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2022-02-05
Ciclismo, settimana prossima parte il Tour d'Antalya con tre team italiani in gara
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Dopo lo stop dello scorso anno causa Covid, torna l’evento ciclistico più importante del Paese dopo il Giro di Tȕrkiye. Dal 10 al 13 febbraio, quattro tappe nel Sud della Turchia dove le tre squadre italiane Bardiani Csf Faizanè, Drone Hopper Androni ed Eolo Kometa andranno a caccia di punti nell'Uci Europe Tour, uno dei cinque circuiti continentali di ciclismo dell'Unione Ciclistica Internazionale.
Tra le 23 squadre che parteciperanno al Tour d'Antalya 2022, in programma in Turchia dal 10 al 13 febbraio, ce ne sono tre tra le più importanti italiane: Bardiani Csf Faizanè, Drone Hopper Androni ed Eolo Kometa. I tre team daranno battaglia insieme alle altre squadre internazionali, tra cui i belgi dell'Alpecin-Fenix che a maggio saranno impegnati anche nel Giro d'Italia, in una quattro giorni che attraverserà il Sud della Turchia in quattro tappe. Lo start della gara si terrà giovedì 10 alle 12:15 con la partenza della prima tappa lunga 144,5 chilometri dall'antica cittadina di Side fino ad Antalya, una delle mete turistiche più gettonate dell'intera Turchia, costellata da spiagge e attrazioni storiche e culturali e fulcro della competizione ciclistica più importante del Paese dopo il Giro di Tȕrkiye. Il giorno dopo, alle 11, l'itinerario della gara prevede una seconda tappa molto più impegnativa. Si comincia dunque a fare sul serio dopo la partenza con 183,3 chilometri da Kemer, località balneare sulla riviera turca, ad Antalya. Un saliscendi con quattro salite lungo il percorso, la più alta a quota 574 metri. Sabato 12, alle 12:45, la terza tappa con partenza da Aspendos e arrivo a Termessos, in quello che sarà l'unico punto di arrivo in salita a quota 809 metri d'altezza. Questa terza tappa, lunga 110,6 chilometri sarà fondamentale per la definizione della classifica finale che si determinerà poi il giorno successivo, nella quarta tappa conclusiva del tour domenica 13, con partenza, alle 12, e arrivo ad Antalya, dove verrà incoronato con la maglia magenta il vincitore di questa quarta edizione del Tour d'Antalya.
Si tratta di un atteso ritorno tra gli appassionati della bicicletta, turchi e non solo, visto che lo scorso anno la gara fu annullata a causa dell'emergenza sanitaria provocata dalla pandemia da coronavirus. Il Tour d'Antalya fa parte del calendario dell'Uci Europe Tour, uno dei cinque circuiti continentali di ciclismo dell'Unione Ciclistica Internazionale. Questa gara a tappe si inserisce in un contesto europeo che ogni anno, nel 2022 dal 23 gennaio al 16 ottobre, si compone di 190 corse in tutto il continente. In Italia, fanno parte di questo circuito gare come La Per sempre Alfredo, una corsa in linea maschile di ciclismo su strada che si tiene in Toscana nella provincia di Firenze e nata lo scorso anno in occasione del centenario della nascita di Alfredo Martini, indimenticato commissario tecnico della nazionale azzurra di ciclismo su strada. Ma anche La Popolarissima, una delle più antiche corse su strada che si svolge in provincia di Treviso, con la prima edizione che si svolse nel 1919 e inserita nel calendario internazionale dal 2017. Oppure la Settimana internazionale di Coppi e Bartali, corsa a tappe maschile su strada nata nel 1984 che nel 2004 fu teatro dell'ultimo podio della carriera di Marco Pantani. C'è poi il Giro di Sicilia, una gara a tappe, la prima in Italia, che esiste dal 1907 e che anticipò di due anni il Giro d'Italia. A maggio ci sarà il Circuito del Porto-Trofeo Internazionale Arvedi. La stagione dell'Uci Europe Tour, per quanto riguarda le gare in Italia, prosegue poi con il Giro dell'Appennino, il Trofeo Alcide De Gasperi a giugno, il Giro del Medio Brenta, il Trofeo Città di Brescia, la Settimana Ciclistica Italiana a luglio, il Giro della Regione Friuli Venezia Giulia, il Giro di Toscana, il Memorial Marco Pantani, il Trofeo Matteotti, la Coppa Agostoni a settembre, il Gran Premio Bruno Beghelli, il Giro di Sardegna, il Giro del Veneto e il Veneto Classic a ottobre.
