True
2025-08-20
Così il beato «lavora» anche dopo la morte
Carlo Acutis (Ansa)
Con l’avvicinarsi, il 7 settembre, della canonizzazione di Carlo Acutis, una delle mostre più interessanti del Meeting, che si terrà a Rimini dal 22 al 27 agosto, è dedicata al giovane beato. Lo scopo di «Carlo Acutis. Una semplicità straordinaria» è far conoscere la sua normalità, anche attraverso i ricordi di chi lo ha conosciuto.
Nella mostra, che è collocata nel padiglione A3 e si può visitare previa prenotazione sull’app del Meeting, ci sono 15 tappe, come gli anni della sua vita: ognuna rappresenta un macrotema fondamentale, tra cui l’amicizia, la carità, la speranza, l’eucarestia. Nell’ultima, si affronta il tema dell’eredità di Carlo. In poco tempo la sua storia è arrivata in ogni angolo del mondo, portando milioni di giovani fedeli a fare visita al Santuario della Spogliazione, il luogo in cui è sepolto. Sono numerose le testimonianze di chi è stato toccato dai suoi insegnamenti pur non avendolo mai conosciuto. Nel settembre del 2011, un parroco della Costa Rica ha sognato per tre volte un ragazzo sorridente: gli ha comunicato di voler spiegare agli amici che cosa Dio ha compiuto attraverso di lui. Un mese dopo, vedendolo in foto, realizzerà che quell’adolescente comparso in sogno è Carlo. Peraltro, sempre lo stesso Paese è stato decisivo per avviare la canonizzazione di Carlo: una ragazza della Costa Rica, Valeria Valverde, è guarita miracolosamente dopo un grave incidente a Firenze nel 2022, nello stesso momento in cui la madre era inginocchiata sulla tomba del giovane. Anche un giovane blogger, dopo aver scoperto la sua storia in rete, non ha potuto fare a meno di interrogarsi sulla fede e sul suo essere al mondo, aprendo la via per una conversione. Un’altra testimonianza riferisce: «Dopo la morte di Carlo mi sono riavvicinato alla Chiesa e penso possa essere merito di una sua intercessione».
Carlo in vita ha pienamente abbracciato l’invito pronunciato da papa Leone XIV al Giubileo dei Giovani qualche settimana fa: «C’è una domanda importante nel nostro cuore, un bisogno di verità che non possiamo ignorare, che ci porta a chiederci: cos’è veramente la felicità? Qual è il vero gusto della vita? Cosa ci libera dagli stagni del non senso, della noia, della mediocrità?». Nella mostra, infatti, risulta evidente la curiosità di Carlo: si è interrogato sul mistero eucaristico, sulle apparizioni a Lourdes e a Fatima, sulle parole dei pastorelli. Sin dalla tenera l’età, alla tata che gli suggerisce di difendersi da uno sgarbo, lui risponde: «Se reagisco, Gesù non sarebbe contento».
La passione per la tecnologia non si è mai tradotta in un isolamento dalla realtà che spesso caratterizza molti giovani di oggi: Nicholas Carr ha dedicato il suo ultimo libro - Superbloom. Le tecnologie di connessione ci separano? - proprio a questo tema, illustrando come la rete sia in grado di distorcere le nostre percezioni. Al contrario, questo interesse di Carlo si è unito alla missione di mettersi al servizio degli altri: non si è chiuso in sé stesso, ma ha condiviso la sua conoscenza. Ecco quindi che, per esempio, quando nel 2004 diventa vice catechista, insegna anche a utilizzare il computer, crea siti web per le scuole e le parrocchie, pianifica mostre sui miracoli eucaristici, peraltro ideate dopo la sua visita al Meeting nel 2002. E mentre si dedica al catechismo, elabora anche un «kit di santità» per i bambini: un elenco di consigli che hanno l’obiettivo di avvicinare i ragazzi all’amicizia con Dio. Un anno dopo, nel 2005, realizza un video incentrato sul volontariato. Diventa per lui un’altra occasione per trasmettere il suo sapere in ambito tecnologico ai compagni di scuola, ma anche per diffondere il messaggio che la vita è un dono. Oltre alla rete, viene anche raccontato il suo amore per la natura e per gli animali e quindi per la Creazione: i giochi al parco con gli amici diventano l’occasione per ripulirlo dai rifiuti.
