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2019-05-28
Capitano pigliatutto: Lega al 34,3%. M5s si dimezza, Pd sempre inutile
Ansa
L'Italia s'è destra, con la Lega di Matteo Salvini che ottiene uno stratosferico 34,33% di consensi: un italiano su tre, domenica scorsa, ha messo la croce sul simbolo del Carroccio. Primo partito italiano, la Lega, ma non solo: Salvini è ufficialmente investito del ruolo di leader continentale di primissimo piano, punto di riferimento di tutti i milioni di cittadini europei che non si riconoscono in questa Unione che non si fonda su valori culturali ma su tabelline, privilegi e vincoli. Male, anzi malissimo, il M5s: dimezzato il risultato delle politiche di un anno fa, Luigi Di Maio guarda quella percentuale, 17,1%, e da buon partenopeo non può non pensare alla «disgrazia», termine che ben fotografa il risultato. Del crollo del M5s si avvantaggia, pensate, perfino il Pd di Nicola Zingaretti, che raggiunge il 22,7% e supera di quasi 6 punti i grillini. Forza Italia continua l'inesorabile declino, ferma all'8,7%. Esulta Fratelli d'Italia: Giorgia Meloni ottiene un lusinghiero 6,46%.
La Lega, dunque, vola. Alle politiche del marzo 2018, aveva preso il 17,4% dei voti, un risultato già al di là delle aspettative. Cinque anni fa, alle europee del 2014, aveva ottenuto il 6,2% dei consensi. Ieri, i dati definitivi hanno spinto il Carroccio al 34,33%, un risultato che farebbe venire le vertigini a qualunque leader, ma non a Matteo Salvini. Raddoppiati in un solo anno di governo i consensi, il ministro dell'Interno può proseguire nella sua azione di governo, forte del massiccio consenso degli italiani. La Lega fa il pieno non solo al Nord (40%) ma anche al Centro, dove è il primo partito con il 33,45%, e al Sud: il 23,46% ottenuto nella circoscrizione meridionale e il 22,42% nelle isole sono la prova che la svolta nazionalista è stata premiata dagli elettori di tutta la Penisola. «La Lega prosciuga il M5s e Forza Italia e convince gli astenuti», si legge nell'analisi dei flussi elettorali realizzata da Swg.
Drammatico il risultato del M5s: il 17,1% è un tracollo. Luigi Di Maio ha sbagliato tutto quello che c'era da sbagliare: l'ultimo mese e mezzo di campagna elettorale, passato a insultare l'alleato di governo, è stato devastante. Poco più di un anno fa, alle politiche del 4 marzo 2018, il M5s era risultato il primo partito italiano, con il 32,68%. Alle europee del 2014, i grillini avevano ottenuto il 21,16%. Secondo l'analisi dei flussi, il M5s perde anche l'elettorato che finora lo aveva premiato maggiormente, ovvero i giovani che stavolta invece hanno scelto la Lega e il Pd.
A proposito di Pd: nella loro infinita misericordia, i 5 stelle hanno travasato un po' dei loro voti anche verso il partito di Nicola Zingaretti, che si attesta su una percentuale, il 22,7%, che rappresenta un buon risultato. Alle politiche del marzo 2018, il Pd guidato da Matteo Renzi era precipitato al 18,76%, il minimo storico. Solo cinque anni fa, alle precedenti europee, il Pd targato Renzi otteneva lo stratosferico risultato del 40,81% dei consensi. Secondo l'analisi dei flussi, il Pd rispetto a un anno fa ha recuperato qualche punto sia dal M5s che da Leu, che alle europee di domenica scorsa non si è presentato.
Forza Italia non arresta il declino: l'8,7% è una grande delusione. Un anno fa, gli azzurri avevano preso il 14%, mentre alle europee del 2014 erano al 16,81%. L'obiettivo del 10% non era lontanissimo: sarebbe bastato, viste le preferenze ottenute dal leader, che Silvio Berlusconi si candidasse anche nella circoscrizione dell'Italia centrale, dove invece Antonio Tajani non ha voluto la presenza dell'ex premier. Risultato: al Centro, senza Berlusconi e con Tajani capolista, Forza Italia ha rimediato un misero 6,25%, con lo smacco del sorpasso da parte di Fratelli d'Italia. Nel Nordest ancora peggio: 5,83%, dopo che Elisabetta Gardini, capogruppo uscente al Parlamento europeo, ha lasciato Fi in disaccordo con Tajani e si è candidata con Fratelli d'Italia. Il partito di Berlusconi va meglio al Sud (12,2%) e nelle isole (14,8%). Tajani è sulla graticola: ieri la stragrande maggioranza dei dirigenti e dei parlamentari chiedevano un «cambiamento» e un congresso prima che si arrivi all'estinzione del partito.