Al Tour d'Antalya, così come in tutte le altre gare del circuito europeo, ogni tappa è fondamentale perché durante tutta la stagione dell'Uci Europe Tour i punti vengono assegnati ai vincitori delle gare in linea, ai primi della classifica generale e ai vincitori di ogni tappa delle corse a tappe. La qualità e la complessità di una gara determina anche quanti punti vengono assegnati ai primi classificati: più alto è il punteggio Uci di una gara e più punti vengono assegnati. Per questo i tre team italiani Bardiani Csf Faizanè, Drone Hopper Androni ed Eolo Kometa vorranno partire subito con il pedale giusto, con quest'ultima che ha cominciato il 2022 come meglio non poteva, visto che ha trionfato con Giovanni Leonardi nella Classica Comunitat Valenciana 1969 - Gran Premio Valencia nella prima gara della stagione, il 23 gennaio in Spagna. Due anni fa, invece, ad Antalya trionfò il britannico della UCI Continental Canyon dhb SunGod Maximilian Stedman davanti al belga Kenneth Van Rooy, della Sport Vlaanderen-Baloise, e all'italiano Alessandro Fancellu della ProTeam Eolo – Kometa.
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Dopo lo stop dello scorso anno causa Covid, torna l’evento ciclistico più importante del Paese dopo il Giro di Tȕrkiye. Dal 10 al 13 febbraio, quattro tappe nel Sud della Turchia dove le tre squadre italiane Bardiani Csf Faizanè, Drone Hopper Androni ed Eolo Kometa andranno a caccia di punti nell'Uci Europe Tour, uno dei cinque circuiti continentali di ciclismo dell'Unione Ciclistica Internazionale.Tra le 23 squadre che parteciperanno al Tour d'Antalya 2022, in programma in Turchia dal 10 al 13 febbraio, ce ne sono tre tra le più importanti italiane: Bardiani Csf Faizanè, Drone Hopper Androni ed Eolo Kometa. I tre team daranno battaglia insieme alle altre squadre internazionali, tra cui i belgi dell'Alpecin-Fenix che a maggio saranno impegnati anche nel Giro d'Italia, in una quattro giorni che attraverserà il Sud della Turchia in quattro tappe. Lo start della gara si terrà giovedì 10 alle 12:15 con la partenza della prima tappa lunga 144,5 chilometri dall'antica cittadina di Side fino ad Antalya, una delle mete turistiche più gettonate dell'intera Turchia, costellata da spiagge e attrazioni storiche e culturali e fulcro della competizione ciclistica più importante del Paese dopo il Giro di Tȕrkiye. Il giorno dopo, alle 11, l'itinerario della gara prevede una seconda tappa molto più impegnativa. Si comincia dunque a fare sul serio dopo la partenza con 183,3 chilometri da Kemer, località balneare sulla riviera turca, ad Antalya. Un saliscendi con quattro salite lungo il percorso, la più alta a quota 574 metri. Sabato 12, alle 12:45, la terza tappa con partenza da Aspendos e arrivo a Termessos, in quello che sarà l'unico punto di arrivo in salita a quota 809 metri d'altezza. Questa terza tappa, lunga 110,6 chilometri sarà fondamentale per la definizione della classifica finale che si determinerà poi il giorno successivo, nella quarta tappa conclusiva del tour domenica 13, con partenza, alle 12, e arrivo ad Antalya, dove verrà incoronato con la maglia magenta il vincitore di questa quarta edizione del Tour d'Antalya.Si tratta di un atteso ritorno tra gli appassionati della bicicletta, turchi e non solo, visto che lo scorso anno la gara fu annullata a causa