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2024-11-09
Caccia all’ebreo: prove di Intifada in Europa
Un facinoroso portato via dalla polizia olandese (Ansa)
Dopo aver seminato odio per più di un anno i propagandisti antisemiti europei ieri sera ad Amsterdam sono finalmente riusciti a portare la guerra contro gli israeliani nel Vecchio continente. Fino a oggi i pro Hamas si erano limitati a organizzare manifestazioni non autorizzate (spesso violente) e l’occupazione degli atenei, ma quanto accaduto in Olanda giovedi sera è il segnale che l’Intifada è arrivata nella città europee. E così è stato perché ad Amsterdam centinaia di tifosi della squadra di calcio del Maccabi Tel Aviv stati stati aggrediti e picchiati dopo la partita di Europa league del Maccabi Tel Aviv contro l’Ajax (che oltretutto è la squadra degli ebrei olandesi). Non si è quindi trattato di una rissa tra ultras ma di una vera aggressione preparata in ogni minimo dettaglio con diversi tassisti che hanno collaborato comunicando ai terroristi dove erano alloggiati gli israeliani.
Mercoledi i supporter del Maccabi hanno levato alcune bandiere palestinesi appese alle finestre delle case e si sono scontrati con alcuni tassisti che li hanno insultati ed è stato il preludio di quello che è poi successo il giorno dopo. Gli aggressori - tutti arabi - con i volti coperti, si sono suddivisi in gruppi, nascondendosi nei vicoli, agli ingressi delle stazioni e nei pressi degli hotel che ospitavano gli israeliani. Sapevano dove aspettarli e li hanno attaccati, inseguiti, armati di coltelli e bastoni per oltre un’ora, poi li hanno inseguiti con le auto, arrivando persino a investirli senza alcun intervento da parte delle forze dell’ordine che non hanno scortato i tifosi israeliani verso gli hotel. I video che circolano sul Web e sui social mostrano i tifosi violentemente aggrediti, picchiati e investiti. Alcuni tifosi israeliani sono stati costretti a dire «Liberate la Palestina» prima di essere lasciati andare, mentre altri tifosi si sono barricati nei negozi e in altri luoghi della città. Un tifoso del Maccabi è stato obbligato a cantare «Free Palestine» una volta gettato in un canale.
Il ministero degli Esteri israeliano ha dichiarato che almeno 20 tifosi sono rimasti feriti mentre è stata smentita la notizia che i terroristi avevano preso degli ostaggi, tanto che nel primo pomeriggio di ieri sono stati rintracciati tutti i tifosi del Maccabi. Un portavoce della polizia di Amsterdam ha dichiarato che 62 sospettati sono stati arrestati durante gli incidenti, ma non ha potuto confermare se le persone fermate siano tifosi di calcio. L’ufficio del premier israeliano ha dichiarato: «Il primo ministro Benjamin Netanyahu è stato informato dei dettagli riguardanti il violentissimo incidente contro i cittadini israeliani ad Amsterdam, ha svolto una valutazione con il suo segretario militare e il ministro degli Affari esteri e sta ricevendo aggiornamenti regolari. Il premier ha ordinato che due aerei di soccorso vengano inviati immediatamente per assistere i nostri cittadini. Le immagini crude dell’assalto ai nostri cittadini ad Amsterdam non saranno ignorate». L’unità del portavoce delle Forze di difesa israeliane (Idf) ha dichiarato: «A seguito dei gravi e violenti incidenti contro gli israeliani ad Amsterdam, con la direzione del livello politico e in conformità con una valutazione della situazione, le Idf si stanno preparando a dispiegare immediatamente una missione di salvataggio con il coordinamento del governo olandese».
