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2021-07-17
Sul certificato verde l’Aula resta esclusa. E intanto sale l’isteria per i casi tra i tifosi
Ansa
Finito quello di calcio, con la collaborazione psicologica dei virologi rockstar e del ministro Roberto Speranza (un Mancini trasandato) è cominciato il campionato Europeo di Covid. Anche qui siamo in semifinale: dopo avere battuto il Belgio, nel quartiere romano di Monteverde sono stati segnalati 16 casi di virus cinese per via delle scene di giubilo davanti al maxischermo del Clifton Pub. Si parla di focolaio, con il contagio di 91 persone nei giorni successivi, numeri che danno all'assessore alla Salute della Regione Lazio, Alessio D'Amato, l'assist per annunciare: «Sono stati giorni di pazza gioia, ne pagheremo le conseguenze». E agli ambienti scientifici per aggiungere: «Meglio preparaci a tornare in zona gialla».
In Italia la variante Europei si sovrappone alla Delta e avanza su un piano inclinato, destinata a finire in porta. Se l'allarmismo è ai massimi livelli per i festeggiamenti del 2 luglio, è prevedibile che dopo la semifinale con la Spagna, la notte magica di Wembley con l'Inghilterra e soprattutto la passerella sul bus scoperto a Roma (nota come trattativa Stato-Bonucci), esploderà la psicosi Nazionale. Un identico metodo era stato utilizzato per demonizzare i festeggiamenti interisti dello scudetto, con risultati confortanti ma deludenti per le Cassandre: in giugno i contagi sono scesi ai minimi termini. Basta avere pazienza per qualche giorno, poi si avranno i dati. Nell'attesa, la spinta verso un Green pass di stampo macroniano è sempre più forte e contrasta con un'evidenza scientifica inconfutabile: grazie ai vaccini le terapie intensive degli ospedali sono vuote. Eppure il catastrofismo impera. Da Parigi Walter Ricciardi (nella dura strategia dell'Eliseo c'è lo zampino del consulente italiano) lancia anatemi: «Anche se si è vaccinati si può essere infetti, la variante Delta buca perfino il doppio ciclo vaccinale. Bisogna bloccare i voli senza se e senza ma».
Ieri si è scatenato Silvio Brusaferro, presidente dell'Istituto superiore di sanità, che ha sbandierato l'Rt come i fanatici del rigorismo europeista agitavano lo spread: «L'Rt è in crescita, è passato in una settimana da 0,66 a 0,92, fra una settimana potrebbe essere a 1,24. L'età media dei contagiati scende a 28 anni, sono in centinaia a rischio ricovero. L'evoluzione in agosto si prospetta con una crescita delle terapie intensive, è possibile che si superi il 10%. Crescono i Comuni con almeno un caso». Numeri che non presuppongono l'isteria, ma la vicenda di Monteverde - luogo noto ai più per le passeggiate in vespa di Nanni Moretti nel film Caro diario - moltiplica l'ansia collettiva diventando funzionale alla voglia matta di chiavistello della sinistra lockdown.
Entro il 26 luglio si prevede la stretta: zone gialle ripristinate con ipotetico divieto di ristorazione al coperto, passaporto vaccinale obbligatorio per i trasporti a lungo raggio (in aereo e in treno) e per la partecipazione a eventi sportivi e di spettacolo, per palestre, discoteche. Il governo di Mario Draghi attuerà il giro di vite seguendo un iter sperimentato in passato: martedì sarà il tema della famosa «cabina di regia» prevista dopo il Consiglio dei ministri, con successivo Dcpm destinato a bypassare il parlamento come da cattiva abitudine di Giuseppe Conte, ereditata dal successore. Le cinque regioni a rischio sono Sicilia, Sardegna, Campania, Lazio e Veneto. Anche Abruzzo e Marche sono in bilico.