dell'emergenza sanitaria provocata dalla pandemia da coronavirus. Il Tour d'Antalya fa parte del calendario dell'Uci Europe Tour, uno dei cinque circuiti continentali di ciclismo dell'Unione Ciclistica Internazionale. Questa gara a tappe si inserisce in un contesto europeo che ogni anno, nel 2022 dal 23 gennaio al 16 ottobre, si compone di 190 corse in tutto il continente. In Italia, fanno parte di questo circuito gare come La Per sempre Alfredo, una corsa in linea maschile di ciclismo su strada che si tiene in Toscana nella provincia di Firenze e nata lo scorso anno in occasione del centenario della nascita di Alfredo Martini, indimenticato commissario tecnico della nazionale azzurra di ciclismo su strada. Ma anche La Popolarissima, una delle più antiche corse su strada che si svolge in provincia di Treviso, con la prima edizione che si svolse nel 1919 e inserita nel calendario internazionale dal 2017. Oppure la Settimana internazionale di Coppi e Bartali, corsa a tappe maschile su strada nata nel 1984 che nel 2004 fu teatro dell'ultimo podio della carriera di Marco Pantani. C'è poi il Giro di Sicilia, una gara a tappe, la prima in Italia, che esiste dal 1907 e che anticipò di due anni il Giro d'Italia. A maggio ci sarà il Circuito del Porto-Trofeo Internazionale Arvedi. La stagione dell'Uci Europe Tour, per quanto riguarda le gare in Italia, prosegue poi con il Giro dell'Appennino, il Trofeo Alcide De Gasperi a giugno, il Giro del Medio Brenta, il Trofeo Città di Brescia, la Settimana Ciclistica Italiana a luglio, il Giro della Regione Friuli Venezia Giulia, il Giro di Toscana, il Memorial Marco Pantani, il Trofeo Matteotti, la Coppa Agostoni a settembre, il Gran Premio Bruno Beghelli, il Giro di Sardegna, il Giro del Veneto e il Veneto Classic a ottobre.Al Tour d'Antalya, così come in tutte le altre gare del circuito europeo, ogni tappa è fondamentale perché durante tutta la stagione dell'Uci Europe Tour i punti vengono assegnati ai vincitori delle gare in linea, ai primi della classifica generale e ai vincitori di ogni tappa delle corse a tappe. La qualità e la complessità di una gara determina anche quanti punti vengono assegnati ai primi classificati: più alto è il punteggio Uci di una gara e più punti vengono assegnati. Per questo i tre team italiani Bardiani Csf Faizanè, Drone Hopper Androni ed Eolo Kometa vorranno partire subito con il pedale giusto, con quest'ultima che ha cominciato il 2022 come meglio non poteva, visto che ha trionfato con Giovanni Leonardi nella Classica Comunitat Valenciana 1969 - Gran Premio Valencia nella prima gara della stagione, il 23 gennaio in Spagna. Due anni fa, invece, ad Antalya trionfò il britannico della UCI Continental Canyon dhb SunGod Maximilian Stedman davanti al belga Kenneth Van Rooy, della Sport Vlaanderen-Baloise, e all'italiano Alessandro Fancellu della ProTeam Eolo – Kometa.
Silvia Capozza @Ecco
La manifestazione offre un’importante vetrina internazionale e rappresenta un’occasione preziosa per incontrare buyer, partner e operatori del settore provenienti da tutto il mondo. Per un marchio come Ecco è un momento fondamentale di confronto, visibilità e sviluppo delle relazioni commerciali», racconta alla Verità Silvia Capozza, general manager South Europe di Ecco, marchio globale specializzato in scarpe e accessori in pelle di alta gamma.