Fin qui la cronaca della notte dell’odio antisemita arabo nel cuore dell’Europa, ma quanto accaduto lascia sgomenti anche per gli incredibili errori da parte delle autorità olandesi e dell’Uefa. Far giocare una partita come quella di ieri in una città ostile agli ebrei come Amsterdam, dove il 10% della popolazione è di origine araba, oltretutto in un momento come questo, senza prevedere straordinarie misure di sicurezza è dilettantismo puro anche perché gli israeliani avevano avvisato le autorità locali del pericolo. Altri aspetti non certo secondari sono quelli che ci dicono che da anni l’Olanda ha un problema enorme con il fondamentalismo islamico, tanto che l’allerta terrorismo è sempre ai massimi livelli. Inoltre, ad Amsterdam, così come in altre città olandesi (e in Belgio), operano decine di gang criminali sotto il controllo della Mocro Maffia (la mafia marocchina).
Ma l’aspetto peggiore di tutta questa storia è l’atteggiamento di una parte degli appartenenti alle forze dell’ordine in Olanda che da mesi si sta rifiutando di proteggere eventi o oggetti ebraici, citando «dilemmi etico morali». Oggi, gran parte della forza di polizia di Amsterdam è composta da migranti di seconda generazione provenienti dal Nord Africa e dal Medio Oriente. Ma il peggio è che un portavoce della polizia ha confermato che «ci può essere comprensione per coloro che sollevano obiezioni morali». Quindi se anche la polizia lascia passare il supporto pro Hamas che serpeggia all’interno dei suoi ranghi che ne sarà degli ebrei olandesi e domani di quelli europei?
Geert Wilders, leader del Partito per la libertà che ha vinto le elezioni nei Paesi Bassi l’anno scorso e che è un fedele alleato di Israele, ha reagito a un video che un mostra un tifoso del Maccabi circondato da diversi uomini: «Sembra un pogrom nelle strade di Amsterdam. Arrestate ed espellete la feccia multiculturale che ha attaccato i sostenitori del Maccabi Tel Aviv nelle nostre strade. Mi vergogno che questo possa accadere nei Paesi Bassi. Totalmente inaccettabile. Siamo diventati la Gaza d’Europa. Musulmani con bandiere palestinesi che danno la caccia agli ebrei, non lo accetterò mai. Le autorità saranno ritenute responsabili per l’incapacità di proteggere gli israeliani».
Non è un caso isolato e Parigi trema. Tensione per il match delle nazionali
La caccia agli ebrei compiuta in Olanda dopo la partita Ajax-Maccabi Tel Aviv ha suscitato i timori della comunità ebraica anche in Francia. Tuttavia, non ci saranno passi indietro rispetto alle minacce. La partita di calcio tra Francia e Israele si svolgerà infatti allo Stade de France, alle porte di Parigi, il prossimo 14 novembre, come previsto. Ieri il ministro dell’interno, Bruno Retailleau, ha scritto su X di non essere disposto a cambiare la sede dell’incontro calcistico perché «la Francia non indietreggia», in quanto «equivarrebbe a una forma di abdicazione nei confronti delle minacce di violenza e nei confronti dell’antisemitismo». Il titolare del Viminale francese ha anche scritto di aver chiesto al prefetto di Parigi, Laurent Nunez, di prendere «le necessarie misure di sicurezza perché il match si svolga allo Stade de France».
Retailleau ha risposto così all’idea lanciata da Julien Odoul, deputato del Rassemblement national (Rn) di Marine Le Pen, di trasferire la partita tra le nazionali di Francia e Israele in Corsica. Secondo l’onorevole dell’Rn, l’isola che ha dato i natali a Napoleone Bonaparte «è una terra dove non c’è antisemitismo, provocazioni pro Hamas e dove la sicurezza è garantita». Inoltre «ha un legame particolare con i nostri compatrioti di confessione ebraica», una «terra dei Giusti» anche perché qui non ci sono stati arresti di ebrei durante la Shoah. Odoul ha anche accusato senza giri di parole il partito di estrema sinistra La France Insoumise (Lfi) di alimentare una campagna di odio contro gli ebrei e di voler importare in Francia, a scopo elettorale, il conflitto israelo-palestinese. In effetti Lfi è un partito che negli ultimi anni si è sempre più avvicinato apertamente a formazioni filoislamiste. «Da settimane è in corso un’operazione condotta da organizzazioni pro palestinesi, La France Insoumise, l’eurodeputata Rima Hassan e i deputati (francesi) Louis Boyard e Thomas Portes». Tornando a Odoul, va detto che l’onorevole di Rn non ha perso l’occasione anche per definire una «provocazione infame» il gesto dei tifosi del Psg (squadra di proprietà del Qatar), che hanno srotolato uno striscione gigante con i colori della squadra e la scritta «Free Palestine», durante il match di Champions league tra il Psg e l’Atletico Madrid.