Vince e convince Giorgia Meloni: Fratelli d'Italia aumenta consistentemente i voti e raggiunge un eccellente 6,46%. Un anno fa, alle politiche del 4 marzo 2018, il partito della Meloni prese il 4,36%; alle europee del 2014, si fermò invece al 3,7%, non riuscendo a superare la soglia del 4%. La Meloni ha condotto alla grande una campagna elettorale difficilissima, visto il dilagare leghista, eppure è riuscita a caratterizzare le sue proposte politiche. Il centrodestra «sovranista», composto solo da Lega e Fdi, supera il 40% dei voti: ipoteticamente, potrebbero vincere le politiche facendo a meno di Berlusconi.
Resta fuori dal Parlamento europeo +Europa, che prende il 3,1% (alle politiche dello scorso marzo il partitino di Emma Bonino aveva racimolato il 2,5%), e restano fuori, con risultati disastrosi, le altre forze di sinistra: la Sinistra si inchioda all'1,8%, Europa verde al 2,3%. Molto male anche l'estrema destra: Casapound è allo 0,33%, Forza nuova allo 0,15% La somma dei due partiti di maggioranza, Lega e M5s, raggiunge il 51,5% contro il 50% dello scorso anno. Gli elettori quindi premiano l'azione dell'esecutivo, al di là degli equilibri tra i due alleati. Una novità per gli italiani, che di solito alle elezioni castigano i partiti al governo.
La sinistra perde 1 milione di voti
Lontanissimo dal 40,8% incassato nel 2014 alle europee, il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, esulta, parla di «ripartenza», prende ossigeno dal sorpasso sui grillini e si propone come l'alternativa a Matteo Salvini. Quello che non dice, però, è sotto gli occhi di tutti: dalle politiche del 4 marzo 2018 la coalizione di sinistra ha perso più di un milione di voti.
Il conteggio è presto fatto. Alla Camera, lo scorso anno il Pd ottenne 6.161.896 preferenze, +Europa ne prese 841.468, Italia Europa insieme 190.601, Civica popolare 178.107, Liberi e uguali 1.114.799. Per il Partito democratico fu il peggior risultato della sua storia, i democratici furono solo il terzo partito per numero di eletti, scomparvero molte Regioni rosse, ma insieme la coalizione si portò a casa 8.486.871 voti. Adesso al Nazareno hanno poco da fantasticare, immaginando alleanze future in improbabili maggioranze: un milione di italiani non ha votato a sinistra in queste europee e ancora una volta sono i numeri a dircelo. Hanno scelto il «Siamo europei» del Pd 6.050.351 elettori, a +Europa sono andate 822.764 preferenze, 465.092 alla Sinistra. Fanno solo 7.338.207 voti. C'è da esserne orgogliosi? Non ci sembra proprio. Emma Bonino non ha raggiunto la soglia di sbarramento del 4% ma ha twittato: «Dopo il temporale splende l'arcobaleno e noi siamo qui, oggi come ieri, a lavorare per giorni migliori, per l'Italia e per l'Europa», forse alludendo al suo impegno pro Lgbt. La Sinistra (che cinque anni fa aveva ottenuto tre eletti) è rimasta inchiodata all'1,74%. Fuori Strasburgo anche il Partito comunista (0,88%).
I piddini diranno che è colpa dell'astensionismo, perché un italiano su due non ha votato. Sono convinti che con più affluenza, le urne avrebbero riservato risultati migliori. Intanto si fanno coraggio, esprimono riconoscenza: «Grazie alle italiane e agli italiani, ai giovani e a tutti coloro che hanno scelto la lista unitaria del Pd network. Il governo esce ancora più fragile da questa consultazione», ha cinguettato Zingaretti. «Il Pd cresce, è primo nelle grandi città e unica alternativa», annuncia trionfante Piero Fassino, mentre il primo commento di Andrea Orlando, vicesegretario del Pd era stato: «Il Partito democratico c'è, è in campo, è la forza sulla quale costruire l'alternativa». A quali alleati staranno pensando? Mistero. Stessa sicurezza ostenta l'ex premier Paolo Gentiloni in un tweet: «Finisce l'inverno dello scontento. Comincia il lavoro per l'alternativa a Salvini e alla maggioranza gialloblù». Insiste l'altra vicesegretaria, Paola De Micheli: «E ora al lavoro per costruire un'alternativa per l'Italia». Nel suo blog su Huffingtonpost.it, il politologo Gianfranco Pasquino osserva: «Può essere che il compito dell'opposizione sia di operare affinché il governo cada, ma meglio farlo quando si intravveda oppure, addirittura, si sia già costruita una compagine governativa alternativa pronta a risolvere i problemi del Paese. Non si vede praticamente nulla di tutto questo. Non lo si vedrà se Zingaretti non prende atto che anche al 22% non serve a nulla rivendicare una non esercitabile “vocazione maggioritaria" (non ha portato bene nel passato). Preliminarmente è indispensabile che il segretario definisca che tipo di partito vuole costruire». Conclude: «Il rischio attuale è quello del compiacimento: bloccata l'erosione, superate le 5 stelle, conquistato il ruolo di oppositore principale». Il segretario del Pd ha di cui riflettere, mentre fantastica sulle alleanze.