Il Green pass con l'armatura rischia di sostituire nei fatti l'obbligo vaccinale, improponibile perché anticostituzionale. Matteo Renzi ha già cominciato a suonare la grancassa: «Crescono i contagi e cresceranno molto nelle prossime settimane. Ma il vaccino funziona. Dunque vacciniamoci e chiediamo al governo di avere una strategia simile a quella di Macron in Francia. Chi ha gli anticorpi entra ovunque, chi non li ha deve subire limitazioni. In zona rossa ci ritorni chi non vuole vaccinarsi». Mariastella Gelmini, ministro di Forza Italia, chiede «coesione e condivisione per definire la via italiana all'uso del green pass».
Su questo tema, nel centrodestra Forza Italia è isolata. Matteo Salvini invita alla calma: «Di green pass parleremo quando e se ci sarà necessità di farlo. Chiediamo attenzione e rispetto delle regole, ma non possiamo terrorizzare la gente prima del tempo. La situazione è positiva, il piano vaccinale corre. Archiviati i ritardi di Conte e Arcuri, chi vuole mettersi in sicurezza può farlo». Federico Mollicone (Fdi) è meno diplomatico: «Un governo che impone l'obbligo di un documento all'entrata dei locali? Sembra di leggere un romanzo di Aldous Huxley o George Orwell. Invece è l'Italia di Speranza, che adotta metodi liberticidi da comunismo cinese». Anche le due anime del Movimento 5 stelle sono perplesse. Sul green pass alla francese Draghi dovrà stare alla larga dal parlamento, in caso contrario l'Europeo del Covid sarebbe una disfatta.
L’iniezione non evita la quarantena. Caos sul lasciapassare ai guariti
Il vaccino salva dal Covid grave, ma non dalla quarantena. Un caso tra i tanti. I genitori immunizzati di due adolescenti che hanno ricevuto la prima dose, scoprono che un loro figlio è positivo. Si aprono una serie di domande: devono fare la quarantena o possono andare a lavorare? Se disdicono la seconda dose per il figlio positivo, cosa fare per l'altro, se è negativo? Forti del loro green pass, mentre contattano il medico, cercano sul web come comportarsi. Inutile porsi tante domande. Il sito del ministero e dell'Istituto superiore di sanità hanno una sola risposta, la stessa, da marzo 2021: non c'è differenza tra l'essere vaccinati o no. Se hai un contatto con il positivo, ti liberi dopo 10 giorni con un test negativo o dopo 14 senza tampone. La regola, però, non vale per il personale sanitario che, in assenza di sintomi, può continuare a lavorare, con le dovute protezioni, anche in corsia (ma qui c'è carenza di personale).
Il ministero della Salute sbandiera la necessità del green pass quasi anche per andare a prendere un gelato, è pronto a mettere l'obbligo vaccinale, si bea dei dati con quasi la metà della popolazione immunizzata, spinge per iniettare le dosi anche agli adolescenti, ma per chi ottiene il tanto agognato lasciapassare la vita non cambia, se è stato a contatto con un positivo. Tutto è fermo a marzo «quando si pensava di eradicare il virus non facendolo circolare», osserva Carlo Signorelli, ordinario di Igiene all'Università di Parma e Vita salute del San Raffaele. Oggi però «il contesto epidemiologico è cambiato - continua - si va verso una situazione endemica, in cui il virus circola perché si accetta il rischio di infezioni non gravi». Cambiando il contesto, la norma, «già disattesa, è da aggiornare». Invece viaggiamo su un'altra traiettoria e così anche i 5 passeggeri con green pass del volo Malta-Pescara atterrato con 9 positivi a bordo, sono finiti in quarantena per 14 giorni con gli altri 65. Idem per tutti i 30 arrivati da Londra con due positivi in aereo. Sono a rischio estate anche i giovani che avranno la seconda dose a fine agosto.
