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2022-05-02
Caccia, tiro sportivo e pesca protagoniste a Eos 2022
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Si è chiusa oggi la prima edizione del salone europeo dell’outdoor EOS Show, la grande esposizione organizzata dal Consorzio Armaioli italiani e da Pintails Srl in collaborazione con Veronafiere che ha ospitato all'interno dei suoi padiglioni più di 520 aziende appartenenti al mondo della caccia, del tiro sportivo, della pesca e della nautica.
La tre giorni veronese, da sabato 30 aprile a lunedì 2 maggio, si è aperta con la cerimonia del taglio del nastro nella Eos Arena allestita nel padiglione 12 con la presenza del presidente di Veronafiere Maurizio Danese, il direttore generale Giovanni Mantovani, il presidente del Consorzio Armaioli italiani Pierangelo Pedersoli, il sottosegretario del Mipaaf - il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali - Francesco Battistoni, gli organizzatori Patrizio Carotta ed Eddy Peruzzo, il direttore generale di Beretta Carlo Ferlito, il titolare di Armi Perazzi Mauro Perazzi, il direttore tecnico di Fiocchi munizioni Costantino Fiocchi, e, in rappresentanza del mondo del tiro sportivo, il presidente della Fitav - Federazione italiana tiro a volo - Luciano Rossi accompagnato dalle campionesse olimpiche del tiro a volo Diana Bacosi e Alessandra Perilli.
Eos 2022 è stata una preziosa occasione per far conoscere a tutti i visitatori i numeri di una fetta di mercato che produce per l'economia italiana ottimi risultati, sia per quanto riguarda le armi sportive e civili, sia per la nautica, grazie soprattutto all'export che incide per il 90,3%, numero in crescita del 6,3% rispetto al 2010. La produzione di armi, infatti, dopo il record registrato nel 2021 con più di un milione di armi prodotte, è ben avviata anche in questo 2022 a ottenere numeri importanti: dai dati diffusi si nota come nei primi tre mesi del 2021 siano state prodotte 261.625 armi, mentre nello stesso periodo del 2022 ne sono state prodotte 273.901, il 4,69% in più. Numeri che attestano quanto questo settore incide nell'economia italiana. L'università di Urbino nel 2018 ha pubblicato uno studio secondo il quale la produzione di armi e munizione per uso civile, sportivo e venatorio nel nostro Paese vale 7 miliardi e 293 milioni di euro, pari allo 0,44% del Pil nazionale e che dà lavoro a 87.549 occupati. Il valore economico del settore, considerando anche il sistema di fornitura e distribuzione, ammonta a più di 909 milioni di euro, con un impatto stimato di oltre 759 milioni di euro. Inoltre, il valore dei settori collegati alla domanda finale di prodotti e servizi da parte di cacciatori e tiratori sportivi, si attesta attorno ai 3 miliardi e 300 milioni di euro, con 2.334 imprese che operano in questo settore. Due mondi, quello del tiro agonistico/amatoriale e quello della caccia, che insieme contano oltre un milione e 200.000 praticanti in Italia. Un numero che si specchia su una doppia faccia della medaglia: da un lato la crescita del tiro sportivo trainato dai grandi risultati che gli atleti italiani hanno conseguito nelle varie competizioni internazionali, dall'altro il calo negli ultimi anni dei cacciatori, spiegato da uno scarso ricambio generazionale e dalla cattiva percezione da parte dell'opinione pubblica, che con troppa superficialità tende a dipingere il cacciatore come un assassino o un bracconiere. Niente di più sbagliato, invece, perché il cacciatore che rispetta le regole e svolge il suo ruolo correttamente, dà una grande mano alla tutela della fauna selvatica e alla conservazione delle specie protette. Non sono mancate, infatti, all'uscita della Fiera, le contestazioni da parte di un gruppetto di animalisti che, più che manifestare e sensibilizzare su un tema come la difesa degli animali, erano lì per insultare e inveire contro chiunque attraversasse il corridoio che portava dall'ingresso/uscita al parcheggio.
Fondazione Una lancia «Operazione paladini del territorio» per una caccia sostenibile

www.fondazioneuna.org
Operazione paladini del territorio è il progetto lanciato da Fondazione Una che consiste in un insieme di azioni di recupero gestite dai cacciatori in zone colpite dall'inquinamento originato dall'uomo su tutto il territorio italiano. In particolare si tratta di una settimana all'insegna dell'ambiente, organizzata tra il 21 e il 29 maggio, durante la quale ciascuno potrà dare il proprio contributo insieme alle associazioni venatorie aderenti all'iniziativa.