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Trionfo del Carroccio che convince più di un italiano su tre. Puniti i pentastellati, anche se i gialloblù insieme avanzano, nonostante il logoramento che di solito sconta chi governa. Emma Bonino bocciata, exploit di Giorgia Meloni.La sinistra perde 1 milione di voti. Nicola Zingaretti festeggia e parla di «fronte alternativo ai populisti». Eppure la coalizione europeista, al di là delle percentuali, a ogni tornata smarrisce elettori per strada.Lo speciale comprende due articoli.L'Italia s'è destra, con la Lega di Matteo Salvini che ottiene uno stratosferico 34,33% di consensi: un italiano su tre, domenica scorsa, ha messo la croce sul simbolo del Carroccio. Primo partito italiano, la Lega, ma non solo: Salvini è ufficialmente investito del ruolo di leader continentale di primissimo piano, punto di riferimento di tutti i milioni di cittadini europei che non si riconoscono in questa Unione che non si fonda su valori culturali ma su tabelline, privilegi e vincoli. Male, anzi malissimo, il M5s: dimezzato il risultato delle politiche di un anno fa, Luigi Di Maio guarda quella percentuale, 17,1%, e da buon partenopeo non può non pensare alla «disgrazia», termine che ben fotografa il risultato. Del crollo del M5s si avvantaggia, pensate, perfino il Pd di Nicola Zingaretti, che raggiunge il 22,7% e supera di quasi 6 punti i grillini. Forza Italia continua l'inesorabile declino, ferma all'8,7%. Esulta Fratelli d'Italia: Giorgia Meloni ottiene un lusinghiero 6,46%. La Lega, dunque, vola. Alle politiche del marzo 2018, aveva preso il 17,4% dei voti, un risultato già al di là delle aspettative. Cinque anni fa, alle europee del 2014, aveva ottenuto il 6,2% dei consensi. Ieri, i dati definitivi hanno spinto il Carroccio al 34,33%, un risultato che farebbe venire le vertigini a qualunque leader, ma non a Matteo Salvini. Raddoppiati in un solo anno di governo i consensi, il ministro dell'Interno può proseguire nella sua azione di governo, forte del massiccio consenso degli italiani. La Lega fa il pieno non solo al Nord (40%) ma anche al Centro, dove è il primo partito con il 33,45%, e al Sud: il 23,46% ottenuto nella circoscrizione meridionale e il 22,42% nelle isole sono la prova che la svolta nazionalista è stata premiata dagli elettori di tutta la Penisola. «La Lega prosciuga il M5s e Forza Italia e convince gli astenuti», si legge nell'analisi dei flussi elettorali realizzata da Swg. Drammatico il risultato del M5s: il 17,1% è un tracollo. Luigi Di Maio ha sbagliato tutto quello che c'era da sbagliare: l'ultimo mese e mezzo di campagna elettorale, passato a insultare l'alleato di governo, è stato devastante. Poco più di un anno fa, alle politiche del 4 marzo 2018, il M5s era risultato il primo partito italiano, con il 32,68%. Alle europee del 2014, i grillini avevano ottenuto il 21,16%. Secondo l'analisi dei flussi, il M5s perde anche l'elettorato che finora lo aveva premiato maggiormente, ovvero i giovani che stavolta invece hanno scelto la Lega e il Pd. A proposito di Pd: nella loro infinita misericordia, i 5 stelle hanno travasato un po' dei loro voti anche verso il partito di Nicola Zingaretti, che si attesta su una percentuale, il 22,7%, che rappresenta un buon risultato. Alle politiche del marzo 2018, il Pd guidato da Matteo Renzi era precipitato al 18,76%, il minimo storico. Solo cinque anni fa, alle precedenti europee, il Pd targato Renzi otteneva lo stratosferico risultato del 40,81% dei consensi. Secondo l'analisi dei flussi, il Pd rispetto a un anno fa ha recuperato qualche punto sia dal M5s che da Leu, che alle europee di domenica scorsa non si è presentato.Forza Italia non arresta il declino: l'8,7% è una grande delusione. Un anno fa, gli azzurri avevano preso il 14%, mentre alle europee del 2014 erano al 16,81%. L'obiettivo del 10% non era lontanissimo: sarebbe bastato, viste le preferenze ottenute dal leader, che Silvio Berlusconi si candidasse anche nella circoscrizione dell'Italia centrale, dove invece Antonio Tajani non ha voluto la presenza