Ecco nasce in Danimarca nel 1963 e oggi è presente in tutto il mondo. Quali sono i valori del brand che ritiene più importanti?
«Comfort, qualità e innovazione. Sono i tre pilastri che ci accompagnano fin dalla nascita e ai quali non abbiamo mai rinunciato. L’innovazione, in particolare, è legata alla continua ricerca e sviluppo di tecnologie proprietarie, resa possibile anche dal controllo diretto della filiera produttiva».
Come lei ha sottolineato il comfort è uno degli elementi più associati al marchio. Quanto conta oggi per i consumatori rispetto all’estetica?
«Oggi i consumatori non scelgono più tra comfort e stile: vogliono entrambi. Questo si collega a un tema molto attuale, quello del quiet luxury, che noi preferiamo interpretare come quiet beauty. Le persone cercano prodotti che offrano comodità, design e innovazione allo stesso tempo. Il comfort non è più soltanto una caratteristica funzionale, ma una sensazione di benessere e libertà che permette di esprimere sé stessi senza compromessi».
Il concept della collezione è Walk Your Walk. Che significato assume oggi questo messaggio?
«È un invito a seguire il proprio percorso con autenticità. Ognuno deve poter vivere la propria individualità senza rinunciare né allo stile né al comfort. Per noi Walk Your Walk rappresenta un nuovo modo di interpretare la quotidianità: sentirsi bene in ciò che si indossa significa anche acquisire maggiore sicurezza e libertà di espressione».
Si parla anche di Return to What Matters. Quali sono oggi i valori davvero essenziali per Ecco in un mercato in continua evoluzione?
«Crediamo sia importante tornare a concentrarsi su ciò che conta davvero. In un contesto caratterizzato da cambiamenti rapidi e continui, Ecco ha sempre mantenuto una direzione coerente. Non abbiamo mai accettato compromessi sulla qualità, neppure nei momenti più complessi. Oggi il consumatore è più consapevole: acquista meno, ma sceglie meglio».
Avete recentemente reinterpretato uno dei vostri modelli iconici, la Joker. Come avete affrontato questo lavoro?
«La Joker è uno dei modelli simbolo della nostra storia. Ci piace recuperare elementi dal nostro archivio e reinterpretarli in chiave contemporanea. Negli ultimi anni abbiamo riproposto questo modello in diverse varianti, valorizzando materiali, colori e finiture differenti. È una scarpa che rappresenta perfettamente il Dna di Ecco perché combina comfort, qualità e design contemporaneo, e il riscontro del pubblico è stato molto positivo».
Le tecnologie sviluppate da Ecco rappresentano un elemento distintivo del marchio. In che modo migliorano l’esperienza di chi indossa le vostre scarpe?
«Le nostre tecnologie sono progettate per accompagnare uno stile di vita dinamico, garantendo leggerezza, traspirabilità, ammortizzazione e un migliore assorbimento degli impatti».
Designer come Natasha Ramsay-Levi, Craig Green e Natacha Aizawa hanno collaborato con il brand attraverso il progetto Ecco Kollektive. Qual è stato il loro contributo?
«Queste collaborazioni ci hanno permesso di dialogare con un pubblico particolarmente sensibile al design e alla sperimentazione creativa. Ogni designer parte dalla collezione principale Ecco e la reinterpreta attraverso il proprio linguaggio».
Le radici del marchio affondano nella lavorazione della pelle. Quanto pesa ancora questa eredità nella vostra identità?
«Moltissimo. Ecco nasce come azienda specializzata nella lavorazione della pelle e continua a possedere e gestire concerie proprie. Questa competenza rappresenta ancora oggi uno degli elementi distintivi del marchio e contribuisce a garantire elevati standard qualitativi lungo tutta la filiera».