Tra i suoi libri preferiti si ricorda Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry. Particolarmente cara è la frase: «È il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante». Un’espressione che Carlo fa propria nei rapporti di amicizia. Al ritorno a scuola, dopo la pausa estiva, porta dei regali ai compagni di classe o una merenda in più. Terminate le lezioni, si ferma sempre a salutare per strada chiunque incontri, dal panettiere al macellaio. Prende più volte le parti di alcuni disabili, bersagli di offese o aiuta i compagni di classe con difficoltà a integrarsi.
Nel giorno del suo funerale, un amico di scuola ha detto: «Caro Carlo, non ho mai trovato nella mia vita un’amicizia come la tua: vera, sincera». E sempre al suo funerale emerge un altro aspetto che ha fatto parte della sua vita: la carità e il desiderio di passare il suo tempo con gli ultimi nella «Calcutta sotto casa». Come ricorda il Vescovo di Assisi, Domenico Sorrentino: «Era, la sua, una carità nascosta. Ai suoi funerali la mamma scoprì che il figlio era stato amico di tanti poveri, senza che ella se ne fosse accorta».
Le storie dei martiri algerini che insegnano il coraggio di restare
Nell’Algeria del cosiddetto decennio nero, il periodo che dal 1992 al 2002 è stato segnato da attentati terroristici, a perdere la vita sono stati 150.000 algerini, tra cui 19 martiri cristiani, proclamati beati sette anni fa. La mostra «Chiamati due volte. I martiri d’Algeria», che sarà esposta al Meeting di Rimini nel padiglione A7 a partire da venerdì, racconta la loro storia e il coraggio di restare. La prima chiamata è rivolta alla fedeltà a Gesù, mentre la seconda al popolo algerino.
Sin da dopo l’indipendenza del 1962, con l’Algeria che si svuota, «la Chiesa è diventata una cosa di poca gente», ricorda Thomas Georgeon, postulatore della causa di beatificazione. Dopo anni di tensioni sociopolitiche, la violenza esplode nel Paese soprattutto all’inizio degli anni Novanta, quando prende piede il terrorismo di matrice islamica. Inevitabilmente si apre l’interrogativo: «rester ou partir?», restare o partire? Lo stesso quesito si trova all’interno di un documento rivolto alle diverse congregazioni presenti nel Paese. A tal proposito, il cardinale Jean-Paul Vesco, arcivescovo di Algeri, spiega: «Questa chiesa così piccola è voluta restare assumendo il rischio che viveva tutta la popolazione e anche un po’ di più, perché erano stranieri e dunque più esposti e perché erano cristiani, ma in fondo hanno condiviso il rischio dell’insieme della popolazione».
Nella mostra emergono, tramite diversi video, le personalità dei 19 martiri, la loro missione improntata al dialogo e alla pace, e l’eredità che hanno lasciato nel Paese. Tra le testimonianze raccolte, vi è quella di Anne-Claire Humeau, nipote di Jean Chevillard, uno dei quattro Padri bianchi uccisi nel 1994 a Tizi Ouzou: «Aveva come sua vocazione quella di essere la piccola fiamma che è il Cristo in un universo a maggioranza musulmana». A ricordare Christian de Chergé, priore dei monaci trappisti di Tibhirine, ucciso nel 1996, è Claude Rault, vescovo emerito di Laghouat, Ghardaia. In particolare, i due hanno condiviso gli «incontri con i musulmani» che «nella maggior parte dei casi erano caratterizzati da buon vicinato, una buona intesa, degli amici» ma talvolta sono stati «incontri d’ordine spirituale». Tra l’altro, ai monaci di Tibhirine è dedicato il film Uomini di Dio. Il produttore della pellicola, Etienne Comar (che sarà presente al Meeting insieme al cardinale Vesco), ha sottolineato: «L’idea era di cercare in ogni modo di scampare alla morte. Ma se un giorno la morte fosse arrivata, sarebbe stata anch’essa una testimonianza della loro fede». L’ultimo martire è il vescovo di Orano, Pierre Claverie, ucciso insieme all’amico musulmano, Mohamed Bouchikhi, nel 1996: il loro «sangue mischiato» è stato «un segno di pace», ricorda la madre di Bouchikh.