Contro lo spostamento della sede del match Francia-Israele si è espresso anche il presidente del Crif (Consiglio di rappresentanza delle istituzioni ebraiche in Francia), Yonathan Arfi, che ha dichiarato che il fatto di essere «incapaci di organizzare correttamente» la partita sarebbe «un disonore per il nostro Paese». Arfi ha anche lanciato un’allerta per gli attacchi antisemiti che si stanno moltiplicando in Europa e che puntano a colpire «tutte le democrazie». Ieri a Lione, in occasione della visita della presidente dell’Assemblea nazionale, Yaël Braun-Pivet, sui muri dell’università Lyon III sono apparse scritte come «Free Palestine» e «Yaël complice». In ogni caso, le minacce sono particolarmente evidenti in occasione di incontri sportivi. Il 6 settembre scorso, la partita Belgio-Israele (3-1) era stata disputata a porte chiuse in Ungheria.
Ieri sera invece si è giocato il match di pallacanestro Virtus Bologna-Maccabi Tel Aviv in un clima di alta tensione. In giornata, il Consiglio per la sicurezza nazionale israeliano ha consigliato ai connazionali di non assistere alla partita. La questura ha potenziato le misure di sicurezza in città.
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Notte di aggressioni antisemite ad Amsterdam al termine di Ajax-Maccabi Tel Aviv. Tifosi israeliani bastonati, accoltellati e buttati nei canali, mentre la polizia chiude un occhio. Gerusalemme: «L’attacco dei gruppi islamici era premeditato».Scartata l’ipotesi di giocare Francia-Israele in Corsica. Sconsigliate tutte le trasferte.Lo speciale contiene due articoli Dopo aver seminato odio per più di un anno i propagandisti antisemiti europei ieri sera ad Amsterdam sono finalmente riusciti a portare la guerra contro gli israeliani nel Vecchio continente. Fino a oggi i pro Hamas si erano limitati a organizzare manifestazioni non autorizzate (spesso violente) e l’occupazione degli atenei, ma quanto accaduto in Olanda giovedi sera è il segnale che l’Intifada è arrivata nella città europee. E così è stato perché ad Amsterdam centinaia di tifosi della squadra di calcio del Maccabi Tel Aviv stati stati aggrediti e picchiati dopo la partita di Europa league del Maccabi Tel Aviv contro l’Ajax (che oltretutto è la squadra degli ebrei olandesi). Non si è quindi trattato di una rissa tra ultras ma di una vera aggressione preparata in ogni minimo dettaglio con diversi tassisti che hanno collaborato comunicando ai terroristi dove erano alloggiati gli israeliani. Mercoledi i supporter del Maccabi hanno levato alcune bandiere palestinesi appese alle finestre delle case e si sono scontrati con alcuni tassisti che li hanno insultati ed è stato il preludio di quello che è poi successo il giorno dopo. Gli aggressori - tutti arabi - con i volti coperti, si sono suddivisi in gruppi, nascondendosi nei vicoli, agli ingressi delle stazioni e nei pressi degli hotel che ospitavano gli israeliani. Sapevano dove aspettarli e li hanno attaccati, inseguiti, armati di coltelli e bastoni per oltre un’ora, poi li hanno inseguiti con le auto, arrivando persino a investirli senza alcun intervento da parte delle forze dell’ordine che non hanno scortato i tifosi israeliani verso gli hotel. I video che circolano sul Web e sui social mostrano i tifosi violentemente aggrediti, picchiati e investiti. Alcuni tifosi israeliani sono stati costretti a dire «Liberate la Palestina» prima di essere lasciati andare, mentre altri tifosi si sono barricati nei negozi e in altri luoghi della città. Un tifoso del Maccabi è stato obbligato a cantare «Free Palestine» una volta gettato in un canale. Il ministero degli Esteri israeliano ha dichiarato che almeno 20 tifosi sono rimasti feriti mentre è stata smentita la notizia che i terroristi avevano preso degli ostaggi, tanto che nel primo pomeriggio di ieri sono stati rintracciati tutti i tifosi del Maccabi. Un portavoce della polizia di Amsterdam ha dichiarato che 62 sospettati sono stati arrestati durante gli incidenti, ma non ha potuto confermare se le persone fermate siano tifosi di calcio. L’ufficio del premier israeliano ha