L'obiettivo è dimostrare l'impegno concreto dei singoli cacciatori e delle varie associazioni venatorie in tema di tutela del territorio. Chi intende partecipare può inviare una mail a paladini@fondazioneuna.org e scoprire insieme a quale associazione venatoria può prendere parte all'iniziativa organizzata da Fondazione Una. Fondazione Una - che sta per Fondazione uomo natura e ambiente - dal 2015 promuove azioni di dialogo e confronto tra i vari soggetti che condividono obiettivi comuni legati allo sviluppo di progetti finalizzati alla tutela della biodiversità, alla promozione di un modello di caccia sostenibile e alla lotta al bracconaggio, ma anche la promozione del principio secondo cui la caccia è un'attività fondamentale e imprescindibile per la tutela della biodiversità e degli equilibri della natura.
Con «cacciatore paladino del territorio» si intende il cacciatore moderno che svolge il suo ruolo con attenzione e competenza, avendo la consapevolezza di preservare e tutelare l'ambiente, gli equilibri naturali di flora e fauna a vantaggio della comunità e del territorio.
In particolare, nel manifesto del «cacciatore paladino del territorio» si leggono questi 10 obiettivi:
- Salvaguardare la biodiversità e gli equilibri naturali di flora e fauna.
- Tutelare le specie protette e lottare contro la pratica illecita del bracconaggio, che non solo rappresenta un problema per la conservazione della fauna, ma danneggia anche la reputazione di una caccia sostenibile.
- Vigilare costantemente sullo stato di salute dell'ambiente nel suo territorio, ad esempio rilevando situazioni a rischio di incendio o la diffusione di malattie nella fauna selvatica.
- Intervenire nei confronti della fauna problematica a tutela di equilibri faunistici, habitat, reticolo idrico, patrimonio forestale e imprese agricole, e della pubblica incolumità.
- Essere parte attiva nella risoluzione dei problemi di inquinamento del territorio attraverso l'organizzazione di iniziative aperte alla cittadinanza.
- Supportare le comunità locali in occasione di emergenze ambientali e sanitarie, come avvenuto attraverso le donazioni a favore di enti, associazioni e ospedali durante la pandemia di Covid 19, e ora nel monitoraggio, contenimento e prevenzione della diffusione della peste suina africana o altre patologie della fauna.
- Promuovere lo sviluppo di una filiera della carne di selvaggina completamente tracciabile, acquisendo le competenze tecniche e operative per il corretto trattamento della carcassa della grossa selvaggina e, a seguire, valorizzandone le caratteristiche di sostenibilità e la qualità nutrizionale.
- Promuovere una concezione moderna della caccia, da intendersi anche come attività che opera a favore della sostenibilità ambientale e a vantaggio della comunità e del territorio.
- Dialogare e confrontarsi in maniera aperta e scevra da pregiudizi con gli altri attori impegnati sui temi della ruralità e dell'ecologia, per trovare nuovi spazi di collaborazione a tutela dell'ambiente e della biodiversità.
- Farsi orgogliosamente testimone e sempre più portavoce di un modello di cacciatore responsabile, che si prende cura dell'ambiente, del territorio e della comunità.
Diana Bacosi e Alessandra Perilli: due testimonial olimpiche del tiro sportivo

Diana Bacosi e Alessandra Perilli
Tra i principali temi trattati durante la tre giorni veronese a Eos 2022, c'è stato sicuramente lo sport, interpretato come importante chiave di lettura di questa grande esposizione. Motivo per cui sono state scelte e invitate due ospiti di grande caratura nazionale e internazionale che rispondono ai nomi e ai cognomi di Diana Bacosi e Alessandra Perilli, entrambe campionesse olimpiche, rispettivamente per i colori italiani e sammarinesi.
La Bacosi, oro a Rio 2016 e argento a Tokyo 2020 nello skeet, e la Perilli, che con il bronzo nella fossa olimpica a Tokyo è stata la prima atleta a conquistare una medaglia ai Giochi nella storia di San Marino, sono state protagoniste nella giornata di sabato come testimoni dello sport come importante chiave di lettura all'interno di questo contesto. Dopo l'inaugurazione, le due atlete, sono state ospiti dello stand Beretta dove, dopo aver raccontato quella che è stata e che continua a essere la loro passione per questo sport, si sono dedicate alla firma di alcuni piattelli e alle foto con i fans.
«Alla mia partecipazione olimpica ho vinto la medaglia d'oro, dopo cinque anni e non quattro, ritornare e rimettersi in gioco e confermarsi sul podio olimpico non è stato facile, però grazie a Beretta, alla Federazione italiana tiro a volo, al mio ct Andrea Benelli e ovviamente alla mia passione e al mio lavoro abbiamo raggiunto questi risultati» ha detto la Bacosi sul palco dello stand Beretta. «È stata un'emozione incredibile perché ci sono stati tanti anni di duro lavoro, eravamo sempre lì vicini, ma non ci eravamo ancora riusciti. Questa medaglia è stata veramente la incoronazione di un sogno e sono stata felicissima» le parole della Perilli.