Poco prima di varcare l’uscita dalla mostra, è possibile ascoltare il testamento spirituale di de Chergé. «Se mi capitasse un giorno di essere vittima del terrorismo», «vorrei che la mia comunità, la mia Chiesa, la mia famiglia si ricordassero che la mia vita era donata a Dio e a questo Paese», si legge. Come spiegato dal cardinale Angelo Scola nel 2018, in occasione dell’incontro «Dare la vita cambia il mondo. Gli uomini nuovi d’Algeria», organizzato dal Centro culturale di Milano, si tratta di «una delle espressioni più elevate incontrate nel secolo scorso», in cui si affronta il significato più profondo del dialogo interreligioso. Anche il direttore della comunicazione della Fondazione Oasis e curatore della mostra, Alessandro Banfi, sottolinea: «Quello che potrebbe apparire un fallimento, cercare il dialogo ed essere uccisi, è la manifestazione di una fede, di una fedeltà, di un amore».
Continua a leggereRiduci
Dal prete a cui appare in sogno al blogger convertito, fino alla giovane costaricana guarita inspiegabilmente. All’evento annuale di Comunione e liberazione una mostra racconta i miracoli che hanno garantito a Carlo Acutis l’ingresso nella schiera dei santi.Al Meeting di Cl, la testimonianza di chi non è scappato dalla persecuzione islamica.Lo speciale contiene due articoli.Con l’avvicinarsi, il 7 settembre, della canonizzazione di Carlo Acutis, una delle mostre più interessanti del Meeting, che si terrà a Rimini dal 22 al 27 agosto, è dedicata al giovane beato. Lo scopo di «Carlo Acutis. Una semplicità straordinaria» è far conoscere la sua normalità, anche attraverso i ricordi di chi lo ha conosciuto. Nella mostra, che è collocata nel padiglione A3 e si può visitare previa prenotazione sull’app del Meeting, ci sono 15 tappe, come gli anni della sua vita: ognuna rappresenta un macrotema fondamentale, tra cui l’amicizia, la carità, la speranza, l’eucarestia. Nell’ultima, si affronta il tema dell’eredità di Carlo. In poco tempo la sua storia è arrivata in ogni angolo del mondo, portando milioni di giovani fedeli a fare visita al Santuario della Spogliazione, il luogo in cui è sepolto. Sono numerose le testimonianze di chi è stato toccato dai suoi insegnamenti pur non avendolo mai conosciuto. Nel settembre del 2011, un parroco della Costa Rica ha sognato per tre volte un ragazzo sorridente: gli ha comunicato di voler spiegare agli amici che cosa Dio ha compiuto attraverso di lui. Un mese dopo, vedendolo in foto, realizzerà che quell’adolescente comparso in sogno è Carlo. Peraltro, sempre lo stesso Paese è stato decisivo per avviare la canonizzazione di Carlo: una ragazza della Costa Rica, Valeria Valverde, è guarita miracolosamente dopo un grave incidente a Firenze nel 2022, nello stesso momento in cui la madre era inginocchiata sulla tomba del giovane. Anche un giovane blogger, dopo aver scoperto la sua storia in rete, non ha potuto fare a meno di interrogarsi sulla fede e sul suo essere al mondo, aprendo la via per una conversione. Un’altra testimonianza riferisce: «Dopo la morte di Carlo mi sono riavvicinato alla Chiesa e penso possa essere merito di una sua intercessione».Carlo in vita ha pienamente abbracciato l’invito pronunciato da papa Leone XIV al Giubileo dei Giovani qualche settimana fa: «C’è una domanda importante nel nostro cuore, un bisogno di verità che non possiamo ignorare, che ci porta a chiederci: cos’è veramente la felicità? Qual è il vero gusto della