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Pagamento? Azioni. Naturalmente. Perché il contante, nell’era della finanza quantistica, è archeologia. La preda si chiama Cursor, società che sviluppa intelligenza artificiale capace di scrivere il codice in autonomia. In sostanza un programmatore software che non chiede ferie, non sciopera e non vuole aumenti di stipendio. L’operazione, già di per sé sufficiente a scaldare i grafici, diventa però quasi secondaria rispetto allo spettacolo principale: la capitalizzazione. SpaceX è volata in zona 2,5–2,7 trilioni di dollari, con picchi che sfiorano i 3.000 miliardi. L’azienda di Musk adesso vale quanto il Pil dell’Italia. Per dare un’idea: a un certo punto ha superato Amazon e Microsoft. Il tutto con una struttura da manuale del paradosso: 19 miliardi di ricavi e quasi 5 di perdite, contro i 717 miliardi di fatturato e 78 di utili di Amazon. Ma Wall Street ormai è una narrazione collettiva con pricing dinamico. Elon Musk consolida la sua narrazione di primo trilionario al mondo. Non perché abbia trovato oro su Marte o monetizzato l’aria rarefatta dello spazio, ma perché il mercato ha deciso che la sua equazione personale vale più della somma di molti sistemi economici terrestri. Nel frattempo, un dettaglio tecnico passa quasi inosservato, come sempre accade con le cose che poi diventano fondamentali: sul mercato circola appena il 4% delle azioni. Il resto è vincolato, trattenuto, congelato in accordi e regolamenti. Vuol dire che il prezzo lo fanno pochissimi scambi, ma su quei pochi scambi si costruiscono montagne di trilioni. Una leva perfetta. O pericolosa. Dipende dal punto di osservazione. E così accade l’altra magia: più il titolo sale, meno azioni servono per pagare Cursor. Più il titolo sale, più l’acquisizione da 60 miliardi diventa “economica”. Il mercato si abitua a tutto con la velocità con cui un social network dimentica una notizia: SpaceX diventa valuta. Non solo società, ma moneta. Una moneta che non stampa la banca centrale, ma la fiducia. E mentre qualcuno ancora si chiede se sia sostenibile, Wall Street decide che la domanda è mal posta. Al terzo giorno di contrattazioni, SpaceX continua a correre, passando da 135 a 214 dollari. Per un attimo diventa la quarta società al mondo per capitalizzazione, dietro solo a Nvidia, Alphabet e Apple. Poi ritraccia, perché anche le vertigini hanno bisogno di pause. Come se non bastasse, si apre anche il fronte dei derivati: partono le contrattazioni delle opzioni al Cboe Global Markets e al Nasdaq. Insomma si inizia a scommettere non solo sul futuro dell’azienda, ma sul futuro delle scommesse sul futuro dell’azienda. Una specie di matrioska finanziaria dove l’ultimo strato non è mai l’ultimo.
Nel mezzo di questo spettacolo orbitale, il pezzo industriale viene quasi schiacciato dalla narrativa. Cursor entra come tassello strategico: servirebbe ad ampliare le capacità di Grok nello sviluppo software. L’intelligenza artificiale che scrive codice per un’altra intelligenza artificiale che già scrive codice. Un dialogo tra automi che, per ora, non chiede ancora la pensione. Almeno per ora. E poi ci sono loro, gli altri due poli del nuovo triangolo tecnologico.
OpenAI chiude il 2025 con 13 miliardi di ricavi e una perdita da 38,5 miliardi. Un rosso che, in qualunque altro settore, verrebbe definito emergenza industriale; nell’intelligenza artificiale viene archiviato come «fase di investimento strategico». L’emorragia è impressionante: due miliardi di dollari al mese, ChatGPT come motore principale, progetti secondari come Sora ridimensionati per concentrare fuoco e capitale. Valutazione: 730 miliardi. Obiettivo dichiarato: mille miliardi. Perché ormai anche i numeri hanno un piano industriale. E dietro, come ombra competitiva ma speculare, Anthropic si muove nello stesso perimetro: collocamento riservato, capitali in arrivo, corsa alla scala globale dell’intelligenza artificiale. Non è più una gara tra aziende, ma tra ecosistemi cognitivi.
