale resta la transizione verso la sostenibilità. Il nuovo regolamento europeo Packaging and Packaging Waste Regulation (PPWR) punta a ridurre del 15% entro il 2040 i rifiuti da imballaggio, spingendo il settore a trovare un equilibrio tra crescita della domanda e riduzione dell’impatto ambientale.
Proprio su questo tema si è concentrato l’incontro Filiera a confronto: l’Italia dell’imballaggio verso la nuova normativa europea, organizzato al Senato dal senatore Gianluca Cantalamessa con il supporto di Giflex, l’associazione dei produttori di imballaggi flessibili. L’iniziativa ha messo sul tavolo dati, prospettive e richieste del settore, alla luce della nuova regolamentazione europea. «Oggi servono strumenti stabili e applicabili per chi produce, per chi utilizza, per chi recupera e per chi ricicla gli imballaggi. Le imprese non possono lavorare nell’incertezza: devono programmare, investire, innovare», ha dichiarato Alberto Palaveri, presidente di Giflex. «Siamo qui per rafforzare e difendere nel nuovo contesto europeo la leadership della nostra filiera». Il messaggio chiave è chiaro: servono regole praticabili, supportate da investimenti mirati che permettano alle imprese di trasformare gli obiettivi normativi in risultati concreti. La filiera chiede anche di potenziare i sistemi di raccolta e riciclo, compreso il riciclo chimico, e di accompagnare la transizione verso imballaggi innovativi con strumenti capaci di compensare i costi e proteggere la competitività del settore.
Un ruolo centrale è giocato dall’imballaggio flessibile, leggero ed efficiente: pesa in media solo il 2-3% del prodotto contenuto, richiede meno materie prime e genera basse emissioni di CO2, contribuendo così agli obiettivi europei. Il comparto europeo ha registrato nel 2024 un fatturato di 18,8 miliardi di euro e le previsioni per il 2029 stimano una crescita significativa, sia a livello mondiale sia in Europa. In Italia, il flessibile impiega circa 12.000 addetti, produce circa 400.000 tonnellate e fattura oltre 4,3 miliardi di euro. «Il Made in Italy dell’imballaggio è un modello industriale di eccellenza, competitivo e sostenibile», ha sottolineato il senatore Cantalamessa. «L’Europa deve riconoscere chi è avanti, non penalizzarlo con burocrazia e norme rigide uguali per tutti. La riduzione dei rifiuti si ottiene con filiera, dialogo e flessibilità normativa, non con regolazioni ideologiche».
Per affrontare queste sfide, Giflex ha annunciato la volontà di promuovere un tavolo di lavoro di filiera con governo e Parlamento, finalizzato a costruire soluzioni condivise per ridurre l’impatto ambientale degli imballaggi senza compromettere innovazione, crescita e competitività.
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Ecco #DimmiLaVerità del 30 gennaio 2025. Il leader di Sud chiama Nord Cateno De Luca attacca Schifani sulla frana di Niscemi: «Lo vado a prendere!».