vita? Cosa ci libera dagli stagni del non senso, della noia, della mediocrità?». Nella mostra, infatti, risulta evidente la curiosità di Carlo: si è interrogato sul mistero eucaristico, sulle apparizioni a Lourdes e a Fatima, sulle parole dei pastorelli. Sin dalla tenera l’età, alla tata che gli suggerisce di difendersi da uno sgarbo, lui risponde: «Se reagisco, Gesù non sarebbe contento». La passione per la tecnologia non si è mai tradotta in un isolamento dalla realtà che spesso caratterizza molti giovani di oggi: Nicholas Carr ha dedicato il suo ultimo libro - Superbloom. Le tecnologie di connessione ci separano? - proprio a questo tema, illustrando come la rete sia in grado di distorcere le nostre percezioni. Al contrario, questo interesse di Carlo si è unito alla missione di mettersi al servizio degli altri: non si è chiuso in sé stesso, ma ha condiviso la sua conoscenza. Ecco quindi che, per esempio, quando nel 2004 diventa vice catechista, insegna anche a utilizzare il computer, crea siti web per le scuole e le parrocchie, pianifica mostre sui miracoli eucaristici, peraltro ideate dopo la sua visita al Meeting nel 2002. E mentre si dedica al catechismo, elabora anche un «kit di santità» per i bambini: un elenco di consigli che hanno l’obiettivo di avvicinare i ragazzi all’amicizia con Dio. Un anno dopo, nel 2005, realizza un video incentrato sul volontariato. Diventa per lui un’altra occasione per trasmettere il suo sapere in ambito tecnologico ai compagni di scuola, ma anche per diffondere il messaggio che la vita è un dono. Oltre alla rete, viene anche raccontato il suo amore per la natura e per gli animali e quindi per la Creazione: i giochi al parco con gli amici diventano l’occasione per ripulirlo dai rifiuti. Tra i suoi libri preferiti si ricorda Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry. Particolarmente cara è la frase: «È il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante». Un’espressione che Carlo fa propria nei rapporti di amicizia. Al ritorno a scuola, dopo la pausa estiva, porta dei regali ai compagni di classe o una merenda in più. Terminate le lezioni, si ferma sempre a salutare per strada chiunque incontri, dal panettiere al macellaio. Prende più volte le parti di alcuni disabili, bersagli di offese o aiuta i compagni di classe con difficoltà a integrarsi. Nel giorno del suo funerale, un amico di scuola ha detto: «Caro Carlo, non ho mai trovato nella mia vita un’amicizia come la tua: vera, sincera». E sempre al suo funerale emerge un altro aspetto che ha fatto parte della sua vita: la carità e il desiderio di passare il suo tempo con gli ultimi nella «Calcutta sotto casa». Come ricorda il Vescovo di Assisi, Domenico Sorrentino: «Era, la sua, una carità nascosta. Ai suoi funerali la mamma scoprì che il figlio era stato amico di tanti poveri, senza che ella se ne fosse accorta».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/carlo-acutis-meeting-2673904306.