
La sera del 31 dicembre il premier, Giorgia Meloni, ha telefonato al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per esprimere l’apprezzamento suo e del governo per il discorso di fine anno rivolto agli italiani. Meloni si è soffermata in particolare sul richiamo all’80° anniversario della Repubblica: «L’Italia si presenta a questo appuntamento forte dell’autorevolezza, della credibilità e del rispetto che le vengono riconosciuti a livello globale e che sono il frutto del dinamismo, del coraggio e del sacrificio di generazioni di italiani. Una nazione orgogliosa della propria storia, forgiata nei successi e nelle difficoltà, che possiede gli strumenti e l’opportunità per guardare al futuro con ottimismo e speranza». Nel corso della telefonata, a proposito dei richiami alla pace del presidente, Meloni ha ribadito che l’Italia continuerà a fare tutto ciò che è possibile, ad ogni livello, affinché la pace possa al più presto tornare in Ucraina, in Medio Oriente e in tutte le aree del mondo dove la guerra ha preso il sopravvento.
Ma, subito dopo, Meloni ha avuto un colloquio telefonico con il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, per gli auguri di fine anno. La conversazione è stata anche l’occasione per uno scambio di vedute sulle principali questioni internazionali come il percorso di pace a Est e tra Israele e Palestina, affrontando alcuni dossier di interesse bilaterale. E ieri mattina il Dipartimento del commercio Usa ha reso noto alcune valutazioni fatte nella notte (si aspettavano a marzo), sui dazi antidumping per alcuni marchi di pasta italiani. Significativamente più basse le aliquote che erano state fissate a settembre: dal 91,74% i dazi passano al 2,26% per La Molisana, al 13,98% per Garofalo e al 9,09% per gli altri 11 produttori non campionati».
Tornando ai commenti sul discorso del Colle, il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha spiegato che «le efficaci immagini di storia patria, illustrate da Mattarella per gli 80 anni della nostra Repubblica, ci parlano di unificazione, orgoglio e appartenenza a un’Italia, davvero “storia di successo nel mondo”. Una nazione che si riconosce nella Costituzione, nella democrazia e nei valori della pace, del confronto costruttivo, della bellezza e della tenacia».
Per il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, «il forte richiamo alla pace e l’attenzione rivolta ai giovani, al centro del messaggio, interpellano tutti».
Per il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, le riflessioni del presidente sul tema della pace e sull’importanza del dialogo sono «opportune e sagge»: «Spero tocchino menti e cuori di coloro che continuano a parlare di guerra a oltranza». Soddisfazione del leader della Lega anche per le citazioni delle Olimpiadi Milano Cortina e del Piano Casa.
«Le alte parole del capo dello Stato impegnano tutti noi a lavorare per contribuire a costruire la pace in Ucraina, in Medio Oriente, in Sudan e in tutte le parti del mondo dove si muore a causa delle guerre», ha scritto sui social il vicepremier e segretario di Forza Italia, Antonio Tajani.
Dal centrosinistra, Elly Schlein ha ringraziato il presidente per aver «tenuto insieme il passato, il presente e il futuro» e per «la memoria degli anni bui del terrorismo sconfitti dall’unità nazionale, il suo riferimento all’importanza di preservare le conquiste sociali del servizio sanitario universalistico e del sistema previdenziale esteso a tutti, il diritto alla casa e a retribuzioni eque, l’impegno per la pace legano insieme memoria, impegno civile e visione di un futuro migliore che l’Italia si aspetta e merita». Il leader del M5s, Giuseppe Conte, ha enfatizzato «l’appello a fare tesoro dei valori della Repubblica», sottolineando come il M5s sia «schierato in prima linea a tutela di ciò che ci unisce nella Costituzione».
Il leader di Italia viva, Matteo Renzi, ha voluto esprimere gratitudine e apprezzamento a Mattarella, in particolare per il passaggio sull’Italia che prevale. Il leader di Azione, Carlo Calenda, ha aggiunto che «la chiarezza con cui Mattarella posiziona l’Italia valgono più di mesi di dibattiti tra maggioranza e opposizione».