L'essere vaccinati, l'aver ricevuto anche una sola dose, fa una differenza pratica che il ministero non riconosce a livello amministrativo. Del resto, se si dovessero aggiornare le linee guida, come succede in altri Paesi, si dovrebbe far la fatica di copiare risposte già note al mondo scientifico. La più ricorrente riguarda chi è guarito dal Covid e fa la prima dose dopo 3 mesi ed entro i 6 dalla guarigione. Le linee guida e i siti di volenterose Asl regionali si affrettano a ricordare che in queste persone basta una sola dose di vaccino, ma dopo una sola inoculazione, a questi cittadini non arriva il green pass. Discorso analogo anche per chi si trova positivo dopo la prima dose di vaccino: la seconda non è più necessaria, ma il green pass non si può scaricare. Con quarantene di 10 giorni - 14 se non si fa il test - vacanze e aperture diventano impossibili, per non parlare delle scuole a settembre. Ieri il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri, su SkyTg24, nel rassicurare i genitori delle centinaia di ragazzi praticamente asintomatici in quarantena in varie parti del mondo dove sono in vacanza, ha finalmente dichiarato che «se dopo un tampone una persone con ciclo vaccinale completato è negativa, deve essere libera, e a livello europeo dobbiamo sbrigarci». Basterebbe darsi una mossa anche solo in Italia e aggiornare le linee guida per chi è vaccinato o guarito. Non servono task force o sforzi sovrumani. Basta farsi un giro nei siti istituzionali di altri Paesi. In America, per i vaccinati, non solo non è prevista la quarantena, ma non si richiede nemmeno il test perché il rischio di trasmissione è basso, negli immunizzati. In Inghilterra, da agosto, prevedono di evitare la quarantena per i vaccinati e gli under 18 che hanno avuto contatto con un positivo.
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Il pass sarà introdotto per decreto entro fine luglio. Allarme focolai coi reparti vuoti. Silvio Brusaferro: «Il virus corre tra i ragazzi».In caso di contatto con un positivo resta l'obbligo di isolamento fino a due settimane.Lo speciale contiene due articoli.Finito quello di calcio, con la collaborazione psicologica dei virologi rockstar e del ministro Roberto Speranza (un Mancini trasandato) è cominciato il campionato Europeo di Covid. Anche qui siamo in semifinale: dopo avere battuto il Belgio, nel quartiere romano di Monteverde sono stati segnalati 16 casi di virus cinese per via delle scene di giubilo davanti al maxischermo del Clifton Pub. Si parla di focolaio, con il contagio di 91 persone nei giorni successivi, numeri che danno all'assessore alla Salute della Regione Lazio, Alessio D'Amato, l'assist per annunciare: «Sono stati giorni di pazza gioia, ne pagheremo le conseguenze». E agli ambienti scientifici per aggiungere: «Meglio preparaci a tornare in zona gialla». In Italia la variante Europei si sovrappone alla Delta e avanza su un piano inclinato, destinata a finire in porta. Se l'allarmismo è ai massimi livelli per i festeggiamenti del 2 luglio, è prevedibile che dopo la semifinale con la Spagna, la notte magica di Wembley con l'Inghilterra e soprattutto la passerella sul bus scoperto a Roma (nota come trattativa Stato-Bonucci), esploderà la psicosi Nazionale. Un identico metodo era stato utilizzato per demonizzare i festeggiamenti interisti dello scudetto, con risultati confortanti ma deludenti per le Cassandre: in giugno i contagi sono scesi ai minimi termini. Basta avere pazienza per qualche giorno, poi si avranno i dati. Nell'attesa, la spinta verso un Green pass di stampo macroniano è sempre più forte e contrasta con un'evidenza scientifica inconfutabile: grazie ai vaccini le terapie intensive degli ospedali sono vuote. Eppure il catastrofismo impera. Da Parigi Walter Ricciardi (nella dura strategia dell'Eliseo c'è lo zampino del consulente italiano) lancia anatemi: «Anche se si è vaccinati si può essere infetti, la variante Delta buca perfino il doppio ciclo vaccinale. Bisogna bloccare i voli senza se e senza ma». Ieri si è scatenato Silvio Brusaferro, presidente dell'Istituto superiore di sanità, che ha sbandierato l'Rt come i fanatici del rigorismo europeista