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="le-storie-dei-martiri-algerini-che-insegnano-il-coraggio-di-restare" data-post-id="2673904306" data-published-at="1755696099" data-use-pagination="False"> Le storie dei martiri algerini che insegnano il coraggio di restare Nell’Algeria del cosiddetto decennio nero, il periodo che dal 1992 al 2002 è stato segnato da attentati terroristici, a perdere la vita sono stati 150.000 algerini, tra cui 19 martiri cristiani, proclamati beati sette anni fa. La mostra «Chiamati due volte. I martiri d’Algeria», che sarà esposta al Meeting di Rimini nel padiglione A7 a partire da venerdì, racconta la loro storia e il coraggio di restare. La prima chiamata è rivolta alla fedeltà a Gesù, mentre la seconda al popolo algerino.Sin da dopo l’indipendenza del 1962, con l’Algeria che si svuota, «la Chiesa è diventata una cosa di poca gente», ricorda Thomas Georgeon, postulatore della causa di beatificazione. Dopo anni di tensioni sociopolitiche, la violenza esplode nel Paese soprattutto all’inizio degli anni Novanta, quando prende piede il terrorismo di matrice islamica. Inevitabilmente si apre l’interrogativo: «rester ou partir?», restare o partire? Lo stesso quesito si trova all’interno di un documento rivolto alle diverse congregazioni presenti nel Paese. A tal proposito, il cardinale Jean-Paul Vesco, arcivescovo di Algeri, spiega: «Questa chiesa così piccola è voluta restare assumendo il rischio che viveva tutta la popolazione e anche un po’ di più, perché erano stranieri e dunque più esposti e perché erano cristiani, ma in fondo hanno condiviso il rischio dell’insieme della popolazione».Nella mostra emergono, tramite diversi video, le personalità dei 19 martiri, la loro missione improntata al dialogo e alla pace, e l’eredità che hanno lasciato nel Paese. Tra le testimonianze raccolte, vi è quella di Anne-Claire Humeau, nipote di Jean Chevillard, uno dei quattro Padri bianchi uccisi nel 1994 a Tizi Ouzou: «Aveva come sua vocazione quella di essere la piccola fiamma che è il Cristo in un universo a maggioranza musulmana». A ricordare Christian de Chergé, priore dei monaci trappisti di Tibhirine, ucciso nel 1996, è Claude Rault, vescovo emerito di Laghouat, Ghardaia. In particolare, i due hanno condiviso gli «incontri con i musulmani» che «nella maggior parte dei casi erano caratterizzati da buon vicinato, una buona intesa, degli amici» ma talvolta sono stati «incontri d’ordine spirituale». Tra l’altro, ai monaci di Tibhirine è dedicato il film Uomini di Dio. Il produttore della pellicola, Etienne Comar (che sarà presente al Meeting insieme al cardinale Vesco), ha sottolineato: «L’idea era di cercare in ogni modo di scampare alla morte. Ma se un giorno la morte fosse arrivata, sarebbe stata anch’essa una testimonianza della loro fede». L’ultimo martire è il vescovo di Orano, Pierre Claverie, ucciso insieme all’amico musulmano, Mohamed Bouchikhi, nel 1996: il loro «sangue mischiato» è stato «un segno di pace», ricorda la madre di Bouchikh.Poco prima di varcare l’uscita dalla mostra, è possibile ascoltare il testamento spirituale di de Chergé. «Se mi capitasse un giorno di essere vittima del terrorismo», «vorrei che la mia comunità, la mia Chiesa, la mia famiglia si ricordassero che la mia vita era donata a Dio e a questo Paese», si legge. Come spiegato dal cardinale Angelo Scola nel 2018, in occasione dell’incontro «Dare la vita cambia il mondo. Gli uomini nuovi d’Algeria», organizzato dal Centro culturale di Milano, si tratta di «una delle espressioni più elevate incontrate nel secolo scorso», in cui si affronta il significato più profondo del dialogo interreligioso. Anche il direttore della comunicazione della Fondazione Oasis e curatore della mostra, Alessandro Banfi, sottolinea: «Quello che potrebbe apparire un fallimento, cercare il dialogo ed essere uccisi, è la manifestazione di una fede, di una fedeltà, di un amore».