dell'ex premier. Risultato: al Centro, senza Berlusconi e con Tajani capolista, Forza Italia ha rimediato un misero 6,25%, con lo smacco del sorpasso da parte di Fratelli d'Italia. Nel Nordest ancora peggio: 5,83%, dopo che Elisabetta Gardini, capogruppo uscente al Parlamento europeo, ha lasciato Fi in disaccordo con Tajani e si è candidata con Fratelli d'Italia. Il partito di Berlusconi va meglio al Sud (12,2%) e nelle isole (14,8%). Tajani è sulla graticola: ieri la stragrande maggioranza dei dirigenti e dei parlamentari chiedevano un «cambiamento» e un congresso prima che si arrivi all'estinzione del partito.Vince e convince Giorgia Meloni: Fratelli d'Italia aumenta consistentemente i voti e raggiunge un eccellente 6,46%. Un anno fa, alle politiche del 4 marzo 2018, il partito della Meloni prese il 4,36%; alle europee del 2014, si fermò invece al 3,7%, non riuscendo a superare la soglia del 4%. La Meloni ha condotto alla grande una campagna elettorale difficilissima, visto il dilagare leghista, eppure è riuscita a caratterizzare le sue proposte politiche. Il centrodestra «sovranista», composto solo da Lega e Fdi, supera il 40% dei voti: ipoteticamente, potrebbero vincere le politiche facendo a meno di Berlusconi. Resta fuori dal Parlamento europeo +Europa, che prende il 3,1% (alle politiche dello scorso marzo il partitino di Emma Bonino aveva racimolato il 2,5%), e restano fuori, con risultati disastrosi, le altre forze di sinistra: la Sinistra si inchioda all'1,8%, Europa verde al 2,3%. Molto male anche l'estrema destra: Casapound è allo 0,33%, Forza nuova allo 0,15% La somma dei due partiti di maggioranza, Lega e M5s, raggiunge il 51,5% contro il 50% dello scorso anno. Gli elettori quindi premiano l'azione dell'esecutivo, al di là degli equilibri tra i due alleati. Una novità per gli italiani, che di solito alle elezioni castigano i partiti al governo.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/capitano-pigliatutto-lega-al-34-3-m5s-si-dimezza-pd-sempre-inutile-2638263185.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="la-sinistra-perde-1-milione-di-voti" data-post-id="2638263185" data-published-at="1782266401" data-use-pagination="False"> La sinistra perde 1 milione di voti Lontanissimo dal 40,8% incassato nel 2014 alle europee, il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, esulta, parla di «ripartenza», prende ossigeno dal sorpasso sui grillini e si propone come l'alternativa a Matteo Salvini. Quello che non dice, però, è sotto gli occhi di tutti: dalle politiche del 4 marzo 2018 la coalizione di sinistra ha perso più di un milione di voti. Il conteggio è presto fatto. Alla Camera, lo scorso anno il Pd ottenne 6.161.896 preferenze, +Europa ne prese 841.468, Italia Europa insieme 190.601, Civica popolare 178.107, Liberi e uguali 1.114.799. Per il Partito democratico fu il peggior risultato della sua storia, i democratici furono solo il terzo partito per numero di eletti, scomparvero molte Regioni rosse, ma insieme la coalizione si portò a casa 8.486.871 voti. Adesso al Nazareno hanno poco da fantasticare, immaginando alleanze future in improbabili maggioranze: un milione di italiani non ha votato a sinistra in queste europee e ancora una volta sono i numeri a dircelo. Hanno scelto il «Siamo europei» del Pd 6.050.351 elettori, a +Europa sono andate 822.764 preferenze, 465.092 alla Sinistra. Fanno solo 7.338.207 voti. C'è da esserne orgogliosi? Non ci sembra proprio. Emma Bonino non ha raggiunto la soglia di sbarramento del 4% ma ha twittato: «Dopo il temporale splende l'arcobaleno e noi siamo qui, oggi come ieri, a lavorare per giorni migliori, per l'Italia e per l'Europa», forse alludendo al suo impegno pro Lgbt. La Sinistra (che cinque anni fa aveva ottenuto tre eletti) è rimasta inchiodata all'1,74%. Fuori Strasburgo anche il Partito comunista (0,88%). I piddini diranno che è colpa dell'astensionismo, perché un italiano su due non ha votato. Sono convinti che con più affluenza, le urne avrebbero riservato risultati migliori. Intanto si fanno coraggio, esprimono riconoscenza: «Grazie alle italiane e agli italiani, ai giovani e a tutti coloro che hanno scelto la lista unitaria del Pd network. Il governo esce ancora più fragile da questa consultazione», ha cinguettato Zingaretti. «Il Pd cresce, è primo nelle grandi città e unica alternativa», annuncia trionfante Piero Fassino, mentre il primo commento di Andrea Orlando, vicesegretario del Pd era stato: «Il Partito democratico c'è, è in campo, è la forza sulla quale costruire l'alternativa». A quali alleati staranno pensando? Mistero. Stessa sicurezza ostenta l'ex premier Paolo Gentiloni in un tweet: «Finisce l'inverno dello scontento. Comincia il lavoro per l'alternativa a Salvini e alla maggioranza gialloblù». Insiste l'altra vicesegretaria, Paola De Micheli: «E ora al lavoro per costruire un'alternativa per l'Italia». Nel suo blog su Huffingtonpost.it, il politologo Gianfranco Pasquino osserva: «Può essere che il compito dell'opposizione sia di operare affinché il governo cada, ma meglio farlo quando si intravveda oppure, addirittura, si sia già costruita una compagine governativa alternativa pronta a risolvere i problemi del Paese. Non si vede praticamente nulla di tutto questo. Non lo si vedrà se Zingaretti non prende atto che anche al 22% non serve a nulla rivendicare una non esercitabile “vocazione maggioritaria" (non ha portato bene nel passato). Preliminarmente è indispensabile che il segretario definisca che tipo di partito vuole costruire». Conclude: «Il rischio attuale è quello del compiacimento: bloccata l'erosione, superate le 5 stelle, conquistato il ruolo di oppositore principale». Il segretario del Pd ha di cui riflettere, mentre fantastica sulle alleanze.
Marco Baldassari @Eleventy
Un percorso costruito all’insegna del Made in Italy, della qualità e di un’idea di lusso contemporaneo lontana dall’ostentazione. Per celebrare questo traguardo, la nuova collezione introduce nuove silhouette, colori più sofisticati e due capsule che raccontano da vicino il mondo personale del fondatore: The Indigo Blue e Active Moments. Ne abbiamo parlato con Marco Baldassari.
La Primavera-Estate 2027 coincide col ventesimo anniversario di Eleventy. Che significato ha per lei questo traguardo?
«Rappresenta la realizzazione di un sogno. In vent’anni siamo riusciti a costruire un marchio internazionale restando fedeli ai nostri valori: produzione italiana, qualità, responsabilità e attenzione alle persone. Oggi guardiamo al futuro con la stessa passione, con l’obiettivo di creare qualcosa di duraturo».
Quanto c’è di lei nelle capsule The Indigo Blue e Active Moments?
«Molto. Cerco sempre di raccontarmi attraverso le collezioni. The Indigo Blue nasce dal mio legame con il denim, reinterpretato in chiave sofisticata e contemporanea. Active Moments, invece, riflette il mio stile di vita: sport, benessere e dinamismo. Sono due mondi che mi rappresentano profondamente».
Chi è oggi il cliente Eleventy?
«È una persona che ama la qualità ma non l’ostentazione. Cerca prodotti autentici, ben fatti e dal valore concreto. Apprezza il Made in Italy e riconosce l’equilibrio tra qualità, design e prezzo che caratterizza il nostro marchio».
Come si è evoluto il concetto di smart luxury negli ultimi vent’anni?
«Il principio è rimasto lo stesso: offrire il massimo valore possibile. Oggi, però, lo smart luxury include anche un forte elemento di contemporaneità. Chi sceglie Eleventy cerca qualità e raffinatezza, ma con uno stile più moderno e rilassato».
La collezione introduce volumi più morbidi e nuove interpretazioni della giacca. È cambiato il modo di vivere l’eleganza?
«Sì. Oggi l’uomo desidera capi più confortevoli e versatili. Abbiamo lavorato su nuove proporzioni, nuove tonalità e nuove forme per offrire qualcosa di distintivo, mantenendo sempre coerenza con il nostro Dna».
Come si evolve il concetto di giacca?
«La giacca oggi è più fluida. L’overshirt, per esempio, è diventata una valida alternativa al blazer tradizionale. Abbiamo inoltre reinterpretato modelli ispirati alla tradizione con materiali nobili e costruzioni più contemporanee».