agitavano lo spread: «L'Rt è in crescita, è passato in una settimana da 0,66 a 0,92, fra una settimana potrebbe essere a 1,24. L'età media dei contagiati scende a 28 anni, sono in centinaia a rischio ricovero. L'evoluzione in agosto si prospetta con una crescita delle terapie intensive, è possibile che si superi il 10%. Crescono i Comuni con almeno un caso». Numeri che non presuppongono l'isteria, ma la vicenda di Monteverde - luogo noto ai più per le passeggiate in vespa di Nanni Moretti nel film Caro diario - moltiplica l'ansia collettiva diventando funzionale alla voglia matta di chiavistello della sinistra lockdown. Entro il 26 luglio si prevede la stretta: zone gialle ripristinate con ipotetico divieto di ristorazione al coperto, passaporto vaccinale obbligatorio per i trasporti a lungo raggio (in aereo e in treno) e per la partecipazione a eventi sportivi e di spettacolo, per palestre, discoteche. Il governo di Mario Draghi attuerà il giro di vite seguendo un iter sperimentato in passato: martedì sarà il tema della famosa «cabina di regia» prevista dopo il Consiglio dei ministri, con successivo Dcpm destinato a bypassare il parlamento come da cattiva abitudine di Giuseppe Conte, ereditata dal successore. Le cinque regioni a rischio sono Sicilia, Sardegna, Campania, Lazio e Veneto. Anche Abruzzo e Marche sono in bilico. Il Green pass con l'armatura rischia di sostituire nei fatti l'obbligo vaccinale, improponibile perché anticostituzionale. Matteo Renzi ha già cominciato a suonare la grancassa: «Crescono i contagi e cresceranno molto nelle prossime settimane. Ma il vaccino funziona. Dunque vacciniamoci e chiediamo al governo di avere una strategia simile a quella di Macron in Francia. Chi ha gli anticorpi entra ovunque, chi non li ha deve subire limitazioni. In zona rossa ci ritorni chi non vuole vaccinarsi». Mariastella Gelmini, ministro di Forza Italia, chiede «coesione e condivisione per definire la via italiana all'uso del green pass».Su questo tema, nel centrodestra Forza Italia è isolata. Matteo Salvini invita alla calma: «Di green pass parleremo quando e se ci sarà necessità di farlo. Chiediamo attenzione e rispetto delle regole, ma non possiamo terrorizzare la gente prima del tempo. La situazione è positiva, il piano vaccinale corre. Archiviati i ritardi di Conte e Arcuri, chi vuole mettersi in sicurezza può farlo». Federico Mollicone (Fdi) è meno diplomatico: «Un governo che impone l'obbligo di un documento all'entrata dei locali? Sembra di leggere un romanzo di Aldous Huxley o George Orwell. Invece è l'Italia di Speranza, che adotta metodi liberticidi da comunismo cinese». Anche le due anime del Movimento 5 stelle sono perplesse. Sul green pass alla francese Draghi dovrà stare alla larga dal parlamento, in caso contrario l'Europeo del Covid sarebbe una disfatta.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/certificato-verde-aula-resta-esclusa-2653804171.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="liniezione-non-evita-la-quarantena-caos-sul-lasciapassare-ai-guariti" data-post-id="2653804171" data-published-at="1626461967" data-use-pagination="False"> L’iniezione non evita la quarantena. Caos sul lasciapassare ai guariti Il vaccino salva dal Covid grave, ma non dalla quarantena. Un caso tra i tanti. I genitori immunizzati di due adolescenti che hanno ricevuto la prima dose, scoprono che un loro figlio è positivo. Si aprono una serie di domande: devono fare la quarantena o possono andare a lavorare? Se disdicono la seconda dose per il figlio positivo, cosa fare per l'altro, se è negativo? Forti del loro green pass, mentre contattano il medico, cercano sul web come comportarsi. Inutile porsi tante domande. Il sito del ministero e dell'Istituto superiore di sanità hanno una sola risposta, la stessa, da marzo 2021: non c'è differenza tra l'essere vaccinati o no. Se hai un contatto con il positivo, ti liberi dopo 10 giorni con un test negativo o dopo 14 senza tampone. La regola, però, non vale per il personale sanitario che, in assenza di sintomi, può continuare a lavorare, con le dovute protezioni, anche in corsia (ma qui c'è carenza di personale). Il ministero della Salute