iStock
Non solo. A emergere è anche un altro dato che smonta una certa narrazione dominante: le identità non binarie rappresentano una quota minoritaria, intorno al 16%. La grande maggioranza degli italiani si riconosce ancora in un’identità sessuale e di genere tradizionale. Numeri che restituiscono un Paese molto meno «fluido» di quanto spesso venga descritto. I dati che emergono, letti insieme, delineano un quadro più complesso di quanto spesso venga raccontato. La società cambia, ma lo fa con gradualità, mantenendo punti fermi che resistono nel tempo. Il rapporto evidenzia infatti una sessualità più aperta nelle pratiche e nei contesti, ma ancora fortemente legata alla dimensione della coppia. Le relazioni stabili restano centrali e, in molti casi, risultano anche le più soddisfacenti dal punto di vista della vita intima. Non mancano, però, segnali di trasformazione. Cresce il ricorso alle piattaforme digitali per conoscere nuove persone (oltre il 40% degli italiani dichiara di aver utilizzato almeno una volta app o social per finalità relazionali o sessuali), aumenta la diffusione del sesso mediato dalla tecnologia e si registra una maggiore curiosità verso esperienze diverse rispetto a quelle legate al passato. Il porno, ad esempio, entra sempre più spesso nella quotidianità di coppia, mentre i social diventano uno spazio di interazione anche sul piano relazionale. Si tratta di cambiamenti che non sostituiscono, ma affiancano i modelli tradizionali. Una sorta di doppio binario: da un lato la stabilità della coppia, dall’altro nuove forme di esplorazione e di espressione della sessualità. In questo contesto, la monogamia continua a rappresentare una scelta prevalente, non necessariamente per adesione a un modello rigido, ma spesso per una ricerca di equilibrio e continuità. Un dato che riflette anche un’esigenza più ampia di stabilità, in un periodo segnato da incertezze economiche e sociali. Il rapporto Censis suggerisce quindi una lettura meno ideologica e più aderente alla realtà: gli italiani non sono immobili, ma nemmeno così radicalmente trasformati come talvolta si tende a raccontare. Ma resta, nella maggioranza dei casi, ancorata a una dimensione relazionale riconoscibile, fatta di coppia, continuità e identità definite.
Continua a leggereRiduci
Il capo di Stato Maggiore della Difesa, Luciano Portolano
Il capo di Stato Maggiore della Difesa, Luciano Portolano, ha proseguito oggi il ciclo di visite sul territorio nazionale con una tappa in Lombardia, dove ha incontrato anche il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, e il prefetto Claudio Sgaraglia.
L’attività si inserisce nell’ambito dell’implementazione delle priorità strategiche della Difesa, in particolare quella relativa al «bilanciamento delle componenti», finalizzata a rafforzare la coerenza tecnologica tra le Forze armate. Un obiettivo ritenuto essenziale per garantire la capacità di operare in scenari multidominio, sia in ambito alleato sia su base nazionale.
Nel corso della giornata, il generale si è recato dapprima al Comando interregionale Pastrengo dell’Arma dei Carabinieri, dove ha espresso apprezzamento per il servizio svolto a tutela dei cittadini e per il contributo fornito nelle operazioni all’estero. In particolare, è stato evidenziato il ruolo dell’Arma non solo come polizia militare, ma anche nelle attività di stability policing nelle fasi post-conflitto, ambito in cui l’esperienza italiana è riconosciuta anche in sede Nato. Successivamente, Portolano ha visitato il 1° Reggimento trasmissioni dell’Esercito, reparto che fornisce supporto diretto al quartier generale multinazionale Nato NRDC-ITA, con sede in Italia e attualmente impegnato anche nella prontezza dell’Allied Reaction Force. Rivolgendosi al personale, ha sottolineato la professionalità, lo spirito di sacrificio e la dedizione dimostrati sia sul territorio nazionale sia nelle missioni all’estero, evidenziando il ruolo cruciale del reparto nel garantire collegamenti, continuità di comando e supporto alle strutture operative.
La giornata si è conclusa con gli incontri istituzionali a Milano, occasione per ribadire il legame tra la Difesa e le autorità locali, anche in relazione al contributo fornito alla sicurezza dei cittadini in coordinamento con le Forze di polizia. Domani è infine prevista la visita al 6° Stormo dell’Aeronautica militare, reparto di volo impegnato nella difesa aerea e nel controllo dello spazio nazionale già in tempo di pace.
