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Cade la mascherina di Speranza. Dalla Cina milioni di tarocchi

Cade la mascherina di Speranza. Dalla Cina milioni di tarocchi
Roberto Speranza (Stefano Carofei/Pool/Insidefoto/Mondadori Portfolio via Getty Images)
Siccome lo scandalo dei 70 milioni pagati da Domenico Arcuri a improbabili procacciatori di mascherine non ci bastava, non ci facciamo mancare neppure uno scandalo sui dispositivi di protezione che non proteggono. Sì, milioni di pezzi sono arrivati lo scorso anno dalla Cina tramite aziende riconvertite in fretta e furia per servire la pubblica amministrazione, ma senza che né le imprese né, soprattutto, le mascherine avessero i requisiti richiesti.

Del resto, come hanno rivelato le intercettazioni telefoniche nell'inchiesta che vede indagati Mario Benotti e alcuni suoi svelti colleghi, la pandemia è un boccone troppo grosso per non fare gola a tanti pescecani. Dunque, nella primavera dell'anno scorso in molti si sono dati da fare per reperire i dispositivi di protezione e oggi la magistratura comincia a tirare le somme di tanto attivismo. Ieri, un gruppo di finanzieri ha messo i braccialetti a tre persone, accusandole di truffa aggravata ai danni della Protezione civile del Lazio. In pratica, tramite una società che rilasciava certificati di idoneità senza andare troppo per il sottile, il gruppetto avrebbe importato camici e mascherine non idonei contro il Covid, spacciandoli però per sicuri. In carcere sono finiti due italiani e un imprenditore croato e tutto ruota ancora una volta, come per l'inchiesta che riguarda Benotti e compagni, attorno al commissario straordinario all'emergenza, ovvero quell'Arcuri a cui Mario Draghi ha appena fatto fare le valigie. Già, perché come nel caso dell'intermediazione da sogno per le mascherine, ovvero per quei 70 milioni che si sono spartiti i procacciatori di 800 milioni di dispositivi di protezione, l'affare è stato possibile perché l'amministratore delegato di Invitalia ha consentito l'accesso alla struttura commissariale. Benotti si messaggiava con Arcuri, contattandolo un migliaio di volte per telefono e dimostrando una certa confidenza. Mentre Vittorio Farina, uno degli arrestati, in virtù di una conoscenza personale avrebbe goduto direttamente di incontri con il manager. L'imprenditore, dopo un appuntamento, avrebbe rassicurato i suoi soci: «Domenico mi ha promesso che se gli arriva la lettera, autorizza quell'acquisto (…) la dovrebbe fare oggi, oggi la deve fare e oggi pomeriggio ci deve dare l'ordine». Del resto, l'emergenza giustificava una certa snellezza delle procedure, e cinque milioni di mascherine e quasi mezzo milione di camici da destinare a infermieri e medici potevano fare comodo. Però, c'era quel piccolo particolare del certificato di garanzia, ovvero del marchio europeo che doveva garantire i requisiti della merce. E allora, per rimuovere il piccolo ostacolo, Andelko Aleksic, altro arrestato, pare abbia pensato di fabbricare in casa la patente di conformità del prodotto. Gli inquirenti lo hanno intercettato mentre ordinava al telefono i documenti per i camici senza preoccuparsi dei rischi per la salute. «Tanto so' tutti falsi 'sti certificati». E come no? Chissenefrega di un pezzo di carta: basta scriverci sopra quel che serve a consentire l'acquisto. L'ex commissario all'emergenza pandemica, secondo gli inquirenti, è stato oggetto di un traffico d'influenze, e non è indagato. Insomma, Arcuri è una vittima, come nel caso di Benotti non ha capito che qualcuno si approfittava di lui e trafficava per influenzarlo. Pover'uomo: chi avrebbe mai detto che un manager di comprovata esperienza si facesse raggirare così. Una volta non si è accorto di 70 milioni di intermediazione, un'altra prende per buoni timbri e cartelline che Aleksic si fabbricava da solo. Nel caso dei soldi, la faccenda è certamente grave, ma in quello delle mascherine tarocche lo è ancor di più, in quanto qualcuno è riuscito a spacciare dispositivi di protezione che non proteggevano, mettendo a repentaglio la salute dei cittadini. I tre imprenditori arrestati ieri non sarebbero però i soli ad aver giocato con la pelle degli italiani. A Gorizia, le forze dell'ordine hanno sequestrato altri pacchi di mascherine non a norma e, dopo i test svolti da una società altoatesina, perfino l'Antifrode dell'Unione europea si è svegliata, aprendo un'indagine sulle Ffp2 certificate da una società turca senza che avessero i requisiti. Ma se le segnalazioni hanno aperto gli occhi perfino di Bruxelles, l'unico che continua a tenerli chiusi è Roberto Speranza, colui che ha reso obbligatorie le mascherine, ha giurato sui dispositivi di protezione in circolazione in Italia. «Esiste un procedimento autorizzativo molto rigoroso. Quindi io mi sento di dire con assoluta certezza che i controlli e le verifiche sono fatti con la massima attenzione e che le mascherine in commercio sono sicure». Il tempo di finire la frase, e in meno di 24 ore il ministro è stato smentito, dimostrando ancora una volta di non sapere ciò che dice. Dopo aver scritto un libro sulla guarigione dal Covid mandandolo in libreria proprio in occasione della seconda ondata, Speranza ha dato un'altra prova di straordinario tempismo. Se è un modo per dimostrare la propria inadeguatezza, possiamo rassicurarlo: ci ha convinti.