Se dovesse descrivere l’uomo Eleventy della Primavera-Estate 2027?
«Un uomo contemporaneo e sicuro di sé. Lo immagino con una giacca in lino effetto denim della capsule Indigo Blue, pantaloni dai volumi più morbidi e una polo realizzata in filati pregiati. Un guardaroba raffinato ma disinvolto».
Qual è oggi la vostra definizione di eleganza contemporanea?
«È l’incontro tra qualità, discrezione e funzionalità. L’uomo moderno ha bisogno di capi versatili, capaci di accompagnarlo durante tutta la giornata senza rinunciare a comfort ed eleganza».
Quali sono i valori che restano intoccabili?
«La qualità, innanzitutto. Poi la cura artigianale, l’attenzione ai dettagli e la produzione italiana. Sono le fondamenta di tutto ciò che facciamo».
Oggi il prodotto basta ancora?
«Non più. Oggi il prodotto deve essere eccellente, ma da solo non è sufficiente. I clienti cercano esperienze, relazioni e valori condivisi. Per questo stiamo lavorando per costruire una vera community attorno a Eleventy, creando luoghi e occasioni di incontro che vadano oltre l’acquisto. Un primo passo in questa direzione è stato il concept sviluppato a Istanbul, dove abbiamo aperto un flagship store di circa 400 metri quadrati con un caffè integrato. L’idea è offrire ai clienti uno spazio accogliente in cui fermarsi anche senza l’intenzione di acquistare, vivendo l’universo Eleventy attraverso un’esperienza che unisce design, ospitalità e qualità. Il progetto sta dando ottimi risultati e verrà replicato a breve anche a Doha e in Libano. Stiamo inoltre lavorando per arricchire ulteriormente i nostri spazi con contenuti culturali. L’obiettivo è trasformare i negozi in luoghi di ispirazione, dove moda, arte, design e cultura possano dialogare tra loro. A breve presenteremo anche una nuova collaborazione legata al mondo dell’editoria e dei libri, un progetto che contribuirà a rafforzare questa visione».
Quali sono le prossime aperture internazionali?
«Il 2026 è un anno particolarmente importante per il nostro sviluppo internazionale. A fine giugno inaugureremo un nuovo store stagionale a Saint-Tropez, in Place des Lices, una delle location più prestigiose della Costa Azzurra. Per noi rappresenta un traguardo significativo perché ci permette di entrare in contatto con una clientela internazionale molto qualificata e di consolidare ulteriormente il nostro posizionamento nel segmento del lusso contemporaneo. A luglio sarà invece la volta di Chicago, una piazza strategica per il mercato americano, che continua a essere uno dei più dinamici e promettenti per il brand. Gli Stati Uniti rappresentano oggi un’area di forte crescita e un mercato particolarmente ricettivo nei confronti dei valori di Eleventy. Prosegue inoltre il dialogo tra moda e hospitality, un ambito in cui crediamo molto. Siamo recentemente approdati a Santorini all’interno del Sandblu Resort, una delle strutture più esclusive delle isole greche. Essere presenti in contesti di questo livello significa intercettare i clienti nei luoghi che frequentano durante il tempo libero, in un momento in cui sono più disponibili a vivere un’esperienza di brand autentica e rilassata».
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Byung-Chul Han (Getty Images)
Grazie alla quale, dice subito di potere «a quasi cento anni di distanza, fare buon uso dei suoi pensieri per dimostrare che, al di là dell’immanenza della produzione e del consumo, e dell’informazione e comunicazione, vi è un’altra realtà più elevata, una trascendenza, in grado di portarci via, lontano da una vita priva di significato, da una straziante carenza di essere, dalla mera sopravvivenza, offrendoci invece la gioiosa pienezza dell’essere».
Così, tanto per non rendere l’impresa troppo facile, Han, sceglie subito di affrontarla con il tema dell’attenzione, che Simone Weil riteneva fosse «nel suo grado più elevato, la stessa cosa della preghiera». Ricavandone che «la crisi della religione è quindi anche una crisi dell’attenzione, dello scrutare e dell’udire». Dunque: «Dio non è morto. È morto l’uomo al quale Dio si rivelò». Il fatto è che: «la percezione è estremamente ingorda. Le manca qualsiasi ampiezza contemplativa. Non fa che mangiare: il consumo è il suo atteggiamento di base. L’abbuffata di video (binge watching) esprime efficacemente questa ingordigia, binge è: divorare senza freni». Se mangi in continuazione però non puoi più vedere, come appunto diceva Simone Weil, magra come una canna dei marais d’Occitania, specificando: «quaggiù, guardare e mangiare sono due. Bisogna scegliere l’uno o l’altro ma entrambi sono chiamati: amare. Tuttavia solo coloro cui talvolta capita di restare per qualche tempo a guardare invece di mangiare hanno qualche speranza di salvezza». (Simone Weil, Quaderni 4, Adelphi).