dichiarato: «Il primo ministro Benjamin Netanyahu è stato informato dei dettagli riguardanti il violentissimo incidente contro i cittadini israeliani ad Amsterdam, ha svolto una valutazione con il suo segretario militare e il ministro degli Affari esteri e sta ricevendo aggiornamenti regolari. Il premier ha ordinato che due aerei di soccorso vengano inviati immediatamente per assistere i nostri cittadini. Le immagini crude dell’assalto ai nostri cittadini ad Amsterdam non saranno ignorate». L’unità del portavoce delle Forze di difesa israeliane (Idf) ha dichiarato: «A seguito dei gravi e violenti incidenti contro gli israeliani ad Amsterdam, con la direzione del livello politico e in conformità con una valutazione della situazione, le Idf si stanno preparando a dispiegare immediatamente una missione di salvataggio con il coordinamento del governo olandese».Fin qui la cronaca della notte dell’odio antisemita arabo nel cuore dell’Europa, ma quanto accaduto lascia sgomenti anche per gli incredibili errori da parte delle autorità olandesi e dell’Uefa. Far giocare una partita come quella di ieri in una città ostile agli ebrei come Amsterdam, dove il 10% della popolazione è di origine araba, oltretutto in un momento come questo, senza prevedere straordinarie misure di sicurezza è dilettantismo puro anche perché gli israeliani avevano avvisato le autorità locali del pericolo. Altri aspetti non certo secondari sono quelli che ci dicono che da anni l’Olanda ha un problema enorme con il fondamentalismo islamico, tanto che l’allerta terrorismo è sempre ai massimi livelli. Inoltre, ad Amsterdam, così come in altre città olandesi (e in Belgio), operano decine di gang criminali sotto il controllo della Mocro Maffia (la mafia marocchina). Ma l’aspetto peggiore di tutta questa storia è l’atteggiamento di una parte degli appartenenti alle forze dell’ordine in Olanda che da mesi si sta rifiutando di proteggere eventi o oggetti ebraici, citando «dilemmi etico morali». Oggi, gran parte della forza di polizia di Amsterdam è composta da migranti di seconda generazione provenienti dal Nord Africa e dal Medio Oriente. Ma il peggio è che un portavoce della polizia ha confermato che «ci può essere comprensione per coloro che sollevano obiezioni morali». Quindi se anche la polizia lascia passare il supporto pro Hamas che serpeggia all’interno dei suoi ranghi che ne sarà degli ebrei olandesi e domani di quelli europei? Geert Wilders, leader del Partito per la libertà che ha vinto le elezioni nei Paesi Bassi l’anno scorso e che è un fedele alleato di Israele, ha reagito a un video che un mostra un tifoso del Maccabi circondato da diversi uomini: «Sembra un pogrom nelle strade di Amsterdam. Arrestate ed espellete la feccia multiculturale che ha attaccato i sostenitori del Maccabi Tel Aviv nelle nostre strade. Mi vergogno che questo possa accadere nei Paesi Bassi. Totalmente inaccettabile. Siamo diventati la Gaza d’Europa. Musulmani con bandiere palestinesi che danno la caccia agli ebrei, non lo accetterò mai. 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Ieri il ministro dell’interno, Bruno Retailleau, ha scritto su X di non essere disposto a cambiare la sede dell’incontro calcistico perché «la Francia non indietreggia», in quanto «equivarrebbe a una forma di abdicazione nei confronti delle minacce di violenza e nei confronti dell’antisemitismo». Il titolare del Viminale francese ha anche scritto di aver chiesto al prefetto di Parigi, Laurent Nunez, di prendere «le necessarie misure di sicurezza perché il match si svolga allo Stade de France». Retailleau ha risposto così all’idea lanciata da Julien Odoul, deputato del Rassemblement national (Rn) di Marine Le Pen, di trasferire la partita tra le nazionali di Francia e Israele in Corsica. Secondo l’onorevole dell’Rn, l’isola che ha dato i natali a Napoleone Bonaparte «è una terra dove non c’è antisemitismo, provocazioni pro Hamas e dove la sicurezza è garantita». Inoltre «ha un legame particolare con i nostri compatrioti di confessione ebraica», una «terra dei Giusti» anche perché qui non ci