Alla fine resta una sensazione semplice, quasi banale: la Borsa non sta più prezzando aziende. Sta prezzando un futuro per il momento solo frutto di immaginazione e speranza. E mentre qualcuno ancora cerca il confine tra economia reale e finanza narrativa, il mercato ha già deciso che quel confine non serve più.
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Le risorse per affrontare l’emergenza casa potranno arrivare a circa 10 miliardi entro il 2034, considerando sia i fondi nazionali - per un apporto pari a 7,3 miliardi - sia i fondi europei della politica di coesione, per 3,3 miliardi. È questo uno dei temi toccati dall’Ance (l’organizzazione dei costruttori associata a Confindustria) in occasione dell’ottantesimo anniversario dalla fondazione. All’evento, guidato dalla presidente Federica Brancaccio nella splendida cornice di Villa Giulia a Roma, sede del Museo Etrusco, hanno preso parte con un videomessaggio il premier Giorgia Meloni e il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, mentre erano presenti i ministri dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratini e della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo.
Il Piano Casa, ha detto Brancaccio, «era un’emergenza di cui parlavamo da anni. Ma», ha ammonito la presidente Ance, «sono centrali le tempistiche che devono essere veloci». Nelle interlocuzioni con la politica, l’Ance ha sempre chiesto di fissare tempi anche sulla governance. «Sappiamo che c’è un commissario ma ci vogliono i decreti attuativi e non si dice entro quando queste nomine ci saranno», ha sottolineato la presidente. Ieri, il ministro Salvini ha detto che «il nuovo commissario nazionale aiuterà nell’arco di un anno a recuperare 61.000 appartamenti di edilizia residenziale pubblica ad oggi non assegnati perché vanno risistemati, con una spesa media valutata tra 20 e 25.000 euro ciascuno». La nomina, fa sapere il vicepremier, avverrà nelle prossime ore.
Brancaccio ha sottolineato che «quasi il 90% degli appalti in qualche modo è sottratto alla gara classica, alla trasparenza totale». Inoltre, «sappiamo che c’è uno sforzo da parte del governo per anticipare la cassa e usare questi 10 miliardi, facendo ricorso a un mutuo da un’istituzione finanziaria. Se questo avesse esiti positivi, le risorse attivabili nel 2027 sarebbero più di un miliardo».
La presidente ha poi evidenziato che «c’è la bolla del mercato libero che ha delle enormi variabili a seconda di dove si realizzano le abitazioni. Quindi, le percentuali previste dall’attuale Piano Casa per gli investimenti dei privati (70% da destinare all’edilizia convenzionata e il restante 30% da vendere o affittare a prezzo di mercato libero) dovrebbero essere riviste». Una soluzione potrebbe essere quella di «dare un ruolo a chi amministra gli enti territoriali, che hanno ben presente le esigenze locali». E ha chiosato: «Sappiamo che questo piano partirà così com’è ma anche che ci saranno in corso d’opera degli aggiustamenti. Ora c’è il testo unico dell’edilizia in revisione, ma si deve andare per deroghe e commissari».
L’Ance ha tracciato un quadro positivo per le costruzioni, uno dei settori industriali che meglio ha sfruttato il Pnrr. Ad aprile, il 76% dei cantieri risultava concluso o in stato avanzato e, secondo la Banca d’Italia, i tempi di avvio delle opere si sono ridotti del 19%, mentre la probabilità di aggiudicazione è maggiore del 20% rispetto alle opere non Pnrr.
Intanto, Dl Piano Casa entra nel vivo alla Camera con il voto sui 275 emendamenti in commissione Ambiente. Il testo definitivo è atteso in Aula questo venerdì, giornata in cui il governo dovrebbe porre la questione di fiducia. Subito dopo passerà all’esame del Senato: la conversione definitiva in legge dovrà avvenire entro la scadenza del 6 luglio.
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