Continua a leggereRiduci
Mario Fresa (Imagoeconomica)
Gli avvocati del consigliere di Cassazione contestano la pubblicazione degli audio e parlano di ricostruzione «incompleta e lesiva». La redazione ribatte: file integrali o omissati solo per il minore, fatti riportati correttamente e già citati i provvedimenti giudiziari.
La replica dei legali
Con riferimento agli articoli pubblicati online dal quotidiano La Verità, in data 21 e 22 marzo 2026, con allegati file audio privi di alcuna rilevanza probatoria, relativi al consigliere di Cassazione dottor Mario Fresa, si evidenzia come il contenuto degli stessi sia stato pubblicato in maniera volutamente incompleta, al fine di dare una visione distorta e strumentale degli eventi richiamati. In particolare, non viene dato atto che sui fatti richiamati sono intervenute due diverse ordinanze di archiviazione, l’ultima il 29 settembre 2025, che hanno esaminato tutti i file audio agli atti, rilevando solamente dei diverbi tra i due coniugi, frutto di un rapporto conflittuale, in assenza di circostanze penalmente rilevanti e «non una sistematica sopraffazione come richiesto dalla norma incriminatrice». Del pari, nei suddetti articoli, pubblicati con singolare coincidenza il giorno prima della votazione sul referendum, viene omessa la decisiva circostanza che il giudizio di separazione personale tra il Fresa e la moglie si è concluso con un accordo consensuale nel gennaio 2025 che prevedeva, all’esito dell’espletata Ctu, un affidamento condiviso del figlio minore, in quanto rispondente agli interessi del bambino. Accordo la cui validità è stata confermata anche con successivo provvedimento del tribunale civile di Roma in data 5 dicembre 2025, che ha evidenziato l’assenza di criticità tali da dover assumere un provvedimento di modifica delle statuizioni vigenti.In considerazione di quanto sopra, l’omissione di tali elementi essenziali della vicenda ha determinato la diffusione di una rappresentazione dei fatti gravemente lesiva dell’onore, della reputazione e dell’identità personale del dott. Fresa, in violazione dei principi di verità, completezza e continenza che devono presiedere all’esercizio del diritto di cronaca giornalistica.
Avv. Ilenia Guerrieri e Marco Meliti Roma
La risposta della redazione
Con riferimento alla richiesta di rettifica si evidenzia che sul sito della «Verità» sono stati pubblicati due file audio. Uno in formato integrale, trattandosi di conversazioni intrattenute in luogo pubblico alla presenza delle forze dell’ordine, l’altro omissato, però, soltanto nella parte in cui riproduce la voce del minore coinvolto e in cui il dottor Fresa spiega al figlio che la madre sarebbe «la classica straniera morta di fame che viene in Italia, si sposa un ricco e famoso e dopodiché gli rovina la vita e si vuole fottere pure il patrimonio». I lettori hanno quindi potuto acquisire esatta conoscenza di quanto descritto nell’articolo che ha, ovviamente, riportato soltanto i fatti ritenuti rilevanti dal cronista considerata la ben nota funzione pubblica esercitata dal dottor Fresa, il quale, peraltro, secondo quanto riferito dallo stesso magistrato, nel corso di un’ulteriore conversazione non pubblicata sul sito, ha sostenuto di essere titolare di un procedimento penale avente a oggetto violenze su numerosi minori consumate da ecclesiastici e di cui non abbiamo trovato traccia su fonti aperte. Infine, si osserva che nell’articolo, contrariamente a quanto sostenuto nella rettifica, si riportano diffusamente i provvedimenti giudiziari favorevoli al dottor Fresa adottati sia nella sede penale che nella sede civile così come la condanna riportata dal dottor Fresa in sede disciplinare per condotte violente consumate ai danni dell’ex coniuge e ammesse dallo stesso dottor Fresa davanti al Consiglio Superiore della Magistratura.
LV
Continua a leggereRiduci