sono stati arresti di ebrei durante la Shoah. Odoul ha anche accusato senza giri di parole il partito di estrema sinistra La France Insoumise (Lfi) di alimentare una campagna di odio contro gli ebrei e di voler importare in Francia, a scopo elettorale, il conflitto israelo-palestinese. In effetti Lfi è un partito che negli ultimi anni si è sempre più avvicinato apertamente a formazioni filoislamiste. «Da settimane è in corso un’operazione condotta da organizzazioni pro palestinesi, La France Insoumise, l’eurodeputata Rima Hassan e i deputati (francesi) Louis Boyard e Thomas Portes». Tornando a Odoul, va detto che l’onorevole di Rn non ha perso l’occasione anche per definire una «provocazione infame» il gesto dei tifosi del Psg (squadra di proprietà del Qatar), che hanno srotolato uno striscione gigante con i colori della squadra e la scritta «Free Palestine», durante il match di Champions league tra il Psg e l’Atletico Madrid. Contro lo spostamento della sede del match Francia-Israele si è espresso anche il presidente del Crif (Consiglio di rappresentanza delle istituzioni ebraiche in Francia), Yonathan Arfi, che ha dichiarato che il fatto di essere «incapaci di organizzare correttamente» la partita sarebbe «un disonore per il nostro Paese». Arfi ha anche lanciato un’allerta per gli attacchi antisemiti che si stanno moltiplicando in Europa e che puntano a colpire «tutte le democrazie». Ieri a Lione, in occasione della visita della presidente dell’Assemblea nazionale, Yaël Braun-Pivet, sui muri dell’università Lyon III sono apparse scritte come «Free Palestine» e «Yaël complice». In ogni caso, le minacce sono particolarmente evidenti in occasione di incontri sportivi. Il 6 settembre scorso, la partita Belgio-Israele (3-1) era stata disputata a porte chiuse in Ungheria. Ieri sera invece si è giocato il match di pallacanestro Virtus Bologna-Maccabi Tel Aviv in un clima di alta tensione. In giornata, il Consiglio per la sicurezza nazionale israeliano ha consigliato ai connazionali di non assistere alla partita. La questura ha potenziato le misure di sicurezza in città.
(IStock)
Perché ottimismo? Questi giovani si sono definiti come gruppo informale di interazioni per la ricerca di un nuovo e forte potere cognitivo capace di fornire soluzioni ai problemi del cambio di mondo in atto. Il gruppo - caratterizzato dal motto «soluzioni e non problemi» - si è formato nello scorso biennio, con ora circa un centinaio di persone in rete, per costruire occasioni di apprendimento che andassero oltre i programmi scolastici. Non hanno voluto darsi né una struttura né un nome per evitare burocrazie e, soprattutto, divisioni politiche/partitiche. Ma come siete organizzati, ho chiesto? Risposta: attraverso un indirizzario, una chat e annunci ad invito aperto per programmi di studio. Voi dieci siete uno di questi (sotto)gruppi spontanei con una specifica missione di ricerca, quale? E perché siete venuti da me? Risposta: perché lei, oltre alla scenaristica di contingenza, si occupa con il suo think tank di scenari macro e di lungo termine, chiamati «analisi di destino». Quindi volete un’analisi di destino in relazione al cambiamento di mondo in atto? Risposta: anche, ma principalmente perché vogliamo capire cosa studiare nel nostro prossimo futuro universitario, noi accomunati dall’obiettivo di conquistare non solo un dottorato di ricerca, ma una competenza futurizzante reale. Volete diventare professori? Risposta: forse, ma l’obiettivo che ci accomuna è l’innovazione in qualunque luogo possa avere effetti sistemici, in particolare il «governo della profezia». Una triestina: adesso spero capisca che siamo venuti da lei perché nei suoi scritti sostiene che governare la profezia permette di estrarre capitale dal futuro per utilizzarlo in un presente allo scopo di costruire quel futuro stesso. Cosa dovremmo studiare e dove? Ho dato loro risposte, sottolineando anche l’importanza di una educazione morale oltre che tecnica perché il governo di una profezia, utile per la concentrazione di risorse finalizzate, implica un progetto di salvazione.