Nucleare e sanzioni, Usa e Iran si parlano. Trump: «Vittoria». C’è Vance ai negoziati
JD Vance (Ansa)
Il presidente: «Hanno accettato di rinunciare all’arma atomica». Washington pronta a inviare altri 3.000 soldati in Medio Oriente.

Donald Trump tira dritto con l’iniziativa diplomatica iraniana. E, per portarla avanti, sembra puntare molto su JD Vance che, dopo tre settimane fuori dai radar, pare stia tornando in auge. Secondo il Guardian, potrebbe infatti essere lui a guidare il team negoziale di Washington nei colloqui con i rappresentanti di Teheran: colloqui che, in caso di risposta positiva dell’Iran, potrebbero tenersi domani (probabilmente a Islamabad, dove è volato il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, «con il benestare eccezionale delle autorità statunitensi e israeliane, fanno sapere i media pakistani). Inoltre, l’altro ieri, Vance ha avuto una telefonata con Benjamin Netanyahu sulla crisi iraniana. Ora, non è un mistero che il numero due della Casa Bianca sia sempre stato scettico verso un’operazione militare di vasta portata contro la Repubblica islamica. Tra l’altro, a ottobre, era emerso come, nell’attuale amministrazione statunitense, Vance fosse una delle figure meno morbide nei confronti del premier israeliano.

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Meloni vola in Algeria per trattare sul gas
Getty Images
Il premier punta a rafforzare il partenariato con il Paese africano, ma le forniture aggiuntive potrebbero subire rincari fino al 20%. Intanto il Qatar conferma la sospensione dei contratti causa guerra. Governo pronto a prorogare il taglio delle accise sui carburanti.

Era prevedibile. Le interruzioni parziali dei flussi di approvvigionamento del gas provenienti dal Golfo, i mercati europei che restano esposti a squilibri dell’offerta e la corsa dei Paesi europei a cercare alternative rapide, hanno posto l’Algeria nella posizione strategica di rivedere i prezzi del gas.

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Se ci è negato un giudizio «terzo» la Costituzione resta inapplicata
(Ansa)
Ogni processo sconterà questa contraddizione. Non c’è piroetta retorica che tenga
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L’Anm detta al governo le riforme da fare
Rocco Maruotti, segretario generale dell'Anm (Imagoeconomica)
Il sindacato dei magistrati si dice disponibile al dialogo «evitando contrapposizioni frontali», ma intanto elenca le leggi di suo gradimento e chiede assunzioni. Il successore del presidente dimissionario Parodi potrebbe essere eletto già sabato.

Il giorno dopo la bocciatura della riforma della giustizia l’Associazione nazionale magistrati da un lato tende la mano alla politica, ma dall’altro passa all’incasso per ottenere quel riconoscimento di interlocutore principale che il centrodestra non ha mai visto di buon occhio. Il segretario generale dell’Anm, Rocco Maruotti, ha spiegato così la posizione delle toghe associate: «Non ci siamo intestati una vittoria e siamo pronti a tornare sugli otto punti da cui siamo partiti il 5 marzo del 2025 nell’incontro a Palazzo Chigi.

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