sbandiera la necessità del green pass quasi anche per andare a prendere un gelato, è pronto a mettere l'obbligo vaccinale, si bea dei dati con quasi la metà della popolazione immunizzata, spinge per iniettare le dosi anche agli adolescenti, ma per chi ottiene il tanto agognato lasciapassare la vita non cambia, se è stato a contatto con un positivo. Tutto è fermo a marzo «quando si pensava di eradicare il virus non facendolo circolare», osserva Carlo Signorelli, ordinario di Igiene all'Università di Parma e Vita salute del San Raffaele. Oggi però «il contesto epidemiologico è cambiato - continua - si va verso una situazione endemica, in cui il virus circola perché si accetta il rischio di infezioni non gravi». Cambiando il contesto, la norma, «già disattesa, è da aggiornare». Invece viaggiamo su un'altra traiettoria e così anche i 5 passeggeri con green pass del volo Malta-Pescara atterrato con 9 positivi a bordo, sono finiti in quarantena per 14 giorni con gli altri 65. Idem per tutti i 30 arrivati da Londra con due positivi in aereo. Sono a rischio estate anche i giovani che avranno la seconda dose a fine agosto. L'essere vaccinati, l'aver ricevuto anche una sola dose, fa una differenza pratica che il ministero non riconosce a livello amministrativo. Del resto, se si dovessero aggiornare le linee guida, come succede in altri Paesi, si dovrebbe far la fatica di copiare risposte già note al mondo scientifico. La più ricorrente riguarda chi è guarito dal Covid e fa la prima dose dopo 3 mesi ed entro i 6 dalla guarigione. Le linee guida e i siti di volenterose Asl regionali si affrettano a ricordare che in queste persone basta una sola dose di vaccino, ma dopo una sola inoculazione, a questi cittadini non arriva il green pass. Discorso analogo anche per chi si trova positivo dopo la prima dose di vaccino: la seconda non è più necessaria, ma il green pass non si può scaricare. Con quarantene di 10 giorni - 14 se non si fa il test - vacanze e aperture diventano impossibili, per non parlare delle scuole a settembre. Ieri il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri, su SkyTg24, nel rassicurare i genitori delle centinaia di ragazzi praticamente asintomatici in quarantena in varie parti del mondo dove sono in vacanza, ha finalmente dichiarato che «se dopo un tampone una persone con ciclo vaccinale completato è negativa, deve essere libera, e a livello europeo dobbiamo sbrigarci». Basterebbe darsi una mossa anche solo in Italia e aggiornare le linee guida per chi è vaccinato o guarito. Non servono task force o sforzi sovrumani. Basta farsi un giro nei siti istituzionali di altri Paesi. In America, per i vaccinati, non solo non è prevista la quarantena, ma non si richiede nemmeno il test perché il rischio di trasmissione è basso, negli immunizzati. In Inghilterra, da agosto, prevedono di evitare la quarantena per i vaccinati e gli under 18 che hanno avuto contatto con un positivo.
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In venti contro 4 li aggrediscono armati di spranghe. Le immagini sono al vaglio della Digos. Uno dei quattro militanti è stato trasportato in ospedale in codice giallo.
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Domani 9 gennaio a Milano arrivano migliaia di trattori per dire no all’accordo; si mobilitano da Rivolta agricola, agli allevatori piemontesi, fino ai Comitati degli agricoltori ormai diffusi in tutto il Nord e Centro Italia. Fanno quello che sta succedendo in Francia dove da settimane il Paese è bloccato dalle proteste, in Polonia dove alla fine dell’anno i trattori hanno bloccato le autostrade, in Ungheria, in Romania e in Repubblica Ceca dove oltre al no al trattato commerciale con Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay a cui si aggiunge la Bolivia, c’è anche il no all’ingresso dell’Ucraina nell’Ue. Queste proteste stanno raffreddando i governi e l’intesa che appena 48 ore fa era data per fatta dopo che Giorgia Meloni aveva ottenuto la disponibilità di Ursula von der Leyen a mettere sulla prossima Pac 45 miliardi (all’Italia ne andrebbero 10 con un miliardo di vantaggio rispetto alla quota consolidata) è tornata in discussione.