Qui la prima sorpresa. Un padovano mi spiega che proprio la consapevolezza tra i dieci colleghi che una salvezza collettiva/sistemica sia condizione per quella individuale ha generato l’attenzione del (sotto)gruppo per la metodologia di governo della profezia, in sintesi la manutenzione della speranza diffusa socialmente. Questo ci è ben chiaro - ha detto con enfasi corroborata da cenni di assenso di tutti - e mi permetta di anticipare la risposta ad una sua domanda: sì siamo cristiani, speriamo nella salvazione in Cielo, ma riteniamo nostra missione aumentare la probabilità di salvazione in Terra per più persone possibile. Abbiamo annotato che lei non è credente, ma anche che ha scritto come sia fondamentale credere in qualcosa capace di migliorare la condizione umana e di sostenere il cristianesimo pur non credendo nella sua offerta teologica. Così come lei raccomanda di governare la profezia per motivi tecnici di capitalizzazione del progresso, noi raccomandiamo di cercare l’armonizzazione tra i fattori di salvazione materiale. Non solo con la carità, ma con la tecnica. In tal senso la nostra ricerca di potere cognitivo è spinta da una missione morale. Dove la mia sorpresa? Ho chiesto, scettico, quanto fosse diffuso tra i loro coetanei questo senso di missione. Due risposte: molto più di quanto appaia; basta parlare con i nostri coetanei della rilevanza di ognuno di noi per darci un futuro degno e si riesce ad ottenere da loro attenzione. Nuovi missionari, ho scherzato. Reazione: no, tutti noi giovani cerchiamo un posto nella società, cadendo nella passività se non si trovano stimoli. Mi sono sentito studente di fronte al giovane che mi dava una lezione come fosse professore.
Seconda sorpresa è stata l’intensità con cui questi giovani cercavano non solo conoscenza, ma metodi per non perdere troppa informazione nel necessario processo di sintesi per poter maneggiare un’enorme massa di dati ed estrarne un significato non solo scientificamente confutabile, ma anche proiettabile in termini probabilistici. Ragazzi di liceo consapevoli di temi di ricerca evoluta tipicamente universitaria. Ho chiesto e mi hanno risposto che seguono i corsi universitari on line.
Non annoio il lettore con le tecnicalità di questo incontro, ma ci tengo a condividere quello che ho imparato io - vecchio professore universitario ancora attivo in ricerca - dalla lezione di questi giovani liceali, anche segnalazione per chi si occupa di politica educativa. In breve: a) sperimentare una riduzione dei tempi di formazione utilizzando reti ed intelligenza artificiale perché le nuove tecnologie permettono un’accelerazione ed espansione degli accessi conoscitivi; b) fornire strumenti di autoformazione fin dalla più giovane età che poi saranno utili per la formazione continua durante tutto il corso della vita; c) inserire nei programmi di educazione secondaria lezioni universitarie; d) aumentare i concorsi competitivi per nuove idee. Vedo già movimento verso questa direzione, ma ritengo vada accelerato per adeguare il potere cognitivo di massa alla rivoluzione tecnologica in atto, sempre più rapida. Tornando, in conclusione, al mio mestiere tipico segnalo che la competizione economica/commerciale tra sistemi economici nazionali sarà sempre più determinata dal potere cognitivo/tecnologico residente. L’incontro con i liceali detto sopra mi ha dato più ottimismo per il destino dell’Italia. E li ringrazio.
www.carlopelanda.com
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