Caro Flick, ricorda male: intervenne. E per Brusca bisognerebbe rifarlo
Non le imputo violazioni di legge, le riconosco che impedì la scarcerazione di un nazista.

Caro professore, mi dispiace contraddirla, ma la memoria non mi ha tradito affatto: semmai è la sua a difettare. Se, a proposito del caso Brusca, ho citato il suo intervento, che impedì la scarcerazione del nazista Erich Priebke, non è stato un caso. Perché lei evitò che l’uomo accusato della strage della Fosse Ardeatine tornasse libero e non lo fece, come oggi lascia intendere, non facendo nulla, ma con un’azione politica che servì a placare l’indignazione dopo la sentenza con cui l’ex capitano delle Ss venne assolto. A dimostrazione di ciò che dico, le rileggo alcune sue dichiarazioni del 6 agosto del 1996, riportate dall’agenzia Adnkronos: «Sul caso Priebke rifarei esattamente tutto quello che ho fatto, convinto come sono di aver agito nel rispetto della legalità. Del resto, il ministro deve applicare la legge al di là delle polemiche». Nel breve dispaccio, che riferisce di una sua visita al carcere milanese di San Vittore, si può leggere anche: «Il ministro ha poi ricordato come ieri mattina abbia chiesto il mantenimento dell’arresto provvisorio disposto dall’autorità giudiziaria per Priebke». Le ricordo anche un articolo uscito sul Manifesto, che certo non è sospettabile di simpatie naziste. Roberto Zanini, presente ai fatti, scrisse: «Verso mezzanotte arrivò Flick, con la soluzione: arrestarlo di nuovo, per quella vecchia richiesta di estradizione dalla Germania. Un gioco di prestigio, giuridicamente una porcata, eppure. […] Ma era finita, Erich Priebke non era più libero. E non lo sarebbe stato più». Dunque, lei non si limitò a «non avvalersi di un suo potere». Fece qualche cosa di più e a botta calda disse che lo «avrebbe rifatto». Tutto ciò precisato, io non sostengo che lei abbia violato la legge: ho scritto che lei evitò la scarcerazione di Priebke e «fece in modo che ci fosse un nuovo processo». Cosa puntualmente avvenuta. Quanto al resto, cioè all’ergastolo, continuo a pensare che 25 anni di carcere per un pluriassassino siano troppo pochi e che i politici, invece di lagnarsi a scarcerazione avvenuta, farebbero meglio a riflettere sui danni provocati da una legislazione buonista, che è sempre pronta a concedere indulti e amnistie ai carnefici senza mai pensare alle vittime.

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