«L’anima che continua a mangiare senza scrutare finisce col perdere la capacità di contemplare. Invece dell’autofagia, sviluppa obesità. La sua parte mortale, s’allarga e ingrassa, mentre la parte divina si atrofizza e rimpicciolisce». In Simone Weil, racconta Byung-Chul Han, è l’immaginazione che al servizio dell’Io continua a sognare cibo. Il resto della personalità attivo nel Processo di individuazione viene soffocato dal grasso e da tutti gli elementi di ciò che Simone Weil chiamava «pésanteur» - pesantezza -, che impedisce all’anima di muoversi nella dimensione trascendente. Questo indebolimento degli aspetti spirituali della personalità lacera in profondità l’anima, come ha raccontato Simone Weil in L’ombra e la grazia, tradotto in italiano da Franco Fortini. Solo la pienezza assicurata dall’attenzione dell’intera personalità consente all’essere umano di assicurare la guida agli aspetti più spirituali. «L’attenzione profonda, contemplativa, è rivolta a ciò che persiste, permane tiene il punto. Il vero perdura. Chi è incapace di attenzione contemplativa, incapace di scrutare non ha invece accesso alla verità, al vero, all’ordine perdurante delle cose.
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Loperazione chiamata «Luxury Sky» trae origine da mirate analisi di rischio e da un’approfondita valorizzazione del patrimonio informativo disponibile al Corpo, sviluppata attraverso l’incrocio dei dati del traffico aereo con le risultanze delle banche dati istituzionali e con la documentazione fiscale acquisita nel corso degli accertamenti.
Grazie a un accurato lavoro di ricostruzione e analisi, i finanzieri del Comando Provinciale di Firenze hanno esaminato oltre 20.700 movimenti aerei potenzialmente rilevanti sotto il profilo tributario, individuando diffuse irregolarità nel versamento dell’imposta dovuta per i voli privati operati tra il 2020 e il 2023 da oltre 1.000 compagnie aeree estere.
L’attività ispettiva ha consentito di ricostruire nel dettaglio gli spostamenti di oltre 12.900 voli privati transitati sullo scalo fiorentino e di oltre 42.100 passeggeri trasportati, facendo emergere il mancato assolvimento degli obblighi fiscali da parte di numerosi operatori internazionali.
Le verifiche eseguite hanno portato all’individuazione di un’evasione complessiva pari a 4.388.657 euro, riconducibile a 1.052 società risultate irregolari, corrispondenti al 62,32% dei vettori sottoposti a controllo.
Particolarmente significativo il risultato conseguito in termini di recupero delle risorse pubbliche: a seguito degli interventi della Guardia di Finanza, numerose compagnie hanno già provveduto a regolarizzare la propria posizione, consentendo l’effettivo versamento nelle casse dello Stato di oltre 2,6 milioni di euro. Per la quota residua sono in corso le attività di monitoraggio e riscossione previste dalla normativa vigente.
Gli approfondimenti investigativi hanno inoltre evidenziato il frequente ricorso a strutture societarie localizzate in giurisdizioni caratterizzate da elevata opacità fiscale. In numerosi casi, aerei di grande valore economico risultavano formalmente intestati a società domiciliate in territori a fiscalità privilegiata, rendendo particolarmente complessa l’individuazione dei soggetti effettivamente responsabili degli adempimenti tributari.
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Ansa
La medicina non può mai diventare serva di una morte programmata!». Ricevendo i membri della Fondazione Jérôme Lejeune in occasione del centenario della nascita del suo fondatore, il pontefice ha voluto ribadire che il valore di una persona non dipende mai da ciò che produce o realizza, ma dalla sua intrinseca dignità.
La Fondazione Jérôme Lejeune, nata negli anni Novanta in Francia, è l’erede diretta dell’opera del Venerabile Jérôme Lejeune, scienziato di fama mondiale che nel 1958 scoprì l’anomalia cromosomica all’origine della trisomia 21. Lejeune non fu solo un grande scienziato; fu un medico che vedeva nei suoi pazienti i «poveri tra i poveri», dedicando la vita a cercare una cura che potesse alleviare la loro condizione. Egli comprese precocemente come la sua scoperta potesse essere strumentalizzata per eliminare i nascituri affetti da disabilità, un «eugenismo nuovo» che definì «razzismo cromosomico». Per questo impegno incondizionato a favore della vita, che gli costò ostilità in certi ambienti scientifici, fu chiamato da Giovanni Paolo II a presiedere la neonata Pontificia Accademia per la Vita. Oggi la Fondazione prosegue questa missione attraverso la ricerca scientifica, la cura presso l’Istituto Jérôme Lejeune di Parigi e la difesa dei più fragili nel dibattito pubblico.
