Caro Visco, visti i guai in casa i ceffoni non doveva darli al popolo
Vincenzo Visco (Ansa)

Caro Vincenzo Visco, caro Dracula dei giorni passati, ricorda i bei tempi in cui stava al ministero delle Finanze e si era messo in testa di insegnare il rispetto delle regole a tutti gli italiani?

Ecco: proprio un bel programma, anche se portato avanti in modo un po’ violento. Quasi repressivo. Spiace solo che lo stesso rispetto delle regole lei non l’abbia saputo a insegnare a suo figlio Gabriele, almeno stando a quello che dice la Procura che ne ha ordinato l’arresto per corruzione. Gabriele chiama le mazzette «pasta», come gli spaghetti al pomodoro. E il fatto che in casa Visco si confondano tangenti e spaghetti al pomodoro mi fa venire un dubbio: che cosa avete insegnato a vostro figlio? Ma soprattutto: cosa gli avete dato da mangiare? Suo figlio Gabriele avrebbe intrallazzato mentre era dirigente di Invitalia, società pubblica dalla quale è stato licenziato in tronco qualche mese fa, guarda caso quando la notizia dell’inchiesta era arrivata alle orecchie dell’amministratore delegato della medesima, un altro parente celebre, Bernardo Mattarella, nipote di Sergio. Ci era entrato, invece, nel 2007 quando lei era viceministro alla Finanze. E il fatto che suo figlio sia entrato in una società dipendente dal ministero mentre lei era viceministro del medesimo ministero potrebbe sollevare qualche sospetto. Ma noi che conosciamo il suo rigore morale siamo convinti si sia trattato solo di una coincidenza. Una pura casualità.

Così come è una casualità che ad assumere il suo rampollo sia stato Domenico Arcuri (proprio lui), gran protetto del suo amico e compagno di partito Massimo D’Alema. Così come è una casualità che Visco junior nel 2011 abbia comprato una casa del Comune a prezzi stracciati (155 metri quadrati a Campo de Fiori a 910.000 euro, metà circa del prezzo di mercato). Così come è una casualità che lei telefonasse in giro, quand’era al ministero, per accreditare incontri del suo baby Gabriele con questo e quello. Qualcuno potrebbe pensare male. Ma noi conosciamo il suo amore per il rigore morale e sappiamo che è impossibile che lei abbia un figlio intrallazzone e soprattutto che lei lo abbia in qualsiasi modo sponsorizzato all’interno delle istituzioni pubbliche. Con sant’uomini come Arcuri, poi.

Sappiamo quanto lei tenga alle regole. Infatti se n’è riempito la bocca per tutta la sua carriera. Quando era al potere se le inventava pure le regole, pur di applicarle in modo rigoroso e assassino. Si ricorda l’Irap? E l’eurotassa? E la guerra ai commercianti, bollati come evasori anche soltanto se osavano respirare? E la pubblicazione on line dei redditi di tutti gli italiani, alla faccia della privacy? Era così impegnato nel massacrarci a suon di regole perfide da guadagnarsi il soprannome di Dracula: infatti succhiava il sangue agli italiani. Ed è davvero un bizzarro gioco del destino che sia stato proprio il sangue (del suo sangue) a tradirla.

Perciò, le scrivo questa cartolina. Perché lei, oggi ottantaduenne, ogni tanto ripenserà alla sua vita. E allora io ci tenevo a chiederle: non era meglio se avesse dato qualche ceffone in più a suo figlio e qualcuno in meno a noi italiani? Non era meglio se anziché mettere sempre in castigo noi contribuenti avesse messo in castigo qualche volta il suo pargoletto? Magari, chissà: il Paese sarebbe stato più felice. E la sua vecchiaia pure.

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