Ieri il presidente della Commissione aveva favorito una riunione dei ministri agricoli dei 27 con i commissari all’agricoltura e al commercio per arrivare alla ratifica del Mercosur. Il nostro ministro Francesco Lollobrigida ha detto: «Firmiamo solo se ci sono delle garanzie. Guardiamo agli accordi che eliminano le barriere tariffarie e non tariffarie con uno sguardo positivo, ma non si può mettere in discussione il nostro sistema economico o una parte di questo». Tradotto: senza clausola di reciprocità (sui fitofarmaci, sui controlli sanitari e di qualità, sull’utilizzo di manodopera regolare) il Mercosur non passa. Lollobrigida ha rivendicato che la Commissione si è «convinta ad accettare la proposta italiana sulla Pac che torna centrale nelle politiche europee. La dotazione finanziaria», ha specificato, «deve garantire alcuni settori rispetto alle fluttuazioni di mercato. Ma non ci interessa pagare il funerale a qualcuno, ci interessa che qualcuno resti in vita e continui a produrre». La preoccupazione è per un’invasione di prodotti del Sudamerica (il Brasile è già il primo fornitore dell’Ue di materia agricola per quasi 10 miliardi): dalla carne alla soia, dal riso allo zucchero.
Ieri si è svolto anche un vertice dei Paesi di Visegrad. I ministri di Polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca hanno detto: «Siamo qui per difendere i nostri agricoltori, la sicurezza alimentare non deve essere oggetto dei giochi politici». L’ungherese Itsvan Nagy ha aggiunto: «Sono a Bruxelles sul campo di battaglia, le preoccupazioni degli agricoltori sono giustificate». Gianmarco Centinaio, vicepresidente del Senato (Lega, ex ministro agricolo) annuncia: «La Commissione europea non può pensare che le garanzie chieste dai nostri agricoltori siano in vendita. Un conto sono le risorse per la Pac, finalmente aumentate grazie al governo italiano, un altro conto è l’accordo Mercosur, per il quale serve reciprocità. Condivido la richiesta degli agricoltori e venerdì andrò ad ascoltare quanti scenderanno in piazza a Milano».
Del pari la Coldiretti sta in guardia sul Mercosur: un sì dell’Italia senza clausola di reciprocità è inaccettabile. Ettore Prandini, presidente, e Vincenzo Gesmundo, segretario, in una nota sostengono: l’annuncio dei 10 miliardi in più sulla Pac «ottenuto grazie al ruolo determinante svolto dal governo e dal ministro Lollobrigida» così come la marcia indietro sui tagli e le modifiche al fondo sulle aree rurali sono positivi, ma ora «devono seguire atti legislativi europei». Coldiretti non si fida della «tecnocrazia di Bruxelles» e annuncia: «Proseguiamo la mobilitazione permanente: dal 20 gennaio e fino alla fine del mese manifestazioni coinvolgeranno oltre 100.000 soci; inizieremo con Lombardia, Piemonte, Veneto e Lazio e si proseguirà in Emilia-Romagna, Toscana, Puglia, Campania, Sicilia e Sardegna. Saranno le occasioni per difendere le conquiste ottenute sulla Pac e chiarire la nostra contrarietà a un accordo Mercosur che non garantisca parità di trattamento tra agricoltori europei e sudamericani».
In Francia i trattori stanno preparando l’assedio di Parigi. Ieri è stato approvato un decreto che blocca l’import dal Sudamerica e l’ex ministro dell’Interno Bruno Retailleau ha detto: «Se Emmanuel Macron firma il Mercosur presento la mozione di sfiducia al governo». La baronessa Von der Leyen deve attendere.
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Ansa
Cupi riverberi, brividi bipartisan senza senso, rigurgiti di una stagione dialetticamente isterica nelle piazze e pure dentro le istituzioni; tutti ricordano Maurizio Landini che pochi mesi fa da un palco invocava «la rivolta sociale». Sull’aggressione romana, le forze dell’ordine hanno sintetizzato i racconti delle vittime: gli assalitori erano a volto coperto, in possesso di coltelli e di radio per comunicare senza il rischio di essere intercettati. Il presidente di Gioventù nazionale Roma, Francesco Todde, ha parlato di «un commando di più di 20 professionisti dell’odio politico» e ha spiegato: «I nostri ragazzi sono stati aggrediti con violenza mentre affiggevano un manifesto che parla di libertà, con l’obiettivo di ricordare come figli d’Italia tutti i ragazzi caduti in quegli anni di violenza infame, mentre l’odio politico portava al massacro di chi credeva nelle sue idee. Mai il nostro movimento si è contraddistinto per attacchi pianificati e violenti per ragioni politiche; al contrario questo episodio si aggiunge alla lunga lista di aggressioni ai nostri danni. Speriamo che la stampa, che un anno fa fece un gran rumore sul pericolo fascismo in Gioventù nazionale, parli anche di questo».
Difficile. Ancora più difficile che qualcuno si scomodi per la targa distrutta a Milano in memoria dell’agente ucciso dagli ultrà della rivoluzione permanente. Perché a tenere banco sono i proiettili alla Cgil, nella logica molto gauchiste dei «dos pesos y dos misuras» (copyright Paolo Pillitteri). Su quelli, con dinamiche e retroscena tutti da scoprire, si è immediatamente scatenata la grancassa del campo largo. Elly Schlein ha lanciato l’allarme selettivo: «Quanto accaduto a Primavalle è inaccettabile, esplodere colpi d’arma da fuoco contro la sede di un sindacato è un gesto di gravità inaudita. È urgente alzare la guardia, i sindacati sono presidi di democrazia e nessuna intimidazione ne depotenzierà il valore».
Più equilibrato Roberto Gualtieri, che si è ricordato di essere sindaco anche del Tuscolano: «Roma è una città che ripudia ogni forma di violenza politica, sia quando si manifesta contro sedi di partito, sindacati e associazioni, sia quando prende la forma di aggressione di strada come avvenuto nella notte in via Tuscolana ai danni dei militanti di Gioventù nazionale mentre affiggevano manifesti. La libertà di espressione e il confronto civile sono gli unici strumenti attraverso cui si costruisce la convivenza democratica».
Riguardo all’idiosincrasia nei confronti delle commemorazioni altrui, gli anni di piombo rimangono un nervo scoperto per la sinistra, che non ha mai voluto farci i conti tramandando alle galassie studentesche e ai centri sociali la mistica fasulla dei «compagni che sbagliano» e dei ragazzi «che volevano fare la rivoluzione». Dipinti come pulcini teneri e inconsapevoli, in realtà erano assassini, ben consci che le P38 sparavano proiettili veri ad altezza d’uomo. È surreale come, a distanza di mezzo secolo, quella parte politica faccia una fatica pazzesca a sopportare che chi ha avuto dei morti (in campo avverso o fra le forze dell’ordine) possa pretendere di ricordarli.
La commemorazione delle vittime (Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta, Stefano Recchioni) nel 48° anniversario di Acca Larenzia ha dato spunto a Giorgia Meloni per rilanciare un richiamo non certo alla memoria condivisa - dopo 50 anni a sinistra non si riesce neppure a condividere la pietà per i defunti -, ma a una pacificazione nazionale. Era l’obiettivo di Francesco Cossiga, Carlo Azeglio Ciampi e Luciano Violante ma oggi, con il governo di centrodestra in sella, per l’opposizione è più facile evocare toni da guerra civile. Con indignazione lunare a giorni alterni per il pericolo fascismo.
La premier ha sottolineato come «quelli del terrorismo e dell’odio politico sono stati anni bui, in cui troppo sangue innocente è stato versato, da più parti. Ferite che hanno colpito famiglie, comunità, l’intero popolo italiano a prescindere dal colore politico. L’Italia merita una vera e definitiva pacificazione nazionale». Riferendosi alla battaglia politica attuale, Meloni ha aggiunto: «Quando il dissenso diventa aggressione, quando un’idea viene zittita con la forza, la democrazia perde sempre. Abbiamo il dovere di custodire la memoria e di ribadire con chiarezza che la violenza politica, in ogni sua forma, è sempre una sconfitta. Non è mai giustificabile. Non deve mai più tornare».
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Ecco #DimmiLaVerità dell'8 gennaio 2026. Il commento del nostro Fabio Amendolara: «Gli immigrati che delinquono vengono espulsi ma restano comunque in Italia. E a volte uccidono».