Un dibattito che in Francia ha raggiunto un punto di rottura. Proprio in queste ore, l’Assemblea nazionale affronta la terza lettura del disegno di legge che mira a legalizzare l’eutanasia e il suicidio assistito. Di fronte a quella che viene percepita come una deriva etica, i vescovi francesi hanno indetto una novena di preghiera dal 21 al 29 giugno (in vista appunto del voto del 30 giugno), invitando i fedeli a chiedere che lo Spirito Santo «illumini le coscienze» dei legislatori. L’episcopato transalpino ha ricordato che non si protegge la vita mettendovi fine, ma accompagnandola fino al termine naturale. Nel lanciare questo appello, i vescovi d’oltralpe hanno richiamato anche, e non a caso, le parole fondamentali pronunciate dal Papa al Parlamento spagnolo durante il suo recente viaggio apostolico a Madrid. In quell’occasione, il Santo Padre aveva chiarito che «ogni vita umana dev’essere riconosciuta e custodita dal concepimento fino al suo naturale tramonto, in ogni circostanza della sua esistenza». Aggiungendo che «la difesa della vita umana non è una questione di interesse particolare né confessionale: è una meta di civiltà». Si tratta di un richiamo diretto al ruolo della politica: le leggi approvate devono essere verificate sulla loro capacità di rispettare la dignità della persona per capire se stiano davvero perseguendo il bene comune.
Queste riflessioni scavalcano le Alpi e arrivano in Italia, dove il Parlamento si trova in una fase di stallo riguardo alla legge sul suicidio assistito. La discussione in Senato, ripresa il 3 giugno, ha mostrato una maggioranza divisa e una situazione di profonda mutazione politica. Al centro di questo cambiamento c’è la nuova fisionomia di Forza Italia, ora guidata in Senato da Stefania Craxi. Il partito ha intrapreso una netta svolta «liberal» sotto l’influenza di Marina Berlusconi, la quale ha dichiarato apertamente di sentirsi più in sintonia con la sinistra su temi come il fine vita, i diritti Lgbt e l’aborto. Nonostante le resistenze interne nella maggioranza (in particolare Fratelli d’Italia e parte della Lega), Forza Italia sta di fatto spingendo per un accordo con le opposizioni, cercando una mediazione che sblocchi l’impasse. Gli emendamenti proposti dalla Craxi e dalla senatrice Daniela Ternullo riflettono questo nuovo corso: puntano ad ampliare i requisiti per l’accesso al suicidio assistito, in particolare la neo proposta azzurra prevede che l’assistenza al suicidio possa essere resa da medici ospedalieri o di medicina generale su base volontaria in regime di intramoenia, con l’impegno del Cnr nel reperimento dei farmaci letali.
Stefania Craxi ha dichiarato di voler «discutere di una norma di civiltà». Eppure, questa visione appare diametralmente opposta a quanto affermato dal Papa a Madrid e ribadito ieri alla Fondazione Lejeune: se per la Craxi la «civiltà» sembra risiedere nella regolamentazione della morte assistita, per il Pontefice la vera «meta di civiltà» risiede esclusivamente nella difesa della vita senza eccezioni. Questa trasformazione di Forza Italia appare ancora più stridente se confrontata con il pensiero del suo fondatore. È solo del 2021 la lettera di Silvio Berlusconi a Il Giornale: «La vita di ogni essere umano è sacra dal momento del concepimento fino alla morte biologica». A cui aggiungeva una sottolineatura riferita proprio al ruolo della Chiesa. «La Chiesa cattolica», scriveva Berlusconi padre, «ha esercitato ed esercita oggi in Italia e nel mondo una funzione essenziale a difesa dei diritti delle persone, di ogni persona e soprattutto dei più deboli». Oggi la Craxi, spinge per una legge che la Chiesa e i movimenti pro-life considerano una «norma di morte». La sfida lanciata da papa Leone XIV è chiara: la civiltà non si costruisce programmando la morte, ma servendo la vita, specialmente quando essa è più fragile e indifesa. I vescovi francesi hanno risposto «presente», ci sarà qualcuno al di qua delle Alpi pronto a fare altrettanto?
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