La crescita del settore nautico

Tornando all'importanza del mercato, per quanto riguarda invece il settore della nautica, i dati del 2021 relativi alle stime del fatturato condotte dall'Ufficio studi di Confindustria sulla base di un campione significativo di aziende associate hanno dimostrato come l'intero settore nautico nel solo 2021 ha sfiorato i 6 miliardi di euro, registrando un significativo +23,8% rispetto al 2020, tornando così ai massimi livelli ottenuti nel 2008. Questa crescita la si spiega con i grandi numeri dell'export della produzione cantieristica, che nel 2021 ha raggiunto il massimo valore di 3 miliardi di euro, grazie agli ordini dei cantieri italiani di yatch e superyatch e alla grande performance dei comparti dell'accessoristica nautica e dei motori marini. Secondo un calcolo effettuato da Ucina Confindustria Nautica, circa il 30% della nautica da diporto, di lunghezza non superiore a 9 metri, sia destinata alla pratica della pesca sportiva e ricreativa, così come il 50% delle strumentazioni elettroniche di bordo vendute ogni anno. In Italia si contano più di 1.250.000 pescatori sportivi, che praticano la pesca sportiva per divertimento nel tempo libero, senza alcuna finalità economica, utilizzando canne, fili e ami in acqua dolce, salata, pescando da una costa o sulla barca. Questo implica un volume d'affari relativo alla commercializzazione di articoli, equipaggiamenti e servizi inerenti, di 350 milioni di euro all'anno. Un pescatore spende in media ogni anno 280 euro, il fatturato medio annuale stimato per ogni rivenditore di articoli da pesca sportiva è, secondo i dati Fipo, di 141.000 euro.
La pesca sportiva può essere un importante volano economico per rivalutare il territorio e generare importanti opportunità anche a livello turistico, con tutto ciò che ne deriverebbe in termini di indotto. Anche l’Italia, come altri Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, potrebbe diventare una meta privilegiata per tanti pescaturisti europei. Nel nostro Paese, però, vige una legislazione che andrebbe ammodernata, mentre proprio i pescatori sportivi continuano a segnalare all’autorità attività illecite di pesca illegale, i tanti fenomeni di inquinamento delle acque, o di abbandono di rifiuti o di discariche abusive nei pressi di laghi e fiumi.
A Eos 2022, nella giornata di sabato 30 aprile, nella Fishing Arena allestita all'interno del padiglione 10, la Federazione della pesca sportiva in collaborazione con Suzuki ha presentato i mondiali di Big Game in programma il prossimo settembre a Pescara. Molto importante anche lo stand del Mipaaf - il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali - denominato «Cultura dell'acqua e acquacultura». Mipaaf che è costantemente impegnato nell'attuazione di progetti che puntano su un futuro di sviluppo all'insegna della sostenibilità e dell'innovazione, con l'obiettivo di far emergere modelli vincenti sul fronte nutrizionale e socioculturale.
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Si è conclusa a Verona la prima edizione del salone europeo dell’outdoor Eos Show, grande esposizione che ha messo in mostra i mondi della caccia, del tiro sportivo, della pesca e della nautica con oltre 520 aziende presenti all'interno dei quattro padiglioni messi a disposizione da Veronafiere e 27.000 ingressi in tre giorni.Operazione paladini del territorio: è il progetto lanciato da Fondazione Una che consiste in un insieme di azioni di recupero gestite dai cacciatori in zone colpite dall'inquinamento originato dall'uomo sul territorio italiano.Le campionesse olimpiche Diana Bacosi, oro a Rio 2016 nello skeet, e Alessandra Perilli, argento a Tokyo 2020 nella fossa olimpica, presenti allo stand Beretta per testimoniare la loro grande passione per il tiro sportivo. Il settore nautico nel solo 2021 ha sfiorato i 6 miliardi di euro, registrando un significativo +23,8% rispetto al 2020, tornando ai massimi livelli ottenuti nel 2008. Questa crescita la si spiega con i grandi numeri dell'export della produzione cantieristica grazie agli ordini di yatch e superyatch.Lo speciale contiene quattro articoli.Si è chiusa oggi la prima edizione del salone europeo dell’outdoor EOS Show, la grande esposizione organizzata dal Consorzio Armaioli italiani e da Pintails Srl in collaborazione con Veronafiere che ha ospitato all'interno dei suoi padiglioni più di 520 aziende appartenenti al mondo della caccia, del tiro sportivo, della pesca e della nautica.La tre giorni veronese, da sabato 30 aprile a lunedì 2 maggio, si è aperta con la cerimonia del taglio del nastro nella Eos Arena allestita nel padiglione 12 con la presenza del presidente di Veronafiere Maurizio Danese, il direttore generale Giovanni Mantovani, il presidente del Consorzio Armaioli italiani Pierangelo Pedersoli, il sottosegretario del Mipaaf - il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali - Francesco Battistoni, gli organizzatori Patrizio Carotta ed Eddy Peruzzo, il direttore generale di Beretta Carlo Ferlito, il titolare di Armi Perazzi Mauro Perazzi, il direttore tecnico di Fiocchi munizioni Costantino Fiocchi, e, in rappresentanza del mondo del tiro sportivo, il presidente della Fitav - Federazione italiana tiro a volo - Luciano Rossi accompagnato dalle campionesse olimpiche del tiro a volo Diana Bacosi e Alessandra Perilli.Eos 2022 è stata una preziosa occasione per far conoscere a tutti i visitatori i numeri di una fetta di mercato che produce per l'economia italiana ottimi risultati, sia per quanto riguarda le armi sportive e civili, sia per la nautica, grazie soprattutto all'export che incide per il 90,3%, numero in crescita del 6,3% rispetto al 2010. La produzione di armi, infatti, dopo il record registrato nel 2021 con più di un milione di armi prodotte, è ben avviata anche in questo 2022 a ottenere numeri importanti: dai dati diffusi si nota come nei primi tre mesi del 2021 siano state prodotte 261.625 armi, mentre nello stesso periodo del 2022 ne sono state prodotte 273.901, il 4,69% in più. Numeri che attestano quanto questo settore incide nell'economia italiana. L'università di Urbino nel 2018 ha pubblicato uno studio secondo il quale la produzione di armi e munizione per uso civile, sportivo e venatorio nel nostro Paese vale 7 miliardi e 293 milioni di euro, pari allo 0,44% del Pil nazionale e che dà lavoro a 87.549 occupati. Il valore economico del settore, considerando anche il sistema di fornitura e distribuzione, ammonta a più di 909 milioni di euro, con un impatto stimato di oltre 759 milioni di euro. Inoltre, il valore dei settori collegati alla domanda finale di prodotti e servizi da parte di cacciatori e tiratori sportivi, si attesta attorno ai 3 miliardi e 300 milioni di euro, con 2.334 imprese che operano in questo settore. Due mondi, quello del tiro agonistico/amatoriale e quello della caccia, che insieme contano oltre un milione e 200.000 praticanti in Italia. Un numero che si specchia su una doppia faccia della medaglia: da un lato la crescita del tiro sportivo trainato dai grandi risultati che gli atleti italiani hanno conseguito nelle varie competizioni internazionali, dall'altro il calo negli ultimi anni dei cacciatori, spiegato da uno scarso ricambio generazionale e dalla cattiva percezione da parte dell'opinione pubblica, che con troppa superficialità tende a dipingere il cacciatore come un assassino o un bracconiere. Niente di più sbagliato, invece, perché il cacciatore che rispetta le regole e svolge il suo ruolo correttamente, dà una grande mano alla tutela della fauna selvatica e alla conservazione delle specie protette. Non sono mancate, infatti, all'uscita della Fiera, le contestazioni da parte di un gruppetto di animalisti che, più che manifestare e sensibilizzare su un tema come la difesa degli animali, erano lì per insultare e inveire contro chiunque attraversasse il corridoio che portava dall'ingresso/uscita al parcheggio. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/caccia-tiro-pesca-protagoniste-eos2022-2657248583.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="fondazione-una-lancia-operazione-paladini-del-territorio-per-una-caccia-sostenibile" data-post-id="2657248583" data-published-at="1651507284" data-use-pagination="False"> Fondazione Una lancia «Operazione paladini del territorio» per una caccia sostenibile www.fondazioneuna.org Operazione paladini del territorio è il progetto lanciato da Fondazione Una che consiste in un insieme di azioni di recupero gestite dai cacciatori in zone colpite dall'inquinamento originato dall'uomo su tutto il territorio italiano. In particolare si tratta di una settimana all'insegna dell'ambiente, organizzata tra il 21 e il 29 maggio, durante la quale ciascuno potrà dare il proprio contributo insieme alle associazioni venatorie aderenti all'iniziativa.L'obiettivo è dimostrare l'impegno concreto dei singoli cacciatori e delle varie associazioni venatorie in tema di tutela del territorio. Chi intende partecipare può inviare una mail a paladini@fondazioneuna.org e scoprire insieme a quale associazione venatoria può prendere parte all'iniziativa organizzata da Fondazione Una. Fondazione Una - che sta per Fondazione uomo natura e ambiente - dal 2015 promuove azioni di dialogo e confronto tra i vari soggetti che condividono obiettivi comuni legati allo sviluppo di progetti finalizzati alla tutela della biodiversità, alla promozione di un modello di caccia sostenibile e alla lotta al bracconaggio, ma anche la promozione del principio secondo cui la caccia è un'attività fondamentale e imprescindibile per la tutela della biodiversità e degli equilibri della natura.Con «cacciatore paladino del territorio» si intende il cacciatore moderno che svolge il suo ruolo con attenzione e competenza, avendo la consapevolezza di preservare e tutelare l'ambiente, gli equilibri naturali di flora e fauna a vantaggio della comunità e del territorio.In particolare, nel manifesto del «cacciatore paladino del territorio» si leggono questi 10 obiettivi:Salvaguardare la biodiversità e gli equilibri naturali di flora e fauna.Tutelare le specie protette e lottare contro la pratica illecita del bracconaggio, che non solo rappresenta un problema per la conservazione della fauna, ma danneggia anche la reputazione di una caccia sostenibile.Vigilare costantemente sullo stato di salute dell'ambiente nel suo territorio, ad esempio rilevando situazioni a rischio di incendio o la diffusione di malattie nella fauna selvatica.Intervenire nei confronti della fauna problematica a tutela di equilibri faunistici, habitat, reticolo idrico, patrimonio forestale e imprese agricole, e della pubblica incolumità.Essere parte attiva nella risoluzione dei problemi di inquinamento del territorio attraverso l'organizzazione di iniziative aperte alla cittadinanza.Supportare le comunità locali in occasione di emergenze ambientali e sanitarie, come avvenuto attraverso le donazioni a favore di enti, associazioni e ospedali durante la pandemia di Covid 19, e ora nel monitoraggio, contenimento e prevenzione della diffusione della peste suina africana o altre patologie della fauna.Promuovere lo sviluppo di una filiera della carne di selvaggina completamente tracciabile, acquisendo le competenze tecniche e operative per il corretto trattamento della carcassa della grossa selvaggina e, a seguire, valorizzandone le caratteristiche di sostenibilità e la qualità nutrizionale.Promuovere una concezione moderna della caccia, da intendersi anche come attività che opera a favore della sostenibilità ambientale e a vantaggio della comunità e del territorio.Dialogare e confrontarsi in maniera aperta e scevra da pregiudizi con gli altri attori impegnati sui temi della ruralità e dell'ecologia, per trovare nuovi spazi di collaborazione a tutela dell'ambiente e della biodiversità.Farsi orgogliosamente testimone e sempre più portavoce di un modello di cacciatore responsabile, che si prende cura dell'ambiente, del territorio e della comunità. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/caccia-tiro-pesca-protagoniste-eos2022-2657248583.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="diana-bacosi-e-alessandra-perilli-due-testimonial-olimpiche-del-tiro-sportivo" data-post-id="2657248583" data-published-at="1651507284" data-use-pagination="False"> Diana Bacosi e Alessandra Perilli: due testimonial olimpiche del tiro sportivo Diana Bacosi e Alessandra Perilli Tra i principali temi trattati durante la tre giorni veronese a Eos 2022, c'è stato sicuramente lo sport, interpretato come importante chiave di lettura di questa grande esposizione. Motivo per cui sono state scelte e invitate due ospiti di grande caratura nazionale e internazionale che rispondono ai nomi e ai cognomi di Diana Bacosi e Alessandra Perilli, entrambe campionesse olimpiche, rispettivamente per i colori italiani e sammarinesi.La Bacosi, oro a Rio 2016 e argento a Tokyo 2020 nello skeet, e la Perilli, che con il bronzo nella fossa olimpica a Tokyo è stata la prima atleta a conquistare una medaglia ai Giochi nella storia di San Marino, sono state protagoniste nella giornata di sabato come testimoni dello sport come importante chiave di lettura all'interno di questo contesto. Dopo l'inaugurazione, le due atlete, sono state ospiti dello stand Beretta dove, dopo aver raccontato quella che è stata e che continua a essere la loro passione per questo sport, si sono dedicate alla firma di alcuni piattelli e alle foto con i fans.«Alla mia partecipazione olimpica ho vinto la medaglia d'oro, dopo cinque anni e non quattro, ritornare e rimettersi in gioco e confermarsi sul podio olimpico non è stato facile, però grazie a Beretta, alla Federazione italiana tiro a volo, al mio ct Andrea Benelli e ovviamente alla mia passione e al mio lavoro abbiamo raggiunto questi risultati» ha detto la Bacosi sul palco dello stand Beretta. «È stata un'emozione incredibile perché ci sono stati tanti anni di duro lavoro, eravamo sempre lì vicini, ma non ci eravamo ancora riusciti. Questa medaglia è stata veramente la incoronazione di un sogno e sono stata felicissima» le parole della Perilli. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/caccia-tiro-pesca-protagoniste-eos2022-2657248583.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="la-crescita-del-settore-nautico" data-post-id="2657248583" data-published-at="1651507284" data-use-pagination="False"> La crescita del settore nautico Tornando all'importanza del mercato, per quanto riguarda invece il settore della nautica, i dati del 2021 relativi alle stime del fatturato condotte dall'Ufficio studi di Confindustria sulla base di un campione significativo di aziende associate hanno dimostrato come l'intero settore nautico nel solo 2021 ha sfiorato i 6 miliardi di euro, registrando un significativo +23,8% rispetto al 2020, tornando così ai massimi livelli ottenuti nel 2008. Questa crescita la si spiega con i grandi numeri dell'export della produzione cantieristica, che nel 2021 ha raggiunto il massimo valore di 3 miliardi di euro, grazie agli ordini dei cantieri italiani di yatch e superyatch e alla grande performance dei comparti dell'accessoristica nautica e dei motori marini. Secondo un calcolo effettuato da Ucina Confindustria Nautica, circa il 30% della nautica da diporto, di lunghezza non superiore a 9 metri, sia destinata alla pratica della pesca sportiva e ricreativa, così come il 50% delle strumentazioni elettroniche di bordo vendute ogni anno. In Italia si contano più di 1.250.000 pescatori sportivi, che praticano la pesca sportiva per divertimento nel tempo libero, senza alcuna finalità economica, utilizzando canne, fili e ami in acqua dolce, salata, pescando da una costa o sulla barca. Questo implica un volume d'affari relativo alla commercializzazione di articoli, equipaggiamenti e servizi inerenti, di 350 milioni di euro all'anno. Un pescatore spende in media ogni anno 280 euro, il fatturato medio annuale stimato per ogni rivenditore di articoli da pesca sportiva è, secondo i dati Fipo, di 141.000 euro. La pesca sportiva può essere un importante volano economico per rivalutare il territorio e generare importanti opportunità anche a livello turistico, con tutto ciò che ne deriverebbe in termini di indotto. Anche l’Italia, come altri Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, potrebbe diventare una meta privilegiata per tanti pescaturisti europei. Nel nostro Paese, però, vige una legislazione che andrebbe ammodernata, mentre proprio i pescatori sportivi continuano a segnalare all’autorità attività illecite di pesca illegale, i tanti fenomeni di inquinamento delle acque, o di abbandono di rifiuti o di discariche abusive nei pressi di laghi e fiumi.A Eos 2022, nella giornata di sabato 30 aprile, nella Fishing Arena allestita all'interno del padiglione 10, la Federazione della pesca sportiva in collaborazione con Suzuki ha presentato i mondiali di Big Game in programma il prossimo settembre a Pescara. Molto importante anche lo stand del Mipaaf - il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali - denominato «Cultura dell'acqua e acquacultura». Mipaaf che è costantemente impegnato nell'attuazione di progetti che puntano su un futuro di sviluppo all'insegna della sostenibilità e dell'innovazione, con l'obiettivo di far emergere modelli vincenti sul fronte nutrizionale e socioculturale.
Sandy Skoglund, The Green House (1990) .Courtesy Paci Contemporary Gallery (Brescia - Porto Cervo) © 1990, Sandy Skoglund
Un percorso ricco ed emozionante suddiviso in sei sale, che immagine dopo immagine invita il visitatore a una profonda riflessione sul linguaggio e sul significato più recondito della fotografia, che è memoria visiva del genere umano, strumento in grado di raccontare ciò che siamo stati, ciò che siamo e ciò che possiamo diventare. Ogni fotografia racconta «la Storia» e «una storia», il passato e il presente, le cadute e le rinascite, le tragedie e le grandi conquiste dell’umanità. Una foto può immortalare un fatto di cronaca o essere opera d’arte e sperimentazione pura, può essere testimone veritiera o bugiarda, ambigua o chiarissima, ma in ogni caso, ogni immagine porta con sé un momento preciso e una parte del mondo. Da 200 anni a questa parte.
Era infatti il 1826 quando il francese Joseph Nicéphore Niépce, dopo ben 8 ore di esposizione, immortalò la vista dalla finestra di casa sua a Le Gras, rivoluzionando per sempre – e forse inconsapevolmente – il mondo dell’immagine e della comunicazione. Una storia lunga due secoli, che la bella mostra allestita al MUDEC narra con le 100 immagini che più hanno arricchito l’eredità del nostro tempo. Una scelta sicuramente impegnativa e non facile quella fatta da Denis Curti (curatore della mostre e autorevole voce critica della fotografia italiana e internazionale), ma che centra appieno l’obiettivo di regalare al visitatore un viaggio per immagini nella storia. Dell’uomo e della fotografia. O meglio, dell’umanità che si fotografa mentre cambia…
La Mostra
Aperto da un’ affascinante sala introduttiva che fa da spartiacque fra una «società senza immagini e una società con le immagini», il percorso espositivo vero e proprio ha inizio con la sezione dedicata alle sperimentazioni visive, dove trovano spazio i tentativi tecnici di Niépce e Daguerre, i ritratti visionari di Julia Margaret Cameron, le elaborazioni politiche e allegoriche di Hippolyte Bayard e le fotografie di Roger Fenton, tra i primi a tradurre in immagine la devastazione della guerra di Crimea nel 1855: tra le immagini più iconiche della sezione e degli albori della fotografia la notissima Femme a la balle (1887) dell’inglese Eadweard Muybridge, pioniere della fotografia del movimento e di una nuova concezione del tempo e del corpo nell’immagine, innovazioni tecniche che daranno poi un contributo fondamentale anche alla nascita del cinema.
Senza seguire un ordine cronologico preciso, dalla nascita della fotografia si passa ad una modernità « più spinta», a quando le immagini si aprono alla sperimentazione, a nuovi linguaggi visivi e a una raffinata ricerca formale: è qui, nella seconda sezione, che si incontrano i capolavori surrealisti di Man Ray, le inquadrature avanguardiste di Aleksandr Rodcenko, la raffinatezza di Horst P. Horst (in mostra la sua celebre Mainbocher Corset, Parigi, 1939), il Maestro Henri Cartier-Bresson e il grande ritrattista Philippe Halsman, rappresentato al MUDEC dal Dali Atomicus, una performance più che una fotografia… Una sezione particolarmente interessante questa ( completata dalle «composizioni» di Mario Giacomelli e dalla fotografia concettuale dello spagnolo Joan Fontcuberta), che raduna artisti di anni, nazioni e scuole diverse, tutti ugualmente importanti nell’aprire la strada ai linguaggi ibridi delle generazioni successive.
Ma per chi, come la sottoscitta, al concettualismo e alla finzione preferisce la verità storica, sarà nella terza sezione (Fotografia come documento) che troverà «La Fotografia » che registra il mondo e gli eventi storici, dallo sbarco dell’uomo sulla luna (documentata dalla celebre - e anche contestata - foto diffusa dalla NASA), a Ground Zero, dalle guerre ai fenomeni migratori. E’ qui, in questa straordinaria sala, che trova spazio l’intenso scatto di Dorothea Lange Migrant Mother (1936), l‘immagine in assoluto più significativa della Grande Depressione; la drammatica foto della caduta del Muro di Berlino, immortalata nel 1989 da Carol Guzy; la tragedia dell’11 settembre catturata dall’obiettivo di Joel Meyerowitz unico fotografo autorizzato a oltrepassare le barriere di sicurezza per mostrare al mondo quel disastro disumano. Immagini di storia contemporanea forti e potenti, che hanno scosso il mondo e contribuito a creare la nostra memoria collettiva.
Scatti di fotoreporter e documentaristi che sono stati e sono «gli occhi del mondo», poli opposti dei «mirror» ( esposti nella quarta sezione della mostra), magistrali indagatori del mondo interiore, del corpo e delle sue nudità, dell’altro rispetto al «sè», dell’ambiguità e di una memoria che va altre il visibile. Le loro opere sono teatrali e trasgressive, a tratti disturbanti, nel caso di Robert Mapplethorpe (in mostra con una sola, significativa immagine, Bob Love del 1979) rasentano la perfezione di forme e proporzioni : solo lui, «il Michelangelo della fotografia», con rara potenza simbolica e formale ha saputo trasformare il corpo in scultura, gesto e icona. Con ironia, e una leggerezza che non è superficialità…
«Occhi del mondo» e « Mirror», agli antipodi sino a qualche decennio fa, nell’ultimo quarto di secolo si sono uniti per dare vita a un linguaggio misto, in cui documentazione e introspezione non sono più in contrapposizione, ma coesistono in una tensione continua. Oggi, in un tempo caratterizzato da una produzione incontrollata di immagini , la fotografia è parte integrante delle nostre vite (ogni momento è buono per un selfie, uno scatto con lo smart, un’instagrammata…), è realtà e finzione, è il mondo com’è e come vorremmo che fosse. Il Novecento, oramai alle spalle, non è sparito, ma vive in una sorta di memoria vibrante, accanto ad un futuro che impone nuovi scenari e orizzonti. Il passato si trasforma in una sorta di «risonanza emotiva» in cui la fotografia non rappresenta più il fatto oggettivo, ma diventa metafora, evocazione e finzione. E’ questo ciò che racconta la quinta sezione, interamente dedicata all’ambiguità del linguaggio visivo fotografico, a immagini che sono metafore, simboli, stratificazioni, opere che reinventano il reale attraverso la finzione: è qui che, fra glia altri , sono esposte le scenografie visionarie di David LaChapelle e l’immaginario surreale di Sandy Skoglund, in mostra con The Green House, stravagante rappresentazione onirica di cani viola adagiati in una stanza completamente verde, arredi compresi… A chiudere il percorso espositivo la sala dedicata all’ «oggi», ai nuovi autori e ai nuovi immaginari del XXI secolo: i temi affrontati sono quelli del nostro tempo ( dai conflitti ai disastri ambientali, dalle migrazioni alle identità di genere) e ad accomiatare i visitatori, i lavori dell’artista visiva Alba Zari ; Hold Me Close, dell’artista ghaneano Carlos Idun-Tawiah, intensissimo e commovente nel rappresentare il legame tra comunità, affetti e storia individuale; la fragilità del rapporto tra essere umano e natura immortalata nella straordinaria immagine Lake Undecided del fotografo iraniano Ebrahim Noroozi.
Il valore di questa mostra
Una mostra di 100 scatti è un azzardo. Potrebbe «lasciartene addosso» nessuno, solo uno o pochi altri. In questo caso non si corre il rischio, perché, al di là delle foto, ciò che in questa mostra fa la differenza è la filosofia che ne sta alla base, quell’invito a fermarsi, rallentare e riflettere con calma sul senso delle immagini e della loro storia. Che è anche la nostra…
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Ecco #DimmiLaVerità del 25 maggio 2026. Con la nostra Flaminia Camilletti commentiamo i risultati elettorali e le ultime dichiarazioni di Vannacci.
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Dall’intelligenza artificiale ai microchip, fino alle restrizioni sui capitali americani: Pechino accelera verso l’autonomia tecnologica e risponde a Washington blindando startup e asset strategici.
Se si dovesse caratterizzare il confronto tra Stati Uniti e Cina in una frase, sarebbe senza dubbio una «corsa al primato tecnologico». Se fino a un decennio fa i ruoli delle due superpotenze erano ben delineati, con Washington leader dell’innovazione tecnologica e Pechino relegata al ruolo di inseguitrice, la situazione oggi è notevolmente cambiata. La corsa all’intelligenza artificiale, il quantum computing, le infrastrutture 6G, per finire con il settore dei microchip e delle terre rare, i campi di confronto tra Stati Uniti e Cina sono innumerevoli e il gap tra i due sempre più sottile; a rendere più ferrea la competizione c’è la convinzione, condivisa da entrambe le superpotenze, che il primato globale passi proprio dalla supremazia tecnologica.
Fino a qualche decennio fa non vi era dubbio che tale superiorità fosse saldamente nelle mani di Washington, la storia recente ci ha infatti abituato alle restrizioni di natura tecnologica imposte dagli Stati Uniti alla Cina; eppure gli ultimi tempi paiono aver segnato un radicale cambio di paradigma. A partire dallo scorso anno si sono fatti sempre più numerosi gli esempi in cui è stata Pechino ad agire per prima e a imporre divieti e restrizioni nel settore hi-tech. L’esempio più recente è quello relativo alla startup Manus AI, un’azienda di intelligenza artificiale fondata da ingegneri cinesi, che nel giugno 2025 aveva trasferito la propria sede legale a Singapore, pochi mesi dopo aver raccolto 75 milioni di dollari dal fondo americano Benchmark Capital.
L'obiettivo era presentarsi come un'azienda «pulita» agli occhi degli investitori americani, abbastanza distante da Pechino da poter essere acquisita da un colosso a stelle e strisce. Nel dicembre 2025, appena nove mesi dal suo lancio, Manus aveva infatti siglato un accordo di acquisizione con Meta (proprietaria di Whatsapp, Facebook e Instagram) per circa 2 miliardi di dollari. Un'operazione che sembrava il coronamento di una strategia brillante e che si è rivelata invece un boomerang. La Commissione Nazionale per lo Sviluppo e la Riforma (NDRC), il massimo organo di pianificazione economica cinese, ha formalmente vietato l'acquisizione lo scorso aprile, ordinando alle parti di rescindere l'accordo. Il messaggio di Pechino era piuttosto chiaro: nessuna ricollocazione formale, per quanto ben orchestrata, avrebbe potuto sottrarre un'azienda strategica cinese al controllo dello Stato.
Le conseguenze del caso Manus non si sono limitate al solo blocco dell'acquisizione. Ad aprile 2026, i regolatori cinesi, tra cui la stessa NDRC, hanno ordinato ad alcune delle principali aziende IA del Paese (come Moonshot AI, StepFun e ByteDance) di rifiutare capitali di origine statunitense nei propri round di finanziamento, salvo esplicita approvazione governativa. Moonshot AI, impegnata in un possibile percorso verso la quotazione in borsa a Hong Kong, ha visto complicarsi drasticamente la propria pianificazione pre-IPO; mentre StepFun, sostenuta dal colosso tecnologico Tencent, ha ricevuto le stesse istruzioni.
Questo giro di vite sui capitali si inserisce però in una strategia più ampia di autonomia tecnologica, che Pechino sta costruendo sistematicamente da anni. Già a fine 2025, la Cyberspace Administration of China aveva emanato una direttiva con cui imponeva ai grandi gruppi tech nazionali di interrompere l'acquisto e l’implementazione dei chip Nvidia prodotti per il mercato cinese (ovvero depotenziati, come da restrizioni imposte dagli Stati Uniti), orientandosi verso soluzioni di produzione domestica. Il cerchio si è poi chiuso a dicembre, quando Pechino ha pubblicato la prima lista ufficiale di fornitori hardware IA approvati per il settore pubblico: un elenco che include esclusivamente giganti nazionali come Huawei, con la sua architettura di chip Ascend, e Cambricon, senza spazio alcuno per player stranieri.
Il risultato complessivo di questa escalation è la progressiva cristallizzazione di una nuova «cortina di ferro digitale». Il caso Manus rappresenta solo l'ultimo tassello di un mosaico fatto di veti incrociati, protezionismo tecnologico e nazionalizzazione degli asset strategici. Da un lato Washington restringe l'accesso ai chip avanzati e ai macchinari per costruirli; dall'altro Pechino risponde blindando le proprie startup e costruendo un ecosistema tecnologico autosufficiente e impermeabile. Il mercato globale della tecnologia si sta così frammentando in due blocchi contrapposti